Capitolo Due ~Strana Sensazione~
LILIA
Nonostante l'accaduto della sera prima, il forte mal di testa e il lieve dolore al fianco destro, ho deciso lo stesso di presentarmi al primo giorno di lavoro, anche se non mi aspettavo che il ragazzo strano del giorno prima si interessasse a come mi sentivo.
Non appena sono entrata è stata la prima domanda che mi ha posto
«Come stai? Per ieri sera intendo».
Sono rimasta in silenzio per due minuti come una stupida cercando di capire come l'aveva saputo prima di rispondere solo un semplice «Bene».
Ha sospirato sollevato e mi ha invitato a salire dietro la cassa prima di cominciare a spiegarmi come funziona tutto quanto in questo strano negozietto.
Dopo due ore di me che scodinzolavo come un cagnolino ovunque Mr. Strano decidesse di andare, finalmente ha deciso di lasciarmi provare.
Fingo un sorriso quando il primo cliente si avvicina e Mr. Strano – dopo devo chiedergli come si chiama perché l'ho dimenticato per la quinta volta- mi chiede se sapessi utilizzare il pos.
Alzo un sopracciglio con aria incredula. Mi prende in giro? Che diamine ci vuole ad usare questo aggeggio?
Il cliente striscia la carta e tu stacchi la ricevuta no?
Non ci vuole mica un genio.
«Adesso stacca la ricevuta come ti ho mostrato prima» mi ordina dopo che il cliente ha pagato.
Io mi sento considerata un idiota in questo momento comunque.
Gli lancio un'occhiataccia sperando di non farmi vedere e mi concentro a "staccare la ricevuta".
Ma chi si crede di essere?
Sa che ho sempre avuto una mira precisa e infallibile?
Se solo sapesse come mi chiamavano qualche anno fa...
«Brava, sei degna figlia di tuo padre»
Un altro sparo rimbomba nel bosco.
«Di questo passo sicuramente diventerai migliore di me» mi scocca un occhiolino.
Scuoto la testa cercando di togliere il viso di mio padre e quella scena oramai lontana dalla mia mente.
Eseguo la stessa "tecnica" che ha usato lui pochi secondi prima, quindi perché lui ha la ricevuta in mano e invece il mio stupido pos si è appena aperto in due sul pavimento?
Deglutisco a fatica e mi do mentalmente della stupida per aver giudicato subito questa azione in categoria principiante.
Immagino il mio ego che come un piccolo palloncino verde si sgonfia e la parola vergogna diventa un insegna al neon sulle mie guance.
Continuo a guardare terrorizzata il pos ai miei piedi e alzo lentamente lo sguardo verso di lui.
Ti prego non dirmi che si è rotto, ti prego Gesù non dirmi che si è rotto.
Questo aggeggio costerà più di trecento euro ed io sulla carta avrò si e no 2,50€ se tutto va bene.
Il ragazzo con i capelli strani raccoglie il pos ed io chiudo gli occhi.
Ti prego Gesù.
«Per fortuna si è solo sganciato. Guarda, ti faccio vedere di nuovo come si fa»
Sbircio prima con un occhio e poi con l'altro, cercando di capire se il suo viso si è trasformato in un demonio mentre usa una vocina tranquilla e rassicurante.
Ma con mia completa sorpresa, è lo stesso ragazzo strano ma gentile di poco prima.
Perché non si è arrabbiato?
Ha la testa piegata e sta smanettando sul pos per far uscire di nuovo la ricevuta.
«Lilia giusto?» annuisco come se potesse vedermi continuando a osservare ogni suo movimento.
Mi lancia un'occhiata da sopra la spalla e sorride «Devi fare così, guarda...» si avvicina a me e ripete l'azione precedente ancora più piano per far sì che memorizzi bene il passaggio.
E cosa fondamentale, non per niente irritato ma tutto il contrario!
Ma si tranquillo tanto che sono trecento euro per te giusto?
«Hai capito adesso?» chiede guardandomi dritto negli occhi «Hai dei bellissimi occhi sai?»
L'insegna a neon della scritta "Vergogna" diventa ancora più rossa costringendomi a farmi cadere i capelli davanti al viso per nasconderla.
Lui sorride divertito.
Forse sono stata troppo precipitosa e ho giudicato male questo ragazzo solo dal taglio strano dei suoi capelli verdi e dal suo vestiti così larghi dove potremmo starci in due.
Prendo in mano il pos e mi mordo il labbro concentrandomi per non farlo finire di nuovo a terra.
Poco fa mi è andata bene, non voglio tentare di nuovo la fortuna.
Riesco a staccare con precisione la ricevuta e darla al cliente prima di girarmi felicissima come una bambina verso di lui.
«Visto? Piano piano impari» mi sorride dolcemente e mi sciolgo quando vedo una fossetta formarsi al lato della guancia.
Mi verrebbe voglia di metterci un dito dentro, è la prima volta che ne vedo una da così vicino.
La mia fantasia per fortuna viene frantumata da lui che comincia a spiegare in modo semplice tutto ciò che c'è da sapere sulla cassa e non sulle cose che vengono rubate di più come ha fatto prima.
E questa volta ascolto attentamente, perché nonostante non mi piaccia il posto, lui sembra essere una persona gentile e voglio esserlo anch'io con lui.
«Adesso rimani qua. Non devi scendere dalla cassa. Ciao ciao»
Cosa? Ciao ciao?
Lo guardo scioccata mentre mi saluta con la mano...e....e va...dove diamine va??
Respiro affondo cercando di calmare la voglia di prenderlo a pugni per avermi lasciata sola e cerco di riprendere il controllo di me.
Faccio schizzare i miei occhi da una parte all'altra cercando qualcosa di interessante che possa catturare la mia attenzione e non farmi sentire a disagio in questa postazione così al centro dell'attenzione.
Bingo, le pareti.
Queste pareti sono veramente orribili, sono di un verde così sbiadito che loro stesse stanno implorando una nuova verniciatura.
Però, nonostante tutto, ho tanti bei ricordi qua.
Tutti i posti che prima Mr.Strano mi ha detto di prestare attenzione perché rubano di più, li ho testati tutti. Perché questo è sempre stato il mio "negozio di fiducia" da quando salivo a Torino ogni anno per le vacanze.
Una volta mia zia aveva visto degli smalti che le piacevano, io ero piccolina e lei non sapeva se ci fossero degli antitaccheggio all'interno, così mi ha mandato verso i sensori per vedere se suonassero.
Ricordo che mi guardavo attorno con la paura che mi scoprissero.
Mi sentivo veramente una ladra.
In effetti probabilmente era così, perché i sensori non hanno suonato e prima che mia zia infilasse i suoi due smalti in borsa, io ho scelto il mio rosa glitterato.
Scoppio a ridere da sola per il ricordo e mi copro subito la bocca quando in lontananza vedo un uomo fissarmi e un formicolio mi attraversa lo stomaco.
Ti prego non pensare che io sia pazza.
Non riesco a capire dove l'ho già visto, ma non sembra sorridere, anzi è come se fosse impassibile.
Apre la porta del magazzino dove c'è il bagno che Mr. Strano mi ha mostrato come prima cosa appena sono entrata, ed entra chiudendosi la porta alle spalle.
Forse è un cliente che deve andare a fare pipì.
L'imbarazzo di essere stata beccata a ridere da sola scema in un secondo, non appena mi concentro sulla porta di ingresso.
Avrei tante cose da ridire anche su quella...
Comincio a dondolarmi sui talloni.
Capelli verdi aveva ragione, dopo qualche ora in piedi cominciano a farmi male le gambe e sento la gola secca.
Mi giro verso la cassa d'acqua, ma riporto subito l'attenzione davanti a me. Non se ne parla. Non prenderò una bottiglietta d'acqua.
Anche se prima Mr.Strano/Fossetta mi ha detto di prendere tutta l'acqua di cui ho bisogno, io non voglio che a fine mese mi detraggono soldi solo perché avevo sete. Quando finirò le mie ore, berrò a casa.
Ovviamente se ci arriverò a fine mese, perché ho appena scoperto che tra due settimane Mr. Fossetta andrà via ed io dovrò sostituirlo.
Quindi non ho assolutamente nulla da temere, mi faccio i miei due giorni di prova e poi verrò mandata via, non sarò mai brava in due settimane e né voglio lavorare con loro, sono strani e a volte non capisco quando parlano.
Il mio monologo interiore viene interrotto dal panico che mi assale non appena vedo due signore dirigersi alla cassa.
Mi guardo attorno agitata alla ricerca dello strano ragazzo, ma di lui non c'è traccia neanche in lontananza.
«Buonasera» mi sorridono poggiando sulla cassa due statuine di incensi a forma di drago.
Deglutisco a fatica rassegnandomi all'idea che mi abbia lasciato da sola.
«Buonasera» sorrido educatamente alle due signore.
Giro la scatolina dove c'è stampato il codice e batto il prodotto.
