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Capitolo 9

Dopo un tempo indefinito ripresi lentamente conoscenza. Sentivo una leggera brezza accarezzarmi dolcemente il viso, e non una mosca volava nella cella. Aprii lentamente gli occhi sbattendo le palpebre accertandomi di essere da sola nella stanza illuminata da una piccola apertura posta di fronte a me, dalla quale si affacciava la luna, donando dei pallidi riflessi alle mie membra. Lo splendido vestito col quale avevo danzato era ormai ridotto a brandelli e sporco del mio stesso sangue come di quello dei soldati che avevo ucciso: era ancora abbastanza fresco, quindi intuii di essere stata incosciente per poche ore.
Sgranchii le membra intorpidite dalla posizione scomoda che le catene mi costringevano ad assumere, cercando di ignorare le fitte alla schiena causate dalle croste che si stavano formando sulle ferite.
Improvvisamente mi resi conto che il venticello leggero si era fermato, e non riuscivo nemmeno a sentire i rumori provenienti dal giardino sul quale si affacciava la piccola apertura che illuminava la stanza: l'atmosfera era sospesa e surreale, oserei dire metafisica, accentuata dalla luna che sembrava sempre più vicina e luminosa. L'aria sembrava vibrare e seguendo i raggi lunari iniziava ad assumere sfumature fumose e colorate, fino a quando non mi parve di scorgere due occhi gialli dalle pupille verticali che mi fissavano. Pensai che le frustate mi avessero dato alla testa e stessi iniziando ad avere allucinazioni per il dolore che stavo deliberatamente ignorando, quando l'aria fumosa attorno ad essi iniziò a farsi più densa e corporea, fino a che dopo un forte lampo di luce improvvisa apparve un'esile ragazzina dai corti capelli neri e dagli enormi occhi di gatto ambrati. Aveva un aspetto gracile ma con il modo in cui si atteggiava faceva intendere di avere una forza capace di uccidere a mani nude in un battito di ciglia, e un portamento talmente regale ed etereo che quel pennuto di Tuthmosi se lo sognava. -Ben svegliata Sheila, immagino tu abbia intuito chi sono...-
Aveva una voce profonda e felina che avrebbe fatto accapponare la pelle a qualsiasi uomo, ma stranamente la percepii come familiare e rassicurante. -Bastet...- sussurrai in risposta, stupendomi delle mie stesse parole. Com'era possibile che in quella ragazzina ossuta si nascondesse una dea? E soprattutto, perché mi sembrava di conoscerla? Dovevo avere un'espressione davvero sconvolta perché si aprì in un triste sorriso nostalgico: -Come sei cresciuta piccola mia... L'ultima volta che ti vidi eri ancora una piccola bebé paffutella con gli occhi di tuo padre, e ora ti ritrovo una splendida giovane donna, forte e determinata proprio come lui.-
Ero più sconvolta di Narmer quando mi aveva visto danzare: -Conosci i miei genitori? Chi sono? Perché mi hanno abbandonata? Sono ancora vivi??-
La mia famiglia è sempre stato un tasto dolente; da piccola fantasticavo su chi potessero essere e sul giorno in cui mi avrebbero trovata e portata via da quel palazzo di merda, ma ormai avevo smesso di sognare da un pezzo, e la speranza si era trasformata in rassegnazione. -Tua madre è stata uccisa subito dopo la tua nascita, tuo padre ha fatto tutto ciò che poteva per proteggere anche te, ha vegliato su di te in tutti questi anni, aiutandoti quando poteva...- -Ma perché mi ha abbandonato se mi voleva proteggere?!?- la interruppi urlando. Tutte le mie sicurezze già precarie stavano lentamente cadendo a pezzi, lasciandomi indifesa di fronte alla verità: -Ti ha abbandonato proprio per proteggerti! Lontano dall'Egitto saresti stata al sicuro dalle grinfie di Osiride! Tuo padre si è battuto con tutte le sue forze contro lui e suo figlio pur di tenerti in vita, non ti sembro familiare? Questo è l'aspetto che avevo quando ti affidò a me chiedendomi di portarti il più lontano possibile e far perdere le tue tracce mentre lui si batteva con tutta la sua furia per fermare chi ti voleva uccidere solo perché sei figlia sua!- avevo ormai raggiunto livelli di sgomento altissimi, cosa mai potevano avere fatto i miei genitori per attirarsi le ire di Osiride e Horus? Combattendo contro le lacrime che minacciavano di uscirmi dagli occhi dopo anni riuscii solo a dire: -Chi è mio padre?- assunse un'espressione compassionevole e preoccupata: -Mi ha esplicitamente vietato di dirtelo, lo saprai quando sarà lui a mostrarsi a te, credimi lo riconoscerai subito perché ha i tuoi stessi occhi... Ma non sono qua per parlare di questo, vedi ora sei di nuovo in Egitto quindi Osiride si accorgerà presto della tua presenza qui e manderà i suoi emissari ad ucciderti perciò fa attenzione! Non invocare né lui né Horus né Iside e stai alla larga persino da chi lo fa in tua presenza; i tuoi poteri si stanno lentamente risvegliando, sentirai crescere dentro te una forza soprannaturale, falla crescere e curala, non sopprimerla o essa scoppierà al momento meno opportuno, potrai allenarti nel bosco che delimita il palazzo e nel Nilo, essa è parte di te ma stai attenta a nasconderla dai comuni mortali o cercheranno di ucciderti pure loro! Un ultima cosa: ti lascio una guida che ti aiuterà e proteggerà, sarà sempre accanto a te; mi raccomando prenditene cura: lui è Kuma.-
E mi mostrò una piccola palla di pelo ocra del quale mi innamorai subito e che mi fece aprire in un sorriso spontaneo.
Era un leoncino addormentato tra le sue braccia, ma che si svegliò nonappena fu posato a terra, rivelando un paio di occhi arancioni vispi e brillanti che mi inquadrarono subito. Lentamente si avvicinò a me e sentii il mio cuore battere ad una velocità pazzesca, la mia non era paura, tutt'altro! Quando fu a pochi centimetri da me iniziò a grattarmi le gambe come se volesse farsi prendere in braccio, ma con rammarico feci tintinnare le catene che me lo impedivano. Era molto intelligente, infatti con un piccolo balzo mi saltò direttamente sulla spalla per poi gattonare sul braccio fino a raggiungere la catena e iniziare a graffiarla nel tentativo di strapparmela dal braccio. Bastet guardava me con sfida e Kuma con aria divertita, ignorando i miei lamenti quando cercavo di distoglierlo dai suoi buffi tentativi di liberarmi, la mua frustrazione era talmente grande che incominciai a tirare le braccia con tutte le mie forze, e mossi il polso in modo da non romperlo nel tentativo. Spronata dalla determinazione che leggevo negli occhi della dea tirai sempre più, fino a quando non riuscii finalmente a far sgusciare i polsi fuori dalle manette, per poi fiondarmi ad abbracciare il mio piccolo leoncino. Il mio cuore esplose e perse qualche battito mentre lo stringevo a me, fino a che non sentii qualcosa di diverso: il mio cuore aveva sincronizzato i battiti con il suo; saremmo stati legati per sempre. Lila... Una vocina vispa e felina rimbombò nella mia testa disorientandomi. Bastet sempre più divertita disse: -Parlagli con la mente, ti sentirà!- Un momento, è la mia piccola palla di pelo a fracassarmi il cervello? Sono Sheila non Lila piccolino...-
Lila... Lila!! Rispose lui.
Quando iniziò a dimenarsi lo lasciai a terra rassegnata col mio nuovo soprannome e lui incominciò a guardarsi attorno. -Un momento, come farò a nutrirlo?- chiesi alla dea, ma non avevo ancora finito di parlare che Kuma spuntò fuori da un angolo buio con due topi sgozzati tra le piccole fauci. -Bhe, direi che per ora abbiamo risolto il problema, quando crescerà invece dovrai portarlo fuori dal palazzo per cacciare prede più grosse... Ormai è quasi l'alba, devo andare via prima che ci scoprano, meglio che infili di nuovo i polsi nelle manette- -Aspetta! Quando potrò rivederti?- -Veglierò su di te piccola mia, ci rivedremo presto....- mentre parlava una luce accecante la avvolse, e riuscii a scorgerla nel suo vero aspetto: i capelli sbarazzini avevano lasciato spazio ad un'elegante testa di gatto dal pelo nero, e gli occhi felini erano ancora più grandi e luminosi; la corporatura era ancora minuta, ma asciutta e muscolosa, con affilati artigli neri. Poco a poco iniziò a dissolversi sparendo nell'aria, lasciando soli me e Kuma, che aveva finito indisturbato il suo lauto pranzo e si era accoccolato sulla mia spalla. Riluttante incastrai di nuovo i polsi nelle manette, beandomi del tepore emanato dalla sua soffice pelliccia e lasciandomi cullare dal suo respiro leggero.
L'incontro con la dea mi aveva spronato a ritrovare mio padre e un'innata forza di vivere, ma in quel momento volevo solo chiudere gli occhi, sotto lo sguardo protettivo della luna, con la consapevolezza di non essere più sola. Oh Kuma...

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