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5 - una luce nelle tenebre in due occhi divisi per sempre

"Allora? Ti avevo detto che era un metodo troppo brusco"

"Zitto, si sta riprendendo"

Béatrice aprì gli occhi, ancora stordita per il sequestro subito. Si trovava in un seminterrato, buoi e che odorava di chiuso. Istintivamente cercò il fratello, sentendolo alle sue spalle. Appena riprese un po' di conoscenza si rese conto di essere bloccata su una sedia.

Due adulti le passeggiavano intorno, aspettando che anche Alessio si svegliasse, studiando i loro prigionieri come avvoltoi pronti a smembrare le loro carni. Avevano uno sguardo famelico, crudele e sadico; la donna aveva i capelli rossicci e gli occhi di un marrone strano, guardava la ragazza con divertimento, l'uomo aveva capelli e occhi scuri e osservava il suo prigioniero con uno sguardo annoiato, mentre il ragazzo stava lentamente riprendendo conoscenza.

Erano legati alle sedie, schiena contro schiena, impossibilitati anche a muovere le gambe, le bacchette erano lontane appoggiate ad un tavolo, i loro carcerieri si erano assicurati che non potessero reagire.

"Ecco i nostri belli addormentati" dichiarò la donna prendendo il mento di Béatrice e sbattacchiandolo da una parte all'altra come se stesse maneggiando una bambola "Avete fatto tanti bei sogni?"

"Chi siete?" Chiese Alessio girandosi verso di lei. I gemelli erano impauriti: non sapevano dov'erano né cosa volessero fargli, ma ebbero presto delle risposte.

"Voi siete usciti dal Ministero della magia, dopo essere stati da un notaio molto... noto" commentò l'uomo girando la testa di Alessio verso di sé con durezza, si poté quasi sentire il collo del ragazzo schioccare dal movimento brusco. Lui lo guardò con odio, se avesse fatto lo stesso con sua sorella, sarebbe ricorso a tutta la magia che gli scorreva nel sangue pur di dargli una lezione.

La donna rise nel vedere l'espressione di dolore nella sua prigioniera, le mancava solo vedere delle lacrime di dolore e sarebbe stata completa: "Si da il caso che... noi vi abbiamo visto per tutto il tempo, eravamo proprio lì con voi" ridacchiò stringendo di più la presa. Béatrice strizzò gli occhi in una smorfia di dolore, dalla bocca le uscì un lamento a filo di voce.

"E guarda un po' quel notaio, conoscendo bene una certa famiglia, ci serviva particolarmente" continuò l'uomo prendendo i capelli di Alessio e tirandogli indietro la testa "Voi di sicuro dovete essere degli invitati di Silente"

"Dopo la grande evasione, di certo vorrà assicurarsi che siano tutti al sicuro" continuò la donna avvicinando il suo volto a quello di Béatrice; poteva sentire il suo respiro affannoso contro il naso, le piaceva particolarmente vedere il terrore nei suoi occhi verdi.

"Non è così!" Dichiarò Alessio, anche se la frase uscì fuori mischiata al lamento di dolore per la presa da parte dell'uomo, in quel momento maledisse il fatto di avere i capelli lunghi, erano un appiglio troppo facile. Cercò di spiegarsi meglio, sia per salvare la vita a entrambi, sia per chiarire le cose: "Non... non siamo invitati di Silente!"

"Sì certo" lo zittì il suo carceriere "Dicono tutti così, per salvare ciò che si ama" indicò con la bacchetta Béatrice. Alessio cercò di girarsi verso la sorella e la sua strozzina, voleva evitare che potessero farle del male inutilmente, avevano preso un granchio e lui doveva farglielo capire. Aveva visto il Marchio Nero nel braccio sinistro dell'uomo e intuì che anche la donna lo avesse, se non aveva sentito male dovevano essere fratelli. Si girò verso l'uomo: "Davvero... non eravamo lì per conto di Silente... credetemi"

"E allora cosa ci facevano due bei visini come i vostri da quell'uomo?"

"Dovevamo sistemare dei conti... affari di famiglia"

"Alecto hai sentito!" L'uomo si mise a ridere come se gli avessero raccontato una barzelletta: affari di famiglia certo! Pensava davvero di farla bere tanto facilmente? Non aveva idea do chi aveva davanti. L'uomo gli si avvicinò: "Come no..."

"Davvero! Abbiamo un legame con la famiglia Avery! Non direttamente ma è così!"

"Amycus lascialo perdere, ti sta confondendo; vediamo invece se la sua sorellina è più collaborativa" se ne uscì Alecto. Lasciò il mento di Béatrice con uno strattone, osservandola mentre muoveva la mascella per alleviare il dolore, poi prese la bacchetta e gliela puntò contro: "Allora..."

"Per favore! Non farle del male! Stiamo dalla stessa parte!"

"Davvero? Perché io non vedo niente qui" disse Amycus scoprendo il braccio di Alessio.

"Non siamo le persone che state cercando... vi prego..."

"Dicono tutti così per salvarsi la pelle" ridacchiò Alecto lanciando la Cruciatus contro la ragazza. Béatrice iniziò a contorcersi dal dolore emettendo un misto di urla e suppliche. Era evidente che li avevano rapiti solo per divertirsi.

Alessio si agitò sulla sedia, non sopportava l'idea che sua sorella stesse soffrendo, in balia dei suoi aggressori, e lui non potesse fare niente per aiutarla se non supplicare a sua volta per farli smettere, sperando che si formassero e li ascoltassero anche solo cinque minuti, indipendentemente dal risultato.

"Allora, ti ho sbloccato la lingua ora?"

"Per favore... noi non c'entriamo con i vostri scopi... lasciateci andare..."

Alecto le si avvicinò, i loro volti erano ad un centimetro di distanza, poteva sentire l'odore della paura fuoriuscire da tutti i pori della faccia. Vedeva il suo riflesso in quegli occhi disperati e fu inondata di una piacevole sensazione: l'essere la dominatrice e avere la sottomessa proprio davanti a lei, pronta a ricevere qualunque punizione: "Ti do una possibilità" le disse sottovoce, pronta a sentire qualunque scusa "Se non siete invitati di Silente, cosa facevate dal notaio degli Avery?"

Béatrice non riuscì a pronunciare parola in un primo momento, talmente forte era la paura che potesse succedere qualcos'altro, se avesse subito un'altra Cruciatus non l'avrebbe mai retta e temeva di svegliarsi in un letto d'ospedale e non riconoscere nemmeno i volti delle persone che le erano sempre rimaste vicine.
Era pietrificata dalla paura e dalla bocca uscirono solo dei brevi gemiti, come un balbettio, soffocati e interrotti dal respiro affannoso. Vide il Marchio Nero sul braccio della donna e gli venne in mente Antheo, probabilmente se avesse fatto il suo nome avrebbero allentato la presa, oppure avrebbero reagito peggio, anche se in quel momento ogni cosa poteva essere peggio.

"Sto aspettando"

"Parla Béa, senza paura, non hai niente da nascondere"

"Zitto tu! Nessuno ti ha interpellato" lo interruppe Amycus tirandogli i capelli rossi indietro, facendogli vedere le stelle. Ma Alessio non demordeva, appena aveva un attimo di libertà si intrometteva, la sua era solo una mossa automatica, come era sempre successo quando sua sorella era in preda ai bulli, solo che in quel momento non avrebbe giovato a nessuno dei due.
Amycus, dopo l'ennesima volta che lo zittiva, decise di sopprimere il problema dalla radice: fese apparire un fazzoletto e glielo legò in bocca per impedirgli di parlare ancora: "Vediamo se adesso hai ancora voglia di parlare" gli sbraitò in faccia prendendoli il mento e stringendolo con forza "Voglio proprio vedere quanta resistenza hai adesso"

"E tu? Ti decidi a parlare?"

Béatrice guardò Alecto negli occhi: "Siamo andati da lui... per sistemare una cosa... che ci aveva chiesto una persona" balbettò spostando lo sguardo da fratello a sorella Carrow ad ogni parola. Non era sicura che le avrebbero creduto, ma tanto valeva fare un tentativo: "Me lo ha chiesto... il mio ragazzo..."

"Che dolce" Alecto fece una smorfia sdolcinata per poi tornare a quella crudele e famelica di prima "Pensi davvero che io ti creda?"

"Ma... è la verità... vi prego non fate del male a me e mio fratello, Alessio non c'entra niente in questa storia, è stata una mia idea..." Béatrice non sapeva più da che parte girarsi per uscirne fuori, temeva che in quel momento qualunque tentativo di spiegazione sarebbe finito male; i loro carcerieri non sembravano in vena di collaborare e per un attimo temette di morire sul posto.

"Che idea hai avuto?" Le chiese Alecto fingendosi gentile. Béatrice guardò in basso per un istante, per raccogliere le parole giuste: "Avevo promesso al mio ragazzo... che avrei recuperato l'eredità di nostro padre... per poterci sposare"

"Che dolce... e chi sarebbe questo ragazzo che ha tanta voglia di imparentati con gli Avery?"

"... Antheo Lestrange!"

I fratelli Carrow rimasero di sasso, si guardarono l'un l'altro per valutare se quella ragazza avesse detto una balla oppure la verità. Antheo non aveva mai parlato di avere una relazione con qualcuno, anzi per quello che sapevano, poteva essersi infatuato di Alecto per coma la guardava. Alecto storse il naso: "Perché dovrei crederti?"

Béatrice prese fiato: "Antheo è un Mangiamorte come voi! Siete evasi tutti e per colpa di qualcuno!" Guardò Amycus "Posso immaginare che sembri tutto così assurdo, ma vi assicuro che è la pura verità, lo potete chiedere a chiunque!"


Barty, Rabastan e Antheo rientrarono nella villa di Lestrange senior accompagnati da un altro uomo, Mangiamorte a sua volta: era alto, piazzato e biondo, con uno sguardo distaccato e freddo. Seguiva il trio con diffidenza, forse era incerto sul poterli ascoltare e contare su di loro, o forse pensava che fossero Auror travestiti da compagni.

Il Ministero aveva liberato Auror in giro per tutto il mondo magico, erano ben pochi ora i posti sicuri e la tenuta Lestrange era uno di quelli, isolato dal resto delle città e per questo un posto meno gettonato per i controlli. Di sicuro gli Auror avrebbero controllato zone molto più affollate e molto più vicini a punti nell'interesse dell'Oscuro Signore, come scuole e dipartimenti politici, e qualcuno aveva già pensato che fosse proprio stato lui a permettere l'evasione, anche senza prove certe.

Quel giorno Lestrange senior era fuori per commissioni inerenti ad affari di famiglia e per discutere sulla posizione di Adreo, così aveva lasciato il passaggio libero a tutti i Mangiamorte per discutere sul da farsi.

Il nuovo arrivato si guardò intorno studiando il salotto immenso che dominava la tenuta, girandosi anche su sé stesso per guardare meglio i finimenti del soffitto e delle pareti.

Barty si girò verso di lui: "Allora, è di tuo gradimento?" Gli chiese roteando il dito per indicare l'ambiente. Sapeva che davanti a lui aveva un capace Mangiamorte quanto una persona difficile da gestire, un grande osservatore ma molto impulsivo negli scontri e non era mai sicuro rimanere nella sua traiettoria troppo a lungo.

"Di solito decidiamo missioni e luoghi di sotto, nel seminterrato di mio padre" intervenne Rabastan vedendo l'ospite non molto coinvolto e piuttosto spaesato.

"Dove sono Alecto e Amycus?" Chiese Antheo una volta messo giù il mantello e sistemato il Montgomery e guardandosi intorno vedendo il salotto vuoto al loro arrivo.

"Saranno di sotto, oppure non sono tornati" commentò Barty senza girarsi, non aveva ancora digerito l'incontro con suo padre e tentava di non cedere anche davanti a compagni che gradivano molto poco le debolezze dovute ai rapporti familiari. Questo però Antheo lo vide benissimo, godendo fi un meraviglioso rapporto con suo padre Rodolphus.

"Dov'è che erano andati?"

"Avevano detto che aveva visto degli elementi che potevano essere utili" concluse Barty girandosi verso di loro. Più tardi sentirono dei passi verso il seminterrato avvicinarsi, vedendo Alecto sbucare dalla porta semi aperta. Guardò tutti con fare curioso.

"Quando siete rientrati?" Chiese Rabastan alzando un sopracciglio. Non erano venuti con loro e non avevano mandato nessun messaggio, era una sorpresa vederli dentro sapendo che la tenuta poteva era protetta da un incantesimo di protezione che si alleviava con la presenza dei membri di famiglia. L'unica via non controllata era la metropolvere o la polvere volante, potevano aver trovato un camino di fortuna.

Alecto chiuse la porta e fece un sorriso innocente: "Da magie sinistre abbiamo rimediato un po' di polvere volante" disse allargando di più il suo sorriso.

Rabastan la guardò interrogativo, la conosceva bene e sapeva che, quando aveva quella faccia allegra, aveva compiuto il suo lavoro.

"Dov'è tuo fratello?" Chiese poi Antheo avvicinandosi a suo zio. Alecto indicò la porta del seminterrato spiegando che avevano da fare con degli ospiti speciali, senza fornire però dettagli in più.

Poi si sentirono dei lamenti, seguiti dalla voce di Amycus che sbraitava zittendoli pesantemente. Barty si avvicinò ad Alecto chiedendole di spostarsi ma lei si rifiutò, voleva risolvere la cosa lei da sola, senza che nessuno degli altri Mangiamorte dovesse intervenire, era abbastanza grande e capace da compiere determinati compiti da sola. Barty la fissò: "Cosa sta succedendo di sotto?"

"È solo mio fratello che sta... conversando amichevolmente con i nostri ospiti"

"Chiamalo"

Alecto mostrò una faccia sorpresa e indignata, non si fidavano? Lo sentivano e potevano solo immaginare cosa stesse facendo! Perché avere la conferma? Alecto si oppose: "Possiamo fare da noi! Non serve che tu controlla"

"Sembra che qui non abbiate molta collaborazione o fiducia tra di voi" commentò il nuovo arrivato, che era rimasto zitto per tutto il tempo, con uno sguardo divertito. Antheo si girò verso di lui: "Ah! Allora sai parlare! Pensavo che ad Azkaban si perdesse l'uso della parola"

"Si perdono tante cose lì dentro: il tempo, gli affetti, il senno... ma per fortuna il fuoco che arde dentro di noi si ingrossa sempre di più permettendoci di chiamare a squarciagola il nostro Signore e tirargli eterna fedeltà"

"Ehm... molto poetico..." se ne uscì Lestrange Jr "Allora vuoi anche dirmi il tuo nome?"

"Thorfinn Rowle" disse il Mangiamorte biondo rendendoli la mano. A quel nome il volto di Antheo mostrò un sorriso rispettoso: ne aveva già sentito parlare e sapeva quindi come prenderlo.

"Antheo Rodolphus Lestrange" disse tringendogli la mano a sua volta. Thorfinn lo osservò per bene: era proprio identico a entrambi i genitori: pelle pallida e chioma nera come la pece, tranne per quel ciuffo bianco davanti; postura piazzata anche se non presentava particolari muscoli se non i più visibili; era molto alto; e quell'occhio da cui si vedeva il serpente, fissandolo avresti temuto che potesse uscire da esso e morderti.

Thorfinn però notò un'altra cosa: "Assomigli particolarmente a tuo nonno da giovane, ricordo che il professor Lumacorno aveva una foto con alcuni dei suoi studenti preferiti, c'era anche il signor Lestrange"

"Questa mi mancava!" Dichiarò Antheo tutto contento, era piuttosto orgoglioso di essere parte in tutto e per tutto della sua famiglia, dal minore all'aspetto "Allora Thorfinn questo posto ti può piacere come punto di ritrovo?"

"Ammetto che mi da una certa oppressione, tutto questo ambiente familiare... ma da come mi avete detto, è l'unico posto sicuro... quindi mi accontento"

"In condizioni normali avremmo scelto un posto meno... sfarzoso" puntualizzò Rabastan avvicinandosi "Ma Nocturn Alley è sorvegliata da Dissennatori e Auror ventiquattro ore, e Borgin & Burke è il primo posto dove guardano"

"Capisco..." Thorfinn si grattò il mento, se proprio doveva scegliere tra un posto sfarzoso ma sicuro ed uno più sobrio ma sempre a rischio, un sacrificio lo doveva fare. Guardò Barty, che ancora stava cercando di convincere Alecto a chiamare Amycus per capire cosa stesse succedendo e perché non volessero coinvolgerli.

"Problemi con la collega Crouch?"

"No tranquillo. Allora Alecto ci lasci scendere oppure dobbiamo spostarti a forza?" Ora Barty iniziava a seccarsi, non era il momento di giocare e di perdere tempo visto che avevano appena inviato un messaggio di sfida al Ministero con il loro attacco, quindi Alecto avrebbe fatto meglio ad ascoltarlo e collaborare.

"Aspetta, ti spiego: ricordi quando vi abbiamo detto di aver intercettato delle persone che potevano esserci utili? Bene sono proprio di sotto, un ragazzo ed una ragazza, li avevamo visti uscire dall'ufficio del notaio di quello zotico di Avery e pensavamo potessero esserci utile ma..."

"Ma?"

"Ma non collaborano! Il ragazzo passa il tempo solo inventando balle e la ragazza è muta come un pesce; dice però di conoscere Antheo"

Con quest'ultima frase tutti si girarono verso Antheo. Lui fece una faccia confusa, per conoscerlo doveva o aver fatto i suoi anni di scuola o averlo visto nelle missioni quando il Signore Oscuro era a pieni poteri. Alecto informò anche che quei due si trovavano dal notaio per conto di Lestrange Jr, dunque il cerchio si stringeva di tanto.

"Che aspetto hanno?"

"In faccia hanno tantissime lentiggini, sono identici, hanno gli occhi verdi e i capelli rossi, e ne hanno tanti!"

"Chiama Amycus e falli salire tutti e tre" disse diretto Antheo. Capelli rossi? Occhi verdi? Lentiggini? Nella sua testa si proiettò un volto ben distinto: quello della sua amata Béatrice, da quanto non aveva notizie di lei, non le aveva inviato lettere perché, dopo la rivolta finita male, se qualcuno avesse scoperto che era in circolazione avrebbe sicuramente preso di mira anche lei e la sua famiglia, e non se lo sarebbe mai perdonato. E dopo un intero anno di agonia nel non sapere nemmeno se stesse bene, ora il destino gliel'aveva addirittura portata a casa!

Alecto, avendo ora due compagni che le chiedevano di essere coinvolti, si arrese e chiamò Amycus, insistendo però sul farlo salire con i prigionieri.

Amycus, dopo una manciata di minuti, si presentò davanti alla porta tenendo per i vestiti i loro prigionieri. Antheo ebbe un balzo al cuore: erano proprio Alesso e Béatrice, erano davanti a lui e nella sua stessa abitazione.

"Amycus lasciali, sono miei amici"

Béatrice, appena sentì quella voce, aprì gli occhi e incredula si girò di scatto. Stava sognando? Era l'effetto della Cruciatus? Antheo, il suo Antheo, era lì, davanti a lui, che ordinava al suo carceriere di lasciarla andare. Sentì le gambe farsi molli, un nodo alla gola pesantissimo e gli occhi inumidirsi, come in una reazione a catena: "Antheo..." disse con un filo di voce, e non appena si sentì libera dalla presa di Carrow, come un gesto automatico corse dal suo amato e gli si avvinghiò addosso, stringendolo con forza, come se temesse che qualcuno potesse portarglielo via, ancora, e forse per sempre.

Antheo ricambiò subito, appoggiando le labbra sulla sua testa e dandole lievi baci che sentiva solo lei, mentre sentiva il suo corpo saltare per i singhiozzi che stava cercando di soffocare. Era una magnifica sensazione poter finalmente sentire il profumo dei suoi capelli, poter di nuovo accarezzare il suo volto liscio e sentire il suo respiro contro il suo collo; poterla di nuovo stringere come per proteggerla dal mondo intero, come se chiunque potesse danneggiarla.

Poi Béatrice alzò lo sguardo verso di lui, tenendo gli occhi chiusi e appoggiandosi alla sua spalla: "Sono così felice di vederti..." gli sussurrò cercando di ricomporsi.

Alessio si avvicinò ai due e Antheo non poté non notare i graffi sul suo collo: "I tuoi... colleghi mi hanno un po' massacrato"

"Lo vedo..."

"Ma non preoccuparti, non è niente. Comunque sono degli ottimi strozzini, sono in grado di estorcere qualunque informazione"

Antheo guardò i fratelli Carrow prima con uno sguardo severo, per aver sentito una tale informazione, poteva solo immaginare cosa avessero passato in quelle poche ore, per loro infinite; poi dal suo sguardo traspirò ammirazione, per come Alecto e Amycus erano in grado di compiere le missioni.

"Dunque la ragazza non mentiva, siete fidanzati?"

"Dovevsmo ufficializzarlo ma abbiamo avuto degli inconvenienti" spiegò Antheo accarezzando i capelli di Béatrice, che ancora non si era staccata da lui.

Per lei era come essere uscita da un lungo tunnel, le avevano detto che non era sopravvissuto e poi che non avevano più notizie, si erano perse le tracce e nessuno ne parlava più; ma ora Antheo era con lei, che l'abbracciava e lei poteva sentire il suo calore.

"Perché non mi hai avvisata? Perché non ti sei fatto sentire?"

"Non volevo metterti in pericolo"

"Quindi dicevano il vero?" Intervenne Alecto quasi delusa "Non sono inviati di Silente?"

"Temo di no Carrow" disse con tono scherzoso Barty sorridendole.

"Perché erano dal notaio degli Avery allora?" Chiese Amycusavvicinandosi alla sorella e a Barty. Antheo lo guardò: "Alessio e Béatrice sono i figli rinnegati di Avery Jr, suo padre ha ben pensato che, non essendo stati concepiti dalla promessa sposa, non erano all'altezza della famiglia"

"Tipico di quegli zotici orgogliosi degli Avery" commentò Alecto sospirando. Poi si avvicinò ai due gemelli e porse loro la mano: "Mi dispiace che siate finiti nel posto sbagliato al momento sbagliato, niente di personale; senza rancore?"

Alessio gliela strinse sorridendo, nonostante il brutto momento, averli come amici e alleati sarebbe stato davvero appagante. Dovette anche ammettere che, anche se aveva qualche anno in più di lui, Alecto era una donna niente male.

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Il fuoco crepitava nel camino del salotto principale rilasciando un tepore che poteva cullarti nel sonno. Erano le due o le tre di notte.

Antheo fissava le fiamme con uno sguardo perso, vuoto, forse pensava alla giornata o forse alla prossima mossa. Teneva la bacchetta impugnata nella mano sinistra e la massaggiava con le dita della mano destra.

Ripensò a quel pomeriggio, al suo incontro con Béatrice e venne preso da una strana ansia, come se lei non lo accettasse più come prima. Quando so erano conosciuti a scuola non l'aveva mai provata quella sensazione, era sicuro di sé e non gli importava di risultare diverso dagli altri, ma ora era diverso, perché? Forse perché a quei tempi era diverso già lui, non solo caratterialmente...

Si portò una mano sul volto, percorrendo il perimetro della parte sinistra: le sue dita sfiorarono il labbro tagliato dalla cicatrice per poi percorrerla fino a sotto al ciuffo decolorato. Non si era più visto allo specchio da quel maledetto giorno, non era più partito all'attacco senza la sua maschera da Mangiamorte, che impediva agli altri di poterlo vedere in volto.

Poteva così nascondere i segni di uno scontro finito male, che ancora martellavano dentro e fuori da lui. Non avrebbe voluto che Béatrice o altri lo potessero vedere in quello stato.

Béatrice? Chissà lo sgomento di suo zio invece: lo aveva lasciato piccolo e integro e se lo ritrovava conciato da far schifo, come se avesse dedicato la sua vita a sterminare i maghi piuttosto che studiare con dedizione.

E cosa avrebbero pensato i suoi genitori? Come lo avrebbero visto? Sconfitto dal suo stesso incantesimo, un errore imperdonabile, e quella cicatrice avrebbe portato su di lui un'umiliazione eterna.

Sentì dei passi leggeri dietro di sé e si girò di scatto: Béatrice era in piedi dietro di lui, con addosso una camicia da notte che Antheo aveva rimediato da casa sua, una di sua madre, che le stava benissimo addosso.

"Non riesci a dormire?" Le chiese rivolgendomi un lieve sorriso, per darle tranquillità.

"Non ti ho sentito vicino a me" gli rispose lei avvicinandosi guardando in basso "C'è qualcosa che non va?"

Si sedette accanto a lui e Antheo tornò a fissare il fuoco, non voleva farsi vedere così da lei, doveva mostrarsi sicuro e deciso, per infonderle sicurezza.

Lei gli accarezzò la spalla, percorrendo poi il braccio destro: "Lo sai che a me puoi dire tutto, e so che quando fissi il vuoto, anche se sembra che guardi qualcosa, hai delle preoccupazioni"

Non le sfugge niente, venne da pensare ad Antheo: "Non voglio annoiarti, non è niente di grave"

Béatrice lo guardò con quello sguardo di chi la sa più lunga: "Annoiarmi? Ho passato un intero anno della mia vita a piangermi addosso, a non avere più notizie di te, a sperare che gli Auror si sbagliassero; e ora pensi che le tue parole mi possano annoiare?" Scosse la testa facendo una risata sarcastica, sussurrandola.

Antheo cercò di sembrare il più tranquillo possibile, ma ancora non volle dire niente. Béatrice gli appoggiò la testa sulla spalla e fissò il fuoco: "Mi sei mancato, le tue parole e le tue carezze mi sono mancate, dimmi cos'hai"

"Tu mi... ami, vero?"

Béatrice lo guardò con occhi interrogativi; ma che domanda era? Certo che lo amava! Non gli sarebbe venuta incontro abbracciandolo altrimenti! La ragazza non capì il discorso, Antheo pensava forse il contrario? Credeva che il suo sentimento si fosse affievolito? Non poteva parlare sul serio.

"Non sei obbligata a rispondermi"

"Ma che razza di domanda mi fai?! È ovvio che ti amo! Antheo non mi hai sentito poco fa?"

"Ma io... non sono più come un tempo, sono diverso: più attivo, più deciso... più..." Antheo si portò la mano sinistra al volto, non sapeva come introdurre il discorso: mi ameresti anche con questa cosa in faccia? Per te sarò sempre lo stesso? Come poteva essere certo che lei non avesse cambiato idea nel guardarlo?

"Più cosa? Antheo non lasciare le frasi a metà, confidati" gli chiese dolcemente Béatrice prendendogli il braccio e guardandolo; lei non lo vedeva cambiato, era sì più puntato sugli obiettivi, ma lo era sempre stato; non voleva vederlo così e non capiva perché lui fosse così scettico nell'aprirsi. Gli diede alcuni baci sulla guancia, per tirarlo su di morale, ma al terzo Antheo spostò la testa allontanandola dalle sue labbra; lei si mostrò confusa: "Antheo ti prego parlami, che cosa ti prende?"

"Tu mi accetti lo stesso? Sono sempre lo stesso per te?" Chiese girandosi di scatto verso di lei, il suo sguardo era disperato e severo allo stesso tempo.

"Ma sì" rispose sicura lei "Certo che sei sempre lo stesso; perché dovrei pensare il..." non fece in tempo a finire la frase che Antheo spostò con forza il ciuffo bianco dal volto. Il gesto bloccò le parole di Béatrice che subito dopo spalancò gli occhi e si portò una mano alla bocca, per non urlare o per lo sgomento.

Il volto di Antheo sembrava deformato: un'enorme cicatrice faceva strada dal mento fino alla fronte. Percorreva tutto il lato sinistro del volto, diramandosi sull'occhio sinistro ma con un ramo di essa che glielo tagliava a metà. Sembrava un albero.

L'occhio sinistro, quell'occhio di un azzurro intenso che lasciava trasparire l'innocenza del suo viso, era come di vetro, spento e rotto in due.

La cicatrice era a tratti un solco che rientrava e fuoriusciva dalla pelle, rendendola al contatto disarmonica. Alcuni rami andavano anche oltre: vicino all'orecchio o sopra al naso.

Un lieve alone viola o bordeaux contornava quella cosa ed evidenziava di più la carnagione chiara del ragazzo.

In alcuni punti si facevano vedere anche lievi bolle, in altri delle croste di sangue ormai secco.

Béatrice rimase pietrificata dallo sgomento per un attimo, poi allontanò la mano dalla bocca e sfiorò il volto di lui, seguendo quel percorso insidioso, evidentemente la magia non era stata in grado di cancellarla e poteva benissimo vedere il punto esatto del contatto del Sectumsempra con la pelle.

Poi Antheo tolse la mano di lei e riposizionò il ciuffo in modo che non si vedesse troppo quello schifo: "Ora hai capito cosa intendo? Non è l'unica".

Si tolse il Montgomery, poi il panciotto e la camicia, mostrando il corpo pieno di piccoli o medi tagli che facevano capolino in tutto il petto.

Béatrice notò che la cicatrice che aveva in faccia non terminava al mento, ma appena sopra la spalla sinistra.

Béatrice era sempre più sconvolta: "Antheo... ma che ti hanno fatto...?" Riuscì appena pronunciare quelle parole. Vedere il suo adorato Mangiamorte, che era sempre stato visto come un corpo impossibile da scalfire, come la più resistente delle rocce, sempre pronto al contrattacco, ridotto in quello stato, le faceva male, la faceva sentire ancora più in colpa, avrebbe potuto evitare che lui finisse così.

"È orribile vero?" Disse poi Antheo distgliendo lo sguardo. Ma lei non accettò la poca distanza che vi era tra loro e si lanciò tra le sue braccia, lo strinse forte, gli accarezzò la testa, gli baciò la spalla, per consolarlo e per fargli capire che per quante cicatrici e quanti segni potesse avere, a lei non faceva differenza, era vivo e contava solo quello.

"Non mi interessa come sei ridotto" gli disse poi prendendo il viso tra le mani, "Tu per me sarai sempre il mago più potente del mondo intero".

Antheo la guardò stupito, temeva che sarebbe scappata via vedendo quell'obbrobrio, invece per lei era solo la conferma di quanto lui fosse forte, non le importava niente. Lo amava. Lo amava sinceramente.

Béatrice appoggiò la testa al suo petto, senza i vestiti poteva sentire meglio il suo profumo, non sarebbe tornata a letto, non voleva tornarci, Antheo era lì e lei sarebbe rimasta accanto a lui, il sonno era relativo, adesso voleva solo sentirlo vicino, e felice.

Rimasero abbracciati a lungo, guardando il fuoco; Antheo circondava le spalle di lei, mentre Béatrice gli abbracciava il busto, accarezzandogli il petto, ogni tanto sentiva qualche carezza ricambiata e ad ogni contatto si sentiva in paradiso.

Probabilmente adesso nulla sarebbe stato come prima, ma in quel momento contava solo una cosa: erano insieme.

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Ciao lettori! Vi ringrazio per i voti e le views che ha già preso la storia, è incredibile davvero!

Vi volevo informare che in alcuni capitoli (non tutti per vostra fortuna) volevo aggiungere delle curiosità sui personaggi che potrebbero non venire mai menzionate.

Scrivetemi se siete d'accordo e commentate per farmi sapere cosa ne pensate!

Al prossimo capitolo!

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