Episodio 1: La Luce del Cambiamento
Lysandra era già pronta a dormire.
Alla fine, visto che era quasi mezzanotte, chiuse il libro e lo poggiò sul comodino, sfiorandosi con una mano i capelli bruni sparpagliati sulla faccia, illuminati dalla lampada.
Aveva avuto una giornata pesante: dopo aver passato un'intera mattinata col team di ricercatori a discutere e lavorare mentre testavano un farmaco, chi non sarebbe stato stanco? Per di più con quelle gambe basse, che la facevano camminare il doppio?
Il giorno dopo, visto che si era presa le ferie, non voleva sentire parlare né di cure né di virus o batteri. Avrebbe sopportato, al massimo, una bottiglia di birra e la televisione, con dei pop corn. Nulla di più.
Adesso, era ora di addormentarsi. E infatti, si mise a dormire.
-Quaestor!
Qualcuno di fuori, una voce maschile, urlò quella parola. Lysandra spalancò gli occhi immediatamente.
Non appena lo fece, vide un'abbagliante luce verde entrare dalla finestra alla sua destra. Veniva dal suo giardino.
Senza neanche pensarci, saltò in piedi fuori dal letto e spalancò le finestre per uscire, senza aver spento la lampada.
Non si era sbagliata. Al centro del suo giardino, sull'erba, in mezzo a tutte le aiuole di fiori invisibili nella notte, c'era una una figura alta. Umana, ma sprigionava una luce verde che fluiva verso l'esterno, come un'alluvione nell'aria.
Lei, facendo qualche passo in avanti sull'erba fresca, non emise parola. Guardò a bocca aperta quel flusso; il timore l'aveva così tanto rapita che non si chiese neppure se dovesse scappare.
Dopo qualche secondo, però, tutto finì: la luna tornò ad essere l'unica fonte di luce in mezzo a quel buio.
Ora, tra le aiuole, c'era un uomo.
Lysandra, un po' sorpresa, lo studiò. Non si stava spostando: si ripiegava su se stesso spingendosi le mani sul ventre, intrecciandosi le dita sulla felpa grigia, come se stesse per vomitare. Nonostante fosse vestito in casual, con un outfit da ginnastica, aveva del gel sui capelli e si era visibilmente tagliato da poco la barba.
Dopo aver emesso qualche lamento strozzato, si rimise dritto con la schiena e, guardando Lysandra, borbottò in tono neutro: -Ciao.
-Ciao.
Nessuno dei due disse nient'altro per un secondo. Dopo di che, l'uomo commentò: -Le trasformazioni tra tipi opposti sono sempre un'agonia - e fece una smorfia di dolore. -Hai un uovo?
Lysandra, allibita, non lo ascoltò nemmeno. -Chi sei?
-Oh, io? Il Plurimo. Piacere - disse. -Strano, non sento il dolore che dovrei. Okay, non portarmi più l'uovo. Più che altro, mi puoi dire un attimo che fiori sono questi nelle aiuole? - disse indicandoli.
-Cosa vuoi da me?! - gridò Lysandra, esasperata, che proprio non capiva perché quel tipo fosse lì, nel giardino di una casa sperduta in una prateria.
-Te l'ho detto, dimmi che fiori hai.
-Devo chiamare la polizia?!
-È un crimine così grave chiedere che cazzo di fiori hai?! - sbottò lui.
Lysandra rimase un attimo allibita, e un po' impaurita dal grido improvviso.
Lui la guardò, sempre neutro. Aspettava solo che gli rispondesse, ma lei ora era divisa tra la confusione e il terrore che la situazione sarebbe peggiorata.
-Quella luce... tu... perché hai urlato "ques..." "quiscor", qualcosa...
-"Quaestor"? - l'uomo ripeté la parola con un accento strano. Pareva sorpreso, mentre ridacchiava. -Dovevo dire "Advocator"! Ah, ecco perché non è stato troppo doloroso! E poi, era strano che non riuscissi a riconoscere i tuoi sentimenti!
-Vuoi spiegarmi che cazzo sta succedendo?! - urlò Lysandra, ormai esasperata.
La furia di Lysandra sembrava averlo turbato.
-Okay - disse. -Allora, in breve, gli acquedotti della mia città sono stati avvelenati. Non possiamo più bere, ma se non metto l'antidoto tutti potrebbero morire.
-Che città? Che veleno? - chiese Lysandra, improvvisamente preoccupata.
L'uomo fece un attimo di pausa. -Un sonnifero potentissimo. Prima ti addormenta per un lungo tempo. Al secondo sorso comincia a diventare letale, perché ad ogni sonno indotto il battito del cuore rallenta. Dopo quattro o cinque bevute, zac! - fece il segno della decapitazione sul suo collo; nel mentre continuava a ispezionare il giardino di Lysandra, osservando con occhi iperattivi ogni singolo fiore.
-Per la città... - fece un'altra pausa. -Vengo da Incipia.
-Incipia? Cos'è? - chiese Lysandra, scombussolata.
-Come cos'è? La città dei Mutatori! Non ne hai mai sentito parlare?
-No - replicò Lysandra, piatta. -E dire che non parlo poco con la gente.
L'uomo assunse uno sguardo stranito. -Non mi aspettavo ci avreste dimenticati così facilmente. - Non era accusatorio, ma sembrava davvero sbigottito.
-"Ci"? Cosa sei? - chiese Lysandra, che visibilmente si stava di nuovo innervosendo.
-Potremmo discuterne tranquillamente in salotto, davanti a una tazza di tè, magari? - propose l'uomo, che nel frattempo aveva preso in mano un taccuino e cominciato a scribacchiarci sopra cose che Lysandra non vedeva.
-Ancora non so chi sei e dovrei aprirti casa e darti una tazza di tè?! - ora Lysandra era davvero arrabbiata, tanto che si era avvicinata serrando i pugni: ormai qualsiasi timore le scorresse dentro era completamente evaporato. -Ora tu mi spieghi chi sei. Se sei credibile, forse non ti strangolo.
L'uomo guardò di lato, con l'espressione di chi riconosce di aver fatto un errore. -Dovrei ricordare di fare attenzione con le emozioni altrui quando ho questa personalità - disse sottovoce. -Okay, dammi un secondo e te lo spiego.
Distese le braccia. -Trasporto.
Lysandra improvvisamente non vide più nulla: tutto era divenuto luce verde.
Avvertì una sensazione di fastidio, come se tutto il corpo le prudesse.
Fortunatamente durò solo qualche secondo. Dopo la sua vista tornò normale, ma si accorse immediatamente di non essere più nel suo giardino.
-Benvenuta ad Incipia, cara... come ti chiamavi?
Era su una specie di torre, e davanti a lei c'era una vasta prateria annerita dalla notte. Ma al contrario di quella davanti a casa sua, non vi spuntava neppure un fiore. Più in là, c'era una città, ma non una normale. Le case ai margini erano tutte a forma di fungo.
-Lysandra... - rispose. -Dove siamo?
-Potrei dirti che la grande esplosione di energia generata dal mio corpo e riflessa anche su di te ha alterato lo stato dei nostri quanti conducendoci ad un altro di differente densità, ma a te basti sapere che siamo in una dimensione parallela.
-Eh?
-In ogni caso, mi credi adesso? Posso esaminare il tuo giardino?
Lysandra tentennò un attimo. Aveva dimostrato di avere quel potere, quindi, ragionò, se fosse stato un ladro le avrebbe sicuramente fatto del male. E se come diceva aveva bisogno di aiuto, non era forse suo dovere dargli una mano?
-Okay - disse.
-Perfetto - rispose l'uomo.
Lysandra rivide tutto coprirsi di luce verde, accompagnandosi alla sensazione di prurito, poi si ritrovò di nuovo nel proprio giardino.
-Comunque ancora non mi hai spiegato chi sei e chi sono questi Mutatori e questa Incipia.
-Te lo dico subito - rispose l'uomo. -Intanto, mi dici che fiori hai?
Lysandra fece un attimo mente locale, ma non ebbe difficoltà a ricordarli. -Allora, delle gerbere, belledonne... ovviamente parecchie margherite, ma anche malve...
-Malve? Malve? - esclamò l'uomo. -Ma ottimo!
Prese a girare per l'aiuola osservando i fiori attentamente e poi parlando a ruota libera: -Malve, davvero? In effetti se prendessi una foglia e poi la mettessi al microscopio... oh, ma hai anche piante di fragole! Ehi, se estraessi gli antociani potrei pigmentare quella polvere! E magari mescolando le margherite e diffondendone le particelle odorose potrei... una camomilla da sniffare? Ma sono un genio! E poi, se potessi usarla per cena con le malve, mi addormenterei subit...
-Ma cosa devi fare esattamente? - chiese Lysandra, per smettere di essere intrappolata in quel silenzio imbarazzante, anche un po' irritata da quelle frasi incomprensibili.
L'uomo alzò la testa, coi denti stretti. Si era distratto dal progetto principale.
-Fammi pensare... - abbassò lo sguardo. -Mi serve uno stimolante, e contro quel veleno... innanzitutto potrebbe servirmi della caffeina... - si voltò immediatamente. -Hai del caffè?
-Sì - rispose Lysandra, che nel frattanto l'aveva osservato senza fare o dire granché. -Te lo porto?
-Sì, grazie - rispose l'uomo, continuando a scrutare i fiori con occhio da microscopio.
Non le piacque molto come le rispose, ma lasciò correre. Si volse indietro, ma poi si fermò un attimo. -A proposito, come ti chiamavi?
-Il Plurimo!
Lei rimase un attimo fissa, non capendo. -Il Plurimo? No, dico il tuo nome vero! - disse, pensando stesse soltanto scherzando.
-Tu chiamami il Plurimo. È una storia complicata, poi te la dirò con calma. Ora devo fare l'antidoto. Per favore, vai a prendere il caffè.
A Lysandra non piacque molto quella segretezza, ma andò verso la cucina senza fare storie.
Accese la luce dell cucina e si appoggiò al tavolo, afferrando il barattolo del caffé. Ora che tutta l'agitazione di prima le si era spenta, si sentiva di nuovo molto, molto assonnata. Forse si sarebbe fatta una tazza di caffè per sé, prima di portarglielo.
O forse tre, perché quel sonno si stava facendo ben più pesante.
Possibile che fosse così pesante?
***
-Mmh, ma in effetti la belladonna non contiene solo queste molecole... -continuò il Plurimo, scribacchiando sul taccuino. -Combinandole potrei contrastare quel poco in più di arsenico, perché effettivamente stando alla reazione dell'acido solforico dev'essercene necessariamente di p...
Si bloccò immediatamente. -Ma sono passati dieci minuti ed ancora non ho il mio caffé?
Rimise il taccuino in tasca. -Maledetta Estraintuizione. Che poi è faticosissimo stare svegli in una personalità introversa. - Entrò nella casa con passi svogliati, continuando a riflettere parlando. -Mi conviene indossarne una estroversa la prossima volta. Magari con l'Intraintuizione.
Ringraziò di aver detto il tutto a voce bassa, perché non aveva voglia di spiegare anche questo ed affrontare un altro attacco d'isteria di Lysandra.
O forse no? Era così silenziosa. Che avesse ceduto al sonno mentre faceva il caffé?
Entrò nel salotto, che era direttamente attiguo alla camera da letto. Oltre a quelle due stanze, alla cucina e al bagno, non sembrava esserci altro nella casa. Lysandra era una tipa decisamente sobria.
E la stanza in cui la luce era accesa era sicuramente la cucina.
-Lysandra? Finito col caffè?
Nessuna risposta. La cosa mise subito in allarme il Plurimo, perché ad un'analisi più obiettiva l'idea che si fosse addormentata sulla macchina del caffé all'improvviso pareva piuttosto improbabile. Dalla porta aperta neppure si vedeva una qualche sagoma sdraiata, né aveva udito il rumore di una testa che sbattesse su un mobile (e sicuramente un urto le avrebbe subito dato un risveglio poco delicato).
Fece tre passi più lunghi, e fu subito in cucina.
Che era vuota.
-Lysandra? - gridò. No, gli eventi non avrebbero dovuto prendere quella piega. -Lysandra!
Poi però, quando si fermò un secondo ad osservare, senza che le emozioni interferissero, lo percepì.
-Una distorsione...
Si avvicinò alla macchina del caffé, che era visibilmente accesa ma senza nulla all'interno.
-Credevo vi trovaste solo nei luoghi sacri - disse, ragionando e mettendo in moto la sua Interlogica. Uno strappo di pura energia, che lui poteva percepire, proprio sul bottone della macchinetta.
-Ora che ci penso, gli umani smisero di venerarci più o meno duemila anni fa... - si rigirò il taccuino tra le dita, avvicinandosi alla macchina. -Certo, potevano per lo meno conservarci come leggenda, visto tutto ciò che abbiamo fatto per loro - aggiunse un po' sprezzante -fatto sta che poi vi chiudeste. E ora tu ricompari.
Gli occhi, sgranati come un microscopio, fissavano la macchinetta. Con tutta probabilità, un essere umano l'avrebbe dato per schizzato.
-Non so cosa ti abbia generato, ma devi essere molto recente, altrimenti saresti molto più forte ed esteso. - Si grattò la testa. -Peccato che i portali come te siano concepiti solo per gli umani, e non per gli Incipiani. Ergo, non posso usarti.
Uscì dalla cucina. Quello si aggiungeva alla lista di misteri che doveva risolvere.
E ora, avrebbe prima fatto l'antidoto o cercato Lysandra?
Ritornando al giardino, risolse: -Va be', entrambe. In fondo, da Ricercatore sono sempre stato un buon multitasker.
***
Lysandra sbatté gli occhi.
Si era appena svegliata?
Si era addormentata? Si era addormentata sulla macchina del caffè?
No, non c'era nessuna macchina del caffè.
Sbatté gli occhi ancora.
Attorno a lei, con quella vista offuscata, vedeva soltanto una luce blu.
O era viola? O forse rosa?
Sbatté gli occhi, per la terza volta.
Ora vide meglio dov'era: era stesa sul pavimento, in una strana stanza dalle pareti cangianti. No, non erano neanche pareti: quel colore sembrava stagliarsi fino all'orizzonte, ma al contempo capiva di essere in una stanza dal soffitto nero che troneggiava sopra di lei. Anche quel soffitto, in qualche modo, sembrava proseguire all'infinito, come rincorrendo il colore.
Lysandra, ora che aveva appurato dove si trovava, si chiese cosa fosse successo. Come fosse finita lì, come poteva tornare, che luogo era quello...
Immediatamente un'altra luce catturò la sua attenzione.
Una specie di cilindro di luce orizzontale fluttuava davanti a lei; anzi, attraversava il suo corpo completamente. Ed era molto particolare: era diviso in quattro spicchi, uno azzurrino, uno verde abete, uno bordeaux, e infine uno di un giallo acceso. E in quel momento, quello azzurrino e quello bordeaux sembravano brillare, a differenza degli altri due che apparivano opachi.
Lei sobbalzò quasi immediatamente vedendolo, al che i due spicchi si spensero e si accese quello verde.
Strabuzzò gli occhi, e cominciò a guardarsi attorno in cerca di un'uscita. Al che si accese lo spicchio giallo.
E in effetti, un'uscita c'era. A un certo punto vide, in mezzo ai colori che mutavano continuamente, una figura rettangolare nera, isolata dal resto: evidentemente una porta.
Non ci pensò due volte.
Lo spicchio verde si accese. Lei corse verso la porta.
Corse, mentre mille pensieri e domande le frullavano nella testa e gli spicchi sembravano impazzire, accendendosi furiosamente uno dopo l'altro. Stranamente, solo quello giallo sembrava non volersi accendere.
Fatto sta che raggiunse la porta, e come ne afferrò la maniglia nera, la spalancò a gran velocità.
Dall'altra parte, trovò una piccola stanza nera. In fondo, c'era un'altra porta, che dava chiaramente sull'esterno. A sinistra, c'era un piccolo gabbiotto illuminato simile a una biglietteria, in cui una donna stava seduta, sfogliando distrattamente delle carte.
Appena alzò lo sguardo vedendola, le si illuminarono gli occhi. -Oh, allora non sono tutti addormentati...! - Come le si erano accesi, gli occhi le si spensero. -Tu...
Lysandra si avvicinò di un passetto. -Io?
-SEI UN'UMANA!!! - gridò la donna, che si immediatamente si alzò e cominciò a picchiare la parete dietro di lei e scalciare, urlando come una pazza. -AIUTO!!!
Lysandra si ritrasse immediatamente, colta di sorpresa, e turbata da quella reazione.
-AIUTATEMI!!! - continuava a gridare, e Lysandra capì che non era il caso di restare: si diede direttamente alla macchia, gettandosi sulla porta.
Ma non appena fu fuori, capì che qualcosa non andava: quella non era casa sua.
Era su una grande strada di ciottoli, e davanti a lei vide delle mura di marmo con un palazzone bianco dietro, così grande che copriva con la sua ombra tutta la strada. Guardandosi dietro, trovò una parete identica all'altra, eccetto per la porta da cui era uscita.
Non sapendo cosa fare, cercò di capire cosa le fosse successo.
Si era addormentata sulla macchina del caffè, e poi si era risvegliata lì dentro. Evidentemente era stata portata lì da qualcuno. Ma perché proprio lì? E perché nella stanza non c'era nessuno a sorvegliarla, se era stata rapita? E da dove veniva quello strano tubo di luce?
-Ehi! - colpì improvvisamente un uomo, finendogli addosso, e si accorse che aveva camminato mentre pensava, senza notarlo.
-Mi scusi - disse subito, costernata. E si scansò, per continuare sulla sua strada indefinita.
-Di nient... -fece per rispondere l'uomo, poi fermandosi. -Tu sei umana.
Lysandra rimase sorpresa. Già le era stato detto, e la cosa non era sicuramente normale.
Ma andò nel panico quando venne sbattuta contro il muro: la sua schiena sembrò urlare e il suo battito cardiaco triplicò. Quell'uomo ora la teneva bloccata, e la sua faccia tonda incorniciata di capelli grigi sembrava bollire mentre le gridava. -Cosa ci fai qui?
Lysandra non sapeva come rispondere. Lei non lo sapeva, cosa ci facesse lì. Ma l'uomo, ovviamente, continuò a gridare. -Cosa-ci-fai-qui?!
***
-Ehi, è vero! - gridò il Plurimo. -I portali hanno un marchio di riconoscimento!
Buttò a terra il taccuino su cui stava scrivendo, e si diede uno schiaffo in testa come per rimproverarsi. -Maledetta Intrasensazione che non funziona. -Per fortuna aveva già esaminato abbastanza le piante da aver quasi capito come comporre l'antidoto. Era un bene che passasse molto tempo nella personalità del Ricercatore: era diventato piuttosto esperto con quelle cose.
Ritornò in cucina. Lì, il portale era ancora sulla macchina del caffè, riusciva ancora a vederlo, anche se evidentemente era instabile: stava svanendo.
Osservò per bene quei grani di luce: volteggiavano nell'aria, e solo lui che era Incipiano poteva vederli. Si concentrò sul centro: pur non vedendo un portale da anni, riconosceva ancora quelle sottili linee tra i grani che indicavano le coordinate della destinazione. Quell'Intrasensazione si era decisa a funzionare, pensò compiaciuto.
-431... 50... 12 - decifrò. -Allora, dovrebbe essere... - Associò lentamente i numeri a ogni zona di Incipia. Quelle coordinate non erano mai facili da leggere.
Sgranò gli occhi. -L'Allenatoio vicino al Parlamento.
Capì che doveva sbrigarsi.
-Meno male che abito lì vicino - si disse. Poi si sistemò un attimo, il più in fretta possibile. Non aveva un momento da perdere. -Ora del teletrasporto.
