6c) AGGUATO
Quando finalmente uscirono dalla radura e si trovarono nuovamente tra gli alberi, Baliji tirò un sospiro di sollievo.
Quel posto, con le sofferenze e le atrocità che portava con sé, l'aveva rattristato. L'aveva caricato di un'angoscia tale, che faticò a togliersela di dosso.
Avrebbe desiderato fermarsi a riposare, invece non poté che proseguire dietro alla Yaonai che non accennò un momento a rallentare.
Appena arrivata sotto la volta degli alberi, Faggiola fece dei cenni sulla sinistra e sulla destra. Baliji fu certo che stesse comunicando con le sue Yaonai.
Li avevano preceduti viaggiando per le misteriose vie delle donne pianta, avevano aggirato la radura e ora li stavano aspettando dove il bosco ricominciava a essere folto.
Da lì in avanti, trovare la strada nella foresta per arrivare al vulcano non fu difficile, fu sufficiente alzare la testa, per capire da dove sorgeva l'immane colonna di cenere ardente che si sollevava in cielo fuoriuscendo dal suo cono.
La seguirono, sapendo che dovevano andare proprio là sotto.
Come previsto, a mezzogiorno cominciarono a vedersi le prime nuvole spuntare sulle cime dei Monti Anunna.
Sebbene nessuno lo avesse minimamente dubitato, ora tutti quanti ne avevano la conferma: prima di sera avrebbe di nuovo piovuto, ma prima di allora sarebbero stati al sicuro all'interno del vulcano.
Un antico detto Varego diceva:
"Nascondersi dalla bufera, seppellendosi sotto la valanga" e a Baliji, a pensarci ora, parve che quello fosse il momento migliore per ricordarselo, perché era proprio quello a cui sarebbero andati incontro, lui e i suoi alleati, da lì a poco.
Si sarebbero salvati da un pericolo, nascondendosi sotto un altro più grave ancora per la loro salvezza.
Sorrise all'ironia della sorte, quando vide Faggiola sollevare una mano per far fermare la marcia.
La colonna si concesse una breve sosta per bere e mangiare.
Erano già ben oltre alla metà del cammino e c'era tutto il tempo per arrivare prima della pioggia.
Inoltre un poco di riposo avrebbe fatto bene a tutti, a eccezione delle Yaonai che parevano risentire molto meno di loro lo spostamento nella foresta.
Baliji era soddisfatto di tutti i suoi uomini.
Nonostante sapessero di andare incontro a una morte quasi certa, i Tumbà dimostrarono una forza d'animo pari a quella dei Vareghi.
Mangiarono e risero, come se non si rendessero conto che forse l'indomani non avrebbero più potuto farlo.
O forse lo sapevano benissimo e non volevano sprecare quest'ultima occasione per stare insieme, comunque fosse, fu felice di trovarsi in compagnia di uomini simili.
La loro allegria divenne la sua e condivisero il pasto tutti assieme, Vareghi e Tumbà. Anche Faggiola si sedette lì accanto e guardò confusa i giochi degli uomini.
Ora che non li temeva più come all'inizio, li osservava volentieri per capirne i modi e comprenderne i gesti.
Pur non partecipando anche lei in modo attivo, appariva divertita dai lazzi e dagli scherzi a cui assisteva.
Alle volte, divertita da alcuni di essi, ne rideva assieme a Baliji.
Di quando in quando, da dietro un albero si vedeva spuntare la testa di una Yaonai di guardia, ma nessuna di loro si avvicinò mai oltre a meno di venti passi di distanza.
Guardavano attonite quello che facevano gli uomini, poi sconcertate tornavano al loro posto.
A un certo punto, anche se dispiaciuta, Faggiola diede l'ordine di rimettersi in marcia. Era stato bello dimenticare per un po', Baliji avrebbe voluto che quel breve momento di pace durasse più a lungo, però le cose continuavano indipendentemente dalla sua volontà e anche volendo non avrebbe potuto arrestare il cammino del Fato.
Le nuvole si avvicinavano veloci e velavano la luce del sole.
Lontanissimi, i fulmini le illuminavano di luci improvvise e sui Monti Anunna i tuoni già rombavano minacciosi.
A vederle arrivare, lo stomaco di Baliji si contorse, si attorcigliò come fosse pieno di serpenti e la cosa non gli piacque: soltanto due cose potevano provocargli una reazione simile.
Nella migliore delle ipotesi poteva essere la paura, oppure, nella peggiore, poteva essere suo nonno Aldaberon che lo metteva sull'avviso.
Quale delle due poteva essere?
Al momento non avrebbe saputo dirlo, però Karahì aveva già provato due volte a farlo rapire e forse avrebbe riprovato ancora prima del suo arrivo al vulcano.
Nonostante i suoi timori, preferì non dire niente a nessuno.
Li tenne per sé per non creare dell'allarme inutile negli uomini che lo seguivano, tuttavia i suoi sensi di cacciatore si acuirono all'inverosimile.
Ripensando all'attacco improvviso del giorno prima gli vennero i brividi.
C'era chi lo cercava senza tregua e in caso di agguato, la foresta non era un luogo sicuro per proteggersi efficacemente.
Riformarono la fila, avendo cura di non lasciare dietro a sé più tracce del necessario. Camminarono spediti e per un po' non successe nulla.
Dopo circa un ora di cammino la temperatura si abbassò bruscamente.
Le nuvole erano ancora abbastanza lontane e non erano scure e minacciose come il giorno prima, eppure a Baliji iniziarono a prudere i piedi e la nuca.
Lo stomaco gli si aggrovigliò ancora e questa volta, per l'intensità dei segnali che gli arrivavano, non ebbe dubbi: era Aldaberon l'Antico, suo nonno, che lo metteva sull'avviso di qualche cosa che non andava per il verso giusto.
Parlando sottovoce alla Yaonai che lo precedeva, disse a Faggiola di tenersi pronta e fu sorpreso dal vedere che la donna era già in allarme.
Anche lei non sapeva cosa potesse esserci più avanti, eppure c'era qualcosa che non convinceva nemmeno lei.
Mentre lui avvisava i suoi due amici e Radice, la vide fare dei gesti verso la foresta, a sinistra e a destra della colonna in marcia.
Una per parte, due Yaonai si scostarono dagli alberi e corsero verso il folto della foresta.
"Vanno ad avvisare le Schegge" gli disse la Reverenda Madre "Presto saranno di ritorno e se ci saranno delle novità ce le faranno sapere. Affrettiamoci, manca ancora una buona ora di cammino prima di arrivare al vulcano".
Messi tutti gli uomini in allerta, l'atmosfera cambiò immediatamente.
Tutti divennero silenziosi e attenti, pronti a sfilare le armi al minimo segnale di pericolo.
A un certo punto il silenzio attorno a loro divenne opprimente.
Non si sentì più nessun suono provenire dalla foresta; a malapena si poteva percepire il proprio respiro e quello del compagno più vicino.
La temperatura scese ancora e a Baliji venne voglia di mettersi a fischiare.
La nuca, i piedi, gli prudevano senza sosta e lo stomaco era tanto contorto dall'ansia da sembrare legato.
All'improvviso Faggiola diede l'alt.
Baliji la raggiunse e lei gli indicò un punto non molto distante, un piccolo promontorio di terra smossa proprio di fronte a loro.
Il sangue gli si gelò nelle vene, quando vide cosa vi era sopra, ritta in piedi, ferma ad attenderlo.
Era lei! La Regina delle Nevi! Karahì, in persona!
Riconobbe subito la cerva bianca con il medaglione di ghiaccio nero attorno al collo. Guardava verso di loro ed era venuta a sbarrargli il passo.
Era venuta a prenderlo!
Un terrore folle rischiò di sopraffarlo e soltanto il sopraggiungere di Radice gli permise di tenere la paura sotto controllo.
"Guarda, è Karahì! E' arrivata!" gli fece il Sednor.
Baliji pensava di poter condividere con il cugino il proprio momento di paura, invece, passato il primo attimo di smarrimento, vide che al suo giovane amico gli occhi presero a brillare dall'eccitazione.
Radice si slanciò avanti, uscì allo scoperto e brandì l'ascia bipenne con una decisione tale da farlo vergognare di se stesso e delle sue paure.
A dargli manforte arrivarono anche Fredrik e Thorball, muovendo le bocche come stessero urlando al pari degli ossessi.
In Varego Baliji li mise in allarme. Strepitò quasi per farsi udire da loro, eppure i suoni che uscivano dalle bocche dei tre ragazzi erano lenti e ovattati, appesantiti dal silenzio opprimente che li circondava.
Tuttavia, i due compreso il nome della cerva che l'amico stava pronunciando e senza incertezze, anche loro sfilarono gli spadoni e alzarono gli scudi davanti al volto.
Senza nemmeno pensarci un istante gli si misero davanti.
I sei Tumbà, vedendo la reazione dei Vareghi, reagirono subito dopo come fossero un solo uomo e si misero in cerchio attorno a Baliji.
I lunghi coltellacci scintillarono nelle loro mani, pronti per essere usati.
Fredrik e Thorball rimasero davanti al cerchio, spalla a spalla, ponendosi tra i Tumbà e la cerva, mentre Radice, intrepido, solo, con l'ascia in mano, andò più avanti ancora, fermandosi a gambe larghe tra i due Vareghi e Karahì.
A un cenno di Faggiola, dalla foresta uscirono più di venti Yaonai che formarono un cerchio tutto attorno agli uomini.
Alcune portavano lo scudo, altre, roteando minacciose le chiome, si preparavano a scagliarne da quelle i proiettili in piombo.
Le ghiande erano pronte.
Attesero in silenzio un attacco che tardava a venire.
Karahì, dall'alto del piccolo promontorio osservava gli uomini e le Yaonai senza muovere un muscolo. Il ciondolo di ghiaccio nero che le pendeva al collo, luccicava di una luce sinistra.
Baliji, ben protetto al centro di tutto lo schieramento difensivo che gli stava attorno, si calò la maschera di cuoio sul volto: non voleva che Karahì vi leggesse la sua inquietudine.
Estrasse lentamente lo spadone di Alfons e lo strinse tra le mani.
Davanti al valore dimostrato da tutte quelle donne e quegli uomini disposti a difenderlo a ogni costo, si vergognò della propria paura e si preparò a vendere cara la pelle.
Questa volta sarebbe stato diverso: avrebbe lottato per la vita e avrebbe ucciso, se fosse stato necessario.
Passarono alcuni lunghissimi minuti in cui non successe nulla, poi all'improvviso Karahì bramì e dalla foresta che circondava la colonna, spuntarono dei giganti di ghiaccio che immediatamente bersagliarono le Yaonai di enormi blocchi gelati.
Colte di sorpresa, incapaci di capire come i Ka-ranta potessero essere giunti addosso alla colonna senza essere visti dalle Schegge, le donne pianta reagirono come poterono.
Le prime ghiande attraversarono l'aria prima che i blocchi le raggiungessero, ma furono lanci deboli e imprecisi in confronto a quelli dei Giganti.
Solo una manciata di mostri fu colpita in modo lieve, mentre molte di loro caddero ferite e un largo varco si venne a creare tra le file dei difensori.
La sorpresa le fece sbandare e prima che potessero ricompattarsi, due mostri si diressero di corsa all'interno del cerchio.
Pensando che volessero rapire Baliji, Radice, Fredrik e Thorball li affrontarono con decisione; Fredrik si parò davanti al primo dei due.
Con un colpo solo gli tranciò di netto una gamba, mentre al secondo una ghianda Yaonai fece esplodere la testa.
Ma mentre i Vareghi si concentravano su questo primo attacco, un altro pericolo, ben più reale di questo e non ancora scorto, stava già correndo verso il proprio obiettivo.
Mentre le Yaonai cercavano disperatamente di riorganizzarsi, un cuneo di Giganti si fece avanti nel varco lasciato aperto dopo la prima scarica di blocchi di ghiaccio e, inarrestabile come una valanga, attraversò le difese indebolite delle donne.
Questa volta i Ka-ranta erano nove, uno davanti, tre per ogni lato del triangolo che avanzava di corsa e due in centro, riparati dalla mole dei loro compagni e inarrivabili ai dardi da ogni direzione.
Quando questo attacco massiccio venne individuato, per quanto poterono le difese degli uomini nuovamente si strinsero davanti al Gopanda-Leta, i Tumbà alzarono le daghe, Baliji stesso, pensando che quei mostri fossero venuti per lui, alzò furioso lo spadone deciso a vendere cara la pelle convinto che fosse giunta la fine, ma nel momento in cui la formazione degli assalitori fu quasi a tiro delle spade, le due ali del cuneo in movimento si aprirono, circondarono i Tumbà e Radice, lasciandone fuori di esso soltanto Fredrik e Thorball che si guardarono l'un l'altro sbigottiti, incapaci di capire cosa stesse succedendo.
Lo sbalordimento e l'incredulità per quella manovra così strana e che nessuno si aspettava, fu tale che nessuno reagì in tempo per impedire ai due Giganti rimasti liberi di correre verso i due Vareghi, disarmarli brutalmente di spada e scudo, caricarsi l'uno Thorball, l'altro Fredrik sulle spalle e correre via veloci prima che qualcuno potesse inseguirli.
Inconsapevoli di quello che stava succedendo al di là dello sbarramento che li bloccava, i sei Tumbà, Radice e Baliji lottarono disperatamente contro i sette mostri del cuneo per liberarsi dalla loro morsa; uno a uno li bloccarono e li distrussero, ma il prezzo che gli uomini pagarono per distruggerli tutti, fu alto.
Quattro Tumbà caddero a terra prima che tutti i Giganti fossero abbattuti.
Poi, rapido come era iniziato, tutto terminò in un batter d'occhio.
I Ka-ranta si dileguarono in un attimo, scomparendo nella foresta.
La battaglia scemò rapidamente, lasciando sconvolti e attoniti uomini e Yaonai a guardarsi attorno.
Sembrava che avessero vinto, che insieme avessero nuovamente sbaragliato Karahì, ma la loro gioia fu di breve durata, perché Baliji, ebbro di felicità, ancora non aveva afferrato quanto si sbagliava.
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