Capitolo 2
Boccheggiai in cerca di ossigeno, non sapevo in quale momento mi ero arresa alla stanchezza, ricordavo solo un formicolio agli arti e le palpebre che diventavano pesanti, forse ero svenuta. Aprii gli occhi e la luce mi aggredì, non ero più in cella.
Quando mi abituai alla luce, sussultai ritrovandomi Modriam davanti, a un palmo dal mio viso accovacciato sulle ginocchia, aveva una caraffa in mano. Ecco cosa mi aveva fatto rinvenire, mi aveva buttato addosso acqua ghiacciata a giudicare dal freddo che sentivo, non potevo di certo lamentarmi, ero certa che anche senza impegnarsi avrebbe trovato metodi peggiori, senz’altro più dolorosi, per svegliarmi.
<<Dormito bene?>> il tono della sua voce mi riportò al presente, alla mia condizione attuale, facendomi piombare nuovamente nello sconforto <<Non avrei mai voluto disturbarti coniglietta, ma sai, il tempo stringe e abbiamo molte cose di cui parlare.>> le sue parole erano sarcasmo puro, a lui non fregava niente <<Non ci vediamo da così tanto tempo! Dobbiamo aggiornarci.>>
Il suo atteggiamento dimostrava quanto la sua mente fosse malata, quella poteva sembrare una conversazione normale, tra due vecchi amici, ma non poteva essere più lontano della realtà.
<<Ho pensato a così tante cose che vorrei fare con te che non so da dove iniziare.>> il sorriso malevolo che accompagnò le sue parole mi fece accapponare la pelle, di certo non morivo dalla voglia di scoprire cosa aveva in mente.
Mi guardai attorno per capire dove mi avevano portato, ero in una camera da letto, che in qualunque altra situazione avrei di sicuro apprezzato. Ero seduta su una sedia in legno, una di quelle massicce, anch’essa fradicia per colpa dell’acqua. Modriam mi scostò i capelli dal viso con una delicatezza che poteva solo appartenere a un gentiluomo, per poi tirarmeli all’indietro con violenza, mi fece male il collo e mi doveva servire come promemoria per non dimenticare che dietro ogni suo gesto di benevolenza, si nascondeva la sua vera natura.
<<Stupefacente!>> disse lui esaminandomi il viso girandolo a destra e a sinistra <<Nemmeno un graffio, e sei ancora in parte umana.>> stava esaminando lo squarcio che mi aveva inflitto Petra, aveva smesso di fare male da un po’, ormai me ne ero del tutto dimenticata. Lasciò di colpo la presa sui capelli facendomi sbilanciare in avanti per colpa del movimento brusco, ero molto debole e caddi dalla sedia, non avevo più le mani legate e quindi riuscì a fermare in tempo la caduta.
Ero in una posizione di sottomissione: davanti a lui, ai suoi piedi a gambe piegate seduta sopra di esse, ma ero troppo impaurita per preoccuparmi del mio orgoglio.
<<Smettila di giocare Modriam!>> la voce della traditrice mi arrivò all’improvviso, era piena di rimprovero <<Sono stufa di avere pazienza, non passerò le prossime due settimane a sentirti fare le fusa a questa sudicia sgualdrina.>>
<<È gelosa coniglietta.>> mi disse a bassa voce, come se fosse una confidenza tra di noi, anche quando fingeva di essere lui quello ragionevole tra i due, la crudeltà nella sua voce e nei suoi lineamenti traspariva, era uno psicopatico, un lupo travestito da agnello.
Non potevo lasciarmi ingannare nemmeno per un attimo da quel suo atteggiamento da Lord inglese, avevo prova grazie ai miei sogni/ricordi di quanto potesse essere crudele e di quanto fosse putrida la sua anima, se ne possedeva una.
