Il matrimonio e la donnola
Solo quarantotto ore separarono quella notte straziante dal matrimonio di Bill e Fleur. Molly, che avrebbe potuto fare il detective privato nel mondo babbano, aveva intuito due cose: il malessere che aleggiava tra Ginny ed Harry e che quest'ultimo, suo figlio Ron ed Hermione stavano tramando qualcosa. Allora aveva aguzzato l'ingegno e trovato centinaia di faccende da fare, anche inutili o insensate, in nome dell'ordine matrimoniale, per non lasciar spazio e tempo libero ai tre per progettare. Ginny dal canto suo, era sfuggente e silenziosa. Harry aveva provato a trovarla da sola, in giardino, per casa o anche dopo cena. Ma era stato tutto inutile, Ginny si teneva a debita distanza da lui. Cercava la compagnia dei gemelli o di Hermione, a cui aveva spiegato apertamente che era rimasta delusa dalla sfuriata di Harry e che non voleva restare da sola con lui. La riccia aveva tentato di persuaderla a cambiare idea. Anche questo fu del tutto inutile. Ginny sentiva il cuore spaccato in due: da un lato la voglia di farsi riscaldare da un abbraccio o da un bacio... perché sentiva una strana voragine dentro, fatta di disagio e solitudine... e dall'altra la delusione di essere stata trattata peggio di un estraneo o peggio di una bambina incapace di comprendere il dolore che lui stesse provando. Altro che se aveva notato come la cercasse con gli occhi, come restava a fissarla a tavola o come la spiasse dalla finestra quando insieme a Fleur decidevano come disporre le decorazioni nel Tendone dove si sarebbe svolto il matrimonio. Effettivamente era soddisfatta del risultato della sua indifferenza: almeno ora Harry aveva l'espressione di qualcuno che si stava sentendo realmente in colpa. Il primo giorno era passato lento e silenzioso. L'argomento Moody era off-limits... Tonks ne era rimasta sconvolta, essendo la pupilla di Malocchio al Ministero, tra le centinaia di Auror. Lupin era ancora arrabbiato con Harry per non aver saputo attaccare Stan Picchetto ed essersi fatto riconoscere per questo da Voldemort, rischiando di mandare all'aria il piano. Ma anche per la sfuriata in salotto.... George aveva due facce: in compagnia rideva di se stesso e si dilettava con Fred ad inventare nuove battute sulle orecchie, ma quando lo sorprendevano da solo era cupo in viso. Ginny lo trovò in giardino a piangere silenziosamente. Lo aveva abbracciato, solo abbracciato e si era seduta vicino a lui per lasciarlo sfogare sulla sua spalla. Solo Ron ed Hermione sembravano felici...
Il secondo giorno, per quanto normale e monotono fosse iniziato, venne stravolto dall'arrivo del Ministro della Magia nel pomeriggio.
-Oddio c'è il Ministro!!!- trillò Molly emozionata. Arthur corse dal tendone all'entrata della Tana per accoglierlo. Lo scortò nel salottino, dove Harry, Ron ed Hermione stavano consumando la merenda, insieme ai gemelli. Ginny vide il padre far accomodare in casa Scemegeour ma sebbene volesse ascoltare anche lei che notizie aveva portato, aveva promesso a Fleur di aiutarla a disporre ai lati della tenda le ghirlande di orchidee.
-Jinnì per piascere aiutomi con i fiorì...- bofonchiò agitata. "Non imparerà mai l'inglese" pensò irritata Ginny. Sbuffò e prese la bacchetta dalla tasca del jeans e la agitò davanti a sé.
-Wingardium Leviosa!- pronunciarono in coro le ragazze, e così ad una ad una sistemarono, secondo il gusto della futura sposa, prima le ghirlande e poi le lanterne. Quando la rossa si voltò, per uscire dal Tendone, vide il Ministro qualche metro più in là dell'entrata dell'orto della Tana. Stava andando via.
Sbuffò nuovamente, sperava difatti di far in tempo e sentire la chiacchierata. Aspettò che Fleur richiudesse l'entrata della tenda e poi la vide trotterellare contenta in casa. Roteò gli occhi al cielo e seguì la bionda, richiudendosi la porta alle spalle. Quella sera, la sera prima del grande giorno, la cena fu tranquilla e non disturbata dall'arrivo di Kingsley o Lupin con Tonks, come lo erano state tutte le cene di quell'estate. Per fortuna Fleur era un treno in corsa e non smise un attimo di parlare del suo vestito e di quanto fosse contenta dell'arrivo dei suoi genitori, che sarebbe avvenuto l'indomani mattina. Se non ci fosse stata lei il silenzio sarebbe stato assordante a tavola. Quella sera però in sottofondo si sentivano anche le chiacchiere di Fred e George che si lamentavano di un carico di fuochi di artificio in ritardo. Il loro negozio di scherzi andava alla grande ma spesso i fornitori erano incompetenti. Molly fissava Harry e poi Ginny. Ogni volta che Harry passava le vacanze alla Tana, i due erano sempre vicini. Lei lo aveva notato come Harry guardasse sua figlia negli ultimi anni e come Ginny lo avesse sempre guardato con aria sognante... adesso stavano ai due capi del tavolo, entrambi con gli occhi bassi, fissi sulla loro minestra di patate. Anche Ron ed Hermione sembravano a disagio per quella situazione.
-Hermione, Ron aiutatemi a lavare i piatti!- trillò Molly alzandosi da tavola, a fine cena. Molly sapeva che i gemelli dovevano fare un salto ai Tiri Vispi Weasley e che Fleur doveva aiutare Bill con il taglio dei capelli. Ginny impallidì... fino a quella sera aveva approfittato o dei gemelli o di Hermione per non restare sola fin quando Harry rassegnato non era salito a dormire nella stanza con suo fratello Ron.
-Ti aiuto io, mamma!- tentò con tono indolente, mascherando l'agitazione, che trapelava dal pallore del viso. Hermione capì l'idea che balenava nella testa della signora Weasley e diede un calcetto a Ron da sotto il tavolo che afferrò il messaggio tra le righe dopo un'occhiataccia della riccia.
-No no Ginny, vai a riposarti... hai lavorato tutto il pomeriggio con Fleur!- cinguettò Hermione che, seguita da Ron, raggiunse l'altro capo del tavolo per cominciare a sparecchiare. Ginny sospirò e a capo chino si alzò per andare nella sua camera. Si spogliò dei jeans e della canotta gialla e mise una leggera canottiera di cotone con i pantaloncini arancioni coordinati. Iniziò a sciogliere la lunga treccia vermiglia sconclusionatamente, tirandosi non pochi capelli e causandosi dolore, per il nervosismo.
Non ebbe il tempo di riflettere di bloccare la porta con un incantesimo che sentì bussare. "Maledizione!" pensò sobbalzando. Chiunque fosse lì dietro non aspettò che Ginny desse il suo permesso ed aprì la porta, lentamente.
-Gin...- soffiò titubante Harry. Ginny non si voltò a guardarlo e continuò a sciogliere la treccia come se nessuno fosse entrato nella sua camera. Sentì che il ragazzo richiuse la porta e allora sbuffò per sottolineare la sua disapprovazione.
-Sono un idiota!- se ne uscì Harry massaggiandosi la nuca in evidente imbarazzo. Ginny alzò un sopracciglio e lui sembrò accorgersene perché gli scappo un risolino. Ma tornò serio quando Ginny si voltò con le labbra serrate e lo ammonì con lo sguardo d'ambra infuocato. Il ragazzo alzò una mano in segno di resa.
-Continua...- mormorò.
-Sono un idiota e non ti meritavi anche tu quella sfuriata! Vorrei che capissi cosa mi ha fatto stare così male... sono stufo di perdere le persone che amo... stufo di vedere la gente morire per me...- Ginny si voltò come una furia e ad ampie falcate gli fu addosso.
Gli puntò contro l'indice -Per te??? Sei davvero un idiota! Quella gente rischia la vita per se stessa! Per garantirsi un futuro! Vuole tenerti in vita perché Silente ha detto che sei l'unica speranza per battere i Mangiamorte e Voldemort... per vincere la guerra! Non vogliamo vincere la guerra per te ma per tutti noi!- gli vomitò addosso tutta la frustrazione e la rabbia che aveva covato nel suo animo, fino a quel momento. Ogni parola sembrò una lama tagliente sul viso del ragazzo che impallidì e indurì i tratti del viso. –Per te...? Pensi che Bill si divertisse a rischiare la vita per te anziché godersi la sua futura moglie ed assicurarsi di arrivare intero al matrimonio? Pensi che George desiderasse di essere mutilato perché ti trova simpatico? O che Tonks e Lupin vogliano morire prima di avere dei figli per vederti sorridere?- ormai la sua voce era ansante e i suoi occhi arrossati dalle lacrime che pungevano per uscire.
-Basta!- sibilò a denti stretti Harry.
-Basta tu! Basta urlarci contro Harry... basta fare la lastra di ghiaccio quando cercò di avvicinarmi a te! Basta!- rispose con l'ultimo fiato rimasto. Harry alzò le sopracciglia. Quello era il loro primo litigio dopo quel Natale a Grimmauld Place, e dopo essersi messi insieme.
-Ok... mi dispiace e ti chiedo scusa se ti ho ferita ma non ho resistito! Avrei tanto voluto che Sirius, Silente e Moody non fossero morti per... la guerra!- Ginny restò immobile, incapace di qualsiasi gesto di affetto. Quelle parole pronunciate erano servite a farla ribollire di rabbia. Non credeva che Harry fosse così stupido a volte e così dannatamente orgoglioso. Fu lui ad avvicinarsi a lei. Le cinse entrambi i polsi e la avvicinò al suo corpo. Ginny restò a fissarlo negli occhi, ancora con il viso corrucciato dalla rabbia. Si liberò dalla presa e gli voltò le spalle, tornando a specchiarsi e a liberarsi definitivamente della treccia. I lunghi capelli rossi, come fiamme, ondeggiarono morbidi sulle sue spalle e sulla schiena. Harry ritentò di essere perdonato, raggiungendola. Ginny vide il riflesso del ragazzo e si voltò verso il poster della Sorelle Stravagarie per non incrociare i suoi occhi che la facevano vacillare. Il ragazzo le scostò tutti i capelli da un lato ed iniziò a baciarle la pelle della spalla lasciata scoperta. Sentì la testa pulsargli e dei ricordi venire a galla:
Con una mano le sfilò una delle piccole spalline e le baciò la pelle della spalla.
Non desiderava nient'altro oltre che quello... mentre la sua pelle si inumidiva dei suoi piccoli e dolci baci...
mentre il cuore le batteva come un tamburo.
-Draco... perché?!-
Scosse il capo e si rese conto che il cuore le batteva a mille. Harry le baciava il collo e poi scendeva verso le spalle. La sua pelle reagiva rilassandosi a quel caldo ed intenso contatto con le labbra umide e dolci. Si girò verso di lui e ne trovò le labbra, pronte ad accoglierla. Immaginò le labbra sottili e morbide di Draco... sentì le mani di Harry carezzarle le cosce nude. Immaginò le dita affusolate e candide di Draco lambirle la pelle. Harry la voltò e cercò ancora le sue labbra stavolta dischiudendole e assaporandone la saliva.
Non era stato un sogno... era realtà.
Sentì le sue guance bagnarsi di lacrime. Quanto aveva affogato quei ricordi? Quanto odio aveva nutrito verso quel ragazzo che aveva ingannato tutti? Si chiese se era solo dovuto ad una coincidenza di attimi... si chiese se se ne ricordò solo perché era diventata fragile dopo la discussione con Harry.
-Ginny? Che succede?- Harry le prese il volto tra le mani, allontanandolo dal suo per guardarla meglio. –Perché piangi?- Lei si liberò ancora una volta dalla presa del ragazzo e si asciugò le lacrime con il dorso della mano. Cosa doveva dirgli? Cosa la stava facendo piangere? Non lo sapeva neanche lei.
-Nulla... sono solo stanca! Stanca di fare quella forte... che può aiutare e sorreggere gli altri...- rispose sedendosi ai piedi del letto ed asciugando nuove amare lacrime che incontrollatamente urlavano di essere versate. Harry annuì e la raggiunse. Prese a carezzarle le ciocche rosse ad una ad una e lei si sentì più rilassata.
-Non devi più essere una roccia! Piangi se vuoi, sfogati! Urla se vuoi... e liberati! Siamo tutti stressati e preoccupati e tu non devi fingere di essere quello che non sei, gli altri non si preoccupano di farlo! Neanche io!- si sentì un verme per come lo aveva trattato poco prima... e per aver pensato al passato. Lo guardò e buttò all'infuori il labbro inferiore e sbatté le ciglia. I suoi occhi da cucciola, che stava sfoggiando, erano gonfi ed arrossati ma stava tentando di sorridere. Harry scoppiò a ridere. –Questa è la mia Ginny!- aggiunse abbracciandola.
-Mi dispiace per prima Harry!-
-Ogni singola parola era la pura verità! Avevo bisogno di sentirmelo dire!- rispose serio liberandola dall'abbraccio. Ginny lo baciò dolcemente e gli sorrise.
-Harry?-
-Uhm?-
-Voglio che tu sia sincero con me...-
-Non capisco- il moro si accigliò e si mise più comodo. Ginny lo osservò e quando Harry si voltò avendo capito dove volesse andare a parare, la rossa capì di aver fatto centro. –Domani sarà una giornata lunga e faticosa... ci sarà tempo per parlarne, vero?!-
-Già...- farfugliò.
