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6. (Six)

Bella guarda fuori dal parabrezza. Le foglie degli alberi si muovono quasi impercettibilmente sotto la forza delle gocce di pioggia, davanti a loro il prato è immobile e silenzioso, l'odore di terra bagnata impregna l'abitacolo dell'auto nonostante le portiere siano chiuse. Si perde per un po' a osservare quanti più dettagli possibili del paesaggio che la circonda, cercando di capire perché questo sia il posto preferito di Jean. Cerca di richiamare alla mente solo i ricordi meno dolorosi del passato, cercando di non pensare troppo a quel periodo, non perché non si fidi di Jean, ma perché non vuole danneggiare sé stessa. Riflette un attimo sulle parole che sta per dire al francese, forse fidarsi non è la soluzione giusta. Abbassa lo sguardo sull'interno dell'auto, lì dove le loro mani ancora sono a contatto, dove ancora le loro dita si intrecciano. Lui si è fidato di lei, e sa che lo farà ancora. Improvvisamente, Bella realizza quanto loro due siano già connessi, con quanta spontaneità si parlino, quanto sinceramente Jean le abbia raccontato buona parte della sua storia. Non la sfiora nemmeno per un istante l'idea che forse lui le ha mentito, per farsi raccontare di lei e poi approfittarsene. Le parole vengono da sole, mentre ancora è sotto lo sguardo attento del francese.

"È stato ormai quattro anni fa, come per te, non esattamente il periodo più roseo della mia vita. Stavo male, mi sentivo male, tutto quello che facevo mi sembrava stupido. I pochi amici che avevo non rientravano nemmeno nella categoria di quelli veri, ma all'epoca non me ne ero resa conto. Non è stato facile vedere quanto loro fossero in grado di essere bugiardi ed egoisti, oltre a farmi sentire l'ultima ruota del carro. Non solo c'erano riusciti, mi avevano completamente convinta di questo. Mi sentivo semplicemente inutile, non trovavo più un senso alla mia esistenza, l'unica cosa di cui ero certa era che io non fossi abbastanza. Abbastanza per loro, abbastanza per la società, abbastanza per i miei genitori o per mio fratello." la voce di Bella si incrina, la mano libera di Jean si avvicina al suo viso per spostarle una ciocca di capelli e metterla dietro il suo orecchio. "La felicità non sapevo nemmeno cosa fosse. Ero in un tunnel e non riuscivo a vederne il fondo. Credetti di averne trovato la fine un giorno, quando mi fidanzai con un ragazzo, ma presto mi resi conto che si stava completamente approfittando di me, dei miei sentimenti e continuava a ferirmi dicendomi che era il modo migliore per cercare di uscirne, che la vita mi avrebbe riservato ancora più difficoltà e che lui mi stava solo mettendo alla prova, ma la realtà era ben altra. Lui mi danneggiava dentro come tutti gli altri. Rimasi completamente sola." è abbastanza forte da sapere che ormai questa parte della sua storia non la farà più piangere, ma raccontarla è sempre difficile per lei. "Non parlavo con nessuno di questo, nemmeno con la mia famiglia, avevo paura del loro giudizio. Non conoscevo ancora Vittoria o gli altri, mi sentivo persa. Mi sentivo persa, inutile, insignificante, e..." non riesce a finire la frase, ma vorrebbe. "Così pensai che la soluzione fosse una sola... e..." Bella non regge più il nodo che ormai le serra la gola, lascia andare la mano di Jean e apre la portiera dell'auto. "Scusami." mormora, scendendo dalla macchina sotto la pioggerellina fine, andando a ripararsi sotto un albero lì vicino, le braccia incrociate come una sorta di scudo a proteggerla. Vede Jean uscire dalla macchina nel momento in cui si volta dall'altra parte, lo sguardo sull'immenso tratto di prato verde con fiori gialli in mezzo a cui scorre una stradina sterrata e scarsamente battuta, circondata da una sottile staccionata di legno, quella da cui sono arrivati. Il nodo in gola è diventato quasi insopportabile, ma non è niente di più, Bella sa che è più forte del suo passato. Inspira profondamente, ad occhi chiusi, l'odore del prato e della terra bagnati dalla pioggia, sente il rumore delle gocce che cadono tra gli alberi e dei passi di Jean attutiti dall'erba mentre lui si avvicina, sente il tocco leggero delle sue dita sul suo braccio, ma non lo guarda subito quando riapre gli occhi. Resta ad osservare per qualche secondo il paesaggio attorno a sé, Jean si azzarda a spostare la mano sulla sua vita, facendosi più vicino. La tira delicatamente verso di sé, facendo il minimo di pressione necessaria sul suo corpo perché lei lo senta, e gli occhi di Bella si spostano sul suo viso, poi il francese la accoglie tra le sue braccia.

