Capitolo 27
Una settimana dopo
MARCO'S POV
Sono a lavorare qui sul negozietto che affaccia al mare, ma è come se non ci fossi.
Il proprietario mi ha spesso riportato alla realtà, ma io non posso far altro che pensare a lei, a tutto ciò che la riguarda. È passata una settimana e la sua voce mi sembra anche dimenticarla a tratti, il mio cervello sembra a volte non ricordarla, dimenticarla. Ogni giorno che passa è un'eterna lotta con me stesso. Mi sembra di star impazzendo. O forse lo sono già. Impazzito.
"Marco! Ma che hai oggi? Sei tremendamente distratto, devo chiamarti più volte per attirare la tua attenzione, attenzione che non esiti a perdere entro pochi minuti. Sai cosa? Vai, è il tuo giorno libero! Sparisci e domani, no anzi, tra una settimana ti fai vedere da queste parti; magari oggi lasciati andare, vai in una discoteca a sbronzarti, va'." Mi dice il proprietario, grande amico e persona stupenda.
"Grazie Jack, sei un amico! Devo comunque recuperare questa settimana e..." Inizio a dire, quando lui mi ferma e dice:
"Lascia stare. Non sei in te, non sei concentrato e qua ho bisogno di persone concentrate, ok? Quindi sparisci, amico. La porta la sai! Ah, ehm... buon divertimento!" Mi saluta e io, scuotendo la testa divertito, ma grato a Jack, lo ringrazio, lo saluto ed esco. Faccio una passeggiata lungo la riva del mare e non posso pensare che sto perdendo per davvero la testa per questa ragazza. Diamine, quanti sono stati? Cinque, sei giorni? E bastano davvero sei giorni per innamorarsi?
Provo a richiamarla, ma, come succede da una settimana a questa parte la voce robotica della segreteria telefonica mi toglie ogni speranza di sentire la sua voce. Ed è davvero uno strazio.
Quegli squilli sembran ritardare quello che dovremmo dirci.
Vuole ritardare, vuole evitarmi, ma perché?
Voglio dire: dovremmo parlare, ma lei alza questi muri maledetti e non ne vuole sapere di comunicare.
Chiudo la chiamata e decido di farla finita una volta per tutte. Sarà complicato, ma ho accettato la malvagità dei miei genitori, figurarsi se non riesco a dimenticare lei! Insomma! Non riesco a parlarle, non saprei dove andare se partissi per qualche parte perché non so dove si trova ed inoltre non ho le possibilità di stare dietro una ragazza e volare per tutto il mondo solo per cercarla. Non siamo nelle favole dove tutto è gratis e fiabesco. Qui il mondo è crudele, avaro e io sinceramente sto bene con la vita che vivo.
Chiamo Roberto e gli dico di preparare qualche valigia con i vestiti più pesanti che abbiamo.
"Perché Marco? Insomma che dobbiamo farci con questi vestiti?" Mi chiede mentre lo sento entrare in camera e prendere la valigia. Sono sicuro di fare ciò che ho programmato?
"Perché sì! Prepara, sto arrivando."
"Dove hai intenzione di portarci?"
"In Canada."
"Ma sei matto, Marco? E perché vorresti andare? Sentiamo."
"Devo sentire il freddo anche intorno a me, non solo dentro. Muoviti con le valigie."
"Senti, dovresti lasciar stare la situazione, non rovinarti la vita per lei. Se se ne è andata, ha deciso di non stare con te e anche se..."
"Roberto, le valigie." Lo interrompo fumante di rabbia, in tono minaccioso, per poi chiudere la chiamata.
Voglio andarmene perché qui tutto mi ricorda lei.
Dopo mezz'ora sono a casa. Entro e poggio telefono, portafogli e chiavi sul tavolino all'entrata, per poi dirigermi di sopra e vedere a che punto è Roberto.
* * *
Stiamo sistemando le ultime cose quando Roberto dice di dover andare un attimo in bagno. Faccio un cenno del capo indifferente e penso a quello che mi ha combinato quella ragazza. Certo che la vita è proprio strana. Stavo trovando la felicità casualmente, anzi, l'avevo trovata la felicità. Però tutto ha una fine ed è stato casualmente che ho perso la felicità. La mia felicità.
"Senti Marco, partiamo, altrimenti arriveremo troppo tardi e non credo che i nostri cugini ne saranno contenti. Poi chissà com'è il tempo lì. Se troviamo una bufera siamo pure costretti a..."
"Roberto, partiamo." Lo interrompo ed esco dalla stanza. Sto scappando dal suo ricordo e questo è un bel modo per dirle arrivederci: scappare dalla sua ombra.
D'ora in poi non mi sentirai,
non ti cercherò
e tu non mi cercherai.
Siam schiavi dello stesso
ricordo.
Siamo schiavi di noi.
Non ho mantenuto la promessa:
Dovevo proteggerti.
Ma ci sono stato,
Finché hai voluto.
Però ci sono.
Ti aspetto,
sai?
Qui,
sempre.
Ciao Anna.
È questo il messaggio che le ho inviato alcuni istanti fa. Questa settimana mi ha fatto capire che era ora di farla finita, di voltare pagina. Non che l'abbia letta tutta la pagina, ma comunque sia, la nostra parte è finita. È giunta l'ora di uscire di scena.
Lei se ne è andata, io me ne sto andando ed è giusto che sia così.
Non ha senso rimanere in un posto dove si può solo soffrire.
Ora sto per partire per il paesino dei miei cugini in Canada col corpo, ma col cuore da lei, in qualche parte del mondo.
Non la dimenticherò mai.
Grazie Anna.
Questo non è un addio, sai?
È un arrivederci.
Ci rivedremo e non ti lascerò andare più via.
Te lo prometto.
Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio.
Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.
Haruki Murakami
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro