6 - Sogni premonitori o pericolose previsioni?
Il freddo Gennaio era ormai cominciato, il cielo nebbioso e scuro non permetteva ai pochi raggi di sole di penetrare per scaldare le strade. A Diagon Alley le solite quattro persone che con prudenza attraversavano quelle strade sempre più tristi intrufolandosi quasi di soppiatto nei negozi, per accaparrarsi quelle poche risorse di cui avevano bisogno.
Tutti erano consapevoli che quelle restrizioni erano insostenibili e che non si poteva vivere nella paura, ma non avevano altre opzioni per poter arrivare al giorno dopo senza dover aggiornarla le pagine necrologiche della Gazzetta del Profeta.
Ollivander scrutava quei viali con un velo di tristezza, ma non era per via delle vendite, che ad ogni primo Settembre erano sempre al picco, ma per il fatto che sapeva perfettamente quale bacchetta aveva scatenato il tutto, l'aveva venduta lui stesso in fondo: legno di noce, 20 pollici, nucleo in corda di quote di drago; rifinimenti di puro artigianato, come la buona famiglia Lestrange pretendeva.
Quello era stato forse l'unico cliente che aveva praticamente trovato la sua bacchetta al primo tentativo, si era capito subito che avrebbe fatto cose molto grandi, come il suo maestro del resto.
Non si accorse nemmeno del campanello della porta, che annunciava, come sempre, l'arrivo di un nuovo cliente, che spesso doveva sostituire la sua bacchetta rotta oppure anticipava gli acquisti scolastici.
Il cliente si annunciò: "Buongiorno signor Ollivander, se si può definire tale". Al suono di quella voce, che destò da ogni pensiero, Ollivander si girò subito: Adreo Lestrange, molto più alto dell'ultima volta che lo aveva visto e con qualche muscolo ben pronunciato si era appena palesato davanti a lui. La lunga francia irregolare gli copriva quasi mezzo volto, con lo stesso ciuffo bianco anche se più sporco che stava forse diventando un marchio di fabbrica.
"Stavo giusto pensando alla tua famiglia" confessò staccandosi dal davanzale e avviandosi verso il bancone. Prese un pacchetto che Adreo gli porse e lo aprì subito: "Oh, che bella bacchetta: legno di tasso, 17 pollici e nucleo di crine di unicorno; rifornimenti floreali; questa è di tua madre signorino Lestrange"
"Era" lo corresse poco dopo Adreo con una voce delusa "È deceduta poche settimane fa..."
"Oh... mi dispiace molto caro, le.mie più sentite condoglianze. Sei proprio sicuro di volermela lasciare?" Gli chiese porgendogliela, era proprio sicuro di volersi separare dagli averi che la sua adorata madre teneva con sé? Aveva imparato tanti incantesimi con quella bacchetta, che la buona Hilina, l'unica della famiglia Lestrange che aveva a cuore prima il figlio che il potere nel ramo di Adreo, al suo posto, Pllivander non sarebbe mai stato disposto a lasciarla.
"So che sarebbe più sicura qui che a casa mia; mio padre adesso sta pensando troppo... insomma al futuro"
"Capisco, ed è quello che vuoi anche tu?" Chiese cordialmente Ollivander; sapeva perfettamente a quale futuro si stesse riferendo Adreo, ma sapeva anche che lui non aveva lo stesso temperamento del cugino così come del padre, del nonno e degli antenati vari, come si dice in ogni famiglia c'è una pecora nera.
Adreo non rispose, si limitò a guardare verso il basso, cosa voleva lui veramente? Una vita decente, felice, magari con la persona che ama accanto e a badare a dei figli tutti suoi, figli che non avrebbe dovuto portare a forza sullo stesso piano di qualcun altro. Ma il destino non è mai troppo benevolo, si hanno dei prezzi che bisogna saldare per poter ottenere le proprie ricompense.
Prese i soldi dalla mano di Ollivander e uscitirandosi su il cappuccio del cappotto, percorse quelle strade a testa bassa mentre si massaggiava l'avambraccio sinistro, sperando di non essere fermato dagli Auror.
Percorse i viali fino a Nocturn Alley, schivando quella poca attività che popolavano quelle strade tanto sinistre; ricambiò qualche sguardo ed entrò da Borgin & Burke. Una volta aperta la porta venne quasi subito bloccato da un uomo incappucciato con uno sguardo rude. Inutile che, se si trovava lì nascosto, era un altro evaso da Azkaban.
"Allora, come è andata?" Gli chiese speranzoso, sembrava che stesse aspettano qualcosa in cambio e con una certa impazienza.
"Voglio solo sperare che questo non induca l'anima povera madre a maledirmi dal cielo" rispose secco Adreo rivolgendo al suo interlocutore un'occhiata contrariata "La riavrò integra come l'ho lasciata? Sei proprio sicuro che funzionerà il tuo piano?"
"Non devi preoccuparti di questo" dichiarò l'altro sfregando le mani, la bacchetta maledetta avrebbe permesso ai Mangiamorte campo libero per i loro scopi, e Ollivander era l'unica persona che non avrebbe destato sospetti nel maneggiarla, e il malcapitato che l'avrebbe comprata avrebbe fatto il resto. Poi il Mangiamorte gli rivolse uno sguardo speranzoso: "Allora, ora posso incontrarlo?"
"Ehi, tempo al tempo, non ancora" lo fermò Adreo "Devo primanassicurarmi che tu non gli faccia perdere tempo, sai è come Lui e non vorrei mai che potessi diventare un membro inutile, non la prenderebbe bene" ai grattò il mento, che iniziava a presentare i primi peli di barba e passeggiò per il negozio spiegando per filo e per segno cosa doveva dimostrare per essere definito una buona risorsa, non erano ammessi errori ed era già un regalo che lo avesse liberato quella notte di Settembre.
"Devi sapere Gibbon che lui non è come gli altri, il nostro Signore aveva grandissimi progetti per lui" lo informò tornando indietro e guardandolo dritto negli occhi "Pensa che porta i segni dell'ansia stessa forza, quindi immagina cosa può fare"
Gibbon lo guardò con impazienza, era fuggito da Azkaban per poter vedere il suo nuovo capo, che avrebbe mantenuto il piano di Lord Voldemort alla lettera e grazie a lui la loro causa avrebbe preso forma del tutto, ma ora voleva vederlo.
"Darò prova di me; già l'Oscuro Signore aveva molta fiducia nelle mie capacità, non sarà diverso per il suo erede" disse Gibbon mostrando un sorriso sicuro, come se Adeo dovesse credergli sulla parola.
Lestrange decise di metterlo ancor alla prova per un po', se la bacchetta avesse funzionato, allora Gibbon era il benvenuto nella rivolta dei Mangiamorte evasi.
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"Padrone..."
"Padrone..."
Un sibilo inquietante si faceva strada tra i corridoi bui della magione. L'ambiente deserto impediva di muoversi con sicurezza e velocità. Antheo percorreva il pavimento in moquette con passi lenti, appoggiando tutto il piede per poi muovere l'altro. L'occhio buono si muoveva a destra e sinistra per scrutare ogni possibile movimento.
La tenuta era stranamente deserta, senza nemmeno un filo di luce, come se fosse priva di finestre. Per certi versi ricordava il castello di Hogwarts, in quei corridoi che strabordavano di quadri animati.
Le gambe si muovevano meccanicamente, senza controllo, addirittura Antheo non sentiva nemmeno un muscolo del suo corpo.
"Padrone..."
"Padrone..."
Un sibilo iniziò a penetrarmi nelle orecchie, ma lui non mosse la testa né rispose, come se non avesse sentito niente. Continuava per la sua strada con quegli occhi vuoti e senza emozioni.
"... è qui..."
"... è qui..."
Il sibilo iniziava a farsi più nitido, il corridoio sempre più buio e deteriorato. Sembrava che qualcuno lo stesse annunciando, come un ospite speciale.
"Padrone... è qui..."
"... è qui..."
Con la bacchetta illuminata, Antheo si faceva strada anche a tastoni, non vedeva nulla nemmeno provando ad aumentare l'intensità e per questo era sempre meglio essere più prudenti; muoveva il braccio a destra e sinistra, per sventrare ogni possibile ombra.
"Seguimi..."
"Seguimi..."
Accanto alle sue gambe Nagini strisciò sulla moquette superandolo, la sua silhouette si muoveva leggera per tutto il corridoio, come se lo stesse guidando.
"Il padrone ti aspetta..."
Antheo abbassò lo sguardo e seguì i suoi movimenti, i suoi sibili gli entravano nelle orecchie e quasi le offuscarono la vista.
"Lascialo venire Nagini, ecco il mio fedele erede..."
La voce dell'Oscuro signore si fece strada nel corridoio, ma appena Antheo varcò la porta, non vide altro che nero.
"Antheo! Svegliati!" A riportarlo nel mondo reale furono gli scossoni di Béatrice vicino a lui. Ansimava e lo scuoteva come un fantoccio.
Quando Antheo aprì gli occhi, per un attimo la sua testa rimase confusa e piena zeppa di pensieri, poi si girò verso la ragazza, che lo guardava con un sguardo preoccupato, e per un momento non seppe se dirle del sogno o sorriderle e basta.
"Mi hai fatto preoccupare, sembravi in preda ad u a crisi epilettica" gli disse lei massaggiandogli il petto.
"Tranquilla Béa, va tutto bene, quelle poche volte che dormo tutta la notte..." disse lui con uno sguardo divertito.
Ma nonostante volesse rassicurarla, non era convinto nemmeno lui che fosse roba da niente, non aveva mai avuto un sogno del genere, ammesso che avesse mai sognato in tutta la sua vita; ma quel sogno sembrava così reale... era come se fosse veramente in un corridoio buio ed era riuscito a sentire Nagini sulle sue gambe, troppo strano anche per un mago.
Si alzò dal letto e si mise il suo inseparabile Montgomery e scese di sotto raggiungendo gli altri per la colazione.
"Sono rari i momenti in cui dormi tutta la notte" commentò Rabastan una volta scesi nel seminterrato "E so che quelle poche volte non sono mai tranquille"
"Cosa te lo fa credere zio?" Chiese fingendosi del tutto tranquillo come dopo una notte perfettamente normale. Ma sapeva perfettamente che zio Rabastan era simile a papà, un buon osservatore che conosceva suo nipote.
"Antheo, sia io che te siamo a conoscenza del reale motivo per cui fai tutto questo, ero presente anche io" gli disse prendendoli le spalle; non aveva passato tutto quel tempo ad Azkaban per vedere suo nipote che faceva il finto tonto, era consapevole della sua natura e del suo futuro, l'erede dell'Oscuro Signore non poteva mostrarsi tanto impacciato.
"Allora immagino tu abbia una vaga idea di quello che mi succede" lo incalzò il nipote staccandosi. Non aveva mai fatto parola a nessuno: della voce che sentiva dentro di sé, dei sogni che faceva e che lo spingevano ad agire... per tutti era ancora un labirinto da esplorare e Antheo non sapeva se sarebbe stato prudente rivelarlo.
"No" disse molto tranquillamente Rabastan ma con un volto molto serio "Io non so cosa ti succede, nonostante avessimo passato tantissimo tempo insieme, non ti conosco abbastanza da poterti leggere nel pensiero senza usare la magia" incrociò le braccia e si schiarì la voce "Se tutto quello che ti è successo in questi anni è il volete dell'Oscuro Signore per te, io alzo le mani e mi limito ad obbedire, però sappi che prima di tutto sei mio nipote, e qualunque cosa succeda voglio esserne informato" poi si girò verso Barty e gli altri "Del resto, siamo una squadra, e per poter raggiungere il nostro obiettivo dobbiamo assolutamente collaborare. Non ci devono essere segreti troppo importanti, potrebbe essere pericolso"
Antheo lo osservò con sorpresa e ammirazione: Rabastan, lo zio che il suo buon nonno definiva un uomo ancora da formare del tutto, che adorava per lo più agire fuori dai gangheri e divertirsi con insulse attività senza concludere granché, era la stessa persona che proprio adesso gli aveva preteso sincerità pura e responsabilità alle stelle, era chiaramente preoccupato dato che avere certe responsabilità come quelle di Antheo comportava benefici ma anche molti rischi.
"Se dovesse esserci qualcosa di assolutamente importante ne sarai informato zio, promesso" lo rassicurò Antheo "Ma ora non devi preoccuparti di niente" e sorridendogli raggiunse gli altri Mangiamorte che si erano riuniti intorno ad un tavolo.
Barty si passò una mano sulla fronte: "Tramite Corban Yaxley sono venuto a conoscenza di un fatto piuttosto scomodo" disse guardando i compagni uno per uno negli occhi: Corban era venuto a conoscenza della scappatoia da parte di Lucius Malfoy, per non essere incarcerato si inventò di essere statocsteegato e di non ricordare niente del periodo in cui Lord Voldemort era al potere, un gesto furbo quanto ignobile, concluse Barty con uno sguardo scocciato. Fece una pausa aspettando la reazione dei presenti.
Antheo alzò gli occhi al cielo, si ricordò di un litigio avuto con suo zio Lucius quando lo aveva scoperto, asirandosi per aver preferito la bella faccia del Ministero e la reputazione apparente piuttosto che la fedeltà per il suo Signore che avrebbe salvaguardato la famiglia e il suo onore di sanguepuro; era impensabile che un mago del suo livello potesse abbassarsi a tanto e vivere tranquillo la giornata.
Barty notò il suo gesto, pensando ovviamente che, avendo trascorso tutto il periodo scolastico in quella casa, ne fosse già al corrente: "Immagino che abbia avuto delle buone ragioni per rinnegare l'Oscuro Signore; ma lui non sa che a casa sua ci sono cose che possono servirci a molto"
Lucius Malfoy godeva di tutte le simpatie del ministro Caramell, quindi era in possesso di molte informazioni e risorse che sarebbero servite; forse grazie a quelle risorse avrebbero potuto ritrovare il Signore Oscuro e riportarlo ai suoi splendori.
"Dato che gode di molte simpatie al Ministero, non sarà troppo difficile trovare il Signore Oscuro"
"Come sappiamo che lui può aiutarci, e come facciamo a sapere che non ci farà arrestare anche lui?"
"Non lo sappiamo" intervenne Antheo serio "possiamo solo sperare che il suo poco buon senso per gli affetti gli impediscono di inimicarsi tutto l'ordine dei Mangiamorte, non gli conviene"
"Mio nipote ha ragione" lo sostenne Rabastan sorridendo "Se Malfoy è intelligente, insabbierà il nostro passaggio. Altrimenti peggio per lui"
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Il Wiltshire era anche più nebbioso di Londra. Appena si riusciva a intravedere il lato opposto delle strade e le luci dei lampioni. Ogni casa era, stranamente, barricata, come se gli abitanti non volessero visite di nessun genere. Se provavi a bussare o non rispondevano oppure ti cacciavano via senza troppi complimenti. Era tutto troppo silenzioso e la diffidenza strisciava in ogni angolo, non era certo periodo per le visite.
Barty e Amycus, col capouccio sopra al capo, percorrevano piano quei marciapiedi umidi e freddi, la nebbia offuscava la vista e dovettero più volte fermarsi per assicurarsi di non essere seguiti da persone indesiderate che avrebbero potuto rallentare la loro missione o peggio.
Barty teneva ben salda la bacchetta, per rispondere prontamente a qualsiasi attacco, Amycus era subito dietro di lui e si guardava spesso indietro. La grossa villa Malfoy era poco più avanti, appena fuori quel paesello.
"Devo ammettere che non ha grandi gusti per la location della sua casa" commentò Amycus appena si trovarono davanti al cancello principale.
La villa si ergeva fiera in mezzo ai prati, ben lontana da stupidi piccoli quartieri babbani, con siepi alte che costeggiano il viale principale per raggiungere l'ingresso della villa e alcuni fieri pavoni bianchi che passeggiavano per i giardini.
La nebbia impediva di verificare se ci fosse attività o meno nella villa, qualcuno aveva visto Narcissa uscire con Draco e andare dai suoi genitori e Lucius era di sicuro al ministero per l'evasione e l'attacco al Ministero; se tutto era rimasto immutato, avevano campo libero per muoversi.
"Ripetimi perché siamo venuti in due"
"Perché con il numero attuale diamo troppo nell'occhio, e poi non servono così tanti Mangiamorte per cercare ciò che ci serve" puntualizzò Barty con uno sguardo che diceva: davvero mi hai fatto questa domanda?
Fece cenno ad Amycus di seguirlo e con qualche incantesimo non verbale si assicurarono di non avere a che fare con incantesimi di protezione o altro.
Arrivati al portone principale, Carrow sbloccò la serratura ed entrarono nella villa vuota avvolta dalla luce fioca che penetrava nei finestroni. Non sembrava esserci nessuno, ma bisognava evitare che qualche elfo domestico decidesse di passeggiare lì e potesse scoprirli.
"Antheo mi ha detto che di routine Lucius va solo in cinque stanze nella sua casa: salotto, bagno, camera da letto, sala da pranzo e il suo studio" disse Barty contando le stanze con le dita "E andando per logica, dubito che metta le scartoffie del Ministero in bagno o in salotto, ha un figlio in età elementare"
"Quindi il suo studio o la camera da letto sono le uniche stanze disponibili; non credo proprio che con tutto io cibo che appare nel tavolo possa lavorare in sala da pranzo, al massimo trovi il giornale"
"Sì esattamente. Allora io guardo lo studio e tu la camera. Ma facciamo piano, non si è mai troppo prudenti un una villa del genere"
Amycus oltrepassò la porta che cigolò lievemente, avevano un estremo bisogno di un'oliata generosa quei poveri cardini. Io pavimento in pregiato parquet luccica talmente era lustro quando incontrava i fasci di luce e oltrepassavano le tende dei finestroni arrivando a illuminare piccole zone della stanza. Amycus percorse il pavimento orientandosi grazie ad esse ed arrivò in fretta allo scrittoio dove Lucius era solito scrivere lettere al Ministero oppure leggere raccomandate e telegrammi.
Pareva non esserci nulla che potesse vagamente aiutare a rintracciare l'Oscuro Signore, ma probabilmente era solo questione di cercare bene a fondo per trovarlo ogni cosa.
Aprì i cassetti un oper uno, spostando leggermente i fogli, le pergamene e le piume che impedivano una visione completa, ma sembrava comunque che non ci fosse niente di utile.
Si concentrò sui comodini vicino al letto matrimoniale, che era bel piegato e composto proprio a regola d'arte, cercando di indovinare in che lato dormisse Lucius. Rovistò nel primo cassetto del comodino di sinistra trovando solo oggetti vi valore e gioielli, deducendo che fosse il comodino di Narcissa, quindi passò istintivamente a quello di destra aprendo tutti e due i cassetti contemporaneamente.
Il primo conteneva solo vecchie pagine di giornali, del tutto inutili, il secondo invece era pieno zeppo di pergamene scritte e scarabocchiate. Ne prese una manciata e iniziò a passarle in rassegna velocemente, controllando distrattamente mittente e contenuto, soffermandosi solo sui punti che gli interessavano. Ripose la manciata sul pavimento e passò ad una seconda, controllando nella stesso modo. Il Ministero non dava nessuna notizia e nemmeno gli Auror avevano dato qualche rapporto.
Barty svuotò tutti i cassetti della scrivania, non ne aveva lasciato nemmeno uno integro; aveva buttato per aria ogni singolo fascicolo, ogni pergamena non spedita, niente di niente. Se Lucius aveva informazioni, era bravissimo a nasconderle. Sbuffò e passò alla libreria attaccata al muro e prese due libri per volta controllando dentro le pagine, sfogliandole nervosamente o scuotendo il libro verso il basso, assicurandosi che non cadesse niente.
Qualche segnalibro fece capolino tra le poche pagine divise, ma niente di utile. Barty per sicurezza controllò anche quelli, per vedere se vi fossero scritte nascoste, poteva aver pensato anche a questo Lucius, un bigliettino in mezzo ai libri non lo avrebbe sospettato nessuno.
Ripose i libri controllati distrattamente, senza nemmeno preoccuparsi del fatto che potessero essere messi in un certo ordine, era troppo occupato a cercare qualcosa di realmente utile: "Sei furbo Malfoy, lo riconosco" disse tra sé e sé ridacchiando "Ma sai benissimo che lo siamo anche noi, e troveremo quello che cerchiamo"
"Non farli entrare!..."
"Non farli entrare!..."
Antheo sentì un improvviso formicolio per tutta la schiena, iniziando dall'osso sacro e percorrendo tutte le vertebre, sentendolo diramarsi anche nelle cortole e nei muscoli. Iniziò a sentire male al collo e fu obbligato a muoverlo come per sciogliere dei nodi, sentiva dei sibili assordanti nelle orecchie e il battito cardiaco accelerato improvvisamente.
"Pericolo!..."
"Pericolo!..."
Pericolo? Quale pericolo? Antheo iniziò a sentire una strana sensazione, spiacevole, come se stesse per perdere qualcuno di importante o qualcuno che conosceva. Non stava sognando, era sveglissimo, stava aspettando che Barty e Amycus tornassero dal Wiltshire, eppure pensando a loro la sensazione diventò più pesante.
"Pericolo!..."
"Non farli entrare..."
Antheo chiuse gli occhi per il dolore alla testa, la piegò verso le ginocchia accasciandosi sentendosi improvvisamente esausto, l'aveva già provata una sensazione del genere ma non ricordava quando, era come se potesse impedire qualcosa che non si sarebbe potuto evitare.
Con gli occhi chiusi poteva sentire meglio il sibilo, che diceva parole sempre più nitide e comprensibili. Pericolo, non farli entrare.
"Pericolo!..." Portali via!..."
Si ritrovò anche lui nel Wiltshire, ma si sentì come quella notte di sette anni fa, quando vide i suoi genitori torturare i Paciock. Era un sogno? Si era addormentato?
Sentì dei rumori dal piano di sopra. Percorse la scala. Dovevano essere Amycus e Barty che rovistavano negli effetti personali.
Un colpo al petto. Fortissimo. Come se lo avessero pietrificato.
"Sono degli inviati per una missione, mio erede, sono sacrificabili?"
L'Oscuro Signore si fece sentire in mezzo ai sibili, anche se Antheo vide solo Nagini percorrere una gamba e arrampicandosi sopra al suo corpo. Sentiva le sue spire alla vita, ma non stava stringendo, sembrava abbracciarlo.
"Cosa faresti se fossi tu al mio posto? Avrai tutto il potere che vuoi, sono importanti come compagni per te?"
Antheo iniziò a muoversi liberandosi dalla sensazione opprimente e corse verso la stanza più vicina: lo studio. Barty non c'era più. Dov'era andato?
"Troppo oltre..."
"Troppo oltre..."
Solo cinque stanze. Dovevano controllare negli unici due posti più plausibili per i documenti ministeriali. Perché cercare in un terzo posto?
Se Barty non era nello studio... Amycus era nella camera da letto? Antheo percorse velocemente il corridoio, lottando contro le spire di Nagini per raggiungere il prima possibile la stanza.
Era vuota ma con un vetro rotto. Un vetro rotto? No! Non dovevano esserci vetri rotti o altre cose! Era solo per cercare delle informazioni la missione!
Antheo si girò ma per poco non sobbalzò dallo spavento.
Un Dissennatore era davanti a lui.
"Non può attaccarmi, non sono qui fisicamente" si disse Antheo per calmarsi; lui in effetti non era lì fisicamente, ma perché il Dissennatore lo fissava? Che lo sentisse lo stesso? No impossibile, non aveva nemmeno volontà propria quel coso. Vero?
Antheo indietreggiò di qualche passo. Il Dissennatore lo seguì. Merda. Perché seguiva i suoi movimenti? Lo vedeva? Ma non era lì, non poteva essere lì, che diavolo stava succedendo?!
Fece ricorso all'Occlumanzia, pensò che, svuotando la mente, forse il Dissennatore non avrebbe percepito le sue emozioni e non avrebbe cercato di risucchiargli via la felicità e l'anima di conseguenza.
Poi sentì un urlo lontano, ma straziante, come di spavento e di dolore.
Era Barty o era Amycus?
Antheo non riuscì più a ragionare. Si sentì soffocare e la testa gli girò improvvisamente.
"AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!!!!!!!!"
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Antheo cadde per terra del tutto e la botta lo fece trasalire e sobbalzando Aprì gli occhi. Era nel salotto di suo nonno, era tutto normale, ma sentiva ancora quella sensazione. Qualcosa non andava.
"Zio!" Chiamò istintivamente mentre cercava di alzarsi senza perdere l'equilibrio "Ziooo!!"
"Che succede?" La voce di Thorfinn si fece strada nei corridoi fino a poter scorgere la sua figura davanti alla porta. Quando vide il ragazzo barcollante, corse impulsivamente verso di lui per reggerlo.
"Che ti succede ragazzo?! Stai male?!" Antheo sembrava ubriaco e posseduto allo stesso tempo: non stava in piedi e rischiava serpentese con parole comprensibili, gli occhi vuoti guardavano il niente.
"Ehi! Riprenditi! Non abbiamo il tempo di curare anche questi problemi!" Thorfinn lo scuoteva energicamente, in preda ad una crisi di nervi e ad un panico improvviso; Antheo cercò di dirgli qualcosa, di chiamare Rabastan, di portarlo a Wiltshire, insomma di fare qualcosa.
"Aaah... por... ta..."
"Non capisco niente, cosa devo fare?!" Thorfinn era disperato, e non era mai successo. Chiamò tutti gli altri, o almeno chi poteva aiutarlo in quel momento, ma sembravano irraggiungibili.
Alecto a un certo punto fece capolino dalla porta, e vedendo i due la sua espressione da perplessa si tramutò in una spaventata: "Ma che ha?! Una crisi?"
"Non capisco niente di quello che dice, sembra dire cose insensate"
Non riuscendo a farsi capire del tutto, Antheo trovò come unica soluzione quella di indurre la smaterializzazione. Fece appello ad ogni forza per poter dire: "Wiltshire..."
Thorfinn colse il messaggio: "vuoi andare lì? Ma ci sono già Barty e Amycus" cercò di protestare, ma vedendo il ragazzo in quello stato, si materializzò nella villa assecondandolo.
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"Sporchi obbrobri! Come sono entrati qui?!" Chiese Barty cercando di allontanare i Dissennatori con degli incantesimi non verbali. Amycus era accanto a lui girato dal verso opposto e gli ripeté quello che aveva visto: era nella stanza padronale e un Dissennatore era piombato dentro.
"So anch'io che non è un comportamento normale, anche se dovevano pattugliare il paese" commentò Amycus mentre scagliava schiantesimo sperando in una via di fuga.
Quei cosi continuavano ad arrivare, non volevano demordere per nessuna ragione, avrebbero baciato quei Mangiamorte a tutti i costi.
Antheo, cascando per terra e lottando contro la nausea, si ritrovò davanti a villa Malfoy e, senza aspettare Thorfinn, corse verso il portone e spalancò la porta con la bacchetta impugnata.
Oltrepassò la soglia invaso dall'adrenalina che percorreva le vene, non riusciva a rimanere calmo e pensare con calma, doveva trovare i suoi compagni e subito prima che i Dissennatori li attaccassero.
Ed ecco che uno gli si parò davanti. Ma questa volta Antheo non si fece intimorire, non sarebbe scappato. Gli puntò la bacchetta contro: "Expecto Patronum!" Urlò con tutta la determinazione che aveva.
Dalla bacchetta si liberò una luce accecante che invase ogni centimetro del salone principale, prendendo forma mentre disintegrava i Dissennatori uno per uno.
Poi Antheo corse su per le scale percorrendo i corridoi bui tenendo vivo il patronum, con solamente un obiettivo: salvare il salvabile, che non erano le informazioni.
Thorfinn lo raggiunse a fatica, Rabastan non scherzava quando diceva che suo nipote era molto veloce a correre. Cercava di chiedergli cosa stesse succedendo ma di risposta otteneva solo incantesimi.
Antheo arrivò al corridoio pieno zeppo di Dissennatori e gli scagliò contro il suo patronum mentre liberava il passaggio.
Ad uno ad uno si schiacciano contro le pareti e volavano disorientati per tutto il corridoio. Antheo inquadrò i due Mangiamorte e li attirò a se con un Accio.
Disse loro di andarsene, di ritirarsi, che avrebbe fatto lui il resto: "Non ti lasciamo qui da solo Antheo, non rischierai questa volta" lo ammonì Barty risoluto.
Mentre i Dissennatori si tagliarono do nuovo contro di loro, il patronum cercò di disintegrarne il più possibile. Poi Amycus portò via tutti smaterializzandoli.
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