''39' di Manuela-Rhapsody
Titolo: '39
Autore: Manuela-Rhapsody
Genere: Fanfiction/Storia d'amore
Tipologia: Romanzo
Stato: In corso
Rating: Verde
Trama:
La storia inizia nel 1939: siamo a Londra e la famiglia May, formata da Ruth, Harold e il loro unico figlio Brian, decide di prendere in affido per l'estate una bambina orfana proveniente dall'Italia di nome Elizabeth. Tra i piccoli Brian ed Elizabeth nasce fin da subito un'amicizia particolare, ma quando scoppia la seconda guerra mondiale, il 1° Settembre, la piccola è costretta a rientrare nel suo Paese. Elizabeth tornerà dai May a Londra quattro anni dopo la fine del conflitto, nel 1949, ormai ventenne. Trova una Londra diversa da quella anteguerra, una Londra in cui i giovani vogliono costruire una società diversa da quella dei loro genitori e proprio loro, facenti parte di quella generazione a cui la guerra ha negato i sogni e la spensieratezza dell'infanzia, vogliono fare di tutto per realizzare i loro desideri. Questo tenta di fare anche Brian, ormai ventitreenne, spesso in urto con suo padre che vorrebbe vederlo professore e non musicista, cosa che invece lui vorrebbe fare non solo come passatempo ma come lavoro vero e proprio. Il ritorno di Elizabeth, che ha un triste passato alle spalle, porterà non pochi cambiamenti nella vita di Brian il quale, nonostante siano trascorsi dieci anni, non l'ha mai dimenticata.
Disclaimer: Non è un caso che il mio racconto inizi proprio nell'anno 1939. '39 è una famosissima canzone dei Queen scritta da Brian May e pubblicata nel 1975 nell'album A Night At the Opera. Nel testo si parla di un gruppo di volontari che compie un viaggio nello spazio e che quindi, a causa dell'effetto di dilatazione del tempo, viaggia a una velocità vicina a quella della luce così che la percezione del tempo sia diversa da quella di chi è rimasta a casa. Anche i personaggi del mio racconto hanno navigato nel tempo poiché, per ragioni storiche, ho dovuto trasportarli, spostarli in un'epoca ben precisa (i periodi ante e post la seconda guerra mondiale) e molto differente da quella in cui sono vissuti e vivono nella realtà. Questi hanno compiuto però anche un viaggio nello spazio dato che le loro esistenze si dipanano, come fili di uno stesso gomitolo, prima nella Londra che vede avvicinarsi sempre di più la scure di un altro conflitto mondiale e poi nella Londra bombardata, distrutta e da ricostruire, ferita nell'orgoglio ma pur sempre fiera e coraggiosa. Nonostante i miei personaggi abbiano compiuto questo immaginario viaggio spazio-tempo, ho cercato di ricrearne carattere e personalità molto simili a come sono stati e a come sono tutt'ora, perché credo che la veridicità emotiva ed emozionale sia uno degli elementi portanti per una fanfiction. Ovviamente gli eventi narrati sono di mia invenzione, ma fondendoli agli elementi cardini dell'individualità di ognuno di loro ne è nata la storia che da tempo si era fatta prepotentemente strada nella mia mente.
La presenza di eventuali riferimenti a brani musicali accreditati ai Queen o ad altri artisti non intende violare alcun copyright legato alle band.
Copyright: ©Manuela-Rhapsody, tutti i diritti riservati.
Curiosità: Alla protagonista femminile di '39, Elizabeth, ho scelto di dare il volto della bravissima e bellissima attrice italiana Valentina Bellè. Il suo personaggio, a differenza di tutti gli altri presenti nella storia, è totalmente inventato e io ne ho delineato carattere, personalità ed eventi che la riguardano. Ho voluto però darle un volto ben preciso così che in questo modo il lettore, ogni volta che legge di lei, dei suoi pensieri e delle sue parole, possa vederla nella sua immaginazione e fantasticare su ciò che accade tra le e Brian così come ha fatto l'autrice di questa storia.
Estratto:
- "Vince il primo che tocca la scogliera" - decretò Brian correndo parallelamente a Elizabeth - "Tanto vinco io. Sono sempre più veloce di te, non mi raggiungi mai!" - lo canzonò la bambina superandolo con uno scatto fulmineo. Senza fiato, accaldati dal sole e dalla corsa, dopo qualche minuto raggiunsero l'estremità della scogliera - "Ho vinto io! Ho toccato per prima la parete. Hai visto sono sempre più veloce di te Brian" - "Eh si, non so davvero come fai a battermi sempre nella corsa!" - rispose lui ironicamente simulando, da vero attore, stanchezza e sfinimento. Per riposarsi e trovare riparo dai battenti raggi del sole si appoggiarono entrambi con la schiena sulla roccia calda e porosa, mentre lo sguardo curioso di Brian scrutava ogni minimo particolare di quel panorama così selvaggio e affascinante - "Guarda laggiù Lilibeth. Nella roccia c'è un'insenatura, proprio all'estremità della scogliera. Chissà quanti anni e anni di erosione marina l'hanno provocata"- "Dove Brian non la vedo. Ah ma è quella laggiù, quant'è bella. E com'è alta! Dev'essere stupendo passare lì sotto con una barca" - "Si dev'essere emozionante, hai ragione. Quando saremo grandi ti ci porterò io: faremo una gita in barca così vedremo dal largo tutta la costa di Broadstairs e passeremo sotto l'insenatura" - "Ma quando saremo grandi io non sarò qui Brian" - asserì lei tristemente, abbattendo in un secondo quell'incantevole seppur fragile castello di sabbia innalzato dal piccolo nei suoi sogni innocenti - "Lilibeth ti prometto che quando saremo grandi verrò a prenderti ovunque tu sarai e ti porterò con me perché io..." - Brian s' interruppe improvvisamente. Aveva pronunciato quelle parole tutte d'un fiato, come un fiume in piena, e quando si rese conto di ciò che stava per confessare a Elizabeth era troppo tardi. Fu colto da una paura sconosciuta e inattesa: perché le stava rivelando ciò che provava quando infondo non sapeva neppure lui di preciso cosa fosse? Cos'era quella sensazione di felicità che lo pervadeva ogni qualvolta lei gli sorrideva? Cos'era quel brivido che si infiltrava nelle sue ossa ogni qual volta Elizabeth lo sfiorava, gli stringeva la mano o gli donava un bacio sulla guancia? Ancora non aveva intuito la risposta, la chiara risposta a tutte quelle astruse domande che andavano così oltre la logica e la razionalità a cui era abituato.
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Brian si voltò verso la baia deserta e d'improvviso i suoi occhi s'illuminarono, come quelli di un bambino dinanzi un vassoio pieno di caramelle - "Che ne dici di una corsa, come quando eravamo piccoli" - le propose - "Vince chi arriva primo alla parete laggiù" - "Brian ma non ti sembra che abbiamo superato l'età per queste cose? Io non ..." - Senza lasciare a Elizabeth nemmeno il tempo di terminare la sua frase, Brian principiò a correre lungo la battigia di quel tratto di litorale completamente desolato. Elizabeth lo seguì in quella folle corsa da bambini, lasciando che gli schizzi intrisi di salsedine bagnassero il suo pantalone bianco e la sua camicetta celeste e Brian fece lo stesso, impregnando di acqua salmastra persino le punte dei suoi ricci neri - "Tanto non mi prendi, sono sempre più veloce di te" - lo canzonò lei, superandolo con un celere scatto. Le loro euforiche voci, le loro grida spensierate, le loro inarrestabili risa, echeggiavano briose nella vasta e desolata baia di Kingsgate. Elizabeth fu la prima a toccare la roccia bianca e porosa - "Ho vinto io! Ho vinto io!" - esultò, accasciandosi senza fiato sulla calda parete di carbone seguita da Brian - "Ancora riesco a batterti hai visto?" - "Ma ancora non l'hai capito Lilibeth" - rispose lui prendendo fiato -"Sono io che ti faccio vincere. L'ho sempre fatto, fin da quando eravamo bambini"- "Ma com'è possibile!" - esclamò lei, dilettevolmente stizzita e piacevolmente delusa, dandogli un tenero pizzicotto sul braccio - "E io che credevo invece di riuscire a batterti nonostante le mie gambe siano più corte delle tue" - Brian ed Elizabeth sorrisero. Quello di Elizabeth fu un sorriso beato, spensierato e sereno, quel sorriso per cui Brian avrebbe perso altre centinaia, migliaia di corse sulla spiaggia per vederlo risplendere così luminoso sul suo volto -"Dovevo portarti a centotrentasei chilometri da casa per farti di nuovo sorridere" -
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