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Capitolo 9

Sono costretta ad aspettare stasera per parlare con Ella.
Non ho altra scelta.

Passo tutto il pomeriggio nella mia stanza a pensare a quello che è successo stamattina e come raccontarlo ad Ella.

Ogni tanto vado alla finestra per vedere se lì c'è Daniel, ma dopo aver portato via il cestino e la coperta, non si è più visto. Starà lavorando o sarà tornato a casa.

Finalmente, dopo ore, Sara mi chiama per la cena.

Mi precipito in sala da pranzo.
Sono la prima, ma dopo poco arrivano mia madre e mia sorella.

Passano tutta la cena a parlare della loro giornata, degli abiti che hanno visto, di quelli che hanno comprato e di chi hanno incontrato.

Continuo a pregare che finiscano presto di mangiare e che siano stanche. Così si ritirerebbero presto nelle loro stanze e io potrei andare da Ella.

Ma non sono così fortunata. Dopo pranzo ci spostiamo in salotto, dove continuano ancora a parlare.

Per non dare nell'occhio, prendo un libro e provo a leggere. In realtà faccio finta, perché non riesco a concentrarmi.

Dopo ore, finalmente vanno a letto.
Appena sono sicura che sono nelle loro stanze, corro in cucina.

Ella sta lavando i piatti.

Ok. Va bene. È arrivato il momento di parlarle. Solo che adesso non so da dove cominciare. Sono in imbarazzo.

Ella si gira e mi guarda.

<C'è qualcosa che non va, Anastasia?> mi chiede preoccupata.

<No no, niente di allarmante. Ti devo dire una cosa. Ma non so come farlo.>

<Magari parlando?> mi dice prendendomi in giro e provando a stemperare la tensione.

Provo a farle un sorriso, ma sono ancora agitata.
Lei se ne accorge e smette di sorridere.

<Anastasia, è successo qualcosa?> Leggo la preoccupazione nei suoi occhi.

<No, no, niente di che. È solo...> comincio.

<È solo...?> mi incita.

Prendo coraggio e le racconto tutto dall'inizio. Da quando sono uscite la mamma e Genoveffa fino al bacio. E di come sono dovuta andare via di corsa per non farmi beccare con Daniel.

Lei non mi interrompe. Ascolta e basta.

<Adesso non so cosa fare> le confesso. <Non so cosa provo per lui, ma non voglio neanche rovinare la nostra amicizia. Non so proprio come devo comportarmi.>

Lei ci pensa un po'.

<Beh, devo confessarti che neanch'io sono mai stata innamorata. In effetti è un po' difficile, visto che non esco mai di casa> dice tentando di sorridere. <Quindi non so dirti se quelli che provi è amore o no. Quello che so è quello che ho letto nei libri.>

Ci pensa un po' su e poi mi fa delle domande.

<Come ti senti quando sei con lui?>

<Beh, bene. È il mio migliore amico. Noi ridiamo, giochiamo, ci prendiamo in giro...>

<Quando ti svegli la mattina, qual è la prima cosa a cui pensi?>

Ci penso un po'.

<Forse, la prima cosa a cui penso è di andare in giardino...>

<Quindi il tuo primo pensiero la mattina è Daniel?>

Non so come rispondere a questa domanda.

<Forse sì. Ma è una cosa normale, no? È il mio migliore amico!>

<E qual è l'ultima cosa a cui pensi prima di addormentarti?> mi chiede ancora.

<Ripenso alla giornata trascorsa> rispondo.

<E come passi le tue giornate?>

<Leggo. Passeggio. Sto in giardino. Aiuto un po' Daniel...>

<Quindi, buona parte delle tue giornate trascorrono in giardino, dove c'è Daniel. Quindi passi tutti il tuo tempo libero con lui?>

<Beh sì. Quando la mamma non c'è o non mi vede.>

<E hai detto che la sera ripensi alla giornata trascorsa. Quindi in realtà ripensi a Daniel. Giusto?> dice. E poi continua: <E anche la mattina ti svegli e il tuo pensiero va a Daniel.>

<Sì, ma è una cosa normale. È il mio migliore amico!>

<Anch'io sono la tua migliore amica, ma non mi sembra che pensi a me appena ti svegli e prima di dormire. O sbaglio?> mi dice sorridendo.

Penso a quello che ha detto. Credevo fosse una cosa normale pensare spesso al proprio migliore amico. In fondo è una persona a cui tengo. Ma se fosse così, dovrei pensare anche ad Ella.

Mi siedo su una sedia e ci penso un po' su, mentre lei va avanti con le faccende.

Quando finisce, si siede di fronte a me, prende la mia mano e dice: <Anastasia. Tu, secondo me, sei innamorata> dice. <E credo che dovresti dirlo a Daniel.>

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