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Capitolo 25

Resta pietrificata per un momento, ma poi si riprende subito.

<Cosa vuol dire che non siete fidanzati? Cos'hai combinato?>

I suoi occhi sembrano volermi fulminare, incendiare, pietrificare e congelare nello stesso momento. Non l'ho mai vista così.

<Non siete fidanzati perché non ti ha ancora fatto la proposta o perché hai fatto qualcosa e ha deciso che non voleva più saperne di te? Quale delle due, Anastasia?>

<No, madre... Io... Non è così...>

<Sono stanca di te! Stanca di sentirti balbettare una scusa. Stanca di rimediare ai tuoi errori e provare a renderti la donna giusta per un nobile. Stanca che a te non interessi niente di quello che faccio per te.> Poi con fare teatrale aggiunge: <Che male ho fatto io?>

Io resto in perfetto silenzio, con gli occhi bassi.

<Ah, ma se non hanno funzionato le buone, proverò le cattive!> 

Detto questo, mi afferra per un braccio e mi trascina via. Cerco di fare resistenza, di aggrapparmi a qualcosa, ma lei è più forte di me. Apre la porta della mia stanza e mi spinge all'interno, facendomi quasi cadere. Recupero in fretta l'equilibrio e corro alla porta, ma è chiusa a chiave.

<Madre!> grido, battendo il pugno sulla porta.

<Spero che questo ti sia di lezione. Lo faccio per il tuo bene. Rifletti su quello che hai fatto a me e alla nostra famiglia. Un giorno mi ringrazierai> dice, con voce calma. 

Sento il rumore dei suoi tacchi che si allontanano. Batto ancora un paio di volte il pugno sulla porta, ma è tutto inutile. Se n'è andata via, portandosi via a chiave. Mi accascio a terra con la schiena contro la porta e piango.


Un rumore alla porta mi sveglia. Devo essermi addormentata, stanca dal tanto piangere. Mi alzo e mi volto verso la porta. Rumore di chiavi: mia madre dev'essere tornata! La porta si apre ed entra Ella con un vassoio in mano e un pacco sotto il braccio. Mi sporgo un po' e vedo che fuori dalla porta c'è mia madre con le chiavi in mano.

<La tua cena> dice Ella, <e il tuo vestito per il ballo.>

Ballo? Ci andrò comunque?

<Verrai al ballo. Non metterai nuovamente in imbarazzo la nostra famiglia. E visto che non sei fidanzata, tenterai anche di conquistare il principe. Non nutro molte aspettative in te, ma spero che almeno una delle mie due figlie diventi regina> dice mia madre. Poi aggiunge rivolta ad Ella: <Resta qui ad aiutarla con il vestito. Vengo a riprenderti tra un po'.> 

Se ne va, chiudendo la porta a chiave.

<Cos'è successo?> mi chiede subito Ella, preoccupata.

Mi siedo sul letto e le racconto tutto.

<Oh, Anastasia! Mi dispiace tanto. Posso fare qualcosa?> dice, una volta finito di aggiornarla.

<Non credo ci sia molto che puoi fare> dico, triste. <Vorrei tanto vedere Daniel, ma non c'è modo di uscire da questa stanza.>

Prendo il vassoio con la mia cena e alzo la cloche, che copriva un piatto di zuppa. Comincio a mangiare, mentre osservo Ella che è diventata pensierosa.

<Forse un modo c'è> dice dopo poco. <Credo che ci siano delle chiavi in più. Mio padre ne teneva sempre di scorta. Forse riuscirò a trovarle, almeno lo spero.>

Cerco di non farci troppo affidamento. In fondo, sono anni che viviamo qui. Se ci fossero mia madre le avrebbe già trovate, ma mi fido di Ella.

Finisco di mangiare e poi prendo il pacco e lo apro. Scosto la velina e la maschera e tiro fuori l'abito. Dopo che Ella mi ha aiutato ad indossarlo, vado davanti allo specchio.

Mi piace. Molto. Il vestito è di un giallo tenue e mi lascia le spalle scoperte. Ha una fascia color cioccolato in vita che scende sul retro del vestito. La gonna è ampia e arriva quasi fino a terra. Indosso anche la mascherina abbinata al vestito annodando alla testa i due nastrini.

<Sei splendida> dice Ella, ammirata.

Restiamo ad osservare l'abito ancora un po', poi mi aiuta a toglierlo e a riporlo. Dopo non molto sentiamo la chiave nella serratura e la porta si apre. Ella mi stringe la mano, come a dire "non preoccuparti" ed esce dalla stanza, che viene nuovamente chiusa a chiave.

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