Capitolo 1
Apro gli occhi infastidita dalla luce del sole che mi batte in viso. Focalizzo la stanza e la riconosco: sono ormai cinque giorni che siamo in questo villaggio, a dire il vero fantastico, e sto iniziando ad abituarmi. Guardo l'orologio appeso al muro di quella che è la mia camera e noto che sono le undici del mattino. Di solito mamma mi sveglia sempre verso le otto e mezza per andare a fare colazione, visti gli orari rigidi del ristorante, però ieri sera abbiamo fatto tardi.. Magari mi hanno lasciata riposare...
Mi alzo e grido -Mammaaa!- ma non mi risponde nessuno, probabilmente saranno al mare. Vado in bagno e mi rinfresco un po'. Esco e vado nel piccolo salottino per bere un po' d'acqua e mi accorgo che sul tavolo c'è un biglietto con scritto il mio nome: Miranda.
Lo prendo e riconosco la calligrafia di mia madre.
"Cara Miranda,
Scusaci se non ti abbiamo avvisata prima, ma io e Michele siamo andati via. Non possiamo portarti con noi, ormai sei grande e in grado di vivere la tua vita anche da sola. Non cercarci e non provare a contattarci. Per esserne più sicuri abbiamo preso il tuo cellulare.
Addio,
Mamma."
Non riuscivo a crederci. Mi avevano abbandonata. Mi avevano abbandonata a soli diciassette anni in un posto sconosciuto. Come cazzo hanno fatto? Come hanno potuto? Non conto davvero nulla per loro?
Senza pensarci un attimo indosso velocemente un costume ed un paio di pantaloncini e corro alla Reception.
Entro e una donna sui cinquant'anni mi sorride.
-Buongiorno, posso avere un informazione?- chiedo.
-Certo- dice lei cordialmente.
-La signora Corte è andata via?- vado dritta al punto.
-Tu devi essere Miranda.- dice la signora. Io annuisco ma la guardo in attesa di spiegazioni.
-Tua madre ci ha spiegato che, per motivi di lavoro, sono andati via ma che tu saresti rimasta fino alla fine della permanenza.- spiega.
-Ma non è possibile! Mia madre mi ha abbandonata. Non so dove andare non appena scaduti i giorni di permanenza e non ho un soldo con me! Neppure il cellulare!- grido e lei, alzandosi, mi porge un cellulare e due numeri telefonici. Sono quelli di mia madre e di Michele.
Chiamo subito mamma ma dice che il numero é inesistente.
Quello di Michele squilla...
-Pronto?- risonde.
-Michele, ma che cazzo!- sbraito.
-Miranda, siamo stati abbastanza chiari. Non ti vogliamo tra i piedi.- esclama.
-Mia madre non mi abbandonerebbe mai- dico con un filo di voce.
-Invece si! Non sopporta più di vederti perché le ricordi il suo defunto marito. Sei tu la causa della sua depressione. Devi stare lontana da lei e anche da me.- urla e io scoppio a piangere.
-Non rompere i coglioni!- dice e attacca.
Provo a richiamare ma ha spento il cellulare. Mi asciugo le lacrime e vado dalla signora.
-Mi hanno lasciata qui!- dico con voce tremante. La donna mi guarda, gli occhi pieni di compassione e le labbra strette in una linea retta.
-Va a parlare con il direttore. È al ristorante a discutere con Antonio.- dice e io annuisco e vado via.
Percorro a passo svelto quella strada che ho imparato a conoscere. So che tutto questo è stata opera di Michele, non siamo mai andati d'accordo.
Lui è dentro la testa di mia madre ormai e la usa a suo piacimento. Io ho sempre cercato di farla ragionare e lui ha iniziato ad odiarmi ma non avrei mai pensato che potesse arrivare a tanto. Credevo che mia madre mi amasse, nonostante tutto.
Mi asciugo una lacrima che riga il mio viso ed entro nel ristorante. Vedo il direttore parlare con Antonio, per abbreviare Tony, il maître del ristorante, e mi avvicino incurante del discorso che stanno facendo.
Si voltano a guardarmi.
-Miranda, non è il momento principessa- dice Tony sorridendomi dolcemente. Mi ha sempre trattata bene, fin da quando sono arrivata. Penso abbia un debole per me, anche se mi dispiace per lui visto che abbiamo undici anni di differenza. E poi io lo vedo come un fratello maggiore e non come altro.
-Devo parlare con lei direttore- dico ignorando Antonio.
Il direttore si chiama Diego, non so il cognome ma in realtà a lui non piace farsi chiamare per cognome. È alto e ha una figura abbastanza imponente.
-Non è il momento.- dice.
-Direi di si, ho una certa necessità di parlarle.- insisto.
-Ragazzina, ho del lavoro da fare!- sbotta e io chiudo gli occhi. Non c'è la faccio più.
-Glielo do io il lavoro da fare! Mia madre e il suo compagno mi hanno abbandonata qui e io ho solo diciassette anni sa, non so dove cazzo andare dopo la fine della permanenza, non ho dei fottuti soldi con me e non ho più il mio fottutissimo cellulare!- urlo sfogandomi. Sento gli occhi lucidi, ho le mani strette a pugni e il mio petto si alza in modo irregolare.
Tony ha un'espressione sbalordita sul volto e il direttore mi fissa impassibile.
-Vieni con me!- dice prendendomi per un braccio e trascinandomi nel suo ufficio.
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