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6 - Movimenti

Per i due giorni successivi, Draco parve essere il mago più soddisfatto del mondo magico. Osservava tutti con estrema superiorità senza preoccuparsi delle malelingue e delle possibili critiche. Non gli importava niente, per una volta aveva modo di essere migliore di altri veterani che fossero mai stati al fianco di suo cugino. Era una sensazione così piacevole anche avrebbe voluto conoscere un modo per riportare indietro il tempo senza usare una Giratempo, per godersi quei minuti così soddisfacenti ancora, ancora, ancora... vedere il volto infastidito di Crouch era lo spettacolo più bello: il Lord Oscuro era felice e non grazie a lui, ma a quello che aveva sempre definito un seguace di poco conto. Invece no Crouch, Draco ti aveva superato.

Le riunioni le affrontò con una disinvoltura che non aveva mai avuto neppure suo padre, si guardava intorno tenendo la testa alta e il sorriso stampato in volto, fregandosene di tutto quegli occhi che lo fissavano male, di sua zia che scuoteva il capo, di sua madre imbarazzata. Era una cosa così divertente che niente gli avrebbe ribaltato l'umore, neppure Antheo quella sera stessa ci era riuscito. Di questo passo avrebbe dovuto raccontare ad Astoria di essere diventato il nuovo braccio destro del Lord Oscuro.

Alessio scuoteva la testa indignato. Credici Malfoy, che la speranza ti tiene in vita.

"Bisogna ammettere che tuo cugino ci mette poco a montarsi la testa. Tutto uguali questi Malfoy. L'eccezione è solo Linda" Disse un giorno coccolando il suo nuovo nipotino, mentre Alexander ed Egan erano intenti a giocare nei pochi momenti in cui le loro lotte non finivano in tragedia. Perché Alexander aveva ereditato una caratteristica piuttosto pericolosa da Alecto: la violenza istintiva, quel modo barbarico di risolvere i disguidi nella maniera più veloce e brutta che potesse esistere. In condizioni normali, per la vita che percorrevano, non sarebbe stato un problema. Peccato che avesse sette anni e che in quel momento non doveva sbaragliare nessun ostacolo.

"Quando sei del ramo di Abraxas Malfoy, diventa una condizione di esistenza l'egocentrismo. Pare proprio che non sappiano vivere senza un minimo di vanto" Antheo si portò il bicchiere alle labbra, assaporò il cognac con lentezza. Guardava fuori con ossessione nascosta, comunque stessero andando le sue fila, voleva evitare attacchi inaspettato e voleva cogliere tutte le occasioni. Non gli capitava spesso una sensazione del genere, era un fastidio che non gli apparteneva, ma a volte doveva conviverci.

"Quindi... tu come vorresti utilizzare Weasley?" Avery diede un buffetto sul naso di Heiko, poi lo adagiò nella culla perché si intrattenesse con la giostrina girevole. Si avvicinò al suo capo aspettando una risposta che avrebbe potuto farsi attendere per molto.

"È una risorsa da non sprecare. Ha un ottimo incanalamento di magia oscura, ma potrebbe risentirne. È il più... ostile da trattare dei fratelli" ricordava perfettamente i suoi anni a Hogwarts, nulla a che vedere con Percy che era tutto meno che ribelle, i gemelli avevano superato tutti i livelli di scalmanaggine. Ma Ron... era un fattore molto interessante della sua famiglia: leale contro tutti, ma portatore di un rancore represso che prima o poi sarebbe fuoriuscito come acqua da un vaso, in modo copioso, senza possibilità di fermarlo. Una condizione insolita di un Grifondoro che lo aveva portato a rimediare con azioni lodevoli i peggiori errori della sua vita sociale, dal litigare con Potter per un torneo al quale lui stesso non voleva partecipare, al sentire dentro tutta la frustrazione con un Horcrux addosso. Chissà per quale motivo non era finito in Serpeverde, le carte le aveva tutte: dall'intuizione alla strategia perfetta, l'ambizione poi era il suo secondo nome. Ecco perché sperava di farlo passare dalla loro parte: sentiva di poter fare crescere al meglio tutte quelle caratteristiche senza forzare troppo, non si sarebbe comportato da dittatore con lui. Non era nel suo interesse averlo sottomesso al proprio volere.

"Se non dovesse collaborare, però, vorrei avere io l'onore di sterminarlo. In fondo devo ricordare a tutti che il piccolo lord è scomparso anni fa".

"Chi sono io per vietarti un privilegio del genere? Cerca solo di non imbrattare troppo, ovunque vorrai farlo" in realtà non era nei suoi piani generare un altro cadavere, avere un'altra vittima nella coscienza, ma doveva assolutamente considerare il rischio che Ron non sarebbe mai stato abbastanza contaminato da cedere ai suoi ordini. Ci poteva sempre provare, e il risultato sarebbe venuto da sé.

Si chiese quanto potesse essere disposto a sopportare pur di non essere più considerato una semplice spalla, quanto avrebbe cercato di rinnegare se gli si fosse presentata davanti l'occasione di avere più successo. Non era una considerazione scontata, Ronald Weasley era capace di cambiare prospettiva quanto restare fermo sulle sue idee. Antheo non era sicuro di voler rischiare tanto, non voleva comettere niente che potesse mettere in pericolo tutto il suo fronte. E non doveva dimenticare che lui insieme a Potter e Scamander aevano mirato Béatrice. Solo per quello, avrebbe lasciato che lo mutilassero.

Però, iniziò a considerare una cosa: doveva essere più spietato. A pensarci bene, quel giorno avrebbe potuto toglierseli di messo e levarsi il pensiero per sempre. Aveva comesso un errore che avrebbe dovuto evitare.

"Alessio" disse voltamosi, il suo tono era cambiato, "Credi che sia troppo debole per i nostri nemici? voglio una risposta sincera".

"Perché dovresti pensare di essere debole?"

"Durante la guerra avrei potuto mietere più vittime. Qualche sanguesporco l'ho lasciato andare. Forse ho sbagliato".

Avery emise un verso pensieroso, valutando ciò che il suo Signore aveva appena chiesto, poi mosse le labbra: "Il fatto che tu li abbia lasciati andare non comporta una debolezza. Penso che tu semplicemente sia troppo intelligente per uccidere dei bambini, e troppo saggio per gettarti dentro una fossa di morte. Anzi, meglio: io credo che tu abbia in mente uno schema migliore nella tua testa; sai che con la morte avresti solo più nemici. Come il tuo predecessore. Ma tu non sei lui, non ti abbassi al terrore per comandare".

E se Alessio avesse torto? Se Anthea invece fosse più simile a Voldemort di quanto volesse distaccarsene? Lui non voleva un'altra guerra, ma solo un mondo pulito da tutto quel sangue fangoso che occupava le strade e i paesi. Voleva che il mago fosse riconoscuto nella sua completa essenza e che non fosse così simile a un babbano, voleva impedire altri mix inutili che uccidessero il loro essere. Ma per raggiungere quello scopo, doveva essere più crudele?

A pensarci bene, forse gli conveniva. Aveva dato a quei ragazzi tutto: istruzioni, insegnamenti, li aveva preparati al peggio e loro per ringraziarlo lo stavano attaccando. Perché avrebbe dovuto essere clemente? Non poteva pensare di contrattare, né di discutere in modo diplomatico con loro. La soluzione a questo punto era la repressione più totale, il terrore nei loro occhi e nelle loro menti li avrebbe tenuti lontani da ogni possibile tentativo di rimonta. Non meritavano un'altra possibilità dopo questa loro trovata. Antheo aveva cercato di trovare un punto di incontro con Potter, e lui lo aveva lo stesso additato come un traditore, un mostro, un assassino. Non poteva definirsi immacolato, vero, ma Harry al suo posto cosa avrebbe fatto? Antheo aveva lottato e sudato per avere quello che gli era stato portato via, non avrebbe sprecato l'occasione. Ma loro adesso invece di pensare a fuggire e a rifarsi una vita, volevano morire a tutti i costi. Tanto valeva eliminare ogni forma di buonismo.

"Ho un cambio di programa. Ti piacerà" disse sorridendo al cognato, "Scommetto che i tuoi Ghermidori, dopo molto tempo, sarebbero molto felici di catturare qualche preda per me".

Alessio sfoggio un sorriso malefico, del tutto diverso dai primi che gli aveva visto in volto. Lo vedeva poche volte, ma quando si presentava il momento aveva lo stesso effetto di una perenne sorpresa inaspettata. Era proprio vero che le Arti Oscure e il mondo delle sue origini lo avevano cambiato molto: era passato dall'essere il ragazzo più tranquillo che conosceva a quello più spietato, solo quando era presente la moglie non aveva bisogno di tirare fuori gli artigli. Forse un represso elemento Avery aveva camminato e inglobato il suo animo.

Ma se Avery fu lusingato del compito, come lo furono in seguito moglie e seguaci, Lucius Malfoy ne rimase molto offeso. Non poteva certo definirsi il parente del secolo, riconosceva i suoi errori uno dietro l'altro. Ma arrivare ad essere totalmente escluso dal programma di pulizia dei sanguesporco era deplorevole, oltreggioso e offensivo. Valeva ancora qualcosa in quel regime, e non sopportava l'idea di essere superato da un tizio cresciuto con i babbani. Quando venne a sapere del nuovo piano di suo nipote, fu molto sconcertato nel scoprire che ancora una volta lo aveva tagliato fuori. A regola, Bellatrix e Rodolphus avevano commesso di peggio, ma li aveva perdonati.

Sbuffò imbufalito, lasciandosi cadere sulla poltrona con fare pesante, del tutto opposto al suo solito portamento, ma non importava. Narcissa lo osservò da sopra il giornale, pronta al suo solito repertorio di lamentele. Ormai il copione lo conosceva a memoria: Possibile che siano sempre gli altri, e noi nemmeno una volta che ci considerasse? Perché mi odia così tanto? So di aver sbagliato, ma voglio davvero rimediare...

"Non ha più considerazione di noi. Per fino quei rozzi dei Ghermidori sono più gettonati..."

"Sei troppo noioso, Lucius" gli disse la donna piegando il giornale, "Devi capire che per lui ci vuole tempo. Che lo abbiamo deluso. Ma poco a poco cercherò ancora il nostro appoggio. E poi, ha Draco che fa anche per noi".

Avrebbe dovuto essere contento quanto la moglie, ma a Lucius non faceva molto piacere. Non perché il figlio lo stesse superando, lo aveva sperato con tutto sé stesso, ma perché non riusciva mai a tornare tra le file preferite di suo nipote. Aveva bisogno di un'occasione che potesse rinnovare la sua figura, che non lo facesse vedere sempre come il Mangiamorte sbagliato o come lo zio peggiore del mondo magico. Aspettare lo rendeva sempre più scontroso, indigesto verso tutti, eppure non trovava altri modi per sfogare quella sua frustrazione. Doveva parlare con Antheo, ma sembrava sempre irraggiungibile. Non faceva avvicinare nessuno e si era irrigidito parecchio, scostava pure sua madre che pochi mesi addietro cercava come se fosse tornato un bambino.

"La verità è che nostro nipote non ci considera più parte della sua famiglia, nemmeno dei seguaci qualificati. Siamo qui per una sua grazia che non meritiamo..."

"Non esagerare adesso. Antheo sa cosa fare. Lasciagli il tempo per gestire tutto il disordine. Ha pur sempre un mondo da ripristinare, leggi da riscrivere, norme che non devono essere violate. Tutto da solo fa fatica" Narcissa cercava di vedere il bicchiere dalla prospettiva più ovvia, ma forse anche lei sotto al suo animo soffriva il non essere più la zia a cui si riferiva di più nei momenti di sconforto. Era stata superata da Linda. Lei non lo dava mai a vedere, ma sicuramente non l'aveva presa bene. Linda Malfoy era sempre stata vista come il membro debole della sua stirpe, il padre l'aveva allontanata dopo che aveva saputo della gravidanza illegittima con un uomo che non era il marito designato. Eppure in fatto di carattere, aveva conquistato subito Antheo. Narcissa poi aveva forse la colpa peggiore dei due: aveva mentito a sua sorella impedendole di raggiungere suo figlio, era stata complice dello stesso gioco di potere del Ministero e non aveva mai fatto nulla per agevolare la sua famiglia.

Erano entrambi colpevoli, per questo Narcissa sosteneva che era meglio aspettare. Non si sentiva in diritto di prendere delle posizioni che le avrebbero solo peggiorato il rapporto già incrinato con Antheo, non poteva nemmeno pretendere che dimenticasse tutto. Avrebbe aspettato ed eseguito al momento giusto, prima o poi il tempo avrebbe sistemato ogni cosa.

Posò il giornale su un tavolino situato accanto alla sua poltrona, si adagiò lentamente allo schienale e contemplò il vuoto per un momento. Si chiese quanto tempo avevano passato, negli anni di prigionia, sua sorella e suo cognato a pensare al figlio ritenuto morto, e a quanto il suo tacere avesse influito negativamente.

*****

Non tornava. Stava fissando l'orizzonte da ore, un giorno intero, forse due ormai erano passati.

Lui non tornava.

Hermione inizio a preoccuparsi seriamente. A Ron poteva essere successo di tutto. Poteva ormai essere nelle grinfie dei Mangiamorte, imprigionato nelle celle più buie e umide, sottoposto a torture e maledizioni volte a farlo soffrire purché parlasse e confessasse le loro mosse e le loro strategie.

Ron era in serio pericolo, se non già ridotto ad una carcassa.

Aveva avuto l'impulso di andarlo a cercare, aiutarlo se fosse necessario e fuggire. Sì: ritirarsi, lasciar perdere tutto, fuggire da quel mondo che non le avrebbe dato tregua, né pietà.

Ma affrontare i Ghermidori da sola... non era saggio, non era nelle sue linee logiche cercare di contrastare ciò che non poteva affrontare da sola. Sarebbe stato l'equivalente di un suicidio.

Sarebbe dovuta rimanere lì ad aspettare e sperare che non si facesse vivo da solo, o almeno questa era la speranza a cui ormai si ostinava ad aggrapparsi.

Harry non era messo meglio in fatto di calma mentale, temeva che il suo migliore amico potesse commettere qualcosa di spropositato e di cui potesse pentirsi. Se conosceva abbastanza bene il suo nemico poi, era quasi certo che Lestrange non avrebbe sprecato l'occasione di vedere una preda solitaria. Doveva trovarlo prima lui.

La pioggia che era scesa aveva abbassato le temperature in modo vertiginoso; il rifugio di fortuna che avevano costruito con stoffe recuperate dalle cose distrutte non erano più in grado di offrire loro un riparo, lasciando che l'acqua filtrasse con prepotenza dentro. Le gocce cadevano pesanti sulle loro testo, qualcuno starnutiva e rabbrividiva per il vento tagliente che spezzava i loro volti provati. Il fuoco che avevano acceso continuava a spegnersi, obbligandoli a ravvivarlo con quello che potevano ritenere abbastanza asciutto. Non si fidavano a usare la magia.

Avevano già dovuto cambiare postazione per dei movimenti che li aveva allarmati, e per paura di essere catturati dai Ghermidori, era stato meglio non lasciare traccia del loro passaggio. Ma ormai i luoghi sicuro e riparati iniziavano a scarseggiare, e si erano arrangiati con quello che Godric's Hollow ancora aveva da offrire, che non era molto. L'unica fortuna era stata scoprire una dispensa con ancora qualche vivanda al suo interno.

Era un piccolo casale rustico situato poco prima della foresta. I Mangiamorte dovevano averlo ignorato di proposito pensando che non contenesse nulla di utile. Davevano essere passati in cerca di armi; pozioni e superstiti, forse quel piccolo stabile diroccato non aveva dato l'idea di poter sembrare un nascondiglio sicuro per qualcuno. A loro tutto sommato era andata abbastanza bene, ma concordavano che gli oggetti utili si potevano contare su una sola mano: avevano trovato un pentolone arrugginito, alcune fiale mezze vuote e in un baule rivestito della carne congelata con un incantesimo di refrigerazione in esaurimento. Avevano preso tutto senza lasciare nulla, così che nessuno potesse usufruirne.

Ma non avevano potuto dormirci dentro: la baracca purtroppo era davvero troppo piccola, e avevano tristemente notato che ci entravano a malapena due persone.

"Certo che quando vuole, Weasley sa essere davvero stupido!" mormorò una voce tra la folla. Willbur Collins, di Corvonero.

"Non parlare così di Ron!" Neville scattò subito in piedi con fare di sfida, seguito da Seamus e Dean.

Harry sbuffò. Era il terzo battibecco che quel ragazzo accendeva scatenando la rabbia degli altri. Pareva trovarlo un buon modo per intrattenersi, peccato che l'idea non fosse reciproca. A Neville la sua voce urtava particolarmente, con quel timbro nasale e il tono altezzoso, e la cosa ultimamente si era espansa su altri Grifondoro.

Collins sfoggiò un sorriso furioso: "E come dovrei parlarne? Sentiamo!" i suoi occhi si accesero di collera, "Lo sapete perché sono qui, eh?! Perché quei bastardi dei Mangiamorte hanno preso mia madre e torturato mio padre, ed io mi sono unito a voi per vendicarli! E Weasley adesso vuole mettere in pericolo tutti noi! Che fatica abbiamo fatto permetterci in salvo?!"

"Non ne hai comunque il diritto! Ron ha subito molto più di te ma ci ha sempre difesi!" Neville si avvicinò abbastanza da poterlo spingere all'indietro con forza, per farsi superiore.

Fino a quel momento non erano mai arrivati alle mani, quello era solo il risultato della loro mente ormai logora e consumata dalla situazione che stavano vivendo. Alcuni non erano così forti da sopportare lo stress e tutto quello che ne conseguiva quando si trattava di combattere un esercito di maghi oscuri, Willbur aveva solo acceso dei piccoli inneschi dentro i ragazzi che li facessero vacillare emotivamente.

Harry non avrebbe voluto essere duro, ma alla terza spinta di Neville si ritrovò costretto a mettersi in mezzo per farli smettere, ottenendo qualche colpetto.

"Basta!" Hermione fece sobbalzare tutti con una voce rotta e imperiosa, "Così che cosa pensate di risolvere?!"

"Ma... ha cominciato lui!"

"Non mi interessa! Ron è in giro da solo, in balia dei cattivi, e nessuno di noi sta facendo qualcosa per lui!"

Si ammutolirono tutti, era evidente che nessuno poteva ribattere ad una verità del genere. Nessuno si era mosso, Harry stesso non aveva ancora organizzato delle piccole spedizioni per cercare il suo amico. Qualcosa nel suo istinto gli stava dicendo che non era sicuro muoversi in quei luoghi senza una preparazione adeguata di quello che poteva esserci, e non parlava solo di Mangiamorte o Ghermidori.

Lestrange non avrebbe di sicuro avuto difficoltà a portare sotto la sua ala creature magiche corrotte e stanche di stare sotto un regime considerato debole, aveva notato grazie a Unci Unci che non tutti i folletti erano felici di seguire le idee del Ministero e di Silente, qualche suo compare era comunque più attirato dalle Arti Oscure. Kreacher anche, nonostante fosse sceso in battaglia dando la vita, all'inizio non era del tutto collaborativo. Che ci fossero anche Centauri e lupi pronti a combatterli? Non voleva rischiare di perdere qualche amico solo perché doveva sperimentare tutte le trappole che il loro nemico aveva disseminato come garanzia di sicurezza. Daveva solo sperare che quello non fosse un pensiero che avesse varcato la soglia della sua malata e contorta mente.

Ma la verità era Lestrange era troppo attento e meticoloso per non pensarci.

"Vorrei fare qualcosa per lui, Hermione" disse dopo un po' voltandosi verso di lei, abbassò le braccia lentamente, "Ma la verità è che forse è lui a non voler essere aiutato" Ron non era tupido, era solo impulsivo ma sapeva riconoscere quando le cose erano troppo anche per lui. Non era tornato per tutto quel tempo e tutto lasciava intendere che fosse lui a non volersi fare aiutare. Quando stavano cacciando gli Horcrux per distruggerli, Ron aveva già avuto un effetto simile, allontanandosi per poi tornare. Quella volta Harry aveva percepito che il medaglione gli avesse fatto qualcosa, del resto la magia nera era nota per contaminare l'ospite. Ma possibile che adesso il parassita fosse più forte?

Quella consapevolezza lo fece trasalire: ma certo! Come aveva fatto a non capirlo subito? Ron non si era allontanato di sua volontà, era contaminato dalle Arti Oscure. Ecco spiegata la sua scenata e il suo atteggiamento improvvisamente ostile verso gli altri. Che quello fosse un modo come un altro per ottenere seguaci in modo facile e veloce? Forse Lestrange lo avrebbe usato per spaccare tutto il gruppo degli oppositori lì presente.

Allora a questo punto aveva solo una cosa da fare: altro che aspettare, meglio affrontare i pericoli e cercare subito il suo amico pri a che fosse finito nelle grinfie di Lestrange se non fosse già successo.

"Che succede Harry?"

"Cambio di rotta: Hermione ha ragione" si posizionò al centro perché tutti lo guardassero, "Ron è in serio pericolo. Quando siamo penetrati nel terreno nemico, una parte di magia oscura deve essere finita nella sua mente. Lo sta mangiando da dentro. Dobbiamo trovarlo prima che siano gli altri a farlo!"

"Ma come facciamo? Con tutti i Ghermidori..." Hannah Abbott mugolò impaurita, sapeva di essere una degli elementi meno capaci, temeva potesse finire nel braccio della morte in poco tempo e senza poter reagire.

Però Harry non aveva tempo per stare dietro ai pensieri piagnucolosi dei suoi compagni: "Faremo dei gruppi misti. Cinque persone in totale con duellanti capaci, qualcuno con conoscenze di medicina magica e qualche scorta in caso le battaglie si facciano più toste. Restare qui non ha più senso e non voglio più scappare" era ora di finirla con la caccia del gatto al topo, se Lestrange voleva la guerra lui gliel'avrebbe servita senza troppi complimenti.

Assegnò ad ogni gruppo due studenti capaci a duellare, uno che conoscesse Pozioni e rimedi di cura, due che sostituissero i duellanti. Hannah fu assegnata nello stesso gruppo di Neville, così sarebbe potuta stare più tranquilla. La presenza del giovane Paciock sembrava renderla più sicura delle sue azioni, ed entrambi si intendevano di erbe curative. Nello stesso ordine assegnò Ginny nel suo gruppo e Hermione in quello di Scamander. Preferé non mettere insieme Seamus e Dean, e decise di assegnare Wilbur all'ultimo gruppo.

Diede un'ultima occhiata a tutti, ma lo schema parve funzionare.

"Adesso" disse salendo su un tranco che era servito come tavolo, "Due gruppi a Nord, due a Sud. Gli altri setaccino i dintorni in modo da avere maggior terreno. Se doveste trovare delle Creature Magiche aspettate ad attaccarle, potremo avere degli alleati" indicò per ogni gruppo una direzione, raccomandando di usare meno magia possibile.

Non era sicuro che la zona fosse del tutto sgombra dalla magia oscura, il loro avversario doveva aver tenuto anche conto di eventuali passaggi ciechi, di nascondigli e incroci di barriere magiche che si annullavano a vicenda. Non avevano a che fare con uno sprovveduto dotato di paraocchi, Lestrange era pur sempre l'eterno assistente che li aveva addestrati. Dire che era una persona disattenta era come dichiarare il falso davanti a prove schiaccianti.

Antheo Lestrange conosceva troppo bene le Arti Oscure, in ogni loro sfumatura. Era capace di plasmare tali maledizioni e fatture a proprio piacimento con il minimo sforzo. Era un mago che anova sperimentare, scoprire il suo limite e combattere fino ad esaurire le proprie forze. La sua mente era impenetrabile, l'Occlumanzia era una delle sue magie preferite, creando una barriera impenetrabile, svuotando così tanto la testa da non avere pensieri e muoversi come un automa. Aveva visto tutte le voluzioni delle cure, pozioni, trasfigurazione e poteva dire di conoscere amena dito le zone dell'Inghilterra più conosciute, rendendo ogni passo un possibile biglietto di sola andata per il treno della morte.

Harry doveva considerare troppe cose per potersi definire un avversario degno. Non poteva competere con chi lo aveva cresciuto e addestrato, ma non voleva arrendersi al terribile pensiero che il suo pezzo di mondo fosse finito per sempre. Aveva perso troppo da piccolo, aveva visto i suoi diritti negati ed ora avrebbe dovuto accettare di non poter più mettere piede in quel posto che lui chiamava casa. Egoisticamente parlando, sarebbe tornato alla tenuta Lestrange e lo avrebbe affrontato così su due piedi, ma aveva anche un suo esercito da guardare e proteggere.

La pioggia riprese a battere prepotente, enormi goccioloni gli colpivano la testa bagnandogli i capelli e gli occhiali creati, costringendolo ad alzare lo sguardo per capire dove si trovasse.

La torre d'astronomia lo guardò con circospezione.

Tutte quelle finestrelle, e Harry non ricordava di averne viste così tante in sei anni, sembravano occhi sospettosi che scrutavano il paesaggio basso in cerca di qualsiasi elemento fuori posto. Non si sarebbe stupito se in quelle finestrelle ci fosse stato un Mangiamorte pronto a colpire a tradimento ogni foglie che si fosse mossa per il verso sbagliato.

Più dettagli notava, e più nella sua mente si stava facendo avanti l'orribile pensiero che quella era una seconda guarire destinata al fallimento.

Silente non avrebbe mai dovuto permettergli di entrare al castello di Hogwarts con così tanta facilità, ancora oggi si stava chiedendo cosa lo avesse spinto ad ammettere un nemico in quelle mura.

Il richiamo di Ginny lo riportò alla realtà, e Harry si mise a correre percorrendo una possibile pista e sperando non lo conducesse a morte certa.

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