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11 - Missioni difficili

"Amycus sposta quel coso, c'è un solo buco in questo tugurio, UNO, e se me lo coprite non si respira più!" Era da tutta la mattinata che Alecto si stava lamentando dell'odore di morto che si respirava nella stanza segreta del mausoleo Lestrange. Non avevano ricevuto altri attacchi a sorpresa e anche le pattuglie degli Auror francesi si erano dimezzate (per fortuna) controllando solo città grandi come Parigi e nei dintorni. Non avevano reputato producente dover anche profanare delle tombe, sia perché gli abitanti si erano altamente rifiutati, sia perché risultava fin troppo prevedibile come nascondiglio. Eppure, alla faccia della prevedibilità, se li erano fatti sfuggire da sotto il naso.

Amycus spostò un vecchio comò dove erano appoggiati un vecchio orologio e due ampolle con dentro acqua o altri liquidi, apparentemente ammuffite e piene di alghe, che di sicuro non venivano spostate da quando era stato costruito il mausoleo. Non sopportava quando sua sorella iniziava a fare la comandina ordinando dove e come spostare o muovere determinati oggetti o come arredare l'ambiente, non era la cosa più importante dato che quella stanza serviva solo ed esclusivamente per preparare attacchi e missioni o per ritirarsi aspettando che le acque si calmassero.

"Passi più tempo fuori che dentro, potresti anche accontentarti" sbottò lui posando pesantemente il comò avvertendo uno scricchiolio come se si stesse spaccando tutto, poi si voltò verso di lei "Potresti anche adattarti"

"State calmi ragazzi" disse Adreo mentre lui e Alessio stavano finendo la colazione che Thorfinn aveva portato poco fa. In fatto di appetito Alessio era un caso perso: le sue colazioni erano tra le più caloriche che potessero esistere, tutto il contrario della sorella, che preferiva pasti a base di cibi nutrienti e con della frutta. Era incredibile una tale differenza in due individui che erano praticamente l'uno lo specchio dell'altra, solo con il sesso opposto, eppure in fatto di cibo erano praticamente cane e gatto.

"Alessio hai finito di ingozzarti? Non sei denutrito"

"Solo perché tu mangi come un uccellino, sorellina, non significa che gli altri devono stare indietro, io sto bene così" rise il fratello mettendosi in bocca una grossa fetta di pane al burro, quasi ungendo con le dita le pagine del libro che lei stava leggendo, facendola sussultare mentre spostò di scatto il libro. Gli lanciò un'occhiata fulminante.

"Nervosetta Béa?" Chiese Alessio con un sorriso beffardo "Dai in fondo non ti ho detto niente"

"Dovresti cercare di assimilare cibi che ti diano energia invece di trangugiare un croissant grande quanto tutto il vassoio!" Lei gli tirò il libro contro il braccio con un sguardo beffardo.

"Bambini non litigate" li canzonò Amycus ridendo come un matto nel vederli punzecchiarsi.

Poco dopo, Barty e Augustus rientrarono nel nascondiglio portando con sé la Gazzetta del Profeta, raggiunsero tutti gli altri e poi posizionarono il Giornale sul tavolo di marmo. Béatrice e Rabastan alzarono istintivamente lo sguardo verso gli altri aspettando notizie che fossero quanto meno positive e convincenti, aspettavano solo quelle notizie che per una settimana intera non avevano sentito.

Rookwood si avvicinò al tavolo prendendo un sorso d'acqua e sfogliò velocemente il Giornale prendendo tutte le pagine interessanti e passandole una per una a tutti gli altri.

Béatrice non aspettò la pagina: "Allora? Lo avete trovato? Sta bene?" Chiese con l'insistenza nella voce, fremeva dalla voglia di sapere e di sentire buone notizie su Antheo.

Barty scosse la testa: "Purtroppo di lui nessuna traccia, ma abbiamo preso una copia della Gazzetta del Profeta: la prima pagina parla di una tentata rapina al negozio di bacchette di Ollivander e il rapinatore ha poi evocato un ardemonio che ha distrutto mezza Diagon Alley"

Gli altri si guardarono tra di loro: con tutto quello che stava succedendo avevano addirittura avuto la brillante idea di provare a rapinare un negozio di bacchette? E in più mandare a fuoco e fiamme Diagon Alley? Sembrava tutto così surreale. All'inizio nessuno ci diede peso più di tanto, avevano altri problemi, ma quando Alessio lesse la descrizione del malfattore, la cosa prese una piega diversa: la descrizione corrispondeva a quella di Antheo.

"Antheo era a Diagon Alley? Fino a lì si è spinto!"

"Probabilmente era nel panico e ha pensato al primo posto che gli è venuto in mente, almeno ora sappiamo che sta bene" concluse Rabastan abbozzando un sorriso, contento di sapere suo nipote illeso. Non sapeva come mai Antheo avesse scelto di rifugiarsi così lontano ma di sicuro era palese che, con un gesto del genere, i controlli e gli inseguimenti si sarebbero concentrati a Londra trascurando gli altri paesi. Era una mossa estrema, da soli erano più vulnerabili tutti i Mangiamorte, ma efficace, permettendo al gruppo di poter continuare la loro missione senza intoppi.

"Dove pensate si fosse teletrasportato?"

"Forse Nocturn Alley, a Magie Sinistre al cento per cento. La domanda vera è: perché buttare all'aria il negozio di Ollivander?"

Adreo ebbe un sussulto e istintivamente guardò Gibbon, che aveva la stessa espressione sorpresa; per essere andato nel negozio di Ollivander e aver mandato all'aria tutto, poteva solo voler dire che quel negoziante aveva cantato, e Antheo era andato a riprendere la bacchetta maledetta, rischiando di mandare a monte il piano.

"Io forse... so il perché" disse con voce vergognosa, attirando tutti gli sguardi verso di sé. Raccontò come aveva trovato Gibbon e come lo aveva nascosto a Nocturn Alley; di come aveva architettato con lui un piano per attirare alleati prendendo la bacchetta di sua madre e impregnandola con una maledizione che potesse stregare il nuovo possessore; della loro visita a casa Paciock e della cassetta che conteneva false informazioni; infine raccontò che aveva una cosa da dare ad Antheo.

Tutti ascoltarono con sguardi tra il confuso, sorpreso, perplesso e arrabbiato: aveva osato profanare un oggetto molto importante per la sua famiglia, utilizzandolo come volgare mezzo per i suoi scopi; aveva avuto un nobile intento, volendo accaparrare alleati per la causa, me in un momento del genere era troppo esposta una cosa del genere.

"Perché non hai detto niente?"

"Pensavo che non sarebbe stato necessario, credo che Antheo stesse cercando la bacchetta di mia madre..."

"Ma sei impazzito?" Béatrice interruppe tutti avvicinandosi ad Adreo con uno sguardo schifato e furente "Ti rendi conto di quello che ha comportato? Hai messo in pericolo non solo Antheo ma anche tutti noi!"

"Béatrice calmati, non serve a niente arrabbiarsi adesso" la bloccò Rabastan cercando di calmarla, mentre stava pensando sul da farsi. Ora era diviso in due obiettivi: trovare suo nipote e cercare all'Oscuro Signore. Non era un'impresa facile nessuna delle due strade: Lord Voldemort non dava segni di vita e Antheo chissà dove si era rifugiato. Rimase fermo a pensare accarezzandosi la barba e guardando in basso, rimanendo tra Adreo e Béatrice per evitare che quest'ultima potesse aggredire l'altro, e rifletté su quale compito terminare per primo. Alla fine si girò verso gli altri: "I piani sono cambiati: ci dividiamo, i Cruciatus cercheranno Antheo, gli Imperius verranno con me al Ministero per cercare delle piste per trovare l'Oscuro Signore"

"Voglio cercare anche io Antheo, la prego signor Rabastan" lo supplicò Béatrice quando sentì l'ordine; voleva cercarlo personalmente per assicurarsi che stesse bene e per poterlo abbracciare per prima, non avrebbe resistito un altro giorno senza di lui. Ma Rabastan le negò il permesso, non poteva permettere che si facesse male e un compagno in meno era sempre e comunque un problema, a prescindere da quale compagno fosse: "Mi dispiace Béatrice, non posso farti andare"

"Per favore, mi lasci andare, devo vederlo..."

