Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 13

Dolore.

Fisico,psicologico, emotivo.

Dolore sotto ogni sua forma e intensità.

Dolore che aveva accompagnato Garreth per tutta la durata della sua prigionia.

Dolore fisico quando lo picchiavano perché non collaborava.

Dolore psicologico durante le allucinazioni che gli procuravano grazie a dei veleni.

Dolore emotivo quando si rendeva conto di essere completamente solo, lontano da Danise e abbandonato dal suo stesso padre.

Ormai aveva perso il conto del tempo che era passato da quando si era risvegliato incatenato in quella cella buia ed umida.

Da quel giorno non aveva più visto suo padre se non per un paio di volte durante il suo interrogatorio quotidiano. O forse se l'era solo immaginato.

D'altronde gli capitava sempre più spesso di avere allucinazioni anche senza che gli somministrassero il veleno.

Per un paio di volte aveva pure creduto di vedere Axel nascosta dietro lo stipite della porta che restava socchiusa quando il carceriere entrava per portargli del cibo.

Ma era empiricamente impossibile che fosse lì.

Gli interrogatori ormai si svolgevano sempre allo stesso modo.

Iniziavano con il carceriere che gli chiedeva se si fosse deciso a parlare e con Garreth che in risposta gli sputava con disprezzo sui piedi.

Era allora che arrivava il dolore fisico.

Un pugno. Un calcio. Un altro pugno. Ma la sua bocca rimaneva inesorabilmente chiusa.

Allora se non era messo troppo male si passava alle allucinazioni.

Garreth era costretto a bere una piccola dose di veleno, non abbastanza per ucciderlo ma sufficiente per confonderlo e indurlo a parlare.

Non appena il liquido gli scorreva giù per la gola, bruciandola, un dolore lancinante gli partiva dallo stomaco irradiandosi per tutto il corpo. Poi sentiva l'alito bollente del carceriere solleticargli l'orecchio.

<<Avanti Garreth fa il bravo.>> gli sussurrava suadente <<Dimmi dov'è la tua amichetta e ti risparmierò tutto questo. E lo risparmierò anche a lei. Perché lo sai cosa le farò se la prenderò. Più tempo tu insisti a voler fare l'eroe e più lentamente e dolorosamente lei morirà.>> continuava marcando ogni parola in modo che il ragazzo le sentisse distintamente, una per una <<Sai faccio questo mestiere da anni e ho imparato molti modi per farla pagare a chi si ostina a fare l'impertinente.>>rincarava l'uomo ed iniziava ad elencarglieli, quei modi orribili e grazie al veleno immagini brutali si riversavano nella mente di Garreth.

Corpi martoriati e sofferenti.

Corpi con il volto di Danise.

Ma lui non si dava per vinto.

Doveva resistere, per lei.

Non avrebbe permesso che le torcessero nemmeno un capello.

Aveva giurato di proteggerla e non aveva nessuna intenzione di rimangiarsi quella promessa.

Quel giorno, com'era di routine, aveva subito l'ennesimo interrogatorio durante il quale aveva fatto irritare il carceriere più del solito il quale infatti era arrivato addirittura a frustarlo ripetutamente fino a fargli sanguinare la schiena.

Ed ora era disteso a terra, i denti stretti per non urlare di dolore ogni volta che muoveva un muscolo; non era riuscito nemmeno a mangiare.

Ad un tratto, Garreth sentì la porta della cella aprirsi e per la prima volta ebbe paura.

Non sapeva il motivo di quella visita ma se fossero tornati per costringerlo a parlare non sapeva se ce l'avrebbe fatta. Era troppo debole per opporre resistenza.

Ma sembrava che la sua intuizione fosse sbagliata in quanto non fu il viso del carceriere ad affacciarsi alla porta ma quello di suo padre.

<<Garreth.>>lo chiamò in un sussurrò mentre il ragazzo alzava la testa per fulminarlo con un'occhiataccia. <<C'è qualcuno che vuole vederti.>>disse dopodiché si scostò facendo entrare nella stanza una figura incappucciata.

<<Vi lascio soli.>>aggiunse poi Alexander rivolto allo sconosciuto<<Appena avete finito, batti tre colpi alla porta.>>e così dicendo si richiuse l'uscio alle spalle.

Garreth fissò un attimo il punto in cui era scomparso suo padre per poi riportare l'attenzione sulla figura incappucciata.

Fece per chiederle chi diavolo fosse ma lo sconosciuto si abbassò il cappuccio rivelando il volto di una persona che Garreth conosceva bene.

<<Axel!>>urlò mentre la donna sorrideva, facendogli segno di abbassare la voce.

<<Che ci fai qui? E come diavolo hai fatto ad entrare?>>chiese il ragazzo sbalordito.

<<Mi ha fatto entrare tuo padre facendo bere un sonnifero alla guardia.>>gli spiegò<<E ovviamente sono qui per portarti al sicuro.>>aggiunse strizzandogli l'occhio.

<<Mio padre?>>chiese Garreth facendo una smorfia <<Da quando gli importa qualcosa di me? Non mi sembra abbia impedito a quegli uomini di torturarmi.>>sputò con disprezzo.

<<Non è colpa sua Garreth. L'ha fatto per proteggere la tua famiglia.>>gli spiegò Axel, mettendogli una mano sulla spalla<<Il re l'aveva minacciato. Se si fosse messo in mezzo alle indagini avrebbero incarcerato anche tua madre, James ed Elina e...>>

<<E lui ha preferito sacrificare me.>>concluse per lei il ragazzo.<<Come faccio a fidarmi di lui, Axel? Ha tradito suo figlio,il sangue del suo sangue.>>aggiunse poi, guardando la donna con disperazione.

Axel gli si fece più vicina.

<<Fidati di me.>>gli sussurrò, sorridendogli dolcemente e anche Garreth si concesse un debole sorriso.

Ma non durò molto.

Il sollievo infatti scomparve non appena si rese conto di una cosa.

<<Danise!>>esclamò allarmato, balzando in piedi e correndo verso la porta, ignorando le stille di dolore che la schiena martoriata gli infliggeva.

Ma prima che la sua mano raggiungesse la maniglia, Axel lo bloccò.

<<Lasciami.>>protestò dimenandosi<<E' lei che vogliono. La devo avvisare!>>

<<Garreth calmati! Danise è al sicuro.>>lo rassicurò la donna <<Ci aspetta al porto assieme ad una barca che ci porterà in un posto sicuro.>>spiegò poi, non appena il ragazzo si fu tranquillizzato<<Ora dobbiamo andare. Tuo padre non potrà coprirci per sempre.>>concluse e senza indugiare oltre colpì tre volte la porta e questa, come concordato, si aprì cigolando.

La prima ad uscire fu Axel, subito seguita da Garreth che però non appena fu fuori dalla cella si fermò davanti a suo padre.

L'uomo lo fissò negli occhi, triste e un po' timoroso.

<<Garreth,io...>>iniziò ma il ragazzo lo bloccò con un cenno della mano.

<<So perché l'hai fatto.>>disse sfiorandogli il braccio.<<E ti perdono. Saluta mamma, James ed Elina da parte mia.>>concluse sorridendogli.

Alexander ricambiò il sorriso, stringendogli la mano con gli occhi lucidi.

<<Sta attento.>>lo salutò dopodiché lo lasciò andare e Garreth si affrettò per raggiungere Axel.

Non appena l'aria fresca della notte lo investì in pieno viso, il ragazzo sorrise ispirando profondamente il profumo della sera.

Quanto gli era mancato il mondo.

Garreth e Axel corsero fino al porto, senza voltarsi.

Man mano che proseguivano, il ragazzo sentiva le forze venir meno ma strinse i denti e non si fermò.

Non poteva e non voleva fermarsi, non finché non fosse stato sicuro che Danise non corresse nessun pericolo.

Arrivarono al porto dopo neanche una quindicina di minuti e, come aveva promesso Axel, trovarono ad aspettarli Danise ed una barca.

Non appena Garreth incrociò gli occhi della ragazza, sentì la tensione svaporare e tutta la fatica gli piombò addosso in un colpo solo.

Le gambe gli cedettero e la schiena iniziò a pulsare dolorosamente.

Durante la corsa le ferite non ancora completamente rimarginate si erano riaperte e il sangue fresco gli appiccicava la camicia alla pelle.

Axel e Danise accorsero immediatamente.

<<Garreth!>>urlò Danise sorreggendolo ma il ragazzo quasi non la sentì. <<Non ti addormentare. Devi restare sveglio, hai capito? Resta con me.>>lo supplicò la ragazza, dandogli dei leggeri colpetti sul viso.

Garreth avrebbe voluto obbedirle ma le palpebre erano troppo pesanti e il richiamo del sonno troppo dolce.

L'ultima cosa che vide fu una luce lilla poi l'oscurità l'avvolse.


Non appena Danise aveva incontrato gli occhi eterocromi di Garreth aveva sentito il suo cuore perdere un battito mentre una nuova ondata di energia la pervadeva.

Era vivo e a pochi passi da lei e non poteva sperare di meglio.

Ma poi l'aveva visto accasciarsi al suolo e il terrore si era impossessato di lei.

Aveva urlato il suo nome, correndogli accanto per sostenerlo.

<<Non ti addormentare. Devi restare sveglio, hai capito? Resta con me.>>lo aveva pregato mentre Axel l'aiutava a portarlo sulla barca.

Ma Garreth era troppo debole e alla fine aveva chiuso gli occhi.

"No,no, NO! Avanti non fare così. Non mi lasciare."lo supplicava mentalmente Danise.

Nel frattempo lei ed Axel avevano raggiunto la stiva e avevano fatto distendere prono il ragazzo sopra ad un letto improvvisato.

Nel vedere la camicia zuppa di sangue, Danise sentì la paura crescere prepotente nel petto.

Senza indugiare oltre, strappò l'indumento mettendo a nudo la schiena del ragazzo ed i profondi tagli slabbrati che l'attraversavano.

<<Dobbiamo fermare il sangue.>>disse più a sé stessa che ad Axel. Non era un dottore ma gli anni passati a lavorare e a ferirsi le avevano fatto acquisire abbastanza esperienza in quel campo.

<<Axel portami dei pezzi di stoffa da usare come bende mentre tu, Samael, va a prendere dell'acqua.>>ordinò mentre si serviva della ormai inutilizzabile camicia di Garreth per tamponare le ferite.

Ma il sangue non sembrava voler smettere di uscire.

"Devo fermarlo" si disse Danise e senza pensarci troppo scelse la strada più veloce.

Chiuse gli occhi, per concentrarsi meglio, e dopo alcuni istanti dalle sue dita partì un intensa luce lilla.

Piano,con delicatezza, fece scorrere le mani su tutta la lunghezza della schiena di Garreth cercando di trasmettergli, tramite la magia curativa, tutto l'affetto che provava per lui e il desiderio irrefrenabile che lui si salvasse.

Man mano che la magia fuoriusciva dalle sue dita, affluiva anche la sua energia.

Mantenere attivo un incantesimo di quella portata la stava sfinendo ma non si sarebbe fermata, non finché Garreth non fosse stato fuori pericolo.

Solo quando fu arginata anche l'ultima goccia di sangue finalmente si concesse del riposo.

La luce si spense e le ginocchia le cedettero proprio nel momento in cui Axel e Samael tornarono nella stanza, lasciandola a terra ansante.

Fu la donna a finire di medicare Garreth mentre Danise si sedette accanto al letto per riposare e vegliare su di lui.

Samael,invece, dopo aver lasciato a terra il secchio con l'acqua, era sparito chissà dove.

<<Si riprenderà.>>disse infine Axel, annodando l'ultima benda.<<Deve solo riposare.>>

Danise annuì, continuando a tenere gli occhi chiusi e la testa appoggiata allo scafo di legno della nave.

<<E dovresti farlo anche tu.>>aggiunse poi la donna guardando preoccupata la ragazza.

<<Io sto bene.>>ribatté quest'ultima, liquidando la questione con un gesto della mano, mentre Axel annuiva rassegnata.

<<Allora io vado a cercare Samael. Se hai bisogno di qualcosa, vienimi pure a chiamare. Buonanotte.>>la salutò, lasciandole un dolce bacio sulla nuca.

Non appena Axel ebbe lasciato la stiva, Danise si voltò verso Garreth.

Non riusciva ancora a credere che fosse al sicuro, lì accanto a lei.

Rimase a guardarlo dormire per un tempo indefinito e per un paio di volte fu tentata di scuoterlo o solo di allungare una mano per sfiorargli i capelli o una mano come per accertarsi che fosse davvero lì con lei.

Ma non fece niente di tutto ciò.

Alla fine si limitò ad appoggiare la testa sulle proprie braccia mentre pian piano il sonno prendeva anche lei.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro