2d) UN TEMPO GIUNGE AL TERMINE
"È incredibile" fece Wal, sorpreso e incredulo al tempo stesso "Incredibile e stupendo, non credi, madre?" ripeté rivolto verso Lilith.
La madre accolse lo stupore del figlio con benevolenza, ma, invece di esserne lieta, parve diventare improvvisamente scura in volto e molto cauta nel rispondergli.
"Credo che la Reverenda Madre non abbia ancora finito, Wal" gli disse guardinga e questa prudenza nell'esporsi, dopo un primo attimo di sorpreso smarrimento, fece venire i brividi al ragazzo ancor più del nome di Karahì.
"Ma io, allora, non capisco..." farfugliò confuso.
Faggiola proseguì:
"Lilith... tua madre... ha ragione, mio Signore. In effetti la Grande Madre crede che la maledizione della Regina del Nord possa giungere al termine, ma sopratutto teme le conseguenze che un evento simile inevitabilmente porterebbe con sé sopra le vite di tutti quanti noi. Forse la cosa potrebbe esserti sfuggita, eppure se la fine di una tale condanna per noi Yaonai vorrebbe dire essere finalmente libere dopo migliaia di anni di prigionia, d'altro canto, però, anche Gioturna potrebbe essere sciolta dalla maledizione che nel medesimo tempo colpì tanto lei quanto noi e se questa eventualità accadesse per davvero, se Gioturna tornasse per davvero a essere libera, benché ferita nell'incendio e debole come mai prima d'ora, resterebbe sola, incontrollata e incontrollabile. Dopo l'incendio che ha devastato il nostro mondo non può più venire a Sud, ma a Nord del Vulcano Sacro potrebbe muoversi a suo piacimento e fare tutto ciò che desidera. Come ben sai, fino a quando la maledizione regge, l'unico essere a poterla soggiogare al suo potere, in quanto Grande Madre in carica, è Salice che Ride, ma anche lei è severamente ferita. Dovesse mai morire prima di aver designato in modo formale colei che la succederà, potrebbe esserci un vuoto di potere difficile da colmare e se così fosse, e l'effetto della condanna a cui venne sottoposta Gioturna dopo la maledizione di sua sorella Karahì venisse meno, nella foresta oltre il vulcano potrebbe esserci un massacro. Senza una Grande Madre a controllarla, senza più limiti a frenare l'enorme potere malvagio che porta con sé, Gioturna sarebbe libera di scatenarsi come vuole e questo con ogni probabilità segnerebbe la fine di ogni uomo, animale o Yaonai che calpesti ancora quelle terre. Non resterebbe nulla in vita, dopo di lei. Per il momento tutto questo non è ancora avvenuto, ma ora, mio Signore, comprenderai la gravità della situazione e l'urgenza di questo viaggio. La Grande Madre desidera essere condotta dalle sue figlie prima che sia troppo tardi per fermare l'Immonda. Ormai è da più di una luna che nessuna delle nostre Sorelle sa più niente di Salice che Ride. E' tempo che la Grande Madre riprenda il suo posto e questo, per il bene di tutti, deve succedere al più presto. Domani stesso, se possibile".
Finalmente Faggiola tacque ritraendosi lenta nel buio quasi a scomparirne del tutto, mentre Wal, ancora scioccato da quello che aveva udito, comprendeva poco a poco la gravità della situazione e tentava disperatamente di racimolare un briciolo di lucidità per trovare delle risposte valide ai dubbi che ora si affollavano nella sua mente.
Se le cose stavano veramente come diceva lei, se non faceva quello che Salice che Ride desiderava da lui, avrebbe potuto non esserci più un solo Sednor da traghettare, su al Nord.
La prospettiva che vedeva delinearsi poco alla volta nella sua mente era tremenda e dalla portata finale difficilmente calcolabile.
Se quello che le Yaonai temevano si fosse veramente avverato, una seconda catastrofe si sarebbe in breve tempo abbattuta su quelle terre, con conseguenze ancora più indefinite e disastrose dalla prima.
Gioturna, libera! Inconcepibile!
Una disgrazia simile avrebbe voluto dire centinaia, forse migliaia di altre vittime innocenti e chissà cos'altro ancora, eppure nella sua mente i dubbi sulla riuscita di quella missione rischiosa e folle lo assillavano talmente, da portarlo a dubitare di poterla mettere veramente in atto.
"Non so se... " aggiunse ancora titubante, volgendosi a guardare Lilith in cerca di un sostegno e di una complicità di cui sentiva il bisogno, ma sua madre, non lasciandogli il tempo di parlare, gli posò una mano sul braccio e lo fermò.
"Ascoltale, ti prego. La situazione potrebbe diventare grave nei villaggi superstiti. Solo un ritorno tempestivo della Grande Madre potrebbe salvare centinaia di vite innocenti".
Wal trasalì.
Le aveva tutte contro. Le sentiva compatte nel valutare quel viaggio come l'unica cosa possibile da fare.
Tutte quante le tre Yaonai ritenevano giusto tentare, eppure lui continuava a non essere del tutto convinto, forse perché era l'unico fra loro a sapere cosa volesse dire navigare su quelle acque sconosciute e quali pericoli questo avrebbe comportato per coloro che avessero accettato di andarvi.
Inoltre pensava che in quella situazione sua madre sarebbe stata al suo fianco, che l'avrebbe sostenuto nei suoi dubbi davanti alle altre due, invece anche Lilith si era schierata apertamente dalla loro parte e questo per un momento lo aveva lasciato amareggiato.
Per qualche attimo, nel suo essere più intimo e profondo, si sentì tradito.
Nel suo animo di adolescente non ancora del tutto guarito dal primo abbandono avvenuto anni prima, fu come se, schierandosi dalla loro parte, sua madre l'avesse lasciato solo una seconda volta.
La delusione che provò nel sentire quella mano appoggiata sul suo braccio fu tremenda, ciononostante si sforzò di comprendere il loro punto di vista e si disse che era suo dovere ingoiare l'amarezza e reggerne il peso.
Aveva delle responsabilità che non gli permettevano più di comportarsi come un ragazzino deluso; per il bene delle migliaia di persone che contavano su di lui per la salvezza della propria vita, doveva imporsi di ragionare razionalmente, senza lasciarsi trascinare da emozioni che avrebbero influenzato negativamente il suo giudizio.
Si disse che se voleva vivere finalmente libero dagli incubi del passato, doveva imparare ad andare oltre alle apparenze del presente, eppure l'aria della capanna, satura com'era di odori forti, miasmi putrescenti e delusione, stava diventando opprimente per il suo animo fiaccato da troppe novità giunte tutte assieme.
Respirò a fondo più volte tentando di mantenersi freddo, quantunque gli stesse diventando difficile riuscirvi e sentisse il bisogno di uscire all'aria aperta.
<Ragiona... ragiona> disse a se stesso imponendosi di mantenere la calma e, con un tremendo sforzo di volontà, fece il possibile per pensare quanto più lucidamente gli fosse possibile in quelle condizioni.
Erano tutte Yaonai, appartenevano a quelle terre da moltissimo tempo e sapevano meglio di lui quello che poteva essere giusto o sbagliato per la gente che le abitava.
In cuor suo sapeva che le tre donne avevano ragione, però, per quanto non vedesse altre alternative valide da opporre alla loro richiesta, i rischi per gli equipaggi che avessero accettato di andare lungo il fiume, sarebbero stati alti, molto alti.
Anche se a malincuore dovette ammettere che forse era giusto provare a fare quello che le tre Yaonai gli chiedevano, altrettanto bene era consapevole del fatto che nessuna di loro conosceva abbastanza l'arte della navigazione da saperne qualcosa oltre al fatto che le barche galleggiavano sull'acqua.
A eccezione di sua madre che aveva sposato un Varego, le altre non sapevano assolutamente nulla di quello che gli stavano chiedendo e i rischi a cui avrebbero esposto gli equipaggi che fossero partiti per risalire il Sardon e le sue acque infide.
Questo era molto, molto, più complicato di quello che con i suoi amici si accingeva a fare.
Risalirne le sponde forse per decine di chilometri, senza conoscerne nessuna delle cose fondamentali, l'alveo, la profondità, le correnti, gli faceva tremare i polsi al solo pensiero.
In confronto alla complessità di quello che Salice che Ride gli stava chiedendo, attraversare il fiume con migliaia di Tumbà diventava un gioco da ragazzi.
Improvvisamente fece fatica a stare fermo.
Lo stare seduto, l'aria pesante della capanna, il buio, i fruscii delle Yaonai che lo circondavano osservandolo senza che lui potesse vederle, tutte queste cose messe insieme lo soffocavano. Aveva bisogno di aria pulita.
Doveva uscire all'aperto, vedere luce, colori, respirare profumi che non sapessero di morte e distruzione, voleva vedere Mirta, toccarla, averla al suo fianco.
Aveva bisogno di lei, di guardarla, di starle accanto per un po', di vederne il sorriso e riflettersi per un momento nell'ottimismo dei suoi occhi.
Si alzò a fatica e prima di congedarsi dalle tre Yaonai, comunicò a Salice che Ride la sua decisione:
"Proverò, Grande Madre. Ti prometto che proverò tutto quello che mi sarà possibile fare per soddisfare la tua richiesta. Ma non obbligherò nessuno dei miei ad andare incontro alla morte, se non lo vorranno fare. Lo capisci, vero? Io non dispongo della loro vita e nemmeno desidero avere questo peso sulla coscienza".
Con uno sforzo immenso, Salice che Ride riprese la parola. Tossì con un gorgoglio acquoso prima di riuscirvi:
"Capisco e apprezzo la tua sincerità, mio caro sposo. Rimango in attesa di tue notizie, ma ora va'. Ho bisogno di riposare".
Essendo ciò che desiderava fare oltre ogni cosa, Wal non se lo fece ripetere e si alzò veloce. Non attese nemmeno che Lilith facesse altrettanto.
Si lanciò volentieri verso la stuoia che chiudeva l'ingresso della capanna, incurante delle gambe che si ritraevano rapide al suo passaggio e degli squittii di terrore che provocava nelle Yaonai che sfiorava involontariamente.
Aveva un'infinità di cose da fare prima che calasse la notte e ora tra capo e collo si veniva a trovare questo nuovo e improvviso guaio che, pressante e pericoloso com'era al tempo stesso, lo metteva sotto pressione oltre a quello che già era da settimane.
Non sapeva come fare, perché questa volta la posta in gioco era alta, molto più alta di tutte le altre volte messe insieme.
Inoltre, se per qualche giorno risalire il fiume era ancora un'impresa possibile, anche in queste condizioni, farlo sarebbe stato comunque molto rischioso per chiunque vi avesse provato.
Non si faceva illusioni a proposito.
Le barche da laguna che lui e i suoi amici avevano modificato erano accettabili per rischiare di attraversare il fiume, ma erano troppo fragili e di qualità troppo scadente per risalirlo per un lungo tratto con un minimo di sicurezza per chi avessero trasportato.
Sarebbe bastata una corrente improvvisa, una rapida, una roccia sommersa, un mulinello, una radice nascosta vista all'ultimo, un tronco alla deriva non evitato, per sfasciarle completamente, mandare a mollo l'intero equipaggio e portarli incontro al disastro.
Poteva essere una missione suicida per chiunque avesse accettato di partire e non se la sentiva di essere lui a scegliere chi mandare a morire.
Arrivato all'esterno respirò forte, a fondo.
Dopo essere stato a lungo immerso nel buio quasi totale della capanna, la forte luce del sole calante lo abbagliò, ma quello che cercava lo vide delinearsi ugualmente nonostante facesse fatica a scorgerlo chiaramente.
Mirta era a pochi passi da lui e l'attendeva, ansiosa.
Vedendolo ritornare in quello stato di agitazione, la ragazza gli andò incontro e lo prese per mano. Insieme si allontanarono.
Dalla sua espressione, dai suoi occhi, la Sednor capì immediatamente che all'interno della capanna doveva essere successo qualcosa di grave, ma non osò domandare.
Subito dopo di lui, alle sue spalle uscì Lilith, che rimase sulla soglia della capanna ferma e silenziosa a guardarli mentre loro due s'incamminavano a passo veloce sul pontile.
Sapeva di aver deluso il figlio schierandosi apertamente dalla parte della Grande madre, ma sapeva anche che se volevano tentare di salvare il salvabile, per il bene di tutti non vi era altra scelta che partire al più presto.
Avrebbe voluto parlargli, spiegargli le sue ragioni, ma da come Wal cercava la compagnia della giovane donna che ora gli camminava al fianco, comprese che il suo tempo era giunto al termine.
Suo figlio non aveva più bisogno di una madre per consolarlo, ma di una compagna che stesse al suo fianco, forte e risoluta come quella Sednor che ora lo teneva per mano.
Provò un pizzico d'invidia verso Mirta, eppure sapeva che era giusto così.
Era ora di cedere il passo a quella ragazza e con un sospiro silenzioso rientrò nella capanna, rammaricandosi ancora una volta di non aver potuto godere più a lungo del suo di tempo, lassù al Nord.
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