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Prologo

"Sono incinta... " la voce della giovane Bellatrix era lieve lieve mentre riferiva la notizia alla sorella Narcissa.


Tutti i presenti a Grimmauld Place erano sorpresi, in senso positivo, e i cuginetti Sirius e Regulus si guardarono come se avessero visto un fantasma.

Era passato poco tempo dal suo matrimonio con Rodolphus Lestrange, di convenzione per la precisione, e ancora non riusciva ad amarlo come un marito. Lo stimava molto, per carità, ma quella stima era ben lontana dall'amore. Sua madre le aveva sempre detto che si sarebbe abituata, che nel peggiore dei casi ci avrebbe vissuto con leggerezza. E ora? Ora aveva una vita concepita da lui, avrebbe dato un erede ai Lestrange.

"E tuo marito è contento?" La voce di Narcissa sembrava per lo più impassibile, probabilmente non capiva perché sua sorella non fosse contenta della cosa "Darai un erede a Rodolphus, un nipote ai nostri genitori e ai suoi, qual è il problema?"

"Avrei voluto darlo a qualcuno che lo merita davvero... io non... sono sicura che Rodolphus possa essere un buon padre, anzi lo so per certo, quanto è vero che io e lui non siamo fatti per essere sposati" disse Bellatrix risoluta, non era tenuta a mollare le sue idee e le avrebbe precisate in ogni occasione.

Walburga Black alzò gli occhi al cielo, sapendo bene come era fatta la nipote, e pregò in cuor suo che i suoi figli uscissero meglio, anche se vedeva in Sirius qualche preoccupante falla.

Ma nessuno lì presente era tenuto a volerla sostenere del tutto: per loro quello era stato un matrimonio perfetto e un erede in arrivo a pochi mesi dalle nozze era solo la ciliegina sulla torta.

Ma Bellatrix non sapeva come dirlo, era chiaro che il matrimonio lo avevano organizzato i loro genitori, e se avesse dichiarato che non provava nulla per il giovane Lestrange e che non sarebbe stata disposta a rinunciare alla sua libertà e ai suoi sogni, probabilmente avrebbe dato una bruttissima delusione o peggio.

"Quindi cosa vuoi fare?" Chiese Narcissa "Vuoi spegnere quella piccola vita che hai dentro? Vuoi rinunciare alla possibilità di istruire tuo figlio solo perché non viene dalla persona che speri? Sappi che viene da chi di dovere: tuo marito"

Bellatrix fissava il vetro, non usciva di casa da diversi giorni, fissava il vuoto e niente sembrava poterla distrarre o rallegrare. Il bambino intanto cresceva sempre di più, era forse entrato al secondo trimestre.

Rodolphus dal canto suo era interamente emozionato per la nascita: magari grazie al pargolo, sarebbe finalmente riuscito a conquistare la fiducia e l'affetto della moglie, per ora non chiedeva di più. Spesso le si avvicinava: "Hai bisogno di qualcosa?" Chiedeva con assoluta calma, ma ricevendo solo lenti cenni con la testa come risposta. Allora per ravvivarla le parlava del futuro del nascituro: le diceva che sarebbe diventato un mago potentissimo, un sangue puro rispettabile e che avrebbe sostenuto insieme alla famiglia e a tutti i Mangiamorte la Causa del loro Signore. Bellatrix, con quelle parole, sembrava riprendere un po' di vitalità, soprattutto sentendo nominare il loro Signore.

"Avanti" disse Rodolphus "Credi che non desideri che nostro figlio segua le nostre orme? Sarà degno del nostro ordine, lo ammireranno tutti, diventerà un modello per tutti, e sarà merito tuo e mio"

"E se non fosse così?" Chiese improvvisamente Bellatrix "Se invece non volesse seguirci? Se fosse diverso da noi?"

"Non lo sarà, lo prepareremo noi e lo istruiremo a dovere, non c'è pericolo che possa avere idee diverse dalle nostre"

Bellatrix voleva credergli, ci teneva anche lei che il loro futuro figlio potesse seguire le orme del loro signore, ma aveva comunque paura che le parole di Rodolphus potessero essere vane; non voleva illudersi troppo, doveva aspettarsi di tutto.

La notte era fredda e una brutta tempesta si stava abbattendo, Bellatrix aveva iniziato a sentire delle terribili contrazioni, poi le doglie; a casa non c'era nessuno e non poteva nemmeno alzarsi per il dolore né chiedere aiuto in qualche modo, avrebbe dovuto partorire da sola, con le sue forze. Riuscì appena a raggiungere la sua bacchetta e a lanciare un segnale per avvertire il marito fuori per impegni. Il suo respiro era affannoso e il dolore insopportabile, e quella fredda notte non dava il minimo conforto alla donna che stava lottando con tutta sé stessa per salvare lei e il bambino.

La pancia faceva troppo male, sentiva di dover spingere ed era tutto buio; a un tratto le vennero in mente dei dubbi: come sarebbe stato il piccolo? Le somiglierà? Sarà sano? Quei dolori non lasciavano pensare niente di buono e ancora nessuno era venuto in suo soccorso nonostante le urla strazianti che lanciava. Non era pronta, non era pronta per fare da madre a una creaturina, non così presto, aveva ancora così tante cose da capire, e poco tempo da dedicare al bambino, almeno secondo lei.

I tuoni sembravano come tamburi e i fulmini illuminavano a giorno il cielo coperto da nuvole così grandi quasi da raggiungerle con la mano. Rodolphus non arrivava, l'elfo domestico non si presentava, nessuno osava palesarsi oltre la porta, non si sentiva anima viva nella villa, solo Bellatrix e le sue urla e la lotta per entrambe le vite.

Poi un improvviso sollievo, un respiro affannoso e... un pianto, gli strilli acuti di un neonato rompevano il silenzio dell'enorme camera. La giovane Mangiamorte si tirò su piano, raccogliendo le poche forze per vedere la sua creatura. Quella vocina le aveva acceso qualcosa dentro: un improvviso calore, era come se tutte le sue domande fossero svanite alla vista di quel faccino rosa pallido. I pochi capelli erano neri come i suoi e il fiato di un leone. Lo prese in braccio e istintivamente lo avvicinò al suo petto, per fargli sentire il calore del suo corpo. Non era stato concepito dalla persona di cui era fedele fino alla morte, ma andava bene così, non le importava più.

Improvvisamente la porta si spalancò: l'elfo e Rodolphus fecero la loro apparizione, uno terrorizzato e l'altro un po' arrabbiato e un po' preoccupato: "Ha pensato bene di cercarmi per tutta Diagon Alley invece di aiutare te" disse il marito con voce affannosa e guardando male il povero elfo. Bellatrix non alzò lo sguardo, sembrava non essersi neanche accorta della porta aperta, era come rapita dal suo bambino appena nato, che ora cercava di aprire gli occhi mostrando un colore azzurro, come ghiaccio; un occhio aveva un azzurro più scuro, intenso, l'altro era più sbiadito che una strana caratteristica alla pupilla, come se al posto di essa ci fosse un serpente rintanato nell'occhio.

Poi la donna guardò finalmente il marito e l'elfo, tornò agli occhi del piccolo e poi guardò di nuovo il marito con un sorriso appena accennato: "È un maschietto"

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