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Capitolo 3

Non ricordava cosa stava facendo eppure Grainne quando aprì gli occhi si trovava ai piedi di Urquarth Castle. Non era come lo ricordava, le sue mura erano alte e solide, non c'erano più le rovine fatiscenti e silenziose che per tanto tempo erano state la cornice della sua esistenza.
Le torce eccese su tutto il perimetro e la musica erano il segno della vita che vi regnava. Mai i suoi sogni erano stati vividi a quel modo, nè tanto meno le sue visioni; sapeva che doveva seguire il suo istinto e vedere dove l'avrebbe condotta.
Quei suoni l'attiravao inesorabilmente, e si incamminò verso di essi, inoltrandosi in quel mondo spartito nel tempo, annusando gli odori di un'epoca passata, toccando con mano le fredde pareti. Intorno a lei donne e uomini si muovevano senza accorgersi di lei, le cameriere portavano grossi vassoi stracolmi di cacciagione, e boccali di vino. Si ritrovò in una grande sala dove un banchetto si stava tenendo, musici e flauti allietano quella serata, la gente ballava e rideva.
Riconobbe il Laird, sedeva al centro, portava i capelli grigi lunghi sulle spalle, e teneva tra le mani un grande bicchiere, beveva avidamente osservando i suoi sudditi divertirsi; al suo fianco sedeva una bellissima donna, non giovanissima ma il tempo sembrava non scalfire il suo viso, un'ovale perfetto bianco come una perla, i capelli biondi le sfioravano il volto e due grandi occhi azzurri osservavano la scena, attenti ma annoiati, almeno finché non si posarono sul suo viso.
Ebbe un sussulto, e i loro sguardi si incrociarono,e Grainne ebbe un brivido, una morsa che le attanaglia lo stomaco e una voce che le diceva di correre. Si mise a correre con il fiato in gola aspettando che la visione sparisse ma non accadde e  si nascose dietro una grande colonna, con ancora il respiro corto e la paura che invadeva il suo corpo e la sua anima.
Una voce profonda sembrò riportarla al presente, profonda come la notte, soave come il suono di un violino, inesorabile come l'infinito, come l'universo.
< zio pensavo che ti avrei trovato a festeggiare>;
< io ti pensavo a bere. Come tua consuetudine>.
Erano due uomini che parlavano, proprio accanto a lei. Era la seconda voce ad attirarla, come se lei la conoscesse, come se avesse sempre fatto parte della sua vita.
< stasera no. Voglio brindare alla tua salute. Alla tua età chi si sarebbe aspettato che ti sposassi. Preghiamo Dio che ti dia anche un'erede. Giusto?>.
L'affermazione uscì con rabbia dalla bocca dell'uomo.
< sappiamo che la cosa ti turberebbe. Brami il mio posto da molto tempo. Ma non sei maturo per averlo>.
L'uomo rise.
< non ci contare. Sei un vecchio cavallo da monta. Mi avevi promesso un regno e non l'ho ancora visto>;
< dobbiamo tutti morire . Arriverà anche il tuo momento di gloria. Ma non è oggi. Mi sposo per il bene del mio popolo. Sono stato magnanimo, ti ho trovato una moglie anche per te. >;
< Ho visto come la guardi la mia futura moglie. Non osare zio. >.

Grainne non poteva vedere i due uomini ma sapeva che la conversazione era finita, si staccò da quel muro freddo che le aveva gelato le ossa, accadde in un'attimo il suo corpo andò a scontrarsi con quello di un'altra persona, un'uomo.
I loro corpi si toccarono e lei percepì distintamente il calore che emanava, il profumo fresco che non riuscì a riconoscere ma che le riempiva i polmoni, ma prima che potesse muoversi arrivò il buio .

Aprì gli occhi, era ancora seduta sulla poltrona, il libro giaceva a terra il fuoco nel camino ormai era spento e faceva un freddo terribile, la testa le doleva ancora terribilmente. Non avrebbe saputo quantificare quante visioni aveva avuto nella sua vita, ma le aveva fin da quando aveva memoria, e non avrebbe certo saputo dire se fosse una bella cosa. Ricordava perfettamente la prima volta che ne aveva avuta una, nulla di terribile ma l'aveva turbata, per quanto si potesse turbare una bambina di soli 6 anni.
Rammentava  dove si trovava e cosa stava facendo: era una mattina piovosa e la nonna l'aveva portata in paese e proprio davanti al sagrato della chiesa lei aveva visto un'uomo in carne ed ossa, portava un mantello con cappuccio che gli copriva il capo, osservava l'entrata della chiesa , si accorse dai suoi abiti che non sembrava venire dal mondo moderno. Aveva tirato la manica della nonna con insistenza urlando che c'era un'uomo, vestito strano e lo indicava. La nonna si era fermata ad osservare il punto, aveva scosso la testa e l'aveva ripresa bruscamente dicendole che non doveva dire sciocchezze.
Grainne naturalmente aveva insistito certa di quello che aveva davanti agli occhi, ma la nonna l'aveva strattonata di nuovo rimproverandola duramente, così aveva desistito. Mai più erano tornate su quel discorso, ma per tutta la sua giovinezza Grainne rimase convinta che la nonna sapesse qualcosa, qualcosa che non voleva dirle.
Così seduta sulla vecchia poltrona Grainne riprovò quella frustrazione e rabbia che l'accompagna da sempre, e di cui sembrava non voler guarire.
Ma il suono del telefono la distrasse dai suoi pensieri e sapeva che l'unica persona che poteva disturbarla a quell'ora era decisamente Caroline.

< avevi promesso che mi avresti chiamata>.
Il tono era velamente accusatorio però Grainne non ci badò.
<  ok. Mea culpa. >
< stavi dormendo ?>
< no. Mi sono svegliata. Stanotte ho avuto una visione.>.
Dall'altra parte non arrivò risposta e Grainne ricominciò a parlare.
< ascolta era tempo che non ne avevo una. E questa non è stata come le altre. Una donna mi ha vista.>
< scusa ?>
< si. Non era mai capitato. Stavolta lei mi ha vista. Eh tra le altre cose ieri ho ritrovato una cosa che  teoricamente era andata distrutta.>
< cioè ?>
< un libro. Credo piuttosto un diario, a dire il vero non l'ho ancora esaminato; so solo che apparteneva a una certa Grainne di Carmag.>.
Un silenzio proveniva dall'altra parte del telefono.
< Caroline ?>;
< si...ci sono. È strano...molto strano. >.
Grainne sorrise sarcastica.
< vorrei riuscire ad ignorare quello che stà accadendo, ma non riesco. Voglio saperne di più.>;
< perché ? Sei fuggita da quel posto per dimenticare. Adesso torni e non te ne vuoi andare. Non ti capisco.>.
< nemmeno io mi capisco.>.
Grainne spense il telefono, non aveva voglia di spiegare tutte le sensazioni che si stavano impadronendo di lei, proprio perché non le comprendeva come poteva spiegarle.
Afferrò il libro che giaceva ancora a terra, sembrava un libro innoquo almeno all'apparenza, le pagine erano fitte di inchiostro, una scrittura elegante peccato che non ne capisse una sola parola. Ma se quella donna era esistita sicuramente aveva lasciato delle tracce nella storia e lei voleva travarle, voleva dare un senso a quella scoperta.

