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Ringraziamenti... e altro.

Sono arrivata qui e non so nemmeno come ci sono arrivata. Prima di tutto vorrei ringraziarvi. Lo so, è banale, scontato e alquanto ripetitivo visto che ho detto « grazie » non so quante volte, ma sono così. Vorrei ringraziare ognuna di voi perché mi avete sostenuta in questo viaggio.

Un particolare ringraziamento vorrei farlo a lei:

Iride7, se non fosse stato per te ora io non starei a scrivere i ringraziamenti.  Non l'avrei mai pubblicata questa storia se non fosse stato per lei o molto probabilmente ora starei solo ai primi capitoli. Voglio ringraziarti inoltre perché fin dal primo capitolo mi hai fatto sorridere, mi hai emozionata con i tuoi commenti e, talvolta, mi hai fatto proprio piangere! Ecco, a volte ho tentato di indovinare quali poteri sovrannaturali avessi, però poi ho rinunciato. Missione fallita!

Vorrei ringraziare Ragazzaeremofobica perché è grazie a lei se, in qualche modo, sono riuscita a capire il casino che avevo dentro e quindi tramutarlo in parole.

Vorrei ringraziare moonvlights, PassionePerILibridceccato, sempre presenti, apparentemente "calme", ma soprattutto sempre gentili.. un po' paurose alle volte, ma niente che non potesse essere gestito!;)

Dopo i ringraziamenti, vorrei dirvi delle cose su questa storia.. Spero possano interessarvi.

Questa storia è nata un pomeriggio di luglio dell'anno scorso così per caso, semplicemente perché volevo cercare di capire cosa si provava a scrivere qualcosa che venisse dal cuore e non un freddo tema scolastico.

Iniziai a scriverla e per me era un gioco, un esperimento, un modo per capire gli altri, non ci credevo nemmeno io in quello che scrivevo. Inizialmente l'unica cosa che mi accomunava ai miei personaggi era solo una, ma successivamente, vedendo i pareri positivi dei lettori iniziai a prendere sul serio la mia storia, oppure fu la storia a prendermi sul serio.
Siccome per me era un gioco, la storia di Anna e Marco non è stata tutta 'sta grande cosa, come avete potuto ben leggere. Hanno passato pochi giorni insieme ed inoltre ho sempre pensato che lo sviluppo della loro storia fosse troppo banale e frettoloso. Diciamo che, però, se da un lato la mia testa pensava questo, c'era un'altra parte che diceva che storie del genere fossero accadute veramente o almeno ci speravo!

Dopo un po' iniziai a vedere gli effetti positivi che la scrittura mi regalava, così iniziai a scrivere qualcosa in più su di me... alla fine questo romanzo è diventato me, il mio diario di sfogo e due giorni fa, quando ho finito di scriverlo, mi sono sentita malissimo a scrivere l'ultima frase del libro, a capire che era finita per davvero.

Inoltre vorrei parlarvi del finale. Lo so, sono stata molto crudele, però dovete sapere che all'inizio niente di tutto questo era programmato.
Dovete sapere che in questo anno io ho pensato a non so quante scene, a quanti finali, a quanti avvenimenti. Li scrivevo dovunque fossi, su qualunque pezzo di carta trovassi. Alle volte giravo gli spartiti di musica e scrivevo una scena che mi veniva in mente per non farmela scappare... Ho immaginato morti, incontri con estranei, cancri, viaggi, incontri.. e sì, anche un finale felice.

Pensate che fino a una settimana fa questo romanzo doveva avere un finale coi fiocchi: tutti felici e contenti, nessuno che moriva a parte Giulio. Però una notte, sdraiata nel mio letto, pensavo al finale che avevo scritto e, nonostante tutto, lo consideravo troppo banale, scontato e prevedibile. Sapevo che, in questo romanzo, tutti avevano una storia travagliata, ma io non sono mai stata una che segue i piani, le ho sempre odiate le scalette. Pensate che avevo scritto anche come dovevano svolgersi le cose dal capitolo 30, ma la verità è che la scaletta l'ho seguita a modo mio.
Ero, quindi, nel mio letto e pensavo all'imminente conclusione della storia e rivivevo nella mente il finale che, seppur bello, non mi convinceva. Era troppo felice, troppo bello per essere vero.

E poi mi è venuto in mente un aereo che perdeva quota e che si sfracellava sul mare.
Mi son venuti in mente quegli incidenti aerei che sono avvenuti nel corso degli anni passati in tutto il mondo.
Anzi, pensate che avevo immaginato anche un aereo disperso, che nessuno avrebbe mai trovato, ma l'idea non mi convinceva.
Volevo qualcosa di tosto, forse un po' brutale ed inaspettato, ma volevo sostituire il finale felice: non mi convinceva. Sono sempre stata un tipo indeciso, si capisce dalle miriadi di idee che ho avuto per questa storia.

Comunque, grazie a questo libro, ho imparato ad immaginare, a fantasticare sempre e dovunque. Insomma, sono sempre stata un tipo che si immagina scena che mai accadranno e questa storia è stata anche un mezzo per rendere vivibili le scene che immaginavo e le emozioni che mi attanagliavano.

Volevo dirvi la penultima cosa: di tutte le scene che ho immaginato, molte sono su carta. Alcune le avevo scritte anche sul cellulare, ma sono andate perse e non immaginate quanto ho odiato il telefono in quel momento. Erano belle scene: alcune parlavano anche di Anna e Marco che si dichiaravano il loro amore di persona, altre erano momenti di sfogo scritti mentre camminavo. In pratica, scrivevo dovunque mi trovassi; pensate che ad un certo punto scrivevo a scuola, sulle pagine di diario per non farmi scappare le idee, ma anche perché la fantasia mi avrebbe torturata la mente.

Questa è l'ultima cosa che vorrei dirvi: ci terrei a condividere con voi non tutte queste scene che ho immaginato perché altrimenti verrebbe un altro libro, ma vorrei condividere con voi e farvi leggere il finale felice che avevo immaginato. Insomma, anche a me è dispiaciuto far morire i miei Anna e Marco, perciò il finale felice, sarebbe soltanto un onore condividerlo con voi! Se volete leggerlo, fatemi sapere ed io non esiterò a pubblicarlo; ci tengo sempre e comunque ai vostri pareri, credo si sia capito!

Ultimissima cosa: vorrei davvero ringraziarvi di cuore. Siete in poche, ma per me siete una famiglia e non potete immaginare quanto la vostra presenza, in quest'anno di scuola trascorso e in quest'estate, mi sia stata di grande aiuto nei momenti di sconforto. La vostra presenza mi rendeva orgogliosa di quello che scrivevo e non potete immaginare quanto io vi voglia bene. Anche se non conosco tutte benissimo, per me è un onore avervi rese partecipi del mio mondo, avervi fatte piangere, ridere, bestemmiare (e questo non si fa).

È stata un'esperienza unica e voi l'avete resa più bella! Vi ringrazio del sostegno e della vostra onnipresenza! Vi voglio bene e grazie di tutto, non so cosa avrei fatto senza di voi!

Ah, voglio dirvi solo un'ultima cosa: non so quando e se scriverò qualcosa, né se questo qualcosa verrà pubblicato; io spero di sì perché scrivere un libro è un emozione che tutti dovrebbero provare. Io l'ho provata e vorrei riviverla con un altro libro e con un'altra avventura! Siete state una grande famiglia e un grande orgoglio per me. Nel caso in cui dovessi pubblicare qualcos'altro, vi informerò.

Ok, la smetto, ma queste erano parole che mi tenevo dentro da troppo tempo, infatti mi son venuti pure gli occhi lucidi (non so se è normale tutto questo, ma okay).

Grazie di tutto, non dimenticherò mai tutto questo, né dimenticherò voi!
Fatemi sapere se volete che pubblichi il "mancato" finale felice, eh, non vi dimenticate!
Vi voglio bene, alla prossima!

(E se non si è capito, non ho tutta 'sta voglia di concludere questo "capitolo", così come non avevo voglia di finire la storia... Se non fosse stata per la scuola, molto probabilmente avrei scritto molto di più, ma il liceo e il conservatorio saranno una mazzata e la devo prendere in pieno sta mazzata per fare le cose precise e dritte.)

Okay, è arrivata l'ora di scrivere la parola «FINE» anche a questo capitolo di ringraziamenti.

Alla prossima, baci!

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