Capitolo 6
Non capisco cose intende dire con quelle parole. -Scusa, noi ci conosciamo?-
-Ma come non ti ricordi?- Dice incazzato, poi continua con un po’ di ironia nella voce. -Mi hai buttato addosso il vassoio, oh, non dirmi che lo hai già dimenticato? Non sarò uno dei tanti vero? Chi è l’ultima persona che ha dovuto subire le disgrazie della tua distrazione?- Adesso mi fa davvero paura, è molto arrabbiato, e credo di non poter fare niente per calmarlo.
-Io, mi dispiace, non l’ho fatto intenzionalmente..-
-Certo che non l’hai fatto di tua spontanea volontà, come avresti potuto?- M’interrompe con un tono di sfida.
-Senti io volevo solo scusarmi, ma se non vuoi le mie scuse non me ne frega un cazzo, io ho già abbastanza problemi, non ho bisogno che tu mi venga a rompere in questo momento.- La rabbia mi esce tutta insieme, non riesco a controllarla, ma è così bello lasciarla uscire liberamente, almeno per una volta.
Il ragazzo non si lascia intimorire dalle mie parole, e continua a guardarmi fisso negli occhi, come se fosse una sfida a cui non poteva perdere per nessuna ragione. -E che me ne faccio io delle tue scuse? Non serviranno a restituirmi il lavoro.- Un lieve tentennamento, lui è consapevole che prendersela con me non serve a niente, ma ormai è troppo tardi per tornare indietro.
Dopo qualche secondo riesco a capire il significato delle sue parole, per un attimo mi sono lasciata trasportare dalle emozioni, in fondo è un ragazzo abbastanza carino. -Mi dispiace non potevo immaginare che ti avessero licenziato.-
Lui non sembrò reggere più le mie parole, era davvero arrabbiato. -Basta! Ti ho già detto che le tue scuse non servono a niente, smettila. Voglio solo che adesso tu mi lasci in pace.-
-Lasciarti in pace? Ma se non ti ho fatto niente, ti ricordo che sei stato tu a cominciare questa stupida discussione.- Perdo nuovamente a calma, non importa quanta pena possa provare per quel ragazzo, e come se fossi predisposta ad attaccarlo.
-Però sei stata tu quella che è arrivata dopo, io sono qui da prima di te.-
-Ma questo cosa dovrebbe significare? Questo è un locale pubblico, e io posso stare qui tutto il tempo che voglio.-
-Perché devi rovinarmi anche questo giornata?!- Mi urla in faccia. -Non ti è bastato quello che hai fatto ieri?-
-Quante volte devo ripeterti che è stato un incidente? Non avevo intenzione di rovinarti la giornata!- Gli rispondo anch’io urlando. In quel momento il barista, cioè a Fabio, si avvicina a noi e ci intima di uscire. Io non ho voglia di uscire dal locale per colpa di quello stronzo, e nemmeno lui ne ha intenzione.
-Diego, Camilla, se non uscite all’istante da qui, sarò costretto a chiamare la polizia.- Quella frase ha l’effetto sperato. Ci alziamo all’istante e uno dietro l’altro, guardati da tutti, ci dirigiamo velocemente verso l’uscita posteriore.
Il vicolo dove ci ritroviamo è stretto è buoi, a malapena arriva la luce di qualche lampione a illuminare debolmente la via. Il viso di Diego è stanco, non credo che sia stata una giornata facile per lui, come non lo è stata per me, forse ho sbagliato a comportarmi in quel modo. -Mi dispiace per quello che ti ho detto prima, non era mia intenzione peggiorare la situazione.-
-No, scusami tu, ti stavi solo difendendo, sono stato io ad attaccarti in quel modo, non dovevo farlo, in fondo non è stata colpa tua.- Non riesco a credere alle sue parole, non mi sarei mai potuta aspettare che cambiasse atteggiamento così, da un momento all’altro.
-Che ne dici di dimenticare tutto è lasciarci questa serata alle spalle?- Questa è la mia prima offerta di pace della serata, non ne farò altro, quindi è meglio che non ti abitui Diego.
-Dico che è un’ottima idea.- A questo punta gli spunta un sorriso in faccia. È a dir poco fantastico.
-Bene. Comunque io ho ancora bisogno di bere, che ne dici di andare a prendere qualcosa?-
-Guido io.- Risponde subito. -Direi che sono molto più lucido di te.-
-Fammi strada.-
Decappottabile nera di seconda mano, presumibilmente. È abbastanza mal ridotta, ma di certo cammina ancora, ed è all’altezza di qualsiasi altro mezzo di trasporto, ha solo qualche piccola ammaccatura, e andrebbe riverniciata, ma a parte questo, a giudicare dal rumore positivo del motore, è un ottimo veicolo. -Allora, da quanto hai questa macchina?- direi proprio che gli argomenti a mia disposizione sono molto scarsi.
