10 - Complicità inaspettata accesa da ricordi... ma piacevole
"Ti dico che è oggi, me lo ricordo!"
"No Bella, è domani! Ricordo perfettamente che era il giorno in cui i miei parenti sono venuti da noi per festeggiare pa fine del periodo Natalizio" Rodolphus parlava con sicurezza e mischiv il suo tono con una nota di pretesa, come se non volesse sentire altre opinioni.
"Rodolphus è oggi! Abbiamo battezzato Antheo oggi per non mischiare le feste! Stai invecchiando caro" ridacchiò la donna prendendo in giro il marito.
Ultimamente il loro modo di passare il tempo era far riaffiorare ricordi della loro vita: dal loro primo giorno di scuola, al loro matrimonio fino all'ultimo giorno passato con la loro famiglia. Utilizzavano quel metodo anche per soffocare la loro sofferenza, cercando di non pensare che, il giorno in cui l'Oscuro Signore li avrebbe liberati, sarebbero usciti senza trovare nessuno ad aspettarli a casa, e senza pensare che una volta tornati quella tenuta sarebbe risultata terribilmente vuota. Dentro di loro speravano, in certi giorni, che l'Oscuro Signore non li liberasse, sarebbe stata troppo dura dover affrontare a trecentosessanta gradi la morte del loro unico figlio.
"Aveva una settimana, uno scricciolo talmente fragile che non lo avresti mai definito un mago del suo livello" disse Rodolphus con una nota di tristezza, c'erano giorni in cui si prendevano a ridere e giorni in cui preferivano smettere subito per non piangere, non avrebbero mai dato una soddisfazione ai carcerieri mostrandosi deboli e disperati.
"Me la pagherà quel Moody, perché non l'ho ucciso quando ne avevo l'occasione?" Si chiese achifata Bellatrix gettando un sasso in una delle innumerevoli pozzanghere presenti nella cella "A quest'ora avremmo ancora nostro figlio, addirittura comunicarci la sua scomparsa con una tale freddezza!"
Rodolphus non le rispose ma la capiva: erano comunque una famiglia, erano genitori, e Mangiamorte o no avevano diritto quantomeno a poterlo salutare un'ultima volta e a partecipare al funerale; invece avevano comunicato la notizia e avevano ignorato ogni supplica da parte dell'uomo per poter almeno vedere Antheo, impedendo anche di poter veder familiari che gli mandassero le condoglianze. Inaccettabile un trattamento del genere. Era per tutti quei motivi che premevano tanto sui ricordi, sembrava che fosse ancora a casa ad aspettarli.
"I festeggiamenti erano durati una settimana, dopo la cerimonia, ricordi?"
"Sì" disse Bellatrix accennando un sorriso "E una sera eravamo dai miei zii"
"Mi ricordo che per tutto il primo anno non lo mollavi a nessuno, impedirvi anche a Sirius e Regulus di avvicinarsi"
"Con quelle mani sudice?! Andiamo! Toccavano ovunque ci mancava solo che contaminassero mio figlio!"
Il pensiero si spostò subito a quella sera: la tavola era apparecchiata con una splendida tovaglia bianca con i bordini ricamati, dei piatti pregiati risalenti al matrimonio di Orion e Walburga, perfettamente allineati con i bicchieri abbinati. Tutta la casa odorava di felicità e di spensieratezza, i tipici pensieri di un bambino. Sirius e Regulus stavano osservando i preparativi da dietro l'angolo che dava ai piani di sopra, chiedendosi se anche per il loro battesimo fosse stato imbandito il salotto in quel modo.
"Mi raccomando: tutto deve essere al loro posto! Quando mi ricapiterà di poter finalmente vedere mia nipote nei panni di madre? Non ci avrebbe scommesso nessuno" disse Walburga gongolante mentre obbligava il marito ad alzarsi dalla poltrona per aiutare a ricevere gli ospiti; gli prese il Giornale dalle mani e lo spiegazzò posandoloin un mobile nell'angolo e subito raggiunse i figli: "Quanto a voi due: non voglio problemi di alcun genere, comportatevi bene e accogliete vostra cugina da bravi gentiluomini"
I due si guardarono un po' storti, fare i gentiluomini ad una donna che era più rozza del proprietario del Paiolo Magico? Che era preso alla loro madre? La osservavano perplessi mentre dava ordini a Kreacher e nel mentre canticchiava una melodia che probabilmente era la ninna nanna dei suoi figli da piccoli.
