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Capitolo 10

Arrivata nei dintorni di casa mia, mi ritorna in mente che affianco la mia casa c'è la casa di Marco. Spero tanto che non mi veda, perché ora come ora non vedo l'ora di mangiare e addormentarmi. Ho passato una bellissima giornata, non voglio che venga rovinata da uno dei nostri litigi. Perché litigheremo.

Sono nel giardino, quando mi sento chiamare dalla sua voce. Faccio finta di non averlo sentito e continuo a camminare. Proprio quando sono di fronte alla porta, mi sento stringere il polso.
No vabbè, ma hanno fatto amicizia il mio polso e la sua mano?
I brividi mi percorrono tutta la schiena e lui se ne accorge.

"Tutto bene?" Mi chiede preoccupato, guardandomi intensamente.

"Si." Gli dico e lo guardo. Mi perdo per un attimo in quella foresta dei suoi occhi, ma poi distolgo lo sguardo.

"Anna..." Mi chiama lui e alzo di nuovo lo sguardo perdendomi nuovamente nei suoi occhi.

MARCO'S POV

"Anna..." La chiamo e ci guardiamo negli occhi per un tempo che sembra infinito.

Quel mare dei suoi occhi. Ogni volta che li guardo mi investe, mi travolge, mi fa perdere il controllo: la testa non è più comandata da me, ma da quei suoi occhi.

"Anna, vuoi venire con me rivamare?" Le chiedo la prima cosa che mi viene in mente.

Oggi non mi sono perso nemmeno una volta nei suoi occhi, ho visto solo due volte i suoi bellissimi capelli, le ho parlato solo stamattina e non so per quale ragione tutto questo mi è terribilmente mancato.

"Si." Mi risponde e dopo un quarto d'ora siamo sulla spiaggia in silenzio tombale. Passano i minuti e dopo circa dieci mi chiede:

"Cosa ci faccio qui, Marco?"

Non lo so, nemmeno io lo so.. anzi sì, è qui perché volevo stare un po' con lei.

"Volevo parlare con te." Le dico, svelando, in parte, la verità.

"Adesso sono qui e puoi parlarmi."

Troppo semplice da dire. Non so da dove cominciare. Ho un uragano in testa: tutto confuso, niente di nitido.
Continuiamo a camminare, senza che io abbia detto ancora neppure una parola.

Si ferma e allora capisco che è ora di dirle qualcosa, così mi giro.

"Scusami, è che non so cosa dire..." Cerco di dire, ma tutto ciò che dico sembra stupido.

"Cos'hai da dirmi, Marco? Te lo chiedo per l'ultima volta."

"Scusa, scusa per tutto questo. Scusa per aver rovinato la tua vacanza appena iniziata; vorrei tanto tornare indietro e cancellare quei due minuti in cui ho fatto uno dei miei stupidi errori. Vorrei farmi perdonare, ma non so come fare. Vorrei... vorrei non aver provato a darti quel bacio e vorrei ricominciare tutto daccapo"

In realtà avrei voluto darle quel bacio, ma come al solito, non ho pensato alle conseguenze.

"Però ci hai provato. Hai provato a baciarmi." Ribatte lei, guardando il mare con aria malinconica.
Non so cosa ha passato nella sua vita, ma so per certo che un qualcosa l'ha cambiata, l'ha resa la ragazza che è ora.

"Lo so, Anna, lo so..." Le dico io. In quel momento lei si gira e mi guarda fisso negli occhi.

No, non adesso. Sì, hai degli occhi stupendi, ma non istigarmi!

"Anna..." La avviso, cosciente del fatto che potrei cedere.

-Ti uccide, ti uccide!- mi ricorda il subconscio.

"Anna, mi uccidi cosí." Le ricordo avvicinandomi.

-Ti uccide, ti uccide! Staccati da quegli occhi- il subconscio mi ripete, ma io non riesco a staccarmi dai suoi occhi.

-Ricordati di ieri.- mi dice il subconscio. E allora capisco: capisco che mi sta mettendo alle prova, capisco che se provo a rifare quello che ho fatto ieri, potrei dire addio a lei.

"Anna, andiamo via." Le dico quasi bruscamente. Quell'elettricità mi stava sopraffacendo, aveva preso le redini del mio controllo.
É stato bellissimo, ma straziante: bellissimo perché mi sono perso in quegli occhi, ma è stato straziante l'averla a due passi e non averle potuta dare un bacio.
Insieme andiamo in un ristorante e ceniamo lì, parlando di tanto in tanto. Dopo aver pagato, facciamo una passeggiata, durante la quale nessuno dei due proferisce parola.
Ad un certo punto di ferma: "Marco, io non ce la faccio più!" Mi dice e so a cosa si riferisce. Il silenzio era diventato imbarazzante, asfissiante.

"Neppure io." Mi lascio scappare questa frase e con mio grande stupore mi abbraccia.
Sento il suo profumo entrarmi nelle narici e da ora so che questo profumo è il mio preferito. So che non ne troverò un altro di simile perché tutti siamo unici, ma lei... lei è unica in tutto quello che è.

Quell'atmosfera che si era creata dopo quello che non è successo in spiaggia era opprimente, fatta di tantissimi pensieri non detti, è un qualcosa fatto di tutto. Questo qualcosa deve scoppiare oppure ci farà male.
Continuo a circondare con le mie braccia quel suo corpo, sento la sua testa all'altezza del mio cuore che ha preso a battere a più non posso, sento il suo fiato sfiorarmi lievemente la pelle delle braccia. Sento le sue braccia intorno alla mia schiena, sento per la prima volta quel sentimento di protezione che non avevo mai provato. Sento sensazioni nuove, mai provate.
Ma con lei è tutto nuovo, sta accadendo tutto per la prima volta.
Difatti si stacca e sento che è stato un abbraccio fin troppo corto. Mi da un bacio sulla guancia e lì la guardo.
Non mi importa la possibilità di cedere, voglio soltanto guardarla negli occhi. Sento la voglia di stringerla e guardarla negli occhi. È una sensazione stupenda!

Purtroppo tutto questo è destinato a finire prima o poi è, a malincuore, sono io a farlo cessare.

"Andiamo a casa?" Le chiedo, con la voce addolcita dalla situazione.

"Sì... mamma si starà preoccupando tantissimo! Oddio, mamma!" Dice e iniziamo a correre per arrivare a casa.

Con un tempo record, arriviamo a casa e, di fronte casa sua ci guardiamo. Dio mi dia la forza per resisterle almeno stasera... potrei fare una delle mie più grandi cretinate... potrei perderla...

"Allora ciao." Mi dice e mi lascia un bacio sulla guancia.

"Ciao, ti posso mandare un messaggio?" Le chiedo, ricordandomi di avere il suo numero.

"Certo!" Si gira e mi guarda. Mi guarda per cinque secondi che per me sembrano cinque ore, poi entra dentro.

Mi riprendo e ritorno a casa. Come entro sento subito della musica assordante. Questo è Roberto.

"Ciao Roberto! Novità?" Gli chiedo urlando a causa del volume della musica fin troppo alto.

"No niente. Te? Perché sei venuto così in ritardo?"

Cosa gli posso dire? Non gli dirò la verità.

"Lavoro. Ho dovuto fare uno straordinario." Dico e vado in camera da letto.

Mi sdraio sul letto e penso alla serata fantastica che ho passato insieme ad Anna.

Mi è entrata dentro. Ne uscirà mai?

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