BLAINE I - Passato, presente e futuro
Blaine
Devo assolutamente uscire da qui.
Un pensiero, una singola fiammella e guida nel buio che mi circondava. A volte si illuminava fiocamente, lasciando intravedere momenti passati, presenti e futuri; altre volte mi abbandonava nell'oscurità, gettandomi nel terrore più totale, conducendomi lentamente alla pazzia.
Non sapevo cosa fossero tutte quelle immagini che si susseguivano davanti ai miei occhi – non riuscivo a distinguere nulla. Non vedevo più nemmeno la mia stessa figura, figurarsi quelle indistinte e sfocate che mi tormentavano, che si sovrapponevano tra loro gettandomi nello sconforto e facendomi tremare l'anima.
Un momento prima vedevo una ragazza dai capelli biondi, ricci... un sorriso familiare, forse, di cui non ricordavo molto, e in una libreria immaginata, o forse reale – parlava e indicava dei tomi consunti con fare annoiato, sfumando poi nel buio.
Intravedevo una donna dal cipiglio severo, i capelli fiammanti legati in una crocchia elegante. Mi puntava un dito contro da una poltrona, in una casa che forse conoscevo, che forse avevo dimenticato. In una realtà che non ricordavo più.
Vedevo un uomo dai capelli scuri e la barba incolta; occhi bigi che mi fissavano in controluce, in una foresta sconosciuta, o forse ben nota.
Forse, è tutto un forse. Era tutta incertezza, quella che mi prendeva a schiaffi, che mi faceva credere, temere, tremare. Parole indistinte che si susseguivano nella mia mente.
Non ero certa di cosa mi stesse aiutando a scandire lo scorrere del tempo, a dare un senso al prima e al dopo. Magari erano i battiti del mio cuore, o i ticchettii lenti che sentivo provenire da lontano, da quel buio pesto che mi divorava. Parevano distanti e al contempo vicini, erano reali e immaginari, lì nella mia testa.
Così vicini... da quanto tempo ero lì?
E dov'era, quel lì?
C'erano solo porte lì dentro – porte chiuse che non riuscivo in nessun modo ad aprire. Mi ci era voluto un po' per capire fossero ingressi, quei pensieri. Quando una se ne apriva, immediatamente mi perdevo in un nuovo corridoio, incapace di tenere stretta a me la consapevolezza di ciò che ero, di chi ero. Incapace di ricordare.
Passava il tempo, però, e grazie a quello tenere traccia della mia stessa mente diveniva ogni volta più semplice, un'impresa meno impossibile.
Poi attraversavo un'altra porta e il mondo cambiava di nuovo, mutava forma. Tornavo a perdere ogni certezza mentre le immagini di tempi passati, presenti e futuri mi scorrevano davanti agli occhi, tormentandomi.
Come adesso.
Mi trovavo in una radura ampia e luminosa, accanto a cui scorreva un fiume già visto... o forse anche quello, come tante altre cose, era solo un ricordo fittizio che non mi apparteneva veramente.
Siamo tanti qui dentro, ormai... nella mia testa.
Quel luogo mi stuzzicava la memoria: vi rivedevo una me diversa, rabbiosa, che si scagliava contro qualcuno con il chiaro intento di uccidere.
Adesso non c'era nessuno, però, e io ero in piedi di fronte al fiumiciattolo e dinnanzi a una donna dal profilo sfocato, che emanava tristezza. I capelli del colore delle castagne le ricadevano lungo la schiena in onde leggere, mentre le braccia tenevano stretta una bambina addormentata, troppo piccola per poter capire cosa stesse accadendo. Tra le coperte in cui la donna la stringeva mi sembrò di intravedere una collana dorata, dal ciondolo troppo sottile per distinguerne la forma. Si sollevava e abbassava al ritmo lento del respiro della bimba, mentre la donna le accarezzava la testa.
L'immagine cambiò.
Accanto alla donna apparve un uomo dall'aria familiare... forse avevo già visto anche lui in quella strana vita di cui non avevo memorie, oppure in sogno. Era alto, dalle spalle larghe e il profilo orgoglioso – il profilo di un re. Teneva le dita a contatto con la guancia della bambina e disegnava cerchi leggeri sulla sua pelle morbida. Lo vidi sporgersi verso la donna e baciarle dolcemente la fronte.
Nonostante l'austerità, percepivo nell'aria la delicatezza dei suoi gesti, il desiderio di non allontanarsi mai da quella che doveva essere la sua famiglia.
Dovevano esserlo. Ne fui certa dal modo in cui lei si lasciò andare contro il petto di lui, e lo intravidi nell'intensità con cui lui le cinse le spalle, bisbigliando parole di conforto tra i suoi capelli.
Non riuscivo a sentire cosa stessero dicendo – almeno, non ci riuscii subito. Quando la scena davanti a me prese colori ancora più accesi, però, le loro voci mi raggiunsero. Quella di lui, calma e rassicurante...
«Non devi farlo se non vuoi. La Natura non l'ha ancora chiamata a sé.»
La donna sollevò appena il viso dalla spalla dell'uomo, guardandolo negli occhi. C'era qualcosa in lei, notai, che non riuscivo a comprendere appieno dal suo viso sfocato. Era irraggiungibile, ma al contempo era qualcosa che avrei dovuto sapere.
Qualcosa che interessava me in prima persona.
È tutto troppo confuso.
«Devo» affermò lei, quell'unica parola pregna di sofferenza, capace di permeare la radura di tristezza. «La Natura non può rimanere senza una Signora, e io non posso più portare il suo nome.»
L'uomo aggrottò le sopracciglia, stringendola ancora più forte a sé. «Annalie...»
«Non cercare di fermarmi» mormorò lei contro il suo petto. «Non farlo, Alonius... non costringermi. Sai già che non posso vacillare.»
«Rimarrò con te, allora» capitolò lui con slancio, posando un altro bacio leggero sulla sua fronte. «Non sarai sola, non finché rimarrò in vita.»
Trascorse un lungo istante, dopo il quale lei si scostò dall'uomo con una carezza leggera sul viso. Potevo sentire il mondo intorno a noi prendere vita con ogni suo passo, con ogni sospiro che la donna si lasciava sfuggire.
La Natura stava provando tutto ciò che la donna stessa sentiva – tremava con ogni suo respiro.
È lei, la Natura...
Quando le braccia della madre toccarono l'acqua del fiume, la bambina non emise alcun suono. A malapena aprì gli occhi, guardando stanca la radura attorno a sé.
È lei, o sono io?
Poi le acque si chiusero sopra di lei e l'aria sussurrò la sua promessa di tenerla al sicuro, di prendersene cura.
Dopodiché, il buio tornò ad avvolgermi.
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