<<Voglio solo controllare che sia guarita del tutto Petra.>> le disse, poi mi strappò la parte davanti della sottoveste bianca che indossavo, era sporca di sangue e stracciata in più punti. Mi lasciò nuda davanti ai suoi occhi famelici, che divennero incandescenti mentre scorrevano lungo la mia pelle. Provai a coprirmi con le mani ma era fatica sprecata, mi sentivo così esposta! Non contento del suo operato, tirò gli ultimi lembi di stoffa liberandomi completamente dalla loro protezione <<È completamente guarita, nemmeno un graffio, suppongo voglia dire che la trasformazione è a buon punto no?>> disse tracciando una linea con un dito nel solco tra i miei seni, con lo sguardo assorto, analizzando con minuziosità il mio corpo. Odiai quel gesto, la malizia che c’era dietro, il suo sguardo viscido mi faceva sentire sporca, come se mi stesse macchiando la pelle con i suoi pensieri e le sue sudice intenzioni.
<<Dubitavi di me per caso?>> domandò tronfia Petra, capii che qualunque fosse il loro piano, stava andando esattamente come avevano previsto, o come aveva previsto la strega che sembrava essere la mente dietro quella assurda macchinazione.
Lei si avvicinò alla sedia dove poco prima c’ero io, e passandole una mano fece uscire una specie di vapore che asciugò la superficie sotto il mio sguardo stupito, poi la spostò per sedersi di fronte a me. Ero in attesa di sapere quale fossero le sue intenzioni, seguivo ogni suo gesto che era al contempo femminile e glaciale, la malignità le era impressa nelle ossa. Ora era lei il carnefice, aveva preso il posto di Modriam che nel frattempo si era spostato ad una velocità sconcertante, era ai piedi del letto, addossato a una delle colonne dell’imponente letto a baldacchino.
<<Veniamo a noi, dobbiamo anticipare un po’ i tempi e secondo il mio… partner>> indicò Modriam <<il dolore è la soluzione migliore al nostro problema, dobbiamo obbligare la tua parte immortale a rivelarsi, costringere la tua magia a uscire un po’ più in fretta, ed io sono disposta a provarci, le buone idee non vanno mai sprecate.>> ormai sapevo che avrebbe goduto nel mettere in atto il suggerimento del vampiro. Alzò il palmo di una mano e una guardia uscita da chissà dove vi posò sopra uno stiletto.
Ma quante persone c’erano nella stanza?
<<Perché?>> domandai con un filo di voce, avrei voluto usare un tono più fermo, dimostrare o meglio fingere di non aver paura, ma non ci riuscii per niente. Volevo sapere, ma volevo anche guadagnare tempo. Il mio corpo si rigenerava in poco tempo, più in fretta degli umani, ma il dolore lo sentivo lo stesso.
<<Perché tu mia cara, sei solo un incidente di percorso.>> avrebbe dovuto vincere il premio come miglior oratrice dell’anno, faceva delle pause a effetto pazzesche, se non morivo per il dolore, lo avrei fatto per la suspense <<Mi hai tolto ciò che doveva essere mio: l’immortalità.>>
“Ma cosa stava dicendo?”
Ero veramente molto confusa. Non sapevo quasi niente sul mondo soprannaturale, ma non mi sembrava una cosa possibile che potessi toglierle l’immortalità. Inoltre ero più che certa che quello che avevo vissuto in sogno fosse accaduto molti anni addietro, Will aveva parlato dell’800 d.C. erano troppi anni, troppi perché qualunque umano fosse sopravvissuto, sapevo che le streghe erano longeve, ma qui non si parlava di vivere 150 anni ma molti, molti di più.
<<Ma tu sei qui!>> provai a farla parlare, dovevo mettere a posto qualche tassello di quel complicatissimo puzzle.
<<Facciamo un gioco! Ti va?>> disse la strega con una strana luce a illuminarle lo sguardo e con un sorriso che definire inquietante era riduttivo <<Tu dai qualcosa a me ed io in cambio dò qualcosa a te, semplice no?>>
Cosa? No che non era semplice, cosa potevo dare io a lei? Mi allarmai intuendo che non mi avrebbe portato a nulla di buono quel suo “gioco”.
<<Che- che cosa vuoi?>> ero terrorizzata, il panico mi attanagliava le viscere.
<<Nulla d’impossibile, che te ne pare di un taglio per una domanda?>> disse semplicemente.
Avevo sentito quello che avevo sentito? Insomma era possibile che lei stesse barattando il sapere con la tortura? E lo chiamava gioco? Ma che infanzia avevano avuto? Che fine avevano fatto “Obbligo o verità”, “Il telefono senza fili” e i giochi normali?
<<È semplice no? Vediamo quanto è forte la voglia che hai di conoscenza.>> finì la frase battendo le mani eccitata per la sua “fantastica” idea, chissà quanto tempo aveva impiegato il suo cervello a partorire quell’assurdità, arrivai a credere che quella che avevo di fronte non era un essere vivente, ma la personificazione del male.
Rabbrividii, non potevo nulla contro la sua cattiveria.
<<Perfida! Non avrei potuto pensare a qualcosa di meglio.>>
Era orgoglio quello che percepivo nella voce di Modriam? Da quando la tortura era motivo di orgoglio? Si avvicinò a Petra, le alzò il mento e la baciò in un modo osceno, non aveva niente a che vedere con i baci profondi e pieni d’amore che ci eravamo scambiati Will ed io, sembrava più un duello all’ultimo sangue, violento, senza sentimenti, solo un desiderio animalesco. Quando si staccarono lei tornò sfortunatamente a rivolgere la sua attenzione su di me, con lo sguardo compiaciuto.
<<Mi devi un taglio.>> asserì lei, secca, concisa. Si sbilanciò in avanti per avvicinarsi a me e con lo stiletto che scoprii essere molto affilato, mi tagliò sulla coscia ancor prima che io potessi registrare le sue parole e capire le sue intenzioni.
I miei polmoni si svuotarono per la sorpresa e il dolore. Lei passo il palmo della mano libera sulla ferita per vedere il suo operato, aveva inciso una “P” sulla mia gamba, l’iniziale del suo nome? Non si sarebbe accontentata di semplici tagli, voleva marchiarmi come un animale, voleva che io soffrissi era il suo obiettivo principale.
<<Vuoi continuare? Io sono disposta a rivelarti tutto quello che vorrai sapere, anzi, sai cosa ti dico? Se superi i 7 tagli potrei anche rivelarti il piano che ho in serbo per te!>>
“Stava mercanteggiando?” Ero veramente allibita.
Presi un profondo respiro, la gamba mi bruciava, avrei tanto voluto mettermi a piangere, avevo sentito troppo dolore fisico e psicologico nelle ultime ore.
“Dammi la forza!” Pregai un Dio nel quale mai avevo fatto affidamento fino a quel momento. Dovevo avere tutte le informazioni possibili, dovevo scoprire il motivo per il quale stavo patendo tutto quello, il perché dell’accanimento nei miei confronti.
<<Sei immortale? Hai detto che ti avevo rovinato i piani, ma tu sei qui, ed è umanamente impossibile.>> dovevo giocare bene le mie carte, sapevo di non poter resistere ancora per molto, quindi dovevo domandarle quello che per me era più importante, ed era utile conoscere i segreti del mio avversario, la sua attuale condizione per me era un mistero.
<<Sono qui com’era destino che fosse, di te non si può dire lo stesso>> disse sporgendosi in avanti puntando l’indice sulla mia fronte, per rimarcare il concetto <<con quella tua aria da santarellina e eterna insoddisfatta, nemmeno la volevi, figurati se la meritavi.>>
Modriam pareva deliziato del comportamento sadico della sua amante. Dio li fa e il diavolo li accoppia.
<<Non avresti mai dovuto essere immortale. Avevo un piano perfetto. Da quando mi era capitato tra le mani quel Grimorio, era spuntato fuori per caso, era tra i manoscritti che stavo studiando nell’aria riservata al Consiglio; ero giovane ma subito capii cosa avrei dovuto fare, e da quel momento tutto il mio operato aveva come unico scopo raggiungere il mio obiettivo.>> si perse nel racconto ed io non fiatai, non volevo si fermasse, anche se temevo di sapere quanto mi sarebbe costata quella informazione <<La guerra tra le razze, la strage di umani, erano temi sensibili a quelle sciocche del nostro “ex” clan.>> disse “ex” con tanta di quella soddisfazione che mi domandai quante di esse fossero morte per mano sua. Aveva sterminato la sua famiglia… mi venne in mente l’immagine di lei piena di sangue ma senza ferite, lì per lì non gli diedi peso, ma in quel momento capii, ed era atroce.
Ricordai anche quello che aveva detto su William, era tutta una recita, realizzai che c’era un'altra spiegazione a quello che avevo visto… ma ancora non capivo quale. Ero più che motivata a scoprirlo.
<<Le convinsi che il rituale era la soluzione adatta a tutti i nostri problemi, scegliendo un capo e rendendolo più potente di tutte le altre razze avremmo avuto un potere incontrastato, insinuai piano piano in loro l’idea finché un giorno accettarono. Ma all’epoca peccavo di superficialità, per me era scontato che la scelta sarebbe ricaduta su di me, ero giovane, il rituale comportava un dispendio di energie non indifferente, nessuna di loro sarebbe sopravvissuta, consumando l’energia gli anni le avrebbero raggiunte, ero anche molto dotata e avevo fame di conoscenza, non a caso ero la consigliera più giovane di tutti i tempi… invece no!>> Accompagnò le parole finali con un altro taglio, un’altra lettera, la “U”. Ma le sembrò poco, non era soddisfatta, la rabbia che serbava dentro di sé era troppa, oltre all’umiliazione e il dolore voleva di più <<Accendium focus na-ere kulit >> recitò quella che sembrò una formula magica nella lingua che avevo sentito nei sogni, procurandomi una bruciatura all’altezza del petto. Urlai disperatamente, sentivo la carne ardere, e l’odore era nauseabondo <<Meglio! Ma vuoi continuare “Alana”?>> non era mai un buon segno quando mi chiamava con quel nome, significava solo una cosa, che la rabbia era tornata a bussare alla sua porta, ed io ne avrei pagato le spese.
Avevo la vista annebbiata dal dolore ma mi feci coraggio, e annuii, non ero in grado di proferire parola. Ero certa che anche se avessi detto di no, mi avrebbe fatto male lo stesso, tanto valeva ricavarne qualche informazione.
<<Ok!>> replicò un po’ stupita ma compiaciuta <<Immagina allora il mio sconcerto quando hanno scelto di praticare il rito su una poppante che non aveva neanche idea di quanto fosse fortunata, che non capiva il dono che volevano farle, il ruolo che avrebbe investito era la carica più alta del nostro mondo>> disse con sdegno <<ed eri così sciocca da affidarti a me, come se fossi tua madre, mentre io l’unica cosa che avrei voluto era metterti le mani al collo e farti sparire per sempre.>> fece una pausa raccogliendo le idee <<Possedevi così tante abilità! Troppe e insolite per una strega. Per lungo tempo mi domandai come fosse possibile.>> stava per svelare un mistero che da qualche tempo volevo sapere, il perché io fossi speciale <<E avevo ragione, dipendeva dai geni di tuo padre. È stato difficile rintracciarlo per averne conferma e devo dire che quella sgualdrina di tua madre aveva veramente buon gusto, per uno così forse mi sarei fatta ammazzare anch’io.>>
Non sapevo niente della persona di cui parlava, mia madre, ma una parte di me lottava per uscire, voleva raccogliere quella provocazione, Alana si stava rivelando, una forza che ormai imparavo a conoscere si stava facendo largo in me e dovetti concentrarmi, mettere tutto l’impegno per non fare qualcosa di cui potessi pentirmi. Nuovi dubbi si erano insinuati nella mia mente, non conoscevo i miei genitori naturali in questa esistenza figuriamoci sapere qualcosa di quelli della mia prima incarnazione, chi era mio padre? Era ancora vivo o Petra parlava del passato? E cosa intendeva quando diceva che mi madre si era fatta ammazzare? Chi lo aveva fatto?
<<Hey! Concentrati, non ripeterò due volte.>> Petra esigeva attenzione <<Sai cosa hanno fatto quelle rimbambite? Avevi troppo potere e loro te ne hanno affidato ancora di più…>> erano passati un bel po’ di anni ed era evidente che ancora non riusciva a farsene una ragione <<così ho dovuto improvvisare, ti ho legata a me, la sera prima del rito…>>
Mentre lei parlava, delle immagini cominciarono ad affluire nella mia testa…
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro