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14 - Nagini

"Padrone..."

"Padrone..."

Antheo sentì un corpo lungo e affusolato strisciargli accanto sopra al letto matrimoniale dei suoi genitori. La cosa non era affatto normale considerando che, a parte gli elfi domestici, il ragazzo a casa era completamente solo dentro l'enorme tenuta. Non aprì ancora gli occhi, non voleva vedere cosa gli stesse passando sopra, forse perché temeva potesse essere qualcosa di pericoloso e lui non aveva la bacchetta a portata di mano. Il corpo lungo e affusolato si stava muovendo in modo molto lento e leggero, una silouette senza alcun difetto che pian piano gli accarezzava il fianco destro e si insinuava tra le braccia e il petto. Non pareva tuttavia un corpo umano.

"Padrone..."

"Svegliatevi..."

Quella voce era però familiare, l'aveva già sentita, solo diversamente rispetto a quel momento: era femminile, molto sensuale e nitida, pareva quasi che una donna fosse sdraiata accanto a lui e che gli stava carezzando il fianco destro cercando si svegliarlo dolcemente, senza che potesse avere attacchi fisici di alcune genere. Allora Antheo aprì gli occhi, quello che si trovò davanti lo lasciò sorpreso: una donna dai capelli neri legato a shignon, con un ciuffo che le cadeva sul collo, gli occhi marroni e la pelle bianca quasi giallastra lo stava fissando con sguardo dolce e con un sorrisetto materno.

Antheo non capì da dove fosse uscita quella donna, era da solo a casa e quel volto non l'aveva mai visto. Eppure leo sembrava guardarlo proprio come se lo conoscesse da sempre. Gli si avvicinò di più al volto e Antheo notò che non riuscivo a muoversi. Si costrinse a tenere il sangue freddo, se quella donna aveva cattive intenzioni, era meglio non farsi cogliere impreparati. Osservò gli occhi di lei per capire cosa stesse pensando o provando in quella momento: erano tranquilli, troppo tranquilli.

Cercò di capire perché non potesse muoversi e poi si sentì stringere, allora decise di distogliere lo sguardo, solo per un momebto, dalla donna e concentrati sul suo corpo. Era libero, nella stessa posizione con cui si era addormentato, allora perché non poteva muoversi? E cone era arrivata lì quella donna?

"Padrone..."

La voce proveniva dalla bocca di lei, e nel momento in cui pronunciò quella parola ad Antheo venne in mente dove aveva sentito la voce prima: "Nagini?" mormorò cercando di nascondere l'incertezza della sua voce.

Vide la donna sorridere di più allargando gli angoli della bocca: "Padrone, dovete svegliarvi, ilaestro vi attende, attendere chenlo troviate"

"Cosa vuoi dire? E perché non riesco a muovermi?"

"Trovatemi e ci aiuterò Padrone, vi aiuterò a trovare il maestro, lui vi attende" disse Nagini avvicinando di più il viso a quello di Antheo. Lui richiuse gli occhi, non per paura, ma per sentire meglio le sensazioni intorno a lui: iniziò a sentire di nuovo sibilare, la voce di lei farsi più bassa fino a diventare un mucchio do sussurri quasi incomprensibili all'orecchio umano, a meno che tu non conosca bene il serpentese. Sentì la stretta farsi più forte, un corpo invisibile lo stava avvolgendo fino al petto. A quel punto Antheo aprì gli occhi e davanti sé trovò la faccia del serpente del suo Signore: il muso di Nagini rettile gli era a due dita dal naso e lo fissava allungando il corpo fuori dal letto, come se volesse che lo seguisse. Ma il problema EEA che Antheo non riusciva assolutamente ad alzarsi dal letto.

Poi iniziò a sentire un dolore martellante alla testa, sempre più forte, a dormi regolari gli trapana va la tempia sinistra, non capiva cosa fosse dato che era sdraiato perfettamente al centro. Mentre Nagino continuava a strongerlo e a condizionatore verso la porta, il dolore si faceva sempre più forte, ora sembrava che stesse picchiando contro un angolo, uno spigolo, forse era il comodino o forse era la testata del letto. Poi sentì un foarte strattone e dopo poxhossimo so ritrovò quasi nell'angolo del materasso, con la testa sulla testata del letto, e completamente solo.

La sala era già molto luminosa anche se era mattino molto presto, il tavolo sembrava ancora più deserto do quanto non lo fosse normalmente mentre veniva accarezzato dai lievi raggi di luce che penetravano dalla finestra. La tovaglia biancaneve risaltava ancora di più illuminando tutto io resto. Antheo era seduto a capotavola, dove di solito si siedeva o suo padre durante le cene in famiglia o festive, oppure l'Oscuro Signore durante le riunioni prima che spostasse la sede a villa Malfoy. Non aveva molto in tavola: un po' di pane con la marmellata di albicocche e un succo di zucca con una tazza di latte. Non aveva neanche molta fame, stava ancora pensando al sogno.

Poteva essere una coincidenza il fatto che Nagini fosse apparsa nel la sua forma originaria davanti a lui? Gli stava chiedendo di trovarla, poteva essergli realmente dopo aiuto? Era un'idea da considerare, era forse la creatura a cui Lord Voldemort teneva più di chiunque altra. Il problema era: dove poteva trovarsi? Non aveva dato alcun'informazione a riguardo e i posti erano veramente vasti.

"Tu mi sei fedele Boby?" chiese rivolgendosi all'elfo domestico, che in quel momento stava sparecchiando, senza guardarlo in faccia.

Boby ebbe un sussulto: "Certo Padron Antheo, Boby è molto fedele a Padron Antheo, Boby farebbe qualunque cosa per Padron Antheo"

"Bene... Se io fossi debole e reduce da un o scontro finito male e avessi bisogno di rifugio... Tu dove mi porteresti?" questa volta lo guardò per capire se l'elfo potesse dire una cosa vera o una falsa.

Boby rimase per un po' impietrito, stava pensando oppure stava invece pesando le parole, sapendo che una cosa sbagliata avrebbe segnato per sempre la sua condanna, e i Lestrange non erano per niente clementi sulle punizioni. Poi alzò lo sguardo e alzò un dito, come quando aveva pronta la risposta: "Se Padron Antheo fosse debole, io lo nascondere i in un luogo che solo Padron Antheo può entrarvi"

"Mmh, giusto... Tipo?" continuò il ragazzo sempre guardandolo interrogativo.

"Boby non sa, ehm... Boby andrebbe in un luogo dove Padron Antheo si sente al sicuro"

"Come un luogo noto solo alla famiglia?"

Boby annuì timidamente, sperando con tutto sé stesso che la risposta fosse di gradimento al padrone per non incappare in qualche punizione, anche se era pronto a picchiarsi da solo.

"Un cimitero..." mormorò Antheo ricordandosi del Mausoleo Lestrange dove il nonno aveva fatto cosrtuire una stanza segreta in caso dopo necessità, nessuno sapeva di quella stanza e nessuno poteva entrare senza la presenza del custode o senza permesso, a meno che non si trattasse di un membro di famiglia. Probabilmente era anche il luogo più probabile e tranquillo in cui qualcuno che deve riposarsi andrebbe a cercare, soprattutto se non ha un cognome noto in giro per il mondo.

"Bravo Boby, mi sei stato di grande aiuto" disse poi allargando un sorriso e gli diede il permesso dove ritirarsi. Gli restava solo da capire dove potesse essere situato il cimitero di famiglia del suo Signore, l'elfo non poteva saperlo domani certo, quindi doveva pensarci da solo. Ma a chi chiedere? C'era qualcuno che poteva conoscere bene L'Oscuro Signore? Qualcuno c'era effettivamente, e ad Antheo l'idea non piacque per niente.

Le conifere commenti neve davano un tocco tranquillo la quella foresta che era sempre stata l'incubo di tutti i piccoli maghi che venivano a giocare con Lestrange negli anni passati, a lui era sempre piaciuto fare piccole sfide dove bisognava inoltrarsi nel bosco e raccogliere un qualsiaso oggetto; era come una prova di coraggio: se riuscivi a raccogliere l'oggetto e tornare senza aver pianto nemmeno una volta, allora eri coraggioso e un fiero sanguepuro; se invece scappavi in preda ad una crisi di nervi e con il volto paonazzo per il pianto, senza aver raccolto quello che dovevi raccogliere, nel migliore dei casi eri un sanguepuro mediocre, come gli Weasley se non peggio, nel peggiore dei caso ero classificato mezzo sangue o nato babbano e venivi preso di mira a vita perdendo ogni privilegio. Sì, era un po' un gioco da stronzi, ma del resto lui era cresciuto con la convinzione che un sanguepuro vero e proprio dovesse possedere determinate caratteristiche.

Il sentiero scrichiolava sotto ai suoi piedi per la neve alta, non so era nemmeno preso il mantello talmente era uscito con foga, era più concentrato a tenere la bacchetta puntata per proteggersi da ogni possibile pericolo improvviso. Il cielo era bianchissimo per le nuvole che erano impregnate della luce del sole che da sopra le illuminava, rendeva quella periodo un po' più leggero del normale.

Boby gli stava dietro con timore, cercando di non disturbare il super padrone con goi starnuti che gli stavano pizzicando il naso per il freddo, ma Antheo se ne accorse ugualmente: "Hai freddo Boby?"

"Oh... No no Padron Antheo... Boby sta b-bene... Boby sta benissimo..."

"Pessimo bugiardo. Tieni dai" disse tirando fuori un lenzuolo pesante dal Montgomery e mettendoglielo addosso "Vedi di non inciampare, ho bisogno di averti sano per questa missione; e restituiscimelo appena troviamo un posto caldo, ci manca solo che si bagna e si sporca per la neve e il fango"

"Oh certo Padron Antheo, Boby terrà bene la coperta di Padron Antheo..."

"Ringrazia senza perderti in inutili parole!"

"Certo, Boby da sempre retta alle parole di Padron Antheo" concluse Boby facendosi piccolo piccolo mentre il tessuto pesante del lenzuolo lo stava pian piano scaldando. Era contento ma più preoccupato per quel gesto che mai prima d'ora lo aveva ricevuto dsi suoi signori, Rodolphus passava più tempo a prenderlo a bastonate per la pulizia che veniva fatta male e Bellatrix si limitava ad insultarlo dopo ogni ordine, Antheo invece si era preoccupato per la sua salute e gli aveva portato di nascosto una trapunta che lo tenesse al caldo, ed era la trapunta del suo letto nelle stagioni fredde. Antheo invece aveva dei motivi ben precisi per trattare così il suo servo: sapeva che gli elfi erano in grado di fare determinate magie che i maghi erano impossibilitati, quindi ottenere la sua fiducia gli avrebbe confermato maggiori consenso nello sfruttare l'elfo. Inoltre, in fondo, si fidava do più di lui che del mondo intero, salvo per i Mangiamorte.

"Ma Padron Antheo" disse poi Boby "Padron Antheo dove sta portando Boby?"

"...là" disse Antheo indicando una piccola casupola fatiscente in mezzo al bosco. Sembrava disabitata e, a giudicare dallo stato in cui sono trovava, anche da parecchi anni. Boby deglutì sentendo le farfalle nella pancia e si avvicinò di più al ragazzo prendendo un lembo del Montgomery per tenere il passo: "Che cos'è quella?"

"L'ho trovata un giorno, mentre giocavo con altri bambini; era già disabitata quando sono entrato, il padrone do casa non c'è più"

"Non c'è più? E come mai?"

"... Chi lo sa" ridacchiò Antheo aprendo la porta. Boby dietro di lui deglutì e lo seguì titubante. La casa era fatiscente anche dentro: alcune poltronensparse qua e là erano ridotte un ammasso do brandelli e opere con qualche molla che sbucava fuori; il parquet era mal ridotto e a tratti gonfio per l'umidità; le pareti stavano perdendo colore e goi angoli erano pieni do muffa nera; il tutto era conposto in una sola stanza che comprendeva cucina, salotto, camera. Boby si guardò intorno spaesato, chissà cosa poteva essere successo per averla ridotta in quel modo, su ogni mobile che incrociava il suo sguardo poteva vedere almeno quattro o cinque dita di polvere, cinque dita!

Antheo si avvicinò al camino e iniziò a tastare i mattoni sotto lo sguardo stravolto dell'elfo che voleva tirargli via per mani dalle fessure tutte impolverate, siamo mai che il suo padrone potesse prendere un malanno. Estrasse uno dei mattoni e prede un sacchetto pieno di polvere volante, forse il proprietario la nascondeva lì per chissà quale motivo. Boby si chiese come mai non gli avesse chiesto di smaterializzarsi.

"Vieni qui Boby, andremo in un posto, ed è meglio che mi resto vicino"

"Padron Antheo, perché non avete chiesto a Boby di smaterializzarvi?"

"La tua magia darebbe troppo nell'occhio, prima dobviamo andare in un altro posto e poi potrai smaterialzzarci"

Body si avvicinò al padrone, che urlò il nome di un posto a lui sconosciuto e poco dopo si ritrovarono in una casa nuova, anzi in un capanno di lavoro.

~~~~~~

Un uomo alto a grosso, con folti capelli e baffoni biondi li stava osservando con aria perplessa, sicuramente non gli capitava spesso che il suo camino vomitasse persone ed elfi in una sola volta. Se ne stava impalato ad osservare Antheo che alzatosi si stava togliendo i residui di polvere dal suo amato Montgomery e che prendeva di peso l'elfo scuotendolo per pulirlo. Di certo uno spettacolo unico al mondo.

Il Mangiamorte si rivolse poi all'omone con un gran sorriso salutandolo con la mano, mentre Boby riprese la trapunta cercando alla bell e meglio di tramutarla in una sorta di cappotto per non inciamparci sopra.

"Scusa l'entrata d'effetto, ma é urgente Cruz" disse Antheo a crollando dai capelli dell'altra polvere.

Cruz, come svegliato da un trans, allargò un sorriso e si spostò leggermente, come a voler far passare: "Pensavo che nin saresti più venuto, mi chiedevo dove fossi" poi indicò un punto nell'altra stanza, dove prima era davanti "É un quel baule, l'ho preso senza che nessuno lo sapesse"

Boby osservò la scena: pareva che i due si fossero contattati prima che lui e il padrone uscissero, dato che non vi erano state presentazioni o domande di alcune genere, e mentre Antheo si avviò verso il baule, vide l'omone fissarlo perplesso.

Boby era certamente un elfo caratteristico, avvolto in quella trapunta simil-cappotto davanti l'idea di essere uno spaventapasseri sbagliato: gli occhi piccoli e rotondi, i il naso non molto a punta e molto in basso, le orecchie più grandi del normale e un ciuffo bruno che spuntava in mezzo al cranio, guardato da lontano sembrava un cavallo malato.

"Questo è il tuo elfo?" chiese indicandolo.

"Sì" disse Antheo tornando con qualcosa in mano "Non ti piace?" srotolò il tessuto che aveva in mano e lo provò. Era un mantello dell'invisibilità, sembrava anche essere della sua misura "Credo che a Crouch non servirà più"

"Sicuro che sia una buona idea? Ricordi cosa è successo l'ultima volta?"

"È per questo che uso un mantello dell'invisibilità" se ne uscì il ragazzo ridacchiando, comense fosse passato cosa più ovvia del mondo. Poi si avvicinò all'elfo domestico e fli ordinò di smaterializzarsi alla scuola di Hogwarts. L'unica persona che conosceva bene l'Oscuro Signore era colui che lo sveva condotto in quel mondo: Albus Silente.

Si materializzarono davanti l portone deserto, appena il processo finì, Antheo dovette lottare contro la nausea per non vomitare. Non c'era proprio verso: non solo non sapeva smaterializzarsi, ma ogni volta il tragitto gli riservava sì e no una buona mezz'ora di nausea e, nel peggiore dei casi, due o tre conati di vomito, anche se lo stomaco era più vuoto di un vaso. Boby going si avvicinò per assicurarsi che stesse bene ma venne scansato con arroganza dal padrone, che fece di tutto per ricomporsi come si deve quanto prima.

La parte uno era stata fatta, ora restava la parte due: entrare nell'ufficio di Silente, cercare il ricordo giusto e capire dove potesse mai trovarsi il cimitero Riddle. Non sarebbe mai arrivato a tanto se non fosse stata l'unica strada, purtroppo non lo aveva sentito in sogno, forse perché era abbastanza indisposto, la prima sbronza è difficile per tutti, ma se avesse anche avuto una sola occasione so sarebbe certamente risparmiato tutto quel rischio.

Indossò il mantello e ci ficcò dentro Boby ammonandolo di tacere. Il grande atrio della scuola superato il portone principale era luminoso proprio come quando la frequentava, il pavimento decorato cha grosse piastrelle in pietra con alcuni disegni che raffiguravano lo stemma della scuola risaltava ancora a distanza di anni. La scalinata era vuota e Antheo poté addentrarsi di senza pericoli, se avesse incontrato qualcuno sarebbe stato un vero guaio. Raggiunse il primo piano e si fermò per un istante a guardarsi intorno per scorgere possibili pericoli, non voleva ricorrere all'Anatema, non sapendo che non dovrebbe essere a scuola.

"Padron Antheo, cosa state cercando?" chiese Boby da sotto il mantello.

"L'ufficio del preside, dobbiamo perdere un ricordo fondamentale, sperando che sia la pista giusta"

"Ma non è pericolo?"

Antheo guardò in cagnesco l'elfo da sotto il mantello per ordinargli do stare zitto, aveva già abbastanza a cui pensare, figurarsi a dover anche accertarsi che non fosse pericoloso. Percorse il resto delle rampe con attenzione, cercando di non fare rumore, magari non avrebbe visto ip cimitero ma quanto meno la città dove era nato l'Oscuro Signore, sarebbe già staro un traguardo. E poi? Poi sarebbe tornato finalmente da suo zio, da Barty, da Dolohov, dalla sua Béatrice e non li avrebbe più lasciati, non sarebbe più scappato senza dire niente, anche se lo faceva per proteggerli. Aveva anche dei conti in sospeso: doveva anche recuperare la bacchetta che Adreo aveva maledetto, la maledizione ormai dovrebbe aver fatto effetto e l'oggetto non era più necessario. Fermatosi davanti ai dormitori di Grifondoro e Corvonero, approfittò per vedere a quale mago o strega si fosse attaccata la bacchetta di Hilina, se fosse stato necessario se la sarebbe ripresa con la forza, non avrebbe mai accettato che una reliquia di una persona così tanto cara e buona in famiglia potesse essere inquinata con la sua vendita.

Tirò fuori la bacchetta per poter sentire la magia oscura, anche se non si rivelò per nulla facile vedendo il corridoio riempirsi pian piano, e ogni traccia di magia si confondeva con l'aumento degli studenti, emanando ognuno un'aura diversa. Decise che l'avrebbe cercata più tardi, quando le acque si sarebbero calmate, e proseguì per la sua strada raggiungendo la statua che portava alla presidenza.

Entrato dentro, dovette assicurarsi che i quadri non potessero percepire la sua presenza sotto al telo e si precipitò nell'armadio deo ricordi di Silente cercando quello giusto. Si avviò verso la bacinella per osservare i ricordi e versò dentro il liquido mentale, poi ci si affacciò dentro.

Vide una strada grigia come quelle di Diagon Alley, ma piena di babbani, doveva essere Londra. Un uomo con un mano un ombrello stava camminando verso una grande struttura ed entratovi disse di essere lì per vedere un certo Roma Riddle. L'uomo dovrà essere Silente e il bambino che vide subito dopo era per forza L'Oscuro Signore. Li vide parlare prendendo coscienza dei poteri magici e di quello che la magia poteva fare e non fare, poi il ricordo si interruppe e Antheo lo recuperò quanto prima per non fare sospetti. Non aveva trovato tutto quello che cercava, ma aveva una pista.

"Padron Antheo, dove dobbiamo andare?"

"A Londra Boby, dobbiamo trovare il mio Signore, ma dobbiamo cercare Nagini per farci aiutare"

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Curiosità:

I personaggi di Antheo, Béatrice e Alessio subirono ben sette lavorazioni in tre anni: inizialmente Antheo era un mago a sé, solitario e praticante magia nera, Béatrice era una semplice babbana adottata dai Lorén e Alessio non esisteva proprio.

In seguito pensai che Antheo doveva avere un punto di partenza e lo resi Mangiamorte perché era il miglior riferimento alla magia oscura, ma Béatrice rimase invariata.


Foto della sagoma di Antheo con il marchio.

In seguito approfondii le loro origini dando la magia anche a Béatrice ma con origini sconosciute e poi dovetti aggiustare la trama: dare ad Antheo dei genitori chenlo rendessero quello che era. In un primo momento Rodolphus (poverino) non accettò il figlio abbandonando la famiglia per sei mesi, tornando poi sotto insistenza di Bella.

Antheo in seguito si sarebbe innamorato di Béatrice, classificata nata babbana e inizialmente non feci dare troppo peso.

La bacchetta di Antheo definitiva.

Verso le ultime stesure introdussi Alessio per dare un po' più di trama e dando più peso alla magia di Béatrice, con genitori inizialmente sconosciuti.

Alla fine i personaggi divennero quello che sono adesso nellas storia, che prese piano poano forma da innumerevoli stesure.




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