Okay, Lilia, respira e ricordati tutto quello che ti ha spiegato prima.
Guardo il totale sullo schermo e spero con tutto il cuore che debbano pagare con il pos e non in contanti.
Ma ovviamente ho esaurito tutta la mia fortuna prima e accetto la banconota da 50 euro che mi porge l'anziana signora.
Totale 37,05 lei mi ha dato 50, io in matematica avevo 4-.
Per fortuna che esiste la tecnologia e la cassa va in automatico.
Con uno scatto il cassetto si apre da solo e pregando di non sbagliare porgo alla signora il resto.
«Grazie e buona serata».
Dentro di me sto saltando di gioia quando le vedo andare via contente.
Okay Lilia o hai fatto bene il tuo lavoro oppure hai dato soldi in più e a fine giornata quando conteranno i soldi sarai fregata.
Già mi vedo stasera a chiamare mamma chiedendole se mi porta i soldi mancanti perché con i miei 2,50€ non riesco a saldare il debito di 200 euro.
Anche se, forse, mi guardo attorno e riporto l'attenzione sullo schermo della cassa.
Forse, potrei provarci, anche se non mi interessa niente di questo lavoro, posso fare esperienza in cassa e mandare curriculum da altre parti.
Devo solo resistere qualche mese, ma prima di tutto riuscire a superare questi due giorni di prova.
Quindi Lilia, niente più cazzate!
Lo gnomo che questa mattina trapanava nel mio cervello mi sta facendo il pollice all'insù fiero di me.
Rimango basita dall'immagine della mia testa e mi porto immediatamente la mano in fronte.
Io sono sicura che ieri sera ho evitato la macchina ma una botta in testa l'ho presa sicuro.
«Allora? Com'è andata?»
Mi poggio una mano sul cuore per lo spavento e lo guardo male prima di cominciare a ridere come una scema.
«E' stato divertente» rispondo solo.
«Hai visto? Se non ti avessi lasciato da sola, non ti saresti buttata» sorride mostrando ancora una volta la sua fossetta.
«Non sei italiano vero? Hai un accento molto forte».
Si mette a ridere coprendosi il viso con le mani «Si sente tanto?»
Annuisco cercando di indovinare il paese ma proprio non mi viene in mente nulla.
«Sono Americano».
Spalanco la bocca «Ho sempre sognato di andare a New York, ma cosa ci fai qua in Italia?» chiedo euforica.
Fa spallucce «Lavoro» e capisco che su questo argomento non si va oltre.
«Mi puoi ricordare il tuo nome?»
«Ora che sai che sono americano non c'è bisogno di utilizzare il mio nome italiano. Quindi ti rivelerò il mio vero nome».
Sembra quasi un segreto e la cosa mi eccita un sacco.
Mi fa segno di avvicinarmi a lui e nel frattempo si guarda attorno prima di sussurrare :«Roberto».
«Roberto?» torno dritta e lo guardo confusa «A me non sembra un nome americano» mi sorride come un ebete e capisco che mi ha solo preso in giro.
Vorrei dirgli che è uno stronzo ma, mi mordo la lingua e mi trattengo.
«Quindi non posso muovermi da dietro la cassa?» cambio discorso lamentandomi.
Continua a sorridere e a me inquieta solo di più e scuote la testa.
«Quanti anni hai Lilia? Io ne ho ventuno» chiede sdraiandosi sulla cassa.
Eppure non mi sembra un accento americano.
Penso che potrebbe mettere un bel cuscino sotto la testa e schiacciare un pisolino.
Tranquillo, ti sveglio non appena il cliente deve pagare.
«Come mio fratello!» quasi urlo.
Non so perché ogni qual volta qualcuno mi dice che ha la stessa età di mio fratello io mi sento emozionata e comincio a guardare quella persona proprio come un fratellino.
«Per il momento ancora ventiquattro» non dirò mai che ho un anno in più, neanche il giorno prima del mio compleanno.
«A me fanno male i piedi» borbotta con la bocca schiacciata sulla cassa.
«Avevi già fatto questo tipo di lavoro?» mi guarda sbadigliando ed io lo guardo sconcertata.
Per me questo ragazzo fa uso di sostanze stupefacenti.
Sarà la quindicesima volta che me lo chiede da quando ho lasciato il curriculum.
E ringrazio Gesù, perché prima che io risponda per la trentacinquesima volta compare un ragazzo biondo ricciolino che urla : «We Robbbbbbbe caffe?»
Non riesco a capire se il mio cervello ha aggiunto diverse "B" al nome di Roberto oppure il biondino ne ha dette così tante che per un attimo mi ha convinta di chiamarmi anche io Roberto.
Li guardo sconcertata ma il ragazzo appena arrivato è riuscito a far risorgere Mr.Strano da sopra la cassa.
«Eeeeeeeeeh» si gira verso di lui.
Eeeeh cosa? Allora non è un problema del mio cervello.
Sono loro che allungano le lettere per divertimento.
«Lilia lui è Giacomo» indica il ragazzo biondo e per poco non gli scoppio a ridere in faccia.
Ho avuto dei precedenti con un Giacomo,
non del tutto normali.
Per la testa malata che avevo all'epoca era un ricordo divertente.
Anche se per quel povero ragazzo forse no.
«Quando hai bisogno di sapere qualche prezzo o hai problemi con i prodotti tu urla il suo nome e lui arriva subito».
«Sono ai suoi ordini» Giacomo ricopia la posizione dei soldati e poi ridendo prende sotto braccio Roberto andando verso la macchinetta del caffè.
Chiudo la bocca appena realizzo di averla leggermente aperta per lo stupore.
Saranno anche strani, ma sono divertenti.
È forse cominciano a piacermi proprio per questo.
Distolgo l'attenzione da loro quando una signora super carina, arriva alla cassa è incuriosita mi spiega che le è difficile credere che una ragazza come me possa lavorare in un posto del genere.
Anche per me lo è signora, che ne pensa di incontrare mia madre e spiegarglielo assieme?
Dopo aver servito da sola undici clienti e aver chiesto aiuto a Roberto solo nel momento strettamente necessario, sono fiera di me per non aver combinato nessun guaio il primo giorno.
La questione del "pos" è irrilevante visto che è finita bene.
Roberto dice che posso andare via e dato che non mi ha detto nulla su domani, io mi presenterò e basta.
Indosso il mio giubbotto di pelle nera e scappo fuori per fumarmi una sigaretta, ma una folata di vento mi colpisce dritta in faccia, facendomi finire qualche capello in bocca.
Comincio a tossire cercando di spostarmi i capelli dal viso con la stessa delicatezza di un elefante, quando i miei occhi vengono catturati da una lucina rossa.
Seguo la lucina, che proviene dall'accensione di una sigaretta e trovo di fianco a me un uomo con una tuta nera che -credo- mi sta fissando.
Non riesco a distinguere bene il suo volto, perché la luce dei lampioni è veramente bassa.
Ma suppongo lavora qui, sarà l'uomo che prima ho pensato fosse un cliente?
Gli sorrido non sapendo come comportarmi e non appena vedo arrivare la macchina del mio fidanzato, mi ci fiondo dentro.
«Pensavo fossi già partito!» lo abbraccio e gli lascio un dolce bacio sulla guancia prima di mettermi la cintura e accendermi la sigaretta.
«Potevo lasciarti dopo quello che abbiamo passato ieri sera? E poi stanotte voglio dormire con te amore» gli sorrido e ci avviamo.
Allontano subito la sigaretta dalle labbra perché sento mancarmi il respiro.
«Lilia tutto bene?»
Scuoto freneticamente la testa e stringo forte gli occhi «Ho una strana sensazione. Qui» sussurro con un filo di voce toccandomi il petto.
Cerco di fare respiri profondi per alleviare il pugno che sento essermi arrivato tra i polmoni.
Mi succede poche volte, ma quelle poche volte in cui succede, il mio sesto senso ha sempre ragione.
«Cosa ti senti?» chiede con voce lontana.
Perché lo so, che lui a queste cose non ci crede.
Ma finge per tenermi contenta.
E a me va bene così, è pur sempre amore questo no?
Mi giro verso il lunotto posteriore, e lo vedo, quell'uomo sta guardando verso la macchina. Sembra quasi continuare a fissarmi.
È come se il suo sguardo bruciasse sulla mia pelle, sento una vampata di calore e il sangue andarmi alle guance.
Ho bisogno di aria.
«Lilia?» mi richiama Davide.
L'uomo ha spento la sigaretta e solo quando si gira per entrare nel negozio distoglie il suo sguardo da me.
«Nulla. Stress da primo giorno di lavoro» lo rassicuro sorridendo tornando a guardare la strada avanti e ignorando la strana sensazione che provo nel petto.
Ma la mia testa lo sa.
La mia testa ha percepito la mia sensazione.
E non so cosa.
Non so come.
Non so perché.
Ma ho la strana sensazione che tutto sta per cambiare.
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