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Punizione a San Valentino

Tre settimane erano quasi passate, da quando Ginny si era trovata in mezzo a quella rissa con le ragazze Serpeverde. Per tutto quel tempo, la notte, aveva avuto gli incubi. Nel sonno riviveva quel momento, incontrava gli occhi terrorizzati di Pansy e si impressionava a guardare la sua pelle ustionata, sfregiarle il volto. Ginny non aveva avuto il coraggio di andare a trovare la ragazza, in infermeria, per vedere come stava. Fu Hermione a dirle che, dopo un paio di giorni, Madama Chips, con una pozione Coquocura, l'aveva fatta nuova, tirata a lucido. Ginny si chiese, senza essere però spaventata se fosse realmente accaduto, come mai Pansy non l'avesse cercata per fargliela pagare. Dopo una settimana che era stata dimessa dall'infermeria difatti non l'aveva neanche incontrata. Fu Lorie a scoprire che se ne stava rintanata nei sotterranei, ancora spaventata. Ma poi cominciarono ad incontrarsi per i corridoi, in Sala Grande e in Biblioteca. Ma ogni volta le due ragazze si ignoravano. O meglio Ginny la guardava di sottecchi, Pansy faceva finta che lei non esistesse invece. Abbassava gli occhi e la oltrepassava. Ginny avrebbe voluto fermarla per domandarle scusa, ma dopo due settimane di indifferenza, decise di accontentarsi di non essere più presa di mira. Anche se Millicent e Daphne cercavano di beccarla sola per vendicarsi dell'amica. Ma ormai trovare Ginny sola era divenuto impossibile. Tra una lezione e l'altra era scortata da Michael. Ad ogni pasto invece ci pensavano i gemelli a farle da guardie del corpo. In Sala Comune si recava con Betty, Lorie ed Annabeth. Mentre tutte le sere era in punizione o con la McGranitt, o Piton o, quando le finiva peggio, con la Umbridge. Ormai la scritta sulla sua mano: Non devo scagliare fatture, era così profonda e dolorosa da dover portare una benda alla mano, nonostante, con il rospo, avesse scontato solo cinque volte la punizione. Essendo così occupata, mettendoci i compiti, lo studio e le interrogazioni di mezzo, non ebbe più neanche il tempo di pensare. Né a Pansy, ne alle facce deluse dei fratelli e di Harry, ne alla strillettera di mamma Weasley e ne a Malfoy...

-Oh io e Zacharias abbiamo prenotato un posticino in un ristorante romantico e alla moda per San Valentino...- disse sognante Anna a Ginny e alle altre compagne di stanza, mentre studiavano Rune Antiche, in Biblioteca. Ginny non sollevò neanche lo sguardo dai suoi appunti.
-Woow... a me Terry ha detto di avere una sorpresa... non ho la più pallida idea di cosa sia!- rispose Betty estasiata.
-Betty è ovvio che non lo sai... è-una-sorpresa!- scandì Lorie prendendo in giro l'amica, che di tutta risposta sospirò stizzita e i suoi capelli da giallo splendente cominciarono a cambiare colore dalle punte, divenendo nere corvine.
-E tu e Lee?- domandò Anna curiosa. Lorie si abbassò furtiva verso il centro del tavolo per avvicinarsi di più alle amiche. Fece questo, affinché solo loro potessero sentire cosa aveva da dire.
-Lee mi ha detto che useremo uno dei passaggi segreti, che gli hanno mostrato Fred e George, per uscire di notte e passarla insieme!- e alzò le sopracciglia con espressione eccitata. Ginny allora si voltò verso Lorie curiosa. Era felice per lei, ma ultimamente era sempre musona la rossa, e anche in quell'occasione, non diede a vedere che fosse contenta per la bionda.
-Ginny, tu... ooh...- ma Anna si fermò in tempo, o forse no.
-Sono in punizione Anna, anche a San Valentino- disse la rossa tornando a scarabocchiare la sua pergamena. Le amiche si guardarono sentendosi in colpa per averne parlato tanto allegramente dei loro piani, senza aver pensato che Ginny non ne avrebbe potuto godere di quella giornata.

La sera a cena c'era un aria frizzante ed eccitata per la festa degli innamorati, che sarebbe stata l'indomani. In pochi, perché non facevano coppia con nessuno, non avevano lo stesso umore melenso. Ma non avrebbero passato la festa a piagnucolare per tutto il tempo, difatti un sacco di feste per single erano state organizzate, parte nelle varie Sale Comuni e parte in qualche locale ad Hogsmead. Grazie ad Allock, poverino ora al San Mungo, avevano quel giorno in più per poter violare il coprifuoco e poter andare fuori dal Castello.

-Tesoro!- la chiamò Michael, mentre stava salendo le scale verso l'ufficio della McGranitt. Quella sera avrebbe dovuto aiutare la professoressa a scrivere ed inviare lettere da parte della scuola.
-Si?- si girò mentre lui l'aveva raggiunta. Le diede un bacio veloce sulle labbra e la guardò un po' triste.
-Mi dispiace che domani non potremmo uscire insieme, ma spero che prima che tu vada dal professor Piton, ci possiamo vedere... ho un regalo per te...- Ginny si morse il labbro inferiore, lei non aveva preso nulla per lui. Non le era permesso per quel mese recarsi ad Hogsmead nei fine settimana.
-Ok... magari ci vediamo qui all'Ingresso, prima che scendo nei sotterranei, che dici?- disse sforzandosi di sembrare entusiasta della cosa. La realtà è che non le importava nulla di San Valentino, ne dello stupido regalo. In quel momento si stava chiedendo cosa diamine ci stesse a fare ancora con Michael. Oramai, complice le varie punizioni, e l'avvicinarsi dei G.U.F.O. per lui, non si vedevano quasi più. Fatta eccezione per quei cinque minuti tra un corso e l'altro. Quando tornava dalla punizione passava invece il resto della sera a chiacchierare davanti al fuoco con Dean...

-Ora devo andare...la McGranitt non si risparmia di togliermi punti...- Michael la prese per le spalle e l'avvicinò a sé. Si ritrovarono bocca a bocca. Per indolenza Ginny la schiuse, ed altrettanto per riflesso partecipò a quella danza lenta e dannatamente lunga, di lingue e saliva.
-GINNY!- alle sue spalle Ron interruppe il bacio. I due si staccarono e Ginny benedì il fratello per essere comparso al momento giusto. –Ma che fai qui? Dovresti essere dalla prof...-
-Si si, vado subito!- disse pimpante e la rossa si dileguò. Non fece in tempo a vedere l'occhiataccia inceneritrice che il fratello scoccò al Corvonero.
Anche quella sera, finite le due ore di punizione, Ginny si ritrovò un Dean assonnacchiato, seduto su uno dei paf della Sala Comune. Ginny sorrise a vederlo addormentato con un espressione da bambino. Inclinò la testa e lo guardò per un po', non accorgendosi che il sorrisetto, che le era spuntato, era un po' stupido, un po' troppo. Prese una piuma, da uno dei tavolini, e gliela passò tra le narici per fargli solletico, soffocando dei risolini, di fronte le smorfie buffe del ragazzo.
-ECCIIIIUUUU'...-
-Ahahahaha Oh Merlino... avresti dovuto vedere la tua faccia!!-
-Ah si!? Vieni qua rossa!- così si alzò di scatto e mentre ancora Ginny era piegata in due dalle risate, la afferrò e sollevò da terra. –No.. ahahaha...no dai...ahahaha, mettimi giuuù...- Dean le fece fare un giro e la gettò sul divano, facendo attenzione. E Ginny rideva di gusto, come non faceva da un po'. –Scemo- gli disse, concludendo con una linguaccia.
-Eh rossa... stasera stai esagerando! Se continui così non riuscirò a rispettare il nostro patto!!-
-No...no dai, la smetto!!! Ho bisogno che tu mi dia tempo, te l'ho detto...- rispose Ginny sforzandosi di ritornare seria.

All'inizio del periodo di punizione della ragazza Dean era stato l'unico a comprenderla fino in fondo. Dean aveva tante volte assistito agli agguati che negli anni i Serpeverde avevano fatto a Ginny. Spesso, al secondo anno della rossa, lui era stato in prima fila a difenderla dagli insulti e dalle male occhiate che le rivolgevano tutti, a causa della Camera dei Segreti. E adesso quando tutti le avevano fatto la ramanzina, lui invece, una volta trovata da sola in Biblioteca, l'aveva abbracciata, solo abbracciata. In quell'abbraccio Dean ci aveva racchiuso tutta la sua comprensione, l'affetto e l'aiuto che veniva dal suo cuore. Da quel pomeriggio Ginny era tornata a sorridere. Aveva ripreso a parlare con tutti normalmente, ridere e scherzare. Così erano cominciate quelle serate. A parlare l'uno dell'altra, per conoscersi meglio, per giocare, per prendersi in giro affettuosamente. Ginny tornava e dimenticava le serate in punizione. Mentre Dean le cambiava la medicazione alla mano, ogni volta che la punizione la trascorreva nell'ufficio della Umbridge. Gliela disinfettava con Essenza di Dittamo, e poi le rimetteva le fasce nuove.

Quella sera, Dean le si avvicinò lentamente e si sedette accanto a lei. Le passò un braccio dietro al collo, poggiandolo sulle sue spalle. Lei così si accovacciò la testa tra la spalla del riccio e il collo, e assaporò il suo profumo di caramello. Le sue spalle erano muscolose e robuste. Le piaceva anche passargli una mano tra i suoi piccoli ricci neri e scombinarglieli un po'. Oppure arricciargliene uno, più e più volte, con un dito. Mentre Ginny gli raccontava ogni sera, che cosa uno dei professori l'avesse costretta a fare.

Di Malfoy non aveva parlato a nessuno invece. Non sapeva neanche lei il motivo... custodì, inconsciamente, quell'attimo così intimo, per se stessa. In qualche modo sembrava che quel momento non fosse mai esistito. Per quel che ne sapeva, dato che lei e Malfoy non si erano rivolti più la parola, poteva essere tutto stato frutto della sua mente.

-Piccola... ti va stasera di non salire nei nostri dormitori?- ruppe il silenzio Dean, con voce suadente e calda. Ginny si voltò a guardarlo curiosa.
-E cosa dovremmo fare?- chiese mentre con la mano gli carezzava il petto forte e robusto, coperto da una camicia di flanella beige. Dean le sorrise e gli lasciò un bacio tra le ciocche rosse.
-Restiamo qui tutta la notte! Io e te, davanti al fuoco a coccolarci... in silenzio se vuoi! Voglio poter vedere addormentarti e svegliarti all'alba, piccola...- spiegò suadentemente. Ginny sorrise compiaciuta.
La faceva sentire bella, donna ed attraente. Annuì con vigore e si accoccolò nuovamente nell'incavo di prima. Per un po' parlarono della partita che ci sarebbe stato contro Serpeverde fra qualche giorno. Poi di San Valentino, e il ragazzo le disse quanto le dispiaceva non poterlo passare con lei. Le spiegò quanto avrebbe voluto passare un giorno speciale. Ma Ginny esausta, dopo un po' crollò, addormentandosi fra le sue braccia, con le gambe incrociate a quelle del ragazzo. Dean la guardò respirare profondamente. Si perse tra la sua chioma di fuoco, resa ancora più viva dal riflesso della fiamma del camino. Le osservò il corpo, slanciato e formoso ancora da ragazzina. Ammirò le sue labbra rosse e sottili leggermente schiuse. Inspirò tra i suoi capelli, il profumo di gelsomino ed erba fresca. Desiderò di rubarle un bacio. Di dimenticarsi del patto fatto: avrebbe dovuto darle del tempo per riflettere sulla sua storia con Michael. Ginny gli aveva spiegato che si era resa conto che si trattava solo di una storiella, ma la ragazza aveva bisogno di capire se poteva farne a meno oppure no. Se Michael era importante per lei o solo un ragazzo qualsiasi, di cui non era riuscita ad innamorarsi. Ma la tentazione di baciarla era fortissima. Stava dormendo, e non se ne sarebbe accorta. Ma Dean non lo fece. Per quanto lei ancora credesse che lui era solo invaghito di lei, non immaginava neanche la realtà: Dean era innamorato di ogni singolo centimetro della sua pelle, del suo cuore e della sua anima. Amava vederla ridere, amava i suoi occhi di ambra brillare quando stavano insieme, amava guardarla dormire avvinghiata a lui. Dean poggiò la testa sul grosso cuscino del divano rosso, e si assopì insieme a lei, con uno strano sorriso in volto. Un sorriso di chi è, dopo tanto tempo, realmente felice.

Le prime luci dell'alba, di quel quattordici di Febbraio, entrarono allegramente e dolcemente dalla grande vetrata della Sala Comune della Torre est. Un raggio di sole sfiorò i loro volti e Dean si destò dal torpore. Quanto alzò il capo, scompostamente inclinato, vide la sua pelle lattea illuminata dal chiarore del sole appena sorto. Si chinò sul suo viso, cosparso di lentiggini, e le baciò il nasino. Ginny lo arricciò e poco dopo aprì gli occhi. Quando capì dove si trovava e con chi, si morse il labbro inferiore imbarazzata.

-Buon giorno piccola... credo sia meglio che ci alziamo, nonostante potrei stare ore così abbracciato a te... ma fra poco scenderanno tutti, per andare a fare colazione... credo che Ron si risentirebbe di questa storia...- disse divertito. Ginny sorrise e annuì. Così si stiracchiarono, tutti indolenziti dalla goffa posizione presa quella notte, e si misero in piedi. Il fuoco nel cammino oramai era spento, si poteva udire solo un flebile crepitio di cenere bruciacchiante.
-Comunque buon giorno anche a te!- disse Ginny prima di oltrepassarlo, per salire in camera sua. Si mise in punta di piedi e gli baciò la guancia lievemente ispida. Dean sorrise e le carezzò il viso. La ragazza sperò vivamente di trovare tutte a letto, così da non dover dare spiegazioni. Per fortuna dormivano ancora beatamente. Si infilò in bagno per farsi una lunga doccia e mettere una divisa pulita. Quando fu pronta, uscì e le compagne erano in piedi tutte assonnacchiate. Neanche una di loro si era accorta della sua assenza quella notte. O almeno così Ginny credette per un po'. Quando erano quasi arrivate alla Sala Comune, Lorie la bloccò poco prima di scendere l'ultima rampa di scale.
-Oh... dannazione, ho scordato la mia bacchetta... Ginny potresti accompagnarmi?- chiese ad un tratto Lorie. Così mentre Ginny annuì, Betty ed Anna diedero appuntamento a Lorie e alla rossa a dopo. –Allooora... dove sei stata questa notte??-
-A te non sfugge niente! Dovevo aspettarmelo!- disse Ginny alzando gli occhi al cielo e sbuffando. Lorie la prese, senza farle male, per un orecchio e la portò con le spalle sul muro.
-Vuoi dirmelo? O devo estorcertelo con la forza?!-
-Ok ok... con Dean...- Lorie strabuzzò gli occhi, -calma, calma, non è come pensi!! Siamo rimasti giù davanti al camino. Poi ci siamo addormentati! Tutto qui!- si affrettò a precisare la rossa.
-Come no!? E io sono Mago Merlino... Dean non è il tipo da stare con le mani in mano, con accanto il suo bocconcino preferito!-
-E invece ti sbagli!! Abbiamo un patto: fin quando io non decido cosa fare con Michael, lui starà buono buono al suo posto!- spiegò a Lorie che sembrava afferrare il concetto. Così continuando a raccontarle delle loro serate, giunsero a fare colazione.

Quella giornata, non solo la sera aveva la punizione con Piton, ma per lezioni aveva già sopportato due delle sue ore più noiose e puzzolenti. E aveva assistito ad un'esplosione causata da un suo coetaneo di Tassorosso. La pozione molliccia, e di uno strano blu, aveva imbrattato tutti quanti ed ogni centimetro dell'aula. Piton alla fine, disgustato e adirato, aveva mandato tutti via prima della fine della lezione. Poi le era toccato rivedere la McGranitt per esercitarsi insieme ai Corvonero a trasfigurare una lumaca in un colibrì. La giornata la concluse sonnecchiando sull'erba della nuova aula di Divinazione, data a Fiorenzo. Evitando di concentrarsi sulla sua spiegazione su come bruciare Salvia e funghi, per capire cosa annunciava Giove per il futuro. Uscita di lì a passo svelto si fiondò sulla tavolata dei Grifondoro per abbuffarsi di Patatine fritte. La Sala era piena per la metà. Tutte le coppie erano ad Hogsmead o in giro per il Castello a festeggiare San Valentino. Quando ebbe quasi finito, si batté una mano sulla testa tanto che qualche patatina volò sul piatto di porridge di Calì. La ragazza la guardò malissimo ma lei già stava correndo verso l'Ingresso. Si era dimenticata dell'appuntamento con Michael. Arrivò trafelata con il respiro affannato dalla corsa.

-Scus...a...mi...- riuscì a dire ma si accorse subito dell'espressione irritata del ragazzo. –Mi dispiace...- aggiunse sfoggiando gli occhioni da cucciola, buttando anche il labbro inferiore all'infuori.
-Ginny con te è sempre così... per un po' tutto rose e fiori... dopo neanche ti ricordi di me e dei nostri incontri... da quanto non stiamo soli io e te?- si lamentò tenendo dietro la schiena le mani. Ginny si accigliò ma cercò di restare calma.
-Se te lo fossi scordato dopo le lezioni, ho il tempo di mettere un boccone tra i denti, e recarmi ad una delle mie innumerevoli punizioni...- e le orecchie le divennero rosse per il nervosismo. Michael sembrò sciogliersi a quelle parole.
-Ginny, tesoro, in questi giorni ho pensato che volessi allontanarmi, lasciarmi...- disse quasi intimorito Michael che se quelle parole fossero uscite dalla sua bocca, sarebbero divenute realtà. La rossa si morse la lingua per trattenere quello che in realtà avrebbe voluto dirgli. Ovvero che era così. Che voleva allontanarsi da lui, chiedere una pausa, e pensare un po' a se stessa. Ma rifletté che non era affatto il caso di dirglielo proprio il giorno degli Innamorati.
-No... io sono stata impegnatissima Michael... lascia che finisca questo mese di punizione e poi potremmo parlare... cioè...recuperare il tempo...perso!- farfugliò Ginny carezzandogli una ciocca nera, lunga e ribelle. Il ragazzo annuì parzialmente tranquillizzato. Così tirò fuori da dietro la schiena una scatola di cioccolatini burrosi, presi a Mielandia e impacchettati a forma di cuore. Ginny li prese fingendosi eccitata e ne scartò uno. Ne prese un morso, lasciando il dolcino a metà , e gli porse l'altra metà imboccandogliela. Michael la accettò contento. Poi l'abbracciò e gli fece gli auguri. "Per Merlino... festa degli innamorati...ma se neanche mi hai mai detto che mi ama..." pensava Ginny mentre era tenuta stretta tra le sue braccia. Michael prese a carezzarle i capelli e la strinse più forte. Quando si staccarono Ginny, prevenendo ogni sua mossa, gli lasciò un bacio frettoloso sulle labbra.
-Michael è tardissimo... divertiti alla festa di Ian... domani mi racconti... corro da Piton- e si dileguò nell'oscurità dei Sotterranei senza lasciargli il tempo di ribattere. Le solite torce rendevano quel corridoio spettrale e freddo. Sospirò, una volta davanti alla porta di Pozioni, prima di aprirla.
-Signorina Weasley...- la voce biascicata di Piton la fece trasalire, -ha intenzione per caso di restare lì impalata ad intrattenersi con la porta...o entra?- Ginny si voltò verso di lui che le faceva segno di accomodarsi. Entrò per prima seguita dal professore.

-Cosa mi tocca fare stasera, professore?- chiese con voce annoiata. Piton si voltò con uno scatto a guardarla. Fece un ghigno impercettibile e poi indicò le chiazze blu sul muro e sul pavimento.
-Oggi ha assistito alla magnifica prestazione del signor Cooper... le toccherà pulire i rimasugli di quella "pozione"- e nel tono di voce sottolineò quell'ultima parola ironicamente. Ginny trattenne un conato di vomito a vedere quella robaccia molliccia e puzzolente. –lì ci sono stracci e secchi!- concluse Piton rigirandosi verso l'armadietto come se nulla fosse. Ginny si era portata una mano alla bocca per la sensazione nauseabonda alla vista dello sporco. Incenerendo il professore con lo sguardo, tanto lui era di spalle, si inghiottì il rospo in silenzio.
Dopo mezz'ora era riuscita a scrostare a malapena, una chiazza sul muro. Piton nel frattempo la ignorava beatamente. Stava con il naso adunco a smistare i suoi aculei di lumacorni in vari contenitori. Ad un tratto si sentì un colpo alla porta, poi un altro.
-Avanti...- mugugnò seccato Piton. Così entrò nell'aula Draco Malfoy. Il biondo aveva indosso un completo gessato ed una cravatta blu notte, che faceva da accessorio ad una camicia bianca di seta lucida. La giacca gli sagomava la figura atletica ed asciutta. Il blu della cravatta richiamava il colore ghiaccio dei suoi occhi. Ginny era imbambolata a guardarlo, era elegantissimo, perciò risultava una nota stonata con il lerciume e l'odoraccio di quella stanza. Per non parlare dei jeans rattoppati di Ginny ed il suo maglione di un rosso smorto.

