Capitolo 2
Il dottore fiducioso mi lascia tornare a casa, così eccomi di fronte ad essa, ma davvero abito qui? Che posto è mai questo? Mi ritrovo a osservare una bellissima dimora, ma è come se guardassi un luogo che non mi appartiene, un'abitazione che non mi lega a sé con alcun ricordo.
Mi aggiro nella stanza in procinto di vedere se riesco a ricordare qualcosa. Mia madre mi indica un angoletto e mi dice con un sorrisetto ma con un velo di malinconia: lì, proprio lì, hai iniziato a muovere i tuoi primi passi, eri una furbetta allora.
Sorrido, ma nella mia testa non compare alcuna immagine, poi mi giustifico: come posso ricordarmi di un avvenimento così lontano? Ma è un inutile giustificazione: io non ricordo proprio niente.
Poi interrogo la donna davanti a me, che ancora non riesco ad identificare come " mia" madre :<<dov'è mio padre?>>: lei abbassa lo sguardo, un velo di tristezza aleggia per qualche secondo sul suo viso, che leggermente corrugato, viene bagnato da lacrime trasparenti.
Comprendo che forse è la domanda meno adatta, mi sento tremendamente in colpa, ma non ricordo chi fosse mio padre e dove possa essere al momento.
Mia madre decide di rispondere e con un sussurro spiega: << È morto di infarto, è stato due anni fa, può darsi che non ricordi nemmeno questo? E 'stato poco prima del tuo... incidente. >>: Scuoto la testa, cerco di visualizzare davanti a me il viso di mio padre, ma niente, proprio niente.
Chiedo allora alla figura femminile davanti a me una foto di mio padre, lei me ne porge una. La guardo, osservo ogni minimo particolare: gli occhi scuri, gli occhiali tondeggianti, la pelle olivastra, anche il naso all'insù, ma non lo ricordo.
È come se guardassi la foto di un estraneo. Una lacrima scende involontariamente dal mio occhio destro, senza che io possa in alcun modo controllarla, è prepotente e riga la mia guancia immacolata; piango, non capisco bene il motivo, ma piango, piango e basta. Mia madre corre ad abbracciarmi e piangiamo insieme lacrime amare.
Il destino non è stato buono con noi, direi proprio per niente. Passato un quarto d'ora a piangere collettivamente, ci ricomponiamo e mia madre mi chiede se voglio una cioccolata calda per riscaldarmi e tirarmi sù, io rispondo di sì e mi siedo sul divano morbido del grande salone, proprio davanti al fuoco.
Comincio a pensare che forse non ricorderò mai e la mia amnesia sarà perpetua, vivrò la mia vita da capo, dovrò vivere tutto con tristezza, proprio perché non so chi sono le persone davanti a me, che cosa rappresentano per me, cosa ho condiviso con loro, cosa mi hanno fatto provare: rabbia, tristezza, amore, gioia.
Mentre continuo su questa linea di pensiero, mia madre mi chiama dalla cucina: << la cioccolata è pronta piccola! >>: "Piccola?"
Questo nomignolo sembra farmi scattare qualcosa, una specie di ricordo, come quando hai un déjà-vu, ma la cosa mi fa solo innervosire.
Mi sveglio al mattino, il sole è alto e luminoso, splende sulla cittadina che ormai è coperta da migliaia di foglie brune.
Mi hanno informata che è settembre ed è quindi il mese della sfioritura, della caduta delle foglie, dell'avvento del freddo e successivamente dell'inverno.
Mi chiedo quasi egoisticamente perché non posso tornare a Versailles, lì sembrava che conoscessi tutti, la mia vita era felice e inoltre mi addolora pensare a quel ragazzo, di cui non conosco il nome, che ho sempre osservato discretamente da lontano.
Ma com'è che di quel sogno così vivido ricordo tutto e di questa realtà nulla, vuoto assoluto? Cosa è reale, cosa non lo è? : << Ecco la mia bambina! >>: Esclama entrando nella mia stanza un ragazzo, alto e biondo, dalla pelle chiarissima.
È davvero felice di vedermi, ha gli occhi lucidi, io lo guardo stranita e rispondo con un semplice ciao schioccha un bacio. : << Ascolta, Luna, io sono il tuo ragazzo, ci siamo conosciuti alle elementari, e da allora abbiamo condiviso una vita insieme, tutto, proprio tutto, quello che devi sapere di me è che ti amo, è questa la cosa più importante, il resto lo scoprirai insieme a me, mi dispiace che non ricordi niente ... >>:
qui il suo viso diventa un po' teso: << ma io sono qui perché ti voglio un gran bene e non ti lascerò mai andare via, già mi sei sfuggita una volta, voglio che tu ricordi Luna, voglio che però lo faccia assieme a me.>> :
Divento rossa, nascondo metà viso tra le coperte, mentre continuo ad ascoltare il ragazzo, più lo ascolto e più lo ritengo un ragazzo fantastico.
Ci credo che ero innamorata di lui, la me di una volta sapeva effettivamente di potersi fidare di una persona del genere, ma ora la me attuale è in totale amnesia.
Quindi, niente, mentre ascolto il biondo, mi tornano in mente gli occhi sfuggenti del mio amato di Versailles, e mi sento terribilmente in colpa, perché comprendo che quello che ho vissuto era solo un sogno, sebbene molto nitido.
Ad un certo punto, per il troppo stress e la fatica per aver ascoltato il mio fidanzato,svengo, improvvisamente, tutto diventa buio.
Quasi impercettibilmente, oltrepasso un tunnel luminoso, ma non fisicamente, come se osservassi il tutto senza poter controllare i miei movimenti e inizio a vedere le cose come da un'altra prospettiva, ma dove mi trovo?
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