21- Bugie, chiarimenti, rivelazioni
Jeremy
Questo da Emma non me lo sarei mai aspettato.
Perdere la testa per un ragazzo di cui sa poco o nulla, fidarsi ciecamente di lui dimenticandosi completamente di bilanciare testa e cuore, difenderlo a spada tratta pur non avendo in mano alcun tipo di garanzia che provi la sua onestà.
Io davvero spero che non si stia sbagliando e che queste siano tutte mie paranoie, anche perché se non fosse così saremmo in guai molto, molto grossi.
Emma si è allontanata per andare a chiamare Axel un bel po' di tempo fa ormai, non capisco proprio perché ci stiano mettendo così tanto; spero almeno che quando si degneranno di tornare il Notturno potrà esserci utile nel ricostruire la storia dei nostri genitori, ovvero ciò che i nonni ci hanno mandati qui a fare.
Dopo altri dieci minuti di attesa mi alzo intenzionato ad andare a controllare che fine abbiano fatto: non mi fido a lasciare mia sorella in balia di quel ragazzo senza prima aver chiarito le sue reali intenzioni.
Non appena muovo i primi passi all'interno della piccola radura però una strana sensazione mi piomba addosso: è come se mi sentissi osservato, come se migliaia di occhi sinistri e minacciosi si fossero posati improvvisamente su di me tutti insieme.
Mi guardo attorno cautamente, ma non vedendo nulla di strano tra gli alberi che mi circondano decido di ignorare le mie stupide fantasie e di proseguire.
Dopo non molto tempo mi accorgo però che c'è davvero qualcosa che non va qui: le ombre della foresta attorno a me si stanno scurendo, sempre di più, fino ad inghiottire ogni cosa. Sento la paura stringermi le viscere e un brivido di freddo scorrermi giù per la schiena, irradiandosi per tutto il mio corpo: ci sono solo tenebre a circondarmi ora.
Allora grido, grido con quando fiato ho in corpo, nella speranza che mia sorella torni e mi salvi da questo incubo di gelido terrore e da questo buio.
"Cosa sta succedendo, cosa mi stanno facendo?" penso terrorizzato prima di non sentire più neanche la terra sotto ai piedi; inizio a fluttuare nell'aria nera senza una direzione, urlando e divincolandomi alla cieca, non capendo più nulla.
Improvvisamente comincio a sentirmi stanco, stanco come non lo sono mai stato in tutta la mia vita, come se qualcuno mi stesse risucchiando via qualunque tipo di energia.
Dopo non so quando tempo non mi rimane neppure la forza di urlare, la voce ridotta ad un fioco sussurro. Un dolce torpore allora mi invade le membra ghiacciate, cercando di indurmi a chiudere gli occhi e a non riaprirli mai più.
È questa dunque la mia fine? Riesco a pensare un attimo prima di abbandonare ogni sforzo di rimanere cosciente.
Tutto d'un tratto però i rumori e la poca luce ritornano e io cado a terra rovinosamente; lo sguardo terrorizzato di mia sorella sopra di me è l'ultima cosa che vedo prima di perdere i sensi.
Rinvengo di colpo qualche minuto dopo, steso a terra con la testa posata sulle gambe di Emma; lo sguardo di Axel, in ginocchio accanto a me, è preoccupato tanto quanto quello di mia sorella, ma entrambi sembrano rilassarsi quando si accorgono che ho ripreso conoscenza.
«Cos'è successo?» chiedo tirandomi su.
«Era tutto buio, mi sentivo stremato...»
«Jeremy, come ti senti? Ci hai fatti spaventare a morte!»
«Sto meglio adesso, grazie Emma, anche se sono un po' confuso...»
«Sì, anche io lo sono», afferma mia sorella guardando storto il suo Axel.
Ok, questo è strano.
«Axel, quello che hai fatto... era magia?» gli chiede guardandolo negli occhi, seria.
«Sì, lo era, ma...»
«Mi avevi detto che la magia aveva smesso di esistere dopo la distruzione dei Nuclei, questo significa che mi hai mentito?» continua lei, visibilmente ferita.
«No, Emma! Te lo avrei detto il prima possibile, ma non volevo mettere troppa carne al fuoco! Ancora non sai molte cose su questo mondo, non volevo caricarti di troppe informazioni!» ribatte il Notturno.
«Fermi per favore,» mi intrometto io, «prima spiegatemi quello che è successo!»
«Ti abbiamo sentito gridare, siamo corsi subito qui e ti abbiamo visto fluttuare in aria, circondato da un'aura scura... Subito Axel ha fatto dei movimenti con le mani, l'ombra ti ha lasciato andare ed è stata rinchiusa in una sfera trasparente, poi è sparita», tenta di spiegarmi Emma.
«Cos'era quella roba?» domando in tono freddo al ragazzo accanto a me senza neanche guardarlo in faccia.
«Erano anni che non ne vedevo uno, io non so come sia stato possibile!» inizia lui.
«Cos' era?!» insisto io.
«Sono Creature d'Ombra, mostri spietati formati da pure tenebre con il potere di distruggere qualunque forma di luce. Quando ancora esisteva il potere del giorno ce n'erano moltissimi in giro, specialmente attorno a Komorebi. Non aspettavano altro che avventarsi su più Diurni possibili per succhiare via da loro il loro elemento, uccidendoli. Siamo sempre stati noi Notturni a difendere la Città del Giorno: il nostro potere infatti era l'unico in grado di annientare questi esseri, poiché anch'esso in parte composto da tenebre. Dopo la distruzione dei Nuclei sono spariti non avendo più luce da distruggere», spiega Axel.
«Ma la Gente del Giorno sapeva che facevate questo per loro? Sapeva che li avete sempre protetti dall'annientamento?» chiede Emma.
«No, abbiamo sempre tenuta nascosta l'esistenza di questi mostri ai Diurni, anche quando uno di loro uccise il Guardiano di Komorebi, il padre di Corylus, e lui incolpò il Guardiano della Notte.»
«Ma non ha senso! Forse se lo sapessero cambierebbero idea sul conto della Gente della Notte», continua lei.
«No, non credo. Riuscirebbero a ribattere che le nostre intenzioni non erano pure, magari anche che eravamo noi a scatenare contro di loro le Creature.»
«Se erano spariti dopo la distruzione dei Nuclei, perché uno di loro mi ha quasi ucciso?» intervengo spazientito.
«Evidentemente ha percepito la parte di luce che porti in te: tu ed Emma venendo da fuori siete gli unici ad avere dentro di voi entrambi gli elementi. Però i mostri non hanno mai attaccato i mezzosangue, la loro luce è troppo debole per poter essere avvertita... Davvero non so come sia potuto accadere!»
«E ciò che hai fatto per scacciarlo, Axel? Io voglio delle risposte!» afferma mia sorella.
«La magia legata ai poteri del giorno e della notte è davvero stata annientata assieme ai Nuclei, Emma. La magia che ho utilizzato io è di un tipo diverso, una magia che attinge la sua forza dall'energia stessa che c'è in tutte le cose. Non ti sei chiesta perché la barriera al Confine e i portali continuino a funzionare nonostante il resto della magia sia sparita da questo mondo? È perché quelli attingono il loro potere da quest'altra fonte di magia, che non è stata distrutta e mai lo sarà.»
«Né Anthemis né Abies mi hanno mai parlato di questo, qui c'è qualcosa che non quadra», affermo scettico.
«Solo io so sfruttare a mio vantaggio quest'altra forma di magia, Jeremy: me lo insegnò mio padre, che era il consigliere più fidato di Deneb. Era stato il vecchio Guardiano a scoprire che si poteva sfruttare direttamente quest'energia e a dirglielo. Mio padre ha violato il giuramento fatto a Deneb insegnandomelo, perciò non ho mai potuto rendere partecipi le due Genti di questa scoperta: non voglio che la memoria di mio padre venga macchiata da un'accusa di tradimento.»
«Io ho bisogno di stare sola per un po'», sussurra mia sorella alzandosi in piedi con un'espressione tra le più turbate, se non sconvolte, che io le abbia mai visto addosso.
«Emma, io...»
«No, Axel, ti prego, lasciami stare», alza la voce Emma, senza neanche sollevare lo sguardo sul Notturno, e allontanandosi da noi a passo svelto fino a scomparire dietro a una macchia di alberi.
Axel rimane fermo a fissare la direzione in cui mia sorella si è allontanata con sguardo spento e stanco, almeno finché io non decido di spezzare il silenzio calato su di noi.
«Si può sapere quello che è successo tra voi due? Emma non si è mai comportata così prima!» gli dico in tono accusatorio.
Questa storia mi piace sempre meno.
Il Notturno neanche si degna di rispondermi, semplicemente si volta e sia allontana in direzione opposta rispetto a quella di Emma lasciandomi ancora una volta solo in questa radura.
Spero almeno che il mostro di tenebra si sia già saziato a sufficienza della mia luce e non torni.
***
Dopo quasi un'ora la mia pazienza è conclusa.
Dal momento che nessuno si è più fatto vedere nella radura sarò io ad andare a cercare Axel e a chiedergli se sa qualcosa dei miei genitori. Emma non la voglio disturbare, so che è meglio lasciarla sola in certi momenti.
Dopo pochi minuti di cammino scorgo il Notturno seduto ai piedi di un grande abete, con le mani a coprirgli il viso. Quando si volta verso di me i suoi occhi arrossati e la faccia ancora stravolta dal pianto mi fanno capire che, forse, il ragazzo non è poi così male: sembra soffrire davvero tanto per il fatto di aver mentito ad Emma.
«Hey, scusami se ti disturbo», inizio un po' titubante.
«Che vuoi, Jeremy? Accusarmi ancora di essere un criminale dopo tutto quello che ho fatto per te? Dopo aver rischiato una nuova guerra tra le due Genti pur di tirare fuori da Komorebi un di Fuori?» mi risponde lui sfregandosi gli occhi con una mano, ma in tono estremamente freddo e fermo.
«No, niente di tutto questo. Anche se sinceramente penso che tu lo abbia fatto più per Emma che per me, o sbaglio?» dico sorridendo, cercando di alleggerire l'atmosfera.
«Su questo ti do ragione», afferma lui più bonariamente.
«Allora, dimmi, cosa volevi chiedermi? Basta che non siano domande su me ed Emma, quelli non sono affari tuoi, a meno che non sia lei stessa a parlartene», continua guardandomi storto.
«Anche tu pensi che i di Fuori siano dei poco di buono?» mi accerto prima di espormi e rivelargli chi sia in realtà nostra madre.
Axel sbarra gli occhi e mi fissa stranito, come se avessi detto l'assurdità più grande dei due mondi.
«Jeremy... Pensi davvero che vi avrei aiutati, che mi sarei esposto così tanto per voi se la pensassi così? La prima di Fuori che arrivò qui è stata una delle mie più care amiche, voi stessi mi dimostrate che le dicerie sui di Fuori sono sbagliate e ... Jeremy stai bene?» si interrompe Axel notando lo stupore sul mio viso.
«Tu... tu conoscevi Claire?»
«Sì, l'ho conosciuta a Yakamoz quando abbandonò la Gente del Giorno. Perché questa domanda?» mi chiede il Notturno sempre più confuso.
«Emma non ti ha detto come siamo finiti qui?»
«Ha detto che camminavate nella foresta e avete attraversato il Confine.»
«No, è stato nostro nonno a condurci all'Arcata e a spingerci oltre, perché voleva che scoprissimo la verità sulla nostra nascita», spiego scuotendo la testa.
«E a Komorebi ho scoperto che Claire, la prima di Fuori, è nostra madre, la madre che io ed Emma non abbiamo mai conosciuto.»
A queste parole Axel scatta in piedi di colpo, il volto completamente esangue, gli occhi di chi sembra aver visto la morte corrergli incontro.
«No, non è possibile... Questo non è vero, non è vero, non può essere vero...» inizia a dire sempre più agitato, tra un respiro trafelato e un altro, indietreggiando fino a sbattere la schiena contro l'albero dietro di lui.
«Axel, calmati, ti prego! So che è una cosa assurda, ma...»
«Non può essere, non può essere, io vi ho visti morti, lo so, io... io so quello che ho visto... Claire, Aaron e i bambini...» grida ancora più stravolto con le mani tra i capelli, continuando a fissarmi intensamente, come se mi vedesse davvero per la prima volta.
«Hai detto Aaron? È il nome di nostro padre! Conoscevi anche lui?» tento di chiedergli sperando in una sua reazione più calma, che fortunatamente arriva.
«Tu ed Emma siete... gemelli?» chiede dopo aver respirato a fondo per un po', tenendo chiusi gli occhi.
«Certo, mia sorella non te l'ha detto?»
«Jeremy... Va da Emma, dille che io so tutto e che posso raccontarvelo. Vi raggiungo tra un po'», dice prima di correre via, lasciandomi con più domande di quante ne avessi soltanto un'ora fa.
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