***
-E io dovrei crederti, lurida... - pronunciò quell'ultima parola quasi sputandola: -Donna?
"Perché, quella cos'è?" pensò Lysandra, adocchiando una sagoma femminile che stava uscendo dal suo campo visivo.
-Quella è un'Incitta! - gridò il suo assalitore. -Come ti permetti di eguagliarla a... te?!
Lysandra, incapace di capire come l'avesse sentita, versò nuove lacrime, che lavarono un po' le macchie di sangue sul suo naso. -Deve... -singhiozzò. -Credermi.
La guardò un momento negli occhi.
Lei vide come stavano mettendo a fuoco, sgranandosi e puntando dritti ai suoi, come per scrutarle l'anima.
-Effettivamente stai usando l'Extraemotività - disse. -Mmh.
Lysandra, con lo sguardo, lo stava implorando. "Non farmi di nuovo del male. Ti prego."
L'uomo sbatté gli occhi.
-Sei armata? - gli chiese.
Lei rispose in fretta: -No.
Lui annuì. -Facciamo che ti credo sulla parola. Ma devo comunque portarti dal Consilium.
Lysandra era già confusa, e non le piaceva andare verso l'ignoto. -Dal... cosa mi faranno?
-Cosa fare di te - le disse l'uomo, spronandola intanto a camminare. -Se adottare misure precauzionali o rimandarti semplicemente indietro.
"Misure precauzionali" non aveva mai significato qualcosa di bello, pensò Lysandra. Ma preferì concedergli una possibilità. Così, a passi lenti, andò con lui via da quella strada.
-Ah, eccoti Lysandra- esordì il Plurimo. Avevano appena svoltato l'angolo, e lui era davanti a loro come spuntato dal nulla.
-Il Plurimo? - chiese l'uomo.
-Già, Corneli - gli rispose. -Dove la stai portando?
-Al Consilium, ovviamente - disse. -Non vedi che è umana?
-Il Consilium? Ah... okay - balbettò il Plurimo. -In tal caso ho paura dovrò prenderla io.
Le afferrò il polso e corse via.
-Cosa stai facendo?! - gridò Lysandra. La stava trascinando lungo la via, facendola sfrecciare tra palazzi di marmo alti metri e metri che Lysandra non ebbe neppure il tempo di guardare.
-Se Cornelius ti avesse portato dal Consilium ti avrebbero di sicuro torturata e chiusa a chiave per l'eternità! - gridò il Plurimo.
-Cornelius? - domandò intanto Lysandra, mentre sentiva ancora quell'uomo correre dietro di loro urlando. -Ma non si chiamava Corneli?
-Facciamo che ti spiego tutto più tardi, okay? - replicò il Plurimo, visibilmente stizzito.
Intanto i palazzi cominciavno a sparire, lasciando spazio a basse case di legno, che ricordavano molto delle baite nordiche addobbate per il Natale.
Continuando a correre affannato, il Plurimo si guardò intorno. -C'era una Ianua qui vicino, me lo ricordo! Proprio accanto al Socolatarium... - All'incrocio, si fermò ed esaminò la strada. Lysandra, che stava correndo ormai per inerzia, fu quasi scaraventata in avanti.
Poi vide in fondo alla via di sinistra un negozietto verde: anche da lontano si leggeva proprio l'insegna "Socolatarium". Non perse un momento ad infilarcisi. Stava ancora tenendo Lysandra, che infatti venne colta di sorpresa dalla ripartenza improvvisa e quasi inciampò.
Lei continuava a non capire niente, ma in quella corsa non sarebbe mai riuscita ad articolare una domanda: le scappavano continuamente urletti quando incespicava su un sampietrino.
-Ci siamo quasi... - soffiò il Plurimo a denti stretti.
Voltatasi un attimo indietro, vide Cornelius fermarsi, molto più indietro, col fiatone. -Lo dirò al Consilio, Plurimo! E questa ti costerà cara!
"Ma che hanno questi, le desinenze volanti?" pensò Lysandra, storcendo il naso. Ma non riuscì a continuare il pensiero, perché il Plurimo lanciò un insulto indistinto e saltò.
Lysandra fu scaraventata dentro a uno strano liquido argenteo. Poi tutto esplose nella luce per qualche secondo.
Quando la cosa smise, si sentì capitombolare su qualcosa di morbido. E lanciò un altro urletto.
-Stai bene? - chiese il Plurimo. Lysandra mugugnò in risposta, sbattendo le palpebre.
Quel posto aveva tutta l'aria di essere una casa.
Il materasso su cui era atterrata aveva tutto l'aspetto di un letto, tanto che c'era anche un cuscino, su cui il Plurimo ora era seduto.
Davanti a lei c'era un basso tavolino d'ebano, su cui era stesa una tovaglietta. Tre poltroncine rosse setose lo accerchiavano; il tutto contornato da pavimento e pareti bordeaux.
A parte due porte nere in fondo alla stanza, dunque, non c'era che una lampada bianca sul soffitto a fare un po' di luce.
Il Plurimo si alzò con calma dal cuscino, e si diresse senza troppi complimenti verso la porta sinistra. -Dopo questa corsetta, una rifocillatina ci vuole.
Lysandra era rimasta sul materasso a guardarsi intorno. Non stava capendo niente, e ormai non sopportava più quella sensazione. Che ovviamente esplose.
Gli afferrò il collo della felpa e lo inchiodò con furia a una delle poltrone. Un attimo dopo era sopra di lui, quasi ringhiava, mentre lo vedeva buttare gli occhi in ogni direzione come se fosse stato confuso.
-Tu. Non vai. Da nessuna parte. - Sì, si stava trattenendo per non urlare. -Tu. Ora. Mi spieghi. Chi sei. Cos'è questo posto. E cosa sta succedendo.
Il Plurimo stava respirando affannosamente. Lysandra fissò quegli occhi, che restavano sbarrati, completamente fermi.
-Okay. - Rispose alla fine. -Fammi tutte le domande che vuoi.
Lysandra era già più soddisfatta, anche se all'esterno sfoggiava ancora uno sguardo torvo degno di un pirata.
Si girò, poi si buttò sulla poltrona a destra.
-Prima domanda - incominciò, senza preamboli. -Dove siamo?
Il Plurimo fece: -Mmh. - Si prese una pausa per rispondere, come se fosse difficile da spiegare.
-Questa - disse -è Incipia. Hai visto che prima ti ho teletrasportata?
-Sì, e siccome la cosa mi aveva colpita, ti ho voluto credere - rispose Lysandra. -Ma adesso non mi basta. Dimmi esattamente dove siamo.
Il Plurimo mugugnò di nuovo. Poi sputò una frase: -Come spiegartelo.
Roteò gli occhi, cercando un'idea per esprimere ciò che pensava. -Questo è un universo parallelo, e io sono in grado di teletrasportarmi direttamente col corpo. Deviazione quantica.
-Mmh - annuì Lysandra. -E questo tuo mondo è in pericolo, perché qualcuno ha messo un virus negli acquedotti.
-Esatto. Hai notato che non c'è nessuno in giro?
Lysandra ci ripensò un attimo: in effetti, escludendo Cornelius, le strade erano deserte. -Quindi?
-È per questo - disse il Plurimo. -Quel veleno, all'inizio, ti prolunga semplicemente il sonno oltre la notte. Quindi, gran parte di Incipia stamattina non si è svegliata.
Lysandra annuì. In fondo, gli credeva: l'aveva teletrasportata. Anche se pareva strano, l'aveva visto lei stessa. Una spiegazione come un'illusione di specchi non reggeva. E di certo non si era addormentata: aveva lasciato la lampada accesa, e quando restava accesa non riusciva mai a dormire.
-Okay. Seconda domanda - continuò - cos'era quella luce verde quando sei apparso? E hai urlato una parola in latino?
-Mmh - mugugnò il Plurimo, sentendo che quella non sarebbe stata facile da spiegare.
-Noi Incitti abbiamo un potere particolare. -Si preparò a dirlo. -Possiamo cambiare la nostra personalità a piacimento.
-A piacimento? - chiese Lysandra, in realtà un po' stupita.
-Già - rispose il Plurimo. -Tutte le personalità possono essere ricondotte a 16 modelli. Anche nel caso di voi umani.
-Noi umani - rise Lysandra.
-Perché, cosa credi? - replicò il Plurimo, senza partecipare alla risata. -Noi Incitti siamo effettivamente una specie diversa. Altrimenti come farei a cambiare così di colpo?
Lysandra lo ascoltò ed annuì. Così si limitò, zittita, a chiedere: -E questi Tipi sarebbero?
Il Plurimo rispose senza esitare. -Architetto, Ricercatore, Generale, Oratore, Sostenitore, Amante, Ispiratore, Avventuriero, Impiegato, Medico, Ministro, Giullare, Meccanico, Pittore, Eroe, Intrattenitore.
Lysandra non rispose subito. -Facciamo che me li spieghi tutti un'altra volta.
Il Plurimo rimase freddo: non ridacchiò affatto, al contrario di Lysandra. Lei, vedendo la sua espressione vuota, smise, arrossendo dall'imbarazzo. Il Plurimo, però, sembrò non fare caso neanche a questo.
-Come vuoi - fu la sua unica risposta. -Fatto sta che siamo anche in grado di Leggere che area del cervello sta usando una persona. E quindi sapere cosa sta pensando.
Lysandra rimase di stucco, mentre lo vedeva farle un occhiolino. -E tu l'hai fatto anche con me...?
-No - rispose immediatamente il Plurimo, ma con un tono pragmatico e non sulla difensiva, come ci si aspetterebbe. -Ho solo letto il tuo Tipo, e so che sei una Medica. Più che altro, la donna nella sala d'addestramento e Cornelius invece ti hanno Letta, e per questo sapevano che eri umana.
-Ed è anche per questo che Cornelius sapeva che non stavo mentendo? - chiese Lysandra. Le sfuggì uno sbadiglio assonnato.
-Esattamente - il Plurimo schioccò le dita. -E per questo voleva portarti al Consilium.
Lysandra lo guardò interrogativa. Anche lui la fissò per qualche secondo, senza neppure pensare che forse lei non aveva capito.
Poi se ne accorse. -Oh - esclamò. -Il Consilium è il nostro parlamento, in pratica. Ogni quartiere ne ha uno.
-Ci sono pure dei quartieri, adesso? - disse Lysandra , un po' scocciata del Plurimo che continuava a dire cose come se lei le conoscesse già.
Lui non sembrò neppure notare che era stizzita. -Già, il Quartiere Mediano, il Quartiere Sinistro, il Quartiere Destro, il Quartiere Basso, il Quartiere Alto, il Quartiere Isolato e il Quartiere Talassico.
"Talassico"? Lysandra storse il naso davanti a quel nome, l'unico che di sicuro avrebbe ricordato. Il Plurimo le buttava addosso secchi di informazioni ogni volta, ma per il momento si accontentava.
-Questo, per la cronaca, è il Quartiere Mediano. - la informò il Plurimo. "Una buona volta", pensò lei.
-Spero di averti soddisfatto - disse il Plurimo, senza troppa rabbia. -Ora vorrei andare a nutrirmi. A dopo.
Lysandra si mise a ridere per il termine "nutrirmi", e non fece caso al Plurimo che apriva la felpa e la buttava con noncuranza sul letto, dirigendosi poi alla porta a sinistra.
Quando rialzò la testa, lui stava già chiudendo. Lei si alzò, e gridò: -Potresti offrire qualcosa anche a me, eh!
Procedette verso la porta, e afferrò la maniglia.
Ma prima che la abbassasse, udì improvvisamente lo scroscio di un getto d'acqua dall'altra parte. Una doccia.
-Penso sarà un po' difficile! - urlò a quel punto il Plurimo.
-Ma non stai mangiando! - ribatté Lysandra.
-L'avevo scordato - constatò il Plurimo. -Noi Incitti non mangiamo cibo come voi umani. Sotto al Quartiere, scorre un fiume, lo Psichepotamo. Noi ci nutriamo bevendo la sua acqua, o assorbendola attraverso la pelle. - spiegò. -E a me piace molto di più il secondo modo.
-Stai dicendo - chiese Lysandra, stranita - che la tua cena è fare una doccia?
-Esattamente - gridò il Plurimo in risposta, tra un fischiettio e l'altro. -Ora, per favore, mi lasci in solitudine? Ne ho bisogno quando sono in un Tipo introverso!
Lysandra, di nuovo, non capì cosa intendesse. Ma non volle perdere tempo in ulteriori domande. Tipo, doveva ancora spiegarle cosa fosse l'Extraintuimento o quella roba là. Però, si rassegnò a risedersi sul letto in silenzio.
Sbadigliò.
In effetti il sonno cominciava a farsi sentire.
***
Il Plurimo, dopo riessersi infilato l'ultimo calzino, andò verso la porta della doccia. Mentre i suoi piedi calpestavano il pavimento di mattonelle nere, ringraziò ancora una volta di aver installato un filtro. Da un po' di tempo a quella parte, prima ancora che ci fosse il sonnifero nell'acqua, lo Psichepotamo aveva un sapore cattivo. Gli era bastato mantenere la personalità del Meccanico per tre giorni ed aveva fatto un lavoro egregio. D'altra parte, quand'era stato giovane, quello era stato il suo Tipo preferito.
Poi spalancò la porta. -Adesso cosa intendi...
Non completò la frase, perché un secondo dopo si accorse che Lysandra stava dormendo. E russava.
Così, a passetti, si diresse verso di lei.
"Meno male, ero stanco di risponderle. Mi stava assillando a forza di domande", pensò.
Si sedette su una delle poltrone, gli occhi sempre puntati su di lei. Era ovvio che stesse dormendo, rifletté. "In fondo l'ho fatta correre come una pazza, ma stava per andare a letto."
Il pensiero lo fece ritornare a Cornelius. "Ma non si chiamava Corneli?" aveva chiesto Lysandra. "Già, Lysandra, quella è una declinazione latina, così come io ho detto "Quaestor" in latino per trasformarmi. Maledizione, il traduttore implementato nel portale che hai attraversato era difettoso, ai miei tempi li facevano più efficienti. Coi greci non avevamo mai problemi. Per fortuna non ci hai fatto troppo caso. Non posso spiegarti quella cosa. Anzi, tu neanche potresti essere qui."
Si alzò in piedi, squadrandola da capo a piedi, distesa lì sul letto.
"Già, se solo un altro Incitto ti vedesse ti porterebbe al Consilium," che si chiamava così e basta, "senza pensarci due volte. C'è un motivo se tutti i portali sono stati chiusi."
E a questo punto prese una decisione. Se non l'avesse fatto adesso, non avrebbe potuto più rifarlo, almeno non senza effetti devastanti.
Le si avvicinò a passo felpato, facendo moltissima attenzione a non produrre neppure il più piccolo minore che potesse svegliarla. Per fortuna, in 2800 anni di vita, aveva imparato a fare tante cose. E questa era una delle cose che aveva dovuto apprendere nelle vesti di Eroe.
Non era che gli andasse a genio farlo, ma lo doveva fare.
Dopo che fu davanti a lei, le toccò con delicatezza la mano. Si concentrò completamente per visualizzare la sua destinazione, sforzandosi di ricordare come fosse fatta esattamente la camera di Lysandra.
Poi sussurrò: -Teletrasporto.
Venne sommerso dalla luce verde.
Ed infatti era proprio dove desiderava.
Lysandra era stesa sul suo letto, anche se le mani di lui, che invece era sul tappetino accanto, la stavano ancora tenendo.
Non era piacevolissimo ritrovarsi le braccia schiacciate tra il suo corpo e il letto, così il Plurimo si concentrò: le fece scivolare, con lentezza estrema per non svegliarla, via da sotto di lei, ritrovandosi immediatamente libero.
Probabilmente si era sentita prudere tutto il corpo, ma il fastidio non era mai così forte da svegliare qualcuno. Il Plurimo, d'altra parte, in passato aveva già trasportato gente che dormiva.
E così, poté risussurrare: -Teletrasporto.
Altra luce verde, altro prurito, ma dopo il Plurimo era di nuovo a casa, sul suo buon letto.
E forse era il caso che dormisse, visto che era sera inoltrata. Non solo aveva fatto ricerche per tutta la serata ed aveva quasi completato l'antidoto, non solo si sentiva troppo stanco per finire il lavoro nonostante si fosse nutrito, ma domani Cornelius sarebbe andato alla carica contro di lui.
Con tutto il Consilium.
***
Lysandra si svegliò.
Ancora nel letto, si stiracchiò e sbadigliò vigorosamente. Provò una leggera vergogna a contenersi così poco, come una selvaggia.
Si sentiva incredibilmente stanca, come se avesse corso.
Al contrario di quanto accadeva di solito, ricordava il sogno che aveva fatto: un uomo eccentrico le entrava inspiegabilmente facendole domande e la trasportava con la magia in un altro mondo, e lì scappava da un tizio che la voleva picchiare.
Strano che ci fosse quella correlazione...
"Ma dai che è un sogno", si disse. "Ti pare possibile che qualcuno ti teletrasporti? Sii realista, cretina."
Sorrise al pensiero, e all'auto-insulto. "Piuttosto alza il culo da questo letto e datti da fare col tuo programmone."
Ben detto, avrebbe detto alla sua voce interna, ma non era così cretina.
Per fortuna aveva lasciato sia birra che pop corn accanto al letto, così allungò una mano da sotto le coperte (mai avrebbe rinunciato al loro tepore togliendosele) e afferrò la bottiglia.
La posò su di sé, mentre con la stessa mano prendeva l'apriscatole che aveva lasciato sul comodino.
Quando la stappò, una volutina di fumo le finì nel naso. Poi non perse troppo tempo a prenderne un sorso.
Il suo cervello smarrì il senso del tempo. Lysandra guardava una serie TV, passando quasi automaticamente da un episodio all'altro. Nel mentre, tra un sorso di birra e l'altro, buttava in bocca svariati pop corn. Al secondo episodio era arrivata a quattro bottiglie. Tutti quei pop corn, oltre ad aver dato alla sua lingua un sapore salato, le avevano appesantito parecchio lo stomaco.
Chissà se il suo fegato avrebbe retto.
"Ma anche non reggesse" si disse, "chi se ne importa. Sono a casa mia, mica al lavoro." E come per suggellare l'affermazione che aveva pensato, riportò la bottiglia alle labbra.
Ma la birra non le scese lungo la lingua.
Qualcosa, infatti, le aveva tappato la bocca. E, come intuì dalla sensazione setosa sulle guance, era una mano.
Istintivamente, fece per urlare. Peccato che, visto che viveva da sola, non c'era nessun altro in casa, oltre a lei e al misterioso assalitore. O più probabilmente assalitrice, a giudicare dal tocco di quella pelle estranea.
Si dimenò con forza, ma improvvisamente tutto il suo campo visivo si appannò e si riempì di luce verde.
"Il Plurimo?" pensò sorpresa. Che stesse ancora dormendo e avesse solo sognato di svegliarsi? O, ancora più improbabilmente, che non avesse affatto sognato ieri sera?
Scacciò l'ipotesi dalla mente, ma comunque continuò a dimenarsi nella luce verde, perché non sentiva soltanto un leggero fastidio come prima. Tutto il suo corpo era improvvisamente colpito in ogni punto da fitte dolorose, più forti a ogni secondo che passava. E durò a lungo, molto a lungo. Lysandra si chiese se avesse mai provato un dolore simile.
E una piccola parte della sua mente le disse: "Tutto questo non può essere irreale."
No, decisamente non lo era. O sì?
In effetti le fitte si erano fatte così forti che Lysandra si era ormai assuefatta. Il dolore pareva attenuato, e anche la sua vista della luce verde si stava facendo più scura.