-Buona notte!!-
-Notte Gin!- le lasciò un bacio sulla fronte e poi uscì dalla sua camera, un po' scosso. Quella sensazione spiacevole, divenuta presentimento fastidioso, ora era amara certezza.
Il cinguettio degli uccellini e qualche raggio dorato, la svegliarono dolcemente. A differenza delle altre mattine si era risvegliata di buon umore. Pensò subito alla chiacchierata con Harry ed ai suoi baci... forse si era sbagliata: era stato solo un ricordo, nulla di più. Forse.
-Pigròna Bon Jour!!- trillò Fleur quando Ginny finì di scendere le scale ed entrò in cucina. Molly le lanciò un'occhiata che stava a significare "acconsenti a tutto per oggi!". Ginny sorrise sotto i baffi e rubò dal vassoio un toast con la marmellata, sgranocchiandolo affacciata alla finestra. Era una bella giornata di Luglio... il trentuno per la precisione. Sorrise di nuovo tra se e se: era il compleanno di Harry, aveva appena compiuto diciassette anni. Al di là della vetrata il sole illuminava il prato verde, falciato dai gemelli il giorno precedente. Il tendone viola risplendeva sotto i raggi dell'alba e gli uccellini cantavano nella piccola palude al di là dell'orto di zucche e cavoli.
-Jinnì s'il vous plaît vieni con me di sopra pour provar il mio abitò?- le domandò Fleur mentre sistemava il suo bouquet di rose rosse insieme a Molly. Ginny si voltò verso la futura cognata e le sorrise annuendo. –Mercie ma chèrie! Su andiamo!- mentre salivano le scale sentì i gemelli chiacchierare nella stanza di Ron ed Harry. Capì che si stavano svegliando tutti e che di lì a poco sarebbe stato il caos per casa. Ogni uno doveva indossare il vestito da cerimonia, sistemare capelli e trucco le ragazze e fra poco sarebbero arrivati i coniugi Delacour. Quando Fleur si spogliò dietro il separé colore avorio, la rossa si guardò attorno curiosa. Ai piedi del letto c'erano due bauli già quasi pieni degli effetti dei futuri sposi. Probabilmente sarebbero partiti per la luna di miele, la sera stessa, dopo il ricevimento. –Chèrie aiutomi con la scerniera s'il vous plaît...- la riportò alla realtà e così la raggiunse. L'abito di Fleur era bianco ed in organza. Il corpetto stretto era decorato con una coppia di fenici nere a formare la sagoma di un cuore. La coda delle due fenici si protraeva lungo la gonna pomposa e lunga che ricadeva morbida a terra. Ginny tirò su la zip del corpetto, fatta di perline nere. Quando la Veela si voltò verso di lei, Ginny ne restò incantata.
Sei bellissima Fleur!- le disse con la voce rotta dall'emozione. Fleur l'abbracciò.
-Ma ora mi dovi aiutore con i miei capolli Jinnì!!- la rossa fece spallucce, ormai rassegnata al fatto che sarebbe stata l'ultima a prepararsi ed ad essere pronta. Iniziò a raccoglierle i capelli dorati, setosi e profumati in una crocchia provvisoria, mentre Fleur le spiegava nervosa e preoccupata, l'idea dello chignon che voleva Ginny tentasse di farle. Dopo tre tentativi il risultato sembrò soddisfare Fleur che si squadrò attentamente allo specchio per alcuni minuti per poi esplodere in un sorriso che stregò Ginny per la seconda volta. Era davvero bellissima e perfetta!
-Sono contenta che ti piaccia!- fece per lasciare la stanza.
-JINNI'!!- urlò Fleur disperata. La rossa si voltò preoccupata e vide Fleur indicare una trousse di trucchi. Sospirò sconfitta e tornò allo specchio per pensare al trucco della sposa. Dopo tre ore lì dentro Ginny fu "scagionata". Guardò l'orologio al polso e si accorse che mancava solo un'ora al matrimonio e lei doveva praticamente iniziare a prepararsi dato che indossava ancora il pigiama e i suoi capelli erano un disastro. Sentì al piano terra un gran baccano e decisa a non perdere altro tempo si rintanò nel bagno, dopo aver racimolato l'occorrente dalla sua camera, ed iniziò con un bagno veloce. A tempo record sistemò i lunghi capelli con delle piccole trecce ai lati, truccò il viso di un rosa cipria quasi impercettibile tranne che per le labbra, che rese di un rosso porpora intenso. Infilò l'abito dorato che Fleur aveva scelto per lei ed Hermione. Le fasciava il seno, lasciandolo scoperto quel tanto che bastava da stuzzicare l'immaginazione. Il corpetto era aderente e si apriva in una gonna, lunga sino al ginocchio, anch'essa attillata. Il dorato sembrava brillare davvero, tanto che la rossa pensò che Fleur avesse fatto un incantesimo sulla stoffa. Ginny quel giorno sembrava una stella. Persino i suoi occhi brillavano. Era felice per suo fratello e Fleur e perché tutta la sua famiglia era elettrizzata per un lieto evento, dopo tanto dolore.
Mise di fretta le scarpe nere con un tacco a spillo vertiginoso e una collanina di perle coordinandola a due piccole perle alle orecchie. Sorrise allo specchio dopo aver dato vapore ai capelli con un movimento veloce delle mani. E scese di corsa di sotto. Si batté una mano sulla fronte. "Il bouquet!"... corse di nuovo di sopra e come un fulmine estrasse dal cassetto della scrivania il piccolo bouquet di rose rosse che lei ed Hermione dovevano portare mentre attraversavano la piccola navata improvvisata, nel tendone. Non sentiva più alcuna voce e capii di essere l'ultima arrivata. Cercando di non cadere nel tragitto che portava dalla porta al tendone, con i tacchi che già le davano male ai piedi, raggiunse la piccola folla di parenti ed amici radunata nel padiglione.
-Giusto in tempo!- la accolse Hermione, nascosta ad un lato dell'entrata. Ginny la raggiunse e si sistemò la gonna, risalita su per le cosce, a causa della corsa. –Tutto bene?- Ginny capii che l'amica non si riferiva al ritardo ma alla scorsa sera visto la penetrante occhiata di Hermione. Voltandosi verso di lei si accorse della piccola sorella di Fleur, anche lei vestita con un abitino dorato identico a quelle delle due Grifondoro.
-Ehm... si, ma probabilmente oggi dovremmo affront...-
-Fate largo alla sposa!!- annunciò Fred, fasciato in uno smoking nero con un papillon rosso. I corti capelli tirati all'insù dal gel. Lo stesso stile di George, accanto a lui e sorridente, nonostante la fascia all'orecchio. Così Monsieur Delacour entrò nel tendone con sottobraccio la bellissima figlia. Il viso di Fleur era nascosto da un piccolo velo ma il suo sorriso sembrava risplendere nonostante il tessuto bianco. Una dolce musica, suonata da strumenti inesistenti, aleggiava nel tendone, affascinando tutti i presenti, imbambolati dalla vista di quella donna meravigliosa. Bill in piedi sull'altare, costruito da Arthur, sorrideva e i suoi occhi brillavano per l'immensa gioia. Sistemò nervosamente i lunghi capelli, intrappolati nel codino, e quando Monsiuer Delacour le lasciò la figlia maggiore, dopo averla baciata sulla fronte, alzandole il velo, lei si girò sorridente e si accomodò vicino al suo prossimo sposo. Dietro di lei avevano camminato in fila Ginny, Gabrielle e Hermione. La rossa si accorse degli sguardi dei presenti, specialmente di zia Muriel che sghignazzava contenta in merito alla scollatura di Ginny. La ragazza roteò gli occhi al cielo ed incontrò quelli di Harry, estasiato davanti alla sua figura formosa e slanciata, intrappolata in quel vestito prezioso. La rossa gli sorrise e lui impacciato rispose con un cenno del capo e un piccolo e timido sorriso. Una fitta allo stomaco colpì Ginny. Ma si sentiva pronta nonostante tutto.
L'ufficiante condusse una cerimonia piacevole e divertente, scandita dai sorrisi e gli sguardi dei due sposini, che incantavano con il loro amore, tutti i presenti. Le damigelle restarono impalate a reggere i loro piccoli bouquet, proprio alla destra della sposa, mentre alla sinistra stavano i gemelli e Ron, anche lui in smoking adornato da una piccola rosellina rossa che usciva timida dal suo taschino. Ginny notò gli sguardi imbarazzati che Hermione e suo fratello si scambiavano. Notò Viktor Krùm in fondo alla sala, Luna con suo padre Xenophilius ed alcuni membri dell'Ordine della Fenice. Nel tendone vi era ovviamente tutta la numerosa famiglia Weasley ed alcuni parenti francesi di Fleur, nonché gli amici dei due sposi. Quando avvenne il fatidico bacio che sancì la loro eterna unione, come eterne erano le fenici intarsiate sull'abito bianco di Fleur, una musica decisamente allegra esplose nel tendone, insieme ad un fragoroso applauso. Dal lungo e robusto tavolo di legno noce, decorato da una ricamata tovaglia dorata, sbucarono vassoi ricolmi di qualsiasi pietanza e leccornia, e piatti, di porcellana avorio, vuoti, pronti ad essere riempiti dagli ospiti, per il pranzo. Ginny seguì Hermione e si prese un po' di arrosto e qualche patata. Sorseggiò con lei, raccontandole dei preparativi disperati e contro il tempo, la sua acquaviola.