È come se tutto il resto scomparisse, quando Bella si ritrova tra le braccia di Jean. Come se niente altro avesse più senso all'infuori di quel piccolo guscio che le braccia del francese creano attorno a lei. Il calore del suo corpo la avvolge delicatamente, il suo profumo la inebria, e tutto quello che riesce a fare è solo nascondere il viso tra le pieghe del suo maglione, riparandosi da qualunque minaccia esterna. Le braccia del francese sono delicate attorno al suo corpo, le mani sfiorano appena la felpa di Bella sulla sua schiena, e il battito del cuore del francese Bella lo sente vicino al suo orecchio, quando si appoggia meglio a lui. Le mani di lei stringono leggermente il maglione bianco del francese sopra i suoi addominali, e Bella non può fare a meno di chiudere di nuovo gli occhi. Le labbra di Jean sfiorano la fronte di Bella, se lei alzasse un po' il viso si ritroverebbe con le labbra a centimetri da quelle del francese. Invece resta ferma lì, cullata da quelle braccia delicate ma forti attorno al suo corpo, a godersi questa vicinanza con lui.

Jean non sa spiegarsi con esattezza cosa l'abbia spinto a fare questo gesto, è stato inevitabile. Bella ha scatenato in lui una reazione che non si sarebbe mai più aspettato, gli ha suscitato fiducia fin da subito, cosa che non pensava potesse accadere più. Quella ragazza che ora stringe tra le braccia, lei che ha deciso di fidarsi esattamente come ha fatto lui, lei che ha pensato, e probabilmente anche tentato, di suicidarsi, gli accende qualcosa di completamente nuovo dentro, qualcosa che non sa spiegare. Non sa cos'è, non gli è mai successo con nessun'altra ragazza con cui è stato in precedenza, eppure improvvisamente si rende conto del fatto che deve proteggerla, che vuole proteggerla. Non ci pensa due volte a premere delicatamente le labbra sulla sua fronte, a occhi chiusi, respirando piano il suo profumo.

"Mi dispiace Bella... nessuno si merita questo dai propri amici." mormora, le labbra che ancora sfiorano la fronte di lei. "Ti prego, non pensare mai più a porre fine alla tua vita, ognuno di noi è importante, ogni vita merita di essere vissuta." Tu sei importante per me, si ritrova a pensare il francese. Bella circonda delicatamente il corpo del francese con le sue braccia, sospira, un brivido la fa tremare, Jean la stringe un po' di più.

"Resta con me, ti prego, non scomparire..." la voce di Bella è talmente bassa che non crede che lui l'abbia sentita, sente il suo cuore perdere il suo ritmo regolare e aumentare i battiti, non può negare che la vicinanza con Jean le provochi non poche reazioni involontarie.

"Non sparirò, lo prometto." risponde lui, con il suo stesso tono di voce, dimostrando che ha sentito il suo sussurro.

