Capitolo 30
Alessio's POV
Non riesco ancora a credere a quello che è appena successo: Valeria ha accorciato ogni distanza e mi ha baciato. Sì, le sue rosee labbra si sono appoggiate sulle mie, più sottili ed esperte, e questo si sarà notato.
Ho cercato di guidarla, senza metterle pressione, ma è stata lei a provocarmi e non saziarsi abbastanza delle mie attenzioni. Avrei voluto toccarla ovunque, sfiorarle il viso e stringerle i capelli, bearmi del suo profumo avvicinandole il naso al collo.
Ma questo sarebbe stato troppo, l'avrei infastidita, oppure intimidita a tal punto da provocarle una reazione inversa, di pura eccitazione, di piacere. Non volevo però spingermi troppo, in verità volevo aspettare che fossi finalmente single, per non ritrovarmi nessun groppo in gola alla fine della giornata.
La coscienza in questo momento mi sputerebbe volentieri in faccia per ciò che ho fatto, essendo ancora legato in qualche modo a Sofia, anche se non lo sono più da mesi dentro il mio cuore.
Ora non so come comportarmi con quella giovane fanciulla che mi ha lasciato in macchina da solo a riflettere. Come potrei mai spegnerle quel sorriso sornione con cui mi ha lasciato? Non ne ho il diritto, e non si merita neppure tutta questa presa in giro.
Non possiamo definirci nient'altro che amici più stretti, frequentanti, ma non una coppia, e forse non potremo mai esserlo. Mia madre, le sue urla, le immagini della mia ragazza in ospedale, sono ricordi ancora vividi nella mia mente.
Laura, Giuseppe, due genitori distrutti dal comportamento della figlia, e poi ci sono io che sono la causa di tutto ciò. E poi penso che se non fossi esistito tutto questo non sarebbe successo, ma dopo penso a quell'incantevole e raggiante giovane donzella e mi rimangio le parole.
Come può un essere così innocente farsi corteggiare da un problematico bipolare come il sottoscritto?
Di lei è facile invaghirsi, ma di me ci vuole fegato, e io adoro le donne coraggiose. Avendomi baciato ha rischiato molto senza saperlo: non perché abbia qualche strana malattia, bensì perché se si innamorasse di me in questo momento sarebbe la fine, idem io.
Non posso permettermi di perdere la testa per quella ragazza, devo rimanere lucido per poter giustamente riflettere e chiudere ogni rapporto con quella soffocante e appiccicosa sanguisuga, la protetta di mia madre.
Mi meraviglio come stia riuscendo a mantenerla lontana in questi giorni, non ci vediamo di presenza da più di settantadue ore, forse addirittura quattro giorni. Ma ora è il momento di agire e incontrarla per dirle che è finita per sempre, senza che possa più commettere certe pazzie.
Anche se non mi sento più parte della sua vita, quando ho baciato Valeria la sua ombra mi ha raggiunto alle spalle, si è presentata ai miei occhi la figura di una Sofia incazzata e delusa, prepotente quando avvengono queste situazioni.
Una ragazza che si crede e mostra forte, che poi si rifugia nel suo mondo deprimente e comincia ad attaccarsi fisicamente, facendosi del male senza sentire più alcun dolore fisico, a causa di quello che prova dentro al petto per me.
Scuoto la testa da queste torbide constatazioni e sospiro, partendo diretto verso la mia dimora, sempre se ne ho ancora una. Questo non importa, da oggi devo lottare per la mia felicità, e credo proprio che questa possa essere Valeria, adesso.
Giro con vigore la chiave nella serratura e sbatto la porta dietro le spalle, di mia mamma non c'è traccia per fortuna. Non voglio continuare a litigare e difendere me e i miei sentimenti, sarebbe fiato sprecato, una causa persa con lei.
Devo soltanto agire e mettere le cose come vorrei stessero, e informare mia madre a fatto compiuto, altrimenti non risponderei delle mie azioni.
Penso che questa giornata sarà indimenticabile, solo perché finalmente ho potuto assaporare la candida bocca di quella ragazza. Sapere di essere stato il primo mi rende orgoglioso ma allo stesso tempo affranto, perché probabilmente meritava di meglio.
Ma è andata così, è stato l'istinto a prevalere, noi non possiamo fare nulla, abbiamo solo assecondato le nostre voglie di sentirci vicini in modo così naturale e bello che è stato impossibile evitare tutto ciò.
Quella donzella ha conquistato la mia mente e si è impossessata del mio cervello, della mia anima, della mia essenza. È stato il mio faro in un mare in tempesta.
Lo so che è strano da dire, conoscendoci da così poco, ma è come se ci fossimo già appartenuti in un'altra vita, come se il nostro destino fosse già stato scritto: il nostro incontro non può essere stato casuale, ma è avvenuto perché così vogliono le stelle.
Lei mi aiuterà a uscire allo scoperto, facendo superare tutti i limiti che mi ero imposto con una ragazza, che con lei ho infranto tutti in pochi giorni, è pazzesco l'effetto che mi ha provocato.
Tra noi c'è attenzione, ansia, trepidazione, attrazione, e perché no oggi anche passione. Tutto quello che in una vera relazione non dovrebbe mai mancare.
C'è anche il rispetto, in un certo senso, anche se io non lo sto ricambiando come avrei dovuto fare. Prometto però di accettare qualsiasi sua decisione, a patto che sia lei a dirmela. Se un giorno si vorrà allontanare non posso biasimarla, so solo che rimarrei deluso una seconda volta e poi sì che non vorrei più riprovare ad avere altre esperienze.
Ma non voglio pensare al peggio, sono realista e adesso so già come devo comportarmi. Mi distraggo dal brontolio del mio stomaco, così mi preparo un panino e lo mangio di fretta prima che torni mia madre, non voglio vederla in faccia, non voglio fare alcun confronto, prima che mi penta per ciò che mi possa scappare dalla bocca.
Salgo le scale che mi portano in camera e chiudo la porta a chiave, distraendomi dall'arrivo di un messaggio sul cellulare. Lo afferro e appena vedo il mittente lo riposo immediatamente.
Lo schermo si illumina, indicando un sms di Sofia che non ho alcuna intenzione di leggere. Un secondo bip mi fa alzare la guardia e mal volentieri andare a controllare chi possa mai essere.
Con sincero stupore mi rendo conto che stavolta ad avermi scritto è fragolina. Non perdo un secondo ad aprire il messaggio con uno strano senso di agitazione, che dopo aver letto quelle poche parole aumenta, per paura di non rispondere nel modo corretto ai suoi dubbi.
Dapprima mi chiede cosa io stia facendo, e non posso mica dire che sto rimuginando sul passato, così le rispondo che sto pensando a lei.
<<Anche io stavo pensando a te, anzi, a noi due...>> Questo mi spiazza letteralmente.
Femmine, dopo un bacio già sognano, senza sapere che prima di definirci qualunque cosa bisogna che ne avvengano almeno un'altra decina di questi incontri proibiti.
<<Ci sarà mai un noi?>>
Ho perso un battito.
Questa è una domanda che non mi doveva porre, non adesso che il mio cervello è in una cazzo di confusione pazzesca. Cerco di rimanere calmo e ragionare, facendo uscire dalla mia bocca delle parole così sdolcinate che non mi riconosco, quasi mi viene il diabete, ma almeno so che lei apprezzerà.
<<I sogni più belli sono quelli che sembrano irrealizzabili, ma noi li realizzeremo tutti, stanne certa.>>
<<Ed è una promessa.>> Avrei voluto aggiungere, ma mai giurare su qualcosa che non si è certi di poter mantenere.
<<Noi...>> ripete, <<mi va bene>> conclude, non scrivendo più nulla.
Riesco a percepire la sua contentezza attraverso lo schermo, ma non sarei io se non la stuzzicassi come mi piace fare. Valeria arrabbiata è ancor più sensuale, la preferisco assieme alla versione timida, sono due opposti che insieme mi eccitano da morire.
<<D'altronde due bacetti non possono indicare ancora niente, giusto?>> le invio.
Prendo posto sulla sedia poggiando i piedi sulla scrivania, mettendo una matita tra le labbra e mordicchiandola sorridendo beffardo, quanto posso essere tosto se voglio.