Riusciva effettivamente a pensare?
Il cervello le si spense lentamente. Ripiombò nel sonno, un sonno senza sogni.
***
Il Plurimo camminava a passo spedito lungo la strada.
La via si era di nuovo riempita di gente, ma se non si fosse sbrigato probabilmente sarebbero morti tutti.
Lui era uno dei pochi ad avere il filtro e a poter fare la doccia. Presto tutto gli Incitti sarebbero tornati a casa per pranzo e si sarebbero dati una terza dose di veleno, forse letale. Grazie al cielo a Incipia non esisteva la colazione, come nel mondo umano.
Nel frattempo, aveva preferito mettere in giro la voce che l'acqua fosse diventata pericolosa, mandando qualche lettera anonima in giro. Già, perché o quel veleno cancellava anche la memoria, o comunque nessuno dopo la prima dose si era accorto di qualcosa, tanto che più o meno tutti gli Incitti ne avevano preso una seconda. Ed era a quel punto che lui aveva risolto di agire, ed era andato a casa di Lysandra.
Magari non gli avrebbero creduto tutti, ma sperava che almeno qualcuno si sarebbe salvato.
***
Aver partecipato alla costruzione delle condutture dello Psichepotamo aveva i suoi vantaggi; per esempio, sapere che il punto più vicino e più facile da penetrare si trovava sotto alle carceri.
Il Plurimo uscì dallo specchio liquido del portale e si ritrovò di fronte al quartiere governativo, dove il giorno prima era stata catapultata Lysandra. Come gli accadeva ogni volta, la sola vista di quegli alti e imponenti edifici, grandi come un castello, lo fece sentire piccolo.
Si incamminò verso l'interno: l'accesso alle carceri, se ricordava bene, era nelle mura esterne.
Oltrepassò l'alto arco che segnava l'entrata del quartiere. Non c'erano guardie all'entrata, perché pattugliavano le strade continuamente, e all'entrata c'era un campo di forza selettivo a fare da antifurto contro chi trasportasse sostanze od oggetti pericolosi. Dopo quello, c'era un largo incrocio: la strada in avanti si snodava tra tutti i palazzi dei vari organi governativi, mentre una strada orizzontale si affiancava alla cinta muraria.
Naturalmente, il Plurimo fece attenzione a restare nascosto tra le ombre. Non poteva tenere il cappuccio della felpa alzato perché sarebbe apparso sospetto; doveva tenere il volto scoperto e fare in modo che non fosse riconoscibile.
Sì, stava correndo un rischio, ma doveva agire in fretta e non poteva permettersi di fare piani, anche perché stava indossando una personalità poco adatta alla pianificazione. Doveva essere veloce, e quella era la via più rapida, e quella con l'accesso più facile; prendere un'altra strada gli avrebbe fatto perdere troppo tempo, e di tempo non ne aveva. Tutti gli Incitti sarebbero tornati sotto la doccia all'ora di pranzo, due ore dopo, assumendo probabilmente la dose fatale.
Nella strada che stava percorrendo non c'era molta gente, ma qualche guardia passava sempre. Probabilmente poche di loro conoscevano la sua faccia, ma di sicuro Cornelius aveva dato l'ordine di catturare il Plurimo, e lui non aveva più la copertura della folla là dentro.
Per fortuna non doveva camminare troppo a lungo: semplicemente tenne lo sguardo fisso davanti a sé, sperando di non attirare l'attenzione di nessuno. Molte volte le guardie dei palazzi governativi credevano di non dover lavorare visti tutti i sistemi difensivi che li corazzavano, quindi non erano molto attente.
Mentre era concentrato a non farsi notare, il Plurimo udì delle voci femminili confuse. Guardò con la coda dell'occhio, e vide che due guardie, in tuta gialla, che chiacchieravano e stavano venendo nella sua direzione.
Non guardarle. Non guardarle.
"È tipo Feralia" disse la prima.
La seconda rise. "Ma infatti si è vista?"
Non devono leggermi la mente.
Se avessero deciso di leggere il suo flussore, il Plurimo sarebbe stato spacciato. Doveva pensare a qualcos'altro, e pensarci per davvero.
Qualcosa che impegni la mia funzione primaria, altrimenti sarà poco credibile.
Per fortuna, gli venne in mente un enigma su cui si era messo a pensare una settimana prima, ma l'aveva abbandonato.
"Se un tuo amico scommette 1 moneta che se tu gli dai 2 monete, lui te ne restituisce 3: dovresti accettare la scommessa?"
Sentì i passi avvicinarsi e le voci farsi più vicine, così si mise a pensare intensamente. Si sarebbe concentrato sul resto una volta che le guardie fossero passate oltre.
Allora, io gli do due monete. A questo punto, lui può non restituirmi niente. In tal caso avrebbe perso e mi darebbe una moneta, quindi perdo una moneta, il che non mi conviene.
Sentì gli occhi delle due guardie su di sé. Si forzò a continuare a pensare all'enigma, senza che l'ansia lo prendesse.
Già questo dovrebbe farmi desistere dallo scommettere; ma poi, se anche mi desse tre euro, vincerebbe e gliene dovrei restituire uno, così ci ritroveremmo da capo a dodici. In ogni caso, la scommessa non mi conviene.
Tornò un attimo a guardare davanti a sé. Le guardie erano già dietro di lui, lo sentiva dai passi.
-Ma quello là? - sentì sussurrare una delle voci.
Ebbe un colpo al cuore.
Ma continuò a camminare. Forse non gli avrebbero dato peso se si fosse mostrato indifferente. Anzi, fermarsi sarebbe stato una confessione.
-Carina la felpa - disse l'altra voce, sarcastica.
E un coretto di risate. Tentavano di nasconderle, ma il Plurimo le sentiva benissimo.
Neanche si sentì offeso. Anzi, l'ho rischiata grossa. Evidentemente, per fortuna, non gli avevano letto il flussore.
Davanti a sé non c'era nessun altro, così si mise a guardare l'edificio, cercando la porta che conduceva ai sotterranei.
E infatti, un po' più avanti a lui, comparve quell'altissimo portone di legno che stava cercando.
Si avvicinò e lo spalancò lentamente. Per fortuna non cigolò, altrimenti quelle due guardie l'avrebbero sentito e magari si sarebbero fatte due domande. In ogni caso, il Plurimo non intendeva riattirare la loro attenzione.
Come si aspettava, si ritrovò in una sala illuminata ma vuota. Non si era mai capito perché fosse stata messa, dato che non c'era neppure una sedia, ma solo sterile pavimento.
Per fortuna, anche se la progettazione di quel posto non era stata affidata a lui, ricordava bene i disegni di quegli edifici. E se ricordava bene, il primo piano della prigione era proprio lì sotto, e lui doveva arrivare al terzo, quello più basso.
Il Plurimo si concentrò, perché la parte più ardua del piano sarebbe stata quella.
Estrasse dalla tasca la pistola sedativa.
Era caricata con venti colpi, il massimo che supportasse. Essendo ricercato, non aveva potuto rifornirsi di qualcosa di meglio, quindi aveva dovuto accontentarsi di ciò che aveva già in casa. Se quei colpi fossero finiti, l'unica opzione che avrebbe avuto ancora sarebbe stata correre.
Ma non poteva farsi condizionare dalla tensione: non c'era tempo.
Spalancò la porta, e si ritrovò nella sala d'attesa.
-Buongiorno, sign... - disse una guardia, anche quella con una tuta gialla e un cappello largo, dietro a un bancone. Si fermò immediatamente non appena riconobbe il Plurimo.
Lui alzò senza neppure pensarci la pistola e sparò un colpo alla sua guancia.
In un secondo la freccetta rossa fu conficcata nel suo viso. La guardia si stava subito accasciando a terra.
Ma questo il Plurimo non lo vide, perché guardò immediatamente sulle sedie e vide sette persone; e d'istinto come aveva sparato alla guardia, sparò a tutte loro, sedandole. Riuscirono a malapena a gridare, per quanto furono colti di sorpresa
In sei secondi dalla sua entrata tutti erano rovinati a terra, senza neanche fare troppo rumore.
Il Plurimo sbuffò. Essere così conosciuti in tutto il Quartiere Mediano in quel momento si rivelava una vera rogna.
Guardò la pistola. Dodici munizioni, quelle gli restavano.
Maledizione.
Le guardie delle celle sarebbero sicuramente state di più. Questo significa che alcune di loro avrebbe dovuto affrontarle a mani nude.
Decise subito che avrebbe usato tutte le munizioni prima. Se una guardia avesse chiamato aiuto si sarebbe trovato in grandissimi guai.
Dopo di che estrasse dalle tasche i due pezzi della bomba che avrebbe usato per aprire un passaggio per raggiungere lo Psichepotamo, che scorreva proprio accanto a una parete del piano più basso.
Aveva dovuto separarli perché altrimenti avrebbe fatto scattare il sistema difensivo della zona parlamentare non appena avesse varcato il cancello, dato che era provvisto di uno scandaglio che individuava pressoché tutti i tipi di arma. Nei suoi due pezzi, invece, c'erano solo sostanze innocue: soltanto mescolandosi e reagendo sarebbero diventate esplosive, e una volta tirata la maniglia avrebbe tutto fatto effetto.
Era da quando l'Impero Romano d'Occidente era caduto e lui era stato destituito aveva sempre tenuto quella bomba irrintracciabile in casa, nel caso gli fosse potuta servire. Non si era mai deciso ad attaccare il Parlamento, invece finalmente adesso aveva un'occasione per usarla.
Ma adesso era il momento di passare all'azione.
Il Plurimo spalancò la porta in fondo alla stanza, e tutto il corridoio del primo piano si parò davanti a lui.
Era occupato da sei guardie, disposte a forma di rettangolo.
Cazzo, pensò il Plurimo non appena se ne rese conto. Tutte, appena entrò, si girarono verso di lui.
Ma non fecero neppure in tempo ad assumere un'espressione stupita che i sedativi colpirono tre di loro.
-Il Plurimo! - riuscì ad articolare il quinto, ma anch'egli cadde sotto i colpi del Plurimo assieme alla quarta.
L'ultimo provò ad alzare la propria pistola, ma fu inutile; subito dopo la quinta, la furia del Plurimo si abbatté anche su di loro.
Sei munizioni, pensò il Plurimo, frustrato. Era un bene che si tenesse sempre in allenamento con la mira, anche se il Tipo che indossava in quel momento smorzava un po' la sua capacità vera.
Per fortuna il corridoio non era troppo lungo e quindi non poteva contenere troppe guardie. Era una fortuna che i prigionieri venissero miniaturizzati, per risparmiare spazio.
Mentre incedeva lungo il corridoio, infatti, vide tutte le mini-celle allineate sul muro, intervallate da lineette di muratura. Vedeva i minuscoli sguardi di tutti quegli Incitti miniaturizzati, e persino le loro grida.
Ma, anche se non molto felicemente, le ignorò tutte e andò verso la scala a chiocciola per il secondo piano.
Prima di scendere, tolse le scarpe. Era meglio che non facesse rumore; meno le guardie si fossero messe sull'attenti, meglio era.
Scese le scale una a una. Oramai quasi non sentiva più la paura.
Dopo una cinquantina di gradini, si trovò davanti alla porta.
Anche in questo caso, non esitò neppure un attimo: la spalancò subito.
Nel corridoio del secondo piano, uguale in aspetto a quello del primo, c'erano sette guardie, tre sulla sinistra e quattro sulla destra.
Il Plurimo imprecò mentalmente, ma non perse tempo: sparò rapidamente i sedativi sulle guardie, che caddero una dopo l'altra. Tentarono di sollevare le pistole, ma come sempre il Plurimo era troppo veloce ed aveva una buona mira. Avere sparato in così tante guerre gli aveva conferito una buona abilità.
Dovendo improvvisare in quel preciso momento, quando toccò sparare alla terza guardia a destra (che a vedersi doveva pesare tanto) si concentrò e la prese dritta negli occhi.
Come prevedeva, la guardia urlò di dolore e nella foga camminò all'indietro, finendo per collassare sull'ultima guardia, come il Plurimo sperava.
In tutto questo, il Plurimo corse in avanti proprio verso l'ultima guardia, e approfittando del fatto che era buttata a terra, assestò sulla sua testa un calcio abbastanza potente perché perdesse i sensi.
Sorrise soddisfatto. Anche senza abbastanza munizioni, ce l'aveva fatta comunque. Certo, aveva probabilmente rotto un osso alla guardia, ma meglio lui che tutto il Quartiere.
Poi però ritornò la frustrazione: adesso doveva affrontare le guardie del terzo piano senza munizioni, quando loro erano armate. E doveva farlo in fretta, perché non sarebbe passato molto prima che qualcuno si fosse accorto che qualcosa non andava.
Certo, non era facile elaborare un piano con tutte le voci dei prigionieri che urlavano, spaventate o sbalordite.
Per niente facile. Anzi, decisamente fastidioso. Persino estenuante.
-SILENZIO! - gridò il Plurimo.
Tutte le voci si zittirono, come per magia.
-Finalmente un po' di pace per riflettere - disse il Plurimo, a voce alta.
Ma dopo sentì un altro squittio continuare a chiamare: -Plurimo!
Aspetta. Quella voce gli era familiare.
Se quel presentimento che il Plurimo aveva avuto era vero...
Andò verso la parete sinistra, alla fonte della voce. La cercò con le orecchie, finché non capitò davanti a una delle cellette.
E come sospettava, dentro c'era Lysandra. Miniaturizzata.
Ormai aveva smesso di dire "Plurimo" e aveva attaccato a dire cose che lui non capiva, perché era troppo piccola.
Per fortuna, il Plurimo sapeva come aprire quelle gabbie, e non era neanche troppo difficile. Per adattare qualcuno a una celletta, bastava fargli mettere un piede dentro. Allo stesso modo, se si camminava al di fuori di una celletta, si ritornava alle dimensioni normali.
Così estrasse la celletta, che non era altro che un piccolo quadrato di muri e sbarre con un pavimento, e mise dentro un dito.
Anche se non poté vederlo, capì che Lysandra aveva intuito cosa fare, perché la sentì avvinghiarsi al dito. Il Plurimo ebbe una sensazione di solletico che lo fece quasi ridere.
Portò rapidamente il dito fuori dalla celletta, e Lysandra con un "pop" si ingigantì nelle proprie dimensioni normali.
I due si fissarono per qualche secondo, poi Lysandra disse: -Grazie.
Il Plurimo si limitò a balbettare: -Prego.
Lysandra non fu soddisfattissima della risposta, ma il Plurimo le fece subito una domanda: -Perché sei qui?
-Non lo so - rispose lei. -Ero sul mio letto e qualcuno mi ha rapito.
Il Plurimo non perse tempo a fare due più due. -Qualcuno al Consilium ha scoperto dove abitavi, in qualche modo.
Le fece segno di mettersi in cammino. -Togliti le scarpe.
Lysandra, senza fare troppe domande, se le tolse. Si diressero verso la scala e cominciarono a scenderla, mentre il Plurimo sussurrava: -Lysandra, qui a Incipia non dovrebbe esserci nessun umano. Ti ritengono una minaccia, per questo sei stata arrestata.
-Perché una minaccia? - chiese Lysandra.
Il Plurimo sospirò. -È troppo lungo da spiegare, e non abbiamo tempo. - Tagliò corto. -Al piano sotto a questo c'è l'accesso allo Psichepotamo. Possiamo arrivare soltanto buttando questa bomba, per aprire un passaggio. - La tirò fuori dalla tasca per fargliela vedere.
-E le altre guardie? - chiese Lysandra, continuando a scendere.
-Esattamente - rispose il Plurimo, come non fosse niente. -Ma ho un'idea.
Senza munizioni non poteva affrontarle, e non intendeva arrivare a ucciderle dato che non aveva senso, ma c'era una cosa che in realtà poteva fare.
-La butterò sul pavimento. La regolerò per fare un'esplosione abbastanza forte per riempirli di polvere e cemento e tenerli lontani da noi, ma non abbastanza forte.
Fece due calcoli mentali e poi girò la maniglia sul lato della bomba. -Dovrebbe essere fattibile.
-Si può pure regolare? - chiese Lysandra, stupita.
-Già - disse il Plurimo, intuendo: -In effetti voi umani non avete bombe regolabili. Ma in fondo, noi siamo molto più avanzati militarmente.
-E dire che sembravate tipi pacifici - disse Lysandra, un po' sorpresa.
Nel frattanto, erano arrivati alla porta. -Te lo spiegherò meglio quando avremo finito - sentenziò il Plurimo, sottovoce. -Appena premerò questa maniglia, scatenerò l'esplosione. Dovremo saltare nella voragine subito.
Lysandra storse il naso. -È sicuro?
-Sì, tranquilla - disse il Plurimo, sufficiente. -Il corridoio è alto solo due metri. Al massimo ti farà un po' male il piede quando sarai saltata e atterrata.
Lysandra non fu proprio contenta di sentirlo, ma annuì: -Va bene.
-Okay. - Il Plurimo guardò per un attimo la porta.
Poi, nello stesso momento, la spalancò e tirò il detonatore.
Riuscì appena a vedere un corridoio identico ai precedenti con otto guardie dentro, prima di scagliare quella bomba sul pavimento.
E vi fu un botto fragorosissimo.
Un lampo di luce quasi accecò anche loro due, ma il Plurimo non intendeva affatto perdere tempo. Si buttò immediatamente con Lysandra alla cieca in avanti.
Era chiaramente dentro una voragine, e gli sembrò passare un attimo infinito prima che il suo piede sbattesse contro il pavimento.
-Tutto bene? - chiese a Lysandra prima di continuare, ancora senza aprire gli occhi, visto che probabilmente l'esplosione aveva liberato troppa polvere.
-Sì. - Non appena lo disse, il Plurimo riprese a correre, tenendola per guidarla.
Il corridoio era tutto dritto, e se lo ricordava.
Procedettero a una grande velocità per un po', seguendo i passi che riverberavano contro i muri. Stranamente, Lysandra non protestò: lasciò che il Plurimo la trascinasse finché, dopo qualche minuto, ancora in corsa e col fiatone, non disse: -Puoi anche aprire gli occhi, adesso.
E li aprirono entrambi.
Erano in un lungo corridoio bianco illuminato da lampade a gas.
-Meno male, tutta quella roba dava un fastidio agli occhi... - sospirò Lysandra, anche se in realtà non aveva ancora adattato la vista. Comunque puoi lasciarmi, eh, so correre da sola.
E il Plurimo la lasciò immediatamente, senza batter ciglio. Lysandra restò scombussolata e perse un po' l'equilibrio, ma poi si rimise a correre. Dopo qualche secondo, era di nuovo a fianco del Plurimo.
-Quelle guardie non ci metteranno molto ad arrivare qui - disse, sbuffando. -Per fortuna non dovrebbero conoscere la chiave d'accesso.
-C'è anche un codice d'accesso adesso? - chiese Lysandra.
-Esattamente - rispose il Plurimo. -Comunque possiamo fermarci, la porta è quella. - E indicò una sagoma nera che spiccava in tutto quel bianco.
Così rallentarono il passo, finché non si fermarono lì davanti.
Sulla porta era inciso un tastierino con undici lettere dell'alfabeto latino: E, U, I, A, S, D, G, L, B, N, M.
-Okay, ora scriverò la password - disse il Plurimo. -Ma attenta a una cosa: quando sarò entrato, diventerò strano. Probabilmente mi accascerò e mi comporterò diversamente da come hai visto. Quindi, fai attenzione.
Poi si avvicinò alla porta. -E... - sussurrò Lysandra. -Che avresti fatto se non ci fossi stata?
-Sarei andato da solo. Però in due ce la faremo molto più facilmente.
La rattristò un pochino il modo in cui glielo disse, come se non gli importasse di lei.
Il Plurimo posò un dito sulla "A". Il tasto si illuminò di rosso.
Digitò una lettera dopo l'altra, finché non compose una parola.
-Adalendum? - chiese Lysandra, che nel frattempo aveva letto.
-Ad alendum - ripeté il Plurimo, rimarcando la separazione delle parole. Intanto tutti i pulsanti si illuminarono di verde.
-Sempre col latino - sbuffò Lysandra. Proprio non le andava giù.
-Esatto - constatò il Plurimo con un sorriso, dato che stavolta aveva colto il suo sarcasmo. -Ma ti spiegherò anche questa dopo.
Erano riusciti a entrare, nonostante il grande rischio che avevano corso. La banchina accanto a cui scorreva un fiume, probabilmente lo Psichepotamo, era davanti a loro.
Ma proprio come aveva detto a Lysandra, il Plurimo si accasciò al suolo già dopo qualche passo, inginocchiato. Si portò le mani alle tempie ed emise un lamento basso, ma prolungato e profondo.
-Stai bene? - chiese immediatamente Lysandra, abbassandosi e provando ad aiutarlo a rialzarsi.
-No - rispose il Plurimo, senza addolcire minimamente l'affermazione. -Te l'ho detto, tutto questo posto è pieno di antiflussori. Con voi umani non funziona, ma noi Incitti ci ritroviamo con le funzioni stravolte. Probabilmente tra qualche minuto non sembrerò più io. Ah, e chiudi la porta.
Ancora non gli aveva spiegato per bene cosa fossero quelle funzioni, ma questo Lysandra evitò di sottolinearlo. Si limitò a chiudere la porta diligentemente, e quella rispose con un "clic".
-Quindi devo soltanto assicurarti che continui a camminare?
Il Plurimo digrignò i denti mentre rispondeva: -Sì, e prima che lo scombinamento sia irreversibile...
Lysandra fece per alzarlo, ma improvvisamente attorno alla testa del Plurimo cominciò a formarsi un anello di luce. Anzi, quattro luci: quella sopra agli occhi era rosso chiaro, e andando in senso orario diventava giallo chiaro, poi blu scuro e infine verde chiaro.
-Cos... - Lysandra non riuscì a pronunciare la domanda in tempo perché subito i colori si scombinarono: la luce sfarfallò, come su un televisore con delle interferenze. E un attimo dopo il rosso scuro era diventato verde, sempre scuro, e il verde chiaro era diventato rosso chiaro.
Improvvisamente gli occhi del Plurimo, prima completamente freddi, si riempirono di paura, e Lysandra lo vide immediatamente. Quasi si aspettò il tono delle sue parole successive.
-Fammi uscire! - urlò, riprecipitandosi verso il tunnel da cui erano entrati.
Lysandra tentennò un secondo, ma poi strinse i denti e fece esattamente come il Plurimo le aveva ordinato: gli afferrò la vita e gli impedì di andarsene.
Come c'era da aspettarsi, il Plurimo urlò ancora di più. -LASCIAMI!!! - era un grido quasi infantile, e Lysandra poté subito vedere una lacrima rigargli la guancia destra. Non lo riconosceva più, con quei modi di fare istintuali e impetuosi. D'altra parte, anche se non lo ricordava, l'aveva visto solo nella personalità di Ricercatore per il momento.
I colori attorno alla sua testa cambiarono di nuovo, invertendosi di ordine.
Il Plurimo smise immediatamente di piangere e si alzò di scatto. Ogni traccia di qualsiasi emozione era nuovamente svanita dalla sua faccia.
-Andiamo - disse con decisione.
Lysandra era leggermente confusa, ma lo seguì lo stesso mentre procedeva in avanti lungo il tunnel.
-Dove dobbiamo versare l'antidoto? - chiese lei.
-Alla sorgente dello Psichepotamo - rispose il Plurimo, con lo stesso tono determinato. -Dove l'antiflussore è ancora più forte, quindi fai attenzione.
Lysandra fu abbastanza scioccata da come cambiava umore e personalità così rapidamente. Così, mentre camminava sulla banchina, propose: -E se andassi a metterlo io, mentre tu stai al sicuro e non rischi di impazzire?
Il Plurimo respinse con un deciso cenno del capo. -L'ultima volta che irruppi nello Psichepotamo - disse con un tono un po' più morbido, ma sempre severo - per raggiungere la sorgente bisognava attraversare un tratto troppo umido per te.
Lysandra non capì. -Troppo umido... per me?
-Esattamente - disse il Plurimo, poi assunse un'aria interrogativa: -Dimenticavo. Non ti ho detto che per voi umani l'acqua dello Psichepotamo è nociva.
Lysandra sgranò gli occhi. -Quanto nociva?
-Qualche goccia ti brucia semplicemente la pelle, ma un'immersione completa anche di pochi secondi ti trasformerebbe - non fece in tempo a finire che i colori ricambiarono: giallo chiaro, rosso scuro, verde chiaro e blu scuro. Smise di parlare come per prendere fiato, poi ricominciò: -In una massa di carbonati e nitrati.
-Che spiegazione scientifica - commentò Lysandra per scherzare.
Il Plurimo non sembrò affatto divertito; anzi, esibì un'espressione piuttosto irritata. -L'antiflussore mi ha trasformato in un Architetto quando dovrei essere un Ricercatore, cretina.
Okay, prima di allora non l'aveva mai insultata. Quella personalità decisamente non le piaceva.
Ma, mentre continuavano a incedere lungo quel percorso che pareva infinito, vide i colori attorno alla sua testa cambiare di nuovo: adesso in cima alla scala c'erano blu scuro e rosso chiaro.
Notò immediatamente il cambiamento: il Plurimo indossò istantaneamente un sorriso ed accelerò il passo.
Purtroppo, perché con le sue gambe corte dovette faticare parecchio per tenergli il passo.
Fu piuttosto strano (e pesante per Lysandra) il fatto che rimase stabile su quella personalità.
Infatti, mentre procedeva quasi con fierezza lungo il percorso e osservava tutto l'ambiente circostante, esclamò: -Proprio un coglione, chi ha costruito 'ste robe. Manco un tocco di colore su 'sto tunnel grigio di merda.
Sentirlo uscirsene così la fece quasi ridere.
Ma poi arrivarono ad un vicolo cieco, e i colori del Plurimo ricambiarono.
Infatti, lì lo Psichepotamo continuava a scorrere a lato, ma continuava attraverso un canale. Non si poteva più camminare, perché passava sotto un muro.
-Okay, qui non puoi entrare - disse il Plurimo con un sorriso. La guardò preoccupato, come indeciso sul da farsi. -Ce la fai a restare qui?
Lysandra fu quasi sorpresa: dopo esser stata più di un giorno con un Plurimo freddo e sbadato, quella personalità attenta e premurosa le sembrò piuttosto strana, quasi falsa.
Ma non fece in tempo a pensare a una risposta che i colori cambiarono di nuovo. Tornarono a quelli iniziali, della sua personalità originaria.
-Be', perché qui dovrai restare - disse, e senza dire un'altra parola saltò dentro l'acqua.
-FERMO! - gridò Lysandra, precipitandosi verso di lui.
Ma fu troppo avventata, perché sporgendosi verso lo Psichepotamo in un tentativo di bloccarlo, toccò l'acqua con la mano destra.
Cacciò un urlo nello stesso momento in cui lo fece. Istintivamente balzò indietro, allontanandosi. Soltanto a quel punto si rese conto di quanto dolore stava provando, e di cosa stava effettivamente succedendo alla mano.
Sentiva un calore bruciante, letale, attanagliarle ogni dito. Persino una brace ardente sarebbe stata più fredda. Ma non solo: quelle stesse dita stavano lentamente diventando viola. L'acqua bolliva sulla pelle, trasformandosi in una schiuma rossa che sembrava corroderla come un acido.
E Lysandra, vedendo tutto questo, con l'orrore stampato in volto, non poté che urlare. Impotente davanti a quella tortura.
Il Plurimo non vide nulla di tutto questo. Lui era immerso nell'acqua, e dato che era anche un buon nuotatore, quando Lysandra si contaminò la mano con l'acqua psichepotamica lui era già di un buon pezzo dentro al tunnel.
Tuttavia, proprio poco dopo che Lysandra si era infettata, il Plurimo cominciò a sentire qualcosa nella testa. Erano suoni leggeri, come una chitarra che strimpellava. Ma lui intuì immediatamente che le cose sarebbero peggiorate.
Aumentò la velocità, ma poi i colori ricambiarono. Lui si accorse di esser mutato, infatti adesso era un Sostenitore. Non fosse stato sott'acqua, avrebbe imprecato. "Proprio la personalità con cui sono più lento? Ripassarmi ad Eroe era proprio scomodo, sistema di merda?" Quelle caratteristiche fisiche che potevano cambiare a seconda della personalità diventavano abbastanza spesso dei problemi, e soprattutto lo sarebbero stati lì.
Era decisamente sotto stress. Si trovava a metà del tunnel da un minuto, e il suo ossigeno si stava esaurendo.
Strinse i denti e accelerò il più possibile.
Nuotare con quella personalità era una fatica immane: oltre ai suoni di chitarra che, divenendo sempre più insistenti, gli impedivano di concentrarsi per accelerare ulteriormente, i suoi piedi si erano fatti deboli e lenti, come se un macigno li tirasse verso il basso.
Per sua fortuna, i colori cambiarono di nuovo, e divenne un Generale.
La sua faccia cambiò con la personalità: l'espressione preoccupata e affannata, distorta dall'acqua, si fece determinata. Il fastidio scomparve del tutto, anche se le chitarre oramai avevano un volume assordante, gli sembrava impossibile.
Ma non si arrese. Si diede da fare, concentrandosi per bene, e si spinse in avanti con i piedi. Scattavano verso l'alto e il basso ritmicamente, come in una macchina, dandogli una propulsione potente.
E dieci secondi dopo, era alla fine del tunnel.