-Qualche anno, in pratica da quando ho la patente, l’ho comprata ad un vecchio amico. Non mi ha mai deluso.- Non riesco a capire se l’ultima frase l’abbia detta per rincuorare me o se stesso, ma non me ne preoccupo più di tanto.
-Sembra davvero un’ottima macchina.- Faccio una pausa aspettando che continui a parlare, ma non lo fa. -Adesso puoi dirmi dove stiamo andando, o continui a rimanere dell’idea che deve essere una sorpresa?-
-La seconda, anche se posso giurare che tu non sia mai stato nel posto in cui ti sto portando.-
-Stai scherzando vero? Nell’ultimo periodo o girato praticamente ogni locale della città, è impossibile che non ci sia stata.- Le sue parole mi sembrano così distanti dalla realtà, eppure per qualche starna ragione spero davvero di non essere mai stata nel suddetto posto, così potrei ricordarmelo in un modo carino, spensierato, e non perché avevo solo bisogno di bere un po’ per affogare i dispiaceri nell’alcool e dimenticare i brutti momenti della mia breve vita.
-Stai a vedere.- Risponde semplicemente lui, è molto sicuro di sé, almeno lo è in questo caso.
Il locale è quasi fuori città, in periferia. Se devo dire la verità non ci sono sicuramente mai stata qui, ne in questo quartiere, Diego aveva proprio ragione. Dopo qualche isolato ferma la macchina, a quel punto scendo impaziente, ho proprio bisogno di qualcosa, saranno almeno venti minuti che non bevo qualcosa e sto cominciando a diventare lucida. Sono quasi le undici, è ancora troppo presto, non posso già essere così sobria a quest’ora, ho bisogno di qualcosa che mi annebbi la mente e che mi faccia dimenticare il motivo per il quale in questo periodo bevo così spesso.
Il locale è quasi vuoto, c’è solo qualche persona al bancone e qualcuno sui tavoli. Ci sarebbe voluto poco per riempire l’ambiente perché lo spazio è molto angusto, infatti è arduo riuscire a raggiungere uno spazio un po’ isolato, non ho alcuno voglia che qualcuno mi stia a sentire quando comincio a parlare dei miei problemi quando non posso controllarmi.
Fortunatamente Diego lascia scegliere a me il tavolo più lontano, e una volta seduti ordina qualcosa, non capisco bene cosa dice, ma non fa molta differenza quindi va bene.
Dopo qualche bicchiere non riesco già a capire cosa stia succedendo, è una bella sensazione. Ogni problema sparisce, anche se solo momentaneamente, non sento più il bisogno di controllare ogni cosa della mia vita, di tenere tutto sotto controllo, mi sento libera, me stessa. Questi sono gli unici momenti in cui, anche se sembra che posso dire o fare qualcosa che normalmente non direi o non farei, in realtà faccio quello che non ho mai il coraggio di fare, quello che vorrei, e che dovrei fare, ma che non faccio. È questo il motivo per cui ogni tanto ho bisogno di bere, e farlo con uno sconosciuto non mi preoccupa, forse lo dico solo perché Diego sembra diverso, ma che importa, meglio godersi il momento senza pensarci troppo, giusto?
-Allora Diego parlami un po’ di te. Cosa fai nel tempo libero? Lavori per studiare o solo perché non hai nient’altro da fare.- È ovvio che sono sbronza da far paura. Poi però un attimo di lucidità. -Per caso hai la ragazza?-
Stanchezza. Mi è crollata tutta addosso, ora che però mi sento più comoda tutto sembra alleggerirsi, riapro gli occhi e mi ritrovo nella macchina di Diego, che al momento è in movimento, non riconosco il posto in cui siamo in questo momento. Guardo l’orario, sono le due e dieci, abbiamo fatto molto tardi a quanto pare, ma dove stiamo andand..?
Mi ero addormentata, riapro gli occhi e sono già le due e venti, stiamo andando a casa sua? Perché lui non sa dove abito quindi non vedo come dovremmo fare ad arrivare a...
Lì riapro ancora una volta, questa sembra quella decisiva, sono le due e venti, guardo fuori dal finestrino e riconosco la strada di casa mia, è proprio in questo momento che Diego ferma l’auto.
Sceso dalla macchina, lo vedo fare il giro, raggiungere il mio lato, aprire la portiera e prendermi in braccio. In qualche modo, forse gli ho dato le chiavi, riesce ad entrare in casa. Mi porta su per le scale fino alla mia stanza, prima di quel momento non mi ero accorta della sua forza, riesce infatti a portarmi su senza alcuno sforzo. Entrando nella stanza mi posa delicatamente nel letto. Immediatamente ringrazio il cielo che i miei tornino domani, altrimenti non saprei proprio come fare.
Lo vedo guardarsi attorno sorpreso, non sembra che si aspettasse una stanza così.. semplice, forse credeva che io fossi più viziata e capricciosa, non so.
Uno strano sentimento mi pervade all’improvviso, appena noto che sta per andarsene, qualcosa mi dice che non posso lasciarglielo fare. Sento come il bisogno di averlo vicino, anche se non lo conosco quasi per niente, non voglio lasciarlo andare. Raduno tutte le forze rimaste e mi alzo, ma non sembrano bastare, la testa mi gira, sto per cadere. Diego se ne accorge, mi raggiunge in tempo per prendermi al volo. Uno strano calore allora mi avvolge, c’è qualcosa in lui che mi attrae, e che mi spinge a fare cose che con nessun altro mi permetterei mai di fare, forse , però, è anche grazie all’alcool se mi sento più libera di fare certe cose.
Mi guarda stranito, probabilmente non capisce perché l’ho fatto, o crede solo che sia l’alcool, è magari è così, ma di certo non è l’unico motivo. Essere ubriaca mi ha solo spinta a fare qualcosa che sicuramente da sobria non avrei avuto il coraggio di fare. Comincio a pensare di provare qualcosa per lui, qualcosa che non può essere paragonato al mio amore per Marco, almeno non ancora.
Lo sguardo mi cade in quei suoi occhi verdi, per un istante, che sembra durare all’infinito, ci guardiamo, l’uno negli occhi dell’altro. Non mi è mai capita una cosa del genere con un ragazzo, soprattutto con uno che non conosco, ma lui è dissimile da chiunque io abbia mai potuto pensare di comprendere. Diego è un ragazzo speciale, e non posso permettermi di lasciarmelo sfuggire, devo fare qualcosa.
Improvvisamente, quando i nostri sguardi si spezzano, sento come un vuoto, un vuoto che ha bisogno di essere colmato il prima possibile. Sento una nuova necessità adesso, voglio baciarlo.
Lui, però, non può sapere ciò che voglio, per questo comincia a riportarmi nuovamente verso il mio letto. È un bravo ragazzo, uno di quelli che non si approfitta delle ragazze ubriache, che in questo caso sarei io. Sta di fatto che non ho intenzione di mollare, devo pur tentare, magari anche lui prova qualcosa per me. Se non provo non lo scoprirò mai.
Non gli do nemmeno il tempo di capire cosa sta per capitargli che mi butto addosso a lui, nel vero senso della parola. Riesco a raggiungere le sue labbra, sono così calde e assetate. A quel punto scatta la seconda fase del piano, cercare di fargli capire il mio desiderio di lui, cosa che a quanto pare avevo fin dal momento in cui l’avevo visto al bar, solo che non me n’ero accorta. La cosa non risulta complicata, perché riesco a cogliere il suo di desiderio, anche lui non aspettava altro che baciarmi, ma da quale bravo ragazzo che è non lo aveva fatto, almeno finché non ho fatto la prima mossa.
Il mio desiderio di averlo, però, non si è concluso tutto lì, lo voglio. Voglio Diego, ora, adesso, qui.
Quale momento è migliore di questo?
Non ho intenzione di smettere di baciarlo, è una cosa inconcepibile per me. Lentamente ci spostiamo, verso il mio letto, poi una piccola spinta e vi cadiamo sopra a peso morto. Una strana euforia mi pervade, non so per quale motivo, se a causa dell’alcool o per quello che stavo per fare.
Le nostre labbra, che continuano ad essere unite in un vortice di nuove emozioni, riescono a placare solo una parte del desiderio che ho. Cerco di far capire a Diego quello che voglio da lui, ma dato che non si muove, decido di fare io il primo passo. Tento di sfilargli i pantaloni, ma le forze non mi aiutano, così opto per la maglietta, che si toglie facilmente, e mi mostra i suoi addominali scolpiti, i suoi pettorali. Non riesco a fermarmi, non voglio farlo. Passo al mio vestitino, che, però, è troppo difficile da togliere in quel modo, così lo strappo. Non penso alle conseguenze in quel momento, voglio solo soddisfare il mio desiderio di Diego. Quando rimango quasi del tutto nuda, però, c’è qualcosa che mi sorprende, Diego non sembra essere eccitato come mi aspettavo, magari lo è, ma cerca di mascheralo, non vuole abusare di me. Tenta quasi di respingermi, non perché non mi desideri, perché sento benissimo il suo desiderio di me, ed è questo che ho intenzione di sfruttare se voglio ottenere quello per cui sto lottando. Continuiamo a baciarci, nonostante tutto, nonostante si senta in dovere di respingermi. Capisco perfettamente il perché, baciarsi è una cosa, ma fare sesso un’altra, e lui non vuole andare oltre, cioè, in realtà lo vuole, ma non ha intenzione di farlo quando posso non essere nel pieno del mio controllo. Almeno di una cosa gli sono grata, non smette di baciarmi, non so cosa potrei fare se decidesse di fermarsi.
L’unica cosa che non mi sarei aspettata, e che mai avrei voluto capitasse, però, capita. Mi stacco da lui, non perché non senta più il bisogno di lui, ma a causa della stanchezza, che all’improvviso mi crolla tutta addosso. E senza avere un solo secondo per accertarmi che Diego sia ancora al mio fianco, cado in un profondo sonno.
Una luce mi arriva fino agli occhi, è già mattina. Non voglio aprire gli occhi, mi sento così bene, così comoda. Un odore, di alcool arriva al mio naso, che mi spinge quasi ad aprire gli occhi, quasi. Percepisco quindi altri odori, un po’ di fumo, deodorante, e una colonia maschile?
A questo punto non posso più tenere gli occhi chiusi. Saltò giù dal letto, contemporaneamente apro gli occhi e finalmente riesco a dare un giustificazione ad ogni cosa.
-Cosa ci fai qui?- Grido al ragazzo che dorme sopra al mio letto.
-Cosa?- È confuso, evidentemente è ancora nel mondo dei sogni. -Che succede?- A quel punto mi vede, e sembra capire. -Camilla..-
-Sì, sono io, ma tu cosa ci fai nel mio letto?- Non avremo mica..? Non ho nemmeno il coraggio di pensarlo, che codarda. Eppure non è una cosa tanto grave, io non sono fidanzata, ho diciassette anni, e lui è un ragazzo così.. così..
-Non ti ricordi?- Il suo volto diventa improvvisamente deluso, evidentemente sperava che.. già cosa sperava?
-Cosa dovrei ricordare?- Non ci capisco più niente, ma ho bisogno di sapere, non posso più rimanere con questo dubbio. -Per caso, noi abbiamo..?- Non riesco a pensarlo, figuriamoci a dirlo.
-No, non è successo niente.- La sua voce è sincera, ma riesco a sentire che ne è dispiaciuto. -Ti ho solo accompagnata perché non riuscivi a reggerti in piedi. Poi sono crollato anch’io, evidentemente ero più stanco del previsto.-
Non so se essere sollevata o delusa, la confusione regna sovrana nella mia testa, e purtroppo non posso farci niente. -Bene.- Dico solo, non so che altro aggiungere, e credo che anche lui l’abbia capito, forse ha anche compreso il perché.
D’un tratto ricordo che i miei dovevano tornare questa mattina. -Oh mio Dio. A quest’ora i miei genitori potrebbero essere già tornati, devi andartene subito.-
-Non preoccuparti, non ho sentito nessuno.- Cerca di rassicurarmi, ma così peggiora solo la situazione.
-Che significa questo? Eri sveglio?- Mi fa cenno di sì, allora non capisco. -Allora perché non te ne sei andato?-
-Beh, è semplice, volevo prima salutarti.- Scherza lui, ma notando che non sono in vena di stupidaggini, si fa subito serio. -Ti sei addormentata, diciamo, sopra di me, e non volevo svegliarti, perciò ho preferito aspettare, comunque sei carina quando dormi, sembri così indifesa.- Dopo quell’affermazione non potevo far altro che arrossire.
-D’accordo, non mi interessa, adesso è meglio che tu vada.- Cerco di essere convincente.
Diego non dice niente semplicemente si alza e a quel punto noto che non ha la maglietta, vedo il suo corpo e uno strano senso di desiderio mi invade. Notando solo adesso che sono praticamente nuda, solo in reggiseno e mutande, mi preoccupo. -Non avevi detto che non è successo niente?-
-Ed è così.- Afferma convinto, avvicinandosi sempre di più a me. -Devi credermi.- Sembra quasi una supplica. Continua ad avvicinarsi, sono quasi sicura che stia per baciarmi, quando si allontana di scatto. Per un attimo ho anche desiderato che lo facesse.
-Ti credo.-
Una volta rivestito, e dopo che anche io ho messo qualcosa di adeguato addosso, lo accompagno verso la porta del retro. Prima di lasciarlo andare mi metto in punta di piedi e gli do un bacio sulla guancia. -Grazie.-
-Ci vediamo, dolce Camilla.-
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