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VI AMO

Il telefono di Lucy iniziò a suonare e quando lo prese vide scritto il nome di Natsu. La bionda chiese il permesso al suo capo di rispondere e quella glielo consentì.
Uscì subito dalla caffetteria e subito rispose.

-Natsu, è successo qualcosa?-
Lui non la chiamava mai quando era sul luogo di lavoro, quindi era già agitata di suo per la paura che ci sia stato qualche problema.

Ad aumentare l'ansia furono i singhiozzi del ragazzo e subito si preparò al peggio, già anche lei sull'orlo delle lacrime nonostante non avesse detto nulla.

-Lucy... Gray è...-
-No...-
La ragazza si tappò la bocca con una mano e cercò di fare dei respiri profondi dal naso.

-È sveglio! Si è svegliato!-
Per un momento Lucy pensò di aver perso anni di vita e, dopo una imprecazione, scoppiò a piangere con tanto di risata.

-Cercheremo di arrivare da voi il prima possibile-
La ragazza attaccò e corse dalla sua amica, occupata a servire la clientela.

-Levy! Gray si è svegliato!-
-Davvero?-
La ragazza fece cadere il vassoio a terra per essersi agitata troppo, mandando in frantumi la teiera.

-ops...-

~○~○~○~

Erza giocava con le bustine di zucchero sul tavolo mentre guardava Wendy servire i tavoli. La ragazza si sentì fin troppo osservata e, infatti, quando si girò verso il tavolo della rossa vide troppi occhi che la fissavano con diverse emozioni.

-Mi sta guardando!-
Esclamò Mest con un sorrisetto sulle labbra, ma subito venne ripreso.

-Ti sbagli, guarda me. La sua amica del cuore-
Disse Chelia pavoneggiando mentre guardava la cameriera con occhi sognanti.

-Erza, perché sono qui con noi?-
Chiese Romeo mentre li guardava con gli occhi in piccole fessure.

La rossa guardò i due e scrollò le spalle.

-Si sono auto invitati al tavolo-
-Giusto-
Wendy arrivò da loro con una fetta di torta panna e fragole e la servì a Erza, poi si rivolse ai suoi amici con aria stanca.

-Basta fissarmi, mi mette imbarazzando-
-Che tenera!-
Esclamarono sia Mest che Chelia facendo venire la nausea a Romeo.

Il cellulare di Erza suonò e quella rispose subito.

-Gerard, tutto okay?... Che cosa?-
L'ultima domanda fu un urlo bello acuto che attirò l'attenzione di tutto il salone e del personale.

Lo sentì addirittura Zeref, che stava a lavare i piatti con la radio accesa e la porta chiusa.

-Ma è... fantastico! Arriviamo subito!-
Appena mise giù la ragazza si alzò in piedi e abbracciò Wendy con tanto di salti di gioia.

Le disse subito che Gray era uscito dal coma e quella iniziò a saltare con lei.

-Sono così felice per te, Wendy-
Mest la stava per abbracciare, ma Chelia lo spinse via e l'abbracciò al posto suo.

Romeo, anche lui con gli occhi lucidi, abbracciò sia Erza che la sua ragazza, poi la prese per mano e corse verso l'uscita.

-Andiamo!-
-Ma non posso!-
-Wendy ha ragione-
Disse Erza seria.

-Deve prima mettermi via la torta-
-Non è per quello...-
-tranquilla, Wendy. Vai pure-
Mavis le prese le mani e le strinse tra le sue.

-Qui ci penseremo noi-
-Ne è sicura, capo?-
-Certo! Avete la macchina, Erza?-
-Purtroppo no-
La informò lei e Mavis pensò a cosa fare.

-I mezzi sono tra qualche ora, quindi... idea!-
Mavis andò a chiedere alle sue ragazze se avessero una macchina, ma l'unica era quella del cuoco, troppo occupato a lavorare.

-Elfman, ti fidi a dare la macchina a qualcun'altro?-
-Se è per portare Wendy ed Erza in ospedale, non ho problemi. Avrei voluto farlo io di persona, come un vero uomo-
-Grazie mille. Sei un tesoro-
La bionda uscì dalla cucina e andò da Zeref...

-Tu!-
-Io?-
Si girò Zeref confuso e spaventato.

-Giuro che non sono stato io a mandare a fuoco il tagliere in legno e lanciarlo dalla finestra-
-Tu cosa?-
Chiese Mavis guardandolo sospettosa e quello stette zitto per qualche secondo.

-Niente, niente. Cosa vuoi chiedermi?-
-Hai mai guidato?-
-Certo, perché?-
Domandò lui è quella informò dietro di lei.

-Porta Wendy ed Erza all'ospedale-
-Quello dove sta il tipo?-
-Sì-
-Sei pazza? Non è mica qui all'angolo! Non posso mica, i poliziotti mi sgamerebbero subito-
Mavis si passò una mano davanti alla faccia e guardò il ragazzo.

-Hai detto di aver guidato-
-Non ho mai detto di avere la patente e la macchina-
-Ma allora come... Aspetta, le rubavi!-
Zeref sbuffò e mise via l'ultimo piatto sporco.

-Non andare a conclusioni affrettate, tappa-
Mavis lo guardò con un sopracciglio inarcato e quello fece un verso di lamento e sbuffò.

-Okay, ci hai preso-
-Sei... fa niente, prendi queste-
Mavis diede le chiavi della macchina di Elfman a Zeref.

Il modo in qui Zeref le guardava sembrava come se fossero un oggetto sconosciuto.

-Mi stai forse dicendo di guidare?-
-Perspicace il nostro bad boy-
Zeref stette zitto per qualche secondo e appoggiò le chiavi sul tavolo.

-No-
-Perché?-
-Non mi va-
Disse semplicemente lui e Mavis fece un grosso respiro.

Con passo svelto andò verso di lui, lo prese per il bavero della giacca e lo abbassò alla sua altezza. Zeref restò così basito che non disse neanche una parola mentre restava immobile a guardarla negli occhi.

-Giuro che se non vai con loro ti farò mangiare un tuo dolce e puoi giurarci che non chiamerò l'ambulanza!-
Mavis era così seria che fece paura a Zeref.

Quindi, per il suo bene, prese le chiavi e raggiunse la sala. Non ci stava molto spesso durante l'orario di lavoro, lo trovava troppo... un luogo positivo, così pensava.

-Chi è che devo portare?-
-Zeref, guidi tu?-
Chiese Wendy e quello annuì con tanto di sbuffo.

-Se proprio devo... andiamo, tappa due-
-Ci sono anche io-
Erza uscì con loro e appena Zeref aprì la macchina per salirci notò che il numero dei passeggeri era aumentato.

-Aspetta... e voi che ci fai qui?-
Chiese Zeref a Romeo, Chelia e Mest che stavano dietro la vettura.

-Loro niente,io invece vengo-
Disse Romeo salendo con Wendy in macchina.

-Vogliamo venire!-
-Non sono un taxista, mocciosetta lesbo-
Si lamentò lui, ricevendo un'occhiataccia da Chelia.

Erza salì davanti al fianco di Zeref e si mise la cintura, poi disse la sua.

-Credo che voi due dovreste restare qui, ma Romeo può, dato che è il ragazzo di Wendy-
Zeref fece passare lo sguardo da Erza a Wendy e Romeo.

Non si aspettava proprio che stessero insieme, ma almeno capì perché il ragazzo stava spesso alla pasticceria. Pensò poi che poteva arrivarci prima, rendendosi conto di aver troppe cose in comune con il fratello minore: la stupidità era una di quelle.
Zeref mise in moto ignorando i due fuori ed Erza ricevete una chiamata da Lucy.

-Arriviamo subito-
-Le amichette che si danno appuntamento in un ospedale... -
Cercò di prenderla in giro Zeref, ma la rossa fece un sorriso, pronta per ribattere.

-Errato. È il taxista che ha appuntamento con le mie amichette-
-Cosa...-
-Andiamo a prendere le ragazze di Natsu e Gajeel, ovviamente-
Erza diede una pacca sulla spalla al ragazzo e si mise a guardare la strada davanti a sé.

-Ma...-
-Zeref, ti prego-
Il ragazzo guardò dallo specchietto Wendy con una faccia così tenera da far sciogliere tutti.

Tranne Zeref, lui avrebbe vomitato a breve.
Con faccia disgustata si mise a guardare la strada rivolgendosi poi ad Erza.

-Dimmi dove devo andare-

~○~○~○~

Degli stivali neri dal tacco 10 ricoprivano il corridoio dei suoi tocchi contro il pavimento, mischiati, a mano a mano che si avvicinava, al vociare della sala numero 12 dell'ospedale. Due figure si fermarono alla porta e uno dei due bussò, aspettando che qualcuno li incontrasse ad entrare.

-Avanti-
Disse Gray guardando verso la porta.

Quando quella si aprì, Lyon ed Ultear si presentarono in stanza con un lieve sorriso sulle labbra. Gray non sapeva affatto come comportarsi alla loro visita dopo quello che aveva visto, ma cercò comunque di accennare un sorriso mentre i due si avvicinavano.

-Ci hai fatto prendere un colpo, sai? Fortuna che hai la pellaccia dura-
Disse Lyon sorridendo, ma Gray non era in vena di gioie.

Lyon si accorse che qualcosa lo turbava, pensando subito alla causa della morte dei suoi.

-Nonostante quello che è successo, sappi che comunque noi ci siamo. Quindi, Gray... ecco...-
-Fermo!-
Lo interruppe Gerard e quello si zittì subito.

-Non lo sa-
Gray abbassò lo sguardo appena vide le facce dei suoi amici piene di tristezza e compassione, pensando davvero che lui non sapesse niente.

Sapeva benissimo ogni cosa.

-I miei genitori sono morti-
Tutti rivolsero lo sguardo verso Gray.

-Lo so già-
-Ma come...-
Tentò di dire Gajeel, che venne subito preceduto da Gray con tono rude.

-Lo so e basta!-
Calò il silenzio, poi il ragazzo si mise una mano sul volto per massaggiarsi le tempie e rivolgersi all'amico.

-Scusa, Gajeel. Non volevo-
-Figurati... vuoi da bere?-
-No, piuttosto... vorrei parlare con Lyon e Ultear-
La ragazza, che non aveva detto una parola, si avvicinò al letto di Gray mentre gli altri uscirono dalla stanza.

Juvia, prima di andarsene e chiudere la porta, lanciò un'ultima occhiata al ragazzo e quello fece altrettanto, come se si fossero messi d'accordo, e se ne andò dopo aver accennato un sorriso stanco.
Dopo un lungo respiro, Gray iniziò a parlare del motivo per cui li avesse fatti restare senza nessuno, iniziando con l'avvisare che sarebbe stata una storia molto assurda da credere. Quando disse a loro che era stato salvato da Ur, i due restarono con gli occhi spalancati e non riuscirono a dire una parola, permettendo così a Gray di continuare, raccontando del suo sogno dove aveva rivisto dei pezzi del passato e che alla fine aveva parlato con Ur. Ultear aveva gli occhi velati già da quando aveva nominato sua madre, ma non riusciva comunque a esprimere una sua opinione dopo quello che aveva ascoltato.

-Quindi... lei ti avrebbe salvato e ti avrebbe anche detto della morte dei tuoi?-
Gray annuì alle parole di Lyon e quello si fece cadere sul letto senza beccare la gamba del ragazzo.

-È assurdo... ti rendi conto di quello che stai dicendo? E davanti a Ultear, per giunta?-
Gray incrociò lo sguardo della ragazza, che lo stava guardando mentre tratteneva delle lacrime.

-Scusa, Ul... Non volevo riportare brutti ricordi-
La ragazza scosse il capo e si passò le mani agli occhi.

-Però c'è una cosa che mi ha fatto promettere quando stavo tornando indietro-
-C... cosa?-
Chiese lei e e Gray cercò di mettersi seduto, aiutato subito da Lyon.

Fece segno ad entrambi di mettersi seduti alla sua destra e sinistra e, quando entrambi ebbero preso posto, Gray aprì le braccia e li abbracciò, tenendoli stretti entrambi contro di lui, facendoli restare fin troppo stupiti.

-Mi ha detto di dirvi che vi ama e di darvi un abbraccio da parte sua -
Ultear scoppiò a piangere sulla spalla del corvino mentre quello le accarezzava la testa, invece Lyon cercava di non fare altrettanto trattenendo le lacrime, ma non riuscì a trattenerle troppo a lungo.

-Vorrei... che sia lei a farlo... a dircelo-
Cercò di dire Ultear tra un singhiozzi e l'altro.

-Mi dispiace, per il momento posso fare da tramite-
La ragazza si spostò e si asciugò le guance e gli occhi.

-Figurati, grazie per avercelo detto-
Gray le fece un sorriso e poi sospirò.

-Avete finito di origliare?-
-Non stavamo origliando, giuro!-
Disse Natsu aprendo la porta e fiondandosi in camera.

-Ma state piangendo?-
Chiese Natsu ad Ultear e Lyon, che si asciugarono nuovamente il viso.

-Certo che no, è la stanchezza che rende umidi gli occhi-
Rispose Lyon e Gray fece una faccia che diceva tutto il contrario.

-Sì... la stanchezza-
Ultear si mise a ridere mentre l'albino arrossiva imbarazzato.

Ad interromperli fu la dottoressa di Gray, che entrò in camera con una espressione seria e la postura perfetta. Era una donna sulla sessantina dai lunghi capelli rosa legati a crocchia con qualche ciuffo fuori cadente sul viso da fargli da cornice. Quella si mise gli occhiali e lesse la cartella clinica.

-Gray Fullbuster, ben tornato tra noi. Sono la dottoressa Porlyusica, ti ho assistito per tutto il tempo-
-Tutto il tempo? Ma quanto ho dormito? Qualche ora o qualche giorno?-
Chiese Gray mentre il suo sguardo vaga a per la stanza su ogni individuo presente.

-Due settimane e 5 giorni-
Aveva risposto la dottoressa Porlyusica e quello restò sorpreso con la bocca semi aperta.

Aveva fatto un sogno così breve che gli sembrava strano sentire di essere stato in coma per più di due settimane. Mentre ci pensava, però, non gli era andata poi così male; poteva restarci secco, o addirittura restare in uno stato vegetale o restare in coma per mesi e mesi.
Porlyusica continuò a parlare della sua situazione, iniziando a dire che era arrivato in ospedale con una lesione alla testa, e che quindi era già stato lì per sé un miracolo dopo un furgone fare una fiancata ad una macchina delle medie dimensioni. Poi parlò del problema di tachicardia che lo stava per far dormire per l'eternità, ma quando la dottoressa stava rinunciando alla rianimazione, eccolo che si era svegliato, come se il suo cuore non si fosse mai fermato e che stava facendo un semplice pisolino pomeridiano. Gray non riuscì a mettere in ordine tutte quelle informazioni, quindi cercò di farsi ordine nella sua testa ricordando il furgone bianco e l'impatto. In quel momento Porlyusica nominò i suoi genitori, ma lui scosse la testa e quella non disse una parola, mentre lo guardava con grande tristezza.

-Mi dispiace...-
Disse lei per poi girarsi e uscire dalla stanza per dare al ragazzo della privacy con i suoi amici.

-Hey, Gray... che farai adesso?-
Chiese Natsu e Gerard lo richiamò.

-Non facciamogli pressione e lasciamolo pensare. A quello ci penseremo appena starà meglio-
Natsu abbassò la testa e annuì.

Gray guardò fuori dalla finestra e capì che era tardo pomeriggio dalla posizione del sole e i colori del cielo di ottobre che davano una luminosità fiacca alla sua stanza. La domanda di Natsu prese per un momento spazio nella sua mente e pensò al fatto di ritornare a casa. Ma ci sarebbe riuscito a mettere solo piede? Senza i suoi genitori a rallegrare quella casa, Gray sapeva benissimo che non sarebbe riuscito ad entrare.
Gli occhi iniziarono a bruciare mentre delle lacrime scesero lungo le sue guance.
Il ragazzo si portò una mano alla faccia e prese un respiro profondo. Juvia si sedette al suo fianco e accarezzò la sua schiena per farlo sentire meglio. Gray non si era accorto subito che erano rimasti solo loro due, ma non ci fece troppo caso e guardò la ragazza con gli occhi rossi e gonfi mentre singhiozzava ripetutamente.

-Juvia... non voglio perdere ancora qualcuno che amo. Basta...-
La ragazza lo attirò a se mettendogli la testa sopra al suo petto, potendo accarezzarlo sulla testa e farlo sfogare, facendogli uscire più lacrime possibili.

-Non devi assolutamente preoccuparti per questo, Gray. Noi ci saremo sempre-
Il corvino posò la mano sulla spalla di Juvia e strinse il tessuto tra le dita mentre si mordeva le labbra e bagnava la giacca di lei.

Il calore che Juvia emanava lo trovava così simile a quello di sua madre Mika che si ritrovò a chiudere gli occhi e pensare a lei e ai suoi abbracci materni, quelli che spesso gli dava quando era piccolo. Ma tutto questo era prima di quel maledetto giorno, quando ancora sapeva sorridere senza che nessuno glielo dicesse.
Era così bello...

*Angolo Autrice*
Ebbene, eccomi qui!
Avevo scritto che sarei riuscita a pubblicare, no? Ma nessuno avrà cagato l'angolo autrice del precedente capitolo, dove ci avevo messo il cuore e i minuti della mia vita. Sad moment per la povera castora. Va beh, comunque la situazione non cambia. So anche adesso cosa scrivere, quindi preparati ad un capitolo a breve. Avvertimento per il prossimo! Non sarà molto sano come capitolo (come se gli altri lo siano)
Buon fine settimana e buon lunedì!

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