Emerse rapidamente. Quando la faccia affiorò in superficie prese un'abbondante boccata d'aria, che gli sembrò avere un sapore dolcissimo. E come lo fece, ritornò ad essere Ricercatore.
E lui non lo notò, ma i colori si stavano sbiadendo.
Le chitarre gli gridavano nell'orecchio, impedendogli di usare pressoché tutti gli altri sensi. A malapena riuscì a vedere ciò che aveva davanti: si trovava in un'enorme caverna. Ai lati, delle pareti di roccia si innalzavano così in alto che faticava a seguirle con lo sguardo, ed erano puntinate qua e là da globi volanti che irradiavano luce verde.
Al centro, una stretta fessura sul soffitto lasciava passare un raggio di sole, unica luce non verde in tutta quella cavità altissima; e davanti al Plurimo scendeva un ruscello, che partiva da una larga piscina di pietra qualche passo più in là. E quella piscina era alla base di un alto palazzo di pietra, alto forse cinque piani, e in cima si poteva vedere sporgere un grande globo verde, molto più luminoso degli altri.
Quella era la fonte, lo sapeva già. In fondo, aveva studiato la mappa.
Ma ce l'avrebbe fatta?
Avrebbe sopravvissuto a quel suono che gli batteva persino sulle ossa del cranio? A quelle chitarre che ora assomigliavano più a un'unghia sulla lavagna? A quella sua mente sempre più confusa, che a causa della magia difensiva dello Psichepotamo si stava neutralizzando, perdendo la personalità?
In quelle condizioni, sarebbe riuscito a salire ben cinque piani e poi tornare?
"Per prima cosa arriviamoci," si disse. "Penseremo al ritorno dopo che Incipia sarà salva."
Sorrise. Evidentemente, in quel momento era nella personalità dell'Amante.
Si fece forza per alzarsi da terra. L'unghia sulla lavagna sembrò diventare un urlo, e difatti anche lui urlò. Dovette concentrarsi, spostare l'attenzione catturata dal suono frastornante alle gambe, e impegnarsi per non ricadere, fino ad aggirare la piscina e raggiungere l'ingresso.
Aprì completamente gli occhi.
Inspirando profondamente ogni volta, incedette un passo dopo l'altro verso il piscinone.
L'acqua fuoriusciva lentamente, da un piccolo tubo posizionato verso il centro del bordo.
Il Plurimo evitò di soffermarvisi e restò concentrato sulla prima rampa di scale che doveva affrontare.
Come mise piede sul primo gradino, l'unghia sulla lavagna si trasformò davvero in un urlo.
Era un urlo vero. Una donna, che urlava a squarciagola direttamente nel suo cervello, in latino, "abi!"
Escludendo due brevi primi suoni, tutto l'urlo era un'unica vocale prolungata che impediva al Plurimo persino di capire cosa stesse vedendo.
Si concentrò. Quella voce gli ordinava di andarsene, di andarsene, ma lui sarebbe arrivato in cima. Perché quello era l'obiettivo.
Intuì, quando s'accorse di aver pensato in questi termini, che era passato alla personalità di Ministro.
Ma non riusciva proprio a pensare ad altro: quel suono insistente lo obbligava a crollare, a collassare, a morire a terra.
Evitò di pensare e camminò soltanto.
La scala, per fortuna, si dimostrò essere a chiocciola, quindi non dovette pensare troppo. Semplicemente procedette un passo dopo l'altro, come di fuori nella caverna, senza concentrarsi su niente. Doveva soltanto muoversi. Se avesse pensato all'urlo, che si faceva sempre più vigoroso, la sua psiche sarebbe crollata, e inoltre la sua personalità si sarebbe neutralizzata definitivamente. E se invece avesse guardato all'esterno, a questo punto, i suoi sensi avrebbero ceduto, e lui lo sapeva bene: in fondo, lui stesso aveva partecipato alla costruzione di quelle difese.
Poteva soltanto continuare e sopportare quell'urlo.
Gli ci volle parecchio per salire cinque piani in quelle condizioni, e molta concentrazione. Concentrazione che non doveva coinvolgere nessun pensiero, al massimo intuizioni, come quando capiva che c'erano stati dei cambiamenti di personalità, che si facevano sempre più frequenti.
Ma alla fine, era arrivato all'ultimo piano.
Anche se non poteva processarlo consciamente, lo intuì dalla luce che gli attraversò le palpebre.
E ora l'ultimo sforzo.
Riaprì gli occhi.
Non perché si volesse suicidare, ma perché doveva.
L'urlo scomparì improvvisamente. Ed anche se il Plurimo provò un attimo di sollievo, fu immediatamente sostituito.
Da un rumore basso, profondo. Come un lamento gutturale, che sembrava provenire da un baratro senza fondo impiantato direttamente nel suo cervello. Che anche se era più basso dell'urlo, era ansiogeno, e molto doloroso. Persino più di prima, tanto che il Plurimo pensò di stare impazzendo.
Ma si concentrò. E quando si rimise a pensare, tutta la testa invasa da quel gorgoglio sembrò esplodergli. Non riusciva a connettere due cose, era soltanto dolore, come se tutti i neuroni si fossero sovraccaricati surriscaldandosi e ora la sua testa si fosse incendiata. Da qualsiasi baratro provenisse quel rumore, lo stava trascinando in giù con una forza incalcolabile.
Dovette raccogliere tutte le forze mentali che gli restavano per capire cosa fare.
Era venuto per mettere l'antidoto nella fonte dello Psichepotamo.
Dove aveva messo l'Antidoto? Nella tasca sinistra. Dunque doveva estrarlo per poterlo buttare sulla fonte. Ossia quel grande globo verde luminosissimo che usciva dal centro della superficie del tetto.
Ma non ci riuscì.
Quel suono, che gli tormentava la testa, sembrava riscuotere qualsiasi sua paura. Aveva il sangue pieno di adrenalina (anzi, di appulmina, l'ormone degli Incitti che corrispondeva all'adrenalina degli umani). A parte quel terrore indistinto e opprimente, non riusciva a concentrarsi su niente.
Anche i suoi ragionamenti si stavano facendo sconnessi. A un certo punto capiva di dover prendere la boccetta ma non ricordava perché, e un secondo dopo ricordava perché ma scordava ciò che doveva fare.
Mosse il braccio lentamente. La sua coscienza andava e veniva, e ormai quella paura viscerale sembrava l'unica costante. Ormai aveva paura di ciò che doveva afferrare, aveva paura di ciò che voleva fare.
Nonostante la paura, riuscì a continuare e la sua mano raggiunse la tasca. Tra il pollice e l'indice, stringeva la boccetta, quel vetro freddo che in quel momento gli sembrava sfuggente, quasi gelatinoso. Il suo cervello era arrivato a perdere il controllo delle sensazioni.
E poi sfilò il braccio. Tornò alla posizione iniziale.
Mancava soltanto un passo, gettarlo nella sorgente.
No, aspetta, perché doveva farlo?
E cosa doveva fare?
Esalò un sospiro. Non stava pensando, stava soltanto ascoltando la sua mente che faceva deliri e intuizioni abbastanza grossolane. E ascoltava il cuore che batteva, oh, se batteva.
Batteva. Batteva.
Batteva.
Cosa stava facendo? Cosa stava provando?
Chi era lui?
Il cervello del Plurimo cadde lentamente verso l'oblio. I suoi pensieri si annichilirono lentamente, finché arrivò a sentirsi non come un essere pensante, ma come un fantasma privo di sensazione.
E poi, scomparvero anche quelle.
***
-Ehi? - Lysandra picchiettò sulla sua spalla per risvegliarlo.
Il Plurimo sbatté gli occhi. -Eh?
-Ti sei svegliato, alla fine - disse una terza voce, maschile.
Il Plurimo sgranò gli occhi. Davanti a lui c'erano delle sbarre, e dietro c'era un uomo vestito con una tuta gialla e un cappello largo.
-Ci hanno arrestato? - fece due più due.
-Esattamente - dissero l'uomo e Lysandra in coro.
Il Plurimo guardò Lysandra, che per di più alzò la mano. -Guarda a cosa mi ha portato la tua fantastica idea.
Restò inorridito, ovviamente. Mentre Lysandra lo guardava fisso, trasmettendogli tutto il rancore che stava provando in una sola occhiata, lui le guardò la mano. Anzi, non si poteva più definire una mano: era un ammasso di carne bruciata, praticamente nera.
Il Plurimo guardò negli occhi Lysandra. Lui era spaesato, indeciso su cosa dire; lei era arrabbiata, e solo stare in quella cella la repelleva.
-Ti avevo detto di non toccare lo Psichepotamo - disse alla fine il Plurimo. Era troppo scosso per essere arrabbiato, più di quanto avrebbe ammesso. Comunque, non poteva non farle notare che era colpa sua.
E la sua mancanza di empatia, naturalmente, si rivelò una pessima cosa in quel momento. -Ah. - Disse Lysandra. -Quindi io ho rischiato di perdere la mano e tu mi dici questo.
Non si mostrò arrabbiata, neanche nelle sue parole. Fece soltanto un sorriso largo, aggrottò le ciglia e parlò con un tono immensamente sarcastico.
Ma il Plurimo non sembrò accorgersene. E fu chiaro dalla sua risposta immediata e neutra. -Be', è colpa tua.
E qui Lysandra non poté trattenersi. Non tanto perché fosse già arrabbiata, ma perché il suo parlare senza un minimo filtro le fece esplodere i nervi.
Alzò di scatto la mano, ma se la ritrovò bloccata dalla catena.
Se prima la sua faccia era infuriata, ora si era messa a urlare.
Il Plurimo neanche sentì quei pesanti insulti che pronunciò, perché la sua voce fu subito coperta dal guardiano: -Piccioncini, ci sono cose che dovreste fare invece di scannarvi.
Anche Lysandra si zittì per ascoltarlo: mantenne un'espressione stizzita, ma si mise sull'attenti.
-Tipo penare al processo che vi aspetta.
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