La DS di Jean è ancora ferma in mezzo alla stradina di ritorno alla civiltà, quando Bella scende per fare una foto al paesaggio, ormai non piove più. Inspira a pieni polmoni il profumo della terra bagnata, si guarda ancora un po' intorno, per memorizzare quanti più dettagli possibili di ciò che la circonda. Jean non le toglie gli occhi di dosso nemmeno quando lei si sposta dietro l'auto, la vede dallo specchietto retrovisore con il cellulare in mano, e segue i suoi passi mentre torna indietro dallo specchietto laterale, appoggia la mano sulla maniglia e apre la portiera delicatamente. Ormai è quasi il tramonto. Bella si rannicchia di nuovo sul sedile, esattamente come aveva fatto prima, e mentre Jean procede lentamente per la stradina continua a perdersi nei lineamenti del suo viso, o sulla linea delle braccia o le dita avvolte intorno al volante. Jean la guarda il più possibile, ma senza mai perdere davvero il controllo della strada davanti a sé. I loro occhi si incontrano innumerevoli volte, e in autostrada il francese appoggia la mano appena dietro la leva del cambio, dove prima si erano fermate le loro mani, Bella avvicina le sue dita al suo polso e sfiora il suo bracciale d'oro di Cartier. Con l'indice sfiora appena il metallo e la pelle del polso del francese, scivola delicatamente sulla curva della sua mano, alla base del pollice, per arrivare sul palmo e lasciare che le loro dita si intreccino di nuovo. Questa volta Jean ha lasciato a Bella la scelta, non voleva forzarla a farlo di nuovo, nonostante prima sembrava non le avesse dato fastidio. I due restano in silenzio, Bella sente chiaramente il battito del suo cuore più veloce del normale, le pulsa nelle vene e nel petto in una maniera che non aveva mai provato prima. Senza che lei possa opporre resistenza, la sua mano libera si allunga verso il francese, lei si sporge con il busto verso di lui, fermandosi a poca distanza dal suo zigomo. Jean vede il movimento con la coda dell'occhio e dentro di lui nasce la voglia di sentire che Bella lo tocchi, passando le sue dita sulla sua pelle, vorrebbe spostarsi un po' più a destra, per assecondare il suo gesto, ma resta fermo. Anche Bella si ferma, quando realizza cosa sta facendo. Ritrae la mano, ma l'altra non lascia quella di Jean.

Quando sono sotto casa di Bella e Jean ha fermato la macchina, i due tornano a guardarsi negli occhi, ed è come se si dicessero tutto in un attimo. Bella accenna un sorriso, e Jean ricambia.

"Grazie di avermi raccontato la tua storia Jean, apprezzo il tuo coraggio e la tua fiducia nei miei confronti." ammette lei, incrociando le braccia sul petto.

"Grazie a te per avermi raccontato la tua. In realtà non ti ho raccontato proprio tutto." il francese abbassa lo sguardo, quasi in imbarazzo.

"Non andrò da nessuna parte, quando vorrai raccontarmelo io ti ascolterò." lui sorride di nuovo, stavolta guardandola negli occhi. "Sei davvero dolce Jean..." sussurra Bella, sistemandosi una ciocca di capelli.

"Ho un carattere un po' di merda in realtà." Jean lascia la frase in sospeso, ma Bella non deve insistere perché lui continui, il francese prosegue da solo. "Non mi è mai capitato di essere così spontaneo da subito con qualcuno, di solito ci metto troppo a sentirmi a mio agio, spesso divento scontroso, un po' irascibile, suscettibile... tutti aggettivi che mi descrivono molto bene anche se a te può non sembrare."

"Non voleva essere una bugia la mia, dico quello che vedo. Scoprirò tutti i lati del tuo carattere pian piano, nessuno ci corre dietro."

"Hai ragione." Jean guarda negli occhi Bella, e lei ricambia. Questa volta non ferma la sua mano che è già sul viso di Jean, le punte delle sue dita sfiorano lo zigomo del francese e portano dietro il suo orecchio sinistro un piccolo ciuffo di capelli sfuggito al suo controllo, scendono sulla linea della sua mascella, passando sulla morbida barba corta di lui. I suoi muscoli si irrigidiscono appena a quel contatto, gli occhi del francese seguono i movimenti delle dita di Bella, e non si accorgono che gli occhi di lei sono fermi sulle sue labbra leggermente schiuse. Tra di loro scorre una sorta di elettricità, che sembra irradiarsi direttamente dai loro corpi, elettricità che svanisce quasi del tutto quando Bella allontana la mano da Jean, ma che ancora si palesa lievemente per la loro vicinanza.

"Domani ci vedremo in biblioteca." mormora lei.

"Verrò alle due appena stacco l'ultima lezione." risponde lui, con il suo stesso tono di voce. Sarà dura aspettare domani pomeriggio per rivederti, si trova a pensare il francese, sorridendole appena.

"Ci vediamo domani."

"A domani." quando Bella scende dalla macchina e Jean resta solo, è come se qualcuno si fosse portato via un pezzo di lui, anche se con la promessa di riaverlo l'indomani. Gli sembra impossibile che qualcuno lo faccia sentire così ascoltato e capito alla perfezione, nonostante Bella ancora non sappia metà della sua storia, nonostante l'abbia conosciuta solo da qualche giorno. Nonostante lei ancora non sappia che anche lui, anni fa, ha tentato di suicidarsi e non una volta soltanto.

"Ho bisogno di un consiglio, ma non so se puoi aiutarmi." Bella sorseggia il suo caffè, mentre sta appoggiata al bancone della cucina, suo padre è seduto di fronte a lei a capotavola, anche lui con la tazzina di caffè tra le dita della mano sinistra e il cellulare nella destra.

"Dimmi tutto Bella." risponde lui, bevendo un sorso.

"All'università stanno organizzando un ballo." Giovanni alza lo sguardo dallo schermo del cellulare al viso di sua figlia, e quasi si mette a ridere per la sua affermazione.

"D'accordo, spiegami questa cosa." non riesce a trattenere un sorriso mentre posa il cellulare per concentrare tutte le sue attenzioni su Bella.

"Sono perfettamente consapevole del fatto che sia un'americanata bella e buona, e mi piacerebbe un sacco poter non andarci..." posa la sua tazzina ormai vuota nel lavandino e incrocia le braccia sul petto. "Ma la verità è che spero che qualcuno mi inviti."

"Non è di Robin che stai parlando, vero?" chiede Giovanni, cercando di non far passare il suo tono come inquisitorio. Bella sorride, scuote la testa negando di provare qualcosa per l'olandese per l'ennesima volta.

"Lo sai che non provo nulla per lui." mente, perché è l'unica cosa che può fare mentre aspetta che quel sentimento per lui l'abbandoni.

"È Jean-Eric? Vorresti che ti invitasse? Quando è il ballo?"

"Sì, vorrei, ma non credo di essere alla sua altezza... il 28 novembre."

"Perché non credi di essere alla sua altezza?" Giovanni incrocia a sua volta le braccia.

"Lui è molto dolce, mi tratta molto bene, ma ha cinque anni più di me, ha un lavoro da prima ancora che iniziasse l'università... e forse io non sono quella giusta per lui, nonostante mi piacerebbe."

"Quindi è questo che ti preoccupa, il non essere la persona giusta per lui."

"L'anno prossimo si laureerà e probabilmente andrà via da Parigi, forse non lo vedrò mai più..."

"Bella."

"Forse mi sto solo illudendo..." continua lei, senza che l'abbia sentito.

"Bella."

"Forse devo smetterla."

"Bella!" finalmente ottiene l'attenzione di sua figlia, che si porta un dito alle labbra, come se stesse per mangiarsi un'unghia per il nervoso. "Non è questo il modo di iniziare una relazione. So che le tue precedenti non hanno mai avuto un effetto benevolo su di te, di certo prima di oggi non ti saresti mai posta queste domande proprio per questo motivo. Ma credo che tu ora debba fare semplicemente quello che ti dice il cuore, non devi preoccuparti del futuro, perché il futuro non è adesso. Tra te e lui ci sono solo cinque anni, non è nulla, la vostra età è solo un numero. Non fissarti su questo, non ha senso."

"Sì, credo tu abbia ragione..." mormora lei, passandosi una mano tra i capelli.

"Sono contento che tu abbia trovato una persona che ti rende felice, anche se lo conosci da poco. Sono certo del fatto che ti tratti bene, altrimenti mi toccherà presentarmi a lui ricordandogli che se ferisce la mia bambina dovrà poi passare sul mio cadavere per continuare a vivere." Giovanni lancia uno sguardo fintamente minaccioso a Bella, lei ride.

"Come sei drastico papà."

"Non posso farci nulla, sei il mio pulcino." Bella sorride a quell'affermazione, lui si alza dalla sedia e la abbraccia per qualche secondo, lasciandole un bacio tra i capelli.

"Cosa mi consigli di fare per il ballo?" chiede lei, allontanandosi un po' da lui.

"Che domande, invitalo tu no? Non mi verrai a dire che dovete per forza attenervi alla regola degli inviti fatti dai ragazzi, perché è assolutamente preistorica. E comincia a cercare un vestito adatto, non ne hai uno nemmeno per sbaglio nell'armadio." Bella si allontana da lui e lo guarda con gli occhi socchiusi, fintamente imbronciata, le labbra ridotte a una fessura e un sorriso tirato a completare il quadro.

"Grazie papà, sempre molto delicato." lui ride in risposta, e lei gli tira un buffetto affettuoso sul braccio.

È l'una e mezza quando Bella varca il portone della biblioteca, saluta Marie che le segna l'ingresso e vede a poca distanza da lei Robin e Antonio seduti ai tavoli che hanno unito per fare posto a tutto il gruppetto. Stanno seduti uno accanto all'altro e, Bella potrebbe giurarlo su qualunque cosa, sono molto più intimi dell'ultima volta in cui li ha visti insieme. Sorride a quella vista mentre si avvicina, e quando è a due metri da loro ed entrambi si accorgono di lei, vede chiaramente le loro mani separarsi sotto il tavolo.

"Hey, come state?" quando Robin alza lo sguardo su di lei e i loro occhi si incontrano, Bella vede le sue iridi brillare e ne deduce che sia successo qualcosa di importante tra i due.

"Tutto bene Johnny, tu?" Antonio le sorride, lei si siede su una delle sedie attorno ai due tavoli, di fronte a Robin, lasciandone libera una accanto a sé per Jean e altre due vicine, per Vittoria e André.

"Direi bene, grazie." Bella prende il suo cellulare dalla tasca dei pantaloni e apre subito la chat con Robin, il cui cellulare sta sul tavolo lontano dagli occhi di Antonio.

Stasera ti chiamo e mi racconti

Tutto!!

Niente scuse!!

Gli occhi di Robin si spostano sullo schermo del suo cellulare quando Bella gli manda i messaggi, ma non lo prende per risponderle. Lei ha lo sguardo su di lui, l'olandese la guarda e accenna un piccolo sorriso.

Non penserai che non abbia
notato quelle dita intrecciate!!

Non sono cieca!!

Siete così carini

Gli lascia un cuore alla fine della frase, Robin arrossisce appena leggendo i messaggi che silenziosi appaiono sullo schermo.

"Gli altri quando arrivano?" chiede Antonio, distraendo entrambi.

"Tori arriva per le due, e Jean con il suo amico poco dopo, il tempo di uscire dall'uni e venire in qua." risponde Bella, posando il cellulare accanto a sé.

"Come si chiama il suo amico?" chiede Robin, sinceramente curioso.

"André, è tedesco, e anche lui fa lingue. Stamattina a lezione non c'eravate." fa notare Bella, curiosa di sapere il perché della loro assenza. Robin e Antonio si guardano negli occhi per un istante e Bella vede gli occhi del portoghese brillare allo stesso modo di quelli dell'olandese.

"Abbiamo deciso che per oggi potevamo anche non andare, ogni tanto fa bene saltare qualche lezione." Antonio sorride, passandosi distrattamente una mano tra i capelli mentre guarda di nuovo Bella. Lei rotea gli occhi, prendendoli un po' in giro per aver saltato le lezioni, ma in fondo sa che anche lei dovrebbe farlo una volta ogni tanto.

Due mani decise ma delicate che si posano sulle spalle fanno trasalire Bella, distraendola dal suo libro di spagnolo. Posa le mani su quelle che sono su di lei e lo sente ancora prima di voltarsi che sono quelle di Jean. Con la coda dell'occhio vede Vittoria accanto a sé sorridere mentre guarda il francese dietro di lei e si alza probabilmente per salutare André. Bella si volta verso il francese e i due si sorridono, poi la sua attenzione viene catturata dal ragazzo accanto a Jean, alto come lui ma leggermente più imponente, gli occhi azzurri, i capelli neri che ai lati del viso iniziano già a farsi bianchi.

"Tu devi essere Bella, giusto? Sono André, Jean non fa altro che parlarmi di te." André allunga la mano verso Bella e lei gliela stringe, cercando di non arrossire alle parole di lui. Intravede appena Jean che finge di sistemarsi un ciuffo di capelli per coprire il viso dalla vista di Bella, probabilmente nascondendo un rossore improvviso sulle guance.

"È bello conoscerti, Jean mi ha già detto qualcosa di te, so che sei tu che gli hai detto di questo posto." André sorride in risposta mentre tutti si siedono ai banchi.

"Esattamente." il sorriso di André rimane inalterato mentre si presenta anche a Robin e Antonio, Bella non può fare a meno di notare con quanta naturalezza lui si sappia presentare a un gruppo di ragazzi molto più giovani di lui senza sembrare fuori posto. Bella sposta lo sguardo su Vittoria, che è seduta tra André e Antonio, e si accorge che anche la rossa sorride guardando il tedesco, può benissimo vedere da questa distanza come le brillino gli occhi.

"Dre, posso farti una domanda?" chiede Bella, riportando l'attenzione del tedesco e della sua amica su di sé. "Cosa ci fa un tedesco a Parigi?" André quasi si mette a ridere, ma riesce a trattenersi.

"Abito qui da quando avevo sei anni, posso assicurarti che non ho praticamente nulla di tedesco." lui sorride di nuovo, poi Vittoria gli fa una domanda che Bella non riesce a sentire, perché una manica che viene tirata sul suo braccio sinistro la distrae.

"Non mi hai quasi salutato." protesta dolcemente Jean, il computer già aperto di fronte a sé, gli occhi in quelli di Bella. Lei sorride.

"Scusami, hai ragione. Ciao." abbassa per un momento lo sguardo su di lui, sul maglione beige sopra la camicia bianca il cui colletto spunta da sopra il maglione. Il francese abbozza un sorriso, poi si sporge verso di lei sul banco, ignorando tutti gli altri. L'improvvisa vicinanza con il francese per un momento la destabilizza, sente chiaramente i suoi polmoni alla repentina e disperata ricerca di aria.

"Stai bene?" mormora lui, giocando con una ciocca dei capelli di Bella. Lei incrocia le braccia sul tavolo, senza accorgersi di essersi avvicinata a lui ancora di più.

"Sì, tu?" no, non proprio. Sei ancora troppo lontano da me. Lo sguardo di Bella si ferma sulle labbra piene e rosee di Jean, il labbro superiore e l'arco di Cupido nettamente definiti dalla barba tagliata a filo.

"Bene." la voce di Jean distoglie l'attenzione di Bella dalle sue labbra, facendole nuovamente alzare lo sguardo per incontrare i suoi occhi. "Un uccellino mi ha detto di trattarti bene." Bella lo guarda con aria interrogativa.

"Un uccellino?"

"Hm... sì, un..." Jean si avvicina di più a Bella, la sua mano si sposta a sfiorare la mandibola di lei. "...un pettirosso." Jean lo dice in inglese, e lo sguardo di Bella si sposta subito su Robin, allontanandosi appena da Jean. L'olandese è troppo concentrato su Antonio per accorgersi di cosa sta accadendo tra i due seduti a meno di un metro da lui.

"Un pettirosso molto discreto se è riuscito a dirti questo senza che io me ne accorgessi." ammette. Per un momento la mente di Bella è ferma su Robin, stupita da quanto lui tenga a lei.

"Tiene molto a te." è come se Jean avesse letto nel pensiero della mora.

"Sì, come io tengo a lui, è praticamente mio fratello." Bella sorride, e in quel momento Robin si volta verso di lei, sorridendo a sua volta. Una notifica silenziosa poi la distrae, abbassa lo sguardo sul suo cellulare, è un messaggio di Vittoria.

Bella, cazzo, André è un Dio.

Poi un'altro.

Cazzo quanto è bello.

Bella alza lo sguardo verso la sua amica, che ricambia fingendo di farsi aria con la mano. Bella ridacchia divertita, in effetti Vittoria ha ragione, André è molto bello.

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