Lezioni private. Parte 2
-Piano, piano... adagiatelo qui, è l'unico letto rimasto!- Madama Chips, con le lacrime agli occhi, consigliava dolcemente Neville e Seamus come adagiare un ragazzo sul letto dell'infermeria.
-Madama Chips sarà necessario portarlo al San Mungo?- chiese spaventato Seamus. La maginfermiera sospirò e scosse il capo.
-No lo so cari... fatemi vedere quale razza di maledizione gli hanno lanciato!- rispose estraendo la bacchetta. Ginny e Luna sull'uscio della porta osservavano con aria afflitta, la medimaga cantilenare delle formule, ondeggiando la bacchetta sul corpo privo di sensi del Tassorosso. Alan Stinson era un mezzosangue della casa dei Tassi, al settimo anno. Al colloquio con i Carrow la situazione era degenerata. I ragazzi non sapevano cosa fosse accaduto lì dentro ma le urla agghiaccianti udite dai compagni, in turno fuori dall'uffico di Amycus, avevano dato l'allarme. Una sua compagna di casa era corsa ad avvisare Neville ed erano giunti in aiuto. Per questo Neville e Seamus avevano anche beccato una punizione con Alecto e la sua piuma magica.
-Chiamatemi la Sprite...il ragazzo della sua casa deve essere trasferito al San Mungo ma i genitori essendo babbani, non devono essere chiamati, altrimenti...- ma la frase le morì in bocca. I ragazzi annuirono e Luna e Ginny corsero dalla professoressa di Erbologia. I due compagni invece restarono a protezione del ragazzo. Non ci avrebbero messo la mano sul fuoco, ma erano certi che Amycus e Alecto sarebbero stati capaci di trascinarlo fuori dal letto e ucciderlo definitivamente. Correndo a perdifiato, mentre l'aria gelida del Castello gli sferzava il viso ed il respiro si faceva corto, giunsero al primo piano e bussarono all'ufficio della Porfessoressa Sprite.
-Avanti...- gracchiò quella. Ginny entrò come una furia e spiegò ogni cosa concitatamente. La Sprite le ringraziò e con le lacrime agli occhi uscì dall'ufficio.
-Ginny non c'è più tempo: i nostri compagni sono in pericolo!-
-Lo so Luna...domani organizzeremo ogni cosa!- Ginny tirò il galeone fuori dal mokessino, che Harry le aveva regalato e che teneva sempre dentro la tasca del Mantello della divisa. Lì incise orari per ogni gruppo, ed inviò il tutto al galeone di Lupin. Sperò che non ci fossero intoppi. Lupin non inviò contromessaggio, segno che le condizioni della ragazza erano state accettate dai membri dell'Ordine. La mente vagò a Lorie e al colloquio che inevitabilmente avrebbe dovuto sotenere quella sera. L'aveva lasciata spaventata nel suo dormitorio e le aveva promesso che sarebbero andate insieme. Che l'avrebbe accompagnata sino alla porta dell'ufficio e l'avrebbe attesa fuori. Luna augurò in bocca al lupo alla rossa, che si diresse marciando come verso il patibolo, al secondo piano. Un nuovo gruppetto di studenti mezzosangue e nati babbani, era radunato in corriodoio. Ginny distinse la chioma bionda di Lorie, e ne incorciò gli occhioni blu spaventati. Quando le fu vicino le strinse le mani.
-Andrà tutto bene, Lorie... devi solo dire la verità: devi dire dove abiti, i tuoi genitori non si trovano più li! Non possono farti niente: se tu sei qui puoi anche ignorare dove siano finiti!- ripassarono insieme la versione che la bionda Grifondoro doveva fornire ai Carrow. Lorie annuì e con gli occhi lucidi, attese il suo turno, mano nella mano con Ginny. Quando tutti ebbero affrontato il colloquio, restò Lorie solamente a doverlo sostenere. Due Corvonero avevano rimediato un occhio nero il primo ed uno schiantesimo il secondo, per non aver voluto consegnare immediatamente la bacchetta. Una Tassorosso era uscita senza la sua bacchetta ma incolume.
-Ginny... ho paura...- Lorie tentò di svignarsela ma la rossa le strinse più forte le mani.