Arrivarono prima Cygnus e Druella seguiti da Narcissa e dal fidanzato Lucius; Orion li accolse facendo i complimenti ai primi per essere diventati nonni, lasciandosi scappare che quella era stata una gran sorpresa per tutti, visto che Bellatrix non aveva detto a nessuno di essere incinta fino al giorno del parto, e aveva dato la notizia il giorno dopo, giusto perché si riprendesse del tutto. Avevano effettivamente ottenuto la conferma il giorno in cui avevano invitato i parenti ad una festa in famiglia, per la fine dell'anno, e i Lestrange si erano presentati con un fagottino in mano che piagnucolava.
Fin da subito Druella notò l'enorme somiglianza con la figlia, il nipotino era identico a Bellatrix: stessa pelle, stessi capelli... iniziò a pensare che avrebbe riavuto Bellatrix in casa ogni volta che Antheo fosse dovuto venire da loro per qualsiasi motivo. Reinhard Lestrange invece ci vedeva Rodolphus per i lineamenti e la forma degli occhi, era convinto che crescendo avrebbe perso sempre più somiglianza al padre. Narcissa semplicemente era convinta che Antheo somigliasse a tutti e a nessuno: che fosse identico a Bella e a Rodolphus e che avesse comunque una faccia sua.
Druella ringraziò Orion per il benvenuto mentre Cygnus stringeva la mano a lui e a Walburga per poi baciarsi a vicenda le guance; Sirius e Regulus andarono dritti verso Narcissa e Lucius per salutarli. Fecero accomodare tutti nel grande divano a parlare mentre aspettavano che i festeggiati arrivassero, essendo ancora dai Lestrange per finire i festeggiamenti. "Devo ammetterlo: vedere Bellatrix cosi attenta a un bambino quando nemmeno voleva sposarsi... per Merlino è surreale! Positivo ma surreale!" Ammise Druella bevendo un sorso di vino offertole poco prima.
"Ha addirittura organizzato nei minimi dettagli il battesimo e i festeggiamenti del figlioletto, ero così abituato a vederla ribelle e testarda... tutto sommato le ha fatto bene sposarsi con Lestrange" intervenne Cygnus prendendo la mano della moglie e sorridendole. Per una volta doveva dirlo: era fiero della sua primogenita, aveva accettato di sposare Rodolphus Lestrange e aveva addirittura donato un erede in poco tempo. Non ne era mai stata entusiasta, per Bella la vita di coppia era solo una perdita di tempo e dopo che aveva abbracciato la causa dell'Oscuro Signore aveva solo confermato di più quell'idea. Era un sollievo vedere che nonostante tutto aveva in testa i doveri di moglie e madre.
"Ma nessuno sapeva del nascituro?"
"Lo sapevo io" intervenne Narcissa con una nota si colpa "Ma lei mi aveva chiesto di non dirlo a nessuno, all'inizio non era molto convinta di voler mandare avanti la gravidanza, ma io l'ho convinta ad andare avanti"
Si lasciarono scappare una leggera risata tutti insieme: era perfettamente aspettabile che Bellatrix nkn volesse figli, non voleva essere legata a qualcuno, così occupata a combattere.
Sentirono ad un tratto bussare alla porta e un attimo dopo Kreacher andò ad aprire, per poi annunciare l'arrivo di Rodolphus e Bellatrix Lestrange con un piccolo Lestrange tra le braccia. Tutti i presenti si alzarono e li accolsero con dolci parole di benvenuto e congratulazioni verso quel piccino che Bellatrix teneva saldo tra le sue braccia. Rodolphus confessò che le aveva consigliato di trasportarlo nella carrozzina per no stancarsi troppo, ma lei no! Lei DOVEVA portarlo in braccio, si sentiva più... sicura. Fortunatamente con loro era venuto anche Rabastan portando una piccola culletta dove appoggiare il pargolo durante la cena quando si appisolava, nonostante il disaccordo della donna.
"Benvenuti, vi aspettavamo! Ma che tesorino dolce che abbiamo qui!" Disse Walburga accarezzando la testolina di Antheo che sbucava dalla coperta che lo avvolgeva.
"Si è addormentato adesso, fate piano per favore" disse Rodolphus scortando la moglie dentro fino al divano, dove Bellatrix si sedette liberando Antheo dalla coperta scoprendo il corpicino rannicchiato come una ranocchia su di lei. Ogni tanto muoveva la testolina cercando il seno di sua madre, anche se era perso nei sogni, e gemeva appena per poi bloccarsi del tutto emettendo lievi e piccoli suoni. Bellatrix sospirò lasciandosi cadere sullo schienale del divano e venne subito affiancata dalla sorella con un sorriso smagliante.
Narcissa si rivolse alla sorella: "Allora, come ti senti?"
"Stanca morta" confessò Bella con la sua voce tra lo scocciato e l'esausto "Un sacco di ore in piedi, ad ascoltare un mucchio di cose noiose e a tenere fermo il bambino, che per inciso: sarà un'impresa lavargli i capelli, un ricevimento infinito e lui che non si staccava dal seno..."
Narcissa non seppe trattenere una risata nell'immaginarsi la sorella vestita di tutto punto, a fare la madre e moglie modello, costretta ad ascoltare in mago esecutore della cerimonia e ad accettare tutti i complimenti possibili: "Ottimo! Allora ti sarai divertita! E lui ha già dato con la pappa"
Bellatrix le lanciò un'occhiataccia: "Te lo lascerei un giorno solo, giusto per farti capire cosa provo ogni notte: un bambino meraviglioso quanto vuoi" disse accarezzando la piccola guancia del figlio "Ma la notte è un caso perso, non ne vuole sapere! Zero! Al massimo ti fa un'ora al pomeriggio"
"E Rodolphus non ha provato a tenerlo mentre ti riposavi?"
"Peggio che andar di notte: una volta l'ho lasciato fare, una; tutta la notte, uno strillo unico"
Le due sorelle vennero interrotte da una serie di piccoli gemiti da parte del micro interlocutore appisolato sopra a Bellatrix, che istintivamente guardò il pendolo del grande salotto: "Un'ora e mezza, hai battuto il record"
Subito dopo Antheo aprì gli occhi emettendo dei piccoli lamenti e versetti, spostando lo sguardo con gli occhietti spalancati a destra e a sinistra fermandosi spesso su quello della sua mamma che come incrociava lo sguardo gli sorrideva premurosa.
Narcissa ne approfittò per godersi quei mimento in cui Bellatrix sembrava un'altra: vestito nero e bianco ben curato, capelli raccolti in modo ordinato... ed era incredibilmente dolce vederla con in braccio quel piccolino che le faceva dei sorrisini spensierati, e lei li ricambiava tutti completando l'opera con lievi baci sulla fronte di Antheo. La vide attaccarlo al seno con dolcezza, lasciando che si orientasse da solo, e sostenendolo tenendolo con una mano sola mentre si era messa più comoda, aveva ancora qualche accenno del pancione e lo usava per fare da sostegno al piccolo.
Antheo era esausto, si vedeva chiaramente: dopo un po' lo vedeva chiudere gli occhi mentre beveva il latte materno, sicuramente tutti quei festeggiamenti lo avevano stressato parecchio.
Poco dopo Prion chiamò le due sorelle per avvisarle che la cena era servita al tavolo che le stavano aspettando per cenare, seguito da Rodolphus che si offrì di prendere Antheo per adagiarlo dentro la culletta, in modo che Bellatrix potesse muoversi con più libertà. Orion propose di portare anche il piccino nella sala da pranzo per tenerlo vicino mentre si mangiava e si parlava ma la nipote si oppose saldamente: si rifiutava di inserire Antheo in un ambiente dove era tutto fumo e niente arrosto, pieno di parole grosse ma niente che potesse cambiare le cose e soprattutto pieno di falso perbenismo assolutamente inutile.
"Avanti Bellatrix" intervenne il marito con voce dolce per convincerla "Non fare la difficile, è solo per la cena, non è ancora in grado di capire"
"Rod...olphus" disse Bellatrix addolcendo la voce, un po' per la stanchezza e un po' per non fare una scenata davanti a tutti, e anche per il fatto che Rodolphus non c'entrava niente con il suo stato d'animo "Non voglio stressarlo ulteriormente: ha già subito una cerimonia e un festeggiamento infinito, lasciamolo stare ora che finalmente può stare tranquillo"
A quelle parole Lestrange non volle insistere e diede man forte alla moglie chiedendo ad Orion di lasciare Antheo in salotto per tenerlo tranquillo.
La cena fu pressoché noiosa: Druella e Walburga continuavano a parlare di cose da donne troppo composte per essere vive e coinvolgevano spesso e volentieri Bellatrix che ascoltava con passività, visto che non amava particolarmente quei discorsi che non portavano a nulla. Druella incalzò la figlia, curiosa di sentire come andava la sua nuova vita: "Dimmi Bellatrix, adesso che stai esplorando la vita materna, come la stai trovando?"
Bellatrix, che non si aspettava una domanda del genere, ci mise un attimo achiarendosi la voce, non voleva dimostrarsi spaesata davanti a madre e zia, che sicuramente aspettavano solo che lei vacillasse: "Devo dire che è... interessante! Ho a che fare con un piccolo umano che penserà dalle mie labbra e a cui potrò insegnare tutto ciò che devo insegnargli"
Quell'ultima frase venne premuta con tutto l'orgoglio e la provocazione che Bellatrix conosceva, per la prima volta sentiva di essere più potente di sua madre e di sua zia, più forte delle tradizioni che le avevano sempre premuto a forza; ma ora lei poteva riscattarsi e dimostrare tutta la sua determinazione. Vide con divertimento gli sguardi impregnati di sgomento che le due donne tentavano di nascondere dietro a un sorriso tirato, cercando di dimostrarsi interessate.
"Bene e... credi che crescerà bene? Avete tutto quello di cui ha bisogno?"
"Certo: la camera da letto e la zona giochi l'ho arredata personalmente, è il suo ambiente preferito" disse Bella pulendosi la bocca con il tovagliolo. I loro discorsi vennero interrotti dai piccoli lamenti del neonato nell'altra stanza. Rodolphus stava per alzarsi e andare da suo figlio ma fu fermato dalla moglie: "Lascia ci penso io"
"Sicura di non volerlo portare qui? Potresti riposarti un po'"
"Più che sicura Rodolphus" disse ferma Bellatrix mentre si avviava verso il salotto per prendere il suo piccolino per calmarlo.
Durante i festeggiamenti post-cena, Bellatrix rimase in disparte circolando il bambino che si era appisolato sul suo petto, il seno le faceva male, talmente gli era rimasto attaccato. Sirius e Regulus erano seduti in un tavolo a giocare a scacchi magici poco distanti dalla cugina e dal cuginetto. Dopo una serie di mosse totalmente inutili e distratte, eseguite per pura noia, Regulus si alzò dalla sedia e chiese al fratello di seguirlo, voleva vedere Antheo adesso che lo avevano nella stessa stanza.
"Ciao Bella"
"Ah finalmente vi siete ricordati di me!" Se ne uscì la donna con tono sarcastico, quasi maledicendosi per paura che il tono stesse svegliando di nuovo il figlio. Regulus le si avvicinò sporgendo il volto verso il neonato, ma venne scansato da lei che lo ammonì di stare attento e di non toccarlo con le mani sporche: "È molto piccolo e si stressa facilmente"
"Chi sei tu e cosa hai fatto a mia cugina?" Chiese sarcastico Sirius vedendo la cugina troppo protettiva verso una creatura che mai avrebbe sperato di avere tra le braccia.
"Sono diventata madre Sirius, anche zia Walburga era così con voi due"
"Quanto tempo ha?"
"Sta per fare una settimana"
"Mi ricordo benissimo quella scena: eri puntata sul non volergli far toccare Antheo" scherzò Rodolphus pulendosi la spalla dall'acqua che era colata dal soffitto. Quelle poche gocce li avevano fatti ritornare alla schifosa realtà che stavano vivendo in quel momento. Il sorriso nostalgico di Bellatrix si spense pian piano, prendendo coscienza che quei bellissimi ricordi, anche se noiosi, erano spariti per sempre e poteva solo rivederli pensandoci.
"Aveva legato tantissimo con Sirius e Regulus..." disse con tono triste "sembravano fratelli separati"
"Era merito tuo" le disse il marito sorridendole "Gli hai fatti crescere tenendoli uniti, e nonostante il risultato hai fatto un ottimo lavoro"
La mente di Bellatrix si proiettò istintivamente verso un'estate che avevano passato in mezzo ai Black, Regulus aveva iniziato Hogwarts e aveva dato un po' di sollievo dopo il disastroso smistamento di Sirius.
Erano seduti nel grande giardino a bere te e parlare dei tempi passati e futuri, mentre i bambini si stavano divertendo sotto agli alberi che si ergevano nel immenso prato. Sirius stava raccogliendo dei sassi piatti per lanciarli nel laghetto in mezzo al giardino. Antheo aveva fatto i due anni e stava imparando a stare in piedi dritto senza barcollare, attaccato alla mano di Regulus che non lo mollava un secondo.
"Venite ne ho trovati abbastanza!" Li chiamò Sirius trionfante mostrando i sassi tra le mani. Gli altri due lo raggiunsero, Regulus prese in braccio Antheo per non farlo cadere per terra e raggiunsero il fratello grande.
"Guarda come si fa Anthy" gli spiegò Regulus prendendo un sasso e mostrandoglielo, poi si avvicinò al laghetto e lo tirò facendolo saltare contando le volte in cui sfiorava lo specchio d'acqua: "Hai visto?"
Antheo, che di parole ne spiccicava pochissime, si limitò a seguire i due cugini e a prendere un sasso studiando con gli occhi mentre lo rigirava tra le mani. Sirius glielo prese e lo condusse davanti al laghetto: "Guarda come si fa, poi ci provi tu"
"Sirius attento che cade"
"Che fate voi due?!" La voce dirompente di Bellatrix fece sussultare tutti e nemmeno il tempo di realizzare che se la ritrovarono subito dopo dietro di loro, furente come un ardemonio. Prese il figlio talmente velocemente che quasi lo strappò dalle mani del cugino "Siete forse diventati pazzi?! Se cade affoga!"
"Bella calmati eravamo attenti!"
"Non mi interessa, non voglio che lo portiate qui vicino, si può fare male" disse ferma Bellatrix mentre si avviava di nuovo verso il tavolo assicurandosi che il bambino stesse bene.
Non fu comunque l'unica volta che i Black giocarono con il piccolo Lestrange: ci fu un Natale dove gli insegnarono a giocare a scacchi magici e organizzarono dei piccoli tornei dove vinceva quasi sempre Antheo, un risultato eccellente sapendo che aveva appena quattro anni.
"Ha preso da te l'intelligenza" confessò Bellatrix guardando il marito. Poi come per abitudine si mise a studiarlo nella sua fisionomia e quasi scoppiò a ridere: quegli anni in prigione sembravano averlo invecchiato di vent'anni o forse di più.
"Quando usciremo, ho bisogno di farmi una doccia"
"Solo quello Rodolphus?" Disse ridendo la moglie indicando il suo aspetto: capelli scompigliati, barba lunga e chiari segni di sporco sulla pelle, sembrava un vecchio senzatetto.
"Non che tu sia ridotta meglio... ma sei sempre... bellissima" quasi sussurrò l'ultima parola, sapendo che a lei non piacevano certe smancerie sdolcinate.
"Puoi anche dirlo ad alta voce, così direbbe lui"
Rodolphus si lasciò scappare una leggera risata: "Non ti sono mai piaciuti i complimenti, specie da me"
"Lo so... ma ho imparato a digerirli... credi che abbia sbagliato? A farlo entrare nella causa così piccolo"
"Onestamente no: ero scettico, ma per lui era diventato uno stile di vita, sarebbe entrato comunque, tanto valeva condurlo subito" disse Rodolphus guardando la moglie. La vide tranquillizzarsi, sapeva che in quel giorno in particolare lei aveva bisogno di conforto, anche se vi era uno in particolare dove crollava spesso: il compleanno del loro figlio; Rodolphus aveva imparato a distinguerlo da tutti gli altri giorni: ogni volta che era il ventotto Dicembre, una furiosa tempesta irrompeva in tutto il mondo, più forte di tutti gli altri temporali, per ricordare la difficoltà di Bellatrix nel partorire, la fatica di Antheo nel nascere e l'urlo trionfante che aveva lanciato subito dopo, quasi a volersi annunciare a tutti.
"In questo giorno ricordo che fu la prima volta che ti vide sul punto di cadere: ero rimasto a casa con lui, aveva cinque anni, mio fratello ti aveva riportata a casa agonizzante"
"Non ricordarmelo: vedere quel suo sguardo impassibile, per soffocare la paura..."
Rodolphus si ricordò di quella notte terribile: pioveva di traverso e le gocce grosse e pesanti battevano violentemente contro le finestre. Rodolphus e Antheo erano nella stanza di quest'ultimo, uno era seduto sulla poltrona fissando la finestra e l'altro sistemava i soldatini sul pavimento, componendo due schieramenti.
"Papà" chiamò il piccolo svegliando Rodolphus dai suoi pensieri "vieni ci sei anche tu"
"Ah" fece il padre "E dove sono?"
"Eccoti qui" Antheo indicò un soldatino in prima fila vicino al comandante, sostenendo che quello fosse l'Oscuro Signore e tutti gli altri erano i Mangiamorte; indicò anche Bellatrix, Rabastan, Lucius e tutti gli altri. Poi spiegò che l'altro schieramento erano i traditori di sangue e disse che stavano perdendo e che l'Oscuro Signore stava per uccidere il comandante nemico. Rodolphus non seppe trattenere un sorriso divertito e si avvicinò al figlio sedendosi accanto a lui: "E tu dove sei?"
"Sono qui" Antheo indicò un piccolo soldatino in mezzo a quelli che dovevano essere Bella e Rodolphus, dicendo che li stava proteggendo dalle maledizioni. Poi ad un tratto si rivolse al padre: "Quando torna la mamma? Le voglio far vedere gli schieramenti, altrimenti si perde la vittoria"
"È ancora in missione, ma tranquillo: arriverà presto"
Ogni volta che faceva quella domanda, Antheo ne approfittava per chiedere quanto i suoi genitori fossero forti, e Rodolphus elencava tutte le capacità della moglie: capace di affrontare due Auror senza ferirsi, in grado di raggiungere ogni obiettivo e pronta anche alle sfide più pericolose. Antheo ascoltava sempre con molta attenzione, sostenendo sempre alla fine che lui avrebbe fatto di tutto per diventare come loro, che li avrebbe resi orgogliosi in tutti i modi.
Poco dopo sentirono il portone sbattere aprendosi e la voce piena di sgomento di Rabastan ruppe il silenzio che dominava la tenuta: "Rodolphus! Presto vieni giù!"
I due Lestrange si precipitarono nel salotto, nonostante Rodolphus aveva imposto ad Antheo di rimanere di sopra, perché non vedesse la scena: Bellatrix si reggeva a Rabastan con la bocca colma fi rivolo di sangue, si premeva il ventre da cui fuoriuscivano schizzi rossi ad ogni colpo di tosse. Non erano riusciti a capire quale incantesimo o maledizione avesse provocato una ferita simile, Rabastan riuscì solo a spiegare che quella testarda non ne aveva voluto sapere di ritirarsi, voleva terminare la missione a tutti i costi.
"Per Merlino Bella ma sei impazzita?! Cavolo sei madre e pensi a terminare una missione pur morendo?!" Le urlò il marito in preda al panico.
La donna, che prima aveva uno sguardo contrariato mentre cercavano di medicarla, posò inconsapevolmente lo sguardo sul figlio e si trovò davanti a lei, tramutando la sua espressione da arrabbiata a mortificata, come se in quel momento si fosse resa conto di avere una creatura da proteggere.
Rabastan si smateriallizzò tornando con Severus Piton, chiedendogli di fare qualcosa per lei. Severus tirò fuori una boccetta piena di Dittamo e chiese a Bellatrix di stare ferma.
"Rodolphus... porta via Antheo, non deve vedermi così"
"Io da qui non mi muovo!" Protestò il piccolo puntando i piedi e scansando le mani del padre, avvicinandosi alla madre con con rabbia, ignorando le richieste dello zio e gli ordini del padre.
"Antheo per favore... non fare il testone"
"Ho detto che da qui non mi muovo, io voglio rimanere qui con te!"