-Professore mi scusi... Pix sta tirando caccabombe ai ragazzini di primo anno nel seminterrato dei Tassorosso. La professoressa Sprite mi ha chiesto se può aiutarla...- disse Malfoy gelido senza degnare Ginny di uno sguardo. La ragazza, alle parole di Draco, fu come destata e si rigirò verso la nuova chiazza, sul pavimento. Riprese così a strofinare. Lei non si accorse, ma in quello stesso istante anche Draco si voltò, verso di lei.

-Maledetto Poltergeist... va bene... vado!- disse Piton alquanto infastidito e brontolandosi richiuse gli sportelli dell'armadietto. –Draco... per piacere... cerca di tenere d'occhio la signorina Weasley. Ha la strana indole di cacciarsi nei guai...- aggiunse ad un tratto, sorprendendo entrambi i ragazzi che si voltarono di scatto verso di lui.
-Ma professore, io dovrei andare ad un... appuntamento!- puntualizzò freddo Draco accigliandosi. Sul viso di Piton si dipinse un'espressione disgustata.
-Non sa quanto sono dispiaciuto che lei non possa rendere felice qualche amabile pulzella... ma pensi a me che devo avere a che fare con delle caccabombe...- concluse gelido senza un ombra di pietà o di interesse verso i piani serali del ragazzo. Draco boccheggiò confuso ma fu lasciato lì in piedi ed impalato come uno stoccafisso. Mentre Piton già aveva sbattuto la porta alle sue spalle. Piombò il silenzio. Sbuffando ed irritato si sedette nella poltrona del professore. Ginny lo guardò con la coda dell'occhio, guardarsi attorno schifato ed odorare l'aria. Soffocò un risolino e tornò, in silenzio, a strofinare il pavimento. Lo sentì toccare qualche barattolino ed annusare ancora qualche sostanza. Ginny si morse il labbro per non scoppiare a ridere, quando lo sentì trattenere un conato di vomito, guardando un occhio di Lepricano.

-Che hai da ridere?- le ringhiò velenoso. Lo sentì a passi lenti e felpati, avvicinarsi a lei. –Non sono io quello che pulisce con uno straccio vecchio e puzzolente, una melma bluastra...- concluse con un ghigno che Ginny non poté vedere, dato che gli continuava a dare le spalle.
-Oh beh non sono io che con 300 galeoni minimo addosso, sono rinchiuso in un posto puzzolente!- rispose per le rime. E di nuovo silenzio.
-L'hai fatto esplodere tu quest'altro calderone?- le chiese con disprezzo.
-No... per tua informazione, Piton ha deciso di farlo pulire a me anziché ad Billy Cooper... è sua l'opera d'arte che vedi sui muri!- precisò Ginny voltandosi a guardarlo per la prima volta da quando avevano iniziato quell'allegra conversazione. Draco annuì sorpreso. –Che c'è?- chiese la rossa indispettita dalla strana espressione del biondo.
-Niente! Chiedevo... la tua fama di mina per i calderoni ti precede Weasley...- le disse divertito, sedendosi su uno dei banchetti dell'aula. Iniziò a fischiettare.
-E' già da mesi che non ne faccio più esplodere uno signor so-tutto-io! Sono migliorata! Certo non sono brava come te! O forse tu non sei bravo... forse il professor Piton ti ha tanto a cuore...- disse acida. Riducendo gli occhi a due fessure per guardarlo agguerrita. Draco ghignò con espressione furbetta.
-Posso prepararti una pozione, di qualunque tipo, da quando tu ancora non sapevi camminare! Vuoi provare? So che ci sono molte pozioni che causano dolori inimmaginabili o...la morte...- disse ammiccante. Ginny sorrise fintamente. Gli si avvicinò con lo straccio in mano, dondolandolo pericolosamente. Draco si corrucciò confuso.
-Oh... io se fossi in te, non farei tanto lo spiritoso... non vorrai che questo straccio sporco finisse, "inavvertitamente si intende", sul tuo bel completo costosissimo...-
-NON OSARE WEASLEY!!- ringhiò balzando dietro il banchetto per proteggersi. Ginny rise di gusto, per la sua espressione terrorizzata.
-Bene! Allora tieni a freno la lingua...- gli disse alzando le sopracciglia provocatoria. Draco si passò la lingua tra le labbra con espressione eccitata. Ginny inclinò il capo confusa e lo osservò sghignazzare.
-Weasley... comincia ad esprimerti meglio... avrei potuto fraintendere, se non fossi un tipo perspicace...- Ginny si corrucciò e lo osservò perplessa. Poi le si illuminò il volto e capì.
-Che schifo!!! Serpe viscida... non potrei mai... oddio no...- disse agitandosi sul posto. Draco rise di gusto e prese a riavvicinarsi. –E poi, mia cara serpe, che direbbe la tua bella?- aggiunse in fretta Ginny per evitare che lui le rispondesse per le rime. Draco assunse una posa ancora più divertita.
-Weasley sai... comincio a pensare che tu sia gelosa di me...-
-COOOSA? Ma che stai dicendo? Malfoy ti prego non avere questa considerazione così pessima di me...- rispose voltandosi ed arrossendo.
-Ah si?! Al ballo mi hai notato con Astoria... ora sei curiosa di sapere chi è la mia... "bella"... come l'hai chiamata tu...- e rise, -mi dispiace che ti sei presa una cotta per me, ma devi mirare più in basso...- disse velenoso. Ginny si voltò a guardarlo dalla testa ai piedi. "Merlino quanto è bello..." pensò.
-Malfoy... se solo volessi tu adesso saresti ai miei pie...- ma non riuscì a finire perché Draco sbottò in una risata malefica e sguaiata. Ginny s'imbronciò offesa. Minacciosa gli si avvicinò e gli puntò un dito contro il petto asciutto.
-Serpe velenosa dei mie stivali! Non sei obbligato ad essere sempre gentile con me, ma se solo ti permetti ancora a...- ma la interruppe nuovamente afferrandola per il polso e portandoglielo in alto. Le ghignò ad un centimetro dal viso e si rileccò le labbra. Ginny incontrollatamente si mordicchiò il labbro inferiore, imbarazzata da quella vicinanza. Rimasero così per un po', in silenzio, a scrutarsi. Come due duellanti in attesa che il primo scagliasse la prima fattura. Ma Ginny aveva una mano bloccata dalla sua presa, e con l'altra teneva lo straccio. Ma lui non sembrava volerla attaccare. Si divertiva solo a sottometterla. –Ti diverti?- gli chiese seccata, con le narici che si aprivano ritmicamente per la rabbia di essere stata soggiogata.
-Tantissimo... ma vorrei andare al mio appuntamento... perciò- e lì mollò la presa così che Ginny poté massaggiarsi il polso, -vorrei insegnarti un incantesimo per ripulire tutto questo... Piton non se ne accorgerà, ed una volta tornato, ci manderà a casa entrambi!- sciorinò apparentemente disinteressato.
Ginny estrasse la bacchetta curiosa. –Ovvero?- chiese titubante.
-MandoSordido- e le mostrò anche come agitare la bacchetta. Ginny annuì e provò. Con lo stesso movimento e parole, suggerite da Draco, in un attimo le macchie blu iniziarono a svanire, fino a scomparire del tutto dopo qualche minuto. Il viso di Ginny si illuminò con un sorriso. Si voltò verso Draco che però era concentrato su qualcos'altro.
-Dr...Malfoy che hai?-
-Cosa hai tu alla mano?- chiese riavvicinandosi alla rossa, mantenendo lo sguardo fisso sulla mano della ragazza. Ginny d'istinto la ritirò e la infilò in tasca.
-Non sono affari tuoi!- ringhiò e si voltò. Ma Draco le fu addosso, l'abbracciò, per bloccarle i movimenti, e le afferrò con forza il braccio per estrarre la mano da dentro al jeans. Ginny sentì il corpo di lui avvinghiato al suo. Fu pervasa da brividi caldi in tutta la schiena e cedette. La fece voltare e, mano nella mano, lo vide concentrato sulla benda.

-Che hai fatto alla mano?- ma mentre lo chiedeva stava già togliendo la fasciatura. Una volta visto l'orrendo "tatuaggio" di Ginny, spalancò gli occhi. –Ma che diavolo è?- sussurrò penetrandole gli occhi. Ginny aveva un'espressione triste e sommessa.
-La punizione della Umbridge... le piace lasciare un segno...- sussurrò affranta. Era da giorni che non la guardava. Era ancora una ferita viva e chiarissima. Draco mosse la mascella meccanicamente.
-Era divertente quando lo faceva allo Sfregiato...- disse senza neanche rendersene conto. Ginny lo ammonì con lo sguardo e scosse la testa. –Che vuoi?- le chiese ritornando in se e lasciandole ricadere la mano sul fianco. Ma si vedeva che era ancora scosso dalla profonda ferita della rossa.
-Sai Malfoy, ultimamente ti devi disinfettare spesso...- disse sdrammatizzando con un buffo sorriso sulle labbra. Draco la guardò perplesso e poi alzò gli occhi al cielo. Ginny si mise a ridere, anche lui era buffo quando si lasciava andare a quelle espressioni, che non avevano nulla di quell'aria glaciale che di solito lo caratterizzava. E di nuovo occhi negli occhi come se quelli volessero parlare. Ma le bocche erano serrate. Solo il sottofondo di passi. Poco dopo entrò Piton tutto brontolante e a passo svelto. Ma una volta dentro si bloccò di scatto. La stanza era tirata a lucido, semmai lo potesse davvero essere. Draco si guardò intorno con aria di chi non sapeva nulla, neanche il proprio nome. Ginny invece, che aveva lo straccio ancora in mano, guardò il professore con aria stanca.
-Weasley... tu... hai finito?- chiese accigliato e parlando a fatica. Ginny gli sorrise ed annuì. –oh...va bene... ma la punizione non è ancora terminata...- farfugliò fissandola con aria impassibile. Draco osservava la scena indolente.
-La prego professore... i miei compagni oggi sono tutti a delle feste ed io sono rinchiusa qui... ho finito, posso andare via prima? Per favore...- e sfoggiò gli occhioni dolci. Draco soffocò una risata, e finse di tossire.
-Con me non attacca signorina Weasley.. ma ho da fare, sono stanco, e ne ho abbastanza della sua faccia per oggi... vada la prego...- biascicò annoiato e tornò al suo armadietto con uno scatto. –Draco ti ringrazio per il tempo che hai tolto al tuo "importantissimo" impegno...- aggiunse tedioso.
-Professor Piton, è sempre un piacere aiutarla...- ma Draco guardava Ginny che lo imitava adulare il Professore. Ridusse gli occhi a due fessure e la fulminò con lo sguardo. Ginny gli fece la linguaccia e lui la guardò orripilato.
-Per piacere, ora andate!- ordinò perentorio. E i due ragazzi si dileguarono. Così camminarono fianco a fianco per i sotterranei in silenzio.
-Sei così lecchino Malfoy... certo che prenderai Eccezionale nei tuoi G.U.F.O.!- disse ad un tratto Ginny acida. Draco si voltò e ghignò malizioso.
-Almeno io non sono buzzurra e rozza da imitare la gente e fare la linguaccia...-
-oh ma dai, che noia sarà la tua vita! Non ti lasci andare mai!! Devi tenere per forza sempre quell'aria composta e affasc... eeh... sempre?-
-Cosa cosa?? Che stavi per dire Weasley? Affascinante?!- Ginny era paonazza e non lo guardava più. Draco si mise a ridere malignamente e si leccò nuovamente le labbra. La rossa gli diede un pugno sulla spalla e lui di nuovo la fulminò con gli occhi di ghiaccio. La ragazza sbuffò vedendo ancora che lui la guardava malizioso e sorridente. –Senti Weasley ora devo andare, ti prego non piangere, pensando che passerò una notte di passione non con te... intesi?- aggiunse provocante e con voce accattivante. Ginny lo guardò torvo.
-Dimentichi che anch'io ho un ragazzo... anch'io ho una lunga notte davanti!- disse brusca. Draco ritornò serio e la guardò da capo a piedi. Il maglione prima smesso ora era anche sporco di quella sostanza blu. I jeans erano stropicciati oltre che rattoppati. I capelli arruffati e sporchi sempre di blu, e anche maleodoranti.

-Mi chiedo...- e lì si bloccò, così anche Ginny arrestò il passo, -se è così che ti presenti nella camera da letto di qualcuno... credo che faresti raggelare il sangue al più arrapato degli studenti di Hogwarts...- la punzecchiò velenoso e gelido. Ginny arrossì e si guardò.
Era davvero un disastro. Lui invece era cosi elegante, composto e faceva odore di rose fresche. Di colpo si rattristì e rimase zitta. Draco si corrucciò rendendosi conto che era più divertente quando lei gli rispondeva per le rime. Quasi come se non si controllasse, il ragazzo le scostò una ciocca di fuoco dalla fronte e gliela portò dietro l'orecchio. Il gesto sembrò così dolce e gentile che Ginny assunse un'espressione confusa.
–Ora devo andare...- concluse guardando l'ora nel suo orologio d'oro finissimo. Dovette infilare le mani nelle tasche per non bloccarlo, ma Merlino sa solo perché, avrebbe voluto fermarlo e restare ancora con lui. A continuare a sfidarsi e punzecchiarsi. Le ribolliva il sangue nelle vene quando alludeva al fatto che lui le piacesse. Quanto era arrogante, presuntuoso e sicuro di sé la mandava su tutte le furie. Avrebbe voluto fermarlo, sfilargli la cravatta, scombinargli quei capelli biondi, perfettamente tirati all'indietro. Ma ovviamente restò l', alla luce soffusa e verdastra della torcia sopra di lei, in quel seminterrato buio e tetro. Lui non si voltò, camminò spedito e a passo distinto fino a scomparire del tutto nella scala che conduceva sopra, all'Ingresso. Ginny sospirò e decise di raggiungere la Torre est per andare a farsi un lungo bagno caldo.

La musica da ballo, per la festa organizzata da Seamus in Sala Comune, rimbombava nella camera da letto di Ginny. Uscì dal bagno avvolta con un telo verde di spugna e iniziò con uno più piccolo a strofinare i capelli. C'era voluta mezz'ora per riuscire a togliere la puzza di quella melba blu, che non voleva districarsi neanche dai capelli. Per fortuna, prosciugando tutta la boccetta di shampoo alla vaniglia, alla fine tornò profumata e pulita. Non aveva voglia di scendere giù alla festa, era esausta e domani aveva la punizione con la Umbridge. Pertanto l'umore lo aveva sotto le scarpe. Si sedette, ancora con la pelle umida, ai piedi del letto.

SBAAAM.

Dean piombò nella camera. Ginny gridò spaventata. Ma poi lo riconobbe e si corrugò. Dean barcollava al centro della stanza ed aveva un'espressione spaesata in viso.

- Dean? Ma sei ubriaco?- chiese sistemandosi l'asciugamano sul corpo. Dean rise di gusto e sguaiatamente. "Si lo è..." pensò Ginny scuotendo la testa.
-Rossa.... Mi sei mancata... dove sei stata?? Ti prego non con Michael!! Oh rossa quanto mi piaci...- farfugliava tra le risate e traballando da un lato all'altro della stanza. Ginny sbuffò e si alzò, tenendo saldamente il telo aggrappato al seno. Lo prese per le spalle e lo fece sedere di forza sul letto di Betty.
-Dean ricordi? Io ogni sera sono in punizione! Altro che Michael! Ero con...Piton!- spiegò Ginny ripensando alla presenza in più di Malfoy quella sera.
Si passò una mano tra la lunga chioma bagnata per allontanare la sua figura distinta ed attraente dalla sua testa. Dean annuì, come un bambino, freneticamente e tutto contento della risposta. –Perché sei qui? Non riesci a stare in piedi...- gli fece notare Ginny. Dean fece spallucce e poi tossì e si sprigionò un odore forte di Whisky Incendiario. La ragazza arricciò il naso disgustata ma poi le venne da ridere mentre Dean cercava di non cadere dal letto. Ad un tratto si alzò in piedi e la sovrastò con la sua figura alta e slanciata. Ginny lo guardò negli occhi e non capì come poteva essersi fatto serio e stare all'in piedi così bene.

-Gin... ti amo...- le disse con voce rauca e suadente. Ginny strabuzzò gli occhi! Scosse la testa e gli carezzò una guancia dolcemente.
-Dean... è l'alcool che parla... se aspetti che mi vesto, ti accompagno giù, non si sa mai cadessi dalle scale combinato così...- rispose delicatamente.
Ma il ragazzo scosse la testa, le prese, in un lampo, il viso tra le mani e la baciò. A Ginny, dalla sorpresa, cadde il telo e restò nuda. Schiusero le labbra e Dean cercò la sua lingua, avido di lei, della sua saliva, del suo calore. Le affondò una mano tra i capelli rossi e glieli scompigliò appassionato. Ginny gli gettò le mani al collo desiderosa di lui, del suo corpo alto e muscoloso. Dean la spinse contro il muro. La ragazza si diede uno slancio con le gambe, e le incatenò al bacino di lui. Sentì la sua eccitazione scalciare per venir fuori e si sentì calda e bagnata. Mentre ancora quel lungo, bramoso e bollente bacio la prosciugava. Sempre avvinghiati, Dean la gettò sul letto di Lorie e mentre restò senza lei fra le braccia, si tolse frettoloso la maglietta nera ed i jeans blu scuro, come se fossero fatti di ortiche. Ginny lo vide vestito solo degli boxer e si leccò le labbra. Era bellissimo. Poi il ragazzo si morse il labbro superiore, realizzando solo in quel momento di averla, svestita, totalmente per se. In un secondo le fu di nuovo addosso. Le baciò il collo, la scapola, succhiò la sua pelle. Scese sui seni baciandone ogni più piccolo centimetro. Mentre Ginny gemeva dal piacere con il capo inarcato sul cuscino. Poi afferrò con la bocca un capezzolo ed iniziò a succhiarlo ardentemente, mentre con la mano le carezzava vigorosamente una coscia. Ginny voleva che facesse più forte, più ritmicamente e gli poggiò una mano sulla nuca, tirandolo più a se. Poi invertì il gioco, andando a torturare soavemente l'altro seno. La rossa si sentì pervasa da un turbinio di sensazioni. Mentre già Dean scendeva a baciarle il ventre e poi la sua femminilità. Con un brusco gesto gli allargò le gambe e si avvicinò al suo piacere femmineo. Cominciò a leccarlo prima dolcemente, poi a succhiarlo ardentemente e Ginny si sentì un vuoto al ventre e poi un'esplosione di colori. Dean cessò allora di assecondarla e si sfilò anche l'ultimo indumento che lo vestiva. Nudi, avidi l'uno dell'altra, e bollenti sino al sangue che scorreva nelle vene, si osservarono per qualche secondo. Ginny lo spinse con le gambe, ancora aperte, verso di lei, e lui non se lo fece ripetere due volte. Entrò delicatamente, lentamente e dolcemente dentro di lei. Ginny piagnucolò dal dolore, era la prima volta per lei, e Dean lo sapeva. Come se la frenesia fosse finita, il ragazzo fu dolce e paziente, fin quando Ginny sembrò rilassarsi e sentire meno dolore. Poi il ritmo si fece incalzante, mente entrava ed usciva da lei. Fin quando anche lui vide un mondo infinito di colori e si afflosciò sul corpo nudo, latteo e profumato della rossa. Ginny sorrise felice. Si spostò, rimanendo al suo fianco e prese ad accarezzargli il petto, poco villoso. Mentre lui respirava ancora affannosamente e si rilassava. Poi si morse il labbro e si girò a guardarlo.

-Non puoi neanche immaginare quanto ti amo!- gli sussurrò raucamente. Ginny buttò gli occhi al cielo sorridendo. Gli prese con un mano il mento e lo baciò allegramente.
-Domattina, quando smaltirai la sbornia.. mi dirai la verità!- gli rispose divertita. Dean sospirò e poi l'abbracciò.
Restarono avvinghiati, nudi e stanchi di una piacevole fatica per un po'. –Dean... è meglio che tu vada... siamo stati fortunati che ancora le ragazze non siano tornate!- gli disse Ginny dolcemente. Dean annuì ed, ormai quasi del tutto ripreso dalla sbornia, si rivestì. Ginny si alzò anche e si riavvolse nell'asciugamano. Quando entrambi furono rivestiti il ragazzo si voltò a guardarla.

-A domani piccola!- e la baciò di nuovo con trasporto. Poi la ragazza lo vide scomparire al di là della porta. Quando fu nuovamente sola, si morse il labbro contenta. Risistemò la stanza che avevano messo sottosopra e si mise a letto con l'espressione di qualcuno che aveva appena toccato il cielo con un dito. Se fosse stato il caso, un imprevisto, uno scherzo del cielo o il destino lei non lo sapeva. Ma aveva fatto l'amore per la prima volta ed era stato tutto perfetto. E non vedeva l'ora di rivedere Dean.

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