3 - Prima battaglia
Udirono una voce furiosa e roca dietro di loro, ma non fecero in tempo a realizzare chi fosse che dovettero schivare in fretta un potente schiantesimo, seguito da un altro leggermente più debole, ma dalla stessa portata distruttiva.
Il loro nemico era proprio lì a pochi passi con la rabbia negli occhi, fiamme imperiose bruciavano con lo stesso desiderio del suo predecessore di spazzarli via in modo violento.
Avevano commesso l'errore peggiore, avevano puntato senza saperlo l'unica persona che nessuno doveva toccare, e il peggio era la presenza dei bambini al seguito.
Antheo e Alessio li tenevano sotto tiro, costringendoli a indietreggiare, non erano sicuri che volessero uno scontro, ma un passo falso avrebbe di certo dato inizio ad una sanguinosa battaglia e questa volta non ci sarebbe stato nessun arbitro a dichiarare lo sconfitto, senza portare a conseguenze drastiche.
"Ti sei sistemato bene, Lestrange" mormorò Ron, usando inspiegabilmente un tono provocatorio che nemmeno lui si rese conto di adottare. Sbiancò una volta che l'idea sfiorò la sua mente.
"Lord Oscuro, per te" ringhiò Avery puntando addosso il suo legno consumato dalle battaglie. Non si ricordava Weasley così tanto sfacciato, almeno il fratello maggiore aveva sempre dato prova di essere più educato e più gestibile.
"Che vi porta in questo luogo tanto ostile?" Antheo si pose tra loro e Béatrice, che sentendo le urla si era girata di scatto tenendo per mano Egan perché non si allontanasse. Adesso che sapeva averla sotto il suo controllo, si sentiva meno in ansia e poteva ragionare sui suoi nemici, così da avere un pensiero in meno. Quando li aveva visti dietro la moglie, gli era saltato in gola il cuore, sentiva di aver perso un anno di vita. Se fosse successo qualcosa a lei o ai suoi figli, avrebbe raso al suolo tutto coloro che seguivano Potter, uno per uno freganosene dello stato di sangue, dell'età, di tutto.
"Lo sai molto bene che cosa ci porta" Harry mantenne il suo sguardo, entrambi i capi delle fazioni uno di fronte all'altro che si stavano studiando, comunicando silenziosamente le proprie regole e stabilendo la distanza corretta per tollerarsi. Una cosa che nessuno avrebbe mai potuto fare allo stesso modo: non era un atteggiamento da sottoposti, erano loro due a dover capire i loro limiti, a rendersi ostili o accondiscendenti a seconda della situazione, a giostrare le occasioni per dimezzare il più possibile le vittime.
"Ho una domanda, a questo proposito" Antheo fece un passo avanti, muovendo le braccia in modo disinvolto e a proprio agio, abbassando per un attimo la bacchetta, "Te la sei persa per sbaglio?"
"Si è fatta catturare. Ha capito il tuo gioco".
"Ah" il Lord Oscuro guardò il suo seguace con uno sguardo sorpreso e divertito allo stesso tempo. La Lovegood tutto sommato si confermava una degna Corvonero, in grado di studiare e capire le mosse degli altri; e loro si confermavano degli emeriti stupidi a non averci pensato nemmeno un secondo. Avrebbero voluto portarsela con loro, sarebbe stato divertente, ma avevano deciso all'ultimo di lasciar perdere, non ne valeva la pena , perché scomodare la loro prigioniera in una passeggiata che non avrebbe portato a niente?
"Dov'è?"
"Dove vuoi che sia, Potter?" Antheo allargò le braccia come per aspettarsi una risposta sensata ad una domanda ridicola. E dove poteva mai tenerla? I posti erano due: a casa sua oppure cinque metri sottoterra in una fossa comune. Ma Harry sapeva benissimo che lui non l'avrebbe mai uccisa, non ci avrebbe ricavato nulla; oppure era stupido a tal punto da credere che l'avesse fatta fuori immediatamente così da auto condannarsi in territorio nemico. Diede poi un altro sguardo a Béatrice, anch'essa con la bacchetta in mano, e le fece cenno con la testa di rientrare in casa.
"Non è la tua donna che vogliamo colpire. Non siamo come te" si intromise Ron facendo un passo avanti.
"Il solo fatto che siate qui, ti rende come me" Antheo adesso non rideva più, la voce di Weasley lo irritava, il suo sguardo rabbioso ancora di più. A quanto pare lui aveva una voglia matta di scontrarsi, di ricevere le sue ferite di guerra, di rischiare la vita pur di scaricare un po' di magia dalla sua bacchetta. Era un grave errore il suo: osare sfidare il padrone di casa era decisamente una pessima idea, un modo come un altro per avere un biglietto di sola andata per l'Al di Là.
Decisero che perdersi in altre chiacchiere non avrebbe portato a niente, che i loro tre nemici non si erano spinti fino a lì per niente. Ormai la soglia era stata varcata, essere clementi avrebbe solo potuto giocare a loro sfavore. Alessio percepì i pensieri del suo capo senza nemmeno il bisogno di consultare si: lanciò uno schiantesimo in mezzo ai tre ragazzi in modo da farli indietreggiare. Harry però non volle dare la soddisfazione di essersi spaventato: contrattacco mirando in un punto abbastanza vicino perché potesse aiutarsi con le macerie che popolavano la zona. L'incantesimo colpì una delle rocce, creando delle scaglie che vorticarono verso i due Mangiamorte.
Tecnica interessante, Antheo lo dovette ammettere, ma fu lo stesso in grado di schivarlie di bloccare quelle poche scheggia che si erano liberate dalla rete incantata che aveva creato. Si assicurò che la sua famiglia fosse illesa e che si fosse rintanata in casa, in modo da potersi trattenere di meno per i prossimi attacchi. Ma non era saggio mostrare tutte le tecniche adesso, avrebbe solo rischiato di costruirsi intorno un muro di pericoli che lo avrebbe schiacciato al momento giusto.
Rispose al suo avversario creando una bolla d'acqua che li avvolse tutti e tre, per poi scagliarli lontano con un secondo colpo di bacchetta. Adesso poteva anche tenerli distanti creando a sua volta un muro con le macerie.
"Non passerai di qui, Potter!" urlò Antheo, con la sua consueta voce divertita e strafottente. Adesso Ron e Harry avevano capito perché Lestrange era sempre stato sul cazzo i loro insegnanti, per lo meno alla maggior parte: aveva quel maledetto vizio di prendere in giro i suoi avversari, fregarsene del pericolo e ridere davanti alla loro sofferenza. Non aveva rispetto per nessuno, esistevano solo lui, la magia nera e tutte le vittime che si divertiva a mietere durante lo scontro. Tutte caratteristiche degne di un bastardo, ma degne anche di un mago che nella sua vita le aveva viste davvero tutte e aveva avuto modo di sperimentare ogni sfumatura della magia. Lestrange non smetteva mai di stupore, ogni minuto che passava era l'occasione per scoprire qualcosa di nuovo di lui, ma diventava un punto di svantaggio in più per loro, che si ritrovavano costretti a dover studiare da zero tutte le mosse del nemico, non arrivando mai al punto finale.
E la prova si era appena palesata in quella battaglia improvvisa: Lestrange sembrava rinvigorito dai pochi colpi ottenuti, iniziando a colpire a raffica senza dare loro il tempo di difendersi. La sua in realtà non era una vera e propria strategia, voleva solo allontanarli dalla sua famiglia e dare il tempo a Béatrice di mettere al sicuro i piccoli. Anche Alessio stava optando per la stessa strategia improvvisata, pur essendo consapevole di avere una moglie nata e cresciuta in un contesto di guerra, pur sapendo che lei era più qualificata a combattere, voleva dare il suo contributo per una volta che Alecto era fuori gioco dopo le ferite dovute alla guerra e le infinite richieste di attenzioni del figlio Alexander, che aveva iniziato a sviluppare una certa mammite acuta.
"Harry la situazione qui non va affatto bene!" Ansimò Ron, ormai stremato dal doversi difendere dagli attacchi ripetitivi. Era inginocchiato poco distante, sudato e sporco per la polvere che si era alzata.
"Lestrange, dimmi solo se Luna è ancora viva!" puntò la bacchetta contro il suo avversario, ma senza attaccare, sapendo che una mossa sbagliata lo avrebbe spedito al macello, "E noi toglieremo il disturbo per il momento!"
"Potter... non me ne farei niente di un cadavere. Sei qui adesso".
"Non vi conviene sprecare forze adesso, andate bambini" Alessio colpì un pilastro costringendoli ad arretrare e battere in ritirata.
Procedere a quella missione era stata una follia, avevano rischiato la morte così, senza nemmeno avere il tempo di prepararsi. Al diavolo ogni pensiero vendicativo, ora Ron sapeva benissimo che tirare la corda e fare di testa propria lo avrebbe solo portato nel varatro. Si sarebbe presto scusato con tutti per il suo comportamento.
Per fortuna non era feriti gravemente, le loro botte potevano scomparire nel giro di poco, ora la cosa importante era che nessuno ci era rimasto secco.
Peccato che ora, con il loro movimento collettivo, il gufo di Lestrange aveva captato la loro magia e iniziato a gridare l'allarme, muovendo tutta una schiera di Ghermidori che li avrebbe raggiunti in poco tempo se non si fossero difesi correttamente. Rolf provò ad evocare un incantesimo di disillusione, ormai che non aveva più senso nascondere la propria magia, ma si rivela inutile.
"Ma come è possibile?!" Harry strabuzzò gli occhi notando un improvviso limite di poteri.
"Ha confinato questa zona perché la magia nemica non avesse effetto. Inutile bastardo..."
"Allora prepariamoci ad un'altra ondata di avversari ragazzi" mormorò Ron fermandosi di fianco ai suoi compagni, preparando la bacchetta ben salda in mano per bloccare quanti più aattacchi possibili.
"Sì ma in tre non concludiamo niente" decretò il loro capo, riprendendo una corsa frenata e lasciando che gli altri due lo seguissero. Finché potevano tentare di raggiungere la linea che divideva il fronte nemico dalla zona franca, lo avrebbero fatto con le loro sole forze. Ma dentro di sé Harry si stava maledicendo per essere stato così tanto superficiale, aveva pensato solo allo scopo finale e non al quadro completo che avrebbe potuto ribaltare completamente la situazione. Aveva peccato di superbia, si era sentito invincibile e non aveva pensato che il suo rivale non era più, di fatto, Lord Voldemort. Il Lord con cui aveva a che fare era del tutto diverso: era molto più furbo, più potente e riflessivo, più attivo da una parte e passivo dove serviva, e non sfruttava le risorse in base all'utilità che potevano avere in un momento preciso.
E avrebbe capito se gli altri non avessero più sentito la stessa fiducia nei suoi confronti, era normale, era comprensibile. Per poco non li aveva spediti al macello, non li aveva mandati alla morte soli e senza rinforzi. Non era questo che faceva un leader, non era questo che lui adoperava come ideologia di combattimento. Che fosse lui in questo momento il mago destinato a cadere? Alessio aveva risposto bene agli attacchi e il suo capo non aveva permesso a nessuno attacco di colpirlo, e lui come poteva definirsi uguale adesso?
"Harry! Vedo una via di fuga! Guarda!" Ron lo risvegliò dai suoi pensieri, davanti a loro era presente un piccolo varco che pareva dividere il terreno del terrore dalla loro piccola zona di sicurezza.
"Buttatevi senza voltarvi indietro! Non voglio avere le brutte facce di quei maghi rozzi davanti a me!" spiccarono uno slancio in avanti, saltando ogni ostacolo che incontravano i loro piedi, avvetendo sempre di più la presenza pericolosa dei Ghermidori e dei Mangiamorte designati alla pattuglia. Se li avessero circondati, probabilmente dei loro corpi non sarebbero rimasti nemmeno i vestiti, ed era una cosa che non potevano rischiare.
Oltrepassarono quel piccolo tunnel non senza difficoltà: l'agitazione stata impedendo loro di ragionare e muoversi con calma e disinvoltura, costringendoli spesso a liberarsi da un incastro con il loro stesso corpo. La luce in fondo sembrava un miraggio fino a che non furono in grado di respirare aria pulita e fresca, ritrovandosi nei pressi della foresta che inglobava Godric'Hollow. Nelle loro vene scorse tutta la tensione che avevano accumulato, sentendo in breve tempo i loro muscoli farsi Mollie e deboli. Per fortuna non erano così sensibili da rigettare quel poco cibo che erano riusciti a ingerire qualche ora prima.
"È stata una pessima idea Harry..." disse Ron buttandosi per terra, "Hermione ci ucciderà, lo sai vero?"
*****
"Vorrei tanto sapere se il tuo scopo fosse quello di farmi prendere un infarto!" La voce di Antheo risuonò per tutto il corridoio, propagandosi per tutto il resto degli spazi della magione Lestrange. Trascinava Béatrice per un braccio, stando comunque attento a non farle troppo male, né a sballottare il piccolo Heiko ancora avvolto nella fascia. Il peggio era passato per il momento, ma proprio sfruttando quell'occasione il Lord Oscuro si era sentito in dovere, per una volta, di dover fare una corposa ramanzina a sua moglie per aver non solo rischiato la vita, ma per aver messo in pericolo i figli inconsapevolmente. Per un giorno sua madre, se fosse stata presente, avrebbe goduto di quella situazione.
"Ti sembro così stupida da mettere in pericolo i miei figli?!" protestò la donna scollandosi dal braccio la mano del marito, con uno strattone abbastanza forte da costringerlo a voltarsi verso di lei. Non bastava la suocera che non perdeva mai tempo per appiopparle ruoli minori e al limite dell'inutile, adesso ci si metteva anche il figlio ad accusarla di aver peccato di stupidità . Si erano messi d'accordo per caso?
"Ti avevo detto quanto potesse essere pericoloso, lo sai molto bene. Ma tu no! Adesso ti sei messa in testa di dover rischiare la vita!" Antheo odiava alzare la voce verso sua moglie, in tutti gli anni che si sono conosciuti, frequentati e messi insieme non era mai successo. Ma quel periodo era molto diverso dagli altri, aveva i nervi a fior di pelle e la testa che vorticava da un progetto all'altro, non aveva anche tempo per stare dietro a possibili imprevisti legati ad attacchi improvvisi. Sperò solo che nessuno avesse sentito la sua voce tuonante strisciare per tutti gli spazi vuoti, voleva evitare comunque altri coinvolgimenti.
"Sarà perché sono stanca di vedere mio marito che per poco non ci lascia la pelle?! Non devo ricordarti che hai una famiglia anche tu, forse".
"Forse tu non hai capito, Béatrice, ma avevi tre persone dietro che per tanto così non hanno deciso di attaccarti a bruciapelo! Hai idea di come mi sarei potuto sentire?!" Heiko si mise a piangere, costringendo il papà a tapparsi la bocca. Non voleva dare quello spettacolo ai suoi piccoli, lui che di litigi ne aveva visti fino allo sfinimento. Ma si era spaventato, e questo Béatrice doveva capirlo, come anche doveva capire tutta la situazione. Potter era nei paraggi, si era spinto oltre la loro linea di tolleranza e sarebbe tornato con il resto della ciurma. E lei aveva appena partorito, quindi aveva poco da fare la splendida piena di energie.
La donna distolse lo sguardo da lui, concentrandosi sul piccino per calmarlo. Aveva capito la gravità della situazione, si sentiva in colpa e non avrebbe mai voluto che Antheo si ritrovasse in uno scontro inaspettato per salvarla da un'imboscata. Ora la comparsa di Bellatrix avrebbe posizionato la ciliegina sulla torta. Sentì Antheo sospirare dopo un momento di silenzio, ma non volle dargli ancora la soddisfazione di guardarlo e ammettere di aver commesso un errore che poteva essere fatale. Oggi non ci stava a subire tutte le colpe dalla famiglia Lestrange.
"Béatrice..." Antheo abbassò la voce addolcendo il tono, "So che vuoi essere d'aiuto questa volta. So che sei responsabile e molto attenta ai piccoli. Ma è... difficile" si avvicinò e sentendo il piccolo calmarsi, le mise le mani sulle spalle massaggiandogliele delicatamente. Lei non diede segni di cedimento, e Antheo la abbracciò da dietro, la sua sfuriata l'aveva fatta e non voleva tenere un rapporto ostile.
"Io non voglio più restare a guardare mentre tutti muoiono per colpa loro. Ma non sono così sprovveduta da rischiare che a Egan o a Heiko succeda qualcosa. Questo voglio che ti resti bene in testa" Antheo fece per rispondere, ma Béatrice gli alzò davanti una mano per fargli capire che non aveva finito, "E non voglio che sua maestà abbia da ridire su questa storia. Chiaro?" sua maestà era Bellatrix.
"Di lei non devi preoccuparti, sai che ci penso io".
"Non è questo il punto Antheo. Io sono tua moglie, sono la strega che più di tutte si trova in alto nella piramide del potere e sono la madre dei tuoi figli. E lei si permette sempre e comunque di criticarmi e insultarmi a suo piacimento, come se non avessi alcuna importanza!" era la prima volta che Béatrice esprimeva la sua frustrazione su questo aspetto, Antheo provò un brutto senso di acido nello stomaco. Era a conoscenza del comportamento deplorevole di sua madre e di quante volte sua moglie avesse ingoiato il boccone amaro, ma lei aveva ragione: una notizia del genere l'avrebbe incattivita ancora di più. Era meglio non rischiare.
"E poi sono la tua compagna di vita, e lo sarò nel bene e nel male. Non puoi vietarmi in eterno di scendere in battaglia".
"Va bene. Hai ragione. Solo non rischiare troppo. Non avrei più un motivo per vivere e per comandare qui".
Ma nonostante si fossero assicurati che nessuno stesse ascoltando la loro discussione, pareva che dentro quella maledetta magione i muri avessero le orecchie. E quella volta tali orecchie avevano le sembianze di Narcissa Malfoy. Sicuramente non era sua intenzione mettere zizzania in casa, o passare per quella che amava spettegolare dei vari membri della Nuova Causa, peccato che il suo intervento non diede certo aiuto a suo nipote e alla sua consorte.
Quando Bellatrix ascoltò la storiella, non poté fare a meno di ridere come una folle. Era fatta: tutte le sue supposizioni erano confermate e nessuno poteva più metterlo in dubbio, nemmeno Antheo. Il suo ruolo di madre forse poteva ancora avere una svolta.
Rodolphus d'altro canto non poté fare a meno di mettersi una mano in fronte, ripetendo poi il solito gesto tipico di padre e figlio: muovere l'indice e il pollice lungo il setto nasale per poi massaggiare la parte in linea con gli occhi. Con sua moglie non sapeva più che pesci pigliare: non aveva funzionato niente, dalle minacce agli ammonimenti del figlio. Bellatrix continuava ostinata a prendersela con la povera Béatrice, sperando senza successo in una possibile separazione. E non c'era nemmeno un motivo dietro: solo il malato e isterico pensiero di avere il suo bambino ancora piccolo e indifeso a fianco. Peccato che egli fosse ormai vicino ai trent'anni.
"Non dovresti dire queste cose su Béatrice, Bella. Ti ricordo che nostro figlio..."
"Il nostro Lord, Rodolphus".
"... il nostro Lord... non apprezza per niente questo atteggiamento. Lo sai" non si era ancora abituato a chiamarlo in quel modo, un gradino in più di loro quando era sangue del loro sangue. Non gli veniva spontaneo vederlo come il loro superiore, ma la cosa era addirittura reciproca: Antheo stesso non apprezzava che lo chiamassero in quel modo, almeno i suoi genitori dovevano trattarlo come il loro figlio, come era giusto.
"Sono sicura che la ragazza non volesse mettere in pericolo i piccoli. In fondo sono bambini e hanno bisogno di aria" mormorò Narcissa, temendo di aver scatenato un'ennesima battaglia familiare che avrebbe potuto scaldare ancora di più i nervi.
"Come no. Hai visto come li ha protetti".
"Bella, smettila" Il vecchio Lestrange si permise di alzare di poco la voce, adesso che poteva prendersi la libertà di farsi rispettare più di quando era presente Lord Voldemort. La moglie fece una smorfia, ma smise di blaterare, e appena in tempo perché il loro capo si presentò poco dopo passandoli in rassegna con lo sguardo. Evidentemente gli piaceva particolarmente fare salotto, riunirsi in un unico spazio senza un vero e proprio impegno e iniziare a spettegolare di chi e di quale; un passatempo che Antheo sinceramente non sopportava particolarmente. Per lui svagarsi aveva tutto un altro significato che non era quello di appioppare inutili nomignoli alla gente, né elencare i difetti in modo che agli occhi di tutti fosse un elemento negativo.
Incrociò lo sguardo della madre, e non servirono parole per comunicare. Nel loro linguaggio segreto e familiare, Antheo doveva aver ammonito in modo pesante la madre, dato che quest'ultima aveva abbassato lo sguardo un secondo dopo con un viso mortificato. Narcissa la imitò senza essere davvero coinvolta, aveva capito subito di cosa avessero fatto riferimento e sentiva di avere più colpa di tutti.
"Per la vostra gioia..." La voce del nipote trasudavan fastidio, "Potter non è riuscito a penetrare fino a qui".
"E che cosa è successo con i bambini?" Bella tentò lo stesso di ripartire all'attacco, dopo un momento di punizione silenziosa.
"Niente" rispose secco il figlio, "Non è successo niente" guardò la zia con fare di rimprovero, ammonendola con gli occhi di non ficcare il naso in quelle situazioni, dato che potevano essere usate come armi sporche contro la moglie.
"Comunque sia..." Antheo fece un passo verso il centro della stanza, "Meglio non restare qui a dare fiato alla bocca. Se Potter è riuscito ad arrivare fino a qui, vuol dire che intende arrivare anche oltre. E non voglio che i sanguesporco abbiano anche solo una briciola di questo potere".
"Sì, mio Signore..." Rodolphus si alzò, adottando un tono di sottomissione che fece sentire strano il figlio. Ma non aveva tempo per dirgli di non chiamarlo in quel modo, adesso era più importante che tirassero le fila dell'esercito e iniziassero ad organizzare una pattuglia per evitare altre sorprese, tenendo anche conto che ormai era abbastanza evidente il presagio di una nuova guerra, quindi bisognava tenersi pronti a tutte le evenienze. E in questo il vecchio Lestrange era molto bravo insieme al fratello, non per niente avevano addestrato quello che ormai li manovrava nel migliore dei modi e gli consigliava le strategie più efficace. Antheo sapeva di potersi fidare ciecamente, ed era anche un modo per tenere la lingua biforcuta di sua madre occupata per tutto il tempo: con una guerra alle porte Bellatrix non avrebbe avuto il tempo di ingolosirsi con ogni possibile sbocco per attaccare Béatrice, dato che la sua testa sarebbe rimasta impegnata sulle torture da infliggere.
Ma su quell'ultimo punto Antheo doveva assolutamente darle un freno: non poteva impedirle di parlare, e ormai si era abituato al fatto che sua madre non avesse più molte rotelle a posto e funzionanti. Aveva anche rassicurato più volte la compagna dicendo che non importava quante critiche avrebbe vomitato, lui non si sarebbe mai piegato a darle retta. Perché amava Béatrice e lo avrebbe sempre dimostrato. Ma come tutte le cose si arrivava a un punto di non ritorno e Antheo era davvero stanco di discutere tutte le volte. Si sarebbe presto inventato un sistema per farle coesistere nello stesso spazio senza il rischio di una lotta non ufficiale di magia.
"Quanto sono vicini Potter e i suoi compagni?" chiese Narcissa alzandosi.
"Non lo so, ma abbastanza da poter raggiungere il quartier generale in una giornata. Contando anche la sorveglianza di Divoranime".
"Allora sono già su punto di attaccarci, non ha senso perdere altro tempo" Rodolphus si avvia verso la porta, senza salutare nessuno. Sapere che i loro nemici erano così tanto vicini non era affatto un buon segno ed era ora di agire per mantenere l'ordine. Se quei ragazzini speravano di poter vincere quella guerra, si sbagliavano di grosso.
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