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Il boccino e il bacio

Chissà se le cose fossero andate diversamente... chissà cosa sarebbe successo se quella mattina si fosse svegliata con lui al suo fianco. Se lo avesse svegliato con un bacio e lui le avesse sorriso e le avesse detto che rinunciava a tutto per stare con lei. Forse adesso non si sarebbe trovata a camminare per i lunghi ed affollati, corridoi del castello, a passargli accanto, giorno dopo giorno, senza guardarlo, senza parlargli. In fondo loro non si conoscevano, non era stato reale... era stato solo un sogno. Forse un dolce e terribile sogno ma pur sempre irreale. Chissà cosa fosse successo se quella mattina lui fosse stato sveglio e l'avesse fermata...
Ma le cose erano andate diversamente: quattro giorni erano trascorsi da quella notte e non l'aveva più cercato, e anche se con difficoltà tanto da annodare la gola, non lo aveva pensato. In fondo era vero: che si era messa in testa? Non potevano stare insieme due come loro. Due persone così diverse non sono fatte per stare insieme. In un mondo del genere poi?! Non era affatto possibile. Non c'era alcuna speranza per due come loro.

E così ora era sulla sua scopa, a sfrecciare, fianco a fianco, ancora una volta, alla cercatrice più brava degli ultimi anni, Cho Chang. E stava perdendo campo. La mora sfrecciava molto più veloce di lei sulla sua scopa nuova e per Ginny l'idea di prendere il boccino si stava facendo un altro sogno... oramai Cho aveva allungato il braccio, decise così di spintonare il retro della scopa della ragazza con il manico della sua. Cho iniziò a vacillare, perdendo campo. Ginny allora le diede una gomitata nel fianco, facendole anche perdere la giusta direzione. Adesso era lei in testa, mentre Cho si stava risistemando sul manico di scopa per non cadere rovinosamente da quell'altezza. La sentì insultarla come se stesse ringhiando un lupo famelico. Ma in quel momento la rossa sentiva il vociare dello stadio come ovattato, si sentiva dentro una bolla, con l'adrenalina che le scorreva nelle vene come delle piccole scosse, a fissare quella pallina dorata sfuggente. I cori rosso-oro la euforizzavano e le sembrò che la sua scopa stesse volando più veloce di quanto potesse per l'eccitazione. Abbassò la testa, chinandosi sul manico con tutto il busto, sentendo un bolide sfrecciare contro di lei. "Dannato Inglebee!" pensò a denti stretti. Percepì la presenza di Cho alle sue spalle, che nel frattempo l'aveva raggiunta. Ma oramai era troppo tardi: Ginny aveva afferrato il boccino e il boato nello stadio le perforò i timpani, portandole entrambe alla realtà. Aveva vinto e per la seconda volta aveva superato se stessa! Si girò verso l' asiatica che aveva arrestato la picchiata, e la guardava astiosamente. Se avesse potuto l'avrebbe cruciata lì, davanti a tutti. Ginny alzò un sopracciglio, sventolandone il boccino con la mano, in segno di vittoria, proprio sotto il naso.

-Al prossimo anno... chissà magari sarai più fortunata!!- cinguettò Ginny con un sorriso di scherno. Non sentì nemmeno, con tutto quel putiferio di schiamazzi e cori, la risposta della Corvonero, e scese giù, in campo, verso il resto della squadra. Katie e Demelza si abbracciavano e saltellavano per il prato fangoso, a causa della piogerella che aveva accompagnato lo svolgimento della partita. Peakes, Coote e Ron si spintonavano scherzosamente facendosi complimenti per aver giocato tutti egregiamente. Quando con i piedi toccò terra, lasciò cadere la scopa e si mischiò ai festeggiamenti.

-GINNY!!! SEI STATA GRANDE!- ruggì euforico suo fratello, mentre si liberava dalla stretta di Coote e la abbracciava forte, tanto da soffocarla. Da quell'abbraccio, si ritrovò, come l'anno precedente, sollevata da una cinquantina di studenti rosso-oro, che la scortarono, sollevata per aria, tra canzoni e complimenti, fino al Castello. Tra la folla, una volta giunti alle scale che conducevano alla torre Grifondoro, incrociò gli occhi nocciola di Dean, guardarla tristemente. Il suo volto, dispiaciuto e triste, era una nota stonata, che le fece scomparire il sorriso per un attimo. Quando però entrarono nella Sala Comune, scoppiettarono in mezzo alla stanza, parecchi fuochi d'artificio danzerini, direttamente dai Tiri Vispi dei Fratelli Weasley. La scia dipinse una ragazza rosso-oro, dai lungi capelli vermigli, che sfrecciava su una scopa e poi scoppiava per divenire un enorme boccino afferrato da una mano. L'immagine euforizzò ancora di più i Grifondoro che cominciarono ad urlare e cantare a squarcia gola. Poi partì una musica assordante ed iniziarono a circolare bottiglie di whisky incendiario. La festa era assordante. Ginny poté giurare che sino ai sotterranei e alle cucine elfiche, potevano sentire le loro urla di gioia. Nella confusione non si accorse dell'arrivo di Harry, giunto solo in quel momento dopo aver passato due ore in punizione con Piton. Ma lo aveva cercato con lo sguardo per tutto il tempo, sperando che fosse tornato prima, sperando che se lo ritrovasse davanti per dirgli che ce l'aveva fatta, che lo aveva reso di nuovo orgoglioso di lei. Perché Harry non era mai stato geloso dei suoi risultati, anzi la incoraggiava sempre. E gli era grata che nonostante quell'anno lo avesse trascurato, lui per lei c'era sempre stato. Le era grata perché le infondeva sicurezza e con le sue parole le faceva pensare di poter essere capace in ogni cosa.

Poi riconobbe la montatura dei suoi occhiali, in mezzo a Colin e Seamus, che lo stavano riempiendo di pacche sulle spalle. Finalmente i suoi occhi verdi si posarono su di lei. Ginny sentì perdere un battito del cuore mentre lui le sorrideva fiero e felice di vederla. Ginny gli sorrise e alzò le mani al cielo stringendo i pugni l'uno dentro l'altro, in segno di vittoria. A Harry scappò un piccolo sbuffo divertito e poi si fece spazio tra la folla e quando finalmente furono l'uno di fronte all'altra l' abbracciò, godendosi l'espressione della rossa dura e splendente.
E senza riflettere, senza averlo premeditato, senza preoccuparsi del fatto che cinquanta persone li stavano guardando, Harry la baciò. (JKR)

Ginny sentì le labbra calde e dolci di Harry, premersi contro le sue, delicatamente. Senza frenesia, senza prepotenza. Le sembrò di essere lambita da un petalo di rosa. Fu un bacio dolce e lungo, semplice ma profondo. E per la seconda volta, in quel giorno, le parve di essere dentro una bolla. Non sentì più alcuno schiamazzo o rumore. Chiuse gli occhi e assaporò quel tenero attimo che per anni aveva immaginato in mille modi diversi. Era il suo primo amore, il primo ragazzo per cui aveva sentito le farfalle nello stomaco. Era Harry che per prima le aveva fatto battere il cuore come un tamburo fino ad esplodere quando lui le sorrideva ingenuamente, ignaro di quanto lei lo desiderasse da anni. Era cresciuta con l'idea che Harry fosse il suo principe azzurro... e ora l'aveva salvata, un'altra volta, in sella al suo cavallo bianco. Ora era la sua ragazza. Niente poteva più ferirla, niente poteva più farla soffrire o piangere. C'era Harry con lei, e tutto da ora in poi, sarebbe andato bene.
Quando le loro labbra si staccarono lentamente, Ginny aprì gli occhi con calma continuando a gustare quella sensazione di pace. Tenendoli socchiusi, sbirciò il verde smeraldo degli occhi di Harry. Luccicavano, e poi le sorrise, rubando così un sorriso di rimando, alla ragazza.

-Complimenti...- sussurrò Harry con espressione furbetta.
-Per cosa? Per il bacio o la partita?- rispose divertita. Harry rise di gusto e la carezzò la nuca dolcemente, causandole un brivido di gioia. Per quanti anni aveva immaginato quelle carezze? Per quanto tempo aveva parlato con Lorie di lui e di come ogni volta si perdesse nell'oceano dei suoi occhi. Ora era divenuto tutto reale. Non le sembrava vero. Eppure le persone attorno a loro c'erano, a testimoniare che non lo stava sognando come le era successo molte volte, da ragazzina. E aveva anche visto Ron boccheggiare indeciso ed Hermione sorriderle con aria sognante. Ginny le fece l'occhiolino e poi mano nella mano con Harry, accorgendosi che tutti se ne erano accorti e che la confusione era diminuita notevolmente a causa loro, si andarono a sedere vicino al camino.

Ginny gli raccontò, eccitatissima ed euforica com'era, della partita. Le disse come Cho era stata brava e i mille pensieri che le attanagliavano la testa mentre escogitava un modo per recuperare campo. Harry annuiva interessato ma non al racconto, a lei. Le scrutava gli occhi ambra emozionati ed orgogliosi. La guardava gesticolare in modo buffo, mentre spiegava come si era sporta verso il boccino. Le prese il viso tra le mani, alla fine del resoconto, e poi la baciò di nuovo delicatamente, assaporandone il sapore alcolico, causato dai due bicchieri di Whisky. Le leccò le labbra e Ginny sorrise, premendo i denti contro le labbra del ragazzo che ricambiò.

-Sono felice... davvero! Finalmente...- le soffiò sulla bocca, facendola sussultare dolcemente. Ginny poggiò le sue piccole mani calde su quelle di Harry che le tenevano ancora il capo teneramente.
-Sono cinque anni... si direi che "finalmente" è il termine più appropriato!- rispose divertita. E così Harry la baciò di nuovo, con maggiore vigore. Ginny capì che il moro voleva aspettare che fossero da soli, per un vero bacio, e non disse nulla, accontentandosi di quelle coccole, per il momento.

La festa proseguì tutta la notte. Alcuni gruppetti di studenti, pian piano, lasciarono la Sala Comune, barcollanti ed assonnati sia dalla tarda ora che dall'alcol. La musica si fece via via più bassa e lenta. Alla fine restarono loro due in compagnia di Hermione e Ron seduti sul divano a sorseggiare un po' di Idromele, e un gruppo di ragazzi che si dividevano un gruzzoletto accumulato per via delle scommesse sulla partita che avevano accettato.

-Quindi... tu e... mia sorella...- bofonchiò Ron mentre le orecchie cominciavano a fumare dall'imbarazzo. Harry arrossì e prese a guardare Ginny, che nel frattempo fulminava con lo sguardo il fratello. Hermione relativamente estranea al discorso, fissava la scenetta divertita.
-Ehm... si Ron... è da un po' che ne parlavamo! Aspettavamo il momento giusto!- rispose Harry che vide Ginny aprirsi in una risata, seguita da Hermione. Ron li guardò confuso e prese a grattarsi la testa.
-Basta che non vi becco a sbaciucchiarvi, ok? Non voglio vedere il mio migliore amico in certi atteggiamenti con la mia sorellina...-
-RON! per favore... ci hai deliziato, insieme a Lavanda, con il vostro wrestling romantico  per mesi... non fare l'ipocrita ancora una volta!- lo rimbrottò Ginny, stringendo una mano di Harry, per rafforzare il concetto.
-A proposito...- s'intromise Hermione, -che fine ha fatto?-
-Oh... l'altro giorno, quando Harry era sotto il mantello dell'invisibilità, e noi tre uscivamo dal dormitorio, ha creduto che fossimo io e te da soli... a fare...-
-Si...ho capito...- balbettò la riccia, divenuta paonazza.
-E così mi ha fatto una scenata di gelosia... ne ho approfittato e le ho detto che tra noi era finita!-
-E come l'ha presa?- chiese Harry, mentre giocherellava con le dita di Ginny, incastrandole alle sue.
-Non tanto bene... mi ha urlato che sono un troll puzzolente e peloso e altre cose poco carine... l'ho lasciata fare, è pur sempre una ragazza col cuore a pezzi...- spiegò Ron con un pizzico di fierezza nella voce per aver fatto soffrire una ragazza con il suo fascino. Come un galletto difatti gonfiò il petto e sbirciò la faccia di Hermione.
-Certo, come sei romantico...- disse ironica la riccia, ma con un sorrisetto soddisfatto, sotto i baffi. Ginny le strizzò l'occhio mentre Ron si concentrava ad aprire un pacchettino di gelatine tutti gusti più una. –Ehi guardate che ore sono! Ginny non devi fare così tardi ora che devi studiare per i G.U.F.O. dovresti essere a letto e riposarti, così per i prossimi giorni potrai studiare meglio!- la rimproverò materna. Ginny sospirò, rendendosi conto di non poter ribattere nulla. Oramai era rimasto poco più di un mese di scuola e le restava ancora da studiare per gli esami di Aritmanzia, Pozioni e Antiche Rune. Così lasciò un bacio umido ma semplice, sulle labbra morbide di Harry che poi le carezzò i capelli e la vide scomparire su per le scale, verso i dormitori femminili. Fu seguita a ruota da Hermione, che rimproverò anche i due ragazzi per il loro temperamento malandrino degli ultimi tempi. In fine i due ragazzi, ancora un po' in imbarazzo, a causa della novità, salirono verso il dormitorio maschile, poco prima dell'alba.

Mai periodo fu più sereno, da quando ne aveva memoria. Dopo la partita, aveva studiato molto, essenzialmente con Lorie in Biblioteca, ma nonostante lo stress per gli esami quando la sera stava tra le braccia di Harry dimenticava persino il suo nome, lasciandosi cullare dalle cose dolci che le sussurrava all'orecchio. E poi venne l'ultimo week end ad Hogsmead, segnando così l'imminente arrivo delle vacanze estive. Il cielo era sempre più azzurro, le giornate si fecero più lunghe e piacevolmente tiepide. Il cinguettio allegro degli uccellini, la svegliava la mattina, mentre il sole filtrava illuminando i bauli che cominciavano a riempirsi delle loro cianfrusaglie. Quel pomeriggio, tutta la scuola sembrava essersi decisa a partecipare alla gita al villaggio. In compagnia di Ron ed Hermione, che notò Ginny guardarsi spesso ed in imbarazzo, giunsero ad Hogsmead e dopo aver fatto un salto a Mielandia, sotto le pressioni di Ron, decisero di prendere delle burrobirre ai Tre Manici di Scopa.

-Come pensi sia andata la verifica di Antiche Rune?- le domandò Hermione, mentre Ron ed Harry discutevano vivacemente al riguardo della decisione della McGranitt di cambiare le uniformi di Quiddich per il prossimo anno.
Ginny tamburellò, nervosa, le dita sul tavolo –credo bene... ma se dovessi dire in quale delle materia penso di essere andata peggio, è proprio Antiche Rune... è noiosa!- sbottò sorseggiando il suo boccale un po' frustrata.
-E' astiosa direi... ma hai una media eccellente! Sarei fiduciosa se fossi in te!- ed anche Hermione sorseggiò la sua burrobirra. Quando il sole iniziò a calare, segnando l'avvicinarsi dell'ora di cena lasciarono il pub.
-Ragazzi vi dispiace...?- sentì sussurrare ad Harry, mentre raccoglieva da terra la sua borsetta. Vide, rialzandosi, Ron annuire perplesso ed Hermione tirarlo via per un braccio.
-Dove vanno?- domandò la rossa mentre Harry la prendeva per mano. Harry fece spallucce e le sorrise divertito. –Harry?-
-Ci lasciano un po' da soli... se non ti va li raggiungiamo!-
-SEI MATTO! No cioè... mi va di star da soli senza che Ron ci fissi come se fossimo due mollicci disgustosi...- rispose leggermente imbarazzata.
-Allora non perdiamo tempo, altrimenti rischiamo una punizione!- rispose ed uscirono dai Tre Manici di Scopa. Il ragazzo la condusse verso l'entrata della foresta. Alla fine svoltò su per un sentiero, dove la luce del tramonto filtrava tra le fronde, rendendo quel posto magico.

-Mi sei mancata...- le disse abbracciandola e strofinando il suo naso contro quello della rossa.
-Ma se siamo stati insieme fino ad ora...- ridacchiò. Harry scosse la testa.
-Non è la stessa cosa in mezzo a quella gente... ti desidero! Ogni centimetro della mia pelle desidera toccarti!- rispose facendosi serio. La baciò prima delicatamente, inumidendosi prima le labbra. Poi leccò quelle della rossa e Ginny le schiuse per accogliere un bacio più profondo ed intimo, rispetto a quelli che fin ora si erano concessi, davanti agli occhi degli studenti pettegoli, di tutta Hogwarts. Sentì il sapore di birra, nella lingua del moro, che danzava con quella sua in modo così armonioso da sembrare perfetto. Le mani di Harry erano scivolate sui suoi fianchi e la attirò a sé prepotentemente, così che Ginny potesse sentire quanto fosse vero che il corpo di Harry la bramasse. Quando si staccarono Ginny sentì di non averne avuto abbastanza e lo abbracciò più forte, gettandogli le braccia al collo, e agganciandosi alla sua schiena con le gambe. Harry rise di gusto e si lasciò scivolare, con lei in groppa, sull'erba.

-Sai, ora capisco che mi sei mancato anche tu!- disse strizzandogli l'occhio con fare ammiccante.
-Hai... visto?! Che... ti... avevo... detto?!- farfugliò tra un bacio a stampo e l'altro, mentre marcava di baci la pelle morbida del suo viso e del suo collo niveo, segnandone il possesso. Restarono in quella posizione a baciarsi per recuperare tutto il tempo perso, fin quando non si fece buio.
A Ginny sembrò di poter vivere solo di quello. Troppo presa negli ultimi tempi a dimenticarlo, perché troppo spaventato per rischiare, si era dimenticata quanto amava il verde dei suoi occhi e quel sorriso impacciato ed umile che lo distingueva tra mille. Si era intestardita, fino a quel momento, che lui non era realmente  il ragazzo di cui per anni si era innamorata. Ma quando si era ritrovata tra le sue braccia le sue difese erano crollate. Si era presa in giro, di poter sentir il cuore battere, tra le braccia di Michael o Dean, ma solo perché aveva bisogno di sapere che, anche se lui non si fosse mai deciso a fare il primo passo, poteva sopravvivere comunque.

-Vorrei non tornare al Castello... vorrei che tu fuggissi via con me! Per dimenticare chi sono... cosa devo fare...- bisbigliò con tono rassegnato Harry. Ginny gli prese il viso fra le mani e posò le sue labbra sulla fronte del ragazzo, per poi baciarlo piano. –Ho paura!-
-Harry! È normale... non sei solo! Questo te lo devi ricordare! So dei tuoi incontri con Silente e so che ti stai preparando per qualcosa di molto più grande di te! Ma hai tante persone che ti saranno sempre vicine! Me per prima...- spiegò materna Ginny. Harry le sorrise ma in modo spento.
-Ti spiegherò tutto a tempo debito Ginny... ora voglio solo respirarti, assaporarti... con te sento di essere un altro ragazzo... non il Prescelto... non lo sfigato di sempre... mi sembra di vivere un'altra vita!- le soffiò sulla bocca, mentre Ginny si specchiava nei suoi occhi. Ginny annuì e si lasciò cullare ancora nel suo abbraccio e tra i suoi baci, come una bambina spaventata. Ed era spaventata perché sapeva non sarebbe stato facile. Ginny sapeva già che presto le cose sarebbero cambiate e al solo pensiero una tenaglia le stringeva il cuore e lo stomaco. Si ricordò del suo sogno: il corpo freddo e cadaverico di Harry, inerme al suolo. Lo strinse più forte, e furono petto a petto, ed il battito dei loro cuori si sincronizzò.
-Se ti succedesse qualcosa...- poi le scappò come un uggiolio. Harry scosse la testa e le sorrise.
-Stai tranquilla! Con me ci sarà Silente! E poi dobbiamo finire l'anno scolastico! Ci sarà tempo per parlarne meglio! Andiamo?- cercò di spezzare la tensione. Ginny si guardò attorno: la foresta era stata avvolta dall'oscurità e la falce lunare, non illuminava abbastanza quel sentiero che avevano attraversato per raggiungere quella radura verde. Così il ragazzo con una mano la scortò e con l'altra tenne la bacchetta davanti a lui dopo aver sussurrato un lumos. In un silenzio preoccupato, Ginny si fece accompagnare sino ai dormitori. Poi lo abbracciò di nuovo facendogli sentire quanto era impensierita per lui ed infine Harry la baciò dolcemente, carezzandole la nuca con fare delicato per poi darle la buona notte.
-Notte Harry...- rispose con un filo di voce. Così Ginny si voltò e si accucciò tra le coperte, dopo aver indossato il pigiama, sperando che i sogni non sarebbero stati tormentati anche quella notte, dopo quelle parole.

Anche Maggio, con le sue giornate soleggianti e movimentate dagli esami, stava finendo. Così l'allegria delle imminenti vacanze le fece dimenticare cosa poteva accadere quando avrebbero lasciato il Castello. Oramai l'ultimo esame che le mancava da dare era Aritmanzia e per giorni aveva studiato, anche la notte, con Lorie, dimenticandosi anche di lavarsi e mangiare quasi. E purtroppo, togliendo tempo ad Harry. Ma quella sera, quando Harry tornò dall'ultimo incontro con Silente, si pentì di non aver trascorso gli ultimi giorni avvinghiata a lui.

-Harry...? Perché quella faccia?-
-Oh nulla... stavo solo pensando...-
-A cosa?- e andò a sedersi vicino a lui nel letto. Harry scosse la testa e le carezzò una guancia. –Per favore... di qualcosa...-
-Silente mi ha detto che presto andremo in missione!- rispose tutto d'un fiato già preparato alla ramanzina.
-HARRY! Oh Merlino... una missione? Di che si tratta?-
-Calma, calma! Non lo so... ma è più una ricerca, qualcosa di simile penso! Niente duelli, niente Mangiamorte!- le spiegò con fare paterno. Ginny lo osservava preoccupata mentre si tormentava le labbra a suon di morsi.
-E' sciocco ma... devo chiedertelo: non sarà come quella notte al Ministero, vero? Dove ti ho convinto a farmi venire con te...-
-No! Silente ed io ci siamo preparati per questo Ginny... non ammette neanche che ne parli, ma sei la mia ragazza e voglio rassicurarti!- la rossa, a quelle parole, s'intenerì e lo baciò con trasporto, facendolo distendere sul materasso. Harry prese ad accarezzarle l'incurvatura della schiena e rispose al bacio, dimenticando di cosa stavano discutendo immediatamente. Quando Ginny gli si allontanò lo guardò negli occhi smeraldo, con espressione dura.
-Colloportus...- disse Harry afferrando la bacchetta dal comodino e bloccando l'entrata della camera di Ginny. Con un balzo la fece voltare, e le fu sopra. Iniziò a baciarle il collo, la clavicola e poi l'attaccatura del seno. Ginny sorrise a quelle attenzioni e si leccò le labbra pronta ad accogliere un altro bacio intimo ed umido. –Possiamo aspettare, se vuoi...- le soffiò sul viso, -...vorrei che tu non pensassi che ti stia spaventando con quello che devo fare per convincerti che potrebbe capitarmi qualcosa e non esserci più... occasione!-
-Non essere sciocco...- le parole di Harry erano dette con convinzione, ma Ginny sentiva il corpo del ragazzo avere tutta un'altra intenzione. Harry allora le sfilò la canottiera lasciandola in reggiseno e pantaloncini.

Continuò a baciarle la parte di seno scoperto, per poi lasciarle cadere da una parte e l'altra le bretelle e succhiarle la pelle della spalla destra dolcemente. Mentre Ginny lo lambiva con le unghia dall'alto al basso della schiena, facendolo rabbrividire di piacere. Poi iniziò a morderle il lobo dell'orecchio con dolcezza. Quando oramai la sua mascolinità premeva dall'eccitazione, le tolse, sganciandolo, il reggiseno color lillà e lo gettò all'indietro facendola sorridere. Lo sentirono sbattere contro il vetro della finestra e poi cadere a terra. Le carezzò i seni, dipingendone i contorni con l'indice e poi i capezzoli. Lo vide leccarsi le labbra e guardarli come a volersene registrare l'immagine. Poi chinò il capo verso di lei, mentre lo spingeva con le mani poggiate sulla nuca di lui, verso i suoi seni ormai tesi per l'attesa del piacere. Glieli baciò dolcemente per poi succhiarle i capezzoli turgidi alternativamente a piccole carezze. Ginny sentì un dolce spasmo al basso ventre, quasi al culmine dell'eccitazione. Aprì le gambe per rilassarsi e godere di più. Così Harry armeggiò con la cintura e si tolse i jeans. Nel frattempo Ginny gli sfilò la maglietta grigia e rimasero quasi nudi, eccezion fatta per gli slip. Harry ritornò a baciarle la pelle, scendendo dal seno all'ombelico. Ne leccò il contorno, provocandole un altro spasmo. Chiuse gli occhi oramai ad un passo dall'apice del piacere ed aspettò che lui le sfilasse gli slip ed entrasse dentro di lei. Lo accolse ritmando i movimenti del suo corpo a quelli del corpo del ragazzo. Harry fu dapprima dolce e paziente...attese che il corpo di Ginny si fosse rilassato e quando sentì di poter pretendere di più, incalzò il ritmo. Ginny si aggrappò ai margini del letto e strinse forte le coperte per il piacevole dolore che stava provando e si lasciò sfuggire dei flebili gemiti. Sentì Harry ansimare e quando con un ultimo colpo di reni vennero l'uno dentro l'altra, perfettamente incastrati in quel gioco d'amore, lui si accasciò sul suo seno ansante. Poggiò l'orecchio e ne ascoltò i battiti accelerati fin quando non si fecero più lenti ed il respiro nuovamente normale. Così poi il moro si adagiò accanto a lei, lasciandole un braccio sul ventre, a mo' di abbraccio.

-Non vado da nessuna parte...- lo punzecchiò sorridendo felice. Harry sbuffò divertito, tenendo gli occhi chiusi e non muovendo un muscolo per lo sforzo appena compiuto. Quando anche lui si riprese, aprì gli occhi e trovò quelli curiosi e grandi di Ginny che lo guardavano incantata.
-Credo di essermi innamorata di te...- sciorinò in un impeto. "Dannata la tua impulsività Ginevra!" Senza riflettere su, senza averci minimamente pensato alle conseguenze. Harry si accigliò e si rizzò sui gomiti. –Non l'ho mai detto a nessuno... in cuor mio conservavo questo sentimento per... te...- continuò specchiandosi negli occhi verdi, leggermente spaesati del ragazzo. –E capisco se tu non lo sei ancora... anche per me è ancora tutto strano... cioè non ne sono certa perché ho sempre pensato che fossi come una sorella per te... per un po' ne sono stata certa...e...-
-Stai diventando logorroica lo sai?- la prese in giro alzando un sopracciglio e sorridendole. –Tu lo credi ma Io lo so Ginny... io ti amo!- rispose deciso e sicuro di se. Ginny prese un respiro profondo come se per un attimo le fosse mancata l'aria.
-Davvero? Cioè io credevo che...-
-Shhhh... Ginny non avere fretta!! Sta tranquilla!- la interruppe poggiandole un dito sulle labbra ancora aperte per parlare. La ragazza gli baciò i polpastrelli ed annuì, poggiando la testa sul cuscino. Harry la seguì a ruota e restarono abbracciati, incuranti della loro nudità, come se fosse del tutto normale, come se fosse esattamente così, perfettamente giusto. Fu un trauma quando lui si alzò per rivestirsi e raggiungere Ron a cena, evitando così di farlo arrabbiare, se li avesse immaginati insieme nei dormitori.
-Mi mancherai...- piagnucolò Ginny mentre si rimetteva la canottiera per ultima cosa. Harry le sorrise e fece l'ultimo nodo ai lacci delle scarpe prima di raggiungerla sul letto.
-Spero che nel frattempo ti abbia lasciato un bel ricordo...-
-Ottimo direi!- rispose provocante, sistemando una ciocca vermiglia dietro l'orecchio.
-Ci vediamo in Sala Grande Ginny!- la congedò e poi lo vide oltrepassare la porta, sbloccandola con il controincantesimo e fu nuovamente sola. Sospirò e si strinse le spalle sapendo già, in cuor suo, che quel ricordo lo avrebbe custodito per molto tempo, prima che fosse divenuto nuovamente un momento presente.

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