"Non posso permettere che ti succeda qualcosa, ho promesso a mio nipote che ti avrei protetta in sua assenza e che avrei aiutato tuo fratello nello stesso intento" disse Lestrange scuotendo la testa, irremovibile davanti ad ogni parola supplichevole da parte della ragazza.

"Non può farle questo, mia sorella ha bisogno di vederlo! Siamo capaci di duellare se questo è il problema"

"Non c'entra il saper duellare" intervenne Dolohov "Non avremo a che fare con maghetti di strada, sono capaci Auror cje danno del filo da torcere se non state attenti"

"Lo so, e non siamo degli sprovveduti"

"Voi ci servite per altro" Barty prese la parola "Abbiamo tutti il Marchio Nero e con i controlli che hanno piazzato sarà impossibile muoversi in libertà, ma voi siete liberi da questo problema"

I due gemelli si guardarono perplessi e lasciarono che Barty spiegasse pr filo e per segno cosa dovessero fare: non possedendo il Marchio Nero, avrebbero passato i controlli tranquillamente ed essendosi già presentati al Ministero diverse volte non avrebbero destato alcun sospetto; tutto quello che dovevano fare era, muniti di mantello dell'invisibilità come mezzo per nascondersi in casi estremi, intrufolarsi negli uffici degli Auror e prendere ogni documento o traccia che potesse esse vagamente utile per rintracciare l'Oscuro Signore.

I due questa volta si guardarono sorpresi: "Ci state chiedendo si rubare?!" Chiese Béatrice confusa girandosi verso Barty.

"Ora che siete qui con noi, siete dentro a tutti gli effetti; il vostro aiuto ci serve tanto"

"Manrubare dei documenti?! Non rischiamo troppo?!"

"Se ti spaventa tanto, piccolo lord, puoi sempre tirarti indietro, ma risulteresti inutile" commentò Alecto con un sorriso divertito. Alessio si ricompose subito per non cadere sotto le beffe dei Carrow, chiedendo cosa dovessero cercare esattamente.

Barty e Rabastan si guardarono sorridendo e presero un gemello per uno esponendo i vari passaggi.

Il Ministero della magia britannico, a differenza di quello francese, aveva più a cuore la questione dell'Oscuro Signore; i controlli e le pattuglie si erano fatte più intense e alcuni Auror setacciavano anchebaree diverse del mondo ad ogni ordine, sperando di poter trovare colui-che-non-deve-essere-nominato prima che potesse tornare in forze, ammesso che fosse ancora vivo. Alessio e Béatrice camminavano fianco a fianco, cercando di mantenere il più possibile la calma per non destare sospetti mentre si addentravsno nell'enorme atrio dominato dalla grossa statua al centro. Béatrice osservava i camini che si accendevano a ritmo di due minuti, trasportando maghi e dipendenti di tutti i generi, perndistrarsi e rallentare il battuto cardiaco, accelerato per colpa dell'ansia.

"Ricorda Béa" le sussurrò il fratello "Calma e sangue freddo; andiamo negli uffici, cerchiamo e prendiamo SOLO QUELLO CHE PUÒ ESSERCI UTILE; altrimenti si esce senza dare nell'occhio"

Lei annuì deglutendo, si stavano avvicinando alla grossa statua, dove poi avrebbero preso l'ascensore e si sarebbero dovuti separare. Barty e Rabastan avevano assegnato loro due piani diversi su cui cercare, ripetendo più volte che se avessero trovato solo qualcosa di veramente utile lo avrebbero dovuto prendere. Il problema era che, per capire se davvero ci fosse qualcosa di utile, loro avrebbero dovuto leggere ogni fascicolo e questo avrebbe rallentato la ricerca e ristretto i tempi: gli uffici non sarebbero mai rimasti vuoti per tutto il giorno, addirittura gli Auror turnavano spesso oppure qualche tirocinante si recava all'interno per raccogliere qualche fascicolo richiesto per processi o semplici archiviazioni. Potevano quindi sperare che i fascicoli interessati fossero ben visibili.

Arrivati quasi all'ascensore, i due fratelli vennero fermati da un Auror che li bloccò chiedendo loro le bacchette: "Niente di che, pura formalità" disse sorridendo ai ragazzi, vedendoli confusi da una tale richiesta. Mentre le esaminava chiese: "Da dove venite?"

"Manchester, signore"

"Molto bene. Nomi per favore?"

"Alessio Lorén e Béatrice Lorén"

L'Auror restituì le bacchette e con un sorriso augurò loro una buona giornata accompagnandoli fino all'ascensore. Una volta dentro, aspettano che tutti gli altri maghi, che dovevano raggiungere i loro uffici, entrassero e percorsero tutti i piani fino a che non rimasero da soli all'interno. Uno sguardo d'intesa e si divisero nei piani.

Percorrendo il lungo corridoio decorato dalle piastrelle nere lungo le pareti, la ragazza raggiunse il primo ufficio che le capitò davanti entrandovi approfittando di un tirocinante che era uscito portando degli scatoloni.

L'ambiente era ben curato: una grande scrivania scura al centro con una poltrona in pelle nera accanto; tre piume appoggiate in un bicchierino di ottone e una dentro al calamaio; alcune matite erano allineate accanto a delle pergamene impilate al centro della scrivania. Le pareti non presentavano foto o altre cose che inquinassero l'ordine delle pareti, e nemmeno una finestra che dasse all'esterno; alcuni mobili e cassettiere lungo le pareti, con sopra poco niente.

Dopo un'occhiata veloce, Béatrice iniziò a percorrere il perimetro cercando dentro ai cassetti e tra le pergamene impilate. Sembrava che non ci fosse traccia di alcun fascicolo. Era piuttosto strano, o forse non tenevano i documenti importanti così in bella vista. Notò che la parete dietro alla poltrona sembrava non essere del tutto autentico, come se ci fosse qualcosa sotto, sembrava che fosse frutto di un incantesimo il resto della parete. Si avvicinò e puntando la bacchetta sussurrò: "Revelio"

La parete scoprì una cassaforte, non molto alta, arrivava alle ginocchia della ragazza, con un'apertura a combinazione. Béatrice si inginocchiò davanti, probabilmente quello che cercava si trovava lì dentro. Provò con: "Alohomora... Citem Aperio... " e altri incantesimi di scassinatura, ma la cassaforte non diede segno di apertura. Sospirò frustrata, non sapeva se e quando sarebbe entrato qualcuno ma avrebbe fatto meglio a sbrigarsi per uscire in fretta da quell'ufficio troppo ordinato per evitare di lasciare tracce.

Poi un rumore di passi la fece sussultare, qualcuno si stava avvicinando all'ufficio. Si sentivano più passi in una volta: probabilmente erano due o tre persone che si stavano avvicinando all'ufficio dove la ragazza si trovava in quel momento. Béatrice dovette pensare in fretta per cercare di aprire la cassaforte oppure per nascondersi dove non potessero vederla. Si rifugiò sotto alla scrivania e si avvolse nel mantello che le era stato dato in modo che nessuno potesse vederla. Respirava affannosamente e quando sentì la porta aprirsi trattenne il fiato bloccando ogni suo movimento.

"Gliel'ho detto signor Crouch: non è stato rubato niente e il colpevole è scomparso" disse una voce dietro a due uomini che si erano piazzati tra la scrivania e la cassaforte. Uno dei due era il signor Bartemius Crouch, con il suo solito completo grigio e la bimbetta che copriva la testa, e l'altro era  Alastor Moody, che ondeggiava barcollando sopra alla sua gamba finta. Béatrice lo scrutava con i suoi occhi verdi, ricordando perfettamente l'ultima volta che lo aveva visto, non le era difficile capire di chi stessero parlando.

"Non mi interessa!" Sbottò il signor Crouch avvicinandosi alla scrivania e sbattendo una mano sopra. Béatrice ebbe  un sussulto che e un gemito che soffocò immediatamente per non farsi scoprire, portandosi una mano alla bocca. Crouch continuò: "Non resterò fermo a sentire inutili previsioni sull'ipotetico ritorno di voi-sapete-chi! Chiunque sia il responsabile deve essere punito quanto prima!"

"Ma signore... nessuno ha visto in faccia il mago, era tutto avvolto nelle fiamme e aveva il cappuccio..."

"Io l'ho visto, e posso assicurarti che se lo vedesse qualcun altro, penserebbe che i morti resuscitano" disse sarcastico Moody ridacchiando. I tre uomini si ritrovarono tutti davanti alla cassaforte e il signor Crouch la aprì componendo il codice. Béatrice lo osservò attentamente per memorizzare la combinazione e attese che se ne andassero. Dalla cassaforte, Crouch prese alcuni fogli da un fascicolo e li lesse in silenzio: "Quindi voi ritenete che sia stato un... fantasma, signor Moody?"

"Potrebbe essere, o non potrebbe essere. Ma quel volto non lo possiede nessun altro"

"Cosa intendete?"

"Be' " disse sorridendo "Gliel'ho provocata io: gli si è ritorto contro un incantesimo. È buffo che sia ancora in piedi, oppure è il suo spirito; chi lo sa"

Béatrice rimase a stento in silenzio ad ascoltare: avrebbe voluto alzarsi e urlare a squarciagola tutto ciò che le stava passando per la testa, voleva insultare Crouch, affatturare Moody e addirittura prendersela col terzo uomo, anche se non c'entrava niente; non avrebbe mai sopportato un'altra battuta sarcastica su un gesto tanto ignobile. Non le sembrava vero sentire simili parole da chi, in condizioni normali, avrebbe dovuto proteggere il mondo magico. Iniziò a rivalutare tantissimo il suo giudizio.

Crouch rimise a posto il fascicolo e richiuse la cassaforte, sentendosi chiamato da un tirocinante. Vedendoli andare via, Béatrice iniziò a rilassarsi ma urtò leggermente la poltrona con il piede spostandola di pochissimo, anche se il rumore non passò inosservato.

"Che cosa è stato?"

"Qualcuno ci spia vedo" disse Moody facendosi serio. Sentendolo avvicinarsi, il cuore di Béatrice accelerò rapidamente, temendo che potesse sentire il battito che martellava lo sterno, e si riportò la mano alla bocca per non far sentire il respiro pesante. Poté vedere il faccione di Alastor affacciarsi sotto la scrivania e cercò di non tremare, non l'avrebbe vista, ma sarebbe riuscito a percepire i movimenti.

Erano lì faccia a faccia, improvvisamente tutta la rabbia che la ragazza aveva in corpo tramutò in terrore per essere scoperta, se l'avessero vista, sarebbe sicuramente finita sotto processo.

Fu salvata dalle sollecitazioni degli altri due uomini nel chiamare Alastor per dirgli di non perdersi in quelle sciocchezze e finalmente tutti uscirono dall'ufficio. Sentì la porta chiudersi e uscì dalla scrivania ripetendo la combinazione e sentendo la serratura sbloccarsi. Appena la aprì, prese tutti i fascicoli e li aprì tutti, leggendo ogni titolo e prendendo solo alcuni fogli con su scritto tu-sai-chi, possibili avvistamenti. Si guardò intorno diverse volte, per assicurarsi che non venisse nessuno: "Mio padre mi ucciderebbe se lo scoprisse" disse tra sé e sé sentendo comunque una sensazione eccitante dentro di sé, essere trasgressivi a volte era utile alla vita.

Risistemati tutti i fascicoli, chiuse la cassaforte ed uscì dall'ufficio, assicurandosi che nessuno la vedesse e prendendo l'ascensore per raggiungere suo fratello.

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