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Nota autote:
Ecco un altro capitolo. Mi dispiace che il seguito non stia piacendo, di fatti e uno dei motivi perchè le mie storie sono quasi tutte conclusive, ma ormai lo iniziato e quindi lo finirò nonostante tutto.
Detto questo sto lavorando ad un altra storia d'amore si chiama Remember ed e una dolce storia d'amore. Ve ne avevo gia parlato ma la pubblicherò solamente a storia finita. Detto questo vi lascio alla lettura.
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Mi massaggiai la testa proprio nel punto dove mi avevano colpito, non ricordavo niente in un primo momento. Dove mi trovavo? Provai ad alzarmi ma notai solo ora per via dello stordimento che ero legata ad una sedia, così mi guardai in torno alla ricerca di qualche indizio: notai una grossa scrivania in quercia, ed alcuni scaffali pieni di libri, se non erro questo doveva essere l'ufficio del responsabile della biblioteca pubblica.
Dalla penombra emersero due figure maschili, i loro freddi sguardi si incrociarono con i miei. Mi sembravano stranamente familiari e dopo alcuni minuti a scrutarli mi si congelò il sangue nelle vene... Erano loro, i miei stupratori, i due poliziotti controllati da Guerra.
Iniziai a gridare dalla paura tentando in vano di liberarmi, ma fu tutto inutile le corde erano troppo strette.
«Siamo morti per colpa tua!» dissero all'unisono con tono spettrale.
«Guarda cosa ci ha fatto!» esclamò uno di loro avvicinandosi al mio viso.
Sembrava essere stato divorato vivo: aveva un occhi che penzolava dalla cavità orbitale, mentre l'altro era inesistente ed il corpo era pieno di buchi come se qualcosa lo avesse colpito ripetitivamente con qualcosa di piccolo ed affilato. Per lo spavento urlai nuovamente, e non parliamo della puzza ricordava tanto quello di un cadavere in putrefazione.
«Siamo stati puniti ingiustamente per una cosa che non abbiamo fatto» ruggì il suo amico con uno sguardo carico di odio nei miei confronti.
«Ed adesso per noi non ci sarà mai la pace eterna per noi» rispose l'altro afferrandomi il viso tra le sue mani sporche di sangue.
«Vi prego liberatemi» gli supplicai terrorizzata.
Non avevo mai implorato in vita mia, ma qui tutto e diverso anche le cose più semplici erano troppo complicate per me, mi sentivo inutile, debole e la cosa non mi piaceva affatto, dov'era finita la mia grinta? La mia forza d'animo? Si sono morta eppure sono sempre la stessa, devo esserlo.
Guardai quel uomo con odio, incolpava me della sua morte anche se non avevo ancora capito bene cosa c'entrava Tim in tutto questo, davvero gli fece questo? E stato lui a punirli? No Tim non lo farebbe mai, ma allora perché accusavano la persona che amavo con tutto il cuore? Piansi per la disperazione, era come se uno dopo l'altro mi desse delle orribili notizie su Tim, prima Jeremy che fu ucciso prima del previsto, solamente perché mi maltrattava, poi i poliziotti che sostenevano essere stati uccisi anche loro dalla persona che amavo. Era come se stavo conoscendo un lato di lui di cui non ero a conoscenza… non e che ora lo ammassi di meno ora, semplicemente mi sentivo tradita ma una parte di me doveva sapere che questo giorno sarebbe arrivato, lui e la morte. Mentre pensavo a ciò mi rinvennero in mente anche tutti i gesti dolci che fece per me, essere premuroso affettuoso doveva essere contro la sua natura, eppure lo era lo stesso. Mi senti confusa, non sapevo più cosa pensare al riguardo. Ma su una cosa non avevo dubbi, quel uomo non capi minimamente il trauma che mi aveva lasciato, si fuori sembrava che mi ero lasciata tutto alle spalle, ma non era così ogni attimo ricordavo di come mi si era stata portata via la mia verginità, in un modo che nessuna ragazza dovrebbe perdere, la prima volta e importante e mi fu negato il diritto di scegliere.
La rabbia prese il sopravvento sulla paura. Incrociai lo sguardo del mio carnefice e con una voce carica di rabbia gli risposi:
«Io vi ho rovinato la vita? Scherzi spero. Voi vermi che non siete altro mi avete rovinato la mia, e vi dico solo una cosa, se guerra e riuscita a controllarvi e solamente perché voi glie lo avete permesso, quindi smettetela di fare le vittime del cazzo e slegatemi subito.»
I due si guardarono stupiti, per poi guardarmi ad occhi sgranati, uno di egli indietreggio anche non so cosa avessero, ne tantomeno del perché mi guardarono terrorizzati, davvero il mio discorso gli fece così paura? Fatto sta che scapparono urlando, e non era l'unica cosa strana, le corde che mi tenevano legata alla sedia caddero a terra con estrema facilità, quando un minuto prima era strettissime. Mi guardai le mani confusa, ma appena lo feci capi immediatamente il motivo per cui si erano spaventati...
Le mie... Mani.
Proprio in quel istante apparve la creatura, ma questa volta quando incrociò il mio sguardo non ringhio, anzi se ne sto a fissarsi facendo strani versi come quelli di un gatto che va incontro al suo padrone. Mi senti spaesata e non solo per il mio bizzarro aspetto, ma anche per lo strano comportamento di quest'ultimo. Mi alzai andando verso di lui, allungai una mano come stregata dai quei occhi rossi che mi fissavano con… ammirazione? Sarà mai possibile? Fatto sta che in questo momento non avevo paura, anzi, desideravo ardentemente toccare quella nube di fumo.
Mentre stavo per sfiorarla Enogard irruppe nella stanza assieme a Serana, che con uno strano incantesimo pronunciato da entrambi si volatilizzò.
Ero contenta di rivederli, non so quanto tempo sia effettivamente passato a me sembrava che ero da un solo giorno qui, però anche nel limbo dove vi abitavano loro il tempo scorreva in modo differente, perciò non potevo escludere che anche qui fosse lo stesso, perciò ero felice di vederli magari loro avevano notizie del mio Tim. Li salutai affettuosamente, cosa che non contraccambiarono, perché Enogard si mise dinanzi alla sua donna come per difenderla.
«Su andiamo sono io.» dissi loro. Ma con mio grande stupore anche la mia voce era diversa, aveva un tono spettrale, proprio quello che si usava nei film horror.
Se solo avessi avuto uno specchio, ma qui per qualche strana ragione, non vi erano da nessuna parte, perché proprio non capivo cosa avessi di cosi spaventoso apparte le… mani.
«Dov'è Victoria mostro!» disse all'improvviso la mia unica amica, Serana.
Perché mi ha chiamato cosi, senti le lacrime salvarmi il volto e non sarei dovuta esserne capace perché io ero morta, fatto sta che piansi e se ne accorsero anche loro guardandosi fra di loro con estremo stupore, per poi tornare subito all'attacco:
«Se le hai fatto del male giuro che io…. » intervenne Serana anch'egli con le lacrime agli occhi, ma non fece in tempo a finire la frase che il suo uomo la interruppe con un gesto brusco della mano, esclamando stupefatto:
«E lei Victoria.»
«Che diavolo dici, non può essere lei ma l'hai vista? O visto? Non si capisce nemmeno di che sesso è!» ruggì furibonda lei.
Ok, ora e decisamente troppo. «Per la miseria sono io, mi potete dire che diavolo sta succedendo?»
Ero sul l’orlo di una crisi di nervi, non sapevo cosa stava succedendo, in più neanche i miei amici mi riconobbero, cos'ero diventata? Enogard e Serana mi guardarono quasi terrorizzati, ancora increduli sul fatto che potessi essere veramente io o meno, così dissi nuovamente:
«Enogad perché Serana mi ha dato del mostro, perché?»
«Penso che debba vederlo con i tuoi stessi occhi.» disse per poi passarmi uno specchio che estrasse dal suo lungo soprabito.
Afferrai lo specchio con un po' di timore, si avevo paura del risultato, ma allo stesso tempo curiosa come sono volevo delle risposte. Senza perdere ulteriore tempo afferrai lo specchio, voltandolo lentamente verso il mio viso…mi si bloccò io fiato nel vedere che il mio aspetto era identico a quello di Tim. Cosa diavolo ero diventata?
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