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23 - Chi si somiglia si piglia o gli opposti si attraggono?

Facciamo un omaggio immenso al povero Alessio che per tutto il primo libro non me lo sono calcolato per mancanza di trama nei suoi confronti, è il caso di dare giustizia a questo povero ragazzo.

È da sposare: coraggioso, sensibile, masochista se serve a salvare te...

Si merita una gioia!

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Alecto stai bene? Stai diventando sentimentale?

Quella domanda, detta in tono tanto beffardo, le dava uno strano peso nel corpo. Stava diventando sentimentale? Sì, forse. Stava bene? Non ne era sicura. Scrutava l'uscio della baracca seduta sui gradini, mentre l'intero paesaggio era avvolto da una nebbia tanto fitta da non vedere oltre tre metri. Non aveva dormito molto bene, continuava a pensare a tutto ciò che era successo, anche se si sentiva paranoica. Quella notte, in realtà, avrebbe voluto dare il cambio a Béatrice, sedersi accanto ad Alessio e... Accarezzargli il viso sentendo la sua pelle. Doveva averla bella morbida e liscia, e magari anche un profumo meraviglioso.

Ma perché aveva quei pensieri? Insomma fino a qualche mese fa Alessio sarebbe morto sotto la sua Anatema, come poteva pensare ad una cosa simile? Insomma, loro non avevano proprio niente in comune: Alessio era ordinato, lei no; Alessio era gentile e pacato, lei mandava a quel paese il primo che capitava; Alessio era raffinato e molto studiato nel buon portamento, lei tutto il contrario... Niente delle loro vite poteva mai metterli insieme.
Però Alessio era coraggioso, anche lei era coraggiosa; Alessio era sanguepuro, anche lei era sanguepuro; Alessio non esitava a combattere, lei pure. Inoltre Alessio era intelligente e buon Corvonero, Alecto era capace di mettere in pratica ogni missione, erano uno la mente e l'altra il braccio. Si completavano. Ma potevano definirsi... Compatibili?

"Eh l'amore... Ho già visto questo smarrimento" Alecto si girò verso la fonte della voce vedendo un Antheo con un sorriso tra il beffardo e il tenero appoggiato al muro che la guardava.

Ad Alecto venne un improvviso dubbio affiorato da quella frase: Antheo era insonne, e se avesse sentito qualcosa? Era talmente silenzioso che poteva aver visto e sentito tutto quanto. Lo sentì avvicinarsi e sedersi al suo fianco: "Te lo si legge in faccia Alecto, non serve nemmeno parlare"

"E... Lo hai intuito anche da altro?" chiese in tono imbarazzato, sempre più a disagio di quelle emozioni così estranee al suo essere.

"Credo che tu abbia già la risposta alla tua domanda. Ma credo che risponderò a quella che mi hai indirettamente fatto sta notte: tra me e Béa c'è qualcosa di... Soprannaturale, ogni volta che mi perdo nel profumo dei suoi capelli mi sembra di bere una botte intera di vino, di quello buono anche. Io e lei ci completiamo: lei mi aiuta a stare tranquillo, ed io la proteggi dagli stronzi che vogliono osare troppo"

"Quindi siete principessa e cavaliere?"

"Mmh... Sì, si può dire così"

Alecto si lasciò scappare una risatina, ma senza scherno questa volta, era divertita al pensiero che Antheo fosse un cavaliere pronto a difendere la sua principessa. Ma nel suo caso cosa potevano essere? La cavaliera e il principe? Non suonava proprio benissimo. Si ricompose e si schiarì la voce cercando di sembrare la più seria possibile mentre cercava di tirare su un discorso serio che non sfociasse sempre su Alessio: "Ma tu da quando non dormi?"

"Da sempre. Ho dato del filo da torcere alla mamma. Ma non cambiare discorso Alecto, che tanto torni sempre indietro. Hai un enorme dubbio dentro di te ma non vuoi dirlo"

Ad Alecto venne uno strano brivido pensando che Antheo, proprio come faceva Rabastan e come avrebbe fatto Rodolphus, aveva capito subito che stava tentando di sviare la realtà del discorso. Si sentì così vulnerabile e impotente da nauserasi da sola, lei non era vulnerabile e dolce, anzi. Ma iniziò a pensare che tutto quello che voleva dimostrare potesse essere solo una corazza formatasi col tempo, per colpa della guerra, della caduta di Voldemort e della fuga attuale. E se lei stessa si fosse dimenticata le emozioni automatiche che, volenti o nolenti, tutti gli esseri umani provavano?

"Antheo... Non mi accetterà mai. Lo prendo sempre in giro, e non l'ho difeso. Non porta a niente questa specie di rapporto"

"Lo dici perché non ci stai nemmeno provando. Io una volta ho quasi ustionato Béatrice, ed ora siamo inseparabili. È solo questione di riuscire a vedere oltre quello che vuoi mostrare" Antheo allargò un sorriso nella sua direzione, sapeva bene che le parole di Alecto erano tutte uno scudo protettivo per non mostrarsi Donna quale era, in fondo; sapeva che gli anni di fedeltà per L'Oscuro Signore l'avevano inglobata nella sua aura di odio e di azione, facendole credere di aver perso per sempre una parte di lei, quella parte che prima di tutte faceva di lei Alecto, la delicatezza che ogni donna dentro possiede. Come sua madre Bellatrix.

Nessuno le avrebbe dato una falce sapendo il suo carattere dirompente, selvaggio, libero da ogni vincolo e ribelle, nemmeno col matrimonio ci avevano sperato, anzi suo nonno Cygnus aveva perso ogni speranza già al giorno delle nozze; vedendo sua figlia così imbronciata mostrando chiaramente che l'unione con Rodolphus era solo per dare il contentino ai genitori. Ma il destino, oltre al danno, le fece anche la beffa: non si sarebbe mai piegata a dare a quel burbero di Reinhard Lestrange un nipote, Maschio, per niente al mondo. Evidentemente la vita aveva ben pensato di farla ricredere anche su quello, ma in modo più leggero: donandole un bambino, Maschio, ma che le somigliasse così tanto da portarla rendere solo fiera. E chissà se in questi anni non avesse cambiato idea sul marito?

"Non devi sentirti in errore e nascondere i tuoi sentimenti Alecto, perché Alessio ti ha già accettata per come sei"

"E come fai a dirlo?"

"È come sua sorella! Vede oltre quello che tu vuoi fargli vedere, e trova uno sbocco per dare un tocco di avventura alla sua vita così ordinaria e noiosa" Antheo le diede un colpetto sulla spalla per sdrammatizzare quell'aria tanto pesante "Bisogna ammettere che i gemelli Avery sono veramente irresistibili"

"Oh sì" disse Alecto facendo spallucce "Anche Rabastan se n'è accorto, mentre eri via ha fatto tanta compagnia alla tua bella... "

"Questo è un colpo basso Alecto! Andiamo mio zio che ci prova con Béa, lo ha fatto solo per tranquillizzarla. ...Vero?"

Alecto si mise a ridere, prendere in giro gli altri mirando alle loro debolezze era il suo hobby preferito.

Le loro risate vennero interrotte da una voce non molto distante che proveniva dal cortiletto accanto alla baracca, la riconobbero come quella di Dolohov e non poterono fare a meno di girarsi verso il punto: Antonin e Barty erano fuori, e sembravano visibilmente arrabbiati, seguiti da Rookwood che cercava di farli smettere. Antheo si alzò: "Scusami un attimo"

"Non puoi andarci da solo! Rischi solo di farti ammazzare!" Dolohov aveva la voce roca, forse aveva gridato per molto tempo.

"Non mi interessa, adesso mi sente e un'altra volta ci penserà due volte prima di tenderci un'altra trappola!"

"Ma così fai il suo gioco! Dammi retta Barty non riuscirai ad affrontarlo, non così"

"Che sta succedendo?" Antheo si avvicinò al trio, ottenendo uno sbuffo irritato da parte di Barty. Augustus lo indicò cin lo sguardo: "Questo qui vuole affrontare suo padre da solo al Ministero"

Antheo rimase con la bocca aperta, ma come? Barty aveva sempre agito con un criterio, aveva sempre studiato il momento migliore e mai, dico mai una volta, aveva pensato a fare da sé, rischiando così la pelle. Ora, vederlo livido dopo rabbia e totalmente fuori controllo era controproducente sotto tutti i punti di vista: non erano sicuri che fossero soli e se Barty fosse andato al Ministero sarebbero rimasti soli e senza il suo supporto non potevano combinare molto, avevano bisogno di ogni Mangiamorte.

"Non posso lasciarlo fare ancora, non dopo quello che ha fatto ad Alessio! Per colpa di mio padre ora abbiamo un compagno che rischia di morire lo capite?!"

"Lo sappiamo Crouch! Ma in questo modo non risolversi niente, anzi! Ti bloccherai come l'ultima volta e lui potrà fare di te quello che vuole!"

Barty guardò inorridito Antheo, sapendo che se Dolohov aveva accennato a quel giorno, era perché Lestrange aveva cantato. Ma il volto di Antheo, anche davanti al suo sguardo rude, rimase totalmente indifferente, la sua espressione normale, come se non avesse paura della sua reazione. Rookwood si mise tra Crouch e Lestrange: "Senti Crouch" disse con il tono più calmo possibile "Le tue intenzioni sono nobili, come sempre; ma adesso non siamo in una situazione dove se ti va bene ok sennò va meglio la prossima volta"

"E credi che io non lo sappia? Credi che io voglia ancora subire i suoi abusi?! Ma tu sai cosa mi ha fatto quando vi ha spediti ad Azkaban?! Sai come ha mantenuto la promessa fatta alla mia povera madre?!"

"E credi che noi ci divertiamo, a differenza tua?" lo inbeccò Dolohov "Guarda che come te, tutti noi vorremmo vedere Crouch senior e tutti i suoi bei burattini e amici stramazzare al suolo"

"Basta" disse Antheo dietro a Rookwood "Lasciatemi solo con lui"

Antonin e Augustus si guardarono perplessi e sbalorditi, Barty era visibilmente arrabbiato con Antheo, eppure lui era pronto ad affrontarlo comunque, anche se fosse stato affstturato per la rabbia. O Antheo sapeva di non rischiare niente o stava dando di matto. Seguirono comunque l'ordine, avvicinandosi ad Alecto che chiese loro cosa stesse succedendo, e le raccontarono la vicenda entrando dentro la baracca.

Barty e Antheo rimasero fermi a guardarsi, uno furioso e l'altro così tranquillo che nemmeno sembrava vivo. Crouch scrutava con odio il compagno, pensando a cosa dire prima di lanciargli una fattura su due piedi, anche a costo di doversela vedere con Rabastan, ma non gli importava, poteva affrontarlo benissimo.

"Allora?"

"Voi Lestrange non avete l'abitudine di tenere la bocca chiusa vero?"

"Barty..."

"Stammi a sentire: mio padre ha spedito I TUOI GENITORI ad azkaban, ha spedito tuo cugino Sirius ad Azkaban, ti ha aizzato contro degli Auror a scuola, mi ha tenuto prigioniero, tutto quello che è successo è merito suo e di quel babbeo di Caramel e tu? Lo lasci fare?!"

"Barty..."

"Ti rendi conto che gliele stai dando tutte vinte?! Ti rendi conto che non mi stai lasciando libero di dargli ciò che si merita?! Non è un padre, non lo è mai stato! E non essendo soddisfatto di quello oche ha fatto a me, me lo ha detto chiaramente, ha ben pensato di fottere anche te! Ha preso a cuore le lamentele a scuola e ti ha tenuto sotto stretta sorveglianza e lui ha incaricato Moody di pensare personalmente a te e sempre lui lo ha inviato a dare la bella notizia a Bellatrix e a Rodolphus!!"

"Barty! Stai zitto?!" lo bloccò Antheo, con quel tono che richiamava tantissimo sua madre, quando doveva rimettere l'ordine in casa. E Barty, sentendo il tono, si zittì guardandolo incredulo.

"Non sto difendendo quell'essere, che ha tutto meno che essere padre; non sto dicendo che deve essere lasciato in pace a fare le sue nelle strategie. Però posso evitare che una di queste vada a buon fine, e lo posso fare tenendo ti qui con noi invece che lasciarti andare al Ministero. Dolohov ha ragione: non sei ancora pronto per affrontarlo, non adesso. Sei accecato dall'odio e questa cecità sarà la tua rovina. Credi che io non stia soffrendo? Ho visto mamma e papà sbattuto in prigione, ho visto mio zio voltarmi le spalle, ho visto un'intera scuola contro di me, ho affrontato degli Auror, ho perso mio nonno ed ora Alessio è appeso a un filo; io come mi devo sentire eh? Anche io voglio tirargli un'Avada Kedavra così forte da vederlo esplodere, ma aspetto. Aspetto perché più so fare attendere, più la vendetta sono gusta. E dovresti fare lo stesso anche tu, non dargli un'altra vittoria, un'altra soddisfazione, cosa pensi che farà vedendoti lì solo?"

Barty rimase in silenzio ad ascoltare, mentre i muscoli del suo viso si stavano rilassando. Antheo aveva ragione, dai suoi pori trasudava odio e rabbia, e se si fosse ritrovato davanti a suo padre solo e senza aiuti, non avrebbe combinato niente. Lo avrebbe ucciso un giorno, lo aspettava da tempo, ma più quel giorno si faceva attendere, e più diventava meraviglioso. Annuì calmandosi del tutto e avvinicnandosi ad Antheo che gli sorrise di rimando, poi sentirono i passi svelti di Béatrice: "Alessio si è svegliato!"

~~~~~~

Alecto lo guardava sorridendo da dietro la porta mentre tutti gli altri, a turno, davano il bentornato al mondo al loro compagno Alessio, non smettendo di elogiarlo e di congratulazioni per il gesto economico che aveva compiuto, rischiando la vita per loro.

Alessio, con i lunghi capelli rossi tutti sparpagliati per il cuscino, sorrideva sincero e felice di vedere tanto interesse per lui, mentre ogni tanto buttava l'occhio verso la sorella che gli teneva la mano, con il suo stesso sorriso.

Gibbon e Adreo erano praticamente appiccicati al letto che chiedevano per filo e per segno cosa aveva sentito durante tutta la maledizione, ottenendo solo risposte a monoparole come bo, sì, forse, credo... Ma senza una gera e propria spiegazione. Forse perché lui stesso so era sentito come se stesse dormendo, quindi dal momento del colpo al momento del risveglio, non si era accorto di nulla, e forse era meglio così. Non osarono immaginare come avrebbe potuto sentirsi sentendo la gola terribilmente secca, lo stomaco chiudersi e stringersi in una morsa, oppure la sensazione di sentirsi senza forze e al freddo per colpa del sangue che via via si stava consumando. Era un sollievo vederlo finalmente riprendere un po' di colore, nonostante le occhiaie e il pallone nel resto del corpo.

Alecto lo osservava sentendo un tepore dentro che la faceva stare tanto bene, voleva essere al posto di Béatrice e stringere lei la mano al ragazzo, dopo quello che le aveva detto Antheo, lui l'aveva già accatteta così com'era. Le sembrava strano che uno ordinato e cauto come Alessio potesse aver trovato la sua anima gemella in lei, che di portamento elegante aveva niente e che la prima cosa a cui pensava appena sveglia fosse il prossimo bersaglio da cruciare. Eppure era proprio così.

Si rese effettivamente conto che stava sorridendo, forse anche con occhi sognanti, perché vide Amycus guardarla e lanciarle un'occhiata perplessa, costringendola a ricomporsi e sembrare la più indifferente possibile. Ma Amycus non la prese in giro con lo sguardo, anzi: le fece segno di avvicinarsi, era l'unica che ancora non lo aveva salutato per bene, lì in fondo mentre tutto gli altri si accalcavano.

Alecto, vedendo quell'invito, sentì una strana sensazione di vertigini allo stomaco cogliendo il significato dentro gesto: era nervosa, forse aveva paura della reazione dentro ragazzo, anche se fosse stato un sorriso, era certa che sarebbe svenuta e quindi si tirò indietro, per la prima volta, rifiutando scuotendo la testa. Non poteva farlo, non poteva seriamente farsi avanri e mostrando a tutti quanto fosse sdolcinata, anche se lì per lì nessuno le avrebbe detto nulla, ma per lei era importante mostrarsi forte.

Non funziona lo stesso pensiero del fratello, che la guardò come per dire: ma falla finita e la prese per un braccio tirandola verso la calca, nonostante lei cercasse di dimenarsi perché la mollasse.

Lei vide che, quando Amycus disse agli altri di spostarsi, le si aprì come un corridoio che arrivava dritto alla testa di Alessio, accortosi anche lui della scena. A quel punto le vertigini si fecero più forti e Alecto si vide come impietrita e bloccata sul pavimento, mentre Amycus dovette quasi spingerla per farle muovere i primi passi.

Era tutto così imbarazzante, tutte quelle facce che la fissavano mentre lei, a passo di lumaca, si avvicinava al suo piccolo Lord, dovette ammetterlo dentro di sé: non era una cittadella da adolescenti, Alessio le aveva dato prova che per quanti scherni potesse servirgli, non l'avrebbe mai allontanata. Ed eccola lì proprio davanti a lui, muta per la prima volta, mentre faticava a reggere lo sguardo di Alessio che le allargò un sorriso.

Antheo, dietro a Béatrice che le teneva le spalle, si accorse di tutto quell'imbarazzo e pensò bene di fare una cosa che gli usciva naturale da piccolo: guardò la sua ragazza, la chiamò, le fece alzare la testa e le diede il bacio più passionale che poté darle, sentendola sussultare la tocco. Rimase così forse una cinquina di minuti, perdendosi nel profumo e nelle labbra di lei che aveva bramato da due dannati anni.

Quando si staccò video che tutti avevano posato lo sguardo su di loro, avvertendo l'imbarazzo della ragazza. Ma lui non si scompose: "Be'? Che vi aspettate? Siamo fidanzati, è normale che succeda no? Forza lasciamo soli loro due, così possono parlare. Non c'è più niente da vedere"

Alecto vide la folla dileguarsi tra un lamento e l'altro, incrociando uno sguardo complice di Antheo mentre trascinava via Gibbon che lo implorava di rimanere ancora un po' per delle altre domande.

Rimasero solo loro due, Alessio e Alecto. Uno la guardava aspettando una parola, mentre l'altra nemmeno riusciva a posargli lo sguardo sopra. Continuava a schiarirsi la voce, nella speranza di trovare una frase di senso compiuto per non sembrare ancora più ridicola di quando già non fosse. Ora che la stanza era vuota, l'aria sembrò inebriarsi del profumo del ragazzo: una strana essenza di pesca e shampoo ipoallergenico, ma ad Alecto sembrò l'odore migliore del mondo. A questo punto era inutile girarci intorno: era innamorata di lui, e lo voleva stringere tra le sue braccia e lasciarsi avvolgere da lui con le sue braccia muscolose, perdendosi nel profumo del fuoco corpo mentre lui la teneva a sé come se la stesse proteggendo.

"Uno spettacolo deplorevole vero?" la voce di Alessio ruppe il silenzio facendo girare Alecto verso di lui. Indicò con lo sguardo se stesso disteso sul letto: "Sembro un paraplegico"

"Non è vero, sembri solo un reduce di battaglia"

"Ah sì, così é meglio. Ho fatto un sogno mentre ero svenuto"

Alecto rimase sorpresa nel sentire quella confessione, dopo che Alessio aveva dichiarato di essersi addormentato e risvegliato da un momento all'altro: "Davvero?"

"Sì. Nel sogno eravamo solo io e te, in un meraviglioso prato a osservare le nuvole. Non avevamo il problema della guerra, degli Auror, eravamo felici"

"E perché non lo hai detto agli altri?"

"Perché questo è il nostro sogno, se avessi sognato di combattere in guerra lo avrei detto a tutti"

Alecto sorrise, di nuovo, senza accorgersene. Se ne rese conto quando Alessio sono congratulò per essere riuscito a strapparle un sorriso divertito e sincero.

"Perché nascondi le tue emozioni? Non è un male essere dolci con qualcuno. Guarda Antheo"

"Lui è un ragazzino, se lo può permettere"

"Non vuol dire niente. Sono comunque un Mangiamorte e una ragazza. Come noi del resto. E Antheo non ha avuto paura a mostrarsi ridicolo davanti a tutti"

"Alessio, ma è diverso comunque. Sono comunque due ragazzi, che come tutti fanno i loro giochetti. Io non sono una ragazzina" nonostante avesse cercato, ancora una volta di rifiutarlo, si ritrovò ad accarezzargli il viso dolcemente, un gesto che tradì i suoi pensieri.

"Non lo pensi davvero, in fondo. Ne sono sicuro. Mi hai chiamato anche per nome"

Aveva ragione, dovette dargli ragione, su tutto: lo voleva tutto per sé e sperava di non doversi preoccupare delle voci che sarebbero trapelate. Non voleva essere costretta a nascondersi: "E tu sei d'accordo lo stesso?"

"Ho desiderato questo momento da soli da quando ti ho vista, e ti posso assistere che, per quanto tu voglia allontanarmi, sono duro di comprendonio"

Intanto la mano di Alecto continuava a tocca e il viso di Alessio, delicatamente temendo che un tocco più forte potesse fargli male. Poi passò al mento e al collo, voleva sentire i nervoso fremere e sapere che qualcuno la desiderava davvero.

"Quindi non ti importa del fatto che staresti con una donna più grande di te?"

"Se la differenza d'età la rende riflessiva e coraggiosa, ne vale davvero la pena"

Rimasero lì a guardarsi e a sorridersi, occhi negli occhi, e finalmente buttando al vento ogni possibile imbarazzo. Da dietro Antheo li guardava con un'espressione trionfante mentre dietro di lui Béatrice scuoteva la testa contrariata.

"Dio li fa e Antheo li accoppia" disse girandosi verso la ragazza saltellando come a una festa. L'altra non era proprio d'accordo sul suo buon umore, ma era davvero necessario inscenare una stupidaggine del genere? Di chiese se effettivamente i Lestrange avessero un po' di tatto o meno.

"Sei veramente uno stronzo, dovevi per forza tirare su un simile teatro?"

"Sì. Ora che Alecto si sveglia, Alessio dovrebbe farsi colpire da una seconda maledizione. Se non la invogli tu quella si chiude a riccio"

"Devi lasciarle i suoi tempi, poi parli proprio tu che ci hai messo cinque anni a baciarmi"

"È vero, ma adesso ci metto cinque secondi" disse Antheo prima di circolare Béatrice con le sue braccia e baciarla nello stesso e passionale.modo di prima, lasciando che Béatrice si facesse strada per raggiungere la sua lingua, chiudendo gli occhi per poi guardarsi in un modo tanto desideroso; volevano unirsi per sempre, ma dovevano ancora aspettare, sia che la situazione si calmasse, sia che certe persone fossero più collaborative.

La notte, mentre tutti si erano preparati per andare a dormire, qualcuno bussò alla porta della stanza dove Alessio riposava.

"Ti volevo dire che... Anche se mi vedi impacciata, ci sono altre cose in cui sono molto brava" la testa di Alecto sbucò da dietro la porta con un sorriso provocatorio. Durante la giornata avevano avuto modo di chiarirsi e ora Alecto aveva in serbo una sorpresina invitante per lui.

Chiuse la porta e si avvicinò al suo sguardo perplesso. Non era bardata come al solito: aveva solo la maglia intima che teneva sotto la tunica con il mantello da Mangiamorte. Fece gli ultimi passi e avvicinò il viso al suo, ma senza baciarlo, non era ancora il momento, era pur sempre una donna da battaglia, non una donnicciola che vuole essere considerata. Alzò il lenzuolo e, sempre guardando il viso sorpreso e perplesso di Alessio, ci si infilò dentro sdraiandosi soprattutto di lui e coprendosi fin sopra la testa.

Ora erano tutti e due sotto al lenzuolo, con i corpi che aderivano, mentre Alecto iniziò ad accarezzare lentamente le braccia del ragazzo avvicinando il viso al suo, lasciando che lui sentisse il suo respiro. Pian piano prese a sbottonare la camicia di lui, scoprendo il petto e toccandolo con il dito percorrendo i lineamenti dei pettorali, sentebdolo fremere per il solletico e il contatto. A quel punto prese le sue mani e le guidò lasciandosi togliere la maglietta, mostrando ad Alessio che non poetava il reggiseno.

"Cavolo, vai dritta al punto"

"È la mia specialità, mio piccolo Lord, vado sempre dritta al mio obiettivo" lo stuzzicò con il dito, poi riprese le sue mani e le condusse sui fianchi, abbassandole sempre di più perché studiasse le sue forme.

Non volle nemmeno aspettare che lui realizzasse il gesto che iniziò a spingere su di lui, obbligandolo a entrare.

Allora Alessio, non appena  si abituò a quel contatto, raccolse le forse e invertì le posizioni, guadagnandosi il tanto agognato bacio, tenendosi attaccato a lei il più possibile. Quanto aveva aspettato quel momento e lei glielo aveva finalmente concesso: "Posso dire che di tutte le ragazze che mi sono andate dietro, nessuna mi ha mai soddisfatto così tanto. E ho dovuto aspettare io"

"Devi sapere che la donna giusta si fa sempre attendere" disse lei baciandolo di nuovo, e di nuovo, e di nuovo, mentre tra uno e l'altro bacio riceveva l'affondo di Alessio, che si rivelava sempre più bello.

Lui passò le mani sui suoi seni, guardandola con i suoi occhi verdi, che si perdevano in quelli marroni di lei, stuzzicandola di tanto in tanto sentendola gemere divertita.

Probabilmente dopo quella notte non si sarebbero più visti allo stesso modo, ma lo speravano con tutto il loro impegno. Non volevano più farsi vedere come due che si rincorrevano e scappavano.

In un'altra stanza, Antheo e Béatrice erano sdraiati nello stesso letto, e lui stava accarezzando il viso e i capelli di lei, perdendosi ad affinare le dite dentro. Si erano chiesti se Alessio e Alecto si stessero divertendo, ridendo al pensiero effettivo delle loro azioni. Béatrice si lasciava sfiorare dalle dita affusolate di lui, stampando dei piccoli baci ogni volta che arrivavano vicinissime alla sua bocca. Si avvicinavano i visi baciandosi e cocolandosi, felici di essere insieme.

Non sapevano però che al mattino dopo, quando Antheo si scoprì addormentato dopo tanto tempo, vennero svegliati bruscamente da Thorfinn che corse in tutte le stanze: "Ragazzi, abbiamo un problema"

Il letto di Barty era vuoto.

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