Rido da solo, aspettandomi chissà quale insulto da parte sua, credendo prenda questa frase alla leggera come me, invece le sue parole mi spiazzano, facendomi un attimo fermare a riflettere.
<<Quindi per te non ha significato nulla.>> È offesa, non ha interpretato il messaggio con l'ironia con cui l'ho scritto.
Non ho pensato che avrebbe potuto prendere il messaggio alla lettera, le donne sono sempre così suscettibili, e almeno in questo Valeria somiglia alla massa, altrimenti l'avrei creduta un'aliena.
<<Non ho detto questo.>> Mi scuso,
<<diamo tempo al tempo>> dico speranzoso.
Valeria rimane un minuto senza rispondere nulla, visualizza e non risponde, furba. Decido di prendere io l'iniziativa per una volta e le chiedo se domani ci possiamo vedere.
<<Non so, d'altronde oggi non è successo niente, mi sono annoiata a morte con lei, signor Conti.>> Mi prende in giro la ragazzina, facendo la preziosa.
Mi piace quando mi tratta così, come se non le importasse, d'altronde sta solo ricambiando il mio atteggiamento con la stessa moneta. Giro la testa verso destra cercando un modo come risponderle, mi serve ispirazione dall'alto forse.
Faccio un mezzo sorriso e digito in modo diretto con un pizzico di malizia -giusto per provocarle un iniziale senso di calore alle gote-, queste parole:
<<Domani pomeriggio a casa da me.>>
Questa frase potrebbe essere interpretata in tanti modi, ma dopo l'esperienza di oggi non ho più alcuna intenzione di rimanere a casa, sapendo che i miei genitori potrebbero tornare da un momento all'altro.
<<Andremo al parco qui vicino così potremo fare una passeggiata, ti va?>> Propongo una cosa tranquilla, mi sembra un'ottima idea per iniziare la nostra probabile frequentazione, alle ragazze piace fare questo genere di cose, le fa sognare a occhi aperti.
Lei, come intuivo, è d'accordo e dice che preferisce raggiungermi a piedi, non che la passi a prendere sotto casa con la macchina come mi ero offerto di fare.
<<D'accordo fragolina, ma non ti emozionare troppo quando mi vedi.>> Rido, immaginandola già tutta rossa in viso per il doppio senso, d'altronde la questione è ricambiata.
<<No scemo, io non mi emoziono come tu credi, semplicemente ho la pelle più sensibile e al sole si irrita facilmente facendomi diventare le guance due peperoni>> spiega con eleganza e quasi ci credo.
<<Ah, allora anche in un luogo chiuso ti colpiscono i raggi ultravioletti?>> Mi burlo di lei, mi piacerebbe vederla alzare la voce ma tramite un telefono mi sembra difficile.
<<Sì, non ci credi?>> Mi sfida.
Ah cara Valeria, io sono così scettico che stento a credere anche ai sentimenti che provo quando ti vedo...
<<Neanche un po'>> affermo, spostandomi sul mio letto per comodità.
Lascio in pace la matita che ho tra i denti e vorrei che al suo posto ci fossero le labbra di quella irrispettosa fanciulla, che pizzicherei ogni qualvolta osi contraddirmi.
Testarda più testardo non è una bella accoppiata ma una bella sfida da dover superare, con intesa e desiderio.
<<Forse è la mia vicinanza che ti intimidisce, domani proveremo, secondo me arrossisci pure al buio con me vicino.>>
Boom, non può replicare in alcun modo, se non con un incerto "convinto tu", perché non sa più che inventarsi. Touché, è senza parole. Le mie labbra si allargano in un sorriso beffardo e i miei muscoli si rilassano, mi piace quando si arrampica sugli specchi per far credere che abbia ragione.
Mi dispiace ma in questo credo di aver più esperienza io, distinguendo quando una arrossisce per interesse oppure se fa solo caldo, non sono coglione fino a questo punto, cara Val!
E tu non sei così ingenua per non capirlo o credere che tu sia una bambina per provare e ammettere di avere certe voglie che sono così naturali alla tua età.
<<Sì, ed è con questa sicurezza che ti auguro buona notte, sogna chi ti fa stare bene, ti raccomando.>> Cerco di fare il poeta ma sono un totale fallimento, non so da dove elaboro queste frasi contorte e senza senso.
<<Sogna un mondo bello, senza paure, dove non bisogna nascondersi per amare, ma lo si può fare liberamente, senza pregiudizi di nessuno.>> In realtà avrei voluto dirle questo, ma sarebbe stato troppo strano, perché lei non sa cosa tengo nascosto dentro e mai dovrà scoprirlo.
Chiuderò questa storia e lei non dovrà mai saperlo, altrimenti penserà che l'avrò ingannata e che potrei farlo anche in futuro. Vado in bagno facendo una doccia fredda per cacciare via tutte le preoccupazioni, cercando il momento e il modo giusto per raggiungere Sofia a casa sua e dirle sulla soglia della porta tutto ciò che penso.
Poco fa ho volutamente ignorato il messaggio, perché non avrei saputo cosa dire, sono stanco di raccontare menzogne, e se le avessi scritto capace che le avrei detto tutto in poche righe sintetiche, ma questo sarebbe da vigliacchi, come approfittarmi dell'infatuazione di una ragazzina.
Bisogna aspettare per avere il premio migliore, e poi si sa che l'attesa aumenta il desiderio, specialmente in questa circostanza dove la ricompensa che vorrei ottenere dalla vita, la mia unica conquista, sarà quella ribelle e graziosa fanciulla.
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Valeria's POV
Ma quanto è vanitoso e malizioso Alessio quando fa quelle battute ingannevoli?
Mi lascia sempre senza parole. Tramite i messaggi si mostra spavaldo e altezzoso, come se sapesse tutto di tutti, pure le sensazioni che mi suscita, mentre di presenza vengono fuori le sue incertezze, ed è questo il lato di cui vorrei prendermi cura, quello più fragile, e far capire che non bisogna vergognarsene, perché fa parte di lui.
È un tipo carino, veramente, bello non solo fuori ma anche dentro: il suo aspetto attrae, e le sue insicurezze lo rendono tenero, lo fanno apparire un uomo affabile, distinto, che si distingue a chilometri di distanza.
Un uomo che mi dà attenzioni, e che oggi si è lasciato baciare e ha incrementato la mia voglia di separare ogni distanza che in questi giorni ci ha tenuti lontani. È come se ci fossimo cercati tutti la vita e adesso finalmente ritrovati, dopo un secolo.
Voglio dedicare a lui ogni mia prima volta, ogni sorriso dopo esserci teneramente baciati, ogni sguardo vago nel vuoto quando uno di noi due sbaglia a parlare, qualche piccolo litigio giusto per non annoiarci ed essere ripetitivi nelle nostre azioni.
Mi sembra così strana la parola frequentazione, dal latino frequentatio, che nel linguaggio giovanile significa relazione sentimentale non esclusiva.
Sì, perché non stiamo assieme, non posso avere l'esclusiva e dunque nessun diritto su di lui, come lui nessun dovere verso di me.
Alessio vuole tenere nascosto il suo lato più dolce, ma dai messaggi si è captato.
Ci tiene alle persone e soprattutto rispetta le ragazze, anche se a volte gli ormoni prevalgono e si lascia andare, ma senza cattive intenzioni. Non vuole ferirmi.
Gli mando la buonanotte e con il sorriso stampato sulle labbra riesco a prendere sonno. Non avrei mai creduto di poter provare così tanta gioia pensando a un ragazzo, specialmente qualcuno che non fosse Matteo.
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Batto le palpebre più volte prima di mettere a fuoco il luogo in cui mi trovo. Sono a un parco, seduta su una panca di legno malandata. Attorno a me non c'è nessuno, solo un leggero venticello mi fa compagnia con il suo dolce suono.
Chiudo gli occhi e quasi mi addormento, accompagnata da questa strana e tenebrosa atmosfera. Un cane bianco e un gattino nero piccolo e denutrito, passano sotto il mio sguardo e catturano la mia attenzione.
Rappresentano due mondi opposti, il bene e il male, il sole e la luna, e non so perché mi viene da paragonali a me e Alessio...
Che c'entriamo adesso noi due?
Il mio cervello mi vuole fare sicuramente un brutto scherzo, è ovvio, però mi fa riflettere. Io e lui siamo molto diversi. Veniamo da famiglie che non hanno niente in comune, come noi due in fondo, però andiamo d'accordo al contrario della scena dei due animaletti che si avvinghiano l'un l'altro, facendosi del male.
Il cuore comincia a battere forte e il respiro si morza per la tensione. Provo ad alzarmi per allontanarmi ma è come se venissi risucchiata dalla terra, e d'un tratto cambia scenario.
Non riesco a urlare, non sento neanche il bisogno di farlo perché mi sono confortata dalla vista di una Chiesa. Dal tappeto rosso che intravedo da lontano suppongo ci sia un matrimonio, e io grazie alla mia grande curiosità di vedere gli sposi mi avvicino senza esitazione.
Fatico a camminare, le gambe mi duolono e mi accorgo solo ora di essere ben vestita e indossare dei tacchi alti, e pure i capelli dovranno essere ben acconciati, solo che non mi posso vedere perché non c'è nessuno specchio.
Sono io la damigella di questo matrimonio? Ma chi si sposa?
Con queste domande che non riesco a esprimere, osservo parcheggiare la limousine elegante e una donna scendere da essa, aiutata da me.
Perché le sto tenendo lo strascico dell'abito?
Non riesco a muovermi come voglio, mi sento un burattino in mani altrui. Noto dalle sue spalle il vestito che le calza a pennello, stretto e sinuoso, tutto bianco. In faccia non la posso vedere, ma sarei tentata dal chiederle come si chiama e che ci faccia io qui.
È una mia amica di vecchia data di cui non ricordo assolutamente l'esistenza?
Invece di essere felice per lei mi sento stranamente a disagio e triste, ho un peso al petto che mi impedisce di allargare le labbra in un sorriso; strano, perché a me i matrimoni mettono di buon umore.
Cominciamo a percorrere la navata insieme, e a ogni passo che avanza lascia l'impronta delle sue scarpe, come se prima avesse calpestato dell'inchiostro.
Il bel tappeto rosso adesso è a pois, ma nessuno degli invitati sembra aver notato nulla di strano, così si rintanano nella casa del signore indossando tutti delle maschere, chi nere e chi bianche.
Perché? Io sono l'unica a non averne una.
Arrivati all'altare scopro che lo sposo ne indossa una metà bianca e nera, ma non posso scorgere alcun tratto del suo viso, nemmeno capire la sua altezza dato che anche se siamo vicini lo vedo comunque a metri di distanza, troppo lontano.
Mi metto di lato, sui gradini, e quando la sposa alza il velo indossa una maschera colorata, diversa dalle altre.
Sposto lo sguardo verso il parroco e mi metto paura quando noto il suo volto coperto da un velo nero, così inciampo all'indietro e cado, solo che non mi trovo più in Chiesa ma a casa mia.
Sento un'angoscia che mi logora l'anima e attanaglia le viscere, vorrei piegarmi in due dal dolore che sento solo in testa e non fisicamente. Ho un forte desiderio di piangere e sfogarmi, ho bisogno di buttare fuori tutte le mie lacrime.
Mi alzo in piedi e scopro di essere seduta sul divano, così vado in cerca di mia madre che fortunatamente trovo subito. Mi ci fiondo sopra con tutta la mia forza, e lei mi accoglie in silenzio e a braccia aperte, come se si aspettasse di trovarmi in queste pietose condizioni.
Calde e pesanti lacrime scendono copiose e imbrattano il mio viso pulito, come sempre senza un filo di trucco; non riesco a fermarle, è più forte di me.
Mamma accarezza i miei capelli come a voler consolare e calmare questo pianto insensato ma liberatorio. Alza il viso e guardandomi negli occhi dice:
<<Non posso vederti in questo stato, lo sapevo che sarebbe finita così.>>
<<Così come?>> domando, non capendo cosa intenda.
Scioglie le nostre braccia e si allontana quasi fino a sparire e... prende il suo posto mia zia. Sì, proprio mia zia Maria morta da già cinque anni per un infarto improvviso.
La mia madrina, colei che ci sarebbe dovuta essere sempre per me in assenza dei genitori, invece è stata la prima a volar su in cielo.
<<Zia, non ci posso credere.>> Piango, ma stavolta di gioia.
Non ero abbastanza piccola per non ricordare, e per la sua terribile assenza ho sofferto molto difatti, al contrario dei miei fratelli che il più piccolo non era neppure nato.
<<Sei-sei tu>> balbetto.
<<Che ci fai qui?>> Lo so, le sto ponendo così tante domande che non le do neanche il tempo di aprir bocca, ma tanta è la felicità di poterle parlare ancora un'ultima volta...
<<Valeria, quanto mi sei mancata nipotina.>> Mi stringe forte.
<<Sei cresciuta, sei una donna.>>
<<Tu invece sei sempre uguale>> affermo con un filo di voce, osservando i suoi tratti simili a quelli di nonna, ma diversi da quelli di mia mamma, perché lei è la fotocopia di nonno.
<<La piccola Giorgia, e Marco che non ho mai conosciuto e potuto tenere tra le braccia...>> Si commuove, gli occhi le luccicano ed è l'unica cosa che riesco a notare, senza abbassare lo sguardo.
<<Sarete sempre nel mio cuore.>>
D'un tratto diventa seria e impassibile e si divincola dalla presa, corrucciando il viso. Suppongo sia arrabbiata, delusa... che succede?
<<Perché l'hai fatto?>> sibila.
<?Ma cosa?>> farfuglio dubbiosa.
Non capisco cosa intenda, di cosa mi rimprovera?
<<Ho sbagliato qualcosa? Puoi dirmelo>> incalzo.
<<Ti vuoi solo fare del male in questo modo>> borbotta.
<<Perché, cosa sto facendo?>> indago preoccupata, mi mette ansia il rimprovero di mia zia, perché non capisco dove possa mai aver sbagliato.
<<Fai bene le tue scelte Valeria, allontanati finché sei in tempo, soffrirete entrambi, ma tu di più, fidati.>>
Non mi dà il tempo di replicare che sparisce pure lei, lasciandomi una marea di domande frullarmi in testa.
Che significa soffrirete entrambi, io e chi? E perché?
<<Alessio.>> Con timore pronuncio il suo nome, prima di svegliarmi di soprassalto.
..............................
Alzo il busto di fretta, sentendo i battiti del cuore accelerare e il respiro bloccato in gola, come se avessi ancora l'asma come quando ero piccola.
Solo ora mi accorgo che è già giorno, dalla luce che entra alla mia sinistra dalla porta finestra. Mi tranquillizzo prendendo la bottiglietta dal mio comodino e bevendo un sorso d'acqua.
Quell'incubo sembrava reale. Mi fermo un attimo e rifletto, facendomi venire in mente l'intero sogno assieme l'angoscia che mi ha provocato, sembrava così reale...
Ricordo alla perfezione l'ultima parte, il resto è tutto confuso: ciò che è certo è che non mi spiego il motivo dell'apparizione di mia zia per mettermi in guardia su lui.
So solo che adesso mi sento vuota, con un macigno sul petto e triste. Non capisco il motivo delle parole della sorella di mamma... apparsa in sogno per la prima volta dopo tutti questi anni per cosa? Distruggere la felicità che stavo cominciando a provare con quel ragazzo? Per quale motivo?
Mi sento un'ombra, non voglio scendere dal letto ma solo rannicchiarmi di più e dimenticare tutto, ma è impossibile.
Il cellulare segna quasi le otto del mattino, così credo sia meglio che cominci ad alzarmi. Sposto i miei capelli dalla fronte sudata e li lego indietro in una coda alta.
Vado immediatamente a fare colazione, tutto questo agitamento nel sonno mi ha messo una gran fame, come se avessi corso e non mi fossi riposata tutta la notte.
Trovo mia madre che sgranocchia qualche biscotto mentre manda qualche messaggio tenendo il telefono in modo buffo, come fanno gli anziani: a una certa distanza utilizzando un solo dito per pigiare lo schermo.
Questa visione mi fa sorridere dopotutto, per qualche secondo riesce a tenermi cucito il sorriso sulle labbra.
<<Ciao, mamma.>> La saluto e lei ricambia quando prendo posto.
Scivolo lentamente sulla sedia e mi metto comoda, sospirando involontariamente. La donna di casa mi fissa stranita e capta qualcosa di strano nel mio comportamento, sono troppo silenziosa.
Di solito inizio a parlare già la mattina presto, chiacchieriamo sempre noi due, mentre oggi le parole sembrano essermi andare di traverso. Metto del latte nella tazza e un po' di nesquik, cominciando a mescolare sovrappensiero, tant'è che è costretta lei a fermarmi.
<<Talmente lo stai martoriando che tra poco lo riscaldi con questo movimento, e tu non bevi il latte caldo d'estate!>> Mi ricorda.
<<Dormito bene?>> chiede, poggiando il suo cellulare sul tavolo e mettendo le braccia conserte.
<<Ni... sì e no>> affermo dubbiosa.
<<Ho fatto un incubo anche se ho dormito senza svegliarmi una sola volta, ma non mi sento molto riposata proprio per quello.>> Afferro dei biscotti e comincio a inzupparli nel liquido, addentandone subito uno.
<<Uhm, cosa avresti sognato? Su racconta>> incita, focalizzando tutta la sua attenzione verso di me.
Inumidisce le labbra bevendo qualche sorso del suo tè e poi è pronta per ascoltarmi. Tentenno prima di iniziare ad aprir bocca, non so nemmeno da dove cominciare.
<<È molto confusionario, non lo ricordo nemmeno tutto.>> La avverto, bloccandomi di mangiare per iniziare a riflettere sugli eventi accaduti in ordine.
<<Ero a un parco, non c'era nessuno, lì vicino c'era una Chiesa e poi mi sono ritrovata lì, c'era un matrimonio, e ho scoperto di essere io la damigella.>> Prendo una pausa, cercando di ricordare gli impossibili dettagli.
<<Quella situazione mi angosciava, non ero felice per gli sposi. Erano tutti strani, indossavano delle maschere... mi mettevano paura>> spiego vaga.
<<Paura?>> domanda, e io annuisco facendo una breve pausa.
<<Non lo so il motivo ma ero a disagio, come se fossi di troppo, ero un'infiltrata, come se non dovessi trovarmi lì>> confesso, bevendo il latte e allontanando la tazza, ho finito la mia colazione, lo stomaco mi si è chiuso al pensiero di dirle la parte più delicata.
<<Poi ero a casa, c'eri tu a consolarmi perché ero disperata, piangevo e... a un tratto ha preso il tuo posto zia Ma-Maria>> biascico le ultime parole, facendo venire la pelle d'oca a mia madre.
Subito mette una mano sulla bocca, incredula, esclamando a gran voce:
<<Zia Maria mia sorella?>> Gli occhi le si riempiono di lacrime di commozione, e come i suoi anche i miei. Il labbro le trema, aspettando che io le racconti qualcosa della sorella ormai scomparsa che ha lasciato un grosso vuoto nelle nostre vite.
<<Sì...>> prendo una pausa, incoraggiandomi a proseguire.
<<Mi ha detto di stare attenta a prendere le mie decisioni, altrimenti avrei sofferto.>> Inizialmente non specifico che alludesse ad Alessio, ma dopo quando mi chiede è inevitabile che non sputi il rospo.
<<Non lo so... ha detto che non siamo fatti per stare insieme.>> Sbuffo, e lei mette una mano davanti la bocca per lo stupore.
<<La mia bambina sta con qualcuno e non me l'ha detto?>> chiede con tono forte, addolcendosi subito dopo.
<<Io... no, non sto con nessuno>> mi giustifico. <<Non ancora.>> Abbasso lo sguardo imbarazzata da morire per la piega che sta prendendo il discorso.
Non sono abituata a parlare dei miei fatti personali, non perché non mi fidi di lei -eh sì va bene, anche per quello, altrimenti in cinque minuti lo saprebbero la metà dei nostri parenti-, ma perché proprio non riesco a parlare di queste cose intime, le ritengo confidenze talmente personali che non racconto nemmeno a me stessa, infatti anche solo il ripensarci mi vergogna, come se le esprimessi ad alta voce.
<<Ho capito tutto, era chiaro d'altronde.>> Alza le spalle sicura di sé.
<<Credo che mi piaccia Al-Alessio>> ammetto.
Per non essere fissata mi levo in piedi, occupandomi in qualcosa. Comincio a sparecchiare le mie cose, per una volta almeno pulisco io dopo colazione.
<<È una cosa bellissima Valeria.>> Mi rassicura. <<Stai tranquilla.>>
<<No che non lo è>> dichiaro scura involto, per poi continuare, <<credo che la zia parlasse di lui, forse non posso fidarmi, soffrirei come ha detto lei.>> Mi irrigidisco.
<<Hai così tanta paura di innamorarti, perché non vuoi soffrire?>>
Annuisco.
<<Valeria, ascoltami, se ragionassimo tutti come te l'umanità si sarebbe estinta migliaia di anni fa. Nella vita bisogna provare, tentare, altrimenti non si saprà mai se si è persa la possibilità di vivere come abbiamo sempre desiderato, però...>>
<<C'è un però?>> Strano ma vero le sue parole mi stavano convincendo, prima di quel "però" al quale presto massima attenzione.
Sono molto tesa, mi sudano le mani e non mi reggo in piedi, tremo. Lei è un'appassionata di sogni e riesce a interpretarli, per questo attendo con trepidazione che mi rivolga le sue perplessità quanto in merito.
<<I morti hanno sempre ragione>> intima, e mi cade il mondo addosso.
Allora è vero, è come pensavo, doveva venire mia zia dall'aldilà per avvertirmi, e se l'ha fatto la cosa è senz'altro seria, non c'è da non curarsene, anzi.
<<Va bene... ma cosa sta a significare l'intero sogno?>> Lei pensa, spero almeno che sia qualcosa di più bello.
<<Credo che tu non voglia mai essere al centro dell'attenzione visto che non eri tu la protagonista di quel giorno>> dice, riferita alla sposa, e su questo sono d'accordo.
<<Sì, l'ho interpretato anch'io in questo modo ma già si sapeva che non mi piace stare al centro dell'attenzione...>> bofonchio stanca, mettendo una mano sul viso.
<<Sei insicura, non fai quello che vorresti per paura di sbagliare, ma dagli sbagli si impara Valeria, non dimenticarlo.>>
<<Quindi che mi consigli di fare?>> chiedo esasperata.
<<Ci sono due opzioni: puoi interpretare tutto ciò come un avvertimento, oppure semplicemente come un sogno che non ha rilevanza nella vita vera. A te la scelta figlia mia>> sussurra, inquietando il mio stato d'animo.
<<Fai quello che ti senti, anche se non so come potrebbe mai andare, ma se non tenti non potrai mai saperlo>> conclude e le farei un applauso per la pazienza che ha avuto con i miei problemi da adolescente.
Da piccola ho sempre avuto paura di provare, mi definivo codarda: c'era un parco giochi dove stava un'attrazione a mia detta troppo pericolosa, una piramide alta all'incirca tre o quattro metri, e per una bambina poco coraggiosa come la sottoscritta sarebbe stato impossibile scalarla, neanche fosse stata l'Etna.
Ho scoperto che negli anni non sono cambiata affatto, sono rimasta la stessa bambina ancorata a quelle paure che non ha intenzione di superare, che adesso però ha preso la sua decisione.
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Spazio autrice
Good evening e buona Domenica 🤗 che ne pensate del capitolo? Che sogno strano che ha fatto Valeria, vero? Secondo voi che significa? La nostra protagonista cosa diamine farà?😅 lo scoprirete solo leggendo! Farò di tutto per riscrivere i capitoli successivi, è una promessa ❤️
(La me del passato vi ringrazia per le 1400 letture e i 300 voti, grazie davvero!😊)
~Sabrina~❤️
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