Capitolo 14
AMBASCIATOR NON PORTA PENA
Stardust era seduto scomposto, quasi sdraiato, in una di quelle posizioni che solo un despota annoiato può assumere sul proprio trono, quando un messo giunse nel salone d'onore del palazzo, il volto tirato e le mani tremanti. Il messaggero si buttò ai piedi del signore e, prima di staccare lo sguardo dal raffinato tappeto rosso che giaceva a terra, aspettò il suo permesso. Dopo aver ottenuto la licenza di rivolgersi a Stardust, cominciò a parlare.
- Signore, porto notizie urgenti dalla divisione Up Specials-, disse il giovane informatore di corte con la fronte grondante di sudore.
- Up Specials hai detto? Questa faccenda a che fare con la missione per dare la caccia a Dest ed il suo ridicolo protettore? -.
La voce di Stardust era calma e caratterizzata dal sarcasmo altezzoso tipico della sua casata.
- Esatto signore, proprio quella. –
- Ebbene, allora, perché esiti? Perché non parli? –, il tono del reggente cambiò, il nervosismo eccessivo del suddito lo stava alterando.
- Ecco signore, sono qui giunto per informarla che la spedizione non è arrivata a destinazione. Poco dopo essere entrata nell'Hellaway è stata vittima di un attacco che ha determinato la caduta dell'aeronave che trasportava tutti gli Up Specials coinvolti nella missione. Non abbiamo notizie di superstiti, tutto ciò di cui siamo a conoscenza lo sappiamo grazie al rapporto inviato dalla scatola nera al Quartier Generale. -, le parole uscirono come un fiume in piena dalla bocca del messo, che, quasi per negare la sua presenza in quel luogo, chiuse gli occhi come se non volesse più aprirli.
Il despota rimase immobile. Senza successo, cercò di mascherare la rabbia che gli montava al centro del petto fino a quando quest'ultima no esplose iniettandogli gli occhi di sangue.
- Vuoi dirmi che sei venuto a riferirmi che la nave che trasportava molti tra i nostri migliori soldati è precipitata e non sai niente di più? Chi è stato? Quando? Perché?! –
- Signore sono desolato, non abbiamo altre informazioni al momen.. –
- Taci miserabile! -, esclamò Stardust urlando furibondo contro il malcapitato.
Dopo essersi alzato per l'impeto d'ira, tornò ad occupare il suo posto sul trono regale e ordinò che gli fosse portato il capo dell'Intelligence della Nazione.
Il messo, tremante e sudato all'inverosimile, era ancora in piedi davanti al sire quando il responsabile dei Servizi Segreti si presentò nel Salone d'Onore.
- Nobile Stardust. –, disse inginocchiandosi dopo aver dato un'occhiata al poveretto sotto torchio.
- Credo tu sia a conoscenza di ciò che è avvenuto agli Up Specials, dico bene Julius? –
- Purtroppo devo darle risposta affermativa, signore. –
- E daresti risposta affermativa anche se ti chiedessi se tu e la tua divisione, che mi costa somme di denaro incalcolabili, siete degli idioti totali? -
- Mio signore, non potevamo preved... -
- Trova chi è stato. Se fallirai farai la sua fine. -, chiuse il discorso Stardust indicando il messo tremante.
- Non mancherò mio nobile signore, grazie. –
Il responsabile dell'Intelligence si alzò, fece un accenno di inchino al despota e, appena prima di dirigersi verso l'uscita, gettò un'occhiata al messo, che pareva essersi leggermente calmato. I suoi erano occhi di chi pensava di aver scampato un grande pericolo per il rotto della cuffia. Era la stessa sensazione che l'ufficiale Julius stava provando quando la sua dipartita fu interrotta.
- No, no. Prima uccidilo. -, ruppe il silenzio Stardust con tono fermo e cupo.
Julius si girò.
- Prego, signore? -, chiese intimorito e confuso.
- UCCIDILO! Portalo a quella finestra e tira un calcio in culo a questo rifiuto e fallo volare. –
L'ufficiale prese per il braccio il messo, che piangeva, urlava e chiedeva pietà e lo portò vicino alla vetrata indicatagli. Allungò il braccio e premette il pulsante di apertura della grande finestra. Il meccanismo si azionò ed il vetro temperato si ritirò verso l'alto. Il cielo, più verdognolo e scuro del solito, per essere mattina, sembrava essersi preparato a dovere per assistere al terribile evento. Il condannato non potè di fare a meno di guardare giù e realizzare la distanza che lo separava dalla morte. Settantasette piani, ad essere precisi.
Julius, suo malgrado, portò con forza il messaggero davanti a sé e, prima di buttarlo giù, gli chiese perdono. Il piede, vestito con i classici stivaletti di pelle d'ordinanza, si appoggiò al posteriore di quello che ormai pareva già un cadavere ed esercitò con il movimento della gamba la spinta sufficiente. Avendo colpito il povero informatore sulla natica destra, la spinta fornitagli determinò un movimento rotatorio del corpo, che si girò in aria di circa centottanta gradi, permettendo agli sguardi del condannato e del boia di incrociarsi per un'ultima, intensa volta.
- L'hai guardato bene? Se non vuoi essere al suo posto cerca di non farmi perdere ancora la pazienza, Julius. -, disse in tono minaccioso e quasi divertito Stardust.
Julius chiuse lentamente la finestra, fece un cenno d'assenso con il capo e si diresse verso i suoi uffici. Aveva delle informazioni da trovare.
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