32- La guardia di Komorebi
Jeremy
Mi alzo in piedi lentamente, tremante, ancora senza riuscire a rendermi conto che è davvero tutto finito. Le gambe mi sorreggono a stento mentre scalcio via le corde e mi allontano velocemente dalla pira, cercando di mettere più spazio possibile tra me e quell'ammasso di legna scura.
Ero convinto di essere giunto alla fine della mia vita. Ero convinto che sarei morto. Se non fosse stato per Axel a quest'ora lo sarei, così come lo sarebbe Emma.
Attorno a noi decine di persone giacciono a terra, prive di sensi. Sono vive, credo: ad alcune di loro il petto continua visibilmente ad alzarsi e abbassarsi.
Dopo aver ripreso un minimo di lucidità mi rendo conto di essere stato raggiunto da una vecchia conoscenza: Abies sta riprendendo fiato accanto a me, gli occhi spalancati che continuano a guardarsi attorno.
Certo, come tutti anche lui non sa nulla della magia non legata al giorno e alla notte, la magia scoperta da Deneb che Axel sa padroneggiare grazie a suo padre.
"Axel ha usato la sua magia davanti ad Abies", mi rendo allora improvvisamente conto.
"Nonostante ciò che potrebbe fargli Alhena se venisse a sapere che è il figlio del consigliere di Deneb, ha rischiato di essere scoperto per salvarci. Beh, per salvare Emma, soprattutto", penso guardando lui e mia sorella baciarsi e stringersi uno all'altra senza curarsi del resto del mondo.
Deve proprio essere innamorato per aver rischiato tanto, almeno tanto quanto Emma è pazza di lui.
Nonostante la situazione così particolare, nonostante gli scherzi che ha dovuto compiere il destino pur di rendere possibile la loro storia, sono felice che si siano trovati. Non a tutti, nella vita, è concesso un grande amore.
Di certo però Axel deve decidere cosa vuole: se non ha intenzione di amarla per via della sua conoscenza con nostro padre, non può continuare ad illudere così mia sorella. Se la farà soffrire dovrà vedersela con me, anche se mi ha salvato la vita.
«Secondo te ne avranno ancora per molto?» sbotta improvvisamente Abies incrociando le braccia.
«Axel mi deve alcune spiegazioni. Le deve a tutto questo mondo.»
«Immagino che sì, ne avranno ancora per molto; dopotutto entrambi oggi hanno temuto di non rivedersi mai più», ribatto voltandomi a guardarlo.
«Tu come stai, di Fuori?» cambia discorso il rosso.
«Ormai lo sanno tutti che non sono mai stato un di Fuori, Abies», ribatto spazientito.
«Questione di abitudine. Te lo chiedo solo perché, per quanto io odi la cosa, il ritorno del giorno e della magia ad esso legata, la mia magia, dipende esclusivamente dalla tua sopravvivenza.»
«Penso di potermela cavare fino al pronunciamento della formula lasciata da Deneb, non temere», ribatto alzando gli occhi al cielo.
«Dobbiamo andarcene da qui prima che si sveglino», ci sorprende d'un tratto la voce di Axel: lui ed Emma stanno infatti venendo verso di noi tenendosi per mano, entrambi rossi in viso e con gli occhi ancora lucidi dall'emozione.
«Non così in fretta, Notturno: prima devi dirci come diamine hai fatto!» afferma Abies indicando i corpi attorno a noi.
«Non abbiamo tempo per questo, Abies! Spiegherò tutto dopo! Adesso dobbiamo tornare subito a Komorebi, dobbiamo mandare qui guardie che arrestino tutti i Custodi prima che scappino», ribatte Axel scostandosi nervosamente un ricciolo nero dalla fronte.
«D'accordo, sbrighiamoci allora, ma non pensare neanche per un momento di passarla liscia così», acconsente Abies dopo qualche secondo di riflessione.
«Non lo farà, Abies, adesso però andiamocene!» interviene Emma.
Tutti ci dirigiamo così di corsa verso il limitare della radura, pronti a immergerci in quella che ho sentito chiamare dai Custodi "Bosco di Far".
Prima di riuscire a raggiungere gli inquietanti alberi spogli e i loro fiori ossei, però, un grido lancinante squarcia l'aria alle nostre spalle, facendoci voltare tutti di scatto.
Abies, che era rimasto qualche passo dietro a noi, si trova ora in ginocchio a pochi passi da me, una lunga lama che gli esce dal petto squartato.
Alle sue spalle, a reggere l'elsa della spada, un Custode dell'Eternità con ancora addosso la maschera rituale.
Sento Emma gridare alle mie spalle mentre il custode inizia a sfilare lentamente la lama dal corpo di Abies, il quale cade a terra vomitando sangue, gli occhi terrorizzati ormai vitrei.
Io invece non riesco ad emettere suono, non riesco a muovermi di un millimetro neanche quando l'uomo prende ad avanzare verso di me con la spada ancora sporca del sangue di Abies tra le mani.
Per la seconda volta nello stesso giorno mi convinco che per me sia finita, invece il Custode, ormai a pochissimi metri da me, cade di botto a terra con un rantolo, un pugnale di ferro piantato dritto nel cuore.
Mi giro appena in tempo per vedere Axel abbassare il braccio con il quale ha compiuto il tiro ed emettere un sospiro di sollievo.
Un istante dopo siamo tutti e tre attorno ad Abies; Emma gli solleva delicatamente la testa, i capelli rossi incrostati di sangue, mentre Axel si toglie la maglia e con quella prova a tamponare la ferita, ma la realtà dei fatti è davanti a noi, ineluttabile: nessuno può sopravvivere a una ferita del genere.
La guardia però è ancora viva: trema convulsamente tentando di tenere gli occhi aperti, combattendo per la vita che ormai sta scivolando inesorabilmente via da lui.
Sotto al suo esile corpo una macchia di sangue scuro si allarga sempre di più, arrivando a sporcare le ginocchia a tutti noi che siamo piegati sopra di lui.
«Abies», sussurro io mentre un forte dolore m'invade il petto.
Abies non è mai stato gentile con me, lo so questo, ma so anche che il vero Abies non ha nulla a che fare con il ragazzo scontroso e arrogante che ho conosciuto.
È solo un ragazzo a cui la vita ha riservato troppo poche cose belle, un ragazzo che adesso avrebbe potuto ricominciare a sperare in qualcosa ma che invece non arriverà mai a vedere di nuovo il sole, soltanto per poche ore.
«Mi... mi dispiace», dice lui debolmente, gli occhi castani rivolti al cielo grigio e spento sopra di noi.
«Mi dispiace di essermi comportato così, Jeremy.»
«Non ha importanza, Abies, non ha importanza... Non devi scusarti», dico con la voce più calma e rassicurante che riesco a trovare.
«Dite ad Anthemis, ditele che spero di averla servita bene in questi anni», continua lui sempre più debolmente.
«Sono certa che non potesse desiderare un servitore migliore di te, Abies», lo rassicura Emma.
«Axel... Io so chi sei... Nessun altro avrebbe potuto fare ciò che hai fatto tu oggi.»
«Abies, risparmia le forze, non sforzarti a parlare», dice Axel dolcemente, con voce incrinata.
«Sei davvero tu?» insiste la guardia.
«Sì, Abies, sono io.»
«Lo sapevo, lo sapevo... Però c'è qualcosa che non va nella storia che tutti raccontano... La persona che ho conosciuto oggi non può essere la stessa che... che... Mi farò raccontare la verità da Ophrys. Quando lo vedrò, te lo saluterò...»
Axel a queste parole annuisce, mentre una lacrima solca la sua guancia contratta, l'espressione di chi sta cercando di trattenere un pianto furioso.
«Grazie Abies», sussurra, ma ormai la guardia di Komorebi non può più sentirlo.
***
«Come ha fatto quel Custode a risvegliarsi?» trovo il coraggio di chiedere mentre, ancora estremamente scossi, ci dirigiamo fuori da questo maledetto e inquietante bosco diretti al portale più vicino.
Dopo la morte di Abies, non potendo fare ormai più nulla per lui, abbiamo spostato il suo corpo in un luogo nascosto in attesa di tornare a prenderlo assieme alle guardie che manderemo ad arrestare i Custodi ancora dormienti.
«Ognuno reagisce in maniera diversa alla magia,» mi risponde Axel, «evidentemente quell'uomo era più resistente degli altri ad essa. Dio, mi dispiace così tanto...»
«Anche a me dispiace, non se lo meritava proprio», dico tristemente.
«Quello che più mi fa stare male è che sia successo per colpa nostra, che Abies sia morto per salvare noi; se fossimo stati più attenti, forse...»
«Non dire sciocchezze, Jeremy, non è stata colpa vostra!» mi interrompe subito Axel scuotendo la testa.
«La colpa di tutto qui è da imputare ai Custodi e a loro soltanto! E a me, forse, per non aver compiuto un incantesimo abbastanza potente da tenerli addormentati tutti per il tempo necessario», continua abbassando lo sguardo.
«Ora sei tu a dire delle sciocchezze, Axel», interviene Emma, parlando per la prima volta da quando abbiamo lasciato la radura.
«Tu hai fatto tutto il possibile! Senza di te saremmo morti e con noi la possibilità di salvare questo mondo! La colpa per quanto capitato ad Abies, come hai detto tu stesso, è dei Custodi dell'Eternità. Dei Custodi e di Altair, più precisamente: se quell'essere non fosse mai esistito niente di tutto questo sarebbe mai accaduto. A differenza di Abies, lui sì che si meritava la fine che tu gli feci fare: una lama nel cuore.»
Alle parole di mia sorella Axel reagisce semplicemente annuendo, terreo in volto.
«A proposito, non ti ho ancora ringraziato per avermi salvato due volte la vita, Axel. Ti sono doppiamente debitore», intervengo rivolgendomi al Notturno accanto a me.
«Non mi devi nulla, Jeremy, davvero, lo avrei fatto per chiunque. L'importante è che tu stia bene», mi risponde lui mentre Emma mi rivolge un triste sorriso, come a dirmi: "Sono triste per ciò che è capitato ad Abies, ma almeno tu sei ancora qui con me."
«Axel, cosa intendeva Abies quando ha detto che sapeva chi eri davvero? Lo conoscevi già prima di scontrarti con lui nel palazzo di Komorebi?» chiedo qualche minuto dopo volendo fare chiarezza anche su quest' ultimo punto.
D'altra parte Axel conosce benissimo il Palazzo del Giorno, dunque non mi stupirebbe se in passato avesse avuto a che fare con alcune guardie del palazzo stesso.
Il Notturno lascia passare qualche istante prima di rispondere.
«Sì, quando mio padre lavorava per lui Deneb mi mandava spesso a Komorebi come messaggero. Si fidava di me. Quando arrivavo al Palazzo del Giorno era sempre Abies a scortarmi da Anthemis: è sempre stato lui la guardia preferita della Guardiana», spiega poi, sospirando.
«Credo che Anthemis la prenderà parecchio male», dice Emma proprio mentre raggiungiamo il portale, situato pochi passi fuori dal termine del Bosco di Far.
«Ve la sentite di saltare da soli questa volta?» chiede allora Axel lasciando la mano di Emma, che aveva stretto costantemente fino a questo momento.
«È semplice, basta visualizzare nella mente il posto che si vuole raggiungere», continua rivolgendoci un fugace sorriso d'incoraggiamento.
«Va bene, proviamoci», afferma Emma ricambiando il sorriso e arrossendo un po'.
«Dove andiamo?»
«A Komorebi, appena fuori dal palazzo.»
***
Un attimo dopo aver superato il portale ci ritroviamo tutti e tre sulla terrazza esterna del palazzo di Komorebi, così ci affrettiamo ad varcare la stessa porta da cui entrai accompagnato da Abies durante il mio primo giorno qui.
Anthemis e Alhena sono sedute una di fronte all'altra su due poltroncine rivestite di cuscini azzurri, la testa tra le mani, ma non appena ci vedono scattano in piedi per venire verso di noi.
«Emma, Jeremy, siete qui! Grazie al cielo!» grida Anthemis abbracciandoci felice, lasciandosi andare a un grande sospiro di sollievo.
«Ma... Dov'è Abies?» sentiamo dire ad Alhena mentre ancora la Guardiana del Giorno ci sta stringendo a sé.
Nel sentire queste parole Anthemis ci lascia andare di scatto e comincia a guardarsi intorno, spaventata.
«Già, dov' è Abies?» chiede a sua volta con una nota di preoccupazione nella voce, dal momento che non vede comparire davanti a sé la guardia dai capelli rossi.
«Mi dispiace tantissimo, Anthemis... Abies non ce l'ha fatta», inizia a dire Emma.
«Un Custode dell'Eternità l'ha colpito al petto con una spada, non abbiamo potuto fare nulla per aiutarlo se non mettere al sicuro il suo corpo dopo che... dopo che se ne è andato.»
Ad Anthemis subito si riempiono gli occhi di lacrime, tanto da doversi voltare per tentare di nasconderle.
Quando trova la forza per parlare di nuovo, però, alla Guardiana del Giorno non trema la voce: anzi, le sue parole sono ferme e taglienti, cariche di rabbia.
«Axel, dove sono tutti i Custodi ora? Sono fuggiti?»
«No, li troverete tutti addormentati nella radura centrale del Bosco di Far. Uno è morto, quello che ha ucciso Abies», dice il Notturno stupendo sia me che Emma per il fatto di aver detto la verità: come intende giustificarsi adesso?
«Tutti addormentanti?! Com' è possibile? La magia deve ancora tornare in questo mondo!» dice Alhena mentre Anthemis torna a voltarsi di scatto verso di noi.
«Se ve lo ricordate, mia Signora, a Yakamoz vi dissi che mio padre di magia se ne intendeva», inizia a spiegare Axel.
«Durante i suoi studi era riuscito a capire come poter utilizzare direttamente quell'energia grazie alla quale esiste la barriera al Confine e i portali, quell'energia che non è collegata al potere del giorno e della notte, come dimostrato dal fatto che essi non sono andati persi quando i Nuclei furono distrutti. Mio padre capì che tale energia è presente anche in ognuno di noi e che con un po' di pratica si può imparare a controllarla e a manipolarla, così mi insegnò come fare. È grazie ad essa se quando sono arrivato con Abies nel bosco di Far sono riuscito a far svenire tutti i Custodi prima che accendessero la pira sulla quale erano stati legati Emma e Jeremy.»
Entrambe le Guardiane rimangono basite nell'ascoltare la spiegazione di Axel, la quale, tra l'altro, non è altro che la verità, tranne per il fatto che tale scoperta fu fatta da Deneb, non dal padre di Axel, che era solo il suo consigliere e assistente.
Ma d'altra parte, se Axel avesse rivelato questo dettaglio, non avrebbe potuto giustificare il fatto di sapere utilizzare quella magia senza rivelare anche la sua identità, dunque non lo biasimo.
«Axel, tuo padre avrebbe dovuto parlarne subito con il Guardiano della Notte! È una scoperta epocale questa, come ha potuto pensare, come avete potuto pensare di tenerla nascosta?!» sbotta Alhena adirata e rossa in viso.
Per fortuna Axel con le bugie se la cava molto bene, così ne offre subito una perfetta ad Alhena.
«Io e mio padre ci recammo da Deneb subito, mia Signora, e gli spiegammo ogni cosa. Fu lui a ordinarci di non farne parola con nessuno. Anche dopo la morte del vecchio Guardiano non ho mai voluto rompere la promessa. L'ho fatto solo ora perché sono stato costretto ad utilizzare quest'altra magia per salvare i gemelli.»
Io ed Emma ci guardiamo di sottecchi: ormai le menzogne ci stanno sommergendo fino al collo. Speriamo di non doverci un giorno annegare.
«D'accordo, Axel, scusa se ho alzato la voce prima di conoscere l'intera vicenda: hai mantenuto la parola data a mio zio, il quale di certo sapeva quale fosse la cosa giusta da fare essendo stato lui stesso un grande esperto e studioso di magia.»
«Di questa cosa si dovrà discutere più approfonditamente di sicuro, ma non ora», interviene Anthemis, risoluta.
«Adesso dobbiamo mandare delle guardie nel Bosco di Far per arrestare quei maledetti: devono pagare per quello che hanno fatto ad Abies e per quello che hanno tentato di fare a voi, ragazzi miei. Non la passeranno liscia», dice suonando un piccolo campanello preso da sopra un basso tavolino in legno.
Subito una guardia vestita di bianco e una vestita di blu entrano nella stanza, pronte ad eseguire gli ordini delle loro Guardiane.
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