Buona fortuna
Appollaiata ai piedi del letto di un Hermione ancora incapace di alzarsi, dopo la fattura subita, ascoltava le chiacchiere dei suoi amici.
Quando era svenuta nella Sala dei Cervelli, al Ministero della Magia, aveva creduto di morire. Il getto rosso le aveva spezzato il respiro, e per quello che ricordava, non era più riuscita a veder nulla ne sentire alcunché. L'immagine di suo fratello quasi soffocato, aveva accompagnato i suoi incubi prima del risveglio. Quando aveva aperto gli occhi una soffice luce bianca l'aveva costretta, dopo il tetro buio del Ministero, a richiuderli indolenziti. Quando si fu abituata alla luce del sole che filtrava dolcemente dalle tendine delle finestre dell'Infermeria, il primo pensiero fu quello di muovere la caviglia.Magicamente era tornata a posto, e non faceva più male. Sorrise flebilmente, ancora debole per la lotta con i Mangiamorte, ma sicuramente viva. Quando poi si rizzò sul letto si accorse che non era sola. Tanti altri letti erano occupati dai suoi coraggiosi amici e da suo fratello che trangugiava Cioccorane. Era vivo! Non era stato ucciso dai tentacoli, lo guardò sorridendo e capì che ce l'avevano fatta!
-Ma Ron!? come fai a dire che la Cooman non serve a niente? Abbiamo appena saputo dell'esistenza di milioni di profezie...- lo aggredì verbalmente la riccia. Ginny intravide l'espressione di Harry, sembrava avesse avuto un tuffo al cuore. Si corrucciò curiosa ma lui distolse lo sguardo, essendosi accorto che la rossa lo stava osservando.
-Io vado a trovare Hagrid!- disse Harry d'un tratto, nervoso. Così a passo svelto li lasciò parlare ancora delle notizie sulla Gazzetta del Profeta, sulla verità riguardo al ritorno di Lord Voldemort.
Ginny però si alzò da letto, mise le converse rosse ai scompostamente lasciate sul pavimento, e corse verso il ragazzo.
-HARRY, HARRY!- il moro si girò pallido in viso e Ginny notò che aveva gli occhi lucidi. –Harry...- sussurrò sfiorandogli una guancia, ormai di fronte a lui. Il moro si poggiò alla rampa delle scale, come se non avesse più forze.
-Il mondo mi sta crollando addosso Ginny... è tutto sbagliato... ogni cosa!- sciorinò frustrato il ragazzo poggiando la sua mano su quella della rossa, ancora sulla sua guancia a infondere calore e affetto.
-Oh Harry... Sirius era un grande uomo, un ottimo mago e... e sarà vendicato!! Te lo prometto...- cercò di apparire sicura e determinata. Harry in quel momento, capì Ginny, aveva bisogno di forza, di qualcuno che gli infondesse coraggio. Insomma un bastone su cui sorreggersi e se doveva essere lei, nonostante tutto, non le importava. Anzi voleva essere lei...
-Grazie... ma... non si tratta solo di questo!!- disse distogliendo lo sguardo. Harry era impacciato, sembrava volerle dire qualcosa, aggiungere la parte più dolorosa di quel discorso ma non riuscì a finire la frase.
-GINNY!- alle loro spalle Dean saliva le scale che portavano all'entrata dell'Infermeria. I due ragazzi si voltarono, Harry ancora con gli occhi umidi e Ginny un po' scossa dalla vista di quegli occhi smeraldo così spaesati. Harry per lei era sempre stato una roccia, la forza a cui tutti facevano capo per poter andare avanti e sperare di vincere quella guerra. Vederlo così spaventato, lo faceva apparire, agli occhi di Ginny, un bambino a cui avevano appena sottratto il miglior giocattolo.
-Dean!!- lo salutò Ginny procedendo incontro a lui felice. Con una voglia contemporanea di sentire cosa aveva da dire Harry. Si voltò verso di lui ma il moro osservava Dean.
-Come stai piccola? Sono venuto ieri ma dormivi... Madama Chips mi ha buttato fuori... ma quelle rose rosse sul tuo comodino sono le mie!- disse a trentadue denti il riccio. Ginny sorrise dolcemente e lo abbracciò.
-Molto meglio... stavo giusto ringraziando Harry per averci portato fuori sani e salvi...- Dean si voltò a guardarlo, ma dai suoi occhi non trapelava ne gratitudine ne ammirazione.
-No Dean... Ginny si è difesa da sola... ma loro erano troppi! Se non fosse intervenuto l'Ordine della Fenice...- Dean però sembrava che neanche lo ascoltasse. Guardava alternativamente la rossa e lui.
-Non importa...- disse ad un tratto, -siete salvi! È questo l'importante!- disse senza troppa enfasi, fissando gli occhi verdi del suo compagno di Casa nonché di dormitorio. Harry annuì debolmente e si voltò per continuare a scendere le scale verso la casetta di Hagrid. Ginny invece si voltò verso Dean indignata.
-Perché gli parli così? Ha appena subito una perdita... e tu...-
-Ginny ti prego... è già troppo che non sapevo dove ti fossi cacciata ne se eri ancora viva... non accennavi a svegliarti, non mi va di sentire anche che chi ti ha portato con se è pure il tu eroe...- sciorinò nervoso, mantenendo lo sguardo fisso sul punto in cui poco prima era fermo Harry. Ginny lo guardò confusa. Se da un lato era arrabbiata con lui per essersi comportato male con Harry, nonostante non fosse realmente colpa sua se lei si trovava al Ministero quella notte, dall'altro lato si era intenerita.
-Dean non lo sto paragonando a te! Tu non c'eri e...-
-Appunto... lo hai seguito e nonostante abbia messo a rischio la tua vita... lo adori, lo guardi ammirata!- disse incrociando le sue ambre dolci e materne. Ginny gli prese il viso tra le mani pacatamente e lo abbassò verso di se per poi baciargli lentamente, assaporando il tocco leggero delle labbra, la bocca carnosa.
-Sei tu il mio ragazzo! Io ho insistito per seguire, non lui, ma i miei amici! Per tentare di salvare un amico... Sirius! Se tu fossi stato lì con me, mi avresti protetta, lo so... mi spiace che ti ho fatto stare in pensiero... ma Dean... sono fiera di me stessa e del coraggio che ho trovato per affrontare i Mangiamorte! Non c'è alcun bisogno di sentirti non all'altezza di Harry...- Dean l'ascoltò mentre ad ogni parola, la rossa, gli soffiava sulle labbra delicatamente. Si sciolse a quelle parole.
-Ti amo... e non voglio perderti... potrei impazzire se ti accadesse qualcosa... stare vicino a lui ti rende costantemente preda di... quelli... ricordi cosa è successo a Cedric? Se fosse successo a te io...- ma Ginny gli tappò la bocca poggiando delicatamente due dita sulle sue labbra. Dean chiuse gli occhi arreso ed inspirò il suo profumo di gelsomino. Poi la baciò schiudendo le labbra e si assaporarono delicatamente. Poi più intimamente mostrando tutto il desiderio l'uno dell'altro, dopo quei giorni lontani e bui. Ginny gli gettò le braccia al collo e lui le accarezzò la schiena e poi affondò la mano tra le sue ciocche di fuoco. Fin quando non si staccarono lentamente, e poggiati l'uno sulla fronte dell'altra, restarono a guardarsi negli occhi amabilmente. Poi Dean sospirò e si staccò per guardarla da capo a piedi.
-Stasera voglio un appuntamento come si deve!! Ora che sei la mia ragazza a tutti gli effetti!-
-Certo!! E poi domani parte l'Espresso per casa... come resisterai per tutte le vacanze senza di me?- chiese maliziosa, battendo le ciglia ritmicamente. Entrambi scoppiarono a ridere.
-Il mio gufo starà sempre in volo! Ti scriverò tutti i giorni... e poi tre mesi passano in fretta! No?- ma cercava di autoconvincersi, pensando già a quanto sarebbe stato difficile. A quanto le sarebbe mancata in realtà.
Quella sera, tra divise, maglioni e scarpe da rifilare dentro il baule, mise di lato un vestito nero per quella serata speciale da trascorrere con Dean. Si spogliò, e restò in biancheria intima davanti allo specchio. Si osservò le braccia ancora a portare i segni della battaglia. Piccoli lividi e cicatrici facevano qua e là bella mostra sulla sua pelle candida. A far compagnia agli spruzzi di lentiggini. Nelle gambe qualche graffio ed ematoma. Madama Chips le aveva raccomandato di prendere l'infuso curativo ogni sera, e fra qualche giorno sarebbero scomparsi. Fu contenta di essere sola in camera, per non dover raccontare e quindi rivivere, come se li era procurati. Levò dall'asta il vestito nero e lo indossò. Lo scollo a barca lasciava intravedere l'origine del seno e mostrava le piccole lentiggini del collo. Poi l'abito la fasciava in vita e si allargava, sul fondo schiena e sulle cosce, morbidamente. Abbinò delle ballerine rosse e raccolse i capelli vermigli in una crocchia gonfia. Infine si truccò per nascondere le piccole occhiaie dovute allo stress degli ultimi giorni, con un tocco di cipria. Mise un ombretto dorato ed il rossetto rosso. Si sorrise al riflesso, contenta dell'effetto ottenuto. Si guardò intorno. La stanza era in subbuglio, l'indomani difatti avrebbero ultimato i bagagli e si sarebbero salutate per le vacanze. Hogwarts le sarebbe mancata, lo sapeva già. Eppure era contenta di tornare alla Tana, ora che anche suo padre aveva finito la convalescenza al San Mungo, sarebbero ritornati una famiglia che viveva nella propria casa. Prese la borsetta, poggiata ai piedi del letto, e corse giù dai dormitori alla Sala Comune. Un chiacchiericcio vivace si sprigionava dalla saletta. Erano tutti elettrizzati per le vacanze e la fine degli esami. Ora i ragazzi del quinto e settimo anno, avrebbero atteso i risultati degli esami, prima dell'inizio del nuovo anno, a Settembre. Quando vide le testa rossa di suo fratello Ron, cercò di sgattaiolare senza essere vista ma l'impresa risultò un fiasco.
-GINNY! Ma dove stai andando?- la rossa si voltò lentamente, mostrandosi elegantemente vestita e perfettamente truccata. Vide Harry sussultare sulla poltrona, vicino al camino, e guardarla dalla testa ai piedi. Hermione invece aveva scagliato un calcio a Ron, che urlava pretendo di sapere il perché.
-Ho un appuntamento! E non sono affari tuoi con chi e dove!- lo anticipò.
-Io invece dico di si, AHIA...- Hermione gli aveva dato una gomitata e ora discutevano fra loro. Ginny lanciò uno sguardo furtivo ad Harry, i cui occhi erano vacui e cupi. Poi si voltò ed oltrepassò di corsa il ritratto della Signora Grassa che le lanciò un complimento con tono invidioso.
-Ma come siamo belle stasera?!- cinguettò mielosa.
Corse lungo i corridoi verso la Torre di Astronomia, dove Dean le aveva detto che l'avrebbe aspettata. Era quasi il tramonto e di sicuro avrebbero infranto l'orario di coprifuoco ma tanto era eccitata da non importargliene nulla. Mentre saliva verso il quarto piano, quasi arrivata, intravide uscire, da uno dei bagni maschili, Nott e Malfoy intenti in una conversazione fitta e, per quanto le sembrò, anche molto animata. Come se una mano invisibile le avesse afferrato le caviglie, si fermò a guardarli. Il rumore della sua corsa dovette aver avvisato della sua presenza i due Serpeverde, che si voltarono a squadrarla. Dopo un veloce sguardo ad un Theodore Nott pallido, sudato e dall'espressione preoccupata, si fermò sugli occhi, solcati da profonde occhiaie, di Draco. Nott sussurrò qualcosa all'orecchio del compagno di Casa e la oltrepassò senza degnarla di uno sguardo. Ginny socchiuse gli occhi ed un brivido le attraversò la schiena, quando Draco fece per seguire l'amico ed andarle incontro. Quando le fu accanto, impulsivamente, lo bloccò, cingendogli il polso.
-Lasciami...- sussurrò con tono freddo e distaccato. Ma la ragazza non lo fece e lui non provò neanche a liberarsi dalla sua presa.
-Ho dovuto farlo... i miei amici erano nei guai... mi dispiace...-
-Piantala ok? Piantala di essere gentile dopo come ti ho trattata! Piantala di fare l'eroina da quattro soldi... mi dai il voltastomaco...- Ginny sentì proprio un pugno in faccia dopo quell'ultima frase. Ma Draco continuò -Il tuo gesto eroico, e quello dello Sfregiato e dei suoi amici, è costato... Azkaban a mio padre!- e a quelle parole con un strattone si staccò da lei. Ginny deglutì sonoramente e chiuse gli occhi. Rivide il viso di Lucius Malfoy ordinare ad Harry di consegnargli la profezia... rivide Bellatrix minacciarla di torturarla pur di impossessarsi della sfera... rivide poi Lucius ordinare a Nott Senior di smettere di torturare suo fratello Ron. Riaprì gli occhi e si voltò a guardare Draco. Che a sua volta aveva gli occhi serrati, la mascella che si muoveva meccanicamente per la rabbia e i pugni stretti in una ferrea morsa, per trattenere la rabbia o forse le lacrime.
-Hanno tentato di ucciderci...- gli bisbigliò indolente. Sapendo già che questo non avrebbe allieviato il dolore per suo padre. Ma forse lo avrebbe fatto ponderare meglio la cosa. Draco, aprì gli occhi di scatto, e la guardò dritta nei suoi, lucidi e pieni di compassione. Assunse un cipiglio perplesso. E restarono a guardarsi senza proferir parola. Draco si morse il labbro per trattenere chissà quale pensiero o lacrima e si risistemò il colletto e la cravatta, con fare svogliato. Così, senza voltarsi a salutarla, corse giù per le scale, e la lasciò sola ed impotente. Inspirò quanto più aria potesse, visto che fino a quell'istante aveva trattenuto il respiro accanto a lui, come se ogni suo più piccolo movimento potesse scuoterlo, più di quanto già non lo fosse. Come se anche il suo respiro potesse farlo sgretolare come sabbia nel vento. Si sentì responsabile della cattura di suo padre. Ma allo stesso tempo felice: Azkaban sarebbe stato l'unico modo per espiare le sue colpe, per farsi perdonare del fatto che le aveva nascosto nel calderone, il diario di Tom Riddle. Forse, solo così sarebbe riuscita a perdonare Lucius Malfoy.
Si ricompose e cercò di cancellare dalla sua mente il viso solcato dal dolore di Draco, e continuò la camminata, ora meno euforica, verso la Torre. Una volta in cima alla Torre Nord, risalita la scala a pioli, deviò verso l'aula di Divinazione. Bussò con un colpetto veloce, senza far troppo rumore e la porta venne aperta da un ragazzo in smoking. Dean, in piedi all'entrata, le sorrise felice e Ginny ricambiò frizzante. Si mordicchiò le labbra contenta e poi gli si lanciò al collo. Dean la bacio freneticamente su tutto il viso e sul collo. Per poi scendere sul petto lasciato scoperto e riempirla di brividi caldi.
-Aspettiamo dopo il dolce!- le bisbigliò dopo all'orecchio e la ragazza annuì euforica. –Prego...- aggiunse e con un gesto della mano la invitò ad accomodarsi dentro. L'aula era stata abbandonata da quando la Cooman era stata licenziata dalla Umbridge, ma Dean l'aveva addobbata per lei. L'aula, piena di tavolini rotondi, conteneva tutte le cose che la professoressa di Divinazione aveva accumulato. Dean aveva messo ai lati della stanza tutte quelle poltroncine foderate di chintz e gli sgabelli. La stanza, era come al solito, illuminata da una soffice luce scarlatta. Il ragazzo aveva alzato le tende per far entrare la luce della luna e poter ammirare le stelle. Sui tavolini giacevano ancora le lampade drappeggiate con sciarpe rosso scuro che davano alla stanza un aria magica ed orientale. Gli scaffali tutt' intorno, ai muri circolari, contenevano piume coperte di polvere, residui di moccoli, mucchi di vecchie carte da gioco, numerose sfere di cristallo argentate e moltissime tazze da tè, qualcuna integra altre scheggiate. Al centro della stanza aveva lasciato un unico tavolino grasso e rotondo. E ai lati due paf rossi. Sul tavolo facevano bella mostra un candelabro d'argento a sorreggere due candele, e due piatti con la cena fumante ed odorosa. Ginny, dopo essersi guardata attorno, fissò Dean con il sorriso sulle labbra, piena di felicità per quella premura che si era preso.
-Che ne pensi?- chiese soddisfatto già dell'espressione contenta della sua ragazza.
-E' tutto perfetto! Sono al settimo cielo!!- rispose cercando la sua mano ed intrecciando le dita con le sue.
Così insieme avanzarono verso il tavolino e la fece accomodare. Tra chiacchiere e sorrisi, finirono la cena, che Dean aveva fatto preparare gentilmente da Dobby, solo per loro due. Ginny pensò che tutti i suoi amici in quel momento erano a cena nella Sala Grande, a chiedersi che fine avevano fatto loto due. Ma la cosa la fece sorridere ed immaginò la faccia furiosa e paonazza di suo fratello quando si sarebbe accorto e se si sarebbe accorto che mancava anche Dean, mentre Michael era lì. Dopo aver sorseggiato l'ultimo goccio di vino rosso, Ginny si alzò da tavola ed andò verso la finestra. Era una serata di inizio Giugno, calda ed illuminata da una falce lunare nivea. Anche se, all'orizzonte, al di là della Foresta Proibita, un cumulo di nuvole grigie si avvicinavano minacciose. Dean la seguì e le cinse la vita, poggiando il suo torace atletico sulla sua schiena morbida. Le spostò i lunghi capelli rossi dal collo, raccogliendoli tutti da un lato, e le baciò il collo, risalì verso la mandibola e infine sulla guancia. Ginny si voltò e dopo essersi leccata le labbra, lo baciò delicatamente, premendo le sue labbra calde contro quelle del riccio. Per poi tornare a guardare la luna, che li illuminava pacatamente.
-Sei bellissima!- le sussurrò all'orecchio e le mordicchiò debolmente il lobo, causandole dei piccoli brividi lungo il collo e sulle spalle.
-Grazie...tu sei magnifico!- rispose provocante e girandosi verso di lui. Gli poggiò le mani sulle spalle, spingendolo lentamente verso il basso e si ritrovarono distesi su un grosso e circolare tappeto persiano, di un rosso scuro ad abbinarsi alle tende di seta. Ginny si strusciò sopra di lui come una gatta, avvertendo pian piano, dal tessuto del vestito, l'eccitazione di Dean accrescere. Il ragazzo le carezzò il viso, intrecciò la sua mano tra i capelli, mentre con l'altra le palpava la coscia. Il bacio dolce ed ingenuo, divenne denso ed umido, quando Ginny iniziò a sbottonare la giacca e la camicia, mentre Dean infilò la mano sotto la gonna del vestito, carezzando il tessuto degli slip color azzurro. Già bagnata al suo tocco, mugolò di piacere e il bacio s'interruppe, lasciando ad entrambi il tempo di prendere nuovamente fiato. Con la mano rimasta libera, il ragazzo le tirò indietro la chioma indomabile, per vederla in viso. Le baciò la fronte e la fece distendere al suo fianco prima di sovrastarla con il suo corpo. La guardò amabilmente e poi si sbottonò i pantaloni dello smoking restando in mutande. Dopo si concentro su di lei. Iniziò a baciarle le cosce, poi l'inguine e lei gemette più forte. Risalì verso l'ombelico, ancora coperto dal vestito poco alzato, e poi verso i seni, mordicchiandoli lascivamente. E Ginny sorrise divertita da quel giochetto. Dean le baciò gli angoli della bocca, che dipingevano quel sorriso e poi le sfilò tutto il vestito dalla testa. Ancora con la biancheria entrambi, si abbandonarono ad un bacio lungo ed avido dei loro sapori. Mentre Ginny avvertiva sulle sue cosce, il membro di Dean premere per uscir fuori ed entrare in lei. La cosa la eccitò e si staccò dal bacio per chiedergli indirettamente di proseguire. Dean sorrise e le sganciò l'intimo, lasciandola solo in mutandine. Cominciò a leccarle il bordo dei seni alternativamente uno e poi l'altro. Passò poi all'areole e infine ai capezzoli. Li baciò, li lecco, li morse e Ginny quasi urlò dal piacere. Continuò fin quando la rossa non inarcò il corpo e così scese verso il ventre, tracciando un percorso con la lingua. Afferrò con i denti gli slip, facendola ridere ancora, e glieli abbassò, togliendoli infine del tutto con la mano. Le allargò le gambe, facendo pressione sull'interno coscia. Si denudò del tutto e poi abbassandosi tra le sue gambe le entrò dentro con ardore. Spinse prima debolmente, poi più ritmicamente, fino a spaccarla ed urlò di piacere. La fronte del ragazzo iniziò a sudare mentre lei si spingeva con i glutei verso di lui, per pretendere ancora. Dean l'accontentò e poi vennero insieme. Stringendosi forte l'uno all'altra, si accovacciarono esausti sul tappeto, a respirare il profumo melenso delle candele di malva. Quando anche l'ultima fiammella si spense, e l'ultima goccia di cera cadde sul tavolino, dove giacevano i resti della cena, solo la luna candida restò ad illuminarli, avvisandoli dell'ora tarda.
-Grazie Dean... domani sarà ancora più difficile scendere da quel treno...- bisbigliò dolcemente, carezzandogli il petto glabro. Dean deglutì mesto e si voltò a guardarla, specchiandosi nei occhi dolci.
-Lo so! Ma almeno avrei questo bel ricordo a farti compagnia...- rispose spostandole una ciocca di fuoco dietro l'orecchio. Ginny annuì e gli baciò il palmo della mano con cui le aveva sistemato i capelli. Si rivestirono quasi in silenzio. Mentre pensavano entrambi a come sarebbe stato stare lontani per quei mesi. Quando, furtivamente furono alla Torre Grifondoro, Gazza fu lì lì per intercettarli ma sgusciarono dentro la Sala Comune, di soppiatto giusto in tempo.
-Ginny...-
-Dimmi!- rispose ancora con la testa fra le nuvole per la beatitudine del momento. Ma Dean la guardava serio.
-Vuoi essere la mia fidanzata adesso?- le chiese sorridendo sotto i baffi.
-Certo che si!!!- rispose euforica e lo baciò castamente. In fine si separarono, entrando nei loro rispettivi dormitori.
Il vociare degli studenti, che correvano dal Castello verso i binari, era assordante. Aveva lasciato la Sala Comune, e dopo aver fatto colazione con le sue compagne di stanza, si fece accompagnare ai binari da Dean, mano nella mano. Quando salirono sul treno, dopo aver salutato Hagrid, congedandosi al prossimo anno, decisero di vedersi arrivati a Londra, e prendere scompartimenti diversi. Quando Ginny intravide dentro ad uno di questi la chioma riccia e cespugliosa di Hermione, s'infilò dentro. Come previsto Harry e Ron erano lì con Neville.
-Ginny! Finalmente sei una di noi!- la accolse festoso Neville, facendole spazio vicino a lui.
-Già...- intervenne Ron cupo, -dov'eri ieri sera Ginny? Mi hai fatto stare in pensiero...-
-Oh Ronald... la vuoi lasciare in pace?! Abbiamo tutti rischiato di lasciarci le penne al Ministero... abbiamo bisogno di svago... giusto?- intervenne Hermione in sua difesa. Ginny annuì e le inviò un'occhiata d'intensa, alzando le sopracciglia. Ma Harry la guardava e quando la rossa se ne accorse, si pentì di aver lasciato intendere più del dovuto. Nello stesso istante Cho aprì il portello dello scompartimento credendolo vuoto, e lo richiuse tutta paonazza appena si accorse della presenza di Harry.
-Non vi parlate ancora?- chiese curioso Ron.
-No! Cambia strada quando mi vede o inizia a bisbigliare con la sua amica... francamente me ne sono liberato...- rispose fissando le sue scarpe, combattuto nel guardare o meno la reazione di Ginny.
-Oh è un bene per te Harry...- continuò Ron, -hai bisogno di una ragazza più allegra!-
-Già... non ne potevo più dei suoi piagnistei, specialmente dopo la fattura su Marietta... adesso si farà consolare da qualcun altro!-
-E chi sarebbe disposto ad ascoltarla piagnucolare su quanto le manca Cedric?- chiese Neville sgranocchiando un pacchetto di Api frizzole.
-Michael Corner!- cinguettò Ginny, sapendo che l'avrebbero guardata a bocca aperta.
-COOOSA? Ma non stavi tu con lui?- chiese suo fratello, con gli occhi strabuzzati. Harry invece sapeva già di lei e Dean, ma aveva capito che sarebbe stata Ginny a dirlo al fratello, al momento giusto.
-Non più... dopo la sconfitta a Quiddich si è reso conto che non provava poi tutto questo amore nei miei confronti, e l'ho mollato!- riassunse la rossa, evitando di entrare nei dettagli. –E così ha pensato bene di andare a consolare Cho...- concluse Ginny aprendo il Cavillo, che Luna aveva gentilmente dato a Neville.
-Oh peggio per lui!- disse Harry. Ma Ginny decise di non rispondergli ne guardarlo. Anche se la lusingava quel complimento neanche troppo velato.
-E allora ieri sera con chi eri?- domandò Ron irritato, calciando il sedile di fronte a lui. –Con chi stai adesso?- ribadì nervoso, mentre Hermione gli schiaffeggiava le gambe ordinandogli di smetterla di colpire i sedili.
-Con Dean!- rispose con indifferenza, continuando a leggere un articolo sul giornale, senza davvero capirne niente.
-DEAN?- urlò Ron
-Dean Thomas?- chiese Neville. Ed Hermione la fissava perplessa. Si era persa qualcosa?
-Si Dean Thomas, ci siamo frequentati per un po'... adesso stiamo insieme!- spiegò ancora non distacco, scorrendo gli occhi sulle parole, senza capire nulla dell'articolo di giornale. Avrebbe passato tutto il viaggio in treno così, se avessero continuato quel discorso, per non intercettare il viso di Harry. Per non essere guardata con interesse ritardatario.
-Ma... ma Ginny... tu... lui...- borbottò Ron nervoso. Solo l'intervento di Hermione che cambiò discorso, spostandolo su quello che avrebbe fatto lei per le vacanze, riuscì a liberare Ginny dalla morsa del fratello.
Una volta quasi arrivati al binario nove e ¾ , Ginny intravide nel corridoio del treno, la testa riccia di Dean e prima che la calca di ragazzi si facesse turbolenta, gli si avvicinò.
-Stavo venendo a cercarti!-
-ooh fidati, meglio che ci vediamo lontano dagli occhi di mio fratello Ron!-
-Tranquilla! Sono un bravo ragazzo... accetterà questa cosa!- le rispose sorridendole ed abbracciandola. Le baciò la fronte e poi ci poggiò la guancia. –Vorrei che questo viaggio non finisse mai!-
-Anch'io... ma come hai detto tu: tre mesi passano in fretta... giusto?- gli chiese ingenuamente. Dean annuì senza alcuna convinzione nel gesto. La baciò sulle labbra dolcemente e poi cercò la sua lingua per l'ultima volta. La ragazza rispose delicatamente e quando si staccarono gli lasciò un altro dolce bacio sulle labbra carnose ed umide.
-A presto rossa!-
-A presto Dean!-
Si voltò ondeggiando la chioma rossa e vaporosa e marciò verso il suo scompartimento pronta all'arrivo.
-Weasley!- Ginny sussultò a quella voce. E quando si voltò alla sua sinistra, vide Draco sbucare da uno scompartimento, poggiato con indolenza al portello. Indossava un completo nero con giacca e pantaloni, ed una camicia dello stesso nero. Sembrava tornato da un funerale. Il tutto enfatizzato dalle occhiaie profonde del viso, ancora più pallido del solito, e dagli occhi rossi, sintomo di un pianto. –E così adesso dovrò vendicarmi della tua fattura orcovolante fra tre mesi?- le chiese fingendosi divertito.
-Non vedo l'ora!- rispose Ginny avvicinandosi a lui sorridente. Draco si specchiò negli occhi ambra e curiosi di Ginny. Poi la ragazza alzò una mano e gli lasciò una carezza gentile sulla guancia lievemente ispida. Draco batté le ciglia con vigore per la perplessità ed un brivido caldo gli fece venire la pelle d'oca. –Buona fortuna...- sussurrò la rossa e poi si trascinò nel suo scompartimento, lasciandolo arrossito e boccheggiante.
Quando il treno giunse alla stazione Ginny vide le teste rosse dei suoi genitori e gli corse incontro, con un solo pensiero, mentre sua madre la stritolava in un abbraccio e suo padre le baciava la testa, ovvero: la Tana.
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