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Urgenze


"Dannazione Neville... dannazione... dove sei finito? Dove cavolo sei finito??" mentre si tormentava una ciocca vermiglia, proprio all'entrata della Stanza delle Necessità, aspettava Neville con l'ultimo gruppo di studenti, tutti figli di babbani della Casa Corvonero. Aveva appena visto Dean andar via insieme a qualche figli di babbano e mezzosangue Grifondoro. Il cuore aveva avuto una piccola morsa e dentro di se gli aveva augurato tutto il bene del mondo, tutta la fortuna. Per un attimo i loro occhi si erano incontrati e quelli nocciola di Dean le avevano trasmesso affetto e gratitudine. 

-Mancano due minuti... Bill presto si smaterializzerà alla Testa di Porco!!- Luna alle sue spalle non la smetteva di dirle quanto tempo mancava e la cosa la innervosiva parecchio. Non voleva essere brusca con lei e allora restava in silenzio. La bionda di certo non lo faceva per metterle ansia, ma solo perché lei era molto spontanea. Ginny lo sapeva e allora faceva finta di nulla. Teneva gli occhi ambra fissi sull'uscio, in attesa di veder spuntare il compagno e i ragazzi Corvonero. Sapeva che Luna stava per dirle che mancava poco meno di un minuto e le veniva di urlare a squarcia gola. Era successo qualcosa? perché Neville era in ritardo? Forse i Carrow lo avevano scoperto? Magari si erano accorti degli strani movimenti. Luna aveva già portato i suoi due gruppi insieme a Michael, e anche Ginny. Forse Neville e Cormac erano stati sfortunati, e nel secondo viaggio li avevano braccati. Mentre saltellava sul posto trepidante e in ansia, la mente vagò fino a quella mattina. Era appena sorto il sole, illuminando di un tenue bianco la buia stanza del dormitorio femminile, dove Ginny e le sue compagne non erano riuscite a prender sonno. Era stata una notte inquieta ed agitata per tutte, visto che l'indomani Lorie, e anche tanti altri compagni di scuola e membri dell'ES sarebbero dovuti fuggire. Quando oramai aveva rinunciato a prender sonno, Ginny si era messa seduta con le spalle sulla testata del letto e le ginocchia rannicchiate al petto. Aveva poggiato il mento su di esse e si era messa osservare la vetrata che pian piano filtrò la soffice e lieve luce del sole appena sorto, quando un'ombra si era avvicinata ad essa. Era successo tutto in pochi secondi: un picchiettio al vetro, e la rossa era corsa ad aprire la finestra, mentre le compagne erano balzate nei loro letti terrorizzate. Quando il falco reale era planato dentro la camera, aveva spaventato tutte con la sua maestosità. Anna era corsa a prendere un cracker mentre Lorie e Betty restarono ad osservare Ginny avvicinarsi cauta al pennuto. Con entrambe le zampe aveva sorretto e portato fin li una bisaccia. Offerto il cracker finalmente il falco aveva abbassato la guardia e Ginny poté raccogliere da terra la bisaccia. Appena la aprì un sorriso le increspò le labbra.

Lui aveva mantenuto la promessa.

-Basta! Io vado a cercarlo!!!- la voce di Seamus riecheggiò nella stanza, riportandola indietro, dopo aver vagato in quel ricordo. Aveva gli occhi gonfi. Si era commosso quando Dean era dovuto fuggire. Erano migliori amici. Si alzò con slancio da una sedia, facendola rovesciare a terra ma, prima che oltrepassasse Ginny, l'uscio enorme della Stanza delle Necessità si aprì ed un gruppetto di Corvonero corse verso il ritratto, mentre Neville sudato e ansante li spingeva ed urlava da dietro.
-CHE SUCCEDE?- urlò Ginny ma Neville correva come un matto e lo videro scomparire alle calcagna dei ragazzi blu-argento. Luna fece spallucce e si sedette composta sul divano.

-Mancavano dieci secondi... credo che siano riusciti a smaterializzarsi con Bill e la passaporta!- commentò distrattamente. Ginny la guardò accigliata e insieme a Seamus restarono in silenzio. Finalmente Neville riapparve.
-Amycus ci ha quasi scoperti... ho visto che ci stava pedinando... allora ho suggerito agli altri di sparpagliarci per un po'. Quando ci siamo ritrovati però quel maiale è sbucato fuori e allora nel panico ci siamo messi a correre come matti!-
-Ti ha visto entrare?-
-Credo di no! Mi sembra di averlo seminato ad un certo punto, perché una delle scale ha cambiato direzione! Ma ha intuito che stavamo tramando qualcosa!-
-Speriamo non ti convochi nel suo ufficio!- disse Seamus preoccupato.
-Già...- si lasciò sprofondare in un puff sfinito –ma ce l'abbiamo fatta! Sono salvi!- ed un sorriso a trentadue denti si formò sul viso rotondo del ragazzo. Ginny scoppiò a ridere, finalmente dopo due lunghi mesi. Luna la seguì a ruota, forse senza nemmeno sapere il motivo. Seamus guardò i suoi amici confuso. Cormac ancora ansante, all'entrata della Stanza li osservava accigliato.

-CE L'ABBIAMO FATTA!!!- urlò felice Ginny sollevando le braccia al cielo in segno di vittoria. Luna la raggiunse e cominciarono a saltellare tutt'intorno. Neville rideva di gusto e anche Seamus si unì ai festeggiamenti. Poco dopo Cormac abbandonò l'aria composta che lo contraddistingueva e raggiunse i compagni di casa.
-Guardate!!!- il Grifondoro indicò ai tre amici una bottiglia di Whisky incendiario, sbucato assieme a cinque calici, sopra un tavolo in fondo alla Stanza.
-La Stanza vuole che festeggiamo come si deve, ragazzi!!!- commentò estasiato Cormac. Si fiondarono a riempire i calici e brindarono alla loro piccola vittoria. Alzarono in alto i bicchieri per brindare. Ginny scorse i sorrisi dei suoi amici e si sentì bene, veramente bene dopo giorni e giorni.
-Alla nostra ragazzi!- tuonò Neville fiero.
-Ce la faremo amici!- cinguettò Luna alzandosi in punta di piedi. Seamus, Cormac e Ginny fecero tintinnare i loro calici contro quelli degli altri due ragazzi e poi bevvero tuto d'un fiato il Whisky. Ginny sentì la gola bruciare ma non le importò affatto perché tutta quell'adrenalina, ansia, felicità e poi quella sensazione bruciante...la fecero sentiva viva!! Sana e salva.

-NO, NO, NO! Devi volerlo Ginevra... dannazione siamo qui da un'ora e ancora non ci sei riuscita!- ringhiò avvilito Blaise passandosi le mani fra gli appena accennati riccioli corvini. Ginny gemette frustrata.
-E' che non ci riesco proprio... non voglio fargli del male...- mugugnò.
-E' uno stupido, banalissimo e odiosissimo molliccio, Ginevra!- sciorinò prendendo a girare intorno al porcellino d'india davanti la rossa.
-Ma ha quel musetto carino...-
-Ma devi solo farlo correre sopra quella stupida ruota!!- la voce di Blaise era piena di rabbia. Ginny sbuffò e si schiarì la gola. Il moro si fermò e fece silenzio, osservando la scena, speranzoso. La Grifondoro fissò il porcellino e puntò contro di lui la bacchetta.
-Im...imperio!- nulla.
-Adesso balbetti?!- le ringhiò –Guarda come si fa: Imperio!!- il porcellino prese a correre come una furia e Ginny lo sentì rantolare di dolore.
-PIANTALA BLAISE!- ma lui fissava il molliccio dalle sembianze di quella bestiolina, con sguardo feroce. –HO DETTO BASTA!- e lo spinse via facendogli perdere la concentrazione. Il ragazzo sospirò e trovata di nuova la calma che lo contraddistingueva tornò a guardarla.
-Hai capito ora?-
-Per oggi basta! Prometto che la prossima volta ci riuscirò!-
-Se si trasformasse in un Mangiamorte sono sicuro che ci riusciresti... magari in Amycus!- osservò Blaise mentre richiudeva il baule con dentro il porcellino/molliccio. Ginny annuì ma purtroppo il molliccio aveva deciso di trasformarsi in una creatura con un musetto così carino che la ragazza proprio non riusciva a pensare a nient'altro.
-Come pretendi di imparare il Cruciatus prima di Natale se non riesci con l'Imperius...?- le chiese lungo il corridoio che li avrebbe portati al ritratto della Signora Grassa.
-Ce la farò! Abbi fiducia in me...- rispose con un filo di voce.
-Ce l'ho, ma devi averla tu in te stessa!- rispose atono. La rossa si voltò a guardarlo. I suoi occhi nocciola erano seri e pacati. –Buona notte!- le augurò quando la Signora Grassa si destò per lasciarla passare.
-'Notte... e grazie!- il Serpeverde rispose con un cenno del capo al suo ringraziamento e poi come al solito sparì nell'oscurità del castello, verso i sotterranei.

-Guardali... stupidi mentecatti, pomposi... con quei mantelli da Mangiamorte e quelle maschere da carnevale... li odio... li odio tutti...-
-Neville, quando hai finito di borbottare imprecazioni, mi avvisi... vorrei capire qualcosa di questa pergamena di Erbologia!- rispose Ginny. Il ragazzo era seduto a gambe incrociate e la schiena poggiata ad un tronco. Il pesante mantello copriva un piccolo angolo di neve dicembrina. Ginny stava invece seduta su un mezzo arbusto piegata sulla pergamena con aria confusa.
-Ma che studi a fare?! Questo posto non è più una scuola! Guardali... tutti a confabulare fra di loro! Chissà cosa stanno architettando!?- Ginny sbuffò e alzò gli occhi verso il gruppetto di Mangiamorte intenti a discutere con Piton.
-Lasciali perdere! Fin quando si fanno i fatti loro e non ci importunano, meglio ignorarli!- lo esortò. Neville con un gesto della mano sferzò l'aria come ad allontanare le idiozie dette dalla ragazza. Di contro Ginny si imbronciò.
-Gli vorrei togliere quel ghigno saccente dalla faccia a quel Piton! Traditore, unto e sudicio Mangiamorte dei miei stivali!!-
-Ci risiamo...- commentò Ginny avvilita. Guardò più attentamente quelle figure. Una tra tutte li osservava, o almeno così le pareva. Una figura alta, slanciata, dalle spalle larghe... un brivido le attraversò la schiena.

Draco?

"E se anche fosse Ginny? Che ti importa se lui è qui ad Hogwarts!?" scrollò le spalle e ritornò a leggere la sua relazione sulle piante carnivore. Era stata felice che lui era riuscito a mantenere la promessa. Quella volta, almeno, non l'aveva delusa. E avrebbe mentito se avesse detto ad alta voce che non aveva ripensato a quel bacio, a quelle parole... ma era stato facile questa volta allontanare la testa da lui... dopo esserci riuscita la scorsa estate, adesso era divenuto più semplice.
-Io saprei come togliergli quel ghigno odioso dal viso giallognolo che si ritrova!- continuò Neville ignaro dei pensieri dell'amica.
-Che vuoi dire?- si accigliò Ginny. Neville si voltò e le sorrise.
-Ho un'idea! Un po' avventata ma lo manderebbe su tutte le furie, te lo assicuro!-
-Spara!-
-Dobbiamo sottrargli ciò che è nostro di diritto...- fece una pausa per creare agitazione ed attesa, -la spada di Godric Grifondoro!-
-COSA?-
-Shhh... Ginny vuoi farci scoprire prima ancora di provarci?! È nostra! È un abominio che stia nell'ufficio di un Preside Serpeverde, Traditore, assassino di Silente e pure Mangiamorte!- sciorinò agitato.
-Ma sei impazzito! Questo è troppo! È un'impresa impossibile, è rischiosa e se ci scoprisse saremmo morti prima ancora di dire Godric!- si oppose Ginny.
-Siamo riusciti a far scappare gli studenti! Possiamo farlo Gin!- la incoraggiò con gli occhi lucidi e pieni di speranza. Ginny restò ad osservarlo.
-Come? Cioè... lui sta sempre nel suo ufficio quando non è in viaggio... e non sappiamo la parola d'ordine! Ne se la spada è protetta da incantesimi potenti!- cercò di farlo ragionare, desistere.
-Facile: aspetteremo che parta... e per quanto riguarda la parola d'ordine corromperò Pix!- Ginny lo fissò confusa e contrariata. –Ho un po' di caccabombe messe di lato, le tenevo per Amycus! Ma le prometterò a Pix se in cambio spierà Piton e mi dirà qual è la parola d'ordine del suo ufficio!- spiegò estasiato il moro.
-E i Carrow? Se fossero di pattuglia lì?- tentò un'ultima volta la rossa.
-Facile anche questo: vediamo se quella serpe di Blaise li può tenere a bada! Chiederemo a quello lì di allontanarli se dovessero avvicinarsi al corridoio che porta alla Presidenza, con una scusa! Testeremo la sua fedeltà...- Ginny storse il naso ancora dubbiosa. Ci fu una pausa di silenzio.
-Stavolta ci ammazzeranno, lo so!- il commento fu come un "si" per Neville che le saltò al collo.
-Stasera lo diremo a Luna!- aggiunse quando smise di stritolarla.
-Metteremo nei guai anche lei, quindi? Non è la spada di Grifondoro?-
-Ma siamo una squadra, oramai! E devi ammettere che è geniale Luna!- rispose allegro. Ginny sospirò rassegnata ma non avrebbe mai ammesso che non stava più nella pelle. L'adrenalina e l'ansia cominciarono a salire... stava per sentirsi di nuovo viva. Sollevò lo sguardo ed il gruppetto di Mangiamorte stava oltrepassando il cancello per poter smaterializzarsi fuori dai confini di Hogwarts. Non si spiegò perché mai lo avesse fatto, ma Ginny si lasciò sfuggire un sospiro.
Chissà se era Draco quella figura...
Quando finalmente Neville la aiutò a terminare la pergamena per la professoressa Sprite, ritornò al castello infreddolita e con il naso arrossato. Ma prima di lasciarsi avvolgere dal torpore della Sala Comune, andò in cerca di Blaise.

-Zabini? Hai un momento?- ovviamente non si davano del tu in pubblico ne passavano del tempo insieme, se non dentro la Stanza delle Necessità. Un po' per non destare sospetti nei Carrow, visto che lui li aiutava allontanandoli dal corridoio della Stanza delle Necessità, quando erano di ronda insieme, sia perché, come diceva lui, aveva comunque una reputazione da mantenere. Non poteva farsi vedere con una Grifondoro, specialmente con una Grifondoro Weasley, per tutti traditori del proprio sangue. O almeno per tutti i Serpeverde.
-Weasley...?!- si voltò lentamente e allontanandosi dal gruppetto di ragazzi Serpeverde con cui stava chiacchierando nel chiostro interno del Castello, la raggiunse in corridoio.
-Dobbiamo parlare...- gli sussurrò.
-Vediamoci tra cinque minuti, dove sai tu... sai non voglio che i miei compagni si facciano strane idee... capisci?!- Ginny annuì distrattamente e si allontanò. Puntuale come un orologio svizzero Blaise fece la sua entrata nella Stanza. La trovò in piedi davanti al camino. Le dava le spalle ma si era accorta della sua presenza.
-E' qui?- quella domanda le sfuggì letteralmente dalla bocca. Non si accorse nemmeno di starla per formulare. E cosa più strana il ragazzo sapeva bene a che cosa, o meglio a chi, lei si stesse riferendo.
-Forse... perché ti interessa? A quante ne so avete chiuso, no? Sei stata abbastanza chiara!-
-Puoi darmi torto?- nonostante tutto, le parole di Ginny erano atone. Sentì Blaise avvicinarsi fino a riuscirlo a vedere con la coda dell'occhio. Elegante, impeccabile e con un sorrisetto beffardo stampato in faccia. Profumava di muschio.
-La guerra lascia ferite ancor prima di cominciare... ma tu stai soffrendo, lo sento! Quindi... ha senso farti del male sopprimendo ciò che provi?- rispose mentre la rossa abbassava il capo.
-Non so cosa provo...- farfugliò
-Ti manca?-

-...Non lo so... cioè mi ha fatto piacere rivederlo, ma...-
-Parlavo di Potter! Ma mi fa piacere che tu abbia pensato subito a Draco...- la derise un po'. Lei gli diede una gomitata. –Allora?-
-SI Harry, mi manca... ma sono arrabbiata con lui! Mi crede una bambina da proteggere! La stessa bambina che ha salvato dalla camera dei Segreti!-
-Volevi partecipare alla sua segretissima ed rischiosissima missione suicida? Non ti stai divertendo di più qui con me?- le domandò con fare arrogante. Ginny sbuffò divertita.
-Riesci ad essere serio, per un attimo?-
-Si, certo! Ma mi viene difficile quando parliamo di San Potter!- sghignazzò. –Perciò... non è solo il fatto che Draco è un Mangiamorte... tu stai aspettando Potter!-
-Non so se lo sto aspettando, come dici tu! Ci siamo lasciati!-
-Davvero? Quella mezzacartuccia ti ha mollata!? Quando?-
-Prima di partire... però non in maniera definitiva! Se... se dovesse tornare, lui...- ma non finì perché vide Blaise fare una smorfia di disappunto.
-Patetico... cioè perché va in giro a salvare il mondo, nonostante ti lasci qui al calduccio, ti ha mollata?!-
-Draco è diventato un Mangiamorte...- obiettò come se si trattasse di una gara a punti fra i due ragazzi.
-Non ritorniamo su questo punto! Era necessario, e lo sai!- Ginny roteò gli occhi al cielo. –Senti un po' saputella, la tua amica Lovegood l'altro giorno ci stava lasciando le penne, non mi pare che tu ti sia tirata indietro! Hai messo a rischio la tua incolumità per pararle il didietro o sbaglio?! Hai rischiato la vita per quella di un caro! Cosa ha fatto Draco?-

Uno schiaffo. Uno schiaffo in pieno volto. Ecco cosa fu per Ginny. Troppo occupata a riversare tutto il suo astio per i Mangiamorte su Draco Malfoy, non si era presa neanche la briga di rifletterci veramente su. Non aveva perso un attimo a puntargli il dito contro quando invece avrebbe dovuto capirlo, ora che si fidava di lei, lei gli aveva voltato le spalle. Ora che non c'erano più segreti, lo aveva allontanato. E forse per sempre. In parte era anche colpa d Harry. Lui le aveva fatto una promessa: lui, dopo la guerra, voleva ricominciare. Lui la amava. Per amore o per scarsa fiducia e stima in lei, l'aveva esclusa dalla sua missione? E lei lo amava ancora? Dopo la delusione che le aveva causato, poteva ancora dire di essere innamorata di lui? Sembrava impossibile... dopo tutti gli anni a sognare che fosse suo, il suo uomo, adesso era in dubbio ogni cosa. Il suo principe azzurro in cosa si era trasformato? E Draco? Draco l'avrebbe perdonata? Lui l'avrebbe respinta dopo che in un certo senso lei lo aveva rifiutato?
-Ginevra? Non è mai troppo tardi!- la riportò alla realtà. Sciolse il filo aggrovigliato dei suoi dubbi e pensieri, e lo guardò con aria stordita. –E' per questo che mi hai detto di parlare? Credi che sia un consulente matrimoniale o cupido, di preciso?- chiese sprezzante ma divertito. Ginny scosse il capo ritornando totalmente in sé.
-No, no! Ascolta stasera ci serve un favore immenso!-
-Di che si tratta?-
-Vogliamo entrare nell'Ufficio di Piton... abbiamo visto che si smaterializzava con i Mangiamorte, questa mattina, sarà in viaggio! Ma dovrai tener lontano dal corridoio i Carrow!-
-Ma che accidenti avete in mente? Che dovete fare nella Presidenza stasera?-
-C'è una cosa che ci appartiene! La Spada di Godric Grifondoro! La ruberò stanotte! E poi la nasconderemo qui!- rispose fiera Ginny. Blaise si irrigidì. Aprì la bocca una due volte senza dir nulla, scioccato.
-Siete pazzi voi! Pazzi! Stupidi Grifondoro avventati, irresponsabili e stolti!!! Ed io che mi sono lasciato coinvolgere! Pazzi, pazzi, dico io!!!- la rossa restò ad ascoltarlo divertita.
-Allora lo farai? Li devi tenere lontani dal corridoio!- Ginny ignorò gli insulti e lo sproloquio. Il ragazzo la guardò con fare truce.
-VA BENE! Pazzi... io me ne vado... mi manderete al San Mungo reparto malattie mentali!- e a grandi falcate uscì dalla stanza. Le piaceva sempre di più quelle serpe.

-CE L'HO! Ce l'ho!!!- Neville entrò urlando e sbracciandosi nella Sala Comune. –Avvisa Luna, avvisala!!- continuò strattonando Ginny per le spalle.
-Calmati Neville! Cos'è che hai??- le domandò Ginny recuperando il tomo di Pozioni caduto.
-La parola d'ordine!! Incredibile Piton si sbeffeggia ancora di Silente dando il suo nome come parole d'ordine!!- spiegò Neville alla rossa, che nel frattempo aveva assunto un' espressione stupita. –Pix me l'ha appena detta! Avvisa Luna che è tutto pronto e di vederci alle dieci davanti al Gargoyle!!- spiegò eccitatissimo. Saltellava su un piede all'altro per l'emozione. Era incontenibile l'adrenalina che lo aveva assalito. Ginny si lasciò contagiare e corse di sopra, nei dormitori, prese il suo galeone dal cassetto del comodino e strofinandolo avvisò Luna del piano architettato.

Le dieci arrivarono tanto veloci che Ginny si maledì per non aver ragionato più a fondo su ogni evenienza, su ogni imprevisto ed eventualità che entrare nell'ufficio avrebbe comportato. Ma era troppo tardi, il Gargoyle si era spostato, svelando la scala a chiocciola in marmo bianco scintillante. Così sbucarono nell'Ufficio del nuovo Preside. Ginny c'era già stata quando Silente aveva detto a lei ed ai suoi fratelli che Nagini aveva attaccato loro padre. Diede una veloce occhiata intorno a se. I ritratti dei precedenti Presidi, o almeno quelli svegli, li osservavano agitati ed infastiditi.

-Chi siete voi? Che ci fate qui senza il vostro Preside presente??- tuonò uno di loro. Luna si avvicinò al quadro e ne lesse la targhetta appellativa.
-Salve Professor Phineas Nigellus Black!- trillò allegra. Neville non badava a niente e a nessuno. Cercava intorno come un matto la Spada. Avevano i minuti contati in una Hogwarts come quella. Ginny smise di prestare attenzioni ai quadri ed iniziò a cercare dentro la grande e spaziosa stanza ovale, la spada.
-Dovete andarvene!! La presidenza non è posto per studenti! Balordi e maleducati! Quando il vostro preside lo verrà a sapere sarete espulsi!- continuava a lamentarsi il vecchio preside Black.
-Oh Professor Silente, buona sera!!- Ginny e Neville si voltarono come furie verso Luna che salutava con la mano allegramente il loro vecchio Preside.
-Buona sera a voi! Qual buon vento vi porta qui miei cari studenti??- domandò gioviale il preside, scrutandoli dall'alto della sua cornice in bronzo, proprio sopra il vecchio piedistallo di Fanny.
-Cerchiamo la Spada di Godric Grifondoro, signor Preside!- disse Neville tutto d'un fiato, mentre le gote gli si imporporarono per l'imbarazzo. Cercò però di mantenere lo sguardo fisso negli occhi celesti e piccoli del Professore, dimostrandosi determinato e fiero.
-Temo di non esser più il vostro Preside signor Paciock!- rispose con un sorrisetto Silente.
-Mi scusi...- tossicchiò più imbarazzato il moro. Mentre Luna se la ridacchiò di gusto.
-Ad ogni modo, credo che il professor Piton la custodisca in una teca proprio dietro la dispensa di ottone... laggiù!- indicò l'uomo attraverso il suo dito rugoso, lungo e sottile. I tre si precipitarono verso la dispensa indicata dal professore. Luna spostò una pila di libri lasciandone cadere qualcuno. L'expreside Black brontolò qualcosa di offensivo a proposito. Neville aprì tutti i cassetti e poi Ginny vide qualcosa scintillare.

-ECCOLA!- urlò senza riuscire a contenere la gioia. Estrasse la teca da uno dei pensili e poi la portò al centro della Stanza. –la apriamo?- chiese estasiata. Luna annuì eccitata.
-No, no andiamo... forza... appena arriviamo nella Stan...-

SWAAM.

Fiamme verdi si sprigionarono dal camino della presidenza. I tre impallidirono e a Ginny cadde la teca dalle mani per lo spavento. Si pietrificarono e la lingua gli seccò dentro la bocca. Con un balzo il Preside Piton, con la sua lunga tunica nera da Mangiamorte, uscì dal camino. I tre cuori battevano come martelli pneumatici nel petto, tanto da sentire i battiti nelle orecchie.
-Che...spiacevole sorpresa!- biascicò annoiato. Non mossero un muscolo ne si sentiva respirare. –Bene... posso chiedervi come mai vi trovate nel mio ufficio?- attese con espressione di disgusto una risposta che non arrivò. Il vecchio professore di Pozioni si accigliò e prese a scrutarli con attenzione fin quando un bagliore metallico con catturò l'attenzione dei suoi occhi neri e profondi come la pece. Si avvicinò ai piedi di Ginny ed osservò la teca ancora chiusa, contente la spada. –Cosa stavate cercando di fare?- sputò velenoso e con tono cantilenante. Ma i tre ragazzi non avevano intenzione di proferir alcunché e restarono pietrificati a guardarlo.

-Tentavano di rubare, ecco che facevano Piton!!- abbaiò Nigellus Black.
-Grazie Phineas! E per quale motivo? Cosa avete intenzione di farci?- e anche a quella domanda non seguì alcuna risposta. Sembravano aver smesso di respirare. Luna si guardava le punte delle scarpe, giocherellando, dal loro interno, con le dita dei piedi. Neville stringeva i pugni lungo i fianchi, contenendo la rabbia nell'avere davanti l'assassino di Silente. Le unghia gli si erano conficcate nei palmi, tanto da sanguinare. Ginny aveva gli occhi ridotti a due fessure e il suo sguardo saltava dalla spada a Piton. Avrebbe voluto prenderla e sguainarla contro di lui.

"Se ci fosse stato Harry..."
-Patetico, venite qui... e ce ne vuole di fegato... e poi restate impalati come stoccafissi! Ci vuole una bella punizione per voi tre insolenti, teste calde!-
-BEN DETTO!- urlò Nigellus. Piton lo ignorò e strisciando dietro la sua scrivania si sedette. Portò le mani sotto il mento per reggersi la testa con indolenza. Dopo un'ultima occhiata ai tre parlò.
-Domani sera... stessa ora... Hagrid vi porterà con se nella Foresta Proibita, ha un compito che io stesso gli ho affidato! Vi unirete a lui nel portarlo a termine! Ora sparite dalla mia vista!- biascicò annoiato. I tre si guardarono spaesati e quando Piton stava per ringhiargli contro qualcos'altro, girarono i tacchi in tutta fretta e se ne andarono. Non dissero una parola fin quando non svoltarono l'angolo.
-Arrivederci ragazzi!- sentirono il saluto di Silente giusto in tempo prima che il Gargoyle mostrasse loro la scala.
-Ma che accidenti è successo lì dentro?!- chiese Neville spalancando gli occhi.
-Piton ci ha appena sorpresi a rubare la spada!- rispose Luna gentile, come se parlasse ad un bimbo un poco tonto.
-Si, Luna grazie... lo avevo capit...- ma Ginny non lo lasciò finire.
-Hagrid? Ma sta dando i numeri? Ci manda in punizione con Hagrid?-
-In effetti pensavo che finissimo nell'Ufficio dei Carrow...- commentò Luna portandosi un dito alla bocca pensierosa. Ginny annuì confermando che anche quella era la sua opinione.
-Piton! Piton!- una voce ansante dietro di loro li fece spaventare. Blaise correva nella loro direzione. –I Carrow sono andati a dormire... ma hanno detto che Piton stasera sarebbe stato di ritorno!!-
-Si infatti... ci ha appena trovati lì su!!- rispose Luna con un gran sorriso. Blaise boccheggiò confuso e spaventato.
-Ci ha messo in punizione con Hagrid!-
-Hagrid?!-
-Si Hagrid!-
-Ma che diavolo... Hagrid e non i Carrow?!-
-Hagrid e non i Carrow!- ripeté Ginny perplessa quanto lui.
-Avventati, testa calda Grifondoro fortunati!! Io me ne vado a letto, accidenti a voi!!- ringhiò furioso e perplesso. –Ah ehm... non solo Piton è ritornato...- aggiunse voltandosi e lasciandoli nuovamente in tre.
-Cosa? Ma che ha voluto dire quella serpe?- ma Luna coprì la voce di Neville con un sonoro sbadiglio!
-Neville accompagnami alla Sala Comune Corvonero, ho sonno!- chiese dolcemente la bionda. Neville guardò verso il punto in cui Blaise era scomparso e poi Ginny. La trovò impalata a fissare nel vuoto. La sua espressione era vacua... i suoi occhi luccicavano. Ma Luna lo prese per mano e prima che potesse indagare più a fondo, lo trascinò verso l'ala ovest del Castello.

"non solo Piton è ritornato..."

Non si accorse neanche che Luna e Neville erano andati via. Cosa doveva fare? Doveva andarlo a cercare? Lui le avrebbe sbattuto la porta in faccia? Le avrebbe urlato di andare al diavolo dopo le cose cattive che aveva detto una settimana prima? Dopo che lui l'aveva baciata e lei lo aveva respinto? Nel buio del corridoio sentì scoccare la mezzanotte dall'enorme orologio a pendolo del Salone d'Ingresso. Iniziò a camminare. I passi diventarono affrettati. Si ritrovò a correre. Aveva bisogno di vederlo. Non sapeva nemmeno perché. Aveva urgenza di parlare con lui. Subito. Non sapeva neanche se stava andando nella direzione giusta. Sperava solo che avesse avuto la giusta sensazione, che la sua intuizione si fosse rivelata esatta. Oltrepassò la Sala d'Ingresso, scese verso i sotterranei, corse per i tortuosi corridoi e svoltò verso le segrete. Tastò il muro per trovarne, nel buio, la porticina che aveva usato Draco per nasconderla. Girò il pomello arrugginito ed entrò, richiudendosela lentamente alle spalle. Prese un profondo respiro. Il suo cuore batteva così forte da far male nel petto. Ma corse più forte, lungo quei gradini fino al dormitorio. Spinse la porta e si accorse del Mantello lasciato sulla poltrona.

Lui era lì.

Impaurita ma eccitata lo cercò prima nel salotto e poi in una sorta di ripostiglio. Nulla. Poi si accorse di una porta socchiusa da dove proveniva un fruscio d'acqua. Arrossì pensando a lui nudo sotto il getto d'acqua caldo. Non ebbe il tempo di chiedersi cosa fare perché il getto si arrestò e due secondi dopo Draco, per fortuna per il suo cuore, con i pantaloni messi, uscì dal bagno.

-Ginevra!- soffiò sorpreso e allo stesso momento a disagio. –Che ci fai qui?- chiese aggrottando i suoi bei lineamenti nobili. Ma gli occhi della ragazza erano fissi sul suo braccio sinistro. Lì, nero, tortuoso ed animato, sgusciava un serpente prima dall' occhio di un teschio e poi dalla bocca. Ancora e ancora. In una danza eterna. –VATTENE, VATTENE VIA!- gli ringhiò quando capì cosa la ragazza stesse fissando. E dagli occhi di Ginny poteva vedere solo disgusto. Lei sobbalzò spaventata e chiuse gli occhi. –Sei sorda? Voglio che te ne vada! Per sempre!- la minacciò a denti stretti con espressione sofferente.
-No...- sibilò lei tenendo gli occhi serrati. Non poté vederlo ma lui irrigidì la mascella arrabbiato e le fu addosso. La spinse al muro e senza che lui se ne accorgesse Ginny si avvinghiò alla sua schiena con le gambe. La rossa aprì gli occhi e ad un millimetro dai suoi c'erano gli occhi grigi di Draco piacevolmente stupiti. Lui premette il corpo contro quello della ragazza, schiacciandone le forme del seno sul suo torace nudo. Facendole sentire il suo piacere contro di lei. Occhi negli occhi, nel silenzio della camera. Quasi le faceva male la schiena ed il muro aveva preso a scrogiolarsi dietro di lei, lasciandone frammenti bianchi sul pavimento. Lui le prese i capelli rudemente tirandoglieli, così avvicinò il suo orecchio alla sua bocca.

-Basta giochetti Ginevra!- la scostò ancora e fissò i suoi occhi ambra lucidi ed eccitati. Con uno strattone la sbatté sul muro accanto e lei piagnucolò di dolore. Ma le tappò la bocca immediatamente. Le sue labbra rosee si schiacciarono contro quelle rosse e carnose di Ginny. Le morse e poi iniziò a leccarle il collo con lussuria, fino a dietro l'orecchio e infine la baciò ancora. Stavolta Ginny prese la sua testa fra le mani e schiuse le labbra, cercando la sua lingua velenosa. La assaporò come se fosse acqua nel deserto. Aveva urgenza di quel bacio... Quanto era stata stupida nel credere di non avere bisogno di un altro dei suoi baci? Era tossico ma le piaceva come le stava avvelenando l'anima. E ancora la sollevò di peso e la adagiò con ferocia sul letto. Stavolta Ginny sorrise divertita. Draco le rispose con un ghigno soddisfatto e la raggiunse cominciando a baciarle le caviglie, le gambe nivee, le cosce morbide, lasciando baci roventi ed umidi sulla sua pelle fremente di piacere. Le strappò via la gonna e qualche bottone rotolò giù per il pavimento scricchiolante. Le palpò con prepotenza una coscia e le natiche e Ginny gemette di piacere. La baciò ancora sulle labbra e lei si vendicò mordendogli il labbro inferiore facendolo sanguinare. Ma Draco sorrise contro le sue labbra. Scese ancora con le mani e le lambì il cotone delle mutandine disegnando arabeschi con un dito. Ginny chiuse gli occhi e si sentì bagnata. Il veleno di Draco le aveva raggiunto le vene, scorreva pericoloso verso il suo cuore. E riprese a baciarla. Prima i fianchi, poi il morbido ventre, l'attaccatura dei seni. Ginny inarcò la schiena affinché lui potesse sganciare l'intimo e come se avesse urgenza di respirare il profumo della sua pelle, Draco le afferrò un capezzolo succhiandolo. Con l'altro mano le lambiva il fianco, la coscia e poi prese a tormentarle l'altro capezzolo. Leccò e succhiò anche quello, perché non ne aveva mai abbastanza della sua pelle, del suo profumo, delle sue forme. Quando Ginny credette di non poter più resistere ancora cercò il suo sesso con le mani, chiamandolo alla realtà. Ancora una volta il ragazzo ghignò soddisfatto lasciandosi sfuggire un gemito di piacere al tocco di Ginny, al tocco delle sue parti intime. Tolse i pantaloni e li gettò come se fossero ardenti. Sentivano l'urgenza di stare vicini, non potevano ancora stare un altro secondo lontano l'uno dall'altra. Per troppo tempo si erano imposti di farlo. Quella notte no, quella notte c'erano davvero solo lui e lei. Ginny lo afferrò per il collo supplicando un altro bacio intimo e bagnato.

Sentiva il veleno bruciare gli strati del suo cuore. Ad ogni bacio la sua anima era sempre più contaminata. Sarebbe potuta morire contro le sue labbra, contro il suo torace ansante per il piacere. Solo per avere dell'ossigeno si staccarono l'uno dall'altra. Le labbra tumide di Ginny vennero torturate dalla sua lingua e da piccoli morsi. Ginny gli afferrò i polsi e allora lui si bloccò incuriosito. Con un sopracciglio alzato la osservò nuda ma per niente in imbarazzo. Lo fece distendere e salì su di lui a cavalcioni. Draco sghignazzò e la lasciò fare godendo della vista del suo seno su di lui. Aspettò che lei gli sfilasse i boxer e poi che si adagiasse sul suo sesso turgido e pronto ad entrare in lei. Furono un unico corpo, un unico respiro, un unico battito cardiaco. Il tempo sembrò fermarsi. Nessun rumore, nessuna cosa intorno a loro aveva più senso. Solo quella danza ritmica sempre più veloce, sempre più profonda ed il cuore di Ginny smise di battere, oramai del tutto avvelenato.

Venne dentro di lei e si lasciò andare ad un gemito strozzato. Quando anche lei si abbandonò al piacere e si arrestò, lui la sollevò delicatamente e se la portò al fianco. La baciò. Non poteva stare più un attimo senza il tocco di quelle labbra rosse e carnose. Aveva urgenza di quel bacio come il polline per le api. Il seno di Ginny ancora ansante per l'atto d'amore, era premuto contro il braccio sinistro di Draco che con la mano destra le arricciava le ciocche vermiglie scomposte, sprigionandone tutto l'odore di gelsomino. Restarono a guardarsi negli occhi. Fuoco di un vulcano nei suoi, tempesta nell'oceano in quelli di lui. Così profondi e tormentati gli occhi d'argento di Draco... così preoccupati ma felici quelli ambra di Ginny. Nel silenzio della camera si udì solo il fruscio delle lenzuola calde, quando lei si mise seduta, coprendosi, improvvisamente pudica, i seni con la camicetta lì adagiata. La osservò carezzargli la spalla, le sue piccole dita candide scivolarono lungo il braccio e poi gli strinse la mano intrecciandone le dita a quelle del ragazzo. Lui restò in silenzio, beandosi dei gesti affettuosi che stava ricevendo. Ginny sollevò la mano di Draco, ancora legata alla sua e ne baciò il dorso e poi il palmo. Salì a suon di baci verso il polso e poi arrivò all'altezza del Marchio Nero... ne baciò ogni centimetro di quell'orrendo e terrificante tatuaggio magico. Draco trattenne il respiro come se da un momento all'altro lei potesse svanire, come se il Marchio avesse il potere di rompere quella magia fra loro due. Come se quell'incantesimo oscuro potesse risucchiarla. Draco era certo che il Marchio avesse il potere di rendere un incubo ogni cosa che toccava. Ma Ginny quando fu certa di aver baciato ogni centimetro di quella condanna che stigmatizzava la pelle del ragazzo sospirò e tornò a fissare i suoi occhi. Li trovò spaventati.

-Io non ho paura del tuo Marchio né di ciò che sei dovuto diventare! Io ho paura per te!- gli soffiò sul petto, adagiandosi su di lui. Draco la strinse a se. Le baciò il capo vermiglio e ne inspirò la fragranza. Quando poi chiuse gli occhi si sentì, dopo mesi e mesi, finalmente felice, di nuovo libero. Libero anche solo per quella notte.
-Stanotte dormirai fra le mie braccia, ed io sarò qui con te... non mi accadrà nulla! Dormi Ginevra...- le sussurrò con voce roca. Ginny baciò il suo mento, sporgendosi, per poi riaccoccolarsi su di lui.
"Hai ragione Draco... Stanotte saremo solo io e te!"

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