Capitolo 8
"E lui è Jack." Sorrise Cameron indicando il ragazzo biondino davanti a noi.
"E chi sarebbe questa bella fanciulla?" Rispose rivolgendomi un magnifico sorriso.
"Non dirmi che dormivi quando..." Iniziò Cameron severo.
"Risposta fu mai tanto ovvia?" Rise l'altro stiracchiandosi.
"Sono Ashley, un'amica di Cameron." Risposi io cercando di sorridere. Quella situazione mi metteva davvero troppo in suggestione.
"Da quando Cameron ha la ragazza? E soprattutto così bella?" Notò le nostre mani intrecciate ed arrossii immediatamente.
"Ma cosa vai a pensare?!" Ribattè immediatamente il ragazzo accanto a me che lasciò la mia mano.
"Cos'è tutto questo chiasso? Non siamo più all'asilo." Improvvisamente comparì una ragazza dietro Jack.
I miei occhi si spostarono immediatamente su di lei. Aveva i capelli castani e gli occhi verdi contornati da delle occhiaie molto profonde evidenti nonostante il trucco. Era bassa rispetto a me, mi arrivava soltanto alla spalla ed in mezzo a tutti i ragazzi sembrava lei la bambina.
"Ma perché nessuno mi ascolta quando parlo?" Cameron sembrava esasperato.
Cercai di trattenere una risata, che, però, non passò inosservata.
"Lei è Ashley Grier una mia compagna di scuola." Ripetè Cameron enfatizzando il mio cognome.
I ragazzi davanti a noi si guardarono per un istante.
"Io sono Nadia." Disse la ragazza sorridendo. I suoi occhi fissi nei miei mi trasmettevano una certa malinconia, un po' mi dispiaceva nonostante non la conoscessi.
"Lasciala perdere, ha dei problemi col suo ragazzo quindi non è molto amichevole." Mi rassicurò il biondino.
Ma dopo ci fu soltanto silenzio. Un'imbarazzante silenzio che fortunatamente venne interrotto dal mio telefono.
"Scusate vado a rispondere." Dissi precipitandomi il più possibile lontana da quella situazione.
Risposi senza neanche controllare chi fosse.
"Ash." Esclamò il mio interlocutore. Non mi lasciò neanche il tempo di parlare che subito riprese. "Sono Christian. Non so se ti ricordi di me, non mi faccio sentire da un po', lo so ma ho davvero bisogno di dirti una cosa." Si poteva percepire la sua preoccupazione che fece scattare subito la mia.
"Non farti ingannare da Dallas, non appartieni a loro." La sua voce ansimante mi dava l'impressione che stesse correndo.
Quando lo sentii attaccare il telefono mi cadde dalle mani. Ero confusa. Non riuscivo neanche a parlare, a reagire.
Per una sera che avevo deciso di divertirmi un po' non riuscivo neanche a formulare una frase di senso compiuto.
Cominciai a frugare tra le tasche dalla mia giacca prendendo il contenitore pieno di pasticche. Ne presi una e la mandai giù.
Avevo bisogno di calmarmi.
"Tutto bene?" Lasciai cadere il contenitore che avevo ancora tra le mani.
"Emh, si scusami." Ripresi velocemente le pasticche da terra per poi girarmi.
Appena incrociai gli occhi scuri di Matthew mi sentii sollevata.
"Non preoccuparti. Puoi dirmi cosa c'è che non va, non lo dirò a nessuno." Mi sorrise gentilmente.
Il suo tono di voce era calmo ed emanava una rilassante tranquillità.
Ma purtroppo la tranquillità non era mai stata per me.
Poteva anche il ragazzo più gentile e dolce del mondo, non sarebbe bastato ad ottenere la mia fiducia.
La sensazione di pace che dava parlare con qualcuno mi mancava.
"Non sono abituata a tutte queste emozioni." Sospirai a voce bassa.
"Lo so. Mi dispiace. Purtroppo la tranquillità qui è impossibile averla." Da quando ero lì lui non aveva mai perso il suo dolce sorriso, neanche per un secondo. Mi domandavo come facesse ad essere così naturale.
"Ash, posso chiederti una cosa?" Abbassai lo sguardo. Già, la mia ansia andava a mille anche per una semplice domanda.
"L'hai già fatta." Sussurrai sghignazzando guadagnandomi un'occhiataccia da Matthew.
"Ah. Ah. Sei simpaticissima." Sorrise scuotendo la testa.
"Dai, parla." Lo incitai subito dopo.
Dopo tutto era solo una semplice domanda? Non poteva mica uccidermi.
"Hai mai pensato di-" Mentre formulava imbarazzato le parole venne interrotto dal richiamo di Jack.
"È PRONTO A TAVOLA!" Urlò in lontananza facendo sbuffa Matthew.
Subito dopo ci dirigemmo in sala da pranzo, dove Nadia e Taylor disponevano i piatti di pasta.
Esitai a sedermi finché non notai Cameron farmi segno di andare vicino a lui, e così feci. Essere seduta tra Matthew e Cameron non sembrava poi così male.
Mi ritrovai davanti un piatto pieno di spaghetti fumanti.
"Sono alla carbonara, fatti da me come dono di benvenuto a voi principessa." Disse Taylor inchinandosi per poi disponere l'ultimo piatto che aveva in mano.
Quando tutti cominciarono a mangiare li imitai, nonostante la mia fame completamente assente.
"Allora Ashley, che intenzioni hai dopo quest'ultimo turbolento anno di scuola?" Chiese Nadia mentre si versava un bicchiere d'acqua.
"Credo di tornare in America per il college." Le sorrisi continuando a rigirare la forchetta nei miei spaghetti.
"Quanta gioia in una conversazione appena iniziata." Sbuffo Taylor agitando la tua forchetta. "Piuttosto, parlaci delle tue conquiste susu, voglio qualcosa di piccante." Alle sue parole gli occhi di Matthew e Cameron si posarono su di me, sembravano turbati dalla mia risposta.
"Segreto." Gli feci l'occhiolino.
Riuscivo ad uscirmene davvero bene alcune volte.
"Non hai tanto fame, non è vero?" Mi sussurrò Matthew all'orecchio ed io sollevai le spalle.
Mi prese la mano e la strinse.
"Torniamo subito!" Disse per poi trascinarmi con sé al piano di sopra.
Entrammo in una delle tante stanze e mi fece sedere accanto a lui sul letto.
"So che ti sembrarà sgarbato, senza senso, addirittura potresti credermi pazzo, ma devi spiegarmi cosa c'è che non va. Si capisce benissimo che non stai bene e non è bello vederti così." Sentenziò lasciandomi senza parole.
Ma cos'era? Una specie di mago?
"Mattie davvero non c'è bisogno di preoccuparsi, va tutto bene."
Alzò un sopracciglio.
"M-Mattie?" Sorrise leggermente.
Non mi ero nemmeno resa conto di averlo chiamato così, mi era venuto spontaneo ed ora dovevo fare i conti con la figuraccia che avevo appena fatto.
"Emh, scusami. Non volevo chiamarti così." Cominciai a stringere le mani.
Il mio respiro si fece immediatamente più veloce.
"Hei tranquilla, non preoccuparti era un nomignolo davvero carino!" Mi prese le mie mani fredde nelle sue calde.
"Ma come fai ad essere così caldo?" Domandai senza pensarci.
"Eheh, sono tutto un fuoco io." Scoppiai a ridere alla sua risposta immediata.
"Hei smettila di ridere così!" Cominciava a ridere anche lui, ma io non riuscivo a smettere, quando mi partiva la risata era la fine.
"S-scusami!" Presi un respiro ancora col sorriso sulle labbra. "Non so perché non riuscivo a smettere di ridere."
"Ah si? Ora me la paghi!" Si scaraventò su di me cominciando a farmi il solletico.
Normalmente non lo soffrivo per niente, ma il suo tocco mi faceva impazzire.
Ero senza fiato dopo pochi secondi.
Quando però Cameron aprì la porta la nostra tranquillità ci salutò.
La sua espressione era indecifrabile.
"Mi spiace interrompervi ma c'è un problema ora." Lanciò uno sguardo a Matthew che si alzò ed io feci lo stesso.
"Che succede Cam?" Gli chiesi avvicinandomi.
Non fece in tempo a parlare che delle urla provenienti da fuori iniziarono a chiamarlo.
Lui si precipitò giù senza pensarci ed io lo seguì correndo.
Uno sparo, però, bastò a fermarmi.
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