Capitolo 21
MARCO'S POV
Anna entra in camera mia e si sofferma un po' a guardarmi.
Sto dormendo.
Inizia a cercare qualcosa e trovate la carta e la penna inizia a scrivere una lettera.
Una lettera scritta con le lacrime agli occhi, lacrime che rendono tutto il contesto più triste.
Le mura sono del colore della tristezza, della solitudine, colore del sacrificio.
Le mura sono intrise del dolore che lei prova.
Il foglio è intriso delle lacrime che cadono dagli occhi, lacrime che vogliono dire più di quello che acqua salata che scende dagli occhi ha la possibilità di trasmettere.
La penna di colore nero non è mai stata stretta tanto.
La penna sente lo sforzo umano che la ragazza compie nello scrivere quelle parole.
La penna sta per spezzarsi dalla forza subita.
La stanza sta per scoppiare dalla tristezza che la ragazza subisce e affronta da sola.
La stanza è l'angolo segreto del dolore di Anna.
Mi sveglio di soprassalto. Mi guardo intorno, fisso la scrivania e non vedo Anna.
Scruto le mura, mi alzo e cerco la carta e la penna, ma non vedo nessun foglio scritto sulla cattedra e nessuna penna appoggiata su di essa.
Era un sogno.
Mi accerto dell'ora e noto la luce della scritta "3:00" lampeggiare sullo schermo della sveglia.
Vado in bagno e decido di fare una doccia che spero abbia un effetto rilassante il quale, lo so, è solo un'utopia.
Non mi rilasserò anzi, la doccia sarà solo un motivo in più per pensare.
Mi spoglio, entro nella doccia e accendo l'acqua. Nella cabina inizia a formarsi una nube di vapore e ripenso ad Anna, al modo in cui me la sono fatta scappare via.
Come il vapore scappa dalle mani, Anna è andata via. O meglio, sono io che sono andato via.
Ripenso al primo momento in cui l'ho vista: era persa nei suoi pensieri e quando la guardai negli occhi, notai una forte ostilità verso il mondo, notai la tristezza.
Ho imparato che gli occhi sono lo scrigno delle nostre emozioni, quelle più profonde, quelle che tentiamo di nascondere perché crediamo che questo sia un buon modo per evitare che gli altri possano analizzarci nelle nostre paure ed emozioni più profonde.
Ho imparato che la vita ci ha insegnato a nasconderci.
Eppure se trovi qualcuno che ha sofferto e che ha nascoste delle emozioni proprio come te, sei spacciato.
Spacciato perché sa cosa provi, cosa vorresti e non hai, quindi, via di scampo.
Ho sempre creduto che tutto ciò che ci accade sia il risultato di una nostra scelta, ho sempre creduto che ciò che ci accade sia avvenuto perché noi abbiamo permesso che potesse accadere.
Ma sfortunatamente anche le scelte e le azioni degli altri hanno il loro impatto, e a volte non si ha il potere di impedirlo.
Pian piano mi risveglio dai miei pensieri e decido di uscire dalla doccia, mi vesto e mi siedo sul letto, appoggiando i gomiti sulle ginocchia e le mani sugli occhi, continuando a formulare mille pensieri. Cado nuovamente in un sonno profondo, sognando Anna che in questo caso non piange per la mia fuga.
Qui Anna piange perché lei deve seguire qualcun'altro che scappa.
Vengo svegliato da alcuni raggi del sole dell'alba. Credo siano le cinque di mattina o giù di lì, così, per accertarmene giro la testa, ma sento un foglio strofinarmi la guancia. Apro gli occhi e mi ritrovo un foglio piegato su se stesso su cui vi è il nome di Anna scritto da una grafia sconosciuta. Apro il foglio e leggo le parole su quel foglio, parole che mi ricordano tanto il sogno di questa notte, parole che ricreano quell'atmosfera di oppressione e di sfogo, parole che mi sfiniscono.
Grazie a te ho scoperto che la gente a volte compie degli sbagli, involontariamente.
Con te ho scoperto che la vita non è poi così brutta come sembra.
Per te ho scoperto che provo quel sentimento detto amore.
[..] da ora in poi non sarai altro che il mio sogno proibito, l'amore negato.
Non sarai altro che il frutto di ogni mio desiderio più impossibile.
Da ora in poi non sarai altro che un lontano, ma meraviglioso ricordo.
Grazie di avermi fatto scoprire l'amore.
Anna
Quando finisco di leggere quelle righe non so se piangere, gioire, scappare o andare da Anna e accertarmi della sua presenza qui. Decido di andare da Anna, così, con la lettera in mano, corro per andare alla casa di Anna il più presto possibile, ma entrato in essa non vedo nessuno, così decido di andare sopra, nella camera di Anna. Spero soltanto non se ne sia andata per davvero. Non ha potuto lasciarmi con una lettera, la più bella che io abbia ricevuto, nonché l'unica.
Salire quegli scalini e percorrere quei pochi metri è come fare un esame e aspettare ardentemente la conclusione di esso, sperando in un buon risultato.
Sono di fronte alla porta della sua stanza, con la mano poggiata sulla maniglia.
Entro o non entro?
-Entra- Mi consiglia il mio amico subconscio.
-Entro- mi convinco.
-Entri!-
-Entro!- Abbasso la maniglia , spingo la porta e per un attimo chiudo gli occhi, rivivendo i momenti vissuti assieme a lei, che purtroppo non sono molti. Apro gli occhi e trovo solo un letto con le lenzuola piegate e un armadio socchiuso. Prendo un qualcosa dal comò della stanza e lo getto a terra, portando le mani ai fianchi, maledicendomi, pensando alla mia stupidità e dando sfogo a quella lacrima che da troppo tempo stava lì e che aspettava di uscire. Sento quella lacrima scivolare lentamente sulla guancia fino ad arrivare alla mascella, da cui la lacrima cade e che, nel silenzio della stanza, provoca un lieve rumore sul pavimento.
Riapro gli occhi e fisso il letto, interrogandomi.
Quando vuoi scappare da qualcuno dov'è che vai? Dov'è che ti rifugi?
La verità? La verità è che non lo so. La verità è che ora vorrei davvero rompere tutto. Vorrei che fosse qui, vorrei che questi giorni passati assieme rimanessero puri ed unici. Indimenticabili. Vorrei che fosse qui, vorrei avere la possibilità di parlarle. Parlarle... Decido di chiamarla e facendo una corsa veloce vado a recuperare il telefono a casa per poi ritornare nella stanza di Anna e sentire il suo odore a pelle, avere l'illusione della sua presenza.
Ma si sa, le aspirazioni non sono altro che delle illusioni andate a finire male, illusioni che creano dolore e sofferenza, illusioni che ti sbattono la realtà in faccia.
Compongo il numero di Anna e dopo un po' sento una gracile voce sussurrare un modesto "Ciao".
"Dio Anna, dove sei?"
"Lontano."
"Lontano quanto?"
"Lontano tanto."
"Posso saperlo dove sei?"
"Mi piacerebbe dirtelo, Marco, ma no, non puoi saperlo."
"È segreto?"
"Più segreto delle confessioni tra il prete e la persona che va a confessarsi."
"Così segreto?" Chiedo, con un sorriso sulle labbra.
"No, ma non puoi saperlo ugualmente. Non puoi saperlo perché tu dopo verresti e non ti converrebbe visto che il viaggio è lungo e la meta lontana."
"Ti seguirei."
"Basta."
"Non possiamo stare separati io e te, lo sai."
"Impareremo a conviverci."
"Ci faremo male, Anna."
"Sono un po' masochista, non lo sai?"
"Non è tempo di scherzare, Anna!" Dico rassegnato.
"Anche se volessi, non potresti venire e seguirmi."
"Sì che posso."
"No che non puoi. C'è Roberto."
"Potrei... Potrei..." Cerco di dire qualcosa, ma non posso dire nulla.
"Non potresti nulla. Non puoi trascurarlo, trascinarlo come valigia solo perché ci sono io, Marco."
Io sto zitto perché ha ragione e Anna, per chiudere la chiamata dice di dover fare qualcos'altro, ma prima che potesse chiudere la chiamata dico:
"Sai Anna, stanotte ho sognato te due volte: la prima volta nel momento in cui scrivevi la lettera, la seconda volta mentre vedevo te in lacrime per dover andare via. La cosa è che questi sogni li ho sognati prima di leggere la lettera.
"Vuoi dirmi che hai sognato avvenimenti che sono accaduti per davvero, prima che però tu ne venissi a conoscenza?"
"Sì..."
Dopo un lungo silenzio Anna, con freddezza chiude la chiamata dicendo:
"Spera che il tuo sesto senso ieri sera abbia sbagliato.", lasciandomi con l'incertezza di un futuro che non so predire e con la paura di perderla ogni chilometro che si allontana da me.
Ma dimmi tu dove sarà,
dov'è la strada per le stelle?
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