8 - Diverse famiglie sotto lo stesso tetto
Arnold piangeva da tutta la mattina, la povera Amanda non sapeva più che cosa fare. Le aveva provate tutte: lo aveva allattato, lo aveva cambiato, aveva anche pulito la culla come le aveva insegnato sua madre anni prima, ma a nulla erano valsi tutti questi sforzi, il figlioletto di pochi mesi non aveva voluto saperne di calmarsi.
Da quando Antonin era morto, Amanda si sentiva totalmente spaesata, incapace di fronte alle difficoltà quotidiane di una madre e di fronte al suo dovere come Mangiamorte. Antheo le aveva offerto di stare per quanto voleva dentro la tenuta Lestrange, così avrebbe potuto godere dell'aiuto da parte di Béatrice, Lucylia e le altre giovani madri, ma lei non era abituata a chiedere così tanto. Non era giovane come le altre donne presenti, salvo Bellatrix e sua sorella Narcissa, non si sentiva di dover scomodare il resto delle generazioni per stare dietro ad una vedova che aveva sempre trovato il modo di cavarsela. Alla fine non era molto diverso da quando Antonin andava in battaglia, eppure il sapere che non sarebbe mai tornato le toglieva le forze.
All'ennesimo strillo del bambino, Amanda sospirò rassegnata e si alzò dalla poltrona che aveva appena iniziato a scaldarsi sotto il suo peso. Arnold aveva di nuovo bisogno di qualcosa che lei avrebbe dovuto interpretare a fatica. Forse, se era vera la diceria che non tutte le donne sono nate per essere madri, lei faceva parte di quella cerchia considerando quanto le riusciva difficile soddisfare le poche e semplici richieste del figlio al momento del bisogno. Nemmeno si accorse della porta che emise un lieve suono per aprirsi, lasciando il passaggio libero a Béatrice con Heiko nella fascia.
"Serve una mano?" Le chiese con un tono dolce e calmo, vedendo la compagna di Causa abbastanza provata dalla mattina.
"Non ce la faccio più" sospirò di nuovo Amanda portandosi una mano al volto, "Mi sta facendo impazzire. Le ho provate tutte: gli ho dato da mangiare, l'ho pulito, ho anche evitato che lo toccassero gli elfi per farmi sentire da lui... Ma nulla, non si calma! Non capisco..." Non avrebbe voluto farsi vedere così abbattuta, ma nel momento in cui le venne posta la domanda, non si curò nemmeno di capire chi le avesse rivolto la parola.
Per lei Béatrice rappresentava il gradino più alto tra le donne dei Mangiamorte, colei che mai avrebbe dovuto disturbare per nulla al mondo. Aveva già abbastanza problemi con il marito a capo della Causa e una suocera che avrebbe probabilmente preferito vederla sbranata da una Manticora che al fianco del suo figlio prediletto, ma il gesto e lo sfogo le erano uscite di getto tanto che solo voltandosi si morse la lingua per essere risultata così lagnosa. Abbassò addirittura gli occhi certa di aver appena fatto la figura della ridicola. Se si fosse trovata davanti Bellatrix, probabilmente ci avrebbe pensato tre o quattro volte prima di parlare; se lo avesse fatto nello stesso modo forse la donna l'avrebbe maledetta sul posto senza nemmeno darle il buongiorno.
Ma per sua fortuna, per quanto Amanda credesse di avere davanti la strega per eccellenza in fatto di fama, Béatrice non faceva parte della specie di donne a cui non si doveva rivolgere la parola tranne che per stretta necessità: "Vuoi che ti dia una mano?" Chiese avvicinandosi e mettendole una mano sulla spalla, "Sai a volte i bambini ragionano in un modo diverso dal nostro. Se ha già mangiato allora il problema potrebbe essere altro. Magari ha il pannolino che gli irrita la pelle o il vestitino che gli da fastidio. Ogni tanto è solo la luna" rivolse uno sguardo furbo e tenero sul figlioletto perso a guardare il vuoto, "Heiko puntualmente resta sveglio di notte, sembra divertirsi a farmi passare la notte in bianco".
Amanda nonostante tutto non sembrò migliorare con l'umore, ma la giovane donna non volle arrendersi con le spiegazioni. La capiva: Egan era stato bravissimo per tanti anni, ma il secondogenito Lestrange era tutta un'altra pasta e lei per altro aveva già avuto una certa esperienza con il nipote Alexander. Tutto Alecto, di suo fratello non aveva preso proprio niente tranne la maggior parte dell'aspetto fisico e il sesso. Alessio per anni si era sentito schiacciato dalla dirompente vitalità del figlio, fino a dover regolare la sua stessa indole. Non si stupiva che Arnold fosse un tipetto difficile da reggere, e Amanda aveva sempre dovuto fare da sola. Ma ai tempi aveva la certezza che il marito sarebbe tornato. Béatrice non riusciva a immaginare come dovesse essere vivere con la consapevolezza che il proprio marito non sarebbe mai tornato, con la terribile certezza che l'amore della propria vita non sarebbe mai tornato ad abbracciarla. Aveva rischiato tante volte di perdere Antheo, una volta aveva creduto che fosse successo veramente, non voleva sentire di nuovo quelle emozioni sulla pelle, aggrovigliarsi al cuore e allo stomaco soffocandola dall'interno.
"Non sono una brava madre..." La vedova Dolohov si sedette di nuovo sulla poltrona, ormai era inutile tentare di rimediare qualsiasi errore, forse il figlio non l'avrebbe amata come avrebbe sperato. E il pensiero fu ancora più pungente quando vide che al contatto fisico di Béatrice, Arnold smise istantaneamente di lamentarsi.
"Non è vero, sei una bravissima madre" le disse avvicinandosi e consegnandole il piccolo tra le braccia, "Ma a questo punto, io credo che lui avverta il tuo stato d'animo, che non è per niente felice".
"E come potrebbe?" Amanda sapeva che nessuno sarebbe mai riuscito a capirla per davvero, ma anche se gli oppositori avrebbero sempre pensato il contrario, Antonin era sempre stato un ottimo marito, e sarebbe stato anche un ottimo padre per suo figlio. Ma il destino aveva deciso di separarlo dalla sua famiglia e mettere sulle spalle della povera donna tutte le difficoltà che la sua morte aveva portato con sé. Per lei adesso era troppo difficile andare avanti e a quanto pareva Arnold lo sentiva intensamente. Ma non poteva farci nulla, non aveva ancora trovato il coraggio di andare avanti e affrontare quel capitolo di vita.
Béatrice parve sentire i suoi pensieri, le si sedette accanto occupando un bracciolo, la sua mano le accarezzò la schiena.
"Se Antonin fosse qui, saprebbe di sicuro cosa fare..."
"Anche Antheo non poteva starmi vicino, per quanto non potesse fare altro. Ma so cosa vuol dire essere sole" in realtà non lo sapeva fino in fondo, ma ormai Béatrice si era prefissata l'obiettivo di farla rossidere, se non per migliorare la giornata, almeno per motivarla a riprovare la volta successiva.
"Come va con Bellatrix?" azzardò Amanda, cercando di cambiare discorso pur sapendo che non avrebbe preso una bella piega. Per qualche ragione voleva ricambiare il favore alla ragazza, magari le avrebbe dato dei consigli, anche solo per aiutarla e farle capire che avrebbe avuto supporto morale. Con Bellatrix era molto difficile finire la giornata in modo soddisfacente, spesso l'aveva sentita criticare o peggio, dire apertamente il suo disprezzo. Non la invidiava, chiunque avrebbe preferito morire che avere la signora Lestrange come parente.
"Come sempre. Mi guarda storto e vorrebbe che bruciassi viva. Litiga con Antheo e poi si sfoga su di me. Guarda i suoi nipoti e poi sostiene che li cresco male. Tutto come al solito".
"Non ti dovrebbe trattare in questo modo. Senza di te non avrebbe mai rivisto suo figlio".
"Mmh..." a Béatrice scappò una risata amara. Bellatrix non avrebbe mai ammesso nulla di tutto ciò, pur rischiando di litigare con Antheo nove volte su dieci, avrebbe saltato a piedi pari l'opzione di fare anche solo un apprezzamento verso la ragazza. Non aveva mai capito perché, in fondo come diceva Amanda, Antheo era ancora vivo grazie al suo pensiero verso la donna che amava e alla famiglia che voleva riavere, ma alla signora questo evidentemente risultava una minaccia più che un vantaggio.
"Dovresti farti rispettare di più" disse ancora Amanda, "Per Salazar, sei la moglie del capo, sei la donna del Lord Oscuro e la strega che tutti devono rispettare! E lasci che lei ti metta i piedi in testa e ti schiacci come vuole? Non è l'unica che conta nella vita di Antheo e lo deve capire".
"Il mio è più un desiderio di non avere asti pericolosi dentro la famiglia. Non voglio dare problemi tra loro, si scannano già abbastanza..."
"Ma Béatrice... ti critica, ti scredita, per lei ogni cosa è colpa tua! Come puoi permetterle di trattarti così dopo tutto quello che hai fatto anche per lei?! Non volevi forse conoscerla e dirle quanto suo figlio fosse capace e forte? Non volevi mostrarle quello che sapevi fare insieme ad Antheo? Perché lasciche lei annulli tutto?"
Béatrice avrebbe voluto rispondere, avrebbe voluto trovare un motivo per rendere quell'atteggiamento lecito contro tutti i commenti negativi che stava ricevendo dal resto della Causa. Ma la verità era, e lo sapeva anche lei, che non aveva un motivo, non aveva uno scopo che potesse giustificare quel mezzo. Era come uno stato di totale impotenza di fronte ad un elemento che sapeva venire sempre prima. Forse non si sarebbe mai sentita alla pari o addirittura più importante per Antheo, sapeva che la mamma viene sempre prima. Ma per quanto il marito le dicesse che non era vero, che lui teneva a Béatrice più di chiunque altro e che sarebbe morto piuttosto che lasciare che lei si annullasse, la ragazza tendeva a fare un passo indietro anche contro la sua volontà. e quando succedeva, odiava profondamente arrecare una delusione passiva verso il suo uomo, lui che le aveva dato tutto per vivere felici.
Amanda scosse la testa, per lei era una cosa inconcepibile, nient'altro che una delle tante assurdità che Bellatrix architettava per potersi tenere stretti quel bambino che ormai non esisteva più. E in fondo cosa aveva da prendersela con Béatrice? Non aveva deciso lei di farla arrestare lasciando il figlio a casa da solo, per poi essere affidato alle cure degli zii che lo avevano anche lasciato al suo destino. Quello che era successo lo aveva innescato lei da sola, intestardendosi nella ricerca di un capo che li aveva abbandonati per anni.
Ma solo una persona sapeva il motivo reale che spingeva Bellatrix a comportarsi in quel modo con la nuora.
Narcissa aveva evidentemente sviluppato un ruolo da civetta, capace di sentire tutti i discorsi e i pettegolezzi che aleggiavano dentro la tenuta. Quel tipo di lamentele lo aveva sentito diverse volte, ma per la prima volta era coinvolta la diretta interessata di quegli attacchi verbali. Non aveva mai capito la gravità della situazione fino quel giorno, sapendo anche che, pur di tenere unita la famiglia e preservare la quiete generale, Béatrice la maggior parte delle volte subiva e taceva.
Forse era arrivato il momento di agevolare la povera Avery e dare una regolata alla sorella, che pur volendo pulire la propria coscienza, doveva anche capire che Béatrice non aveva colpe.
"Bella" chiamò oltrepassando il portone che dava all'atrio padronale. Era uno spazio della tenuta che era sempre rimasto distaccato dal quartir generale, sia ai tempi di Voldemort che in quei giorni. Uno dei pochi luoghi che ancora definiva la tenuta Lestrange una casa abitabile e non una caserma volta a ospitare e addestrare soldati oscuri. Bellatrix sedeva sulla sua poltrona, guardando per lo più il vuoto, senza nessun'attività che le stesse tenendo la testa impegnata.
"Che cosa vuoi?" Il suo tono era freddo, ma Narcissa se lo immaginava, del resto non aveva ancora digerito né metabolizzato tutto quello che era successo in quei trent'anni.
E come avrebbe potuto? L'ultimo ricordo che aveva, spensierato e felice per quanto la vita di una Mangiamorte lo accettasse, era la vista di Antheo nel letto, addormentato dopo le sue coccole, per poi ricevere la notizia della sua morte. Le avevano distrutto la vita da dentro, tolto le speranze, complottato contro di lei per non farle scoprire la verità, fino a vedere suo figlio vivo e adulto all'Ufficio Misteri. Come poteva capire tutto questo? Non si era goduta nemmeno un momento in pace con l'unica persona che aveva scoperto avesse mai meritato il suo amore, una forma più sincera di quella che aveva sempre provato per l'Oscuro Signore.
"Devo parlarti di un cosa. Abbastanza urgentemente anche".
"Non so se ho molta voglia di ascoltarti. Il tuo maritino non ha tempo per sorbirsi le tue lamentele?" Quel tono di scherno e disprezzo mischiati insieme aveva sempre irritato la sorella, per quanto sapesse di meritarselo. Ma ormai i danni erano fatti, il tempo era passato e restare ancora arrabbiati non aveva senso.
"Sono seria, Bella. Devo parlarti di tua nuora".
"E cosa ci sarebbe di serio in questo?"
"Non puoi continuare con questo atteggiamento. Ti diverti così tanto a vedere tuo figlio arrabbiato con te? A litigare con lui e sempre per lo stesso argomento?"
Chiaramente no, Bellatrix non si divertiva affatto, ma era diventato un modo d'inerzia per sentire ancora Antheo vicino. Era come se conoscesse solo quel modo per ottenere le sue attenzioni, ora che lui aveva altre persone a cui dedicare del tempo, e in quelle lei non era mai presente. Ogni volta he chiedeva di lui, o era dalla moglie a fare chissà cosa, o con i figli a giocare. Per lei non c'era mai tempo, nemmeno per un saluto veloce.
"Antheo è un adulto ormai..."
"Lo so che è un adulto. Gli occhi li ho anch'io".
"Allora perché devi intralciare la sua vita in questo modo?"
Per la prima volta, Bellatrix spostò lo sguardo sulla sorella: "Ma tu sai cosa vuol dire uscire di casa vedendolo ancora piccolo e indifeso, e poi tornare e vederlo non solo grande, ma anche consumato dalla vita che ha percorso senza il mio aiuto? Sai cosa vuol dire vederlo e accorgermi che non mi guarda più con gli stessi occhi di prima? Io ho abbandonato mio figlio, e lui si è allontanato da me e non vuole tornare, ora trova piacere da altri".
"Ma Béatrice non ha colpa. E tu questo lo sai molto bene".
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