Capitolo 2
Elos aprì gli occhi. Intorno a sè tutto era avvolto nel buio, solo uno squarcio luminoso faceva breccia in quel oblio, dritto davanti a lui. Una sagoma indistinguibile a causa della forte luce si fece avanti sovrapponendosi allo squarcio; era una figura esile avvolta in una cappa sgualcita e vaporosa, che pareva muoversi sinuosamente al movimento di un vento che solo lei percepiva.
"Ti sei svegliato finalmente, Elos della dinastia Dest", fece l'individuo misterioso avvicinandosi al ragazzo
"Chi sei? Dove sono? E cos'è questa dinastia di cui parli?"
"Oh beh, temo dovrò spiegarti più cose del previsto. Il mio nome è Not e ti trovi in un luogo sicuro, non agitarti. Per quanto riguarda la tua ultima richiesta, mi sorprende tu ne sia all'oscuro, sai, mio giovane amico."
"Io non sono tuo amico!", gridò Elos interrompendo lo strano interlocutore.
"Questo è un argomento che affronteremo più tardi. Tu, Elos Dest, sei il discendente di una famiglia molto importante e non perché sei il figlio di un pluridecorato ufficiale dell'esercito, ma per qualcosa di più grande..." Not si diresse verso destra ed accese una lampada da accampamento, la luce abbagliò entrambi. Appoggiandosi ad un tavolo pieghevole, quell'essere che sembrava sapere un sacco di cose riguardo il passato del giovane soldato, continuò la sua spiegazione.
"Per farla breve, nelle tue vene scorre il sangue di coloro che reggevano il mondo prima della nascita di questa follia che tutti chiamano Nazione. Elos, ti sei mai chiesto perchè sei sempre stato una spanna sopra gli altri nell'arte del combattimento, perché sei tra i pochissimi che sanno brandire una spada ad impulsi? Sei l'ultimo membro vivente della dinastia di Platinum Rex, The Major, il leggendario sovrano della Terra Unita. Tuo padre ti ha tenuto allo scuro del tuo passato per proteggerti, anche i muri sanno che tutti i componenti della famiglia di Platinum sono stati fatti fuori negli ultimi cento anni, subito dopo la Grande Crisi."
"Io... Mio padre ed io siamo arruolati nell'esercito della Nazione, come lo spieghi questo? Non ti credo!"
"Tuo padre ha giurato fedeltà alla Nazione per aver salva la vita e per proteggere te. Lui sapeva che tu eri l'ultima speranza. Lo sei per tutti."
"Capisco...", disse Elos guardandosi le mani tremanti " Ora capisco le ultime parole di mio padre... Devo dedurre che tu mi abbia in qualche modo salvato. Tu sai chi ha ucciso mio padre, vero?".
Not si tolse la vaporosa cappa, scoprendo un corpo bionico. Con grande stupore Elos notò che il suo interlocutore era un ibrido elementare, un uomo-macchina creato in laboratorio per servire la Nazione.
"L'omicidio di tuo padre è stato ordinato dal Despota, non sono a conoscenza di chi l'abbia ucciso materialmente, ma so per certo che avrebbe ucciso anche te se non ti avessi portato via. Vedi, il mio corpo ibrido mi permette di diventare invisibile all'occhio umano, grazie a questa abilità unica sono riuscito a salvarti. Alla tua sinistra c'è una ciotola, mangia, devi essere forte. Ho intenzione di fare di te il mio allievo, d'ora in poi la tua vita sarà in pericolo. Devi stare all'erta e io ti allenerò."
Udite queste parole, Elos cominciò a mangiare. Il pasto non era molto ed era quasi insapore, ma Elos non si lamentò, sapeva che la sua vita era cambiata e sapeva che doveva diventare più forte.
Il giorno seguente era previsto l'inizio dell'allenamento, e così fu. Il giovane preparò una sacca capiente piena di provviste e se la caricò in spalla; il programma prevedeva che avrebbero errato per mesi tra montagne e boschi, senza mai sostare a lungo in un posto per evitare di essere rintracciati da spie governative. Uscirono dalla caverna e si trovarono davanti ad un dirupo sul mare in tempesta.
"Ora dobbiamo strisciare. Segui il battito della pioggia sulla roccia, scandirà i tuoi passi.", gridò Not mentre tentava di coprirsi il capo con il cappuccio. Superata la prima difficoltà, i due arrivarono in un prato reso ormai fango dalla pioggia ed iniziarono a marciare nella direzione in cui gli alberi della foresta si facevano più fitti.
"Non pensavo esistessero delle terre ancora così incontaminate!", esclamò Elos stupito mentre si guardava intorno. "Bello vero? Questo è l'Hellaway, la terra dove sono nato, ai confini della Nazione. È una zona poco abitata ed industrializzata, perfetta per il tuo percorso di crescita spirituale e fisica. Ricordati ragazzo, l'Hellaway è una terra tanto meravigliosa quanto selvaggia e pericolosa, non abbassare mai la guardia."
Chino sulla schiena per rendere il dolore causato dal grande sacco più sopportabile, Elos si limitò ad annuire. La pioggia aveva già inzuppato i suoi indumenti, ma contribuiva a rendere la foresta ancora più viva e scandiva con il suo battere ritmico i passi dei due viandanti. Pensò all'ufficiale Gedalt, suo padre, morto per ordine dell'uomo che aveva fedelmente servito per tutta la vita, alle sue ultime parole ed al compito che gli spettava. "Maestro, ho deciso. Non pretendo di salvare il mondo, ma lotterò affinchè ci possa essere anche solo una speranza che ciò, un giorno, possa accadere. D'ora in poi sarà questa la mia ragione di vita.", disse Elos senza interrompere il cammino, volgendo lo sguardo al cielo plumbeo. Not non replicò, ma da sotto il cappuccio della veste inzuppata l'uomo-macchina abbozzò un sorriso che celava un misto di soddisfazione e sollievo. L'allievo finalmente aveva iniziato a comprendere il peso della sua eredità, ora stava al maestro temprarne la mente ed il fisico per far sì che potesse sopportarlo.
Era ormai pomeriggio inoltrato, la pioggia da qualche ora aveva smesso di appesantire i passi dei due viandanti, che decisero di fermarsi sotto un grande albero per rifocillarsi e recuperare le forze in vista della volata finale. Elos si sedette su una robusta radice di pino e cominciò a tirare fuori le provviste necessarie: le sue mani afferrarono del pane umido e dei termos contenenti dell'acqua fredda.
"Non mangi, maestro?", chiese il ragazzo guardando Not con aria interrogativa.
" Sono un ibrido, il mio organismo bionico mi permette di sintetizzare le sostanze nutritive di cui ho bisogno dall'ambiente circostante. Ho però bisogno di bere, come tutti.". Consumato il pasto, si incamminarono nuovamente in cerca di un posto asciutto dove passare la notte. Proseguendo verso Nord, giunsero in una zona della foresta quasi del tutto spoglia di alberi e ivi decisero di accamparsi. Si organizzarono e, mentre Elos preparava le provviste e sistemava la sacca, Not si era incaricato di allestire il bivacco e costruì una tenda abbastanza robusta da fronteggiare le probabili piogge notturne.
"Bene, la tenda è pronta. Porta dentro la sacca, mangerai dentro per non lasciare briciole fuori. Vorrei evitare di affrontare i lupi che scendono dalle montagne già alla prima notte.", ordinò Not non senza lasciar trasparire un certo senso di inquietudine. Elos non ci diede molto peso e si limitò ad eseguire quanto richiesto, mangiando lentamente per gustarsi ogni singolo boccone di pane e dividendo una fiasca di birra scura con la sua strana e misteriosa guida. Dopo il pasto si misero a letto ed il molle movimento della tenda, cullata da una brezza silenziosa, conciliò il sonno ad entrambi; o almeno quello di Elos, dato che Not non pareva averne bisogno; d'altronde era per metà una macchina.
L'indomani mattina, la luce del sole che riuscì ad avventurarsi tra il liso tessuto dei tendaggi della capanna li svegliò. Maestro ed allievo fecero i bagagli e si misero in marcia con un unico obiettivo, la valle ai piedi del Monte Hellaway, inabitata ed invasa da lupi famelici. Smontarono la tenda e prepararono il bagaglio in fretta. Una volta incamminatisi, Elos si guardò intorno e la sua mente volò a due anni prima, quando, tra fronde di alberi simili a quelli dell'Hellaway, aveva passato un paio di giorni con suo padre nei boschi fuori dalla metropoli prima di arruolarsi nell'esercito. Quel ricordo gli strappò un sorriso dolce e affettuoso; gli mancava suo padre come solo ad un figlio può mancare un genitore. Tornato alla realtà, si accorse della bellezza silente che lo circondava: il cielo era limpido, persino meno verde del solito, i rami dei diversi alberi si muovevano distrattamente al soffiare di una leggera brezza primaverile ed alla sua destra una piccola cascata si tuffava fra le rocce ricoperte di muschio. Calati in questo ambiente che sembrava un piccolo mondo sereno a sè stante, Not ed il suo allievo proseguirono senza rallentamenti il viaggio, quando un ruggito feroce sconvolse quel mondo fantastico. "Maestro, che diavolo è?!", chiese Elos portando istintivamente la mano sull'elsa della sua spada d'ordinanza. " Probabilmente è un orso, o un grosso lupo. In ogni caso non è niente di buono. Stai in guardia!". Un altro ruggito, stavolta meno potente, si aggiunse a quello di prima. A questo punto era chiaro: uno doveva essere un orso o un animale di stazza simile, e l'altro un lupo. L'orso fu il primo ad uscire allo scoperto. Era enorme. Alto circa tre metri e largo due volte e mezzo un uomo, la bestia feroce appariva aggressiva e famelica. Un lupo dal pelo rosso uscì minaccioso dalla folta vegetazione e fissò Elos, come per puntarlo. Not urlò "Elos occupati del lupo, io penso all'orso. Devi proteggere le provviste, non permettere che le depredino. Pensi di farcela?"
"Sicuro, ci penso io.", il ragazzo sgauinò la spada affilata e si sciolse il polso facendo roteare la lama nell'aria. Di tutta risposta, la belva si scagliò contro di lui puntando alla gola con le zanne affilate grondanti bava. Elos, rapido, roteò su se stesso e colpì il lupo all'addome mentre era ancora in aria. L'animale cadde tramortito al suolo e fu finito da una spadata trasversale che gli attraversò il collo. Elos ritrasse la lama insanguinata dal corpo del lupo e si girò verso il suo maestro. Era incredibile. Not stava schivando con una facilità disarmante i pesanti colpi dell'orso e, quasi stesse danzando, evitò gli artigli un'ultima volta e portò l'avambraccio, da cui fuoriuscì una lama che andava dal gomito al polso, al collo della bestia, recidendolo. Tutto fu immediato. Un denso fiotto di sangue schizzò fuori dalla gola e dalla bocca dell'orso che, gemendo e cadendo, sancì la vittoria dell'uomo-macchina e del suo allievo, il predestinato Elos Dest. Entrambi erano imbrattati di sangue, il ragazzo inoltre, per qualche secondo rimase pietrificato dopo aver visto Not combattere "è davvero forte!", pensò.
"Tu Not... Ehm... Maestro.... Tu... Tu sei davvero forte!", disse il ragazzo eccitato.
"Dovrai diventare molto più forte di così per poter adempiere al tuo compito. Porta pazienza Elos. Ora è meglio che andiamo al fiume a lavarci di dosso tutto questo sangue, potrebbe attirare altri animali pericolosi. Il mio computer interno ha analizzato la carne dell'orso, puoi portarne via un po' se vuoi, è commestibile."
Il ragazzo prese all'incirca un chilo di carne dalla carcassa dell'orso, la pulì e la mise tra le provviste nella sua sacca. Dopodiché, come suggerito da Not, si recarono al vicino fiume, misero a mollo i vestiti e, già che c'erano, si concessero un bagno per celebrare il buon esito della loro prima battaglia insieme. Nonostante la maggior parte delle acque della terra fosse stata contaminata in seguito alla Grande Crisi, cosa che le rese verdi e putride, quelle dell'entroterra dell'Hellaway erano ancora quasi del tutto pure. Proprio l'incontaminatezza generalizzata delle acque di questa ragione faceva sì che anche il cielo, di riflesso, fosse meno tendente al verde rispetto al resto del pianeta.
"Così è quella è un'altra abilità degli uomini macchina? Mi piace.", fece Elos curioso indicando il braccio del maestro.
"Sì. E molte altre ancora."
"Sai, sei il primo che vedo della tua "specie"."
"Chissà perché avevo cominciato a pensarlo!", fece Not nel goffo tentativo di fare una battuta.
"Ehi maestro, sembri scemo quando cerchi di fare ridere!", disse Elos esplodendo in una fragorosa risata che quasi lo faceva annegare.
"A vent'anni sei ancora così selvaggio? Un allievo non si può mai permettere di prendere in giro il suo mentore! Vai a prendere della legna, la tua pausa è finita.", lo sgridò Not, apparendo involontariamente buffo. Il ragazzo annuì ed andò ad eseguire quanto richiesto. Dopo aver aspettato che l'allievo si fosse allontanato a sufficienza, ancora immerso nel fiume, Not smise per un attimo i panni del maestro e scoppiò a ridere. "Che ragazzo buffo! A volte sembra un po' ritardato, ma ha coraggio da vendere. È proprio figlio di suo padre!", pensò il burbero uomo bionico, che poi, forse, così burbero non era.
Siamo solo all'inizio dell'avventura, spero vi stia piacendo. Fatemi sapere le vostre impressioni lasciando un voto o commentando. Preferireste capitoli più brevi? Scrivetemelo qui sotto! ;)
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