-Non devi scappare, altrimenti penseranno che hai qualcosa da nascondere...io sono qui! Tu urla ed io entro!- la rassicurò ancora una volta. Lorie annuì e, preso un profondo respirò, bussò ed entrò. Ginny si poggiò al muro e si lasciò scivolare giù a terra. Sospirò e chiuse gli occhi, sperando che non ci fosse stato bisogno di intervenire. Il tempo sembrò non passare mai. Non vedeva l'ora di veder uscire il viso dolce e gli occhi azzurri della sua migliore amica. Ad un tratto la porta si riaprì e Ginny fece un balzo trovandosi all'inpiedi. Prima studiò il viso della Grifondoro, gonfio ed arrossato ma perfettamente integro, così come l'aveva lasciato. Poi incrociò gli occhi sadici e neri come la pece di Alecto. Fu un attimo e poi la strega chiuse la porta con un tonfo.
-Lorie! Cosa è successo? Come stai?- Ginny si fiondò addosso all'amica, passandole un braccio sulle spalle. Lorie singhiozzò e passo dopo passo s'incamminarono verso la torre Grifondoro.
-Mi hanno interrogata su dove fosse la mia famiglia... mi hanno minacciata di togliermi la bacchetta e darmi il veritaserum! Io ho detto di non sapere dove si trovino...ma Amycus mi ha strappato la bacchetta dalle mani e mi ha detto che ci penserà il Winzgamot a farmi confessare... quando noi "sudici sangue sporco" saremmo portati via da Hogwarts!- raccontò tra i singulti e le lacrime. Ginny la strinse forte a sé.
-Andrà tutto bene! Riusciremo a portarvi fuori di qui!- bisbigliò dolcemente Ginny. –Perché non ti dai una rinfrescata al viso! Io resto fuori a controllare che non entri nessuno...- continuò asciugandole le lacrime. Lorie annuì e tirò su col naso. Mentre la bionda si ricomponeva in bagno, Ginny poggiò il capo alla parete di pietra, esausta. Un fruscio familiare alle sue spalle attirò la sua attenzione.
-Blaise esci di lì, per favore! Non c'è più bisogno che mi segui di nascosto...- disse scocciata. Ma non ricevette risposta e si voltò incuriosita. –Piantala! Non è che vuoi farmi spaventare?!- disse mentre si avvicinava all'aula da cui le era sembrato provenisse il rumore. Quando fu lì però non vide nessuno, fin quando sentì che qualcuno l'aveva afferrata per il polso e venne scaraventata dentro l'aula. Sentì delle mani forti e sicure sulle spalle e si ritrovò avvolta dal buio.
-Incendio!- una luce rossatra prese vita dalla punta di una bacchetta, di fronte a lei. Così una piccola lanterna ad olio, sulla scrivania della professoressa McGranitt, nell'aula di Trasfigurazione, si accese. Ginny cercò di abituarsi alla luce fioca, dopo il buio totale. Quando i suoi occhi ambra riconobbero la maschera argento da Mangiamorte sussultò. In cuor suo però sapeva chi fosse. Draco si tolse la maschera ed abbassò il capuccio del mantello, che lo copriva totalmente rendendolo spettrale.
-Da quando in qua Blaise ti segue? Devo preoccuparmi?-
-E' una storia vecchia...sei geloso?-
-Tzk...piantala! Chiedevo solamente! Cosa aveva la tua amica?- chiese con una smorfia di fastidio.
-I tuoi amici le hanno tolto la bacchetta perché è una nata babbana... e la vogliono processare per questo, sai?!- Ginny aveva usato un tono sprezzante, come se Draco in persona avesse dato ordine di compiere quelle ingiustizie. Lui le si avvicinò minaccioso. Le puntò il dito contro e la osservò furente. Le narici che si aprivano ritmicamente, le sopracciglie arcuate e la mascella che si muoveva meccanicamente. Forse fece uno sforzo immenso per non aggredirla e ferirla con le stesse parole che un tempo le avrebbe vomitato tanto facilmente addosso. Avrebbe potuto dirle che era una stracciona, una popolana, una traditrice del suo sangue...ma non riuscì a proferir alcunché perché invece la prese per le braccia, sbattendola al muro e premette le sue labbra contro quelle di Ginny. La ragazza provò ad allontanarlo e divincolarsi ma lui era troppo forte per lei. Presto però la liberò dalla stretta, per abbracciarla delicatamente per la vita. Ginny in quel momento avrebbe potuto sfuggire alla presa, liberarsi e scappare via. Ma invece chiuse gli occhi e rilassò i muscoli. Inspirò il profumo di rose fresche che emanava la pelle diafana del ragazzo e si lasciò andare a quel bacio prima rude e poi lento e passionale. Ricordò finalmente che sapore avesse baciarlo, che piacere era stare fra le sue braccia. Solo in quel momento forse stava realmente comprendendo quanto le era mancato.
Ma era il nemico...
Lui lasciò scorrere la mano sulla schiena morbida di Ginny, che rabbrividì di piacere. Le sue dita affusolate poi si intrecciarono tra i crini scarlatti della ragazza che inarcò il capo di piacere. Quando Draco smise di baciarla per riprendere fiato, lei riaprì gli occhi. Il biondo si morse il labbro per l'eccitazione, senza liberarla dall'abbraccio. Una mano fra i suoi capelli profumati di gelsomino ed una su un fianco, per tenerla vicino a sé.
Ma era il nemico...
Ginny si specchiò nelle sue iridi di ghiaccio e polvere di argento. Avrebbe voluto dormire al caldo del suo abbraccio, ma sapeva che non poteva. Non poteva permetterselo di cedere al nemico. Lei stava lottando contro quelli come lui, e non poteva fidarsi di un Mangiamorte. Draco sembrò capire che Ginny non aveva intenzione di alzare bandiera bianca. I suoi grandi occhi ambra difatti, tradivano quello che invece il corpo desiderava. Lui sentì un fremito di rabbia nello stomaco, perché odiava che lei lo guardasse come un verme, come una spia, un uomo malvagio. Quando in realtà combatteva contro la sua natura, ogni volta, pur di non farla star male. La ragazza lo allontanò delicatamente, poggiando le sue mani sul petto forte di Draco. Lui non si oppose ed indietreggiò leggermente. Infine Draco abbassò il capo, sconfitto.
-Posso almeno fare qualcosa per la tua amica? Posso confondere Amycus un'altra volta e riprendere la bacchetta della tua compagna...-
-Lo faresti davvero? Riprenderesti le loro bacchette?- si stupì Ginny. Draco annuì e poi sospirò. –Grazie... quando potrò riaverle?-
-Non pretendere troppo principessa... te le consegnerò prima che loro partano!- rispose con tono furbetto e saccente.
-Tu...come....come fai a sapere che?- balbettò Ginny confusa.
-Non importa come! Ma non preoccuparti non farò la spia! Non mi importa che i figli di babbani, i mezzosangue e i sangue sporco si vadano a nascondere, fanno bene!- la tranquillizzò.
-Non ho pensato che avresti fatto la spia ai Carrow!- precisò Ginny. Non voleva insinuare che lui fosse capace di arrivare a tanto, comunque non si fidava. Lui era lì quando Silente era morto, lui era lì e non li aveva fermati. Anzi, li aveva aiutati ad entrare. Non riusciva a perdonarglielo. Silente era la guida di Harry. Ora Harry era solo alla ricerca di chissà che. –E' meglio che vada, Lorie avrà già allertato tutti della mia assenza!- aggiunse Ginny sistemandosi i capelli imbarazzata. Draco annuì in silenzio, poggiandosi ad un banco. Fece qualche passo e poi si voltò a guardarlo. Era serio, i tratti del viso malinconici e gli occhi fissi sul pavimento. Il mantello nero stonava con la sua pelle diafana e i crini biondi. Sembrava proprio un angelo caduto. Un angelo che aveva conosciuto l'inferno, perché bandto dal paradiso. –Ti ricordi l'anno scorso, quando sono stata io a baciarti, cosa mi hai detto?- Draco sollevò il capo e con un ciglio inarcato e la studiò.
-Non ricordo cosa ci siamo detti... ma cosa ho provato quando hai trovato il coraggio di farlo...- rispose atono, per non tradire alcuna emozione.
-Hai detto che dovevo dimenticarmi di te... che dovevo dimenticare tutto questo...tutto quello che era accaduto! Dovresti farlo anche tu!-
-Potrei farlo! Ma tu non mi hai dimenticato! Non ha mai dimenticato quello che è successo... sei tornata da me una notte e ci siamo baciati Ginevra!-
-Ma hai detto che doveva restare solo un sogno...ricordi? E che non esisteva un "solo io e te"! Draco non esiste un noi!-
-Puoi anche cercare di convincere te stessa che non ci sia! Ma Ginevra, tutto questo è reale... noi siamo reali! Non è mai stato un sogno ed ora che tu ti renda conto di tutto ciò!- le si avvicinò, si chinò e le lasciò un bacio lento ed umido sulle labbra.
–Anche questo è stato reale!- aggiunse e si smaterializzò.
Era lui il nemico?
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