Capitolo 10
Alessio's POV
Dischiudo gli occhi lentamente e una strana e forte luce filtra dalla mia finestra, accecandomi.
Copro il viso con un braccio davanti riflettendo solo dopo su che ore possano mai essere.
Mi guardo attorno notando la serranda completamente tirata su, dimenticata alzata la sera precedente.
Oh cazzo, il lavoro.
Ho dimenticato di impostare la sveglia, mannaggia...
Faccio capolino nella mia mente pensando a cosa sia successo ieri, e con questo mal di testa mi risulta davvero difficile.
Sembro avere tutti i sintomi di una post sbornia, eppure è solo colpa di mia madre...
<<Mia madre>> dico con un filo di voce.
Non è in casa, è partita per non so dove per quel benedetto convegno di lavoro, siano lodati i medici e i loro corsi di aggiornamento.
Non si smette mai di imparare e meno male!
Ma il vero errore l'ho fatto io dando ascolto alle parole di mia cugina, mi ha messo in testa un mucchio di sciocchezze.
Come se potessi davvero partire quando e come voglio...
Ho un lavoro anche se purtroppo oggi l'ho saltato per cause di forze maggiori, il sonno ha preso il sopravvento questa volta.
Abbasso lo sguardo notando che indosso solo dei pantaloni di tuta fino al ginocchio, dopo il fascio di nervi che hanno cominciato a ribollirmi il sangue per ciò che è accaduto ho sfilato via la maglietta gettandola sul pavimento del balcone, infatti credo si trovi ancora lì.
Camminando avanti e indietro, con il telefono stretto nelle mani chiuse a pugno e i denti serrati, sembravo un'anima dannata in cerca della sua sorgente di acqua benedetta per purificarsi.
Per sentirmi meno crudele per aver finto di amare qualcuno quando invece non è mai stato così.
Era come se le fiamme avvolgessero il mio corpo per farmi capire quanto stessi sbagliando, tutto.
Ho sentito così caldo che avrei dormito direttamente senza neanche un pezzo di stoffa addosso, tanto non mi avrebbe visto nessuno.
E per fortuna essendo maschio potrei girare così per casa e anche affacciarmi fuori in balcone, non potrebbero dirmi nulla.
Ma io mi limito a stare così in un luogo al chiuso, non vorrei le signore anziane che abitano di fronte mi dessero una bella strigliata.
Eppure immagino già la faccia allibita di Valeria vedendomi in queste condizioni, arrossirebbe di colpo, non ci sarà abituata.
Questo pensiero mi provoca un sorriso sincero, come ogni volta che penso a quella ragazza tanto riservata e taciturna eppure così altezzosa e fiera nel tenermi testa, seppur discretamente e con un pizzico di timidezza che facendo parte del suo carattere esce sempre allo scoperto.
Coraggiosa sì, ma mai inopportuna.
Mi volto a sinistra udendo un cigolio dell'asse di legno del materasso e afferro il cellulare per accettarmi che abbia davvero perso il turno, sono le sette e trentaquattro minuti.
Avuta la conferma, mettendomi a pancia in su con le braccia sull'addome, contemplo lo schifo di piega che sta prendendo la mia vita e quanto lo è sempre stata senza che me ne rendessi conto.
Quanto mi piacerebbe parlare un po' con mio padre, per avere dei consigli neutrali, come lui è sempre stato.
Per Sofia ha fatto tutto la donna che mi ha messo al mondo, è completamente il suo l'opposto e non capisco come abbiano fatto loro due ad innamorarsi.
Capisco che l'amore sia cieco e che gli opposti si attraggono, ma così si esagera.
Papà è un uomo buono, senza rancore a cui importano i sentimenti, era l'unico dei due a dispiacersi quando doveva andare all'ospedale senza potermi vedere tutto il giorno.
Lui ne soffriva, mamma no, oppure è solo stata brava a nasconderlo, non saprei...
Sono la sua fotocopia e non solo esteticamente, e di questo ne vado fiero.
Ha sempre saputo di non doversi immischiare nella mia vita privata e sentimentale, nessun genitore dovrebbe farlo in fondo.
Ricordo ancora il giorno in cui mi fu presentata Sofia, circa un anno e mezzo fa...
Qualche giorno prima arrivò una lettera, l'invito del suo compleanno.
Confuso gliela porsi a mamma chiedendo spiegazioni, lei entusiasta mi disse che i suoi amici di vecchia data erano ritornati a Catania dopo svariate richieste di trasferimento, e che la loro figlia primogenita stava diventando maggiorenne per cui dovevano festeggiare in grande, come usuale fare.
Non sapendo cosa mi sarebbe aspettato venni anch'io, nonostante non conoscessi neanche il suo nome.
Quella sera ci trovammo lì, in quella favolosa sala di ristorante con in mano, come regalo, una splendida collana di oro bianco con un piccolo diamante incastonato come regalo.
La porta ancora oggi al collo come simbolo del giorno più bello della sua vita.
Sì, della sua...
Varcai l'entrata avvolto nel mio completo composto da una camicia a maniche lunghe dato che era una fredda sera di Marzo, dei pantaloni neri e le scarpe abbinate.
Il mio sguardo ricadde sulla sua figura, la più bella...
Capelli mossi e biondi le ricadevano morbidi sulla schiena lasciata scoperta dall'abito color verde acqua.
Un corpo esile e slanciato al centro dell'attenzione di tutti ci venne incontro, rivelando anche il suo viso delicato e il sorriso, il più bello che avessi visto fino ad allora.
Affiancata dai genitori ci presentammo e per la ragazza tanto gentile all'apparenza da sembrare quasi un angelo fu amore a prima vista.
Non posso dire di aver provato lo stesso ma era innegabile che ero rimasto davvero molto colpito.
Dopo i successivi consigli e spronamenti di mia madre decisi di accontentarla e provarci, anche se non ero innamorato.
Pensavo che i sentimenti sarebbero apparsi una volta conosciuti meglio ma così non è stato.
All'inizio andava tutto bene, era sempre serena e con gli angoli delle labbra piegati all'insù, anche se non ero innamorato le volevo un gran bene e bastava questo.
Successivamente ha subito una vera e propria trasformazione, è diventata ossessiva e gelosa per qualunque cosa.
Emetto un sospiro di frustrazione passando una mano fra i capelli, mettendomi seduto ai piedi del letto.
Ricordare fa male, sapere di aver sprecato un anno e mezzo della mia vita in questo modo...
Eppure ci penso solo ora seriamente, fino l'altro giorno questa era la normalità e come tale non mi portava impaccio.
L'abitudine non è una cosa positiva per certi versi, è consuetudine pure avere dei vincoli e non poter frequentare nessuno perché ufficialmente stai ancora insieme a qualcuno.
Quando sei per strada e vedi una bella ragazza abbassi subito gli occhi, sentendoti in colpa come se fosse l'anticamera del tradimento.
Lo stesso capita con quella ragazza dai capelli castani.
Ieri in sua compagnia mi sentivo a disagio perché c'era Giulia che con un solo sguardo mi ricordava la mia posizione e dovevo mettere le mani a posto.
E poi, mani a posto dove?
Non mi sembra di aver importunato Valeria, è il mio modo di scherzare punzecchiarla fisicamente, lei invece preferisce farlo verbalmente.
Insieme ci completiamo in questo senso.
Con occhi vitrei, vuoti, ritorno sulla mia meditazione, arrabbiandomi sempre di più con me stesso per atteggiamento fin troppo cordiale che ho avuto con mia madre ascoltando le sue imposte.
Sofia è cambiata totalmente, uno sconvolgimento totale, non capisco ancora cosa possa avergli scaturito questa paura di perdermi.
Semmai ora dovrebbe averla, ne avrebbe almeno motivo perché succederà davvero...
Sto cercando di prendere le distanze, progressivamente, proprio per non turbarla più del dovuto che non lo merita.
Settimane fa tentai a lasciarla e sembrava tutto okay, poi ho saputo dai suoi genitori che non stava mangiando più e che hanno trovato delle ferite sulle sue braccia.
Era diventata autolesionista diamine, solo per colpa mia.
Incrociando i nostri occhi le ho detto di non farlo mai più e siamo finiti per fare l'amore.
Era un gesto meccanico il mio, sapevo dove mettere mano ma non sapevo dove riporre il cuore che in quel momento mi intimava di smettere che la stavo illudendo ancora di più.
Ma non ho potuto oppormi, non con quello sguardo deluso e triste con cui mi guardava.
Sono un mostro.
Sono dovuto ritornare con lei, per compassione suppongo.
Il rapporto spensierato che avevamo una volta è diventato opprimente e soffocante.
Non andiamo più d'accordo ed è inutile provarci ancora se oramai non c'è più nulla da recuperare.
Mi piacerebbe solo avere una relazione senza troppe complicazioni e responsabilità, in un futuro molto lontano.
Per il momento voglio godermi la mia neo libertà, quando lascerò finalmente la mia fidanzata.
Il sole picchia forte con i suoi raggi entrando ad illuminare tutto l'ambiente e non solo, pure la mia faccia.
Ma io non mi muovo di qui, oggi vorrò rimanere steso sul mio letto a crogiolarmi e oziare dato che non ho mai avuto la possibilità di farlo.
Non prenderò in mano nemmeno cellulare per vedere le ore che passano, è deciso.
Non ho mai preso un giorno per riposarmi e adesso ne ho bisogno, specialmente per l'anima, essa è ferita e ha bisogno di una buona dose di relax e meno stress per ritornare come prima.
Basta non avere Sofia accanto starò sempre spensierato come un tempo...
Mi manca terribilmente poter uscire a fare una passeggiata con i miei amici o semplicemente con una ragazza, ho il terrore che mi veda e la prenda peggio dell'ultima volta e poi so che fine andrà a fare.
<<Umh>> borbotto girandomi verso il luogo da dove ho sentito un bip.
Qualcuno ha interrotto il flusso dei miei pensieri riportandomi alla famigerata realtà.
Torno indietro buttandomi con la schiena contro il materasso allargando le braccia esasperato.
Non volevo essere disturbato da nessuno, a maggior ragione se si tratta di Sofia.
Sarà sicuramente lei; come minimo comincerà a tempestarmi di messaggi, tante quante erano le telefonate di ieri.
Meno male che in questi giorni è senza macchina altrimenti sarebbe venuta fin sotto casa, almeno con la scusa del lavoro tutta la mattina sto in santa pace.
Oggi ancora di più dato che mi godrò una giornata senza dover fare nulla o essere disturbato.
Anche se da solo mi annoierei a morte, eccetto se dovessi ricevere visite più che gradite...
Un lampo di genio attraversa la mia mente seguito da un ghigno, sperando che Valeria accetti la mia proposta.
Afferro il telefono di tutta fretta e stupito mi rendo conto che mi ha già mandato il buongiorno.
Sorrido per lo strano effetto che mi provoca dentro, forse i suoi sei anni in meno rispetto i miei mi rendono più spensierato, sarà per questo che sto bene in sua compagnia.
Le rispondo senza pensarci troppo, potrei pentirmene e cambiare idea, incerto.
<<Buongiorno fragolina, oggi non sono andato a lavoro, ho preso un giorno di malattia, ti andrebbe di venire da me a pranzo? Voglio cucinarti una specialità catanese.>> Poggio il pollice sulla freccia verde a destra inoltrando il messaggio.
Adesso non si può più tornare indietro.
Rido per come l'ho soprannominata ieri, per il suo rossore improvviso che si è propagato sulle sue guance appena mi sono avvicinato.
Perché l'ho fatto, poi?
È solo il mio modo di essere, e se vorrà essere mia amica dovrà imparare a conviverci e non arrossire appena le rivolgo la parola da una distanza meno lontana del solito, non la mangio mica...
Le gambe a penzoloni poggiano per terra ed io mi levo in piedi stirando i muscoli indolenziti per le troppe ore di sonno messo nella stessa posizione.
Mi avvicino alla porta finestra facendo entrare un po' d'aria calda, meglio di niente.
Unisco le tende tra di loro anche se il vento le scosta leggermente e mi dirigo in bagno, ho bisogno di una bella doccia rinfrescante.
Velocemente finisco sotto il getto d'acqua massaggiando il cuoio capelluto con lo shampoo, voglio mantenere il mio aspetto di oggi come se mi fossi appena svegliato, un po' selvaggio oserei dire.
Come se non avessi impiegato nulla a prepararmi, non mi piace scegliere molto nemmeno cosa indossare.
Almeno per una volta che mi prendo una pausa da lavoro non tolgo neppure la barba, che mi importa.
In pochi minuti esco avvolgendo un asciugamano intorno ai fianchi e uno lo passo di fretta sui capelli, facendoli asciugare all'aria alla rinfusa.
Ricontrollo il cellulare constatando che Valeria mi ha risposto immediata ed io da maleducato il quale sono ho preferito prepararmi piuttosto.
<<Arrivo appena posso, tra una mezzoretta circa...>>
Scoppio in una fragorosa risata per la sua ingenuità ma allo stesso tempo esulto perché abbia accettato, non le ho dato motivo di non fidarsi.
<<E dimmi una cosa fragolina, come pensi di venire se non ti ho dato il mio indirizzo?>> Sono sicuro che dopo questa replica avrà vergogna pure a presentarsi.
Mi sembra strano che attenta com'è abbia subito accettato senza neppure sapere dove abiti.
Eppure sono sicuro avrà l'espressione corrucciata per il soprannome che le ho affibbiato e che stia arrossendo per averle fatto notare per una volta la sua sbadataggine.
<<Hai ragione, che scema che sono... mi sono appena svegliata, si vede.>> Si giustifica e sono sicuro sia diventata rossa dall'imbarazzo fin sopra la punta dei capelli.
<<Come dici tu, fragolina>> la assecondo con il sorriso stampato sulle labbra, mi piace darle ragione quando ha torto.
Se non si fa così con le ragazze non vogliono neppure poi vederti o sentire il suo nome, sono fatte in questo modo, molto suscettibili.
<<Mi stai forse prendendo in giro?>> Invia, avendo colto il mio sarcasmo.
Sofia al suo posto sarebbe stata soddisfatta, invece Valeria capisce di essere stata distratta
<<Assolutamente.>> Punzecchio iniziando a vestirmi.
Lascio l'aggeggio sulla scrivania mentre infilo una maglia qualunque e dei jeans un po' strappati al ginocchio.
<<Non accetto ancora derisioni da parte tua, dopo faremo i conti.>> Manda questa minaccia ed io non la smetto un attimo di ridere a crepapelle.
Voglio proprio vedere come me la farà pagare la ragazza...
<<Come vuoi>> continuo, chiedendole in modo cortese se non vuole anche essere accompagnata.
<<No no, vengo a piedi.>>
Improvvisamente la sento fredda, anche attraverso uno schermo.
Non capisco se abbia detto così perché si sia offesa sul serio, stavo solo scherzando.
Ma come ho appena detto le ragazze cambiano umore a seconda di come le si tratta.
Trattale bene e si attaccano come sanguisughe non mollandoti più, esperienza provata sulla mia pelle, purtroppo, trattale male e si attaccano ancora di più.
Devo assolutamente pensare ad un modo per lasciare Sofia...
Ma nemmeno se la trattassi con indifferenza riuscirei nel mio intento mi sa.
La soluzione sarebbe parlarle a quattrocchi, soltanto noi due, stavolta senza lasciarmi abbindolare dalle sue lamentele.
Da quando sto con lei sono condannato, non posso continuare a sentirmi intrappolato.
Devo riprendere la mia vita una volta per tutte.
...............................
Valeria's POV
Salto in aria quando il mio fratellino entra dalla porta dicendomi di andare a fare colazione.
Blocco il telefono ancora intimidita dai messaggi che ho scambiato con Alessio toccandomi più volte le guance infuocate.
Come se un bambino di quattro anni sapesse leggere!
Che idiota che sono, non so che mi prende oggi.
Annuisco in risposta alzandomi e indossando le infradito per seguirlo in cucina.
Ogni mio singolo movimento, anche il più banale, sarà seguito dal suo sguardo perché giustamente gli costerà troppo distrarsi, esattamente come ieri.
Non lo fa per non mettermi a mio agio, anzi, vorrebbe solo mi rilassassi in sua presenza ma io proprio non ci riesco, sto sempre un po' sulle spine, il tempo che mi ci abituo.
Non ho mai avuto tutti questi amici in una volta, non ci sono abituata!
Il suo è solo un modo per studiarmi meglio e ad essere sincera lo faccio anch'io, solo con la coda dell'occhio più discretamente senza farmene accorgere.
Non sono mica cieca oppure insensibile, ho capito molto bene quale sia il suo carattere e ho sentito pure qualcosa del suo passato.
Ho avuto anche la possibilità di ammirarlo a pochi millimetri di distanza accorgendomi della sua straordinari bellezza, non solo dentro ma anche fuori.
E pensare che tra noi stia nascendo una splendida amicizia mi riempie il cuore lasciato vuoto da un'altra persona.
Saremo solo io e lui, guardandoci nei rispettivi occhi.
Per carità, non c'è nulla di male, ma sto già avvampando dalla vergogna al solo pensiero che mi squadrerà.
Da oggi invece la mia attenzione non sarà altrove, lo prometto a me stessa.
Non devo più pensare a Matteo, inutile, basta piangermi addosso.
Prendo un grosso respiro incoraggiandomi a chiedere il permesso a mia madre, dicendole però che andrò da Giulia, altrimenti si mette strane idee in testa.
Fraintenderebbe come sempre, pensando cose che è meglio evitare per non discutere.
Ho accettato l'invito a casa sua solo perché ha detto che ha preso un giorno di malattia, questo vorrà dire che si sente poco bene.
Altrimenti non mi sarebbe mai passato per la testa di andare a casa di un ragazzo appena conosciuto, con tutto ciò che si sente in giro...
Però credo di potermi fidare in fondo, spero di non pentirmene.
Terminata la mia solita colazione vado su a prepararmi, accaparrando il bagno per prima.
Sì che ce ne sono due, ma essendo in quattro adesso dato che mio padre è a lavoro la fila dietro la porta si crea sempre.
Lavando velocemente solo il corpo dopo aver spazzolato i denti scelgo cosa mettermi, piazzandomi davanti l'armadio ancora un po' in disordine a causa del trasloco.
I vestiti invernali si sovrappongono a quelli estivi, quindi impiego un po' per tirare fuori un paio di jeans con dei cuori di brillantini e una maglietta bianca con una stampa.
Intreccio le ciocche davanti fissandole dietro con due forcine lasciando il resto dei capelli sciolti.
Le scarpe blu come la borsa completano il mio outfit e quando sono sicura di aver preso il cellulare e le chiavi di casa esco.
Controllo l'orario, non sono neppure le dieci, ho fatto molto con calma devo dire.
Come Alessio pure mamma mi ha offerto un passaggio ma ho rifiutato per due motivi sostanzialmente;
Il primo è che non sa che devo andare da lui e il secondo è che solo camminando a piedi riuscirò a memorizzare qualche strada, non voglio perdermi se un giorno dovrò uscire da sola per andare chissà dove.
Proseguendo, di tanto in tanto, fermo la gente per chiedere qualche indicazione e dopo un quarto d'ora trovo la via.
Vado dritto fino al civico diciassette dove mi fermo di botto togliendo gli occhiali e rimettendoli meglio, non so se mi trovo al posto giusto.
Una villa favolosa a due piani riecheggia in mezzo al prato verde e qualche albero, si vede che è tutto molto curato.
Le pareti di un giallo non molto scuro si sposano perfettamente con il marrone della porta di ingresso e con tutte le rifiniture del cancello esterno.
Chiudendo la bocca ancora stupita da cotanto lusso oserei direi mi avvio al citofono.
<<Chi è?>> La sua calda voce fa sussultare cogliendomi alla sprovvista.
Destata dai miei pensieri gli rispondo un po' intontita, Alessio non mi aveva affatto avvisata di vivere in un luogo del genere, almeno sarei stata preparata.
<<Emh, Valeria>> mormoro tentennando da un piede all'altro, mordendo l'interno della guancia per il strano senso di nervosismo che mi invade.
Vado avanti appena sento il classico rumore dell'apertura della serratura e in men che non si dica mi ritrovo davanti a lui.
Inghiotto un fiotto di saliva dimenticando il battibecco avuto via messaggi, dovevo essere arrabbiata con lui e invece non riesco...
Si presenta magnificamente, non sembra stia male.
I capelli scombinati che oggi mi sembrano più biondi, deduco per il riflesso del sole, e busto fasciato da una semplice maglietta grigia che gli aderisce perfettamente definendogli gli addominali.
Insomma, che deduco?
Non avevo mai fatto apprezzamenti se non in mente, e soprattutto da sola nei miei abituali momenti riflessivi.
Meno male che non mi è scappato ad alta voce, almeno il controllo delle mie azioni ancora ce l'ho.
Però sotto il suo sguardo ammaliante mi sento come se lo avessi fatto in questo modo...
<<Ciao>> esordisce avvicinandosi ed è come se tornassi indietro con la mente a ieri pomeriggio.
Il mio respiro si ferma per un istante ma il cuore riprende a battere subito ad un ritmo regolare quando non mi sfiora minimamente.
Non me l'aspettavo e dalla mia occhiata furtiva credo l'abbia capito.
Sono sorpresa, è vero, eppure era quello che volevo, almeno credo...
Facendo scontrare la nostra guancia destra un leggero pizzico mi solletica la pelle seppur in senso piacevole a causa della sua barba incolta.
Allontanandomi leggermente confusa vengo questa volta attaccata al suo petto senza mezzi termini.
Il suo braccio è legato dietro la mia schiena e il suo respiro tra i miei capelli, convinco me stessa di stare bene anche così.
Provo a scostargli la mano che per il momento si è spostata sul fianco ma quando lo faccio lui mi attira maggiormente.
<<Mi fa piacere tu sia venuta, fragolina>> sussurra tranquillo così vicino al mio viso che giurerei abbia diverse intenzioni dalle mie.
Nonostante ciò non faccio nulla per allontanarlo, ormai ci ho rinunciato.
Boccheggio appena accosta le labbra sull'altra guancia per completare il saluto, suppongo.
Ed io che già per la seconda volta mi sbaglio su questi suoi strani atteggiamenti, fraintendendoli.
<<Non mi chiamare così però, eh.>> Allungo le braccia davanti a me volendolo spostare.
O forse è solo una scusa per poterlo sfiorare...
<<Preferisci pomodorina?>> canzona sorridente ed io sbatto gli occhi schifata.
<<No, ti prego, a questo punto meglio il primo>> confesso veritiera alzando una mano.
<<Non mi sembra tu stia poi così male>> affermo poggiandogli una mano in fronte.
<<Febbre non ne hai.>> Controllo preoccupata prendendogli il viso tra le mani e schiacciandogli le guance.
<<Mi sa di no>> borbotta deciso afferrando delicatamente i polsi.
Riporta le mie braccia a penzoloni lungo i fianchi fissandomi stranito.
<<Chi ti ha detto che ho la febbre?>> chiede dubbioso facendomi aggrottare le sopracciglia.
<<Hai detto che hai preso un giorno di malattia... non stai male?>> sostengo i miei pensieri e lui scoppia in una sonora risata.
<<No.>>
<<Allora perché non sei andato a lavoro?>> Incrocio le braccia al petto battendo il piede sullo zerbino in attesa di una sua risposta.
<<In realtà è perché non ho puntato la sveglia e di conseguenza ho dormito giusto un paio d'ore più del solito>> ammette guardando altrove mentre gratta la nuca, imbarazzato.
Vederlo così mi gratifica, non sono l'unica a sentirmi sempre al centro dell'attenzione e quindi in soggezione.
<<Oh>> farfuglio come se mi avesse rivelato chissà quale cosa importante.
<<Sei sempre il solito, non sarà la prima volta immagino...>> continuo la conversazione facendolo uscire dallo stato intimidatorio in cui si ritrova.
<<Eh qui ti sbagli fragolina, ancora...>> Strizza l'occhio ricordandomi la brutta figura che ho fatto per messaggio.
<<Mai successo, ma come si dice, c'è sempre una prima volta.>> Punta i suoi occhi nei miei con fare intenso, mi scruta.
Schiarendo la gola troppo secca entro in casa sentendomi un po' meno a disagio.
Lui mi segue senza fiatare chiudendo con un tonfo la porta, mettendomi i brividi per il rumore forte.
Adesso siamo io, lui, e di mezzo solo il tavolo della cucina a dividerci.
I suoi smeraldi puntati addosso con fare quasi famelico mi fanno rabbrividire, ma non di paura.
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Spazio autrice
Bonjour! 😊 Come state?
In questo capitolo vediamo l'avvicinamento dei due protagonisti, anche se straniti di questa cosa, Valeria perché crede di amare un altro e Alessio perché... beh, credo sia per la differenza di età, lei è ancora minorenne e per Sofia, dopo l'esperienza che ha avuto non vuole assolutamente avere un'altra relazione per il momento... Vi ringrazio per le 400 letture e passa, vi adoro! 🤗 Vi vorrei far sapere che ho riletto tutti i capitoli precendenti e modificati, c'erano errori di verbi perché passavo spesso dal presente al passato e me li avete fatti notare e per questo vi ringrazio. Detto questo, buon Martedì, Baci 😘 Lasciate una piccola stellina ⭐️ e commentate, mi farebbe piacere!
~Sabry13❤️
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