Capitolo 1
Luci. Suoni. Canzoni. Persone che passeggiano. Abbracciate. O per mano.
Ho sempre adorato fare compere con le mie amiche, o come dicono gli inglesi shopping, che secondo me suona anche meglio. Quando tutti dicono che le ragazze adorano fare shopping, io penso sempre che non sono così, poi arrivano le vacanze natalizie e ho bisogno di comprare qualcosa di nuovo da mettere per le feste, e non mi accorgo nemmeno del tempo che passa. Non mi accorgo mai che è una cosa naturale per noi ragazze, almeno per la maggior parte di noi. Da piccole chiediamo giochi, bambole o viaggi, poi, arrivate ad una certa età solo vestiti, scarpe, borse, bracciali, collane, orecchini. Quanto siamo superficiali.
Quel giorno stavo facendo quell' "esperienza" per dimenticare. Non so se tutti quelli che dicono dimenticare intendono dimenticare un ragazzo, comunque io mi riferisco a questo. Fare compere mi fa dimenticare tutto, ogni pensiero passa in secondo piano, un toccasana per il mal d'amore. Solo per uno bastardo che prima ti dice di amarti e poi ti scarica su due piedi per un'altra, mi dispiace per quella nuova, io ho provato ad avvertirla, ma lei ha pensato che fossi gelosa. Che persone strane vero? Okay, adesso si potrebbe pensare che sono davvero gelosa, e magari è un po' vero, lo so, ma che ci posso fare? Dopo due settimane di corteggiamento, per dire ovviamente, e altre due di stare insieme ogni attimo libero, comincio a provare qualcosa. Noi ragazze non siamo bambole da poter buttare quando si vuole, abbiamo dei sentimenti anche noi, non siamo dei robot. Basta. Sto perdendo il controllo, mi arrabbio sempre per queste cose, sto provando a migliorare, a cambiare questo mio atteggiamento, ma quando mi trattano così, quando ci trattano così, non ci riesco, esplodo.
Scontro. La persona che mi era venuta addosso, o forse sono stata io ad andare addosso a lei, mi aveva retto per un braccio, altrimenti sarei caduta sicuramente a terra, e a qual punto una figuraccia colossale mi avrebbe fatto sprofondare nella disperazione. Fui fortunata, in fondo.
Davanti a me un ragazzo alto, esile ma slanciato, muscoloso e abbronzato, mi guardava stupito. Quant'era carino, con i suoi occhi verdi e i capelli scuri con un taglio alla Justin Bieber, non mi sono mai piaciuti i ragazzi con i capelli come quello stupido cantante, ma in quel momento non mi importava, quel ragazzo era diverso. Il nostro incontro, o forse dovrei dire scontro, probabilmente casuale, è stato incredibile. Un segno del destino? E chi lo sa, sta il fatto che sono molto emozionata per tutto questo, provare un sentimento per un ragazzo nel giro di qualche secondo, solitamente definito amore a prima vista, per me forse era solo una cotta dovuta alla sua incredibile bellezza. Magari non era solo per questo, magari poteva diventare qualcosa, un modo più che perfetto per risolvere i miei problemi d'amore. Solo che non riuscivo a credere che potesse capitare proprio a me, non riuscivo ad essere positiva, almeno non più dopo tutte le delusioni che avevo avuto, eppure c'era qualcosa che mi faceva sperare, qualcosa di lui mi dava sicurezza.
Dopo qualche secondo, notando che non parlavo e che me ne stavo lì senza muovermi, lui staccò la sua mano dal mio braccio, e la lasciò cadere lungo il corpo. -Mi dispiace, non volevo, ti sei fatta male?- chè voce, rispecchiava tutto di lui, la sua gentilezza, il suo buon cuore, la sua intelligenza, il suo carisma.
-No, è tutto a posto. Comunque non ti dovresti scusare, è stata anche colpa mia. Ero persa nei miei pensieri, scusami.- Non potevo fare a meno di guardarlo con occhi innamoratati, chissà se se n'era accorto.
-Okay, basta con le scuse.- Una breve pausa e continuò.- Anch'io sto sempre immerso nei miei pensieri, se vuoi ti offro qualcosa per sdebitarmi.- Fece quindi un sorriso a trentadue denti, fantastico non potevo credere di poter vedere uno spettacolo del genere. Avrei potuto guardarlo all'infinito.
-Anche se non capisco di cosa ti devi sdebitare, accetto.- La mia voce uscì come un sussurro, ero esageratamente emozionata, non potevo rifiutare, era quello che mi serviva, quello che aspettavo.
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