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Capitolo 27


Welcome Back


Le lunghe estensioni meccaniche, simili ad enormi piedi, toccarono finalmente terra. L'aeronave si posò rumorosamente sul suolo in un turbinio di polvere e vapore. I motori si spensero con quello che sembrò uno sbuffo, che accompagnò il suono metallico che seguì l'apertura del portellone.

<Beh, questo ferro vecchio ha fatto il suo dovere!> disse Webb contento, prima di dare un'affettuosa, se così si può dire, botta al mezzo. Un pezzo della carena si staccò dal corpo del veivolo e cadde rovinosamente a terra.

<Meglio adesso che un'ora fa> commentò Trafalgar uscendo dalla nave dopo aver assistito all'entrata in scena "con il botto" del suo fidato compagno.

L'ultimo ad uscire fu Seph, incaricato di pilotare il mezzo durante la traversata. <Ah, casa dolce casa, è il caso di dirlo!> esclamò sollevato mentre allargava le braccia per svegliarle dal torpore imposto dalla rigida seduta della nave.

<Sapete, devo dire che mi è mancato questo posto, con tutto quello che abbiamo passato.> fece Webb guardandosi attorno e riconoscendo ogni dettaglio del parcheggio della base degli Up Specials .

<Sentivi la mancanza, eh? E poi ti lamenti che ti lascio sempre qui> lo prese in giro il capitano sorridendo.

<Non ci provare con me, stronzo di un capitano!> si inalberò Webb, che mal sopportava il dover presidiare la base durante le missioni in giro per il pianeta della divisione speciale.

<In effetti anche noi cadetti non gridiamo al miracolo quando è il vicecomandante ad avere i controllo della nave...> disse superando il timore reverenziale Seph cominciando a dirigersi con gli altri due verso l'uscita.

<Ti ci metti pure tu, piccola merda? Perché non vi piace quando comando io, poi?!> commentò stizzito Webb, guardando in cagnesco il giovane soldato.

<Si diverte a malmenarci!> precisò Seph, quasi convinto se sarebbe stato meglio se se ne fosse stato zitto.

<Beh, certo che vi picchio> commentò compiaciuto e sistemandosi la giacca sgualcita. Seph e Trafalgar si guardarono e scossero la testa, senza aggiungere altro.

Il gruppetto, tra una battuta e l'altra, giunse all'ingresso della base, varcando il portone dopo aver passato il test di sicurezza biometrico. Preso l'ascensore, Travalgar pigiò il pulsante relativo al primo piano e, inconsciamente, un senso di nostalgia, tristezza e commozione pervase l'animo dei tre superstiti al tragico incidente nell'Hellaway. Il primo piano era quello dedito alle riunioni ed agli incontri collettivi con tutti gli effettivi degli Up Specials, molti dei quali, adesso, riposavano sotto la brulla e naturalmente spietata terra dell'Hellaway. Solo pochi soldati, i più giovani e meno esperti, rimasero alla base, scampando quella terribile morte. Li avrebbero, di lì a poco, accolti come eroi, ma nel profondo dei loro sguardi Trafalgar, Webb e Seph sapevano che avrebbero inevitabilmente colto l'ombre dei visi dei loro compagni morti. Si sentivano in colpa per ciò che ci rende quello che siamo: essere vivi.

L'ascensore li portò a destinazione, le porte scorrevoli si aprirono rapide. Tre soldati stavano pulendo la sala comune, quando i tre si palesarono davanti ai loro occhi. 

<Capitano, Vicecapitano, Soldato Seph, bentornati! Non vi aspettavamo a dire il vero. Perdonateci per la sporcizia.> esclamò incredulo uno di loro, lasciando cadere a terra uno straccio dallo stupore. La stanza, in realtà, era come al solito impeccabile.

<A dire il vero, non ce l'aspettavamo neanche noi, soldati> li salutò Trafalgar, forse, per la prima volta da chissà quanto tempo,  leggermente commosso, nel profondo. 

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