Severus cercò di rimanere estraneo alla situazione iniziando a ragionare il Dittamo e versando le poche gocce sulla ferita di Bella, che cercava di soffocare le urla di dolore dovute al bruciore. Antheo le prese la mano dicendole all'orecchio che presto sarebbe tutto finito e lei si sarebbe rimessa in sesto.
Rodolphus abbassò gli occhi fissando la pozzanghera che si stava pian piano allargando, si era fermato perché iniziava a sentire un brutto magone premere nella gola, non riusciva ancora a farsene una ragione e forse non ci sarebbe mai riuscito; non capiva come Rabastan avesse potuto fuggire tenendosi attaccato alla convinzione che suo nipote potesse invece essere lì ad aspettarli. Perché avrebbero dovuto mentire su una vita umana? Non dovevano permettersi di scherzare su quelle cose.
Gli venne in mente la terribile reazione della moglie nel sentire quella notizia.
"Abbiamo una notizia da darvi, e non vi piacerà" un Auror si era fatto avanti dentro quel carcere di massima sicurezza, allarmando i coniugi vedendolo con una faccia dispiaciuta. I due si alzarono, incerti se dargli retta o meno, ma quando capirono che si trattava del loro Antheo, sentirono i loro cuori perdere un battito dietro l'altro ad ogni parola.
"Alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts... c'è stata una rivolta, che ha coinvolto molti studenti"
Rodolphus trattenne il fiato, sentiva il freddo sudore scendere dalla fronte, percependo il tremore del corpo di sua moglie che non appena fecero il nome di Antheo sentirono nel petto come un martello colore lo sterno.
"Vostro figlio era uno degli istigatori della rivolta e... purtroppo non... " nemmeno L'Auror, nonostante si trovasse davanti degli assassini e dei Mangiamorte, riusciva a rivelargli un colpo così forte, ma doveva comunque finire: "Vostro figlio è caduto durante la battaglia; mi dispiace, le mie condoglianze"
Per un attimo il mondo si fermò e il silenzio che piombò in tutto il carcere venne improvvisamente rotto dall'urlo straziante di Bellatrix che si aggrappò con tutta se stessa alle sbarre e trattenuta dal marito per non dare del tutto di matto. Un urlo continuo, senza riprendere fiato prima che la voce non potesse più uscire, strizzando gli occhi pieni di lacrime. Voleva colpire L'Auror davanti a lei, colpire tutti, il responsabile di quel gesto, tutti i presenti a scuola, non importava quanto sangue avrebbe versato, se puro o no, lo avrebbe fatto. E Rodolphus lo percepiva e cercava di trattenerla, di dirle di smettere di urlare, di essere forte, anche se era devastato. Crollarono per terra impedendo a tutti gli altri di poterli aiutare.
Un tonfo sordo ruppe i pensieri: Bellatrix aveva tirato un sassolino e il rumore echeggiava per tutta la cella, la vide mordersi il labbro inferiore fissando il vuoto, un gesto che le permetteva di scacciare via ogni pensiero per evitare di crollare abbandonandosi ai sentimenti. Voleva rassicurarla, consolarla e dirle che, comunque fosse andata, aveva fatto un ottimo lavoro da madre. Gli venne in mente quanti anni ora avrebbe potuto avere suo figlio: diciannove, quante cose si era perso, lo avrebbe sicuramente visto cambiato, se Antheo fosse lì, lo avrebbe mai riconosciuto?
"Bella?" La chiamò a un certo punto "Se dovessimo marcire qui in prigione per sempre... volevo dirti che sono molto felice di marcire insieme a te"
"Come?" Chiese lei incredula. In tutta la loro vita di coppia, salvo per le volte in cui Antheo inventava assurdi modi per unirli, mai una volta si erano abbandonati a insulsi gesti da coppietta felice e sposata, il matrimonio non era stato una priorità per nessuno dei due e nessuno dei due aveva mai cercato un contatto per provare a convivere diversamente: "E da quando sei felice di stare insieme a me?"
Rodolphus la guardò: "Da sempre. Bella forse per te il matrimonio era solo un pretesto per liberarti di tutti pesi, ma per me era diverso: io ti ho sempre ammirata, la tua determinazione era disarmante, e anche se non proviamo gli stessi sentimenti l'uno per l'altra io ho sempre fatto e sempre farò di tutto per appagati e per non farti mancare niente"
"Rodolphus... risparmia queste prediche inutili, non siamo fatti per essere marito e moglie"
"Ma lo siamo nonostante tutto, e tu la penserai diversamente, ma sappi che in questo momento sono l'uomo più felice del mondo"
A Bellatrix venne da sorridere, non sapeva nemmeno lei il perché, forse perché non era abituata a complimenti tanto sinceri e inaspettatamente le piacevano, forse perché in tutto quel tempo aveva sempre sottovalutato Rodolphus come marito, vedendolo solo come un uomo di fortuna solo per scappare dagli obblighi di famiglia; in fondo era grata che, grazie a lui, lei aveva avuto la possibilità di poter creare qualcuno che la ascoltasse e l'accettasse in modo incondizionato, le aveva fatto vedere un altro aspetto della vita che non pensava nemmeno potesse esistere. Lo aveva sempre detto: tra loro non c'era alcun sentimento d'amore, ma non significava che Rodolphus non fosse mai stato una buona spalla su cui appoggiarsi.
"Ti confesserò una cosa Rodolphus: speravo che Antheo, se mai lo avessi visto diventare adulto, sarebbe diventato come te"
"Davvero?" Chiese lui sorridendole "E a cosa devo questo complimento?"
"Hai delle qualità che hanno reso Antheo quello che era: riflessivo e intelligente, l'Oscuro Signore lo ha scelto come suo erede e secondo me è merito tuo"
Si guardarono negli occhi, come se non si fossero mai visti effettivamente. Lo avevano già provato: stavano pian piano scoprendo una parte in più di loro che sembrava non esistere e invece eccola lì fare capolino nei loro animi. Poi Bellatrix riprese un'espressione triste: "È tutta colpa mia"
"Che cosa?"
"Ti ho trascinato io qui, pensavo di poter compiere qualcosa senza conseguenze; invece ci hanno arrestati, e tu non hai potuto vedere crescere tuo figlio... scusa Rodolphus..." appoggiò la testa al muro e chiuse gli occhi, voleva evitare di piangere ancora davanti a lui.
Rodolphus la guardò incredulo: gli aveva chiesto scusa, si era davvero pentita? Non ne aveva motivo! Non doveva sentirsi in colpa! È vero lei aveva organizzato il tutto, ma lui l'aveva seguita e lo avrebbe sempre fatto, avrebbe fatto la stessa cosa e non avrebbe cambiato niente: "Non dire così! Non puoi darti una colpa solo perché volevi dimostrare la tua fedeltà!"
"Ma Rodolphus..."
"Niente ma! Tu hai voluto dimostrare la tua fedeltà cercando l'Oscuro Signore; e Antheo ha fatto lo stesso: si è battuto per lui, per i nostri ideali, per la nostra causa, e questo grazie al tuo gesto! Lui voleva renderti orgogliosa di lui come ha sempre voluto, lui in quel momento aveva in mente di rendere tutti fieri delle sue gesta riportando l'Oscuro Signore ai suoi poteri!" Le si avvicinò, circondandole le spalle e attirandosi a sé "Antheo ha agito pensando al tuo gesto"
Lei lo guardò di nuovo: un altro frammento nascosto dell'animo di suo marito si era fatto largo per mostrarsi a lei, lui la stava incoraggiando a sperare a non tirarsi indietro, sarebbero stati ripagati per quel gesto e per il sacrificio di loro figlio.
Gli sorrise accarezzandogli la barba: "Tutto sommato, non ho fatto male a sceglierti come marito" gli disse per poi appoggiarsi al suo petto, sentendo il calore di lui abbracciarla.
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Curiosità sui personaggi:
Il nome di Antheo deriva dalla mitologia greca 'Anteo', che era il nome di un gigante, figlio della dea della terra, considerato immortale poiché otteneva energia vitale dal suolo terreste.
Non esiste un amore fedele come quello di Béatrice (Avery) Lorén nei confronti di Antheo, e lo dimostrò in molte occasioni, ma uno in particolare fu nell'anno in cui Antheo fu considerato morto. Quando lei venne rapita dai Carrow per poi ricongiungersi col suo amato, sorrise per la prima volta dopo un anno e mezzo di lacrime, attacchi d'ansia e incubi dovuti alla rivolta scolastica.
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