L'umidità di quella casa era talmente insopportabile che decise di uscire e raggiungere il centro del paese, colse l'occasione per prendere il resto dei suoi bagagli e seduta a uno dei tanti pub si mise a fare un certo numero di telefonate; alla decima ormai sembrava aver perso la speranza Grainne di Carmag non sembrava essere presente in nessun registro, sbuffò esasperata nemmeno la società degli storici aveva saputo darle le risposte che cercava.
C'era un'ultimo posto e non a caso lo aveva lasciato per ultimo, una traccia poteva essere nei registri ecclesiastici.
Erano più di 20 anni che non metteva piede in una chiesa, la struttura si ergava solida e lugubre nel centro della piazza, una struttura gotica, dalle mura grigie, ornata da mostruosi gargoylle che osservavano minacciosi i passati rammentando loro, la loro immutatezza e il giudizio divino incombente.
Aveva sempre detestato quel posto, al parroco piaceva incutere lo stesso timore delle statue; il volto ragrinzito e i capelli radi lo rendevano cupo e malvagio, sensazione che sembrava essere frutto della sua immaginazione. No, non era così l'uomo sembrava avere un particolare interesse per lei, e non religioso; sembrava scrutare ogni suo passo, la sua ombra, le pareva di sentire il suo alito sul collo. Aveva il terrore di quell'uomo una volta l'aveva strattonata per il braccio e mai aveva dimenticato le sue parole di veleno.
La sua colpa ? I capelli rossi come il fuoco dei Sabba le aveva detto, il colore del diavolo e delle streghe, irretiva i sensi degli uomini, li portava sulla vita sbagliata, e i suoi occhi profondi e supponenti attiravano gli sventurati; le aveva preso in mano una ciocca di capelli e l'aveva annusata, " il profumo del peccato", aveva 12 anni.
Scacciò i brutti pensieri e si addentrò nella chiesa percorrendo la grande navata, la luce non filtrava, le grandi colonne proiettavano brutte ombre, ma lei continuò ad avanzare finché non arrivò all'ufficio o meglio alla biblioteca; durante l'epoca tudor parte della chiesa era stata destinata alla biblioteca, dove prima c'era la canonica e alcune cappelle era sorta una splendida biblioteca.
Si era rifugiata qualche volta tra i libri polverosi, traeva piacere a leggere a scoprire nuove storie, poi aveva smesso, neanche si ricordava il motivo.
Chiese alla bibliotecaria, una donna dall'aria avvizziata e occhialuta se era possibile consultare i vecchi registri risalenti all'anno 1000, battesimi, matrimoni e decessi; inutile dire come la donna la guardò ma le indicò una stanza alle sue spalle e le disse che poteva rimanere tutto il tempo che voleva, tanto nessuno ci guardava mai, in più i vecchi registri non erano mai stati riscritti a computer e quindi immaginava l'arduo lavoro che l'attendeva.
La stanza era priva di finestre, illuminata da un'unica lampada che sibilò quando l'accese. Le pareti erano occupate da file su file di volumi rilegati in pelle, quasi identici, il cui aspetto andava dal consunto al nuovo.
Fu attratta da un mobile antico fatto a vetrinetta, ogni ripiano aveva una targhetta: battesimi, matrimoni, morti e annuari della chiesa.
Tre ore dopo Grainne aveva le mani sporche di polvere aveva consultato una miriade di registri ma nulla, Grainne di Carmag non compariva in nessun registro battesimale, trovò anche sporadici atti di matrimonio di donne con nomi molto simili ma nessuno era lei. Pensava di non avere più speranza quando per mero scrupolo non pensò di fare un'ultimo tentativo " Annali dei menbri della chiesa": sembrava che la maggior parte dei cittadini scozzesi fosse passata per quei registri, e si stupì nel notare quanto la gente fosse cattiva e meschina, fattori che si accusavano a vicenda di derubare, estorcere.
Ciò che la fece sussultare però furono le ultime pagine, su quella carta consumata, l'inchiostro nero svettava inquisitorio " scomuniche" il secondo nome la fece impallidire e sudare un nome e una data 1156 Grainne di Carmag scomunicata e bruciata, condannata come strega.

Avevano cancellato il suo nome e la sua intera esistenza, né avevano fatto loro malgrado una leggenda. Ma qual'era la vera storia che vi si celava ? Sempre troppe domande e nessuna risposta. Doveva trovare qualcuno che sapesse, che conoscesse quelle storie antiche. Era certa che non si era mai parlato di roghi o caccia alle streghe, sua nonna non ne aveva mai parlato eppure quando aveva il diario lo aveva bruciato. Forse c'era un qualche collegamento ? Oppure erano sempre coincidenze ?
Rimuginò a lungo eppure non seppe mai darsi risposte, si dette per vinta e decise di andarsene con la promessa di tornare e cercare qualche indizio il giorno successivo. Così si diresse a casa, con una piccola busta della spesa, e come al solito negli ultimi giorni si stupì di trovare nella vecchia cassetta delle lettere una busta. Era invitata da una certa Signora Murray a passare nel suo negozio l'indomani era attesa al Sentiero della strega. Promettente pensò.

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