Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 2

Il pomeriggio trascorre tranquillo. Io, Genoveffa ed Ella giochiamo insieme mentre i domestici sistemano i nostri bagagli.

Ella mi piace proprio. All'inizio non parla molto, ma quando comincia a conoscerci un po', ci racconta della sua casa, di suo padre e dei suoi giochi preferiti. Le piace molto stare in giardino e giocare con l'altalena. Spesso dà da mangiare agli animali selvatici che vivono vicino a casa.

<Ma non hai paura?> le chiedo spaventata, ma anche incuriosita.

<No, perchè dovrei avere paura?> mi chiede innocente.

<E se ti mordono?>

<Non mi hanno mai morso. Sono miei amici> dice.

<I tuoi amici sono degli animali? Non hai degli amici veri?> dice Genoveffa disgustata.

Vedo Ella che cambia espressione. Ci è rimasta male per quello che ha detto Genoveffa. Cerco di rimediare.

<Anche a me piacciono gli animali. La prossima volta posso venire anch'io a dargli da mangiare?> le chiedo.

Lei annuisce e mi sorride.

Continuiamo a giocare finché una cameriera viene a dirci che la cena è quasi pronta e dobbiamo andare a cambiarci. Perché dobbiamo cambiarci? Il mio vestitino non è sporco. Perché non posso tenere questo?

Ella ci dice che per la sera bisogna cambiarsi e mettersi gli abiti più belli.

Che strano. Noi non l'avevamo mai fatto, ma non voglio sembrare maleducata. Io e Genoveffa andiamo nella nostra stanza, accompagnate da due cameriere.

Ci scelgono i vestiti e ci aiutano a cambiarci.

Dopo aver passato vari corridoi e porte, finalmente arriviamo nella sala da pranzo.

Meno male che ci sono loro! Da sola non sarei mai riuscita a trovarla. Questa casa è enorme, sembra un labirinto!

Mi fermo sulla soglia per osservare la stanza. C'è un grande tavolo lungo, con tante sedie. Anche qui ci sono tanti fiori e quadri. Ci sono anche delle candele che creano una luce soffusa.

James è già seduto a capotavola e la mamma alla sua destra. Genoveffa va di fianco a lei. Io mi siedo di fronte a mia sorella, lasciando così un posto tra me e James, così Ella si metterà vicino a me. Appena arriva, cominciano a servire le varie portate.

James fa delle domande a me e a Genoveffa. Vuole conoscerci e questo mi piace. Anche Ella ascolta interessata. La mamma invece mangia in silenzio.

Dopo cena, seguiamo James in salotto. Lui si siede su una poltrona e la mamma su un'altra. Noi tre bambine, invece, ci mettiamo sul divano. Essendo molto curiosa, anche qui non posso fare a meno di guardarmi intorno. Ci sono molti tappeti e librerie piene di libri alte fino al soffitto. Tra i vari quadri che ci sono, mi colpisce quello grande appeso sopra al camino in cui vi è ritratta una donna.

<Volete che vi legga qualcosa, bambine?> ci chiede James.

Noi annuiamo e lui ci legge di principi, principesse, regni lontani, magia e draghi. Sono incantata da queste storie e dalla sua voce dolce. Quando finisce di leggere, mi accorgo che le mie sorelle si sono addormentate e che mamma è già andata nelle sue stanze.

James mi sorride.

<Allora Anastasia, ti trovi bene qui?> mi chiede.

<Sì, signore> rispondo.

<Non c'è bisogno di chiamarmi signore. James va benissimo> mi dice sempre sorridendo. <Sono contento che ti trovi bene. Sono sicuro che tu ed Ella andrete molto d'accordo. Siete così simili.>

Sbadiglio. Subito mi copro la bocca con la mano, ma ormai è troppo tardi. Penserà che sono maleducata.

<Sei stanca, vero?> dice, sempre sorridendomi. <Adesso chiamo le cameriere, così vi riaccompagnano nelle vostre stanze> dice suonando un campanello.

Subito arrivano le cameriere che gli fanno un inchino. Una mi prende per mano, mentre altre due svegliano delicatamente le mie sorelle. Ci riportano nelle nostre stanze, ci aiutano a cambiarci e ci mettono a letto.

Sono così stanca che appena appoggio la testa sul cuscino, mi addormento.



Mi sveglio. Ci metto un po' a capire dove mi trovo.

Poi mi ricordo e sorrido. Non vedo l'ora di stare con Ella. Magari oggi potremo giocare in giardino. Sarebbe stupendo! Giro la testa per controllare se Genoveffa si è già svegliata. No, dorme ancora. Scendo dal letto senza fare rumore e salgo sul divanetto per guardare fuori dalla finestra. E' una bella giornata. Sul davanzale della finestra ci sono degli uccellini, ma dopo poco volano via.

C'è un signore in giardino che mi saluta con un inchino. Dev'essere il giardiniere. Magari potrà insegnarmi i nomi dei fiori e altre cose. Non vedo l'ora! Non sto più nella pelle! Voglio giocare con Ella, voglio andare in giardino e curiosare in giro. Ma mi dispiace svegliare Genoveffa e magari anche Ella sta ancora dormendo.

Decido di uscire dalla stanza ed andare in sala da pranzo. Forse riesco a trovarla da sola.

Dopo aver passato diversi corridoi, capisco di essermi persa, ma dopo poco incontro una cameriera.

<Signorina, cosa ci fa fuori dalla sua stanza in camicia da notte?> mi chiede.

<Volevo andare in sala da pranzo per fare colazione> dico timida. Forse adesso mi sgriderà. O lo dirà alla mamma.

<Ma non può scendere vestita così. La riaccompagno nella sua stanza e la aiuto a vestirsi, signorina.> Mi sorride. Forse non mi sgriderà.

Mi prende per mano e insieme torniamo nella mia stanza.

Genoveffa dorme ancora. La cameriera va alla finestra e apre le tende. Adesso la stanza è bella illuminata. Mia sorella si sveglia lamentandosi della luce.

La cameriera, che ha detto di chiamarsi Sara, ci aiuta a vestirci. Mentre usciamo dalla nostra stanza incontriamo Ella, così andiamo insieme in sala da pranzo. Facciamo colazione in fretta e poi usciamo tutte in giardino.

Ella ci fa vedere la serra, il laghetto, i suoi fiori preferiti e l'altalena. Mentre giochiamo vedo il giardiniere che taglia dei fiori. Spaventata corro da lui per fermarlo.

<No, non li tagli! Sono così belli!> dico.

<Sto potando i fiori, signorina. Così cresceranno più belli e più forti> dice, togliendosi il cappello.

<Mi chiamo Peter, signorina, e sono il giardiniere.>

<Io sono Anastasia> gli dico.

<Molto piacere, signorina Anastasia.> Raccoglie uno dei fiori che ha tagliato e me lo mette tra i capelli.

Gli faccio un sorrisone. Questo signore è molto gentile. Lo saluto e torno a giocare con le mie sorelle, ma dopo un po' arriva la mamma. Non mi sembra felice. Forse è arrabbiata con noi.

<Cosa ci fate qua fuori?> dice contrariata.

Mamma non grida mai perchè dice che le signore eleganti non devono mai alzare la voce.

<Stiamo giocando con Ella, madre> dice Genoveffa, senza un filo di paura.

<Sì, lo vedo che state giocando con lei> dice, quasi come se fosse un sacrificio anche solo riferirsi ad Ella. <La domanda è perché? Lo sapete che dovete studiare! E' arrivato il vostro insegnante! Voi avreste dovuto aspettarlo sedute composte nello studio!> ci dice arrabbiata.

Corriamo per rientrare in casa, un po' per non far aspettare l'insegnante e un po' per scappare dalla mamma.

<Non correte! Le signorine eleganti non corrono!>

Rallentiamo di colpo e continuiamo camminando veloce, ma senza correre.

Ella ci porta nello studio dove l'insegnante ci sta aspettando.

Dice che oggi ci insegnerà matematica. Sbuffo. Questa materia proprio non mi piace. Io preferisco le lezioni di letteratura e di geografia. Mi piace viaggiare con la mente e sapere cosa c'è in paesi lontani. Ma mamma dice che bisogna sapere un po' di tutto, così un giorno potremo trovare un marito ricco e stupido. Io non so perché dovrebbe anche essere stupido, ma mamma si arrabbia quando glielo chiedo, così ho smesso. Forse quando sarò grande lo capirò.

Cerco di stare attenta alla lezione, anche se è difficile e spesso mi ritrovo a guardare fuori dalla finestra. Mi immagino sull'altalena. Su, su, sempre più su fino quasi a toccare il cielo. Immagino di volare verso mondi lontani dove ci sono le fate, i draghi, i principi e le principesse di cui ci ha letto James. Mi immagino con un bellissimo abito ad un ballo a palazzo. C'è anche un principe e balliamo insieme tutta la sera.

Ella mi da una leggera gomitata e mi sveglio. Devo essermi addormentata durante la lezione. Speriamo che l'insegnante non se ne sia accorto e che non lo dica alla mamma.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro