2c) UNA VIA SI APRE
In quel momento, il cuore di Wal ebbe un sobbalzo.
Per quanto alterata dalla debolezza e dalla sofferenza, riconobbe immediatamente quella voce.
"Salice che Ride!" sbottò dalla sorpresa, non riuscendo a trattenersi oltre.
Quasi urlò quel nome e subito si pentì di averlo fatto, perché le Yaonai attorno a lui si agitarono e gemettero, colte da un improvviso terrore per la sua reazione violenta.
Lilith gli pose una mano sul braccio per farlo calmare. Rendendosi conto dell'errore commesso, obbedì docile e si fermò.
Cercò di ricomporsi, di tenere sotto controllo l'agitazione e il forte desiderio di sapere che provava, per quanto la sorpresa di incontrare sua moglie in quelle condizioni, fosse stata enorme.
Ormai sapeva che con le Yaonai era inutile perdere la calma.
Respirò a fondo, poi, quando sentì la calma ritornare:"Salice che Ride" ripeté piano.
Era dunque lei, la Grande Madre, la sua sposa, a giacere ferita in quella capanna?
Perché nessuno glielo aveva detto?
"Ma come? Io non... se avessi saputo prima... " farfugliò a disagio, ma una mano fredda come la morte si posò sulla sua. Sobbalzò e dallo spavento per poco non si lasciò sfuggire un altro grido. Era la mano di sua moglie.
Era leggera e delicata come sempre, eppure in quel contatto Wal percepì che la pelle del palmo era ruvida, callosa come fosse ricoperta di ferite aperte e piaghe.
A quel contatto imprevisto e inatteso, provò pena per il dolore che la donna doveva provare con quelle lesioni orribili.
Quando poi, dimenticandosi per un attimo della prudenza che il buonsenso gli dettava, gliela strinse piano, un gemito di dolore salì dalla bocca della ferita. Lui gliela lasciò subito.
"Perdona, Salice che Ride, non sapevo che... ".
Lei lo tranquillizzò.
"Non fa niente, non potevi sapere. Sono io che ho chiesto a tua madre di non dirti nulla. Non volevo che sapessi di me. Erano già molte le cose che ti assillavano e non volevo aggiungere anche questa sulle tue spalle".
"Vorrei vederti" le chiese lui, ma lei:
"NO!... no" gemette disperata "Non servirebbe a nulla. Il fuoco lascia segni che alle volte è meglio non vedere. Ma ascolta, è per un altro motivo che ti ho fatto chiamare. Ho un grande favore da chiederti".
"Ti ascolto" le disse avvicinandosi un poco.
Lei gemette dal dolore, sospirò a fondo e nel suo fiato Wal riconobbe un flebile ricordo del delicato profumo di linfa fresca che il suo corpo emanava prima che venisse deturpato dalle fiamme.
Si addolorò per quella donna che aveva amato e che ricordava bella e giovane.
"Mi dispiace" le disse lui con gli occhi colmi di lacrime, ma lei lo zittì.
In modo a tratti incoerente, prese a narrare.
"Lascia parlare me, mio caro. Le forze possono abbandonarmi da un momento all'altro e ho bisogno che tu mi faccia un favore. Quindi, ascolta. Il fuoco, le fiamme nella foresta, per noi Yaonai tutto è finito. Dopo Rasmet molte mie sorelle sono morte senza che potessi fare nulla per evitarlo. Molte Schegge sono bruciate nell'incendio e noi, noi..., non siamo state capaci di difenderle. Anche io ho fallito nel difendere la mia: è arsa viva davanti ai miei occhi, nonostante provassi a spegnerla con il mio corpo. Come molte delle mie figlie sarei morta con lei, se Faggiola non mi avesse strappata appena in tempo dal tronco agonizzante. Io non volevo andarmene, volevo bruciare con la mia Scheggia, ma come Grande Madre avevo dei doveri e Faggiola me li ha ricordati. Se fossi scomparsa lasciando sole le poche Sorelle sopravvissute, senza qualcosa a cui guardare, non avrebbero avuto nessuna possibilità di salvarsi. Per dare almeno una possibilità a coloro le quali si fossero salvate dal rogo, DOVEVO salvarmi. Solo Faggiola seppe comprenderlo e vedere oltre le fiamme e l'orrore di quei momenti terribili. Nessun'altra delle mie figlie ebbe la sua lucidità, la sua prontezza. Di certo si comportò meglio di me, che ero sconvolta a tal punto, che questo è tutto quello che ricordo. Fu lei che mi trascinò via da quell'inferno portandomi in salvo, arrivando qui da voi. Lei decise di tornare da tua madre a chiedere ospitalità e perdono. Le altre poi, sapendomi in salvo, ci raggiunsero una alla volta. Per salvare me ha abbandonato al proprio destino la sua Scheggia. Ha avuto coraggio, ha lasciato che bruciasse, per portare via me... Io non avrei potuto... e avrei fallito. Io ho... fallito. Ma tant'è, mi portò qui nella laguna, dalla mia Sorella di foresta, Salice nel... Lilith. Come sai tua madre non si è tirata indietro e ha accolto me e le nostre Sorelle come una vera Yaonai. Ha fatto tutto quello che era in suo potere fare per alleviare i nostri dolori. Ha saputo essere generosa e ha saputo dimenticare, al contrario di tutte noi che al momento giusto, le voltammo le spalle fingendo di non vedere il suo dolore. Le abbiamo fatto torto, quando ha scelto di andarsene lontana da noi e da Flot. Eppure lei era nel giusto e noi nel torto. Aveva avuto ragione e solo ora capisco quanto deve essere stato difficile per lei riuscire a lasciare tutto quanto e andarsene da sola. Ho implorato il suo perdono per questo e lei me lo ha accordato".
Lilith fece per intervenire.
"Grande Madre... " iniziò a dire con voce incrinata dall'emozione, ma Salice che Ride l'interruppe.
"No, Sorella mia, lasciami dire. Troppo a lungo hai sofferto a causa della nostra arroganza e ringrazio la Madre del Cielo per avermi dato il tempo necessario per dirtelo. Era giusto che tu lo sapessi. Se non avessi potuto farlo, avrei aggiunto una colpa in più alle già troppe colpe che mi porto addosso e non l'avrei sopportato. Ma ora, su, non interrompermi che il tempo potrebbe mancarmi".
"Sì, Grande Madre " fece Lilith.
Dopo qualche attimo di silenzio, Salice che Ride riprese a parlare. Il respiro era veloce e affannato, come stesse lottando duramente contro il dolore.
Wal non osava fiatare, tanto era flebile e debole la sua voce.
Si avvicinò ancora alla sua bocca. Temeva di non afferrarne le parole.
"Per quanto so di non averne diritto, ho necessità di domandare il tuo aiuto, Gopanda, marito mio" gli disse lei.
"Non hai che da domandare, mia cara" fece lui "Ma prima dimmi... Flot e Ranuncolo, vivono ancora?".
"Sì" fu la risposta breve.
"Vivono. Li ho visti lasciare il villaggio, entrambi sani e salvi. Sono andati a Nord il giorno stesso di Rasmet, prima che scoppiasse l'incendio. Saputo della fine di Marsal e dei Puri, Flot ha voluto tornare subito verso il villaggio di Mandi. Stava male e ormai nemmeno lui avrebbe potuto fermare il massacro che per la sua follia aveva scatenato... Era debole, affaticato dalla ferita al braccio e dall'infezione che gli consumava la vita. Aveva bisogno di cure e soltanto il Setmin poteva dargliele. Così insieme stabilimmo che loro sarebbero andati avanti e a Rasmet sarei rimasta solo io per tenere a bada Gioturna, ma nessuno di noi sospettava quello che sarebbe accaduto da lì a poco. Se non fosse successo questo disastro immane, li avrei raggiunti il giorno dopo, invece... tutto è andato in cenere. L'incendio è scoppiato poche ore dopo la loro partenza. Per vendicarsi, qualcuno l'ha appiccato... qualche Puro disperato... o forse qualche fuggiasco... chi può saperlo. Nessuno sa come sia scoppiato e forse mai potremo saperlo. Sappiamo soltanto che iniziò piano e nessuno se ne accorse in tempo. Poi le sacche di gas, le prime esplosioni, il rombo improvviso, la devastazione. Dopodiché fu tardi per qualunque cosa".
La Grande Madre esalò un rantolo profondo e tacque. Wal, temendo che fosse morta, la toccò. Quando la punta dei suoi polpastrelli sfiorò la pelle del braccio della Yaonai, questa gemette di dolore.
"Non la toccare, Gopanda" mormorò piano Faggiola, sfiorandogli appena la spalla "Non c'è punto del suo corpo che sia stato risparmiato dalle fiamme. Grazie alle cure di tua madre è migliorata, ma ancora soffre molto".
Dispiaciuto di averle procurato altro dolore, lui si ritrasse:"Perdona, non sapevo", disse.
"Ora invece sai, mio sposo adorato. Ma lascia che parli io, ti prego. Per me è faticoso farlo, eppure è necessario che ti chieda questo: devi assolutamente portarmi al Nord, verso le figlie che oltre il Vulcano ancora restano in vita".
Al colmo dello stupore, Wal rimase senza fiato. Non se l'aspettava.
"Sarei lieto di farlo, mia Signora, però non saprei come. Io stesso ho necessità di raggiungere quelle zone e non so come fare".
"Lo so, Lilith me lo ha detto" gli rispose Salice che Ride "Tu vuoi raggiungere i Sednor che ancora vivono nei villaggi a Nord... ".
"Anche le Yaonai che vorranno seguirci" precisò lui.
La Grande Madre proseguì come se non avesse sentito.
"Se accetti di portarmi a Nord, ti offrirò l'opportunità che cerchi".
"E come?".
"Ho saputo che hai fatto passi enormi. Passando oltre il Sardon, hai trovato il modo di aprire le ali e arrivare dove altri hanno solo sognato di arrivare. Ora hai barche grandi e veloci, uomini, mezzi: il fiume di cui hai scoperto i segreti, sarà la strada che servirà a entrambi per ottenere quello che desideriamo".
Quindi lei sapeva, la Grande Madre sapeva tutto.
"Ma... tu ... come fai a sapere... " fece lui sorpreso.
"Tua madre me lo ha detto. Lilith è pur sempre una Yaonai e io sono la Grande Madre di tutte loro, non dimenticarlo, marito mio".
Accanto a lui Lilith si mosse un po' a disagio per essere stata scoperta e Wal comprese come la Grande Madre avesse avuto ogni giorno un rapporto dettagliato su qualunque cosa fosse successa nella laguna.
Ora comprendeva perché si ritirasse immediatamente sulla sua isola, dopo aver parlato con lui sui progressi ottenuti. Andava a riferire a Salice che Ride.
Avrebbe dovuto adirarsi con la madre per averlo raggirato, invece le fu grato.
Sorrise, comprendendo come fosse stato ingannato facilmente da quelle due donne.
L'indignazione non sarebbe servita a trovare una risposta che da solo non avrebbe saputo darsi e, se era vero che Salice che Ride poteva mostrargli una strada che non conosceva, la sua richiesta era la ben venuta.
"Capisco" disse soltanto "Ma il tempo che abbiamo a disposizione prima della piena autunnale è poco e i pericoli che potremmo incontrare sul fiume molti. Inoltre le tue condizioni... ".
"A questo non badare. Con me verrà Faggiola, penserà lei alla mia salute. Per quanto riguarda il tempo, risalendo il fiume ti mostrerò un luogo dove le rive del fiume sono basse su ambedue le rive. Potrai caricare sulle tue barche i Sednor del Nord in quel punto, se lo riterrai adeguato".
Wal ascoltò attentamente ogni parola che a fatica la Yaonai pronunciava, mentre già un piano andava velocemente a delinearsi nella sua mente.
La proposta si faceva interessante. Molto interessante. Tuttavia era ancora incerto sulla reale possibilità di riuscita di un tentativo come quello.
Le incognite che si potevano presentare dopo essere salpati erano infinite e le probabilità di finire in fondo al fiume elevate.
Le barche che avevano modificato erano sufficienti e a dire il vero avevano più legni che marinai. Volendo, una piccola parte di esse avrebbe potuto metterle a disposizione per la Grande madre. Eppure, per quanto questa possibilità fosse molto più allettante di quello che avesse saputo escogitare lui fino ad allora, i pericoli per gli equipaggi che avessero accettato di risalire il fiume per portare la Grande Madre oltre il Vulcano Sacro, sarebbero stati molti e non sapeva se era il caso di farglieli correre.
"Accetterò se mi darai un motivo valido per far correre un pericolo così grande alla mia gente" le disse.
Ci fu un silenzio prima che lei rispondesse, poi lei, con voce grave e sofferente, gli diede l'unico motivo che avrebbe potuto farlo decidere.
"Gioturna" disse con un filo di voce, eppure, sebbene soltanto sussurrato, quel nome risuonò così chiaro nell'oscurità della capanna, che Wal non ebbe necessità di farselo ripetere una seconda volta.
A sentirglielo pronunciare, un brivido gli corse lungo tutta la schiena.
La Yaonai dopo un momento, riprese:
"È rimasta ferita nell'incendio e ha perso molto del suo potere sulla foresta, però è senza controllo da troppo tempo. Flot la può tenere a bada per un po', ma anche lui è ferito. Solo la Grande Madre può soggiogare la malvagità di quell'essere immondo e piegarla al proprio volere. Inoltre... " Si interruppe con un gemito di dolore.
<Gioturna ferita?> si disse Wal, incredulo a quello che aveva appena ascoltato.
Questa sì che era una notizia inaspettata, però c'era quell'inoltre rimasto in sospeso e questo lo preoccupava.
"Inoltre?" ripeté, ansioso di conoscerne il significato.
Salice che Ride tacque. Soffriva troppo. Con un gesto che il ragazzo a malapena scorse, la Grande Madre fece comprendere a Faggiola di continuare lei.
Con un cenno di assenso questa obbedì:
"La Grande Madre soffre, Gopanda. Desidera che sia io a proseguire per lei. Credo tu conosca quello che avvenne alla fine dell'Era dei Sei Regni, vero?".
Non ricordando quello che Faggiola volesse dire, ma non volendo attendere oltre, Wal confermò.
"Allora capirai che stiamo correndo tutti quanti un tremendo pericolo".
Wal era interdetto. In realtà non capiva molto.
"Mia cara Faggiola, mi ricordo alcune cose, però... ".
"Allora potrà servirti ripetere la maledizione che Karahì, credendo di aver vinto, lanciò alla Grande Madre delle Yaonai:
GRANDE MADRE!
CHIUNQUE ABBIA OSATO FERIRE UN DIO, VENGA PUNITO DIVENENDO CIO' CHE USO' PER COLPIRE.
CHE LE META' VENGANO UNITE, DIVENTINO PER IL MONDO UNA COSA SOLA. UNITE, INDISSOLUBILI!
SOLO UN SACRIFICIO GRANDE QUANTO LA META' DEL VOSTRO MONDO POTRÀ SCIOGLIERE QUELLO CHE ORA LEGO A TE PER L'ETERNITÀ.
SOLO ALLORA LE PARTI TORNERANNO A SEPARARSI.
MA ORA... SCIOCCA!
CHE LA TUA PUNIZIONE SIA VEDERE LE SORELLE DIVENTARE LEGNO!
FA DI LORO QUELLO CHE VUOI.
Questo disse la Regina del Nord prima di rendersi conto del terribile sbaglio che commise nel pronunciare quella maledizione.
Ma ora le cose sono cambiate, Padre di Tutti. Metà del nostro mondo è stato sacrificato alla follia di Flot e la Grande Madre teme che con esso, possa anche terminare l'anatema di Karahì, così come a suo tempo iniziò".
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