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"PRIMA VOLTA"

LIDJA

Entrammo nella scuola e mi spaventai solo ad oltrepassare la soglia, era brutta. Sopratutto i bagni, solo a vedere le turche mi veniva da vomitare.
Diciamo che non ero molto abituata.

La preside, dai lunghi capelli bianchi, continuava a parlare con il prof e a raccontargli tutti i progetti che la scuola stava intraprendendo.
Da quello che vedevo tutti quei progetti non servivano a molto. Era così in tutte le scuole, a me dava assai fastidio.
Perché illudere così?
Io ero stata abituata benissimo. Quando ero ancora al circo mia nonna mi faceva da insegnate mentre ora mi educava il prof. 
In realtà non avevo mai studiato in una vera "scuola".

Entrammo in una classe... era la 3D, quella che sarebbe diventata la nostra classe.

Era spaziosa, con due lavagne e tre grossi finestroni, il muro in fondo alla stanza era pieno di cartelloni e in quello opposto sostava la scrivania e le lavagne: una nera a quadretti, l'altra era una lavagna bianca che fungeva anche come video-proiettore.
Nella parete che affiancava la porta era presente un lungo appendiabiti di ferro.

I banchi erano anti- sismici sarebbero dovuti essere nuovi ma evidentemente gli studenti li avevano rovinati, erano pieni di buchetti e scritte e curiosa come ero guardai anche sotto i banchi. Non avrei dovuto... mi si rivoltò lo stomaco.
Era pieno di cicche. Che orrore!

Anche Sofia aveva una faccia un pò spaventata ma la rassicurai con un sorriso che ricambiò immediatamente.
Non stavo più ascoltando la preside fino a quando non mi rivolse la parola.
<<Bene ragazze, ora siete della nostra scuola. Benvenute! Spero vi sia piaciuta e spero che passiate il resto  dell'anno il più felicemente possibile... d'ora in poi questa sarà la vostra classe e da domani potrete frequentare le lezioni>> poi rivolgendosi al prof disse <<Con lei ci rivedremo domani per finire l'iscrizione dei vostri figli... ora scusate ma devo proprio andare, il lavoro mi aspetta!>>

Erano le quattro. La preside ci aveva detto che potevamo rivisitare la scuola e vedere quello che volevamo, ma io avevo già visto abbastanza, mi girava la testa da quanto ero agitata.

Andammo alla biblioteca comunale per fare delle ricerche. Entrammo e chiedemmo dove avremmo potuto farle. Ci accolse una ragazza giovane, alta e magra con grandi occhi marroni e capelli lunghi, lisci e bruni.
<<Salve io sono Carlotta, potete fare le vostre ricerche in quella stanza, proprio dall'entrata. Se avete bisogno io sono qui>>
<<Grazie mille. Molto gentile>> rispose il professore con il suo solito tono da gentleman.

Non mi ero accorta di quello spazio.
Appena entrati dalla porta, girando a destra c'era un grosso tavolo con almeno cinque sedie e tre computer. Ma il prof aveva il suo e iniziammo a cercare la nostra draconiana.

Dopo due ore di insuccesso totale la porta della biblioteca si aprì ed entrò una ragazza.
Capelli bruni, lunghi e lisci che le arrivavano all'altezza della parte alta dei fianchi, carnagione chiara ma ancora leggermente abbronzata dall'estate. In jeans e parka blu. Portava con se uno zaino dell' eastpak sempre blu. Aveva in mano un libro.
Ci superò senza neanche accorgersi che eravamo lì e quindi non riuscii a guardarla in faccia.

Si avviò dal bancone dove c'era Carlotta che la salutò con calore vedendola arrivare <<Ciao!>>
<<Ciao!>> rispose.

La sua voce era delicata e timida, si vedeva che era una che non voleva farsi vedere o attirare l'attenzione.
<<Devo restituirvi questo libro e vorrei portarne via un altro. Posso?>>
<<Certo, i libri sono qui per questo!>> si mise a ridere e anche la ragazza la seguì a ruota.
<<Leggi davvero tanto, l'avevi preso due giorni fa questo libro!>>
<<Lo so, ma è davvero bello! Lo devi consigliare a tutti!>>

La vidi che si avviava tra gli scaffali di libri. Senza esitazione come se sapesse già dove andare. Come se conoscesse a memoria quel posto.
Mi girai verso il prof e Sofia che erano alla mia sinistra.
Guardavano anche loro concentrati ad ascoltare ciò che si diceva dal bancone
<<E' possibile che sia lei ?>>chiesi
<<Possibilissimo...>> mi rispose il professore sussurrando.
<<Sento qualcosa...>> sussurrò Sofia.

Sofia era attonita, l'avevamo trovata! Forse... me lo sentivo. Era lei.
Dopo cinque minuti tornò dal bancone e disse
<<Ho scelto questi tre>>
<<Okay, aspetta e firma qua>>
Firmò e poi salutando si avviò verso l'uscita.
Si accorse di noi, ci guardò e ci sorrise. Un sorriso bellissimo.
Lei era bella. Aveva qualcosa di speciale, di nascosto e prezioso.

Innocente, educata, solare, dolce, timida, insicura. E anche fisicamente era bella. Era muscolosa, ma minuta allo stesso tempo. Allenata ed energica.
Perfetta.
Occhi verdi con delle piccole sfumature di marrone e... giallo? Ma il suo sguardo mi stupì, era così aperto e sincero, sembrava una che voleva bene a tutti, ci aveva regalato il suo sorriso anche se non avevamo fatto niente.
Mi sentii piccola sotto il suo sguardo ma anche confortata.
Nessuno di noi era così, avevamo tutti una vita frastagliata e tormentata.
Lei no, viveva felice nel suo paesino. Diversa da noi altri, questo mi faceva strano.

Uscì  dalla biblioteca e noi non dicemmo niente, guardavamo la porta che si era chiusa a bocca aperta.
Era lei ne ero sicura.

FABIO

Ormai avevo perso la cognizione del tempo, era da un'eternità che stavo seduto lì.
Due, tre, quattro o cinque ore... non lo sapevo.
Sapevo solo che mi alzai e mi sgranchii le gambe.

Feci un giro della piazza e poi un altro. Controllai nella tasca, avevo dieci euro e avevo fame, moltissima fame.
Entrai nel bar di quella piazza e comprai un cappuccino sempre con la musica nelle orecchie, erano le tre... era da quattro ore stavo in quella maledetta piazza e quella ragazzina non si era fatta ancora vedere!
Che rabbia!

Vedevo la commessa che mi guardava storta ma non ci badavo... poi dalla porta entrò un ragazzo, più o meno della mia età, magro e alto, capelli biondi cenere e occhi marroni.
Bello. Era vestito con jeans strappati, t-shirt con maniche corte di colore bianco, felpa aperta nera e un cappellino nero messo al contrario. Diciamocelo, a prima vista sembrava un tizio poco raccomandabile.

<<Ciao, vorrei un caffè...>>
<<Subito!>> rispose la commessa.

Il Tizio si girò verso di me e mi fissò. Si avvicinò e si sedette davanti a me.

<<Ciao amico, sei nuovo di Santa?>>
<<Sì>>
<<Piacere sono Cristiano. E tu?>>
<<Perché mi dovrei fidare?>> lo guardai male, con la mia solita occhiataccia e intanto bevvi un pò di cappuccino. Ero nervoso, ero stanco e scocciato. La mia parte irascibile si stava facendo sentire.
<<Non lo so amico... era solo per darti il benvenuto. Mica ti faccio male.>>
<<Se non la smetti ti faccio del male io>>

Non avevo ancora risolto il problema della rabbia.
Non riuscivo a controllarmi, vinceva sempre lei, incondizionatamente e io ormai avevo mollato la spugna sul fatto di riuscire a vincerla.
Ci avevo provato, ma questo mi metteva le mani nel sangue... ma chi era? Chi lo conosceva? Non si accorgeva del fatto che non avessi voglia di parlare? E poi perché voleva conoscere me? Forse sperava che avessi qualche soldo per le sigarette...

<<Calmati amico... non ti agitare, okay?>>
<<Cosa vuoi?>> gli risposi
<<Niente è che mi annoiavo... hai da accendere?>>
<<Scusa ma quanti anni hai ?>>
<<Quindici>>
<<E fumi a quindici anni?>>
<<Sì>>
<<Ma non ti vergogni ? Io mi vergognerei...>>

Odiavo la gente che fumava perché anche mio padre fumava in casa, prima che se ne fosse andato. Quindi era un motivo in più per non sopportare quel tipo. Non odiavo le persone ma era il gesto che mi irritava, non ne potevo nulla.

<<Mi stai facendo la predica?>>
<<Dico solo che mi vergognerei >>
<<Sono solo un pò depresso... e poi nel mio gruppo abbiamo tutti lo stesso problema. E riusciamo solo a pensare a qualcos'altro fumando. Sono i fatti che mi hanno indotto a ciò... e poi se smetto sembrerò lo sfigato di turno che ha paura di fumare.>> disse buttando fuori dalla bocca le parole come una fontana.

<<Comunque io sono Fabio>> non mi costava niente dirgli il mio nome. Lo capivo, gli era successo qualcosa di brutto e l'unico modo per sfogarsi era fare così. Non ne concepivo il senso ma  aveva tutto il diritto di fare quello che voleva. Aveva la faccia di uno che aveva solo bisogno di parlare, quindi perché essere così crudele?

Lunatico? Nah...

Io mi arrabbiavo, lui fumava. Ecco tutto.

<<Da dove vieni?>>
<<Da Roma... te? Hai sempre vissuto qua?>>
<<Io sì, tu non mi sembri italiano. Da dove vieni, veramente?>>
<<Dall'Ungheria>>
<<Ah... >>
<<Vai al Liceo?>>chiesi
<<Sì ma oggi sono uscito prima. >>

Mi stavo annoiando anch'io, lui era uno svago, tanto non ci saremmo più visti... tanto valeva fare due chiacchiere.
Ma in quel momento entrarono tre persone... due ragazze e un ragazzo.

Una aveva i capelli scuri come la pece con occhi grigi, pelle bianca, magra, collo flessuoso. Bellissima.
L'altra era bionda con occhi azzurri, magra alta un pò svestita. Anche lei bellissima.
Il ragazzo invece sembrava un fotomodello. Lineamenti perfetti, capelli a ciuffo bruni e occhi marroni, ma di un marrone profondo.

Mi chiesi se in quella città ci fosse qualcuno di non propriamente bello.

Una ragazza mi si avvicinò e mi si sedette sulle gambe
<<Ehi ciao! E tu chi saresti? Io sono Sara>> era la bionda che parlava.

Rimasi spiazzato.

<<Lui è Fabio>> rispose Cristiano al posto mio.

<<Beh, noi dovremmo andare, se vuoi puoi venire anche te Fabio. Ah... scusa. Io sono Cassandra e lui è Tommaso.>> disse la scura.

<<No grazie, preferisco di no.>> feci scendere dalla mie gambe Sara che sembrava stizzita. E non ero neanche uscito dal bar che, Sara e Tommaso , Cassandra e Cristiano avevano già iniziato a baciarsi appassionatamente.

Non volevo avere a che fare con gente simile, soprattutto non con l'immagine di Sofia che continuava a fare capolino dietro le mie palpebre. Mi mancava.

Uscii quasi di corsa.
Aprii la porta e senza guardarmi in giro scesi lo scalino e per sbaglio andai addosso a una ragazza.
Aveva le cuffie bianche nelle orecchie, in mano aveva tre libri e camminava veloce.

I capelli bruni lisci le ricadevano leggeri sugli occhi verdi. Il naso piccolo e all'insù era arrossato evidentemente aveva un pò di raffreddore. Era magra ma muscolosa, si vedeva che era allenata. Indossava dei blue jeans normali e un parka dello stesso colore.

La scontrai per sbaglio e le feci cadere i libri di mano e le cuffiette dalla orecchie :

<<Scusami tanto, non ti avevo vista>>
Poi mi guardò e io capii tutto.
Era lei.
<<Stai tranquillo non fa niente. Sono io che sono un pò sbadata.>> mi sorrise.

Un sorriso fantastico e sincero.
Ero esterrefatto. Si vedeva che era una ragazza intelligente e furba, pronta a scattare in caso di pericolo.
Il mio sesto senso e il mio istinto mi dicevano questo.

L'aiutai a raccogliere i libri e vidi che erano della biblioteca : Red, Blue, Green. Una trilogia.
<<Grazie, spero di non averti fatto male>> mi disse sorridendomi e osservandomi con quegli occhioni verdi.
<<Spero di non avertene fatto io>> si mise a ridere. Una risata silenziosa come se avesse paura di fare troppo rumore.
<<Okay>>dissi un pò intontito

Mi guardò ancora per un attimo

<<Okay...>> mi rispose. Si avviò per il viale.

Mi aveva spiazzato... me la immaginavo diversa... più docile. Invece mi sembrava una combattiva e non facilmente arrendevole, testarda ma furba e intelligente, ma molto timida... molto ma molto timida. Non riuscii più a togliermela dalla testa.

#angoloautrice:Eccomi! Che ne pensate di Adele? Vi piace? E Cristiano avrà qualche ruolo nella storia? Al prossimo capitolo  <3

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