-Bvuon pomeriggio!- la voce roca e decisa di Viktor le fece sussultare. Il ragazzo porgeva una mano verso Hermione, tutta paonazza e con gli occhi spalancati. Ginny si affrettò a toglierle il bicchiere dalle mani. –Mi koncedde kvuesto ballo?- le domandò fiero. Hermione annuì in modo sconclusionato per l'imbarazzo, afferrò timorosa la mano grande e ferma del russo e fu portata al centro della pista. Si dilettarono in un valzer lì, dove George ed Angelina ballavano seguiti da Luna e suo padre e da qualche amica della sposa già brilla. Ginny restò con un sorriso beota sul viso a fissare i due exfidanzati ballare con Hermione ormai bordeaux dalla vergogna. Bevve l'ultimo sorso di acquaviola e posò il calice con indolenza sul tavolo. Scorse una sedia libera e si accovacciò massaggiandosi la parte dei piedi lasciata scoperta dalle scarpe.
"Dannati sandali!" pensò irritata. Si accorse che proprio nel tavolo di fronte a lei, dall'altro lato del tendone, c'era Harry che chiacchierava fitto con zia Muriel ed un signore anziano che lei non aveva mai visto.
Mademoiselle, je peux avoir cette danse?- un ragazzo, molto più grande di lei, dall'aspetto raffinato le stava porgendo la mano. Era fasciato da uno smoking grigio adornato da un cravattino color malva. Ginny strabuzzò gli occhi per la figura indecente che aveva fatto: con le mani nei piedi a bofonchiare qualcosa. Si accigliò sorpresa e sorrise al ragazzo. Doveva essere sicuramente un cugino di Fleur, le somigliava molto. Era alto e snello, con i capelli dorati che soavemente ricadevano fino al collo e profumavano di buono. Gli occhi erano celesti e luminosi come quelli di sua cognata. Infine il sorriso a trentadue denti fece arrossire Ginny.
-Oh si certo... ehm oui!- rise come una stupida e le orecchie le divennero rosse. Lui la condusse al centro della pista e ballarono insieme. Non capì nulla di quello che le diceva ma annuiva e sorrideva lo stesso, per non sembrare scortese e perché era davvero carino. Quando la musica si arrestò per far spazio ad un lento dedicato solo agli sposi, lui le fece il baciamano e si scansò per tornare al suo tavolo. Ginny fece un piccolo inchino e quando si voltò il viso deluso e impacciato di Harry le si parò qualche metro più in là. Poi il ragazzo scomparì dietro la tenda.
Ginny si sfilò le scarpe e le tenne per i laccetti in una mano, ed incurante dell'erba fredda di quella sera di Luglio, gli corse dietro, pochi minuti dopo. La luna illuminava flebilmente il giardino della Tana. Le voci allegre e la musica da pista a poco a poco si fecero più ovattate, fin quando, vicino al ripostiglio delle scope da quiddich, Ginny non trovò Harry seduto su una panca. Teneva il capo chino, tra le mani.
-Posso?- gli domandò indicando un posticino sulla panca, accanto a lui. Harry si issò e la guardò dalla testa ai piedi, poi annuì e spostò losguardo al di là della siepe. –Stai bene?- domandò lei.
-Uhm... si, tutto ok!- farfugliò.
-Se è per prima, stavamo solo ballando...- si giustificò la rossa. Sapeva bene che Harry non era così stupido e superficiale da prendersela per una cosa così sciocca.
-Sai?! Avevo detto a Krùm che stavi con un tipo grosso e robusto, un tipo burbero e allora non ti ha chiesto di ballare...-
-Sei geloso, è normale... no?-
-No...- una fitta alla testa fece capire a Ginny che era il momento. Dopo tre lunghi mesi di presentimenti e paure Harry stava per dirle quello che si aspettava da così tanti giorni che aveva sperato di essersi sbagliata.
-Capisco... quindi- fece una pausa, alzando lo sguardo al cielo, rimirando le stelle che costellavano quel cielo blu d'estate, -...te ne andrai!- concluse con il tono di voce rotto. Harry non rispose e quel silenzio valse più di mille parole. –Quando?- riuscì a domandare ricacciando indietro le calde lacrime.
-Domattina... siamo rimasti per il matrimonio!-
-Siete?-
-Ron ed Hermione hanno deciso di seguirmi... io vorrei tanto che restassero qui, ma tanto tempo fa hanno deciso di aiutarmi ed ora non si tirerebbero mai indietro!- Ginny annuì offesa. –Ti prego non chiedermelo...- la precedette.
-Anche se lo facessi, saresti in grado di legarmi ad un palo piuttosto che lasciarmi venire con voi...- lo interruppe piccata. Harry si voltò a guardarla avendo percepito il suo nervosismo. Le sfiorò una mano con le dita e così anche Ginny si voltò ad osservarlo. Era teso. –E' per la storia degli Horcrux?- Harry si limitò ad annuire.
-Ginny... ascolta questi mesi insieme sono stati, sono stati... beh mi è sembrato di vivere la vita di un altro! Se ci sei tu tutto sembra brillare... dimentico ogni dolore ed io ero sincero quando ho detto di amarti...-
-Ma?- Harry sorrise amaramente e Ginny scosse la testa pronta alla mazzata finale.
-Ma non posso chiederti di essere ancora la mia ragazza... né di seguirmi! Hai visto cosa è successo a Sirius solo perché è il mio padrino... pensa se Voldemort scoprisse di te... pensa se venisse a sapere che sei la mia ragazza! È troppo rischioso perciò...- sospirò e deglutì a vuoto -dobbiamo lasciarci! Io devo andar via!- concluse la voce rotta dal dispiacere. Ginny non si accorse che una lacrima le stava scendendo giù per la guancia. Harry si affrettò ad asciugarla con il pollice e le sorrise dispiaciuto.
-Me lo aspettavo... e so bene che non ti importerebbe se io mi opponessi a questa cosa! Hai già deciso da solo... come sempre!- singhiozzò.
-Non mi aspetto che tu sia d'accordo o felice... non lo sono neanche io, ma mi aspetto che tu capisca il pericolo che potresti correre!- spiegò duro. Ginny annuì e si asciugò le lacrime con il palmo delle mani per poi tirare su col naso.
-Va bene! Lo capisco...- riuscì a dire. Harry le carezzò i capelli con entrambe le mani.
-Però devo dirtelo: sei bellissima stasera! Altro che Veela!- ed entrambi scoppiarono in una risata dal retrogusto amaro.
-Sembra sciocco adesso ma... auguri: oggi compi diciassette anni!- ed abbozzò un sorriso.
–Già... grazie! Ginny... so di averti già chiesto tanto ma... devi sapere che io sono pronto a ricominciare da dove la stiamo chiudendo, quando tutto... sarà finito! Tu sei disposta ad aspettarmi?- infine le domandò con gli occhi verdi lucidi.
-Io c... ma cos'è quello?-
-Cosa?- le domandò confuso, aggrottando la fronte. Capì un attimo dopo che Ginny non stava più parlando di loro e si accorse verso dove lo sguardo della rossa era indirizzato. Un patronus dalle sembianze di una lince, correva verso il tendone della festa. –E' IL PATRONUS DI KINGSLEY!- urlò Harry impaurito. Si alzarono di corsa mano nella mano e giunsero trafelati al tendone giusto in tempo. A Ginny scivolarono via le scarpe dalla mano, ma non se ne accorse nemmeno, sentiva solo il cuore batterle come un tamburo, dentro le orecchie. Strinse più forte la mano di Harry e poi entrarono nel tendone, prima che scoppiasse il caos.
-Il ministro è stato ucciso, il Ministero è caduto... Arrivano!- scandì la lince con la voce profonda ed elegante di Kingsley. Poi tutto si fece confuso: urla, gente che correva e che si smaterializzava. Sentì una mano poggiarsi sulla sua spalla. Poi la presa di Harry farsi più lontana fino a dissolversi. L'ultima cosa che vide furono gli occhi smeraldo del Prescelto e l'ultima che sentì fu il suo nome urlato da quest'ultimo. Poi percepì come se un gancio le si fosse conficcato nell'ombelico e la risucchiasse via. Quando i suoi piedi toccarono il suolo, vacillò rovinosamente verso terra, ma una mano forte la afferrò per un braccio sollevandola. Il viso di Fred le si parò davanti.
-Freddy!- esclamò confusa ma felice di vederlo. Ebbe il tempo di guardarsi intorno per capire che si trovava nell'appartamento dei gemelli, proprio sopra il loro negozio di Tiri Vispi di Weasley. I due gemelli si guardarono preoccupati. –Perché siamo venuti qui?- protestò.
-Mamma ci aveva fatto promettere che se fosse successo qualcosa saremmo andati via, e per prima cosa ti avremmo protetta!- spiegò George gettandosi scompostamente sul divanetto in pelle rossa. Ginny si imbronciò.
-Ma mamma e papà? Come faremo a sapere se stanno bene? I Mangiamorte saranno...-
-Ginny calmati, per favore! Papà ci manderà un patronus quando sarà al sicuro!-
-E se...?- di nuovo le lacrime le inumidirono gli occhi. Fred l'abbracciò, e Ginny prese spazio sotto il suo collo caldo e profumato. "Harry..." riusciva solo a pensare a lui, e che quello era stato l'ultimo istante con lui e non era riuscita a dirgli quanto lo amava e quanto le sarebbe mancato. "Harry..."
-Almeno posso togliermi questo dannato smoking!- sbottò George smorzando la tensione. –Su voi due, sembrate due stoccafissi tutti agghindati ed in piedi nel salotto!- Fred rise alla battuta e dopo averle baciato la chioma rossa le prese il viso tra le mani e la guardò dritto negli occhi.
-Non preoccuparti! Andrà tutto bene!- le sussurrò dolcemente. Era raro vedere Fred serio o preoccupato ma i suoi occhi ambra erano in tempesta e quel sorriso era solo una maschera, Ginny lo sapeva bene. Per questo era ancora più preoccupata dopo quelle parole. Ma ricambiò il sorriso e lo abbracciò forte.
-Su vai a metterti comoda! Abbiamo preparato la stanza degli ospiti con qualche tuo effetto personale, per essere pronti ad ogni evenienza!- le spiegò paterno George arruffandole i capelli vermigli, proprio come i suoi. Ginny sorrise all'altro fratello e s'incamminò verso il bagno accorgendosi solo in quel momento di essere scalza ed avere il vestito strappato sul fianco. Dopo un bagno caldo, entrò nella cameretta che i gemelli le avevano preparato. Era piccola ma accogliente. C'era un piccolo letto in ferro battuto color vaniglia decorato con un piumone rosa. Prese la spazzola sulla scrivania, sovrastata da un grosso specchio ovale e si spazzolò i capelli. C'era molto silenzio in casa e anche in strada. Si affacciò sulla stradina di Diagon Alley, due maghi sul marciapiede chiacchieravano, sotto i loro mantelli. Sospirò preoccupata e raggiunse i gemelli in cucina.
-Cioccolata calda?- la accolse George avendone sentito i passi dal corridoio.
-Si grazie, magari riesce a tranquillizzarmi...- disse sospirando ancora una volta. Si accoccolò tra le braccia di Fred, sul divano. Poco dopo anche George si unì ai suoi fratelli, porgendo prima loro le tazze fumanti. Riuscirono a sorseggiare la cioccolata tra una chiacchiera e l'altra. Parlarono del matrimonio, di Fleur e di come Bill somigliasse ad un vagabondo negli ultimi giorni. Risero un po', dimenticando inconsapevolmente perché si trovavano lì e non pensando alla Tana. Ad un tratto un bagliore argenteo attraversò la vetrata della grande finestra del soggiorno. La luce si fece nitida e ne sbucò una donnola.
-E' il Patronus di papà!- trillò Ginny entusiasta. Se lo aveva inviato significava che era ancora vivo.
-Siamo tutti salvi, li abbiamo cacciati! Harry, Ron ed Hermione sono partiti! Restate a Diagon Alley per un po', è più sicuro della Tana!- la donnola parlò con il tono di voce di Arthur Weasley e poi zampettò fuori dalla finestra. I gemelli risero e si abbracciarono. Ginny sorrise a quella vista.
-Per fortuna che quella preoccupata ero io, vero?!- li punzecchiò divertita. I gemelli presero a farle il solletico. Quando riuscì a liberarsi corse a piedi nudi sino alla sua camera e si chiuse dentro. Asciugandosi le lacrime dovute alle risate si fiondò a letto. La maglietta di Fred, che stava usando come pigiama, le si sollevò tutta e sentì freddo, perciò si coprì sgusciando sotto le coperte.
"Harry, Ron ed Hermione sono partiti..."
Solo in quel momento riuscì a metabolizzare quello che il patronus aveva detto. Lì per lì era stata solo felice di sapere che erano tutti vivi. Chiuse gli occhi e qualche lacrima silenziosa e furtiva le rigò il viso lentigginoso. Ci pensarono le lenzuola ad asciugarle. Infine, sfinita dalla lunga giornata, crollò in un